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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL 2- 3 – 4 – 5  febbraio 2008       #TOP


 



Blitz di un commando armato nell'ambasciata di Israele ( da "Quotidiano.net" del 02-02-2008)

Abstract: ambasciata di Israele Gli assalitori, che indossavano turbanti e lunghe vesti, hanno aperto il fuoco contro i soldati mauritani di guardia che hanno risposto al fuoco facendoli fuggire. Almeno 5 feriti, tra cui una "donna straniera" Home Esteri prec succ Contenuti correlati Famiglia francese massacrata Fuoco contro una famiglia francese Quattro morti e un ferito Un infermiere confessa:

La fatwa di Ramadan "Boicottate la Fiera" ( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

Abstract: Il caso Cresce la polemica su Israele ospite d'onore L'AMICO ITALIANO La fatwa di Ramadan "Boicottate la Fiera" L'intellettuale musulmano contro il Salone di Torino MARIO BAUDINO Cardini: "Tariq è un grande scrittore, ma questa volta non sono d'accordo" TORINO Se siamo coerenti con noi stessi e rispettiamo la dignità dell'essere umano,

Il 14 marzo invitati scrittori di lingua ebraica, iniziano le prime defezioni ( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

Abstract: Questo manifesta semmai un sostegno a Israele e forse anche alla Francia che appoggia l'occupazione. Per parte mia io non voglio partecipare". La firma: Aharon Shabtai. È il più grande poeta israeliano contemporaneo e il più apprezzato traduttore dei drammi greci in ebraico. Era una delle quaranta firme di prestigio su cui contava il comitato organizzatore salone del libro di Parigi,

Spari sull'ambasciata israeliana Feriti tre cittadini francesi ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 02-02-2008) + 2 altre fonti

Abstract: Israele in Mauritania, uno dei tre paesi islamici, con Egitto e Giordania, ad avere relazioni diplomatiche con lo stato ebraico, provocando il ferimento di tre francesi, due dei quali sono stati colpiti da pallottole vaganti. L'attacco, definito da Israele "un atto di terrorismo", avviene quattro giorni dopo che il presidente dell'

Assurdo boicottare il salone del libro - tahar ben jelloun ( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

Abstract: Contemporaneamente, il pubblico israeliano dovrebbe esso pure gettar via i miei libri tradotti in ebraico, e condannarli all'esilio. Si potrebbe continuare questo giochetto e impedire ad esempio che i poemi del palestinese Mahmud Darwish possano entrare nelle librerie e nelle case israeliane.

Assurdo boicottare il salone del libro - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

Abstract: e ammettere che ci saranno due Stati, fianco a fianco, Israele e la Palestina. Presto o tardi, questi due popoli giungeranno a coesistere. Sono stanchi entrambi e vogliono vivere in pace. Gli attacchi quasi quotidiani contro la gente di Gaza sono inammissibili, perché si tratta di famiglie penalizzate a causa dei loro dirigenti.

"israele a librolandia, nessun pentimento" - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

Abstract: Israele a Librolandia, nessun pentimento" La Fondazione ribadisce: andremo avanti malgrado gli attacchi degli intolleranti MASSIMO NOVELLI Nessun ripensamento sull'invito a Israele come ospite d'onore alla Fiera del libro di maggio. Lo assicurano la Regione, la Provincia e il Comune di Torino, i maggiori soci della Fondazione che organizza la manifestazione del Lingotto e che il

Pagina IX - Torino LE POLEMICHE insorte sulla presenza di Israele alla prossima Fiera del Libro amar... ( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

Abstract: Israele alla prossima Fiera del Libro amareggiano Antonio Saitta. Di ritorno dall'assemblea generale in Spagna di "Arco latino", la rete che comprende settanta tra province italiane, deputazioni spagnole e dipartimenti francesi), che lui guida per il biennio 2007/2009, il presidente dell'Amministrazione provinciale di Torino è sconfortato soprattutto da quella che definisce una strumentalizzazione

"è un'arena di confronto sarà così pure quest'anno" ( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

Abstract: nelle loro opere hanno analizzato in chiave critica la vicenda storica di Israele dal 1948 ad oggi. Tutti e tre sono molto critici nei confronti della politica di Israele nei Territori. Da sempre la coscienza critica di Israele, quella di chi ha chiesto il dialogo con gli arabi, è nella letteratura. Trovo un paradosso che rischi di diventare ragione di boicottaggio".

"un feroce integralismo dietro la facciata soft" ( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

Abstract: "Sapevamo benissimo che la scelta di Israele avrebbe innescato questa querelle. Un rischio che abbiamo deciso di assumerci". Perché? "Chi attacca la Fiera non si rende conto che la decisione di ospitare Israele è plurale e democratica". Le bordate arrivano anche dalla politica, sinistra compresa.

Ebrei musso di romanato ( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2008)

Abstract: ebrei che si trovavano a La Spezia in un campo di raccolta organizzarono uno sciopero della fame, protestando contro l'arresto di papà e chiedendone la liberazione". Poi i ricordi vanno all'amicizia di Musso con Pertini, il viaggio in Israele ospite del governo, i due giovani cugini di 16 e 17 anni morti a Mathausen e "quel canto d'Israele che non dimenticherò mai". e. r. 02/02/2008.

Polemiche / creano inquietudine le accuse dello scrittore egiziano contro le scelte del salone torinese - torino ( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

Abstract: Israele alla prossima Fiera del libro di Torino, in veste di ospite d'onore e dunque con i suoi scrittori e i suoi maggiori esponenti della cultura, viene da Tariq Ramadan. Il contestato intellettuale egiziano, nipote del fondatore della setta dei Fratelli musulmani, ha dichiarato ieri che è necessario "affermare in modo chiaro che non si può approvare nulla che provenga da Israele"

Assalto alla sede diplomatica ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-02-2008)

Abstract: Tunisi Un commando ha attaccato la scorsa notte con armi automatiche l'ambasciata d'Israele in Mauritania, uno dei tre paesi islamici, con Egitto e Giordania, ad avere relazioni diplomatiche con lo stato ebraico, provocando il ferimento di tre francesi, due dei quali, fra cui una donna, sono stati colpiti da pallottole vaganti.

Olmert si dimetta, il Rapporto Winograd non è assolutorio ( da "Unita, L'" del 02-02-2008)

Abstract: A parlare è un mito dell'intelligence di Israele: Danny Yatom, già capo del Mossad (il servizio segreto dello Stato ebraico), oggi parlamentare laburista. Ehud Olmert ha accolto con un sospiro di sollievo il tanto atteso e temuto Rapporto Winograd sulla guerra in Libano. Pericolo scampato?

La celebrazione dell'altro Sessantotto, quello senza violenza puntualizza il portav ( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

Abstract: il rabbino capo d'Israele e personalità islamiche. Un mese e mezzo fa, poi, l'approvazione all'Onu della risoluzione per una moratoria universale della pena capitale, tradizionale battaglia della Comunità che deriva il suo nome dal piccolo monastero di clausura nel cuore di Trastevere, accanto alla Basilica di Santa Maria,

Ferraris a Goteborg cerca altri punti iridati ( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

Abstract: Coppa del Mondo proseguirà poi con le gare in Iran ed Israele, dove però la nazionale italiana ha deciso di non partecipare, per concludersi con l'ultima prova della stagione a Nimes, dove il giovane nazionale dovrà difendere la piazza d'onore conquistata lo scorso anno. La prossima settimana saranno impegnate in Coppa del Mondo anche le altre casalesi Sara Carpegna e Carolina Buzzi,

Lettera-testamento di Yossi Rakover che "si rivolge a Dio" ( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

Abstract: Israele anche se ha fatto di tutto perché non credessi in Lui" - scrive Yossi - "Credo nelle Sue leggi anche se non posso giustificare i Suoi atti" e pregando Gli chiede di fargli capire l'incomprensibile. Il recital è proposto dal Centro di Formazione Santos-Milani con la Comunità di Mambre e l'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea che curano la mostra,

Eroismo e generosità del "Perlasca" savonese ( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

Abstract: clandestini di Ebrei alla volta di Israele, eludendo la stretta sorveglianza degli Inglesi che ostacolavano le operazioni per motivi di politica internazionale. Siamo nel 1945, ben prima che il motoveliero "Rondine" e la corvetta canadese "Beauharnois" tra il gennaio e il giugno 1946 riuscissero a far sbarcare ad Haifa oltre 2000 ebrei scampati ai lager nazisti e Giuseppe Musso,

Palestina, crisi umanitaria e politica a Gaza ( da "Voce d'Italia, La" del 02-02-2008)

Abstract: Il containment israeliano alla Striscia è degenerato negli ultimi giorni in una morsa che ha colpito indiscriminatamente la popolazione civile e una sparuta minoranza di i militanti terroristi. La chiusura ermetica degli accessi al cosiddetto “Hamastan”

L'immaginario terrorista contro l'era del controllo ( da "Manifesto, Il" del 02-02-2008)

Abstract: Palestina anche Wakamatsu è stato attaccato come pericoloso fiancheggiatore del terrorismo. Il Prigioniero però è un film tutto "interiore", che quella storia la narra per raccontare il presente: il Giappone dove il governo di destra vuole ripristinare l'atomica, e soprattutto l'ideologia di guerra-al-terrorismo che ha permesso un fine azzeramento dei cervelli a livello mondiale.

Mauritania, attacco all'ambasciata israeliana ( da "Manifesto, Il" del 02-02-2008)

Abstract: opinione del governo islamico in carica che mantiene ancora rapporti con Israele Geraldina Colotti Un gruppo di sei uomini mascherati, vestiti in abiti tradizionali e armato di kalashnikov, ha attaccato ieri verso le due e venti del mattino l'ambasciata d'Israele a Nouakchott, in Mauritania, nel quartiere bene di Tevragh-Zeina.

Lettere@ilmanifesto.it ( da "Manifesto, Il" del 02-02-2008)

Abstract: Non riesco a capire in che modo il boicottaggio di una manifestazione culturale in cui lo stato d'Israele è ospite d'onore possa contribuire alla soluzione del problema israelo-palestinese. Quest'anno la giornata della memoria è stata celebrata in modo più rituale del solito. Essa è stata amputata da due tipi di rimozioni: una di "destra", l'altra di "sinistra".

Santa sede dibattito nel dicastero che fu di ratzinger ( da "Riformista, Il" del 02-02-2008)

Abstract: indurimento di Israele. Eppure Dio continua ad avere un progetto di salvezza su Israele. Lo dice bene l'apostolo in Romani 11, 1-10 laddove spiega come Dio non abbia affatto rifiutato il suo popolo, e, in ogni caso, non lo abbia rifiutato per sempre. E, ancora, lo dice bene Paolo laddove svolge il paragone dell'olivo buono e dell'olivastro per simboleggiare i "

Mauritania: assalto all'ambasciata d'Israele. Feriti tre francesi ( da "Corriere della Sera" del 02-02-2008)

Abstract: 5 categoria: REDAZIONALE A Nouakchott a Mauritania: assalto all'ambasciata d'Israele. Feriti tre francesi NOUAKCHOTT - Attacco con armi automatiche contro l'ambasciata d'Israele ieri nella capitale della Mauritania, uno dei tre Paesi islamici (con Egitto e Giordania) ad avere relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico.

Ramadan: boicottiamo Torino ( da "Corriere della Sera" del 02-02-2008)

Abstract: avanti con Israele, non si torna indietro di VERA SCHIAVAZZI N essuna marcia indietro, nessun "aggiustamento" in corsa nei programmi della XXI Fiera del Libro di Torino: Israele resterà il Paese ospite, tutti potranno parlare, la presenza di intellettuali arabi e palestinesi è già prevista, ma non ha nulla a che fare con la scelta dell'

Churchill filosionista in dissidio con gli Usa ( da "Corriere della Sera" del 02-02-2008)

Abstract: REDAZIONALE Churchill filosionista in dissidio con gli Usa S ulla nascita d'Israele ci furono inizialmente forti contrasti tra Inghilterra e America. Lo dimostrano Churchill e gli ebrei, l'amicizia di una vita, l'ultimo libro di Martin Gilbert, il biografo del grande statista inglese, e alcuni documenti desecretati dagli archivi nazionali americani.

NON SEMPRE LO SCHERZO VALE pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2008)

Abstract: Israele), 1992 PAURA DI VOLARE "Se non mi senti entro un'ora e mezzo, guarda la tv... sappi che ti ho sempre amata". Aveva ricevuto l'sms dal marito, in volo sul Napoli Capodichino-Torino Caselle, e si era spaventata a morte. Pensava a kamikaze terroristi o peggio a un tentativo estremo di suicidio del suo lui visto che pochi ore prima avevano avuto un litigio violentissimo.

Tre feriti nell'assalto all'ambasciata di Israele ( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2008)

Abstract: relazioni diplomatiche con Israele. Anouakchott, la capitale di questo Paese africano desertico e povero che si affaccia sull'Atlantico, un commando ha attaccato con armi automatiche nella notte tra giovedì e ieri l'ambasciata dello Stato ebraico. Sono rimasti feriti tre passanti francesi, tra cui una donna, ma nessuno tra il personale della missione diplomatica e nessun mauritano.

Simone Pieretti s.pieretti@iltempo.it La Lazio pensa già al ( da "Tempo, Il" del 02-02-2008)

Abstract: Per il resto tutto confermato: in difesa Behrami e il rumeno Radu - ieri convocato in nazionale per la sfida del 6 febbraio a Tel Aviv contro Israele - agiranno sulle corsie esterne con la coppia Siviglia-Cribari davanti a Ballotta. In attacco Rocchi e Pandev. Vai alla homepage 02/02/2008.

Così lotto contro la pena di morte ( da "Tempo, Il" del 02-02-2008)

Abstract: avvocato francese di famiglia israelita, uomo politico - nominato ministro della Giustizia in Francia negli anni '80 - che ha fatto abolire nel suo Paese la pena di morte nel 1981. Home Spettacoli prec succ Contenuti correlati Scontro tra il Pd e D'Alema: "No al referendum subito" Il salotto di Maria Angiolillo diventa la "Quarta Camera" Lupi contro il Savoia "

Microsoft lancia un'offerta da 44,6 miliardi di dollari per l'acquisto di Yahoo che vola in borsa ( da "Tempo, Il" del 02-02-2008)

Abstract: antisemitismo in Europa secondo un rapporto dello Stato di Israele Shoah, ricordo indelebile Giornata della memoria Manifestazioni in tutta Italia Oggi a Roma convegno su "Olocausto e negazionismo" L'analisi del dna arriva via internet Basta inviare un campione di saliva Microsoft ha presentato un'offerta di acquisizione sul motore di ricerca Yahoo!

Erri De Luca presenta il romanzo di Shalev ( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2008)

Abstract: israeliano, che sarà a Roma martedì 5 febbraio, per presentare il suo nuovo libro, Il ragazzo e la colomba (libreria Menorah '85, piazza delle Cinque Scole, ore 20.30). La scrittura gli scorreva nelle vene sin da bambino: suo padre Itzhak è stato uno tra i maggiori esponenti della poesia israeliana.

LA FIERA OCCUPATA ( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

Abstract: e così la sgradevole polemica attorno alla partecipazione di Israele come Paese ospite della Fiera del Libro, anziché spegnersi al vento del buonsenso, o stemperarsi nel dibattito culturale, s'attizza sotto le folate del partito preso. E come spesso accade quando l'ideologia scaccia le idee, si toccano i vertici del surreale.

L'arte della sonata al Conservatorio ( da "Voce d'Italia, La" del 02-02-2008)

Abstract: Cina e Israele. Roberto Vitrano è nato a Brescia e si è diplomato in pianoforte nel 1994 con il massimo dei voti e la lode al Conservatorio di Milano. Ha poi conseguito il diploma triennale di Alto Perfezionamento. Ha vinto numerosi Concorsi Nazionali e Internazionali e si è esibito in numerosi concerti in Italia e all'estero.

Israele alla Fiera del libro ancora polemiche ( da "Liberazione" del 02-02-2008)

Abstract: Ancora polemiche sulla decisione di invitare Israele come paese ospite alla prossima Fiera del libro di Torino, che si svolgerà dall'8 al 12 maggio. A scagliarsi contro la scelta degli organizzatori è stato ieri il noto intellettuale di origine egiziana Tariq Ramadan, professore di filosofia e studi islamici all'università di Friburgo e a Ginevra.

Mauritania Attaccata ambasciata israeliana ( da "Liberazione" del 02-02-2008)

Abstract: che intrattiene normali relazioni diplomatiche con Israele. Nell'attacco sono rimasti feriti tre francesi, due dei quali da proiettili vaganti: il proprietario di un vicino ristorante, il "Vip"; una donna che chiacchierava in macchina con un amico, e un cliente del ristorante, il quale si è fratturato una gamba fuggendo in preda al panico.

Napoli In occasione della seconda giornata mazionale delle disabilità gravi e gravissime, l'incontro Il mondo del silenzio : alle 11.30 alla sala giunta Palazzo San Giacomo, piazza ( da "Liberazione" del 02-02-2008)

Abstract: riunione nazionale della Campagna 2008 anno della Palestina ". Tutt* alla libreria Odradek, via dei Banchi Vecchi 57: alle 18 inaugurazione della mostra 25 patchwork di Anna Rocco; alle 18.30 Claudio Del Bello e Francesco Muzzioli presentano L'anomalia del genio e le teorie del comico di Felice Accame.

Luisa Morgantini ( da "Liberazione" del 02-02-2008)

Abstract: in reciproca sicurezza con lo stato israeliano. Ospedale Al Shifa - Gaza City Mansour Rahal stava guidando una carretta tirata da un asino a Beit Lahiya quando questa è stata colpita da un missile israeliano che ha ucciso sua madre e suo fratello maggiore. Ora Mansour è ricoverato nel riparto di rianimazione dell'ospedale di al Shifa, con una meningite e ferite gravi alla testa.

Israele, Olmert salvato dal rapporto Winograd ( da "EUROPA.it" del 03-02-2008)

Abstract: affermando che Israele non può sopravvivere senza autorità politico-militari competenti". Secondo il quotidiano israeliano spetta ora al ministro della difesa Ehud Barak e alla ministra degli esteri Tzipi Livni prendere atto di questa conclusione e agire di conseguenza, "non solo per il bene della nazione, ma anche per il loro".

"È fondamentalista chi si nega al dialogo" ( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

Abstract: Ma questa è per il grande scrittore israeliano una stagione "errante", di viaggi, di impegni da dedicare ai lettori sparsi per il mondo. Nei prossimi mesi sarà in Francia, in Russia, in Italia. L'ultimo suo libro è appena uscito Oltralpe con il titolo Vie et mort en quatres rimes.

I nazionalisti serbi "Domani vinciamo" ( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

Abstract: Egitto per chiudere gradualmente la frontiera tra l'Egitto e Gaza, fatta saltare dopo il blocco della Striscia da parte di Israele, il 23 gennaio. Lo ha dichiarato Mahmoud al-Zahar, uno dei leader più influenti del movimento integralista islamico. "Opereremo in attesa di chiudere la frontiera tra noi e l'Egitto, questo sarà realizzato gradualmente", ha dichiarato.

Dall'annuncio al boicottaggio ( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

Abstract: che nella prossima edizione sarà ospite d'onore Israele: avrebbe dovuto essere l'Egitto, rinviato al 2009 anche per favorire la sinergia con una grande mostra sull'antico Egitto a Venaria. La polemica prende avvio su Al Jazeera, ed è l'8 gennaio quando a Torino parte la protesta dei Comunisti Italiani (nella foto Chieppa).

Insulti a Picchioni, sale la tensione ( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

Abstract: invito agli scrittori di Israele come ospiti d'onore, è a mille la polemica che ha investito Librolandia, e si alza pure l'attenzione della polizia: domani sarà negli uffici della Fiera Elazar Cohen, inviato dall'ambasciata israeliana, mentre sui siti antagonisti che rilanciano gli inviti al boicottaggio è spuntata una sigla nuova,

Le carte del terrore dell'imam Kohaila ( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

Abstract: La Jihad continuerà fino al giorno del giudizio" Angelo Conti Monica Perosino Israele ospite d'onore tensione sempre più alta Il presidente della fiera "Non ci spaventiamo" Giovanna Favro Un documento, di cui è venuta in possesso La Stampa, svela il retroscena dell'espulsione dell'Imam di via Cottolengo, Mohamed Kohaila, avvenuta il 10 gennaio scorso.

Mostra dedicata alla Shoa e visite oggi nella Sinagoga ( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

Abstract: Organizzate dai volontari della Comunità ebraica, le visite avranno la durata di quarantacinque minuti ciascuna e l'ultima è prevista per le 16,30. Fino ad oggi, inoltre, resterà aperta la mostra intitolata "Destinazione Auschwitz" e promossa dall'Associazione Italia-Israele. Questi gli orari di apertura: dalle 14,30 fino alle 17,30.

Israele alla fiera del libro rifondazione sulle barricate ( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

Abstract: Spunta uno stand della Palestina Israele alla Fiera del Libro Rifondazione sulle barricate TORINO - L'invito a Israele per la Fiera del libro divide la sinistra. Al boicottaggio proposto dal Pdci hanno aderito anche le strutture piemontesi di Rifondazione comunista. E mentre il sindaco di Torino Chiamparino critica gli attacchi ("è fondamentalismo politico"

L'esercito dei nuovi kamikaze, donne e ragazzini senza speranza Reclutati a forza, indottrinati e mandati a seminare morte. Dal Pakistan alla Cecenia, dalla Palestina all'Iraq: sto ( da "Unita, L'" del 03-02-2008)

Abstract: braccio armato del Fatah palestinese, verso un check point israeliano. Gli uomini di Tsahal lo individuano subito insospettiti dalla giacca troppo grande che il bambino indossa per nascondere la cintura bomba. Lo bloccano e riescono a disinnescare l'esplosivo. E a salvare Ahmed. Amer al Fahar, 16 anni, di Nablus, Cisgiordania.

Spàrati, Adolf Spàrati adesso ( da "Unita, L'" del 03-02-2008)

Abstract: per molto tempo proibita in Israele. Nel 2001 il pianista e direttore d'orchestra Daniel Barenboim ruppe il tabù e le reazioni furono violente, si discusse a lungo, si riaprì il dibattito su "Wagner precursore del Terzo Reich". Intervennero intellettuali prestigiosi, Edward Said difese la scelta di Barenboim e scrisse che la musica di Wagner ("ricca e straordinariamente complessa"

La kefiyah di chieppa - ettore boffano ( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

Abstract: invito di Israele alla Fiera del libro, sull'assurda querelle che da una settimana sta montando contro la prossima edizione della kermesse culturale del Lingotto, nulla ci sarebbe da aggiungere dopo ciò che ha scritto, su Repubblica, uno dei più grandi intellettuali musulmani viventi, Tahar Ben Jelloun: "Bisogna distinguere in modo netto:

"la lite su israele a librolandia? una vicenda stupida e rischiosa" - massimo novelli a pagina vii ( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

Abstract: Pagina VII - Torino La polemica Parla il saggista Vertone "La lite su Israele a Librolandia? Una vicenda stupida e rischiosa" MASSIMO NOVELLI A PAGINA VII SEGUE A PAGINA VII.

"il caso israele? stupido e pericoloso" - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

Abstract: Torino "Il caso Israele? Stupido e pericoloso" Vertone e la polemica su Librolandia: vedo tanti muri da abbattere "Si inviti pure la Palestina, perché no? Forse così si eviteranno atti di fanatismo" MASSIMO NOVELLI "Mi sembra una vicenda connotata soprattutto da grandi stupidità, che potrebbe tuttavia sfociare nel tragico".

La comunità araba si divide ma tutti bocciano quella dedica - angela lano ( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

Abstract: celebrare la nascita di Israele". Dello stesso avviso è Fouad Shibli, presidente dell'Unione degli Arabi di Torino: "Invitiamo pure gli intellettuali israeliani e discutiamo con loro della situazione in Palestina e delle scelte del governo israeliano, ma senza festeggiare il 60° anniversario di Israele, Paese occupante di un altro popolo.

La kefiyah di chieppa e il livore dei comunisti - ettore boffano ( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

Abstract: Israele. Nel suo ultimo comunicato di ieri pomeriggio, Chieppa ribadisce l'accusa di un clamoroso "errore" e chiede, come se ci trovasse davanti a un tavolo di pace organizzato a Camp David, di rimediare in corsa prevedendo "due ospiti d'onore: Israele e la Palestina, con pari dignità e facendo di questo importantissimo appuntamento culturale un momento di dialogo e di confronto

Subito in salita la Federation Cup la Spagna conduce 2-0 con l'Italia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-02-2008)

Abstract: dopo che la compagna Dinara Safina era stata sconfitta dalla numero 1 di Israele, Shaar Peer, per 0-6, 6-2, 6-2. Semifinali a portata di mano, infine, per la Cina, 2-0 sulla Francia con le vittorie di Na Li e Shuai Peng rispettivamente su Alize Cornet (6-3, 6-1) e su Virginie Razzano (4-6, 6-3, 6-4).

"io scrittore ebreo tra rabbia e paura" - giampiero martinotti ( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

Abstract: visto che l'invito coincide con il sessantesimo anniversario della creazione di Israele e che i palestinesi aspettano ancora di avere il loro Stato? "Guardi, io sono stato il primo ebreo ad incontrare Arafat dopo la strage di Monaco di Baviera. Due mesi fa sono andato da Assad, malgrado tutti abbiano messo al bando la Siria.

Il dibattito infuria sul "manifesto" parlato: i libri vanno rispettati - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

Abstract: Equazione secca: o stai con i palestinesi o stai con lo stato d'Israele. E se stai con i palestinesi, ridotti alla fame e chiusi nella prigione di Gaza, allora contesti tutto, anche i criteri d'invito usati alla Fiera del Libro di Torino. Il malumore è partito dal Pdci torinese ma di questo, a Roma, non ne vogliono parlare.

Israele alla fiera del libro sinistra divisa sul boicottaggio - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

Abstract: Israele alla Fiera del Libro sinistra divisa sul boicottaggio Mediazione a Torino, nasce uno stand palestinese La critica di Chiamparino: "Questo è fondamentalismo politico" MASSIMO NOVELLI TORINO - Non si placano le polemiche e il centro sinistra si spacca sulla presenza di Israele alla Fiera internazionale del libro di Torino,

Il Pd chiede lumi sulla scuola elementare ( da "Tempo, Il" del 03-02-2008)

Abstract: Home Latina prec succ Contenuti correlati Alitalia, il Nord chiede 1,25 miliardi Air France va avanti L'attuale vertice di Acqualatina è pronto a chiedere la ... "Fuorilegge" i pannelli luminosi "La Asl va a scuola" per prevenire gli incidenti domestici Israele chiede scusa ai Beatles Cotugno chiederà la nomina popolare Vai alla homepage 03/02/2008.

Fantasia chiede la rimozione di due dirigenti comunali ( da "Tempo, Il" del 03-02-2008)

Abstract: denunciati Israele chiede scusa ai Beatles Cotugno chiederà la nomina popolare Giacinto Montazzoli, quale responsabile del settore demografico, ed il loro contestuale trasferimento presso altri dipartimenti. Nel caso di impossibilità di collocamento nell'Ente, viene richiesta "l'immediata risoluzione del rapporto di lavoro,

In difesa dell'ospedale ( da "Tempo, Il" del 03-02-2008)

Abstract: morto in ospedale TEL AVIV Il ministro israeliano della difesa Ehud Barak ha ... FINLANDIA Orrore in ospedale testa di topo nel piatto Il ... Muore a due anni in ospedale dopo una crisi convulsiva "Ho voluto l'incontro con i massimi esponenti del polo ospedaliero - ha dichiarato il sindaco - per colmare alcune mie lacune e ascoltare nel dettaglio i dati tecnici e gli attuali disagi,

Giuliano Ferrara relatore al convegno sull'aborto ( da "Tempo, Il" del 03-02-2008)

Abstract: Israele Shoah, ricordo indelebile Giornata della memoria Manifestazioni in tutta Italia Oggi a Roma convegno su "Olocausto e negazionismo" Rugby, con il Cus Ferrara Arieti in lotta per la salvezza Negazionismo, un convegno Tra i relatori ci sarà Giuliano Ferrara, che proprio nei giorni scorsi si è fatto promotore della richiesta di una moratoria europea sulla distruzione di embrioni

N o, ( da "Corriere della Sera" del 03-02-2008)

Abstract: Stavolta bisogna chiedere ad Abraham Yehoshua, Amos Oz e David Grossman di vincere la loro ritrosia e di sfidare il boicottaggio anti-israeliano alla Fiera del libro di Torino. E alle autorità italiane, ovviamente, di tutelare il loro diritto di parola. CONTINUA A PAGINA 30.

Barenboim, palestinese ( da "Corriere della Sera" del 03-02-2008)

Abstract: Un vero cittadino di Israele deve andare incontro ai palestinesi con la mente aperta, o almeno sforzandosi di capire che cosa la creazione dello Stato di Israele ha significato per loro". "Un vero cittadino di Israele deve chiedersi cosa gli ebrei hanno fatto, con tutta la loro reputazione di intelligenza e di sapienza, per condividere con i palestinesi tale patrimonio culturale"

Questo boicottaggio va sfidato ( da "Corriere della Sera" del 03-02-2008)

Abstract: sfidato ISRAELE E LA FIERA DEL LIBRO SEGUE DALLA PRIMA Si comprende lo spirito che ha indotto Giorgio Israel sul Foglio a consigliare a Israele il boicottaggio dei boicottatori, un gesto ascetico e pedagogico di rinuncia che, ricalcando la scelta di Benedetto XVI di non recarsi alla Sapienza, rendesse ancora più evidente il volto intollerante degli imbavagliatori di professione.

Gaza, chiuso il confine con l'Egitto ( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2008)

Abstract: Nel frattempo resta molto elevata la tensione nel sud di Israele, lungo il confine con l'Egitto, nel timore di infiltrazioni di terroristi palestinesi che potrebbero essere in procinto di lanciare attentati. Nei giorni scorsi le autorità egiziane hanno reso noto di aver catturato una dozzina di miliziani armati originari di Gaza.

Gaza, chiuso il passaggio per Rafah ( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2008)

Abstract: Nel frattempo resta molto elevata la tensione nel sud di Israele, lungo il confine con l'Egitto, nel timore di infiltrazioni di terroristi palestinesi che potrebbero essere in procinto di lanciare attentati. Nei giorni scorsi le autorità egiziane hanno reso noto di aver catturato una dozzina di miliziani armati originari di Gaza.

Tuttitalia Un ponte per organizza dal 22 marzo al 1 aprile un viaggio di di conoscenza e solidarietà in Giordania con un gruppo di 10 persone. Presto maggiori informazioni e costo ( da "Liberazione" del 03-02-2008)

Abstract: al Bioagriturismo Tirtha in via Tremolè 18 per Esperimento Cineforum Palestina Terra Promessa . Vicenza Primolunedìdelmese ti invita all'incontro La nonviolenza come levatrice della storia lunedì alle 20.30 ai Carmini in corso Fogazzaro 250, una riflessione su una nuova società glo-cale, vincendo l'assuefazione di cuori e menti all'ingiustizia, producendo concreti segni di pace.

Scritto&parlato ( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)

Abstract: contro la designazione di Israele come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro di Torino. Si afferma che invitare un paese che sta ponendo l'assedio alla Striscia di Gaza sarebbe una provocazione inaccettabile da parte degli intellettuali e del popolo arabo. Concordo senz'altro con Valentino Parlato, che sulle pagine del manifesto ha preso posizione contro questo boicottaggio (

Rafah chiude, accordo Hamas-Egitto ( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)

Abstract: Israele e separata completamente dalla Cisgiordania? Probabilmente no, anche perché ciò non farebbe altro che favorire il disimpegno israeliano dai Territori palestinesi che ha occupato nel 1967. Allo stesso tempo Hamas lancia un messaggio all'Anp di Abu Mazen, ovvero che la soluzione per il valico di Rafah deve necessariamente prevedere il coinvolgimento del movimento islamico.

Boicottare? Ma il bavaglio è sempre un boomerang ( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)

Abstract: Torino che si terrà a maggio perché intende avere come ospite d'onore Israele (nel 60.mo anniversario della sua fondazione) e chiama a parlare scrittori come David Grossman, Amos Oz e Abraham Yehoshua. Anche il Salone del Libro di Parigi di marzo ha Israele come ospite d'onore e rischia anch'esso un boicottaggio patrocinato, tra gli altri, dalla scrittrice palestinese Suad Amiry,

UN ATTO CONTRO LA PACE ( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

Abstract: organizzazioni italiane di sinistra aderiscono alla protesta pretendendo che l'invito a Israele venga ritirato. In veste di scrittore israeliano sostenitore della sinistra e da anni propugnatore della pace, mi sia permesso di intromettermi in questo dibattito per sostenere che il boicottaggio non solo è ingiusto ma anche dannoso al processo di pace nel quale tutti riponiamo speranze.

PERCHÉ BOICOTTO ISRAELE ( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

Abstract: Gianni Vattimo PERCHÉ BOICOTTO ISRAELE Confesso: sono uno dei pochissimi che finora hanno firmato un appello per il boicottaggio dell'invito di Israele come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro di Torino. Se tutti i grandi giornali italiani fanno a gara nel deprecare questo boicottaggio, vuol dire che la minaccia dell'antisemitismo non è poi così incombente.

Roma 1972 ( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)

Abstract: apice del sadismo israeliano, del capo del governo Shamir e del ministro della difesa Sharon, ma già in Libano seminavano morte e distruzione. Gli armati palestinesi che avevano difeso la città per 3 mesi, se ne erano andati, l'esercito israeliano assediava i due campi profughi e dava il via libera alle squadre di mercenari mandati a "vendicare"

Salone del libro ( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)

Abstract: cosiddetto boicottaggio alla decisione della Fiera del libro di indicare Israele come paese ospite. In particolare sono stati i capigruppo in regione, comune e provincia, cui si sono aggiunti il responsabile per la cultura di torino e vari consiglieri. Gli esponenti piemontesi del partito precisano che "non è in questione naturalmente né il diritto alla libera espressione di chiunque,

Caro Stefano, la Palestina ti ricorda ( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)

Abstract: Anp ha una direzione unitaria ed è premier Marwan Barghuti che Israele ha finalmente liberato con gli altri undicimila palestinesi rinchiusi nelle galere. È stato fatto saltare con la dinamite il muro del confine con l'Egitto e adesso, insieme ai soldati refusnik israeliani, stanno minando il Muro di Sharon che taglia in due la Cisgiordania.

"Noi non faremo il bis del Papa alla Sapienza" ( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

Abstract: CUORE FERITO POLEMICA SENZA FINE SU ISRAELE AL SALONE DEL LIBRO IL SINDACO ATTACCA I CONTESTATORI SAUZE D'OULX CARNEVALE DI IVREA, IN CINQUEMILA PER LA BATTAGLIA DELLE ARANCE FINANZIARIA SCELTA LA VENTIDUENNE ELISA REVIGLIO All'interno A 68 anni vuole uccidersi "Noi non faremo il bis del Papa alla Sapienza" Di notte sulle piste con un materassino si schianta e muore "

No al boicottaggio ma se Israele resta ( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

Abstract: Hanno detto No al boicottaggio ma se Israele resta Nessuno vuole mai che si parli delle terribili condizioni dei palestinesi L'ostruzionismo di Israele alla Fiera può ingenerare pericolosi effetti incontrollabili ospite d'onore ribadiamo il nostro grande dissenso L. Cassano V. Chieppa G.

Ivrea meglio di Rio "Questa è adrenalina pura" ( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

Abstract: I turisti texani passati dall'ufficio informazioni del carnevale adesso scolano vin brûlé sul lungo fiume. Israel Lechman, che invece arriva da Israele ("Un paese a 20 chilometri da Haifa") consulta un dépliant: "Certo che mi fermo anche oggi. E martedì. Questa è davvero la festa più incredibile del mondo".

"Su Israele non dobbiamo chiedere scusa a nessuno" ( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

Abstract: Mi chiedono le comunicazioni su Israele alla Fiera del Libro? Ci divertiremo" è stato il commento di ieri del sindaco Chiamparino. Le dure reazioni dei Comunisti Italiani prima, e di Rifondazione poi, al tema 2008 scelto da Picchioni & C. lo hanno irritato non poco. Allora sindaco, che dirà oggi in Sala Rossa su Israele alla Fiera?

Italia, saltano i nervi Fuori dalla Fed Cup ora rischia la B ( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

Abstract: sorteggio di domani potrebbe affidarci avversarie toste come Israele, Giappone, Repubblica ceca (o gli Usa se perderanno con la Germania). "Non è la fine di un ciclo", sostiene la Schiavone, e probabilmente ha ragione. L'importante è non fare come la miope Eugenia, uno dei personaggi della Ortese, che, una volta inforcati gli occhiali e scoperto che la realtà, vista con chiarezza,

Incontri su storia e prospettive di Israele ( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

Abstract: SAVIGLIANO Incontri su storia e prospettive di Israele Sedici edizioni, trenta studenti degli istituti superiori della "Granda" inviati per un soggiorno nello Stato ebraico: sono i risultati dell'iniziativa "Conoscere Israele" di cui l'associazione Italia-Israele della provincia di Cuneo vara il nuovo programma che prenderà il via il 21 febbraio.

Chi nega la Shoah sfregia la Storia ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 04-02-2008) + 1 altra fonte

Abstract: che postula nientemeno la sparizione di Israele, il solo Paese con una democrazia parlamentare tra quelli che vorrebbero abbatterlo. Non rimane che evitare scontri di civiltà, di culture e di religioni per tenere lontani scenari di cui la Storia si è già tragicamente occupata. Ci salveremo da un futuro pervaso di integralismo a patto di secolarizzare,

Chi ha paura del dialogo ( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

Abstract: Giustamente conosciuti per i loro romanzi ma anche per il coraggio intellettuale con cui, spesso, levano critiche, anche aspre, alle decisioni dei governanti israeliani. Le loro voci raccontano della necessità del dialogo con i palestinesi, i loro scritti rivelano una dialettica interna a Israele che fa di quel Paese la più grande democrazia in Medio Oriente. segue a pagina 24.

Contro il boicottaggio ( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

Abstract: anni dalla fondazione dello Stato di Israele. È paradossale che da certa sinistra estrema si invochi il boicottaggio della cultura; ma è purtroppo anche una tradizione che non tramonta in alcune parti di quella sinistra. Si colpiscono così le voci più limpidamente critiche della società israeliana, come quel David Grossman che ha rifiutato di stringere la mano ad Olmert,

L'esercito israeliano spara al confine: ucciso un libanese ferito un altro ( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

Abstract: Stai consultando l'edizione del L'esercito israeliano spara al confine: ucciso un libanese ferito un altro.

Barak: resto ministro della Difesa nonostante gli errori fatti nella guerra in Libano Fronda nel partito laburista israeliano: gli elettori ci faranno pagare cara questa scelta. Do ( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

Abstract: rimasto gravemente ferito quando soldati di Tsahal hanno aperto il fuoco dal nord di Israele, vicino al paese di Ghajar, sulla frontiera orientale del Libano con le alture del Golan sotto controllo israeliano. Secondo un portavoce di Tsahal, l'uomo ucciso, come quello ferito erano dei trafficanti di droga. Lo stesso portavoce ha escluso che i due uomini fossero miliziani di Hezbollah,

L'Egitto richiude il valico di Rafah ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-02-2008)

Abstract: Qualora il valico ufficiale non fosse riaperto alle condizioni poste da Hamas (cioè senza potere di interdizione da parte di Israele), i miliziani sembrano pronti a demolire di nuovo la barriera, anche se l'Egitto ha detto che questo "non dovrà accadere mai più".

L'appello Lanciata una campagna ignobile ( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

Abstract: Israele e degli israeliani come quello di un popolo persecutore, e non come quello di un Paese e un popolo in cerca di una strada verso la pace". "Fondata sull'ingratitudine - aggiungono- perché? gran parte del popolo israeliano, con in testa i suoi uomini e donne di cultura, scrittori e poeti, si batte da sempre non solo per la difesa dei propri diritti ma anche per quella dei propri

Russo Spena: Il diritto all'esistenza dello Stato di Israele non si discute ( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

Abstract: Stai consultando l'edizione del Russo Spena: "Il diritto all'esistenza dello Stato di Israele non si discute".

Ora l'Italia spera nei playout Prima semifinale per la Cina ( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

Abstract: avversaria fra le altre squadre battute al 1° turno d'èlite (Israele, Francia e una tra Usa e Germania) e le vincenti del gruppo mondiale 2 (Ucraina, Giappone, Repubblica Ceca e Argentina). Il sorteggio è in programma domani a Londra. Da registrare la storica qualificazione in semifinale della Cina che ha battuto a Pechino la Francia per 3-2.

Sarebbe bene che gli arabi leggessero la Arendt ( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

Abstract: Mi riferisco alla relazione particolare che esiste tra l'Europa e lo Stato d'Israele. Una relazione che il mondo arabo fa fatica a comprendere perché fatica a comprendere la portata della Shoah. Perché nasce proprio da qui, da questo orrore, il legame particolare tra l'Europa e lo Stato d'Israele, inteso come focolaio nazionale del popolo ebraico.

Contro il boicottaggio di Israele ( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

Abstract: Per questo ci schieriamo contro il boicottaggio della Fiera del Libro: non solo perché progressisti e amici di Israele, ma anche perché vogliamo una sinistra laica e aperta alla ragione. Ancora e sempre, l'amicizia con Israele è sinonimo di amore per la libertà e per il progresso. Sinistra per Israele.

Chi ha paura del dialogo ( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

Abstract: in Israele. Non c'è niente di più sbagliato, niente di più pericoloso del boicottaggio, specie quando a invocarlo è parte della sinistra. Perché i valori fondanti di Israele appartengono al mondo e ai valori della sinistra. Quell'Israele che si riflette, e si riconosce, nel discorso pronunciato in una piazza affollata di Tel Aviv dal boicottabile David Grossman il 4 novembre 2006,

Iran e Francia ai ferri corti ( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)

Abstract: a Israele e all'intenzione di Parigi di aprire una base militare negli Emirati Arabi Uniti. Quest'ultima iniziativa, "metterebbe a rischio la pace nella regione". Per quanto riguarda Israele, Teheran non gradisce le critiche al presidente Ahmadinejad, che era tornato a minacciare l'esistenza dello Stato ebraico.

Chiuse le brecce al valico di Rafah ( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)

Abstract: Attraverso questi passaggi migliaia di abitanti della Striscia erano entrati in Egitto per procurarsi generi di prima necessità che non potevano più essere reperiti in Israele a causa dell'embargo imposto dallo Stato ebraico, che aveva così reagito ai lanci di razzi. Ora resta aperto un solo valico per permettere a palestinesi ed egiziani di tornare a casa.

Israele, la shoah e l'ideologia cieca - khaled fouad allam ( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

Abstract: Il caso Israele, la Shoah e l'ideologia cieca KHALED FOUAD ALLAM Platone afferma nella "Repubblica" che le cose andranno sempre male in politica finché i filosofi non diventeranno re nella città o i re non diventeranno seri filosofi. Ma quando il filosofo gioca a fare il re contraddicendo ogni spirito filosofico,

Crisi, marini oggi decide bertinotti: dopo di lui il voto ( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

Abstract: Intanto il vertice nazionale di Rifondazione sconfessa i dirigenti piemontesi del partito, che ieri avevano appoggiato il boicottaggio della Fiera del Libro di Torino dedicata a Israele. CAPORALE, DE MARCHIS, LOPAPA E LUZI ALLE PAGINE 6, 7 E 8.

Boicottaggio ad israele, stop di bertinotti - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

Abstract: bisogna distinguere lo Stato di Israele dal suo governo" e che "Israele non è solo uno Stato, ma il luogo dell'anima di tutti gli ebrei del mondo". Il secondo ha sostenuto che "il boicottaggio contro Israele è sbagliato". Così, ieri pomeriggio, il Prc di Torino ha fatto dietrofront, dichiarando di "ritenere inopportuno e sbagliato il boicottaggio",

Englander: inaccettabile la sinistra che censura - antonio monda ( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

Abstract: Una delle accuse che viene fatte è che Israele è un paese fascista, e che la sua politica è di fatto una forma di apartheid. "Ci sono molti aspetti su cui sono critico rispetto ad Israele, ma francamente sarei molto più cauto ad usare il termine fascista. Anche sulla questione apartheid il discorso è decisamente complesso ed eviterei le semplificazioni o gli slogan.

Chiamparino: sono reazionari questa è la città di primo levi - paolo griseri ( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

Abstract: altezza di un grattacielo e il diritto di Israele a esistere come stato e entità culturale". Sergio Chiamparino attacca così i consiglieri torinesi dei Comunisti Italiani e di Rifondazione che polemizzano per la scelta di nominare Israele ospite d'onore della Fiera del Libro 2008. Chiamparino, quei reazionari sono nella sua maggioranza.

L'ideologia cieca - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

Abstract: di qui il debito di riconoscimento che si è creato fra Europa e Israele. Tutti sappiamo che la presenza dello stato di Israele non cancella il conflitto attualmente in corso; ma la Fiera è un laboratorio di libertà per gli uomini per le culture; se viene meno questo, è l'umanità stessa che perde. Con ciò non si deve assolutamente occultare la questione del dramma palestinese,

"perché apriamo lo stand in fiera per i libri della palestina" - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

Abstract: di mettere fine alle polemiche sull'invito a Israele, che hanno investito la manifestazione del Lingotto, attraverso una presenza dei palestinesi di "pari dignità". A qualcuno, però, l'idea di Picchioni potrebbe sembrare una sorta di resa. Il sindaco Sergio Chiamparino, per esempio, pare essere uno di questi.

Per entrarebasta una bugia ( da "Secolo XIX, Il" del 04-02-2008)

Abstract: le microspie sarebbero debellate facilmente: "Negli Stati Uniti o in Israele ogni riunione è tenuta sotto controllo con speciali rilevatori di cimici. Spesso vengono individuate e disattivate elettronicamente senza che le stesse spie se ne possano accorgere. Diciamo che talvolta per "educazione" non glielo si dice neanche.

Picchioni: "stand per la palestina perché finisca il gioco dei veti" - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

Abstract: Il tema della Fiera del libro del 2008 è sull'interrogativo se la bellezza ci salverà, non su Israele. D'altronde non abbiamo mai dedicato un'edizione della fiera, in tanti anni, a una singola nazione. Invece si vuole a ogni costo far passare la ventunesima edizione della fiera come la fiera di Israele, come se questo paese rappresentasse tutto il nostro salone".

Il botta e risposta dei fanatici - piero colaprico ( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

Abstract: che tanto spazio si sta conquistano in Italia e nel mondo, ai sessanta anni della nascita di Israele e, soprattutto, alle parole di autori come David Grossman, Amos Oz, Abraham Yehoshua ed Etgar Keret. Un'interferenza davvero indigesta e fuori luogo, bisogna dirlo. Ma un conto è replicare con le parole, un conto è questa "replica" alla polvere pirica.

A gaza tornano i sigilli israele: "nuova barriera" ( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

Abstract: A Gaza tornano i sigilli Israele: "Nuova barriera" RAFAH - La Striscia di Gaza è di nuovo tagliata fuori dal mondo. La polizia egiziana ieri ha sigillato l'ultimo varco della frontiera di Rafah, mentre le forze di sicurezza di Hamas mantenevano l'ordine sul lato palestinese.

Gaza, armi in quantita' attraverso il confine ( da "Voce d'Italia, La" del 04-02-2008)

Abstract: Il direttore ha avvertito il Consiglio dei Ministri israeliano che i palestinesi hanno sfruttato il caos seguìto alla disordinata apertura del confine fra la Striscia di Gaza ed Egitto per introdurre in Israele grandi quantità di razzi a lunga gittata, razzi anti carro, antiaerei ed esplosivi per le testate dei missili.

TEL AVIV - Con l'assenso di Hamas, le forze di sicurezza egiziane sono tornate a richiudere ieri il ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)

Abstract: Egitto così da sfuggire alla morsa economica imposta da Israele", ma certamente senza rinunciare alla propria contiguità territoriale con la Cisgiordania. Tensione al confine tra Israele e Libano: un trafficante di droga è morto e un altro è in ospedale in gravi condizioni per le ferite provocate ieri sera dal fuoco aperto della guardie di frontiera israeliane.

LA comunità ebraica romana rivolge un appello alle case editrici italiane e ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)

Abstract: essa come tema centrale Israele e la sua letteratura. "Dovrebbero farlo tutti coloro che hanno una coscienza viva, a prescindere dal loro credo, perchè non si può approvare nulla che provenga da Israele. Il silenzio che produce violenza: non si tratta di una questione islamica o araba, ma di un problema di coscienza mondiale".

Il caso/La Comunità ebraica romana annuncia iniziative di solidarietà con la Fiera del Libro che ha invitato Israele come ospite d'onore. Il Forum Palestina appoggia gli scrittori ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)

Abstract:

DI COSA parliamo quando parliamo di Israele? Secondo gli intellettuali, non solo italiani, è ( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)

Abstract: Ogni volta che si parla di Israele bisogna concedere lo stesso spazio alla Palestina, certo. Tuttavia, mi sono trovato a seguire un Focus sul cinema israeliano al festival di Palm Springs. Non c'erano film palestinesi, ma era appassionante". Anche perché la cultura israeliana combatte quasi sempre la politica israeliana.

L'Egitto richiude Gaza con l'appoggio di Hamas ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

Abstract: embargo totale messo in atto da Israele il 17 gennaio (in reazione ai lanci di Qassam) e spinto al limite della catastrofe umanitaria, con i rifornimenti di latte e farina bloccati ai valichi e le macchine della dialisi in tilt negli ospedali per l'assenza di corrente. Ma anche successo diplomatico, se il Cairo ha dovuto ricevere Mahmoud Al Zahar,

Il poliziotto e Israele ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-04 num: - pag: 21 categoria: BREVI Il poliziotto e Israele Nel 2006 un poliziotto di Scotland Yard non volle montare di guardia di fronte all'ambasciata di Israele, spiegando che la sua coscienza si ribellava all'invasione del Libano. Fu spostato ad altra sede.

<Gli ospiti siamo noi>. Israele chiede garanzie ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

Abstract: tra lo Stato di Israele e il suo governo. Israele non è solo un Paese, ma il luogo dell'anima di tutti gli ebrei del mondo". Durissima e radicale la posizione di Ronchi: "Una minoranza culturale razzista e oscurantista, ma soprattutto già sconfitta dalla storia, sta tentando di prendersi la rivincita: prima il divieto di parlare al Papa,

Il boicottaggio è un atto rozzo e irresponsabile ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

Abstract: Non si può mai dimenticare che in Medio Oriente il conflitto non è tra un torto (la pretesa di Israele a esistere) e una ragione (l'aspirazione palestinese ad avere una patria), ma tra due ragioni. Sì, perché il conflitto in quella terra è tra due diritti: Israele ha diritto a vivere senza paura dei propri vicini, sicuro definitivamente del proprio futuro;

Sbagliano anche gli equidistanti ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

Abstract: Israele. Così come è indubbio che avrebbero inalberato il veto a Israele anche in assenza della contingenza del dramma che colpisce la popolazione di Gaza, vittima della dittatura e del terrorismo di Hamas. Sbaglia pertanto il direttore della Fiera del Libro, Ernesto Ferrero, quando dice: "La Fiera non intende festeggiare o celebrare un evento che per gli uni è felice e per gli altri

I PROTAGONISTI ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

Abstract: Insegna letteratura all'Università Ben Gurion David Grossman (1954) ha perso il figlio Uri durante il conflitto in Libano nel 2006 Abraham Yehoshua, nato nel 1936, è oggi l'autore israeliano più conosciuto all'estero L'egiziano Ala al-Aswani è l'autore del bestseller "Palazzo Yacoubian".

L'evento ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

Abstract: prevede la presenza di Israele come Paese ospite d'onore La disputa La scelta ha suscitato polemiche da parte dei Comunisti italiani e di alcuni gruppi filoarabi. Tariq Ramadan, ideologo dell'islamismo fondamentalista, ha chiesto di boicottare la manifestazione I precedenti Negli anni passati hanno ricoperto il ruolo di ospite d'onore alla Fiera diversi altri Paesi (

Cultura ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

Abstract: Antonio Pappano, Vladimir Jurowski, André Previn, George Pretre, Kazushi Ono, Pinchas Steinberg, Gustavo Dudamel, Ton Koopman, e le orchestre ospiti Israel Philharmonic diretta da Zubin Mehta, e la China Philharmonic diretta da Long Yu. Martha Argerich con il pianista Nelson Goerner dà vita al progetto Scaramuzza.

Interventi e Repliche ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

Abstract: BREVI Interventi e Repliche Israele e la fiera del libro di Torino Ho letto l'eccellente articolo di Pierluigi Battista "Stavolta sfidiamo il boicottaggio" (di Israele alla Fiera del Libro di Torino). Nel mio intervento sul Foglio non ho inteso proporre atteggiamenti aventiniani, bensì dire che è irricevibile un invito a Israele sub condicione,

I risultati ( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-02-04 num: - pag: 55 categoria: BREVI I risultati I quarti Italia 2 Spagna 3 Cina 3 Francia 2 Russia 4 Israele 1 Usa 1 Germania 1 Semifinali Cina-Spagna Russia contro vincente di Usa-Germania (26-27 aprile).

Israele, due kamikaze al centro commerciale di Dimona: tre morti ( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)

Abstract: Si tratta del primo attentato kamikaze in Israele dopo oltre un anno. "Abbiamo udito una forte esplosione e visto la gente che correva - ha raccontato un negoziante alla radio dell'esercito -. Ho visto volare brandelli di carne umana". La stessa emittente parla di "esplosione accidentale, dovuta a una bombola di gas".

Casa delle violenze , paese incredulo ( da "Tempo, Il" del 04-02-2008)

Abstract: interrogatorio da parte del magistrato i tre responsabili della comunità di recupero "Resto d'Israele" (sita in località San Mariano a Rionero Sannitico), arrestati dai carabinieri della Compagnia di Isernia perchè ritenuti responsabili di maltrattamenti nei confronti dei giovani ospiti della struttura. Home Molise prec succ Contenuti correlati Pizzi.

Israele, due kamikaze al centro commerciale di Dimona: tre morti ( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)

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Attentato a Dimona, 3 morti ( da "Voce d'Italia, La" del 04-02-2008)

Abstract: Scienze Spettacolo Cultura Sport Focus Esteri Attentato suicida in Israele Attentato a Dimona, 3 morti Nella cittadina del deserto del Negev Dimona, 4 feb. Una tragedia annunciata. Questa mattina, alle 10:10 ora locale, 9:10 in Italia, in un centro commerciale della cittadina nel sud israeliano un estremista votato al suicidio si é fatto esplodere, il secondo é stato neutralizzato.

Kamikaze in azione a Dimona Morti al centro commerciale ( da "Quotidiano.net" del 04-02-2008)

Abstract: Esteri prec succ Contenuti correlati Attentato a Beirut Israele vuole isolarsi dalla striscia di Gaza Sventato attentato a Barcellona Arrestati 15 integralisti islamici Attentato e strage a Kabul, Andrea Angeli: "Sono salvo" Il presidente Bush in Israele: "Teheran è una minaccia per la pace mondiale" Bomba contro i miltari: feriti tre soldati irlandesi Pronto il nuovo bulldozer "

Kamikaze in azione a Dimona Morti al centro commerciale ( da "Quotidiano.net" del 04-02-2008)

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Spari contro l'ambasciata di Israele ( da "Opinione, L'" del 04-02-2008)

Abstract: 2008 Mauritania Spari contro l'ambasciata di Israele di Giorgio Bastiani Brusco risveglio per l'ambasciatore israeliano in Mauritania: alle 2,20 di ieri mattina, colpi di arma da fuoco hanno raggiunto l'ambasciata di Israele a Nouakchott, ferendo tre persone all'esterno dell'edificio, tra cui una donna di nazionalità francese.

"Quale futuro per la Palestina?" Se ne discute l'1 ( da "Stampa, La" del 04-02-2008) + 1 altra fonte

Abstract: Gli organizzatori della Fiera del Libro 2008 hanno invitato Israele come ospite d'onore della kermesse, suscitando l'irritazione del mondo intellettuale arabo - lo scrittore Ibrahim Nasrallah diserterà la manifestazione - e dei gruppi di solidarietà italo-palestinesi, che promettono di boicottare il Salone.

Israele, due kamikaze a Dimona: tre le vittime ( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)

Abstract: Si tratta del primo attentato kamikaze in Israele dopo oltre un anno. "Abbiamo udito una forte esplosione e visto la gente che correva - ha raccontato un negoziante alla radio dell'esercito -. Ho visto volare brandelli di carne umana". La stessa emittente parla di "esplosione accidentale, dovuta a una bombola di gas".

Per la verità, sarebbe fin troppo facile condannare il boicottaggio della Fiera del Libro di To ( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

Abstract: Israele ad essere, quest'anno, invitati come protagonisti a Torino, che mi sembra necessario scendere in campo. Ma in difesa d'Israele, visto che è contro lo Stato d'Israele, nel 60° anniversario della sua fondazione per scelta e volontà dell'Onu, che si vuole manifestare quando si nega il diritto di questo Stato ad essere accolto quest'

Su Israele alla Fiera una polemica utile Scrivo alla redazione della Stampa, gior ( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

Abstract: noi europei ci preoccupiamo solo della politica di Israele. Dovremmo vergognarci: Israele esiste da 60 anni e credo abbia il diritto di essere considerata una nazione, a tutti gli effetti, non dico che tutti i governi siano stati eccellenti, ma questo è un discorso politico. Anche noi italiani non credo potremmo vantarci di tutti i nostri governi!

Riforme in quattro e quattr'otto Riforme in quattro e quattr'otto? E chi ne parl ( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

Abstract: Puntuale nel condannare che ad Israele sia stato riservato l'invito come ospite d'onore alla Fiera del Libro, perché non si può approvare nulla che venga da Israele, ripetendo per l'ennesima volta una spudorata bugia sull'assedio e la distruzione di Gaza. CARLO FERRAZZA Cade il governo e brindiamo?

Dario Fo e Moni Ovadia suggeriscono la via di un compromesso Abbattere gli steccati ( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

Abstract: con gli stessi intellettuali pacifisti di Israele che condannano il blocco di Gaza, non si salvaguarda la pace invitando soltanto Israele". Incalza: "Soltanto offrendo la stessa opportunità anche alla Palestina si realizza davvero un intervento pacificatore". E ancora, riferendosi a quanto sostenuto dal sindaco Chiamparino: "Torino sarà anche la città di Primo Levi,

Soc Gen, il ministro accusa: I controlli non hanno funzionato ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 05-02-2008)

Abstract: alle accuse di riciclaggio aggravato per un traffico di assegni tra Francia e Israele per cui rischia fino a 10 anni di carcere. Intanto il Wall Street Journal on line ha rivelato che la Sec e il ministero della giustizia americano hanno deciso di aprire due inchieste per vedere più chiaro sullo scandalo della Soc Gen.

"Fiera del Libro, Israele ci sarà" ? TORINO ? INDIETRO non si torna. Israele sarà il Paese ospite de... ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 05-02-2008)

Abstract: Israele ci sarà" ? TORINO ? INDIETRO non si torna. Israele sarà il Paese ospite della Fiera del Libro di Torino a maggio. La conferma dopo un incontro tra il presidente della Fiera Internazionale del Libro Rolando Picchioni, il direttore Ernesto Ferrero e il ministro plenipotenziario presso l'Ambasciata d'Israele in Italia,

Kamikaze a Dimona Israele sotto attacco Uno si fa esplodere, l'altro ucciso dalla polizia ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 05-02-2008) + 1 altra fonte

Abstract: Kamikaze a Dimona "Israele sotto attacco" Uno si fa esplodere, l'altro ucciso dalla polizia ? GERSUSALEMME ? L'INCUBO dei kamikaze, sopito da un anno, è tornato. In fuga dall'assedio di Gaza, due palestinesi hanno messo a segno il loro folle piano omicida colpendo Dimona, città simbolo del potere nucleare israeliano.

In Israele ritornano i kamikaze ( da "Secolo XIX, Il" del 05-02-2008)

Abstract:

Israele, tornano i kamikaze tre morti e decine di feriti - stabile a pagina 11 ( da "Repubblica, La" del 05-02-2008)

Abstract: Hamas esulta: un atto eroico Israele, tornano i kamikaze tre morti e decine di feriti STABILE A PAGINA 11 SEGUE A PAGINA 11.

ISRAELETorna il terrore kamikaze: tre morti ( da "Unita, L'" del 05-02-2008)

Abstract: Stai consultando l'edizione del ISRAELETorna il terrore kamikaze: tre morti L'INCUBO del terrorismo suicida palestinese torna a scuotere Israele. L'attacco kamikaze in un centro commerciale: tre i morti. Gli attentatori venivano da Gaza. L'Anp condanna, Hamas plaude. De Giovannangeli a pagina 8.

Spaccio nel circolo, vietato l'alcol - laura montanari ( da "Repubblica, La" del 05-02-2008)

Abstract: In arresto anche un maghrebino di 23 anni, Abu Sherif, residente in Palestina, trovato con sette grammi di cocaina. Al piano di sopra del locale sono stati rintracciati tre pistoiesi, una 27enne, una 32enne e un 28enne, con addosso pochi grammi di hashish: tutti sono stati segnalati in prefettura come assuntori.

In un mondo alla orwell bin laden ha già vinto - marek halter ( da "Repubblica, La" del 05-02-2008)

Abstract: occupazione britannica della terra di Israele. Le bombe messe dall'Irgun zwai leumi e dal gruppo Stern, che uccidevano alla rinfusa ufficiali britannici e passanti innocenti, mi rivoltavano. In compenso, ammiravo il sangue freddo dei combattenti dell'Haganah e del Palmach che avvertivano la popolazione e anche le famiglie dei soldati britannici dell'imminenza di un attentato,

Cultura on so che cosa mi abbia preso di accendere così presto il mattino la televisione. Ancora e a... ( da "Repubblica, La" del 05-02-2008)

Abstract: in Israele? Alcuni individui si fanno esplodere, altri muoiono a diecine: il terrorismo. Due secoli dopo il Terrore di Robespierre e più di cento anni dopo Necaev, personaggio centrale dei Demoni di Dostoevskji, il terrorismo uccide sempre, e di preferenza gente che non ha niente a che vedere con la politica.

La fermezza alla fiera di torino - torino ( da "Repubblica, La" del 05-02-2008)

Abstract: inoltre, si ricorda che la presenza di Israele alla fiera torinese, dal "carattere rigorosamente culturale", "ha lo scopo di far meglio conoscere una cultura ricca e complessa nelle sue varie articolazioni, e di avvicinare le società civili d'Israele e d'Italia". La linea della fermezza ha dunque prevalso.

Grossman:"incompatibili cultura e boicotaggio" - alberto stabile gerusalemme ( da "Repubblica, La" del 05-02-2008)

Abstract: Israele alla Fiera di Torino, ma veda come illegittima l'esistenza stessa di Israele ALBERTO STABILE GERUSALEMME "Cultura e boicottaggio sono due parole incompatibili fra di loro", dice al telefono David Grossman, temporaneamente emerso dalle fatiche del suo nuovo romanzo per cogliere l'eco delle polemiche esplose in Italia dopo l'

Dimona, Hamas rivendica attentato ( da "Voce d'Italia, La" del 05-02-2008)

Abstract: - L'attentato compiuto ieri a Dimona, nel sud di Israele, e che ha lasciato senza vita una donna, è stato perpetrato da Hamas. A riferirlo alla Reuters Hamas stessa, la quale ha inoltre precisato che i due palestinesi protagonisti dell'attacco provenivano dalla città di Hebron, in Cisgiordania.

Israele ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino non e' ne' il luogo ne' il momento ( da "Voce d'Italia, La" del 05-02-2008)

Abstract: Israele. La fiera del libro non è il luogo per prendere posizione né a favore né contro lo stato di Israele. Non è il momento! Una schiera di intellettuali Israeliani e Arabi hanno chiamato a non premiare lo stato di Israele che, sotto la protezione dei "Neo Cons" Americani e sicuro del silenzio dell'Europa e del mondo,

Le motivazioni culturali possono sembrare deliranti, ma sotto c'è un freddo disegno politi ( da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)

Abstract: perché non vogliono nulla che sia israeliano. Non vogliono semplicemente Israele, come si intuisce dalle dichiarazioni degli integralisti contro la Fiera. Per essere più chiari e non apparire razzisti, non dicono ebrei: dicono nazisti, cioè gente feroce con cui non ci sarà pace né ora (con Olmert) né mai.

L'attentato a Dimona avviene a distanza di oltre un anno dall'ultimo, avvenuto a Eliat nel ( da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)

Abstract: Gennaio 2007. Dall'aprile 2006 a ieri sono stati solo 2 gli attentati subiti da Israele. Prima della costruzione del muro che separa Israele dalla Cisgiordania gli attentati erano oltre uno al mese.

Attentato in israele ( da "Riformista, Il" del 05-02-2008)

Abstract: Attentato in israele Addio luna di miele Perché ora? Perché a Dimona? E perché a compiere il primo attentato suicida, da un anno a questa parte, sono stati i gruppi armati legati ai movimenti nazionalisti, e non islamisti, che operano nella Striscia di Gaza?

MAGISTRALE qualità stilistica cui si somma un'eccellente pluralità di voci con salde r ( da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)

Abstract: Israele ospite d'onore. Si tratta, come è a quasi tutti evidente, di un appello assai miope in primo luogo sotto il profilo intellettuale, che non tiene in alcun conto l'innovativa ricchezza del panorama letterario israeliano degli ultimi decenni e colpevolmente ignora l'aspra dialettica che da decenni contrappone gli scrittori con i vertici degli esecutivi in carica sul delicato

PARIGI - Société Générale, caos generale. Ieri la banca francese travolt ( da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)

Abstract: infatti sul banco degli imputati di un maxi processo di riciclaggio di denaro tra Francia e Israele la cui istruttoria è durata sette anni e che coinvolge 138 persone fisiche, quattro banche (oltre a SG anche la Barclays France, la Societé Marseillaise de Credit e la Banca Nazionale del Pakistan) per un traffico di assegni tra il 1996 e il 2001 orchestrato da un gruppo di commercianti.

NON si placano le polemiche sulla Fiera del Libro di Torino che invitando Israele ha spaccato po ( da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)

Abstract: Si trattava di un gruppo di egiziani decisi ad opporsi alla "normalizzazione" dei rapporti con Israele", ricorda Yaël Lerer. Una posizione che può sembrare bizzarra vista da qui, ma che è molto diffusa nel mondo arabo. "Questi autori evitano sistematicamente ogni contatto con Israele e gli israeliani. Non visitano i territori occupati, rifiutano di lavorare con i palestinesi.

STA salendo pericolosamente la temperatura nel Mediterraneo, ma l'effetto serra stavolta no ( da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)

Abstract: perché non vogliono nulla che sia israeliano. Non vogliono semplicemente Israele, come si intuisce dalle dichiarazioni degli integralisti contro la Fiera. Per essere più chiari e non apparire razzisti, non dicono ebrei: dicono nazisti, cioè gente feroce con cui non ci sarà pace né ora (con Olmert) né mai.

Esteri ( da "Corriere della Sera" del 05-02-2008)

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-05 num: - pag: 12 categoria: BREVI Esteri \\ Ehud Olmert premier israeliano Una guerra è in corso nel Sud di Israele. Tale guerra continuerà. Non cederemo al terrorismo.

Israele: tornano i kamikaze ( da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)

Abstract:

Delegazione dell'Ue guidata da Morgantini ( da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)

Abstract: attuale situazione in Israele e nei Territori palestinesi: questo lo scopo della missione che un gruppo di parlamentari europei sta compiendo da sabato scorso e fino a giovedì in Medio Oriente. La delegazione, guidata dal vicepresidente del Parlamento europeo Luisa Morgantini, include 12 deputati appartenenti a differenti gruppi politici,

Niente politici alla Fiera del libro ( da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)

Abstract: Da parte sua Israele chiedeva che l'eventuale presenza di intellettuali palestinesi non significasse che i Paesi ospiti d'onore fossero due. Parlando con Picchioni e Ferrero, Cohen ha assicurato il carattere esclusivamente culturale della presenza di Israele, garantendo inoltre il rispetto della dialettica.

Israele, kamikaze colpisce il Negev ( da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)

Abstract: Israele vuole che l'Egitto assicuri la chiusura di Rafah, che cioè ai palestinesi sia impedito di sfruttare l'unica porta verso il mondo esterno alternativa ad Erez, il valico nel nord di Gaza controllato interamente da Israele. Subito dopo l'attacco di Dimona le bandiere gialle di Fatah sventolavano sulla casa dell'attentatore suicida,

A largo di Haifa prove di guerra con l'Iran ( da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)

Abstract: quindi in grado di raggiungere Israele e le basi americane nella regione. Scontata la reazione negativa della Casa Bianca. "È deplorevole - ha affermato un portavoce - che l'Iran continui a svolgere test di missili balistici". Washington e Tel Aviv in ogni caso vanno avanti e, ha lasciato capire lo stesso George Bush, l'attacco scatterà se la "via diplomatica"

La cronaca del Carnevale che si conclude oggi con il ( da "Tempo, Il" del 05-02-2008)

Abstract: La Viradouro del "carnavalesco" (regista) Paulo Barros, ha dovuto disfare all'ultimo momento un carro allegorico ispirato all'Olocausto degli ebrei, dominato dall'immagine di Hitler su un monte di cadaveri, per decisione della giustizia che ha accolto un reclamo della federazione israelita di Rio. Vai alla homepage 05/02/2008.

Si è scatenata una bufera attorno alla (solitamente) ( da "Tempo, Il" del 05-02-2008)

Abstract: Oggetto del contendere la presenza all'evento di una robusta rappresentanza dello Stato di Israele che quest'anno festeggia i sessant'anni dalla fondazione. Home Spettacoli prec succ Contenuti correlati Bufera sulle residenze sanitarie Si scatena la bufera sulle Zps Bufera sul centro anziani MONTEROTONDO Depuratori chiusi, bufera in città .

Israele, torna l'incubo kamikaze ( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2008)

Abstract: la città del Negev dove Israele custodisce i segreti nucleari, siano due bombe umane. L'ultimo attentato risale al gennaio di un anno fa. Nessuno ci pensa più. Nessuno bada agli allarmi delle forze di sicurezza. E così i due militanti usciti da Gaza ed entrati dall'Egitto arrivano fino ad un bar all'aperto dove la gente si gode il tiepido sole del deserto.

Nuova sfida di Ahmadinejad all'Occidente l'Iran lancia il primo missile per satelliti ( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2008)

Abstract: Occidente e una minaccia verso Israele, inaugurando ieri un nuovo centro spaziale militare dal quale è stato lanciato un ancor misterioso vettore, ufficialmente destinato a mettere in orbita pacifici satelliti, ma che ha evidenti applicazioni militari. Il centro spaziale si trova in una zona desertica nella provincia settentrionale di Semnan e comprende,

Senza titolo pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2008)

Abstract: Israele, torna l'incubo kamikaze di Gian Micalessin - martedì 05 febbraio 2008, 09:13 La rivendicazione che inneggia a Mussa Arafat e Luwa Luwani - i due kamikaze ventenni "sacrificatisi per restituire al popolo palestinese la propria dignità" - diventa un'altra imbarazzante prova dello scarso controllo esercitato dal presidente palestinese Mahmoud Abbas sulle Brigate Martiri di

SocGen, il governo accusa i controllori della banca ( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2008)

Abstract: Israele nel periodo 1996-2001. Anche in quel caso SocGen e il suo presidente sono stati trascinati in uno scandalo a causa (presumibilmente) di una vigilanza assai insufficiente sulle operazioni compiute nell'ambito del gruppo. Forse già ben prima di Jérôme Kerviel il management di SocGen e il presidente Daniel Bouton avevano il vizietto di chiudere un occhio con una certa disinvoltura.

Razzo "Speranza" Ahmadinejad lancia l'era dello spazio ( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

Abstract: Washington vende armi ai Paesi del Golfo e a Israele, obbligando Teheran ad adeguarsi. Il prezzo è alto: mancheranno le risorse per creare industrie e posti lavoro, ridurre l'inflazione, costruire raffinerie e finanziare un ampio programma di case popolari per ridurre la pressione - sempre più forte - sul mercato immobiliare.

"Stavamo aspettando i kamikaze" ( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

Abstract: Secondo l'esercito israeliano, i due kamikaze, entrati attraverso il Sinai, avrebbero ritirato le cinture esplosive in Cisgiordania prima di dirigersi a Dimona, "Sof HaOlam Smolla", la fine del mondo in fondo a destra, secondo il titolo di un film israeliano Anni 60 ambientato alla periferia estrema dell'occidente mediorientale.

"La cultura è il terreno del dialogo" ( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

Abstract: Nessuno si stupisce che sia Israele, e non i paesi arabi fratelli, a rifornire Gaza di viveri. Ci si indigna per il muro che divide Gaza da Israele ma non per quello che divide Gaza dall'Egitto, devastato qualche giorno fa". Come si spiega tale atteggiamento verso Israele e tutto ciò che viene da questo paese?

Dall'annuncio alla bagarre ( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

Abstract: 2008 Israele a Parigi un'idea di Sarkò Quest'anno Israele sarà ospite d'onore pure al Salon du livre di Parigi, dal 14 marzo. Pare che in questo caso la partecipazione di Israele abbia un carattere più politico: l'avrebbe discussa non, come a Torino, il board culturale della manifestazione, ma sarebbe stata voluta dal premier Sarkozy.


Articoli

Blitz di un commando armato nell'ambasciata di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 02-02-2008)

 

Mobile email stampa MAURITANIA Blitz di un commando armato nell'ambasciata di Israele Gli assalitori, che indossavano turbanti e lunghe vesti, hanno aperto il fuoco contro i soldati mauritani di guardia che hanno risposto al fuoco facendoli fuggire. Almeno 5 feriti, tra cui una "donna straniera" Home Esteri prec succ Contenuti correlati Famiglia francese massacrata Fuoco contro una famiglia francese Quattro morti e un ferito Un infermiere confessa: "Ho abusato di cento pazienti" Un sito di fondamentalisti: "E' morto comandante di al Qaeda" Hillary e Obama hanno fatto pace Anzi, forse correranno insieme Focolaio di colera, 58 morti e oltre duemila ammalati Epidemia di meningite, 52 morti in due settimane Nouakchott (Mauritania), 1 febbraio 2008 - Un commando formato da sei individui muniti di armi automatiche ha attaccato la notte scorsa l'ambasciata d'Israele a Nouakchott, capitale della Mauritania, uno dei pochi Stati membri della Lega Araba che intrattenga normali relazioni diplomatiche con quello ebraico. Secondo fonti di polizia gli assalitori, che indossavano turbanti e lunghe vesti alla maniera locale, hanno aperto il fuoco contro i soldati mauritani di guardia all'esterno della legazione, che hanno risposto al fuoco mettendoli in fuga; i sei si sono dileguati, non prima però di aver sparato anche in direzione di un ristorante antistante. Almeno cinque i feriti, compresa a quanto sembra una "donna straniera" d'imprecisata nazionalità. L'ambasciatore israeliano, Boaz Bismuth, ha successivamente reso noto che nessuno è stato colpito tra i dipendenti della sua rappresentanza. Testimoni oculari hanno raccontato di aver visto arrivare i sei aggressori a bordo di un veicolo: sono scesi, sono entrati nel ristorante e, poco dopo, hanno gridato "Andiamo!" in arabo, per poi dirigersi verso l'ambasciata al grido di 'Allahu Akbar!", cioè "Allah è grande!" e cominciare a sparare.

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La fatwa di Ramadan "Boicottate la Fiera" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

 

Il caso Cresce la polemica su Israele ospite d'onore L'AMICO ITALIANO La fatwa di Ramadan "Boicottate la Fiera" L'intellettuale musulmano contro il Salone di Torino MARIO BAUDINO Cardini: "Tariq è un grande scrittore, ma questa volta non sono d'accordo" TORINO Se siamo coerenti con noi stessi e rispettiamo la dignità dell'essere umano, dobbiamo boicottare questa Fiera". Lo dice da Parigi Tariq Ramadan, il celebre intellettuale islamico. La Fiera del libro è ovviamente quella di Torino, che dall'8 al 12 maggio, avrà Israele come Paese ospite, nel sessantesimo anniversario della sua fondazione come Stato libero e indipendente. Ramadan si inserisce in una campagna lanciata da una associazione di scrittori giordani, cui si sono unite voci anche autorevoli come quella della scrittrice palestinese Suad Amiry, sulla Stampa di ieri; e che ha provocato ferme reazioni (sempre per restare sul nostro giornale, le voci raccolte in Medio Oriente da Francesca Paci, gli interventi di Elena Loewenthal e Ugo Volli). La sua presa di posizione potrebbe pesare più di altre: docente di studi islamici al Oxford, cittadino svizzero, persona non grata negli Usa, nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani in Egitto, religioso, ha un gran seguito tra gli islamici europei. Si è sempre definito uno che costruisce ponti, un difensore dello stato laico e di diritto frainteso da avversari in mala fede. E' stato di volta in volta difeso da intellettuali di spicco come Ian Buruma, ma anche accusato di forti e irrisolte ambiguità. E' stato anche, l'anno scorso, ospite della Fiera. Oggi il suo messaggio è quantomeno univoco: no al Lingotto perché "non bisogna - come ha detto all'Adn Kronos International - recarsi in un posto destinato a celebrare uno Stato che pratica l'omicidio e la distruzione". Il ponte, questa volta lo ha buttato giù. Il suo appello è rivolto non solo a arabi e musulmani, ma "a tutti coloro che hanno una coscienza viva". Parole forti. Tanto che persino il suo miglior amico italiano non è d'accordo. Franco Cardini, medievalista, studioso delle crociate, da sempre assai sensibile al problema palestinese e non solo, proprio mentre sta per uscire (per l'editore Jouvance) un'intervista con Ramadan da lui prefata non si sente di seguirlo su questo terreno. "Il risveglio delle coscienze - dice - non passa attraverso i veti incrociati e le scomuniche reciproche. Dal '48 in poi Israele, che è certo nato da uno strappo, da una violenza, come tanti altri Stati ivi compresa l'Italia, il diritto di esistere se l'è meritato, e questo, pur con tanti "vulnera" è stato accettato dalla comunità internazionale. Bisogna cominciare a ragionare. Rinnovo la mia fraterna amicizia con Tariq, che è un grande intellettuale, ma non sono d'accordo". Anzi, "dedicare una Fiera a Israele, significa anche mettere sul palcoscenico la causa palestinese, non il contrario". Che il pugnace islamista abbia esagerato? A Torino ne sono convinti. L'assessore regionale alla cultura, Gianni Oliva, ribadisce che "il senso dell'invito è presentare una cultura nata dalla riflessione critica sulla guerra; non dobbiamo indennizzare nessuno, perché negli anni abbiamo invitato anche tanti autori palestinesi. Quel che dobbiamo fare, semmai, è uno sforzo di comunicazione; ma il boicottaggio è il modo migliore per non far sentire la propria voce". Del resto, e lo dirà il sindaco Sergio Chiamparino lunedì al consiglio comunale, "se si vuole perseguire, dal punto di vista politico, il principio dei due popoli e due Stati, è contraddittorio mettere in discussione la possibilità per uno di quei popoli di essere rappresentato senza l'altro; significa non ammettere una sua autonomia di dialogo". Anzi, quelle forze politiche che "sostengono il rispetto reciproco e poi non concepiscono iniziative israeliane senza i palestinesi" sembrano tradire "un'idea integralista della politica che sfiora l'antisemitismo". La fatwa di Ramadan torna al mittente.

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Il 14 marzo invitati scrittori di lingua ebraica, iniziano le prime defezioni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

 

[FIRMA]DOMENICO QUIRICO CORRISPONDENTE DA PARIGI I primi scricchiolii al salone del libro di Parigi li hanno avvertiti quando è arrivata una lettera da Israele, che davvero non si attendevano: "Non penso che uno Stato che ha in atto un'occupazione, che commette quotidianamente crimini contro civili, meriti di essere invitato a qualsiasi settimana culturale. Questo è anticulturale: è un atto barbaro travestito da cultura in modo cinico. Questo manifesta semmai un sostegno a Israele e forse anche alla Francia che appoggia l'occupazione. Per parte mia io non voglio partecipare". La firma: Aharon Shabtai. È il più grande poeta israeliano contemporaneo e il più apprezzato traduttore dei drammi greci in ebraico. Era una delle quaranta firme di prestigio su cui contava il comitato organizzatore salone del libro di Parigi, dedicato ai protagonisti della cultura israeliana nei settori del romanzo della poesia del fumetto e della letteratura per i ragazzi. La ventottesima edizione si apre il 14 marzo. Ci saranno nomi famosi come Amos Oz, Avraham Yehoshua, David Grossman, Zeruya Shalev, Haïm Gouri, tutti chiamati a guidare alla scoperta di una letteratura dinamica, di una immensa ricchezza, che affonda nel passato e si afferma in un paese movimentato senza apriori, che si interroga e analizza senza concessioni. È uno slogan, quello scelto per la mostra che alla luce delle polemiche che rimbalzano dall'Italia potrebbe apparire quanto meno esageratamente ottimistico e encomiastico. Gli ospiti sono rimasti dunque, in modo un po' sghembo, 39. Gli organizzatori, aggirato questo impiccio, negano con vigore che la scelta di Israele possa innescare livori sul fronte arabo-palestinese. Per una consolidata tradizione francese una polemica che non sia "interna" non esiste, la Fiera di Torino e la sua mischia non riguardano l'Exagone, possono essere ufficialmente ignorati. L'invito di Tariq Ramadan a boicottare entrambi le rassegne rischia però di cambiare la situazione. Perché l'intellettuale di origine egiziana è molto noto qui per aver invitato le generazioni di musulmani nati in Occidente a restar avvinghiati alla loro fede. Una possibile polemica sul salone coincide anche con un delicato momento del rapporto tra la Francia e il mondo arabo. Sarkozy è considerato nel vicino Oriente troppo filo israeliano e filo americano e lo si accusa di voler ribaltare la politica filoaraba della Quinta Repubblica. Che guaio questo salone del libro!.

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Spari sull'ambasciata israeliana Feriti tre cittadini francesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 02-02-2008)
Pubblicato anche in: (Nazione, La (Nazionale)) (Resto del Carlino, Il (Nazionale))

 

MAURITANIA Spari sull'ambasciata israeliana Feriti tre cittadini francesi ? NOUAKCHOTT ? UN COMMANDO ha attaccato la scorsa notte con armi automatiche l'ambasciata d'Israele in Mauritania, uno dei tre paesi islamici, con Egitto e Giordania, ad avere relazioni diplomatiche con lo stato ebraico, provocando il ferimento di tre francesi, due dei quali sono stati colpiti da pallottole vaganti. L'attacco, definito da Israele "un atto di terrorismo", avviene quattro giorni dopo che il presidente dell'Assemblea mauritana ha chiesto pubblicamente al governo di riconsiderare le relazioni, definite "vergognose", con lo stato ebraico e un mese dopo l'uccisione di quattro turisti francesi e il successivo annullamento della Dakar 2008. L'attacco è avvenuto in piena notte, intorno alle 2, quando l'ambasciata era deserta. Secondo testimoni alcuni uomini ? tre secondo le autorità ? vestiti in modo tradizionale, lunga veste bianca e turbante "sono scesi da un'auto e si sono diretti verso un caffè che si trova nei pressi dell'ambasciata, dopo qualche minuto hanno detto 'andiamo' in arabo e poi hanno gridato 'Allah u-Akbar' (Dio è grande) e hanno sparato". I tre francesi feriti si trovavano a poche decine di metri al momento della sparatoria. Il titolare di un ristorante-discoteca e la donna sono stati colpiti da pallottole vaganti, mentre il terzo si è fratturato il femore nella fuga. - -->.

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Assurdo boicottare il salone del libro - tahar ben jelloun (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

 

La polemica Assurdo boicottare il Salone del libro TAHAR BEN JELLOUN Sto leggendo l'ultimo romanzo di Amos Oz, Vie et mort en quatre rimes e ho messo da parte quello di Amir Gutfreund, Les gens indispensables ne meurent jamais, per leggerlo nelle prossime vacanze, essendo di ben 500 pagine. Se comprendo bene la logica di coloro che lanciano una campagna per il boicottaggio del prossimo salone del libro di Torino, dovrei gettar via questi due libri, forse addirittura bruciarli. Perché? Perché sono scritti da israeliani. Contemporaneamente, il pubblico israeliano dovrebbe esso pure gettar via i miei libri tradotti in ebraico, e condannarli all'esilio. Si potrebbe continuare questo giochetto e impedire ad esempio che i poemi del palestinese Mahmud Darwish possano entrare nelle librerie e nelle case israeliane. Sarebbe una guerra contro la cultura, da qualsiasi parte provenga. è contrario allo spirito della civiltà araba e non può produrre altro che catastrofi, erigere il muro dell'incomprensione, della paura e dell'odio. Bisogna distinguere in modo netto: la politica di uno Stato non è assimilabile alla produzione letteraria degli scrittori di quello Stato. Io sono tra coloro che criticano con la massima durezza la politica di occupazione, e non confondo Olmert con Oz, Grossman o Gutfreund. Posso anche non amare una determinata opera. Ma questo non ha niente a che vedere con il Paese di origine di chi l'ha scritta. Boicottare il salone del libro di Torino non ha senso. Un po' ovunque nel mondo ci sono scrittori israeliani che incontrano scrittori arabi e palestinesi. Il dialogo tra di loro non è il dialogo tra i loro Stati. Loro discutono, possono anche litigare, ma il boicottaggio è un'ammissione di debolezza, un modo per generalizzare il fanatismo, e anche un modo per fornire allo Stato di Israele argomenti per presentarsi non come occupante dei territori palestinesi, bensì come vittima. SEGUE A PAGINA 24 NOVELLI A PAGINA 37.

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Assurdo boicottare il salone del libro - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

 

Commenti ASSURDO BOICOTTARE IL SALONE DEL LIBRO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) I palestinesi non hanno bisogno di questa piccola guerra che non soddisferà le loro speranze. Il popolo palestinese ha bisogno di giustizia, ha bisogno di uno Stato vero, all'interno di frontiere certe e riconosciute. Non sa che farsene di questo boicottaggio nel momento in cui sono in corso dei negoziati, anche se non portano a risultati soddisfacenti. Bisogna finirla con questi riflessi di un'altra epoca, e ammettere che ci saranno due Stati, fianco a fianco, Israele e la Palestina. Presto o tardi, questi due popoli giungeranno a coesistere. Sono stanchi entrambi e vogliono vivere in pace. Gli attacchi quasi quotidiani contro la gente di Gaza sono inammissibili, perché si tratta di famiglie penalizzate a causa dei loro dirigenti. In ogni caso, non è il boicottaggio del prossimo salone del libro di Torino che aprirà il cammino della pace e della riconciliazione. Criticare la politica di uno Stato. Criticare un romanzo sul piano letterario. Tutto questo è possibile. Mai, però, confondere le due cose e suscitare in questo modo incomprensioni maggiori. Servirà soltanto a fare gli interessi dei mercanti d'armi. Traduzione di Fabio Galimberti.

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"israele a librolandia, nessun pentimento" - massimo novelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

 

Pagina IX - Torino "Israele a Librolandia, nessun pentimento" La Fondazione ribadisce: andremo avanti malgrado gli attacchi degli intolleranti MASSIMO NOVELLI Nessun ripensamento sull'invito a Israele come ospite d'onore alla Fiera del libro di maggio. Lo assicurano la Regione, la Provincia e il Comune di Torino, i maggiori soci della Fondazione che organizza la manifestazione del Lingotto e che il 5 febbraio si riuniranno appositamente per fare il punto della situazione. E Rolando Picchioni, che presiede l'ente, a sua volta, insieme al direttore Ernesto Ferrero, nega che "ai diversi livelli della Fondazione esistano tentennamenti di sorta o riposizionamenti tattici o di comodo sulla questione". Un conto, dunque, è garantire una adeguata presenza dell'altra faccia dello stato ebraico, vale a dire la Palestina, come è stato annunciato; un altro è quello di fare marcia indietro su Israele e cedere "alla censura", oppure a "ogni altra forma d'intolleranza e di discriminazione". Nel frattempo, però, la campagna di boicottaggio di Librolandia non si ferma. Anzi. A sentire le dichiarazioni di Tariq Ramadan, il discusso intellettuale egiziano che proprio alla fiera torinese prese parte liberamente nel 2007 (ora pare essersene scordato), la contestazione potrebbe investire pure il Salone del libro di Parigi, in programma a marzo. Un salone che, in sintonia con Torino, mette in vetrina la cultura israeliana, ma che finora era rimasto fuori dall'ondata di proteste che partono da certi settori della sinistra radicale e comunista italiana, oltreché, naturalmente, dal mondo arabo e palestinese. Dietro a queste proteste si nascondono certamente gli "intrighi, i boicottaggi, i campanilismi, gli scontri ideologici" di cui parla Federico Motta, presidente dell'Associazione italiana editori. I toni da guerra fredda, da odio razziale, da "campagna discriminatoria", per citare Tullio Levi, che guida la Comunità ebraica di Torino, si sprecano. Così come i fraintendimenti voluti, le strumentalizzazioni. Sicuro è che, per dare voce ancora a Motta, "la Fiera del libro è un appuntamento importante per questo scambio di culture, di tutte le culture". C'è comunque chi, di fronte a una verità del genere, preferisce restare sordo, sebbene ci senta benissimo. La bufera su Librolandia approda, ovviamente, nei palazzi della politica. La democrazia vuole che tutti possano dire la loro, seppure a volte non abbiano niente da dire o che non sia già stato detto. A ogni modo Forza Italia e Lega Nord hanno chiesto di portare la spinosissima querelle in consiglio comunale, e il sindaco Sergio Chiamparino li ha accontentati: se ne discuterà lunedì in Sala rossa. Parimenti l'Udc, a Palazzo Lascaris, vuole che se ne dibatta. "Visto l'inasprimento del dibattito fatto registrare in questi giorni", hanno sostenuto Franco Guida e Giampiero Leo, "occorre che la questione venga affrontata dalla commissione competente e soprattutto in Consiglio regionale". E sia. Anche se, a questo punto, le parole dei politici sembrano poter aggiungere davvero poco a una vicenda che va ben al di là di tutti loro. In ogni caso, rammenta Fiorenzo Alfieri, assessore alla Cultura del Comune di Torino, "siamo in ballo, balliamo e balleremo. Si poteva immaginare da subito che l'idea di portare la cultura israeliana alla Fiera potesse destare problemi. Ma è stato un atto coraggioso e intelligente". Se non altro, si può aggiungere, nessuno poteva prevedere ragionevolmente che una tragica eco del passato, quello in cui si discriminava una "razza", una religione, un popolo e la sua cultura, riuscisse a risuonare ancora.

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Pagina IX - Torino LE POLEMICHE insorte sulla presenza di Israele alla prossima Fiera del Libro amar... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

 

Pagina IX - Torino LE POLEMICHE insorte sulla presenza di Israele alla prossima Fiera del Libro amareggiano Antonio Saitta. Di ritorno dall'assemblea generale in Spagna di "Arco latino", la rete che comprende settanta tra province italiane, deputazioni spagnole e dipartimenti francesi), che lui guida per il biennio 2007/2009, il presidente dell'Amministrazione provinciale di Torino è sconfortato soprattutto da quella che definisce una strumentalizzazione politica. Non è così, presidente Saitta? "Sì, è così. Intanto devo dire che mi amareggiano le polemiche sull'invito a Israele come paese ospite anche perché da diversi mesi lavoro a un'iniziativa che sarà d'aiuto per svelenire il clima e che, forse, non è ancora stata adeguatamente illustrata. Lo spazio di "Lingua Madre" alla Fiera, infatti, sarà dedicato al 2008 come anno europeo del dialogo interculturale. E proprio a cura di "Arco Latino" verranno presentate le espressioni della riva sud del Mediterraneo, contenitore e mezzo di comunicazione della nostra millenaria storia europea. Sarà un palcoscenico a più voci in cui tutte le anime del Mediterraneo avranno il loro spazio". Restano, però, i boicottaggi minacciati contro la Fiera del Libro. Che cosa ne pensa? "Ritengo che sia comunque sconfortante pensare che venga utilizzata la polemica politica strumentalizzando proprio il libro, che da sempre è un tramite della conoscenza reciproca tra le persone". (m.n.).

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"è un'arena di confronto sarà così pure quest'anno" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

 

Pagina IX - Torino L'assessore Oliva: ci sono autori di ogni lingua e nazionalità "è un'arena di confronto sarà così pure quest'anno" Da sempre la coscienza critica di quel Paese è nella letteratura di personaggi come Oz Grossman o Yehoshua Assessore Oliva, le polemiche sull'invito a Israele al Salone del Libro vi faranno tornare sui vostri passi? "No, il Salone del Libro è sempre stato un'arena di confronto culturale in cui sono stati invitati autori di ogni lingua e nazionalità. Sarà così anche quest'anno". Palestinesi e arabi minacciano il boicottaggio perché il loro invito sarebbe un risarcimento. Cosa replica? "Che non è vero. In particolare nello spazio Lingua Madre, gestito dalla Regione, quest'anno è stato previsto un calendario di appuntamenti con autori siriani, palestinesi, libici, libanesi così come armeni o sudamericani. Insomma un panorama a 360 gradi di scrittori che abbiano prodotto libri che parlano della loro terra. Programma e inviti sono stati fatti ben prima che scoppiassero le polemiche di questi giorni". L'invito a Israele è stato fatto proprio per il 60esimo anniversario della costituzione dello Stato Ebraico. Non è una provocazione per i palestinesi? "L'invito è rivolto a una cultura che negli ultimi decenni ha dato autori di fama mondiale, tradotti in tutte le lingue, come Amos Oz, David Grossman e Abraham Yehoshua, per dire solo i tre nomi più famosi. Tutti, in particolare Yehoshua che è pacifista convinto, nelle loro opere hanno analizzato in chiave critica la vicenda storica di Israele dal 1948 ad oggi. Tutti e tre sono molto critici nei confronti della politica di Israele nei Territori. Da sempre la coscienza critica di Israele, quella di chi ha chiesto il dialogo con gli arabi, è nella letteratura. Trovo un paradosso che rischi di diventare ragione di boicottaggio". (m.trab.).

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"un feroce integralismo dietro la facciata soft" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

 

Pagina IX - Torino Il sindaco Chiamparino: la politica dovrebbe stare fuori "Un feroce integralismo dietro la facciata soft" Sono stati invitati rappresentanti palestinesi: se loro si rifiutano, la colpa non è degli organizzatori "Nessuna marcia indietro. Anzi, la posizione di quelli che attaccano la scelta di Israele come paese ospite della Fiera nasconde, dietro una facciata soft, un feroce integralismo". Il sindaco Sergio Chiamparino lunedì in Sala Rossa, alla vigilia del consiglio di amministrazione della Fondazione, ribadirà la posizione del Comune e il pieno appoggio al presidente della Fiera del Libro, Rolando Picchioni. Signor sindaco, non era meglio scegliere un altro Paese per evitare le polemiche? "Sapevamo benissimo che la scelta di Israele avrebbe innescato questa querelle. Un rischio che abbiamo deciso di assumerci". Perché? "Chi attacca la Fiera non si rende conto che la decisione di ospitare Israele è plurale e democratica". Le bordate arrivano anche dalla politica, sinistra compresa. Come le giudica? "La politica dovrebbe star fuori, fare un passo indietro. Si tratta di un'iniziativa culturale e negare ad Israele la possibilità di partecipare alla Fiera vuol dire negare che possa esistere uno Stato e una cultura ebraica. Questo va contro ciò che sosteniamo da sempre: due stati e due culture, una ebraica, l'altra palestinese. E poi non c'è bisogno di questa querelle per evidenziare la distanza che c'è tra una parte del centrosinistra ed esponenti come Chieppa". I critici lamentano che non c'è confronto. Cosa ribatte? "Alla Fiera sono stati invitati rappresentanti palestinesi. Le occasioni di confronto non mancano. Se gli invitati si rifiutano non è colpa degli organizzatori". (d.lon.).

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Ebrei musso di romanato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2008)

 

DIETRO AD OGNI grande storia ci sono grandi personaggi che spesso restano nell'ombra. E' il caso di Giuseppe Musso, partigiano della Brigata Garibaldi con il nome di battaglia di "Spartaco" il cui ruolo fu fondamentale nell'imbarco di centinaia di ebrei verso la Palestina. A parlare di Musso è la figlia Franca Carla, giovanissima staffetta all'età di 8-10 anni. La storia di Giuseppe Musso è quella di un antifascista savonese dalla penna facile che scrive e stampa volantini antifascisti con il Professor Calandrone, preside delle scuole commerciali, iniziata con un arresto causato da un gesto banale. "Quando Mussolini era venuto a Savona - spiega la signora Musso - ? mio padre era tra la folla. Ma fu arrestato per uno strano movimento del braccio che aveva fatto: temevano che avesse una bomba e che volesse fare un attentato. Probabilmente la polizia lo teneva d'occhio da tempo". Dopo un anno circa passato in carcere viene mandato al confino a Novelli, ai piedi del Gran Sasso. "Per più di un anno non abbiamo saputo niente di lui - dice la figlia - ci dicevano solo che stava bene. Non sapevano dove fosse, come rintracciarlo." Dopo avere ottenuto un permesso speciale per partecipare al funerale di un parente riesce a fuggire alla distratta sorveglianza di due poliziotti e nel '43 raggiunge i partigiani sopra Ceva. I bombardamenti su Savona del '43 costringono la famiglia a sfollare a Priero. "Lì vivevamo in una cascina - spiega Franca Carla Musso - e i tedeschi stavano al piano di sopra. Io nascondevo i messaggi sotto il foulard e li portavo ai partigiani. Avevo 8/9 anni, ma non avevo paura. Anche Bina Carossino, allora professoressa di matematica a Savona, era una staffetta partigiana". Nel '45 con la Liberazione, Giuseppe Musso "Spartaco" torna a Savona, in un clima ancora difficile e confuso: "Ricordo che c'era un cecchino appostato sull'orologio del vecchio San Paolo che sparava" dice la signora Musso. L'attività di "Spartaco" a favore degli ebrei inizia già quell'anno, probabilmente in contatto con Ada Sereni. "Mio papà non è mai sceso nei dettagli - racconta - ma so che aveva aiutato centinaia di ebrei a raggiungere La Spezia dove c'era l'imbarco più importante per la Palestina. Si trattava di barconi da trasporto tipo la Palinuro. Erano le barche del dottore Francesco De Pirro, amico di papà. Partivano almeno due imbarcazioni al mese, tutto avveniva di notte". Proprio in seguito a questa attività Musso verrà arrestato dagli inglesi, che avevano posto il blocco navale davanti alla Palestina allora sotto mandato britannico, per impedire qualsiasi sbarco. "Fu imprigionato nel carcere di Sant'Agostino - ricorda - ma gli ebrei che si trovavano a La Spezia in un campo di raccolta organizzarono uno sciopero della fame, protestando contro l'arresto di papà e chiedendone la liberazione". Poi i ricordi vanno all'amicizia di Musso con Pertini, il viaggio in Israele ospite del governo, i due giovani cugini di 16 e 17 anni morti a Mathausen e "quel canto d'Israele che non dimenticherò mai". e. r. 02/02/2008.

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Polemiche / creano inquietudine le accuse dello scrittore egiziano contro le scelte del salone torinese - torino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)

 

Cultura POLEMICHE / Creano inquietudine le accuse dello scrittore egiziano contro le scelte del Salone torinese TORINO L'ultimo attacco contro la presenza di Israele alla prossima Fiera del libro di Torino, in veste di ospite d'onore e dunque con i suoi scrittori e i suoi maggiori esponenti della cultura, viene da Tariq Ramadan. Il contestato intellettuale egiziano, nipote del fondatore della setta dei Fratelli musulmani, ha dichiarato ieri che è necessario "affermare in modo chiaro che non si può approvare nulla che provenga da Israele", e che perciò il boicottaggio della manifestazione torinese, lanciato qualche settimana fa da alcune unioni di scrittori arabi, è sacrosanto: "Non bisogna recarsi in un posto destinato a celebrare uno Stato che pratica l'omicidio e la distruzione". Una posizione "quantomeno bizzarra, la sua", commenta Ernesto Ferrero, direttore della fiera, "anche perché Ramadan, l'anno scorso, è stato da noi e ha tenuto senza problemi e senza censure un suo intervento. Trovo inaccettabile che la libertà di pensiero per lui vada in una sola direzione". Sono giorni difficili, in sostanza, per la kermesse torinese che aprirà i battenti l'8 maggio. Avviata da un'iniziativa locale del Partito dei comunisti italiani, che ha chiesto di estendere l'invito ufficiale, oltre che a Israele, anche alla Palestina, la campagna di contestazione comincia a preoccupare seriamente i vertici della Fiera del libro e pure le autorità di polizia. Non è tanto per l'eventualità che qualche sponsor, intimorito da quanto sta accadendo, si possa ritirare. A questo proposito Rolando Picchioni, ai vertici di Librolandia con Ferrero, è categorico sulle voci che sono circolate: "Il rapporto con gli sponsor rimane fuori discussione". Il vero rischio, semmai, è che qualche gruppo estremista possa tradurre in fatti l'ostracismo allo stato di Tel Aviv, che finora è stato limitato a un boicottaggio su giornali e siti internet italiani e del mondo arabo. Ne sortirebbe una fiera in stadio d'assedio, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire. Picchioni e Ferrero hanno tentato di andare incontro alle richieste degli artefici del boicottaggio, assicurando che nei cinque giorni del salone "sarà garantita piena dignità" alla cultura palestinese. Ma non sembra un'apertura sufficiente. Intanto c'è già chi ipotizza che si possa recedere dall'idea di ospitare la nazione ebraica. Picchioni e Ferrero lo escludono. Però se dovesse accadere, come sostiene Tullio Levi, presidente della Comunità degli ebrei di Torino, "sarebbe un vero disastro". E oppone "alla campagna intimidatoria" una proposta: "Perché non invitare le tante associazioni che si occupano da tempo di integrare israeliani e palestinesi?".

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Assalto alla sede diplomatica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-02-2008)

 

Esteri Pagina 113 Assalto alla sede diplomatica --> Tunisi Un commando ha attaccato la scorsa notte con armi automatiche l'ambasciata d'Israele in Mauritania, uno dei tre paesi islamici, con Egitto e Giordania, ad avere relazioni diplomatiche con lo stato ebraico, provocando il ferimento di tre francesi, due dei quali, fra cui una donna, sono stati colpiti da pallottole vaganti. L'attacco, definito da Israele "un atto di terrorismo", avviene quattro giorni dopo che il presidente dell'Assemblea mauritana ha chiesto pubblicamente al governo di riconsiderare le relazioni, definite "vergognose" con lo stato ebraico e un mese dopo l'uccisione di quattro turisti francesi e il successivo annullamento della Dakar 2008. L'ambasciatore israeliano a Nouakchott, Boaz Bismuth, ha confermato che "l'edificio è stato colpito".

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Olmert si dimetta, il Rapporto Winograd non è assolutorio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 02-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del DANNY YATOML'ex capo del Mossad e ora deputato laburista: il premier in Libano ha commesso molti errori anche se non per fini personali, come osserva il dossier "Olmert si dimetta, il Rapporto Winograd non è assolutorio" di Umberto De Giovannangeli "So che il primo ministro ha tirato un sospiro di sollievo dopo aver letto le conclusioni del Rapporto Winograd. Mi dispiace per lui, ma non credo che questa lettura consolatoria sia corretta e fondata. Certo, il Rapporto sostiene che non ci furono secondi fini personali nella scelta di entrare in guerra. Ma questo non basta per chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità. È stato chiamato a farlo Dan Halutz (l'ex capo di stato maggiore "dimissionatato"), tanto più deve farlo chi ha responsabilità politiche primarie. Per questo resto della convinzione che Ehud Olmert deve rassegnare le sue dimissioni". A parlare è un mito dell'intelligence di Israele: Danny Yatom, già capo del Mossad (il servizio segreto dello Stato ebraico), oggi parlamentare laburista. Ehud Olmert ha accolto con un sospiro di sollievo il tanto atteso e temuto Rapporto Winograd sulla guerra in Libano. Pericolo scampato? "Non sono di questo avviso, ed è la ragione per la quale assieme ad altri parlamentari ho chiesto e ottenuto che Olmert si presenti davanti alla Knesset (lunedì prossimo, ndr.) per discutere dei contenuti e delle risultanze di quel Rapporto. Per quanto mi riguarda, non credo che l'atteggiamento liberatorio del primo ministro sia fondato. Quel Rapporto esclude che vi siano stati fini personali, calcoli strumentali, nella decisione di avviare il conflitto, ma restano pesantissimi e argomentati rilievi sulla conduzione dei 34 giorni di guerra che chiamano in causa non solo l'allora capo di stato maggiore ma gli stessi vertici di governo. Ed Olmert non può sottrarsi alle sue responsabilità". L'attenzione è puntata anche su Ehud Barak, leader del Labour. "A Ehud ricordo gli impegni che si era assunto in un discorso tenuto nel kibbutz di Sdot Yam: in quella occasione Barak disse in modo molto chiaro e netto che dopo la pubblicazione finale del Rapporto Winograd, il partito avrebbe tratto le dovute conseguenze.". Vale a dire? "Avremmo chiesto un cambio alla guida del governo o, in alternativa, elezioni anticipate. Non credo che le risultanze a cui è giunta la Commissione Winograd abbiano rimesso in discussione questi propositi". Diversi ministri laburisti chiedono a Barak di restare al governo per senso di responsabilità nazionale. "Evidentemente abbiamo una idea un po' diversa di responsabilità nazionale. Penso alla responsabilità verso l'opinione pubblica ma anche verso i nostri soldati, i quali ci chiedono conto del nostro operato come noi chiediamo loro di sacrificarsi per la sicurezza di Israele. Questo senso di responsabilità ci impone di non liquidare il Rapporto Winograd come uno scampato pericolo. Gli errori commessi in quella guerra non sono incidenti di percorso". Il Rapporto mette in luce preoccupanti limiti nella gestione delle operazioni militari. "Certo, il Rapporto ha messo in luce errori e contraddizioni nella conduzione delle operazioni sul terreno. E questi errori richiedono una complessa azione, non solo di carattere strettamente militare ma anche motivazionale, di ammodernamento del nostro esercito, un gravoso lavoro a cui si sta dedicando con grande perizia il nuovo capo di stato maggiore Gabi Ashkenazi. Ma il limite maggiore di quella guerra è stato di natura politica, perché se era chiara la ragione per cui si era aperto il conflitto, l'attacco di Hezbollah, mai è stato chiaro lo sbocco reale di esso. Questa assenza di chiarezza strategica ha pesato enormemente sulla conduzione delle operazioni. E la responsabilità non può essere scaricata sui vertici di Tsahal". Anche il leader del Likud, Benyamin Netanyahu, chiede a gran voce le dimissioni di Olmert. "Non è una buona ragione per far finta che nulla sia successo".

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La celebrazione dell'altro Sessantotto, quello senza violenza puntualizza il portav (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

 

La celebrazione dell'altro Sessantotto, "quello senza violenza" puntualizza il portavoce della comunità Mario Marazziti, è il colpo d'occhio di San Giovanni in Laterano completamente gremita. Tra le grandi navate della cattedrale di Roma (sede ecclesiastica ufficiale del Papa) ieri sera si parlavano decine di lingue, sull'altare celebrava il Segretario di Stato vaticano, nelle prime file di banchi siedevano il capo dello Stato e quello del governo insieme a metà establishment politico-finanziario italiano (Napolitano, Prodi, Gianni Letta, Fassino, Veltroni, Bonanni, Fioroni). La sagrestia del Laterano, poi, era affollata di vesti viola e purpuree dei vescovi e cardinali "amici". La lista di "sponsor" incrocia trasversalmente palazzi sacri (Bertone, Ruini, Tettamanzi, Sepe, Tauran, Poupard) e quelli laici (Rutelli, Veltroni, Letta, Merkel, Kofi Annan, Amato, Frattini). La cerimonia per il 40° anniversario è la raffigurazione plastica del "Sant'Egidio power", una multinazionale della solidarietà e del dialogo interreligioso da 50 mila membri in 72 nazioni. Gli studenti che il 7 febbraio 1968 si incontrarono alla Chiesa Nuova di Roma oggi hanno i capelli bianchi e sono quasi tutti professori universitari (come il fondatore, Andrea Riccardi o il mediatore con la Cina, Agostino Giovagnoli), mentre la diffidenza della Curia per la "diplomazia parallela" è talmente superata che adesso è il capo delle feluche d'Oltretevere a festeggiare la comunità. Eppure, malgrado i riconoscimenti dell'Ue e delle Nazioni Unite per le riuscite mediazioni in vari conflitti e crisi in Africa, Balcani e Sud America, fino a poco tempo fa i "santegidini" incassavano Oltretevere (inclusa nella Terza Loggia dell'ex "premier" Angelo Sodano) più riserve che consensi, per l'esito negativo dei negoziati in Algeria o per sovrapposizioni ai canali ufficiali della diplomazia vaticana. E ora Riccardi, citando Benedetto XVI, lancia la "sfida di un nuovo modello antropologico che non sia piegato tutto alle esigenze del mercato e dell'effimero". Alla Comunità è riuscito di trasformare la chiesa di San Bartolomeo all'Isola Tiberina nel "Memoriale dei martiri del nostro tempo", che richiama pellegrini da tutto il mondo con le reliquie di monsignor Romero e di Paul Schneider, di Franz Jaegerstatter ("il contadino tedesco che ha resistito al nazismo per fedeltà evangelica") e Alberto Hurtado, André Jarlan, del cardinale Posada Ocampo e del monaco romeno ortodosso Sofian, dei martiri ruandesi e melanesiani. Inoltre al "Sant'Egidio power" contribuisce il "Meeting Uomini e Religioni" (arrivato alla 21° edizione) che rilancia lo "spirito d'Assisi" facendo incontrare il Papa, i patriarchi ortodossi, il primate anglicano, il rabbino capo d'Israele e personalità islamiche. Un mese e mezzo fa, poi, l'approvazione all'Onu della risoluzione per una moratoria universale della pena capitale, tradizionale battaglia della Comunità che deriva il suo nome dal piccolo monastero di clausura nel cuore di Trastevere, accanto alla Basilica di Santa Maria, in cui pregano insieme ogni sera. In quarant'anni è passata dai primi "doposcuola" per i bambini immigrati nelle baracche della periferia romana ai "summit" internazionali. Accanto ai delegati delle chiese cristiane "sorelle", ortodossi orientali e protestanti occidentali, il centinaio di vescovi ieri arrivati a San Giovanni fotografano l'approvazione ormai unanime per la Comunità. E la sua logica di "sostituire gli steccati con i ponti" ha ispirato persino il "rosso" Fausto Bertinotti che domani visiterà la parrocchia della borgata di Tor Tre Teste per fare una donazione. "In Italia sentiamo l'esigenza di superare i vantaggi di parte e le logiche di corto respiro per metterci a lavorare tutti insieme. Non va umiliata la voglia di ripresa del paese - spiega il leader Riccardi, che ha tra le mani il telegramma di auguri del Patriarca di Mosca, Alessio II -. C'è il rischio di scaricare sulle spalle dei più deboli l'incapacità di una parte delle classi dirigenti di pensare secondo il bene comune. La festa dei nostri primo 40 anni non è il momento di trionfalismi ma di scegliere come provare a cambiare il mondo in meglio, pur con mezzi deboli". L'obiettivo indicato dal fondatore è "riannodare i fili di una convivenza civile e sociale sia qui in Italia sia nel mondo mentre crescono la sfida della violenza diffusa e la tentazione dello scontro tra mondi culturali diversi".

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Ferraris a Goteborg cerca altri punti iridati (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

 

SCHERMA. COPPA DEL MONDO UNDER 20 Ferraris a Goteborg cerca altri punti iridati [FIRMA]ROBERTO SARACCO CASALE Bissare la finale di sette giorni fa a Basilea e consolidare la seconda piazza della classifica mondiale in vista dei campionati iridati di categoria che si terranno dal 6 al 13 aprile ad Acireale, in Sicilia. E' questo l'obiettivo dello spadista casalese Luca Ferraris che oggi sarà in pedana a Goteborg in una delle ultime prove di Coppa del Mondo Under 20 di spada. Il campione monferrino arriva all'appuntamento galvanizzato dalla seconda posizione colta in Svizzera, che gli ha permesso di agganciare nella graduatoria iridata il compagno di nazionale Matteo Trager a quota 84. "Nonostante la febbre che lo ha limitato ad inizio settimana, Ferraris ha la possibilità di fare molto bene in Svezia" dicono fiduciosi i tecnici del giovane spadista. Il circuito di Coppa del Mondo proseguirà poi con le gare in Iran ed Israele, dove però la nazionale italiana ha deciso di non partecipare, per concludersi con l'ultima prova della stagione a Nimes, dove il giovane nazionale dovrà difendere la piazza d'onore conquistata lo scorso anno. La prossima settimana saranno impegnate in Coppa del Mondo anche le altre casalesi Sara Carpegna e Carolina Buzzi, in Austria, entrambe alla ricerca di punti pesanti per la convocazione ai mondiali di Acireale. Con l'ultimo successo in Francia, Carolina Buzzi è balzata in sedicesima posizione, terza delle azzurre alle spalle di Rizzi e Muroni. Le sue quotazioni sono dunque in ascesa. Per quanto riguarda i "baby" del Club Scherma Casale i prossimi appuntamenti saranno la prova Under 14 il 16-17 febbraio a Salerno, la 2° competizione Giovani a Torino il 23-24 febbraio e i Campionati Italiani Cadetti il 1° e 2 marzo a Frascati.

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Lettera-testamento di Yossi Rakover che "si rivolge a Dio" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

 

Oggi a Cuneo. Lettera-testamento di Yossi Rakover che "si rivolge a Dio" Il libro di Zvi Kolitz diventa un recital con Olivero e Occelli L'attore legge, il musicista l'accompagna con il flauto e il sax. Come scenografia le immagini della mostra "Senz'armi di fronte a Hitler". Oggi, alle 18, nella Sala della Provincia che si affaccia su corso Nizza, Luca Occelli e Franco Olivero sono gli autori della performance che propone brani da "Yossi Rakover si rivolge a Dio" di Zvi Kolitz. "La lettura di questo libro mi ha fatto una grande impressione e così è nata con Franco l'idea di musicarne alcuni brani", racconta Luca Occelli che con Olivero e Tiziana Ferro ha già portato in scena, per la compagnia Il Melarancio, "A Cavallo delle Alpi" tratto da "Nella notte straniera" di Alberto Cavaglion. "Poiché il testo è già stato proposto in forma teatrale, anche da Moni Ovadia, non ne abbiamo tratto un monologo, ma presentiamo una lettura recitata di alcuni passi", aggiunge. L'autore, Zvi Kolitz, immagina di trovare la lettera-testamento tra le macerie annerite del ghetto di Varsavia. L'ha scritta uno degli ultimi ebrei sopravvissuti che fa un resoconto degli avvenimenti, prima di morire. "La sua famiglia è stata sterminata - riprende Occelli - e Yossi Rakover, dopo aver descritto quello che è capitato ai suoi figli, compone una lunga preghiera di cui noi abbiamo preso alcune parti. "Credo nel Dio di Israele anche se ha fatto di tutto perché non credessi in Lui" - scrive Yossi - "Credo nelle Sue leggi anche se non posso giustificare i Suoi atti" e pregando Gli chiede di fargli capire l'incomprensibile. Il recital è proposto dal Centro di Formazione Santos-Milani con la Comunità di Mambre e l'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea che curano la mostra, allestita fino al 5 febbraio. \.

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Eroismo e generosità del "Perlasca" savonese (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

 

La storia Giuseppe Musso nel ricordo della figlia Franca SILVANO GODANI Eroismo e generosità del "Perlasca" savonese SAVONA Anche Savona ha avuto il suo Perlasca. In realtà il paragone non è calzante perché il nostro "Perlasca" è Giuseppe Musso, agente marittimo di professione, partigiano nella Divisione "Gin Bevilacqua" per scelta, solo alla fine della Seconda Guerra Mondiale organizzatore di trasporti clandestini di Ebrei alla volta di Israele, eludendo la stretta sorveglianza degli Inglesi che ostacolavano le operazioni per motivi di politica internazionale. Siamo nel 1945, ben prima che il motoveliero "Rondine" e la corvetta canadese "Beauharnois" tra il gennaio e il giugno 1946 riuscissero a far sbarcare ad Haifa oltre 2000 ebrei scampati ai lager nazisti e Giuseppe Musso, ritornato a Savona e al suo lavoro dopo la Liberazione, si butta a capofitto nell'impresa anche a costo della libertà personale. Viene arrestato, infatti, dagli Inglesi fra il '46 e il '47 e internato nel carcere di Sant'Agostino "grazie a una spiata, perché purtroppo le spie ci sono sempre" ricorda commossa la figlia Franca Carla Musso, una dolce e ancora giovane signora dai capelli mossi biondo-cenere, i tratti del volto decisi, custode riservata della memoria del papà, perso nel 1966 quando aveva solo 62 anni, probabilmente anche in seguito alle botte subite dai fascisti durante la prigionia fra il '39 e il '43 e alle traversie della guerra partigiana. "Per poter vedere papà durante l'ora d'aria nel cortile -dice la signora Carla, soprannome di battaglia- montavo sul water al 6° piano del grattacielo Pancaldo di fronte al porto, dove eravamo ospitati, e lo osservavo dalla finestrella che dava sul retro. Ben presto, però, gli Inglesi furono costretti a rilasciarlo perché gli Ebrei ammassati a La Spezia nel campo profughi fecero lo sciopero della fame in suo favore". Gli imbarchi avvenivano nottetempo su tre velieri della stazza, più o meno, della motonave Palinuro -ricorda ancora la figlia di Musso- che portavano i nomi dei figli del proprietario, il dottor Francesco De Pirro (anch'egli ex-partigiano), tra la rada di Vado Ligure e Capo Noli, ma tutti i portuali collaboravano come potevano con imbarcazioni che non dessero troppo nell'occhio, tra le quali "un bellissimo motoscafo azzurro che faceva la spola tra Savona e Vado". Proprio per questa sua attività Israele conferisce a Giuseppe Musso nel 1964 una medaglia d'argento, che su una faccia reca inciso il percorso delle navi-traghetto in tutto il Mediterraneo e sull'altra una nave che spezza il reticolato spinato dei lager, e un lasciapassare per tutti i territori della "terra promessa". Questa è la storia del repubblicano "mazziniano" Giuseppe Musso, arrestato nel '39 per sospetto attentato al Duce in visita a Savona in seguito a un suo gesto mal interpretato, denunciato per i volantini sovversivi stampati nella sede del Lavoro, sfuggito alla fucilazione in Valloria dove cadde Cristoforo Astengo, e della sua decisa figlioletta Franca, che in 3^ elementare dalle Suore della Neve si rifiuta di indossare la mantelletta nera da Piccola Italiana e sfolla dalla nonna a Priero, vicino a Ceva, dove fa la staffetta tra gli 8 e i 10 anni in mezzo alla neve con gli sci e lo slittino, nascondendo i dispacci arrotolati fra i capelli protetti da un fazzoletto, degna figlia di "Spartaco" (il papà in montagna), aspettando il messaggio di Radio Londra "Enrica non fare i capricci" che segnalava un prossimo lancio di aiuti nella notte sulle colline. Che ricordo ha della Savona del tempo? "Era una Savona molto cattiva, fascistizzata, dove non ti potevi fidare neanche di quelli che sembravano amici: e qualcuno circola ancora oggi". Per la precisione, ma senza astio.

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Palestina, crisi umanitaria e politica a Gaza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 02-02-2008)

 

La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.138 del 02/02/2008 Home Cronaca Politica Esteri Economia Scienze Spettacolo Cultura Sport Focus Esteri Palestina, crisi umanitaria e politica a Gaza Gaza City, 2 feb.- Alla fine è successo: la crisi istituzionale, politica e militare in corso a Gaza si è trasformata dolorosamente in un dramma umanitario dalle proporzioni ancora indecifrabili. Il containment israeliano alla Striscia è degenerato negli ultimi giorni in una morsa che ha colpito indiscriminatamente la popolazione civile e una sparuta minoranza di i militanti terroristi. La chiusura ermetica degli accessi al cosiddetto “Hamastan”, complici gli stenti e il risentimento delle persone comuni, ha spinto il milione e mezzo di cittadini palestinesi sempre più tra le braccia del movimento estremista palestinese, sortendo l'effetto contrario rispetto alle intenzioni palesate da Israele e aprendo un nuovo fronte nello scenario già critico in atto in Palestina. Il partito in armi fondato dallo sceicco Yassin ha sfruttato la marea montante alla frontiera con l'Egitto per aprire una nuova breccia nel muro divisorio, dalla quale sono transitati in poche ore 350 mila palestinesi per andarsi a sfamare oltre confine, ma soprattutto per rinsaldare una comune progettualità con i Fratelli Mussulmani egiziani, di cui Hamas si è sempre proclamato una costola. Il movimento islamista de Il Cairo ha forzato la mano al presidente Mubarak che, alla fine, ha optato per il non intervento dell'esercito egiziano. Riportare l'ordine con la forza lungo il valico di Rafah sarebbe stata un'azione indigesta all'opinione pubblica musulmana, molto più partecipe alla causa palestinese rispetto a tutti i governi arabi. Sono rimaste inascoltate le grida interessate di esperti internazionali che hanno denunciato il rischio di un atteggiamento così duro di Tsahal, a seguito della decisione di chiudere Gaza in una morsa in risposta ai ripetuti lanci di razzi Qassam verso le cittadine israeliane di confine. Il primo è stato John Dugard, il responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi, che avvertiva del disastro umanitario imminente e ammoniva Israele per "la violazione dello stretto divieto di punizione collettiva contenuto nella quarta Convenzione di Ginevra". Ma le voci di protesta si sono levate anche da parte israeliana, tanto che uno scrittore illuminato come Abraham Yehoshua chiedeva ripetutamente con lucido vigore "l'ora della tregua". Purtroppo però, sintomo di un collasso generalizzato, non doveva suggerirla certo un insigne letterato l'unica via d'uscita a questa crisi. Il cessate il fuoco è la sola arma di pace nelle mani di israeliani e palestinesi per cercare di rimettere insieme i pezzi, se ancora ci sono, di un vaso di pandora andato ormai in frantumi. Il quadro che si sta delineando è abbastanza controverso, perché numerosi sono gli attori in grado di fare la loro mossa a Gaza. A partire da Hamas per finire ad Israele, passando per i clan armati che gestiscono familisticamente il potere in Palestina, ognuno ha interesse a rafforzare la propria posizione. Sullo sfondo Abu Mazen (nella foto insieme ad Arafat, in un manifesto politico affisso a Ramallah), screditato ed inerme, assomiglia sempre più ad un presidente moribondo nonostante il tentativo fallito di rianimarlo operato dell'amministrazione statunitense. Dopo il putsch dei miliziani di Hamas, che per prevenire l'aggressione dei soldati di Mohammed Dahlan, ex responsabile della sicurezza di Fatah nella Striscia, hanno finito per prendere il controllo di tutto il territorio, si è deteriorato il rapporto con il partito del presidente, sempre più schiacciato su posizioni filo-occidentali e solleticato, più di una volta, dall'idea di lanciare con aiuto americano la reconquista di Gaza. Di traverso si sono messi gli interessi sempre più ingenti della mafia palestinese, armata e influente, che nella Striscia sta cercando di imporre la propria legge. La variabile impazzita, grazie al fiorente traffico di armi, si è arricchita con la frammentazione istituzionale palestinese, tanto da portare una delle emergenti dinastie di Rafah, il clan Dugmus, a mettersi in proprio, rifiutando di rispondere ai comandi del vertice di Hamas per noleggiare le proprie prestazioni delittuose al miglior offerente, fosse anche al-Qaeda. Da questo quadro si desume quanto sia controproducente l'atteggiamento di sostanziale indifferenza della comunità internazionale che alimenta la divisione tra le forze politiche palestinesi – nonostante la telefonata di condoglianze di Abu Mazen a Mahmud al-Zahar, leader di Hamas nella Striscia di Gaza, che ha perso il figlio negli ultimi giorni – invece di lavorare per una liaison in grado di stemperare gli estremismi. è insensato perché produce effetti opposti a quelli che, almeno a parole, sembrano essere gli obiettivi ampiamente condivisi: la costruzione di uno stato palestinese indipendente e moderato, la garanzia per Israele di vivere in pace e in sicurezza. Oggi più di ieri sembra impossibile raggiungere questi fini senza coinvolgere in modo serio le due anime più rappresentative del popolo palestinese, Hamas e Fatah. Dal loro dialogo dipende la capacità dell'Anp di rinnovarsi e di proporsi ad Israele come un interlocutore credibile. Roberto Coramusi geopolitica.info.

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L'immaginario terrorista contro l'era del controllo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 02-02-2008)

 

L'immaginario "terrorista" contro l'era del controllo Masao Adachi torna al cinema dopo trent'anni con "The Prisoner", la storia dell'Armata rossa giapponese nella prigionia di un militante. Un'immagine tra finzione e realtà, che è stata il segno del festival Cristina Piccino Rotterdam Uno in Olanda, l'altro alla Berlinale, Masao Adachi e Koji Wakamatsu i vecchi amici e complici di cinema, autori esplosivi e assai scomodi nel Giappone degli anni Sessanta come in quello di oggi, hanno sentito nello stesso momento l'urgenza di confrontarsi con un pezzo di Storia del proprio paese. Che li ha visti protagonisti, specie Masao Adachi "esiliato" in Libano per vent'anni dove nel 2000 insieme a altri attivisti dell'Armata rossa giapponese viene arrestato e espulso per una storia di passaporti falsi, estradato in Giappone e messo in galera con l'accusa di terrorismo. La storia dell'Armata rossa giapponese si chiude in questi anni, nel 2000 viene arrestata a Osaka Fusaku Shigenobu che tutti credevano vivesse anche lei in Libano, una delle figure più importanti del gruppo, condannata a vent'anni. Nessuno dei due film - Cronache dell'Armata Rossa di Wakamatsu sarà al Forum - è arrivato in Italia, Wakamatsu pensava di andare a Torino ma a Nanni Moretti il virus di quel cinema non addomesticabile non poteva piacere. Meno che mai il film di Masao Adachi The Prisoners /Terrorist che non è la "biopic" di un terrorista e nemmeno del movimento cresciuto in Giappone negli anni settanta contro il sistema interno di monarchia e saturazione sociale e con la rivendicazione (in questo più vicini ai tedeschi della Rote Armee Fraktion che alle Brigate Rosse) di una dimensione internazionalista, soprattutto la lotta accanto al fronte di liberazione palestinese. Lo stesso Adachi ha combattuto a lungo con l'Olp convincendo Wakamatsu a girare un film sulla realtà dei palestinesi quando il regista, che pure amava moltissimo JL Godard non sapeva neanche dell'esistenza di Ici et ailleurs. Come Godard con quel film sulla Palestina anche Wakamatsu è stato attaccato come pericoloso fiancheggiatore del terrorismo. Il Prigioniero però è un film tutto "interiore", che quella storia la narra per raccontare il presente: il Giappone dove il governo di destra vuole ripristinare l'atomica, e soprattutto l'ideologia di guerra-al-terrorismo che ha permesso un fine azzeramento dei cervelli a livello mondiale. A parte alcune sequenze iniziali tipo flashback, col protagonista che si dice ispirato a un altro leader del gruppo, Kozo Okamoto (ma anche al regista), kefiah sulla testa e mitra tra le braccia mentre insieme agli altri decidono un dirottamento, le azioni del gruppo restano nel fuoricampo. Infatti il ragazzo è già nelle mani dei militari giapponesi, ha raccontato tutto con la promessa del suicidio ai due graduati che gli ridono in faccia: l'arma è scarica, per lui ci sono i corpi speciali e un carcere di massima sicurezza. Quelli insomma tipo Guantanamo, dove si sperimentano le torture più atroci disumanizzando la gente nel rito umiliante della violenza quotidiana. Ma l'ellissi, e la scelta di concentrare la narrazione nelle sevizie della polizia e nel dialogo muto del personaggio, spiega più di qualsiasi messinscena. Ci dice con chiarezza come è facile impazzire perdendo lucidità anche politica se si vive in un paese che usa la repressione come fondamento sociale, il Giappone ha prodotto una disperata resistenza negli anni sessanta-settanta di movimenti studenteschi che rifiutavano le imposizioni internazionali degli americani ma anche il controllo dell'individualità messo in atto dai suoi governanti come antidoto alla sconfitta della guerra. La società ordinata, dai piccoli gesti misurati, coi padri divinizzati come l'imperatore e il disagio del protagonista quando è adolescente e sotto gli occhi paterni un poco di riso dalle bacchette gli cade sulla tavola obbliga a esplodere, altrimenti appunto si impazzisce ... Come gli "angeli violati" che popoleranno più tardi i film del 68 di Wakamatsu sceneggiati da Masao Adachi, pezzi di erotismo estremista e rivoluzione mondiale ... Il cinema di Masao Adachi riparte da qui e dunque è ancora più spiazzante. Nella cella il ragazzo è preso a calci, drogato, trasformato in cane, costretto a mangiare dalla mano di un altro prigioniero stessa tuta arancio delle prigioni americane. E stessa motivazione, sono terroristi, vanno distrutti poco a poco, non hanno diritti perché minacciano il mondo, i militari giapponesi somigliano nel loro essere senza volto ai soldati americani in Iraq che portano i prigionieri al guinzaglio e a tutta quella retorica del terrorismo e della conseguente sicurezza con cui mandare fuori di testa resistenti, antagonisti, studenti, no global, cittadini senza che nessuno più si scandalizzi, anche a sinistra, perché la posta in gioco è il mondo/occidente. Adachi che è stato sceneggiatore di pink movie, i soft porno giapponesi, e regista di serie "b", non girava film vista la sua situazione politica da trent'anni, e in questo suo ritorno il fare cinema del passato c'è tutto ma con potenza sovversiva al presente, nel corpo a corpo tra immaginario e una realtà quasi "documentaria". Fantasmi giapponesi che diventano il fantasma della rivoluzione, la sua impossibile sfida a un sistema che isolandolo lo ha reso debole e sconfitto. Osservato da telecamere come in un "grande fratello", manovrato nelle sue reazioni e persino nell'idea di essere ancora "libero", il Prigioniero/terrorista incarna una condizione contemporanea a cominciare dal cinema, la replica delle telecamere di sorveglianza nel reality o in YouTube e il suo contrario, ovvero il controllo senza limiti e ormai fuori dal genere, sul confine sempre più ambiguo di realtà/finzione. Un film inquietante e una sfida attuale. L'immagine fuori dallo schermo, come "reality" non alla Loft però, piuttosto a una versione di iperrealismo "povero" quotidiano, il settantentenne regista giapponese la condivide coi giovanissimi filippini, quasi un cortocircuito di generazioni che anche senza guardarsi reciprocamente (o forse sì, è la genialità della circolazione in rete) lavorano su forme che declinano la visione presente. Ci spiega Khavn de la Cruz, poliedrico regista della nuova generazione filippina che Philippine Bliss nasce da una serie di sei piccoli film, tutti diversi tra loro, girati lo scorso anno. L'attività di Khavn è frenetica come degli altri giovani filippini che anche senza finanziamenti pubblici girano e reinventano il mercato, fa rabbia pensando alle lamentele dei registi italiani... Philippine Bliss è girato in una delle case costruite dal regime di Marcos, una forma architettonica che facilitava il controllo dei cittadini visto che in quel momento era stato dichiarato lo stato d'emergenza. Tra quelle scale, pensate perché non ci si incontri e per meglio inviare soldati e praticare repressione, si incrociano i giovani personaggi: un poliziotto che suona la chitarra e ricorda che sin da piccolo, quando il migliore amico lo abbandona mezzo morto in un deserto, lui era considerato quello più coraggioso. La bella dello stabile che legge appunti e pensa di essere attrice. Una ragazzina che ruba ma non sopporta quando rubano a lei. Un ragazzo che fa il meccanico... E situazioni assurde, esasperate, ripetute serialmente con i personaggi che parlano tra loro e rivolgendosi alla telecamera dell'invisibile interlocutore. L'universo di paradossi in cui si muovono è messo in scena e "spiato", quasi come una registrazione a distanza ravvicinata che documenta le loro vite nella realtà di ogni giorno. Anche qui il confine è sottile se non invisibile. Ma la realtà è molto più forte, e così il conflitto, in questa apparente confusione.

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Mauritania, attacco all'ambasciata israeliana (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 02-02-2008)

 

Sei individui armati di kalashnikov hanno sparato ieri notte contro l'ambasciata israeliana a Nouakchott, ferendo cinque persone al grido di "Allah è grande". Al Qaeda ha messo radici nel Maghreb? E' l'opinione del governo islamico in carica che mantiene ancora rapporti con Israele Geraldina Colotti Un gruppo di sei uomini mascherati, vestiti in abiti tradizionali e armato di kalashnikov, ha attaccato ieri verso le due e venti del mattino l'ambasciata d'Israele a Nouakchott, in Mauritania, nel quartiere bene di Tevragh-Zeina. Secondo i testimoni, i sei - che parlavano Hassanya, la lingua araba locale - sono scesi da una Mercedes davanti a un locale di fronte l'ambasciata, e hanno sparato al grido di "Allah è grande". Dopo quaranta minuti di conflitto a fuoco con gli agenti di guardia, sono riusciti a dileguarsi senza perdite, lasciando sul terreno cinque feriti: nessuno, però, appartenente al personale dell'ambasciata. Lo ha confermato all'agenzia France Presse l'ambasciatore israeliano in Mauritania Boaz Bismuth, che ha attribuito l'attacco al crescente clima di ostilità determinatosi nel paese verso lo stato di Israele. Bismuth ha accusato la stampa locale di aver dato conto "in modo esagerato" delle imponenti manifestazioni di protesta contro il blocco della Striscia di Gaza imposto da Israele. I manifestanti chiedevano al governo della Repubblica islamica mauritana di interrompere le relazioni con Tel Aviv, istituite nel 1999 dal regime del presidente Maaouiya Ould Taya, deposto da un golpe militare nel 2005. Una richiesta ripetuta domenica dal presidente dell'assemblea nazionale di Mauritania, che aveva invitato il governo a "riconsiderare" le relazioni "vergognose" con Israele. Il presidente dell'Assemblea, Messaoud Ould Boulkheir è la terza carica del paese dopo il capo di stato e il presidente del senato. Ed è la prima volta che un responsabile mauritano domanda ufficialmente e a questo livello del potere, di "riconsiderare" le relazioni con Tel Aviv. Ieri, a Gerusalemme, il portavoce del ministero israeliano degli Affari esteri Aryeh Mekel ha definito l'attacco: "un evidente atto di terrorismo che si inscrive nella lunga serie di attentati contro le nostre rappresentanze diplomatiche all'estero". Ha poi ribadito, però, l'"importanza che hanno per Israele i legami con la Mauritania", uno dei tre paesi arabi, insieme all'Egitto e alla Giordania, con cui il suo paese intrattiene piene relazioni diplomatiche. Relazioni che Israele intende mantenere, ha detto ancora Mekel, e per questo ha annunciato di aver assunto "specialisti della sicurezza" per proteggere l'ambasciata israeliana. Questo attacco si aggiunge a quelli del dicembre 2007, che causarono la morte di quattro turisti francesi e di alcuni soldati mauritani e spinsero il governo ad annullare - per la prima volta nei suoi trent'anni di storia - il rally Lisbona-Dakar, che avrebbe attraversato la Mauritania tra l'11 e il 19 gennaio 2008. Dopo l'arresto di tre magrebini e di un mauritano, legati ad ambienti del radicalismo islamico di tendenza salafita, il governo locale aveva attribuito la responsabilità dell'accaduto all'"al Qaeda del Maghreb", che starebbe mettendo radici in Mauritania. E diversi analisti politici come Isselmou Ould Moustapha, direttore del settimanale Tahalil, avevano anche messo in rilievo il legame tra elementi del radicalismo islamico algerino legati all'ex Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc) e "una nuova generazione dei Sahraoui in rotta con l'ideologia del Polisario e della Repubblica araba democratica sahraoui". Ieri, mentre l'esercito continuava a mantenere isolata la zona, il portavoce del governo, Aziz Ould Dahi, ha condannato l'attacco all'ambasciata, e ha promesso alla stampa che i colpevoli sarebbero stati assicurati alla giustizia. Appresa la notizia dell'attacco, anche il ministro degli esteri Massimo D'Alema ha espresso solidarietà al governo israeliano, e ha definito preoccupante l'offensiva terroristica in atto nel Maghreb, "che deve essere respinta e contrastata con gli strumenti del dialogo e della cooperazione internazionale".

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Lettere@ilmanifesto.it (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 02-02-2008)

 

Lettere@ilmanifesto.it Solo utili alla causa? La cosa che più mi stupisce nella polemica sull'invito a Israele per la prossima Fiera del Libro di Torino è il modo in cui veniamo considerati noi. Intendo noi intellettuali, scrittori, cineasti, artisti. Sembra che la nostra presenza non corrisponda a altro che a una specie di arruolamento da parte del potere, che non siamo altro che pedine manovrate da un qualche funzionario di governo. Che non sia importante quello che diciamo o pensiamo, ma semplicemente quello che rappresentiamo da un punto di vista anagrafico. E' come se, negli anni del governo Berlusconi (e in quelli a venire, ahimé), ogni volta che andavamo a un festival o a una manifestazione internazionale, io e i miei colleghi non rappresentassimo (spesso in modo critico) gli italiani e la società a cui apparteniamo, ma solo il governo in carica. Pensare al ruolo degli intellettuali in modo così riduttivo genera una tristezza infinita, perché rivela un vecchio meccanismo inconscio nella storia della sinistra: considerare buoni solo gli intellettuali che sono "utili alla causa". Io sono convinto che nel conflitto mediorientale non si possa fare a meno di stare con i palestinesi. Ma proprio per la sua natura di incontro tra scrittori e pubblico, la Fiera è l'occasione per parlare e dire cose non scontate sulla questione. Rispondere col muro del silenzio e del boicottaggio è cadere nella stessa logica di chi i muri veri li costruisce per dividere i popoli e gli individui. Davide Ferrario regista e scrittore Voglio scegliere Caro Parlato, ho letto con molto interesse la pagina del manifesto domenica. Mi permetta di dare la mia lettura del messaggio che annunciava il boicottaggio, così come mi si è coscientemente imposta quando ho ricevuto l'appello per il boicottaggio. Stabilito che ospite d'onore alla Fiera del libro del prossimo maggio sarà lo stato di Israele, l'appello da me ricevuto proponeva un impegno che andava: "Dalle pressioni sul marketing al boicottaggio delle case editrici che accetteranno di esporre alla Fiera senza prendere una posizione decente sull'inopportunità di dedicarla a Israele, dall'allestimento di un contro-salone del libro alternativo a quello ufficiale". Nulla però si diceva sui fatti che avrebbero supportato "censure", decise dal Cda della Fiera nei confronti di libri che non fossero "allineati" su un sostegno alle scelte politiche del governo di Israele nei confronti dei palestinesi, e, quel che mi ha turbato, si chiedeva una dichiarazione "ideologica" preventiva alle case editrici in merito alla scelta dell'ospite privilegiato della Fiera del libro, cui dovrebbe seguire un boicottaggio delle case editrici inadempienti. Sono consapevole della gravità e dell'inaccettabilità della ormai quarantennale occupazione militare, delle violenze perpetrate, della devastazione che l'esistenza del muro comporta, ma non capisco perché rifiutare l'ascolto (e possibilmente il colloquio: ne è stata preventivamente negata la possibilità?) a persone (come molti degli scrittori israeliani che leggo e apprezzo) che aiutano a porre dubbi e domande (più importanti e stimolanti, a mio parere, di precostituite univoche affermazioni). Davvero è utile per il popolo palestinese (cui è impedito incontrarsi con israeliani, specularmente impediti nell'accesso ai Territori Occupati) mantenere, anche lontano dalla loro terra, questo ferreo principio di inimicizia imposta?). Maggiori informazioni aiuterebbero me - e non solo me - a capire di più e potrebbero (lo spero) alleviare il peso di quella proposta di "boicottaggio delle case editrici che accetteranno di esporre alla Fiera senza prendere una posizione decente sull'inopportunità di dedicarla a Israele". Se aderissi all'invito come proposto lascerei a altri il diritto di scegliere le mie letture, il che mi ricorda il clima immaginato per 1984 da Orwell, e dovrei sostituire l'impegno a rendermi conto con l'acquiescenza a opinioni altrui fondate su un divieto. Augusta De Piero Con un po' di buona volontà Sono d'accordo con Valentino Parlato: la Fiera del libro 2008 non deve essere boicottata. Non riesco a capire in che modo il boicottaggio di una manifestazione culturale in cui lo stato d'Israele è ospite d'onore possa contribuire alla soluzione del problema israelo-palestinese. Quest'anno la giornata della memoria è stata celebrata in modo più rituale del solito. Essa è stata amputata da due tipi di rimozioni: una di "destra", l'altra di "sinistra". La rimozione di destra riguarda le cause storico-sociali e ideologico-religiose dello sterminio degli ebrei. La rimozione di sinistra riguarda la specificità dello stato d'Israele. E' inutile che io cerchi di sviluppare questi due aspetti il cui approfondimento richiede solo un po' di buona volontà. Sembra oramai che in Italia non si riesca a affrontare con serena razionalità e senso storico nessun problema, nemmeno i problemi più tragici e quelli a noi più vicini nello spazio (questione israelo-palestinese) e nel tempo (l'olocausto). Purtroppo la sinistra si discosta sempre meno dalla media nazionale. Cordiali saluti. Sergio Vessella Mi è piaciuto Voglio esprimere il mio più profondo ringraziamento a Valentino Parlato, per il suo bellissimo articolo contro il boicottaggio alla Fiera del libro pubblicato sul il manifesto del 24 gennaio scorso. Con un cordiale e amichevole saluto. Stefano Cattaneo Viola le risoluzioni Onu Caro Valentino, mi dispiace ma la tua risposta di domenica, 27 gennaio, non mi ha affatto convinta: Israele è uno stato razzista che giustifica la propria infamia ammantandosi dell'Olocausto, del quale tra l'altro gli ebrei non sono state le uniche vittime. Condannare lo stato di Israele non significa condannare gli ebrei in quanto tali, mentre tollerare la politica di questo stato razzista significa avallare i suoi soprusi sulla popolazione palestinese, in esplicita violazione degli accordi di Ginevra a tutela delle popolazioni occupate, e le sue punizioni collettive che sono crimini contro l'umanità. Israele non ha mai rispettato le decine di risoluzioni delle Nazioni unite nella più totale impunità e quindi non ha ragione alcuna di essere difesa e accolta come se niente fosse: le persone civili che hanno patito offese e persecuzioni non le infliggono a altri. E noi ci vantiamo per la moratoria sulla pena di morte mentre lasciamo bombardare e bombardiamo noi stessi. Paola Ferroni, Sala Bolognese Invitata... Le polemiche di questi giorni sulla Fiera del Libro di Torino mi inducono a intervenire, dal momento che sono stata invitata anch'io a presentare il mio libro appena uscito dall'editore Carocci, proprio sulla cultura palestinese. Inizialmente avevo accolto l'invito con molto piacere, ma aver saputo che l'ospite d'onore non era più l'Egitto, così com'era stato annunciato, ma Israele, mi ha lasciato perplessa. Quindi ho scritto a Ernesto Ferrero una prima lettera il 17 dicembre 2007, chiedendogli se per par condicio ci sarebbe stato anche "uno spazio sostanzioso dedicato alla Palestina, visto che Israele e Palestina sono due realtà sullo stesso territorio". Avevo anche suggerito i nomi di alcuni scrittori e poeti arabi da invitare, nella speranza che prevalesse la linea della mediazione tra le persone che stavano chiedendo un ripensamento e i dirigenti della Fiera. Ma visto che queste richieste non sono state accolte, e intanto scrittori invitati come Ibrahim Nasrallah facevano sapere che non ritenevano di poter partecipare in quelle condizioni, il 19 gennaio 2008 ho espresso la mia chiara posizione in merito, e cioè che anche se ritenevo "più utile per la Palestina essere presente, sempre che ci fosse stato uno spazio più che dignitoso per i palestinesi", se avesse prevalso la linea della non partecipazione, avrei assunto la stessa posizione dei palestinesi. Non può sfuggire il significato politico più che culturale della manifestazione. Mi domando: c'è ancora lo spazio per una mediazione? Forse la Fiera potrebbe avere un ripensamento e invitare come ospiti d'onore entrambe le culture, la palestinese e l'israeliana, e non farne una questione di stati, tanto più che quello palestinese è inesistente. Si potrebbe così dialogare e confrontarsi civilmente, com'è giusto che si faccia in un salone storico e prestigioso come quello di Torino. Isabella Camera d'Afflitto Facoltà di Studi orientali La Sapienza università di Roma.

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Santa sede dibattito nel dicastero che fu di ratzinger (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 02-02-2008)

 

Santa sede dibattito nel dicastero che fu di ratzinger Il mistero di Israele resiste ancora in Vaticano La presenza del cardinale Schönborn e di Garrigues Il motivo della presenza in questi giorni a Roma del cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, non risiede esclusivamente nella necessità (manifestata l'altro ieri) di presentare nella sala stampa della Santa Sede il primo congresso mondiale della Misericordia che si svolgerà dal 2 al 6 aprile in Vaticano, a tre anni esatti dalla morte di Giovanni Paolo II avvenuta - appunto - alla vigilia della Festa della Divina Misericordia: "Penso - ha detto due giorni fa il cardinale austriaco - che quello della misericordia sia oggi un kairos", ovvero "un momento giusto, per evangelizzazione e missione". Come accade di routine una volta ogni due anni (ma, a seconda delle esigenze, anche più spesso) Schönborn è arrivato da Roma a Vienna anche per partecipare alla sessione plenaria della congregazione per la dottrina della fede. Si tratta, in sostanza, di un appuntamento cui sono invitati i dipendenti del "ministero" della Santa Sede che si occupa di promuovere e di tutelare la dottrina della fede e i costumi in tutto l'orbe cattolico, i 23 suoi membri tra cardinali, arcivescovi e vescovi provenienti da 14 diverse nazioni e un'équipe di esperti nelle varie discipline ecclesiastiche provenienti da tutto il mondo. Sul tavolo della plenaria andata in scena questa settimana c'erano vari argomenti. Li ha sintetizzati Benedetto XVI l'altro ieri mattina: chiarezza nel dialogo ecumenico e in quello con le culture e religioni, rilancio dell'azione missionaria ed evangelizzatrice, difesa della dignità dell'uomo di fronte ai problemi posti dal progresso delle scienze biomediche. E per quanto riguarda il rapporto tra cristianesimo e altre religioni - il Papa non ha fatto accenno alla cosa - è toccato al teologo domenicano francese Jean-Miguel Garrigues esporre una relazione su un aspetto del tema tanto affascinate quanto difficile: la riflessione paolina, espletata nella Lettera ai Romani, sul mistero del popolo ebraico e sulla sua non accoglienza del messaggio del Vangelo. È, infatti, all'interno della Lettera ai Romani che Paolo insiste sull'idea che la salvezza (la giustizia, nel linguaggio paolino) non possa venire dalla legge mosaica, ma solo dalla fede in Cristo. Sta qui, per Paolo, la radice dell'indurimento di Israele. Eppure Dio continua ad avere un progetto di salvezza su Israele. Lo dice bene l'apostolo in Romani 11, 1-10 laddove spiega come Dio non abbia affatto rifiutato il suo popolo, e, in ogni caso, non lo abbia rifiutato per sempre. E, ancora, lo dice bene Paolo laddove svolge il paragone dell'olivo buono e dell'olivastro per simboleggiare i "buoni" e i "cattivi", paragone che evidenzia la vittoria della misericordia di Dio e insieme il suo progetto positivo anche nei confronti dell'Israele incredulo: "Allora tutto Israele sarà salvato", recita Romani 11,26. Il significato del popolo ebraico all'interno del disegno salvifico portato da Cristo resta comunque un argomento difficile e sul quale nei secoli illustri teologi ed esperti non hanno mancato di dire la loro. Ma, forse, la più completa sintesi l'hanno data, nella pratica, le esistenze di quegli ebrei convertiti al cristianesimo che mai hanno rinnegato l'alleanza, il patto, che Dio, secondo la Sacra Scrittura, ha sancito con il popolo eletto. Tra questi, senz'altro, spicca la figura del cardinale Jean-Marie Lustiger. Fu lui, nel libro La promesse (Parole et Silence, 2002), a offrire una delle riflessioni più complete sui rapporti tra cristianesimo e giudaismo. Lui che, convertito dall'ebraismo all'età di 14 anni, poi prete cattolico, è dovuto passare attraverso la terribile esperienza della morte della madre in quel di Auschwitz. Per Lustiger le promesse del Signore fatte nell'elezione santa del popolo ebraico sono irrevocabili, nonostante le umane infedeltà e cadute compiute nel corso della storia. E la loro irrevocabilità giustificherebbe in qualche modo anche la nascita dello Stato d'Israele: la costituzione dello Stato d'Israele, scrisse Lustiger, è "legittima e necessaria". Proprio da ieri, sul tema, in concomitanza con la plenaria della congregazione per la dottrina della fede, è stato indetto a Ostuni anche un seminario promosso da Biblia, un'associazione laica di cultura biblica, e che s'intitola: "Alle origini di una separazione: ebrei e cristiani tra il I e il II secolo". Un seminario che parte dalla domanda di sempre, quella esposta novant'anni fa da Joseph Klausner, il pioniere degli studi ebraici su Gesù: "Come avvenne che Gesù vivesse totalmente all'interno del giudaismo e tuttavia fu all'origine di un movimento che si separò dal giudaismo?". Forse, anche il silenzio in merito da parte di Benedetto XVI nel discorso di due giorni fa ai partecipanti alla plenaria della dottrina della fede, sta a significare come una riposta completa sia lontana dall'essere stata trovata. Insomma, per tutti vale ancora quanto espletato dal Concilio vaticano II nella dichiarazione del 28 ottobre 1965 circa le relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane: la Nostra aetate . 02/02/2008.

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Mauritania: assalto all'ambasciata d'Israele. Feriti tre francesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 02-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-02 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE A Nouakchott a Mauritania: assalto all'ambasciata d'Israele. Feriti tre francesi NOUAKCHOTT - Attacco con armi automatiche contro l'ambasciata d'Israele ieri nella capitale della Mauritania, uno dei tre Paesi islamici (con Egitto e Giordania) ad avere relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico. Nell'assalto sono rimasti feriti tre francesi, due dei quali (fra cui una donna) colpiti da pallottole vaganti. L'attacco, definito da Israele "un atto di terrorismo", è avvenuto quattro giorni dopo che il presidente dell'Assemblea mauritana aveva chiesto pubblicamente al governo di riconsiderare le relazioni (definite "vergognose") con lo Stato ebraico e un mese dopo l'uccisione di quattro turisti francesi e il successivo annullamento della corsa Dakar 2008. L'ambasciatore israeliano a Nouakchott, Boaz Bismuth, ha confermato che "l'edificio è stato colpito da tiri d'arma automatica, ma che non vi sono feriti né tra il personale della missione né tra i mauritani". L'attacco è avvenuto in piena notte, intorno alle 02.00 quando l'ambasciata era deserta. Secondo testimoni alcuni uomini (tre secondo le autorità) vestiti con abiti tradizionali hanno assalito l'ambasciata gridando "Allahu Akbar" (Dio è grande) e sparando. Gli uomini della sicurezza mauritana hanno risposto al fuoco e gli assalitori si sono dileguati. I sospetti sono che l'attacco sia stato effettuato dal ramo locale di Al Qaeda o comunque da gruppi islamici estremisti. Dopo l'attacco Un soldato blocca l'accesso all'ambasciata d'Israele.

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Ramadan: boicottiamo Torino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 02-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-02-02 num: - pag: 45 categoria: REDAZIONALE La Fiera Appello dell'ideologo dell'islamismo. Chiamparino: opportuno il richiamo di Grande Stevens Ramadan: boicottiamo Torino Ma Regione e Comune ribadiscono: avanti con Israele, non si torna indietro di VERA SCHIAVAZZI N essuna marcia indietro, nessun "aggiustamento" in corsa nei programmi della XXI Fiera del Libro di Torino: Israele resterà il Paese ospite, tutti potranno parlare, la presenza di intellettuali arabi e palestinesi è già prevista, ma non ha nulla a che fare con la scelta dell'invitato d'onore, ruolo che in passato è già toccato, tra gli altri, a Lituania, Brasile, Portogallo, Francia, Canada. I vertici della manifestazione torinese - che quest'anno si terrà dall'8 al 12 maggio e avrà come tema la bellezza - rispondono così al richiamo arrivato con estrema nettezza da Franzo Grande Stevens, presidente della Compagnia di San Paolo, che sostiene la Fiera con un contributo di oltre 500 mila euro. Ma le polemiche non si placano, anzi sembrano estendersi: ieri il controverso intellettuale islamico Tariq Ramadan ha lanciato un appello per boicottare sia la Fiera del Libro di Parigi (15-19 marzo), sia quella di Torino. "Dovrebbero farlo - ha affermato - tutti coloro che hanno una coscienza viva, a prescindere dal loro credo, perché non si può approvare nulla che provenga da Israele. Stiamo assistendo alla distruzione di Gaza a causa dell'assedio israeliano, siamo obbligati a uscire dal nostro silenzio. è proprio il silenzio che produce violenza: non si tratta di una questione islamica o araba, ma di un problema di coscienza mondiale". Le parole di Grande Stevens sembrano aver dato un contributo decisivo alla "linea della fermezza", e pare difficile che il mondo politico che sostiene la manifestazione possa tornare indietro. Il primo a ribadire che Israele non ha bisogno di "accompagnatori" per poter raccontare la propria cultura è stato il sindaco Sergio Chiamparino, che già nei giorni scorsi aveva fatto sentire la sua voce: "La sinistra sostiene ormai da tempo la linea dei "due popoli in due Stati". Se si afferma che il popolo israeliano non ha diritto di parola se non è affiancato da altri, si nega questa linea… Si tratta di una deriva integralista che purtroppo sta invadendo l'Europa e contagiando molti, proprio a sinistra. In questo senso, condivido fin dall'inizio il richiamo di Grande Stevens, che risulta ora quanto mai opportuno". Al sindaco fa eco lo storico e assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva (la Regione, con circa 800 mila euro, è l'ente pubblico che dà il maggior contributo alla Fiera), che però aggiunge: "Abbiamo comunicato male, consentendo che chi voleva farlo potesse polemizzare sulla coincidenza tra presenza di Israele a Torino e sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato ebraico, quasi che la dizione "ospite d'onore" implicasse una celebrazione della politica israeliana e non della cultura di un Paese e di un popolo che hanno molto da dire in questo campo e che perciò sono presenti nelle manifestazioni di molta parte del mondo. Indietro non si torna, occorre semmai un'"offensiva diplomatico- culturale" che sappia indurre i più aperti tra gli intellettuali del mondo arabo e palestinese a desistere dal boicottaggio ". La conferma delle scelte già compiute arriva anche dal presidente della Provincia, Antonio Saitta. D'altra parte, si apprende da fonti della stessa Compagnia di San Paolo, la Fiera ha presentato, come ogni anno, una richiesta di contributi basata su un progetto che prevede Israele come Paese ospite: il comitato della fondazione si pronuncerà in merito in una delle tre sedute utili prima di maggio, ma se qualcosa cambiasse il mutamento andrebbe comunicato allo sponsor, che dovrebbe prenderne atto e valutare nel merito ogni novità. "Quella contro Israele a Torino è forse la più feroce serie di attacchi degli ultimi tempi", ha detto ieri Federico Motta, presidente dell'Aie, l'Associazione italiana editori. Ma le diplomazie invocate da Oliva paiono già al lavoro: lunedì, a Torino, potrebbe arrivare Elazar Cohen, ministro plenipotenziario israeliano all'ambasciata di Roma, per sciogliere gli ultimi nodi insieme ai vertici della kermesse libraria. Oltre ai grandi nomi della letteratura israeliana, molti ospiti verranno scelti nella generazione più giovane: scrittori che non solo non hanno vissuto la Shoah, ma non hanno neppure partecipato - se non attraverso i racconti degli anziani - all'epica della fondazione dello Stato. Sono loro, oggi, a produrre spesso i testi più affascinanti e a poter forse costruire nuovi ponti con altre culture. Tariq Ramadan, intellettuale islamico nato a Ginevra, oggi insegna a Oxford (foto Benvegnù).

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Churchill filosionista in dissidio con gli Usa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 02-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-02-02 num: - pag: 45 categoria: REDAZIONALE Churchill filosionista in dissidio con gli Usa S ulla nascita d'Israele ci furono inizialmente forti contrasti tra Inghilterra e America. Lo dimostrano Churchill e gli ebrei, l'amicizia di una vita, l'ultimo libro di Martin Gilbert, il biografo del grande statista inglese, e alcuni documenti desecretati dagli archivi nazionali americani. In una citazione riportata nel libro, Churchill dice di guardare agli ebrei in Palestina "come ai portatori naturali del lievito occidentale tanto necessario al Vicino Oriente". Ma nel dossier degli archivi Usa i servizi segreti americani, sul finire della Seconda guerra mondiale, sono diffidati dall'appoggiare i sionisti, "perché potrebbero destabilizzare la regione". Gilbert ricorda che dal 1917 Churchill si adoperò per uno Stato ebraico. Nel '21, in visita a Gerusalemme, dichiarò che esso sarebbe stato "una benedizione per il mondo intero ". Churchill ammirava i principi etici degli ebrei "che sono superiori al genio di Atene e alla potenza di Roma", mentre diffidava dell'Islam: "I singoli musulmani possono aver splendide qualità - disse - ma la loro religione paralizza lo sviluppo sociale di chi la segue ". Lo statista prevedeva anche la nascita di uno Stato palestinese. Rimase fedele al proprio disegno nonostante gli attentati contro gli inglesi attuati da estremisti sionisti. Il progetto non ebbe l'immediato appoggio del presidente americano Roosevelt. Dai dossier degli archivi risulta che i servizi segreti Usa prima aiutarono le formazioni sioniste a salvare gruppi di ebrei in Europa, ma poi si opposero alla nascita di Israele. Solo parecchi mesi dopo la fine della guerra l'America, dove esistevano correnti antisemite, cominciò a cambiare posizione, cercando però di non alienarsi i Paesi arabi fornitori di petrolio. Ennio Caretto Winston Churchill.

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NON SEMPRE LO SCHERZO VALE pag.1 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2008)

 

NON SEMPRE LO SCHERZO VALE di Redazione - sabato 02 febbraio 2008, 07:00 Tel Aviv (Israele), 1992 PAURA DI VOLARE "Se non mi senti entro un'ora e mezzo, guarda la tv... sappi che ti ho sempre amata". Aveva ricevuto l'sms dal marito, in volo sul Napoli Capodichino-Torino Caselle, e si era spaventata a morte. Pensava a kamikaze terroristi o peggio a un tentativo estremo di suicidio del suo lui visto che pochi ore prima avevano avuto un litigio violentissimo. Così lei ha avvisato la polizia e la polizia e ha fatto scattare l'allarme antiterrorismo. L'aereo, fatto parcheggiare in un'area laterale, è stato subito circondato da blindati, tiratori scelti e agenti armati di mitra e giubbotto antiproiettile. Lui, Claudio Urciuolo, 42 anni, funzionario di un'azienda torinese, non si aspettava certo che il suo scherzo avesse un simile effetto. È caduto letteralmente dalle nuvole. Torino (Italia) 2006 LA VENDETTA DELL'EX Quel necrologio sul Times sembrava il messaggio in codice di una spia. Annunciava addolorato l'improvvisa morte in Cornovaglia di Mark, Timoth e James, figli prediletti della contessa tedesca Marguarita Von Hessen. A mettere l'annuncio un magistrato londinese, Rita Colman, per conto, diceva, della nobildonna. Poi la scoperta: il marito di Rita Colman altri non è che l'ex coniuge della contessa medesima; Mark, Timoth e James in realtà stanno benissimo. È stata invece la contessa a finire quasi sottoterra per lo choc. Per il macabro scherzo il magistrato è stato denunciato. Perché più che imbrogliare bara. Londra (Inghilterra) 1985 FUOCO, FUOCHINO, ACQUA... Sull'ultimo numero della Rabociaia Tribuna era uscito un articolo sensazionale: "Gli scienziati russi sono riusciti dopo anni di ricerche a creare una piantagione di fiammiferi". Coltivando funghi particolari dal gambo lunghissimo gli scienziati dell'Istituto di botanica erano riusciti, non si sa come, a far crescere fosforo sulla cima. Spiegando: "I funghi fiammiferi crescono in cinque giorni e sono facilmente coltivabili sui balconi". Sembrava la scoperta del secolo. E invece era un fuoco di paglia. Mosca (Russia) 1994.

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Tre feriti nell'assalto all'ambasciata di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2008)

 

Di Redazione - sabato 02 febbraio 2008, 07:00 Nouakchott. Clima sempre più pesante in Mauritania, uno dei pochissimi Paesi islamici che intrattiene normali relazioni diplomatiche con Israele. Anouakchott, la capitale di questo Paese africano desertico e povero che si affaccia sull'Atlantico, un commando ha attaccato con armi automatiche nella notte tra giovedì e ieri l'ambasciata dello Stato ebraico. Sono rimasti feriti tre passanti francesi, tra cui una donna, ma nessuno tra il personale della missione diplomatica e nessun mauritano. Gli aggressori erano vestiti con lunga veste bianca e turbante e sono stati visti da testimoni dirigersi verso l'ambasciata dopo una sosta a un caffè e sparare gridando "Allah è grande". Gli uomini della sicurezza mauritana di guardia hanno risposto al fuoco mettendoli in fuga. I sospetti degli israeliani ricadono sul ramo maghrebino di Al Qaida, ma anche su gruppi integralisti locali. Questi ultimi sono responsabili dell'assassinio di quattro turisti francesi, tra cui due bambini, in pieno deserto lo scorso 24 dicembre. In conseguenza di quel tragico fatto di sangue e a causa di ulteriori minacce, il 4 gennaio è stata annullata l'edizione 2008 del rally sahariano Parigi-Dakar.

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Simone Pieretti s.pieretti@iltempo.it La Lazio pensa già al (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 02-02-2008)

 

Simone Pieretti s.pieretti@iltempo.it La Lazio pensa già al mercato estivo e ha in mente un solo colpo: Giuseppe Rossi. Il club biancoceleste già nell'estate scorsa aveva seguito - invano - il giovane attaccante, poi finito al Villarreal. Home Sport prec succ Contenuti correlati Sea chiede 125 miliardi ad Alitalia per i tagli a Malpensa Simone Pieretti s.pieretti@iltempo.it Appesi a un fax, ... Simone Vitta PARIGI Il figliol prodigo Fernando ... Il ruggito di Leonessa: via dal Lazio Roma ko con lo Shaktar Oggi la Lazio Mojoli guarda avanti e pensa al riscatto Ma nei giorni scorsi il presidente biancoceleste e il procuratore Federico Pastorello sono tornati a parlare della possibilità di riportare l'attaccante in Italia. I dirigenti della Lazio, in attesa del rinnovo contrattuale di Goran Pandev, stanno prendendo in seria considerazione l'ipotesi di acquistare l'ex talento cresciuto nel Manchester United. L'eventuale partenza di Pandev è la "conditio sine qua non" affinchè il colpo possa andare in porto: qualora ci fossero problemi per il prolungamento contrattuale, la Lazio cederebbe il macedone al miglior offerente per poi investire sul cartellino di Giuseppe Rossi. Il giovane gioiello dei submarinos fa gola anche alla Juve di Ranieri: l'allenatore romano ha avuto modo di apprezzare le qualità del giocatore nella passata stagione, a Parma, e avrebbe già inserito il suo nome nella lista consegnata ai propri dirigenti. Ma la Lazio di Lotito parte in vantaggio, potendo offrire al ragazzo un posto da titolare e un ruolo primario all'interno dell'organico. Nei prossimi mesi Pandev dovrà decidere il proprio futuro: il suo contratto scade nel 2010, ma già dal 2009 il giocatore potrebbe avvalersi dell'articolo 17 della Fifa. La Lazio vuol scongiurare quest'ipotesi, anche perchè le offerte per il cartellino del fantasista macedone sono all'ordine del giorno: tutti i club più importanti d'Europa - con il Bayern Monaco in pole position - seguono l'attaccante con estremo interesse. Intanto, a Formello, Delio Rossi prepara la sfida di domani contro la Sampdoria. Il tecnico dovrà rinunciare a Kolarov e Bianchi - squalificati - e alla lunga lista dei calciatori indisponibili: Zauri, Meghni, De Silvestri, Firmani e Manfredini. Gli ultimi due potrebbero tornare a disposizione nel giro di poco tempo: il centrocampista di origini ivoriane continua ad avere qualche problema al ginocchio e sta portando avanti un lavoro di potenziamento muscolare, il mediano ha un risentimento alla schiena. Lo staff sanitario spera di poter recuperare in extremis Mutarelli che ha un sovraccarico muscolare all'anca. Oggi il giocatore proverà a forzare i ritmi di lavoro, le possibilità di vederlo in campo contro la Samp sono legate al test di oggi. Sulla mediana i maggiori dubbi di Rossi. Qualora Mutarelli non dovesse farcela, ballottaggio tra Vignaroli - favorito - e Dabo: dipenderà dal modulo con cui l'allenatore schiererà la propria formazione. Ledesma sarà in cabina di regia con Mudingayi in interdizione e Mauri, che potrebbe agire come esterno di sinistra in un centrocampo a quattro schierato in linea. Per il resto tutto confermato: in difesa Behrami e il rumeno Radu - ieri convocato in nazionale per la sfida del 6 febbraio a Tel Aviv contro Israele - agiranno sulle corsie esterne con la coppia Siviglia-Cribari davanti a Ballotta. In attacco Rocchi e Pandev. Vai alla homepage 02/02/2008.

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Così lotto contro la pena di morte (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 02-02-2008)

 

"Così lotto contro la pena di morte" Fabio Perugia f.perugia@iltempo.it "La pena di morte è il segno speciale e eterno della barbarie", scriveva Victor Hugo. Una frase che ha illuminato da sempre la vita di Robert Badinter, avvocato francese di famiglia israelita, uomo politico - nominato ministro della Giustizia in Francia negli anni '80 - che ha fatto abolire nel suo Paese la pena di morte nel 1981. Home Spettacoli prec succ Contenuti correlati Scontro tra il Pd e D'Alema: "No al referendum subito" Il salotto di Maria Angiolillo diventa la "Quarta Camera" Lupi contro il Savoia "Siamo come l'Inter, contro di noi vogliono giocare la sfida della vita" La Lottomatica cede al Roanne: finisce 67-74 A Trastevere si tifa Obama: un comitato a san Cosimato E da allora la sua battaglia prosegue in tutto il pianeta. Da poco è stato pubblicato in Italia il suo libro "Contro la pena di morte" (edizioni Spirali, pagine 316, euro 25.00). Monsieur Badinter, qual è la strada migliore per eliminare dalla Terra la pena di morte? "Verrà un giorno in cui sulla faccia della Terra non ci saranno più condannati a morte in nome della giustizia. Quel giorno, io non lo vedrò. Ma ho una convinzione assoluta: più in fretta di quanto pensino gli scettici, i nostalgici o i fautori dei supplizi, la pena di morte è destinata a scomparire dal mondo. A volte sottovalutiamo il potere della vittoria morale. E proprio perché il desiderio di uccidere è insito nell'essere umano, l'abolizione sarebbe una vittoria sul peggiore degli istinti umani. Per abolire la pena di morte occorre una trasformazione radicale della storia e della vita politico-culturale dello Stato. Come è successo in Italia dopo il fascismo, in Spagna dopo Franco, o in Germania dopo il '45". Per questo obiettivo, quanto è importante la forza della politica in uno Stato democratico? "Se tutte le dittature portano la pena di morte, tutte le democrazie sono fondate sui diritti umani. Ma per eliminare la pena di morte in uno Stato democratico è necessario avere un forte polso politico. L'abolizione è una misura impopolare e in genere l'opinione pubblica non è favorevole. Ma quando viene abolita, non si torna più indietro. Solo due stati, Gambia e Papuasia, l'hanno ripristinata. La verità è che senza pena di morte il tasso di criminalità non cambia. Uno stato democratico deve rispettare nel proprio ordinamento giudiziario il primo dei diritti umani: quello del rispetto della vita da parte dello Stato stesso". Gli Stati Uniti, che in molti casi ancora adottano la pena di morte, sono allora una dittatura? "Gli Stati Uniti sono l'unica democrazia occidentale che pratica la pena di morte: si tratta di 12 Stati concentrati nel Sud del Paese. Quelli dove non esiste la pena di morte hanno una criminalità nettamente inferiore a quella del Texas o della Florida, dove si compiono ancora esecuzioni. Ci sono stati però diversi decreti della Corte Suprema che hanno reso più difficile commutare questo tipo di pena ai minorenni o ai malati di mente, per esempio. Inoltre, ci sono state diverse moratorie da parte dei governatori e nel braccio della morte sono presenti solo o neri, latinos o soggetti emarginati. Sono tuttavia convinto che uno dopo l'altro i diversi Stati della federazione americana arriveranno ad abolire la pena di morte in brevissimo tempo. Il New Jersey l'ha fatto poco tempo fa, ed è il primo stato che lo fa dal 1975: questo fatto è molto incoraggiante e ci fa sperare in un cammino migliore". Elimando la pena di morte, quali potrebbero essere le pene alternative verso criminali efferati, come ad esempio Himmler? "Esiste già la prigione a vita, l'ergastolo. E se alcuni grandi criminali non fossero stati giustiziati, l'esempio della loro condanna a vita sarebbe stato molto più significativo, sarebbe stata una vittoria per la giustizia". Oggi, la pena di morte è molto legata alla religione? "La mia più grande preoccupazione è per gli stati islamici radicali e fondamentalisti: praticano un alto numero di esecuzioni. L'Iran è sicuramente lo stato che ne ha praticate di più e in particolare contro le donne. Il problema è il grande muro sociale dei paesi religiosi che vedono la pena di morte come un comando divino. Ma la teologia occorre lasciarla in mano ai teologi". Vai alla homepage 02/02/2008.

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Microsoft lancia un'offerta da 44,6 miliardi di dollari per l'acquisto di Yahoo che vola in borsa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 02-02-2008)

 

L'offerta: 31 dollari ad azione; il titolo del motore di ricerca vola in borsa +49% in apertura a Wall Street. Home prec succ Contenuti correlati "Una buona propaganda è più importante che risolvere i ... Borse, la Fed non convince ma l'Europa tiene Intesa prepara l'opa sulla Carifirenze Borse, debole la Cina. L'Europa tiene Cala l'antisemitismo in Europa secondo un rapporto dello Stato di Israele Shoah, ricordo indelebile Giornata della memoria Manifestazioni in tutta Italia Oggi a Roma convegno su "Olocausto e negazionismo" L'analisi del dna arriva via internet Basta inviare un campione di saliva Microsoft ha presentato un'offerta di acquisizione sul motore di ricerca Yahoo! a 31 dollari per azione per un controvalore complessivo di 44,6 miliardi di dollari. L'offerta incorpora un premio del 62% rispetto al prezzo di chiusura di ieri sera della compagnia californiana. "L'offerta non è soggetta a nessuna condizione finanziaria - ha reso noto Microsoft - riteniamo che essa possa sviluppare un valore superiore per gli azionisti". Microsoft ha ribadito di aver intavolato trattative con Yahoo! alla fine del 2006 e gli inizi del 2007, senza però arrivare a buon fine. Il colosso informatico ha poi evidenziato come Yahoo! abbia respinto l'ipotesi di una partnership commerciale e di una fusione. "La combinazione delle due compagnie offrirà una scelta competitiva, svilupperà benefici di scala e calmiererà i costi per gli inserzionisti". Grazie all'acquisizione Microsoft vede 4 aree di business che genererebbero sinergie per almeno 1 miliardo di dollari l'anno. "Siamo pronti a iniziare le trattative immediatamente - rende noto Microsoft - ci aspettiamo che il cda di Yahoo esamini la proposta". L'accordo con Yahoo rappresenta "una pietra miliare nel processo di trasformazione di Microsoft verso il settore dei servizi on line", ha detto l'amministratore delegato di Microsoft Steve Ballmer nel corso della 'conference call' con gli analisti. "Siamo molto, molto fiduciosi che questa sia la giusta strada per Microsoft e Yahoo", ha evidenziato il top manager. Dal canto suo il cda di Yahoo valuterà "attentamente e tempestivamente tenendo conto dei piani strategici di Yahoo" l'offerta ostile, ovvero non gradita dai vertici della società oggetto dell'offerta, presentata da Microsoft. Lo rende noto il motore di ricerca californiano senza dare una scadenza precisa. Intanto nelle contrattazioni elettroniche pre-mercato Yahoo vola del 56% a 29,95 dollari dopo aver ricevuto l'offerta ostile da parte di Microsoft. Offerta che ha messo di buon umore in borsa. I future sui principali indici azionari sono infatti letteralmente balzati alla notizia dell'annunciata 'take over'. Anche se, dopo i guadagni iniziali, i listini europei hanno invertito la rotta riducendo i guadagni dopo il deludente dato sull'occupazione Usa. Vai alla homepage 01/02/2008 VIDEO - Microsoft, offerta d'acquisto per Yahoo!.

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Erri De Luca presenta il romanzo di Shalev (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2008)

 

Di Redazione - sabato 02 febbraio 2008, 07:00 La memoria è la materia prima dello scrittore. È lo strumento che serve per scavare, trovare e scoprire. Così nascono i romanzi di Meir Shalev, israeliano, che sarà a Roma martedì 5 febbraio, per presentare il suo nuovo libro, Il ragazzo e la colomba (libreria Menorah '85, piazza delle Cinque Scole, ore 20.30). La scrittura gli scorreva nelle vene sin da bambino: suo padre Itzhak è stato uno tra i maggiori esponenti della poesia israeliana. Eppure, dopo una lunga gestazione (e una brillante carriera da giornalista), Shalev pubblica il suo primo romanzo a 38 anni. Da allora non si è più fermato, ha continuato. Con Yehoshua, Oz e Grossman, è considerato tra i più grandi scrittori israeliani viventi. Il ragazzo e la colomba (che negli Stati Uniti ha vinto recentemente il National Jewish Book Award), racconta la storia di Yair, un ragazzo che segue il consiglio della madre morente, quello di cercarsi una casa in un vecchio villaggio, perché "in un villaggio di antica data la gente si è già vendicata". Alla costruzione di questa casa, si uniscono racconti paralleli, quello di due giovani quattordicenni innamorati, e della storia dell'Israele di oggi. Alla presentazione sarà presente Erri De Luca che da autodidatta ha studiato la lingua ebraica.

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LA FIERA OCCUPATA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 02-02-2008)

 

DI la settimana GABRIELE FERRARIS LA FIERA OCCUPATA L'italiano, potendo scegliere fra il male e il peggio, sceglie regolarmente il pessimo: e così la sgradevole polemica attorno alla partecipazione di Israele come Paese ospite della Fiera del Libro, anziché spegnersi al vento del buonsenso, o stemperarsi nel dibattito culturale, s'attizza sotto le folate del partito preso. E come spesso accade quando l'ideologia scaccia le idee, si toccano i vertici del surreale. La sera del 1º febbraio nell'Aula Magna dell'Avogadro ci sarà un incontro sulla questione palestinese. E' annunciata la presenza, tra gli altri, del filosofo Gianni Vattimo e del sociologo Jamil Hilal. E poi, si legge nell'invito, ci sarà anche il signor Alfredo Tradardi che intratterrà i presenti sul tema "Contro l'occupazione israeliana della Fiera del Libro di Torino". Ora. Molti - anche non estremisti - convengono che quella israeliana in Palestina - o in certi territori di quell'area - è un'"occupazione". Di sicuro, ci sono soldati e carri armati, scontri e azioni terroristiche, lutti da una parte e dall'altra. E c'è un popolo che vive un dramma umanitario gravissimo. Questo, in Palestina. Ma a Torino, di recente, carri israeliani non se ne sono visti. A ben pensarci, neppure in passato. Non risulta che gli uffici della Fiera siano circondati da un muro guardato a vista da militari in assetto di guerra. Né che il presidente Picchioni sia barricato nel suo studio senza possibilità di uscire, o di ordinare un tramezzino al bar. Ma un signore, certo motivato da nobili e condivisibili sentimenti di solidarietà verso il popolo palestinese, se ne arriva bel bello a parlare di "occupazione israeliana della Fiera". E va in tournée, con questo concetto: ci saranno incontri analoghi a Milano, Varese e Roma. Ci sia concesso di rassicurare almeno in parte il signor Tradardi: è vero, tentativi d'occupazione la Fiera ne ha subìti. E altri ne subirà. Ma non da Israele. Dai politici e dai loro reggicoda. Da costoro dovremo sempre difenderla. Non certo dagli scrittori: neppure se israeliani.

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L'arte della sonata al Conservatorio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 02-02-2008)

 

La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.138 del 02/02/2008 Home Cronaca Politica Esteri Economia Scienze Spettacolo Cultura Sport Focus Spettacolo Bruno Tripoli e Roberto Vitrano per la Societa' dei Concerti L'arte della sonata al Conservatorio Musiche di Johannes Brahms e Cesar Franck Nel secolo XIX, mentre in Italia la sonata veniva offuscata dal melodramma, in Germania continuò ad essere coltivata dai maggiori esponenti del romanticismo musicale, da Schubert a Schumann, da Mendelssohn a Brahms, da Chopin a Brahms, i quali adottarono la forma canonica della tradizione classica alle proprie esigenze linguistiche ed espressive. In Francia ebbe diffusione una forma particolare di sonata, detta “ciclica”, praticata da Berlioz, Franck, Saint-SaËns e altri, nella quale un medesimo materiale tematico ricorreva attraverso tutti i movimenti della composizione. Bruno Tripoli ha svolto gli studi musicali al Conservatorio di Milano. Successivamente ha seguito corsi di perfezionamento. Nel 1989 ha vinto il II Premio al Concorso Nazionale per Giovani Solisti Città di Genova collaborando con molteplici ed importanti orchestre in Italia e all'estero. Ha effettuato tournée in gruppi da camera e in qualità di solista in: Europa, America, Cina e Israele. Roberto Vitrano è nato a Brescia e si è diplomato in pianoforte nel 1994 con il massimo dei voti e la lode al Conservatorio di Milano. Ha poi conseguito il diploma triennale di Alto Perfezionamento. Ha vinto numerosi Concorsi Nazionali e Internazionali e si è esibito in numerosi concerti in Italia e all'estero. Dal 2003 realizza spettacoli di musica e ballo. 13° Concerto “Incontri Musicali” - Sala Puccini del Conservatorio “G. Verdi” Milano, via Conservatorio lunedì 4 febbraio 2008, ore 21 violinista: Bruno Tripoli pianista: Roberto Vitrano J.Brahms: Sonata n.1 in sol magg. op.78 C.Franck: Sonata in la magg. Ingresso Libero Fondazione “La Società dei Concerti” Via Vittor Pisani, 31 - 20124 Milano tel: 02 66986956 fax: 02 66985700 info@soconcerti.it www.soconcerti.it Fabio Calderola fabio.calderola@voceditalia.it.

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Israele alla Fiera del libro ancora polemiche (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 02-02-2008)

 

Ancora polemiche sulla decisione di invitare Israele come paese ospite alla prossima Fiera del libro di Torino, che si svolgerà dall'8 al 12 maggio. A scagliarsi contro la scelta degli organizzatori è stato ieri il noto intellettuale di origine egiziana Tariq Ramadan, professore di filosofia e studi islamici all'università di Friburgo e a Ginevra. Per lo studioso, che ha ricordato che lo Stato ebraico sarà ospite anche della Fiera del libro di Parigi, "non bisogna recarsi in un posto destinato a celebrare uno stato che pratica l'omicidio e la distruzione", sottolineando come il silenzio della comunità internazionale permetta il proseguimento della violenza nei Territori palestinesi. Sulla delicata vicenda è intervenuto ieri il presidente della comunità ebraica torinese Tullio Levi, il quale ha auspicato da un lato che "la Fiera del libro non torni sui suoi passi", ma nello stesso tempo ha chiesto agli organizzatori di invitare associazioni ebraiche che da sempre lavorano da ponte tra le due culture, come Parent's circle, che si occupa delle vittime sia ebraiche che palestinesi, o anche la Scuola di Pace di Torino che promuove il dialogo interreligioso. Come ha ricordato Federico Motta, presidente dell'Aie (Associazione italiana editori) non è la prima volta che iniziative sul libro sono oggetto di polemiche, come successe a Francoforte, quando la fiera era dedicata alla cultura catalana è fu attaccata perchè avrebbe penalizzato gli autori catalani di lingua spagnola. Per Motta "intrighi, boicottaggi, campanilismi e scontri ideologici non appartengono a un evento così che dovrebbe invece essere un veicolo di conoscenza e di apertura." 02/02/2008.

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Mauritania Attaccata ambasciata israeliana (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 02-02-2008)

 

Uomini armati non identificati hanno sparato diversi colpi contro l'ambasciata israeliana a Nouakchott, capitale della Mauritania, uno dei tre Stati membri della Lega Araba -insieme con Giordania ed Egitto- che intrattiene normali relazioni diplomatiche con Israele. Nell'attacco sono rimasti feriti tre francesi, due dei quali da proiettili vaganti: il proprietario di un vicino ristorante, il "Vip"; una donna che chiacchierava in macchina con un amico, e un cliente del ristorante, il quale si è fratturato una gamba fuggendo in preda al panico. Sempre francesi erano i quattro escursionisti uccisi lo scorso dicembre in Mauritania da presunti terroristi di al Qaeda. Nel condannare l'attacco, l'ambasciatore israeliano in Mauritania, Boaz Bismuth, ha raccontato: "Contro la nostra ambasciata sono stati sparati diversi colpi dalla strada". Il diplomatico ha precisato che non vi sono state vittime nè feriti tra il personale dell'ambasciata. Alcuni militari mauritani, di guardia all'ingresso della sede diplomatica israeliana, hanno aperto il fuoco e messo in fuga gli assalitori. 02/02/2008.

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Napoli In occasione della seconda giornata mazionale delle disabilità gravi e gravissime, l'incontro Il mondo del silenzio : alle 11.30 alla sala giunta Palazzo San Giacomo, piazza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 02-02-2008)

 

Napoli In occasione della seconda giornata mazionale delle disabilità gravi e gravissime, l'incontro Il mondo del silenzio : alle 11 Napoli In occasione della seconda giornata mazionale delle disabilità gravi e gravissime, l'incontro Il mondo del silenzio : alle 11.30 alla sala giunta Palazzo San Giacomo, piazza Municipio 1. Pagani (Sa) Lo spettacolo Kitèmmùrt di Gaetano Ventriglia alle 21 al Teatro Centro Sociale, via de Gasperi 16: Kitèmmurt è ispirato a un Amleto da basso Adriatico. Baronissi (Sa) Prosegue il viaggio nella poesia italiana contemporanea che vedrà nel corso dell'anno la partecipazione di alcune delle voci più importanti del panorama nazionale. Alle 19.30 nella sede di Casa della poesia , inaugurazione delle attività del 2008. Alle 19.30 presentazione del libro Quadreria dell'Accademia e altre poesie di Giancarlo Cavallo; assieme all'autore, intervengono Francesco Napoli, storico della poesia, e Stefania Zuliani, critico d'arte. Inoltre, l'autore leggerà alcuni brani. Frosinone A Cantina Mediterraneo, alle 22 Jacinto Canek in concerto. Roma Lily Latuheru and Jazz Trio in concerto alle 22.15 a via Bellinzona 2; ingresso 10 euro, consumazione compresa. Alle 19 alla libreria "Fahrenheit", piazza Campo de' Fiori 44, presentazione del libro Racconti per ascensore , 27 storie originali di Jonathan Lethem, Rick Moody, Maurizio Maggiani, Aimee Bender e altri ancora, disegnate da Marco Petrella (Mattioli 1885). L'autore esporrà alcune tavole presenti nel libro. La Compagnia Progetto Zoran presenta Vox in Rama, l'Angelo di Tiàtira fino a domani a Teatro Betti, viale delle Mura Aurelie 19. Prendendo le mosse dalla vicenda di Fra' Dolcino, il predicatore eretico di cui è ricorso nel 2007 il settecentenario dalla morte, Vox in Rama conduce una critica feroce alle istituzioni religiose, delineando un ampio panorama di nefandezze e orrori perpetrati dall'Inquisizione e dalle guerre di fede, che, arrivando fino ai giorni nostri, alterna i toni lividi di un elenco dei caduti alle tinte grottesche di precetti e comandamenti che sfiorano il ridicolo nella loro incapacità di adattarsi alle evoluzioni sociali. Ingresso 10 euro, ridotto 8. Appuntamento al Big Mama... alle 22 a vicolo San Francesco a Ripa 18, la Rino Gaetano Band ... Ingresso con tessera stagionale 13 euro. Al Grauco, via Perugia 34, serata cinema francese... Alle 17 il film A mia sorella di C. Breillat: due sorelle passano le vacanze al mare, si differenziano in tutto. Fernando è uno studente italiano che si è prefissato di sedurre la bella. L'atto si consuma davanti all'altra che ne rimane stravolta? Alle 19 proiezione di Fuoco fatuo di L. Malle; a seguire, tocca a Tutte le mattine del mondo di A. Corneau. Tarantella gitano guinguette... Alle 21.45 aa Locanda Atlantide Troublamours in concerto; a seguire selezioni musicali Mr Mannarino; ingresso 5 euro. OlivieriRavelli_Teatro presenta Appunti per un teatro politico , drammaturgia e regia Fabio M. Franceschelli, con Claudio Di Loreto, Silvio Ambrogioni, Gabriele Linari, Domenico Smerilli. Alle 21.30 alla Casa delle Culture, via S. Crisogono 45 (domani ultimo appuntamento, alle 18); info: 0658333253. Serata cinema al Casale Podere Rosa, via Diego Fabbri... alle 18 il film No direction home: Bob Dylan , di M. Scorsese; alle 21.30 proiezione di Io non sono qui di T. Haynes. Nell'ambito di Jazz a Centocelle... Neko Quintet in concerto, alle 21.30 a via delle Resede 5, con ingresso a sottoscrizione di 3 euro. Rafah. Una grande vittoria del popolo palestinese . Quel maledetto muro è stato rotto. Il popolo palestinese ha dimostrato, ancora una volta, di non essere mai rassegnato né sconfitto. Nessuno può chiuderlo dentro una gabbia o una prigione. La lotta dei palestinesi merita ancora tutto il sostegno, il rispetto e la fiducia che gli sono dovuti. Domani alle 10.30 a via Giolitti 231, riunione nazionale della Campagna 2008 anno della Palestina ". Tutt* alla libreria Odradek, via dei Banchi Vecchi 57: alle 18 inaugurazione della mostra 25 patchwork di Anna Rocco; alle 18.30 Claudio Del Bello e Francesco Muzzioli presentano L'anomalia del genio e le teorie del comico di Felice Accame. Bagnacavallo (Ra) Nuovo Cinema Bagnacavallo... Alle 21 per Il cinema del presente, il film Sicko di M. Moore. Bologna L'associazione Ya Basta organizza un nuovo corso di lingua italiana per donne migranti: ogni lunedì e mercoledì , dalle 9.30 alle 11.30 corso rivolto alle donne migranti; e proseguono anche i corsi serali, ogni martedì e giovedì dalle 19 alle 21. I corsi sono ad accesso libero e gratuito, le iscrizioni sono sempre aperte. I corsi si tengono nella sede dell'associazione, via Casarini 17/4. Info: 051-6493234.s RamHotel presenta Fantasmi , esposizione di disegni originali di Davide Catania: inaugurazione stasera alle 18.30, via San Valentino 1/f; info: 0516492740. Quali rivendicazioni a quale prezzo? Salario, sicurezza e precarietà nella piattaforma confederale e risposta operaia. Se ne discute alle 17 al circolo Iqbal Masih, via della Barca 24/3, in occasione dell'incontro Ccnl metalmeccanici: grande lotta o grande illusione? . Pieve di Cento (Bo) Tracce di teatro d'autore . Alle 22 inaugurazione della stagione 2008 con un concerto di Silvia Mezzanotte, nell'antico Teatro Comunale "Alice Zeppilli", in piazza Andrea Costa 17. Info: 3488049181. Gattatico (Re) Treves Blues Band in concerto alle 22 al circolo Arci Fuori Orario di Taneto, via Don Minzoni 96/b. Milano Allle 22.30 alla Panetteria Occupata, via Conte Rosso 20, incontro con Ulderico Pesce . Festa antiratzista . Dalle 22 al Cox 18, via Conchetta 18, danze liberatorie, cocktails anticlericali, frocioromanzo vaticano e banchetti informativi; dj set: Piperita, Tricche&Barlacche, Pavlov, ospite speciale da Fano: dj Sbattezzo. Ad Arci Metromondo, via E. Ponti 40, serata rom dalle 20.45 con cena tipica serba e rom cabaret a seguire... Comuna Baires. 40 anni di Teatro Laboratorio. Alle 20.30 a via Parenzo 7, Concerto per pianoforte in Fa dimenticato , monologo teatrale Con Livia Sguben, testo e regia di Renzo Casali : la storia di un'attrice, ricoverata in una clinica psichiatrica, perchè convinta che, il teatro e l'arte, siano strumenti al servizio della verità, e non delle semplici protesi per la manipolazione dei Giullari di Corte. Ingresso da 8 a 15 euro. Segrate (Mi) Al Circolo Magnolia, via Circonvallazione Idroscalo,41... alle 22 Dancehall Night #11 con Jovine + Black Rain ; ingresso 5 euro con tessera Arci. Chiuduno (Bg) L'associazione musicale Pane e Guerra presenta concerto della Memoria, con poesie, testimonianze e canti dai lager con il coro Pane e Guerra e la Kleine Klezmer Orkestra : alle 9.30 alle scuole medie statali; ingresso libero. Varese Alle 22.30 Lo.mo + Hugo Grace in concerto al Circolo Sancho Panza, via De Cristoforis 5. Genova Alle 18 a Books in the casba, via di Pré 137R, lo spettacolo delle Bisbetiche A 2 all'ora , un monologo tratto da "Teatro" di S.Benni e "Autosole" di C. Lucarelli. Torino Alle 23 al Gabrio, via Revello 3, Tosh Meets Marley Reggae Festival con il concerto di Junior Marvin + Fully Fullwood . Serata Punk alle 23 all'Askatasuna, con il concerto dei Gerson , che presentano il loro nuovo cd "Tigre contro Tigre". Ciriè (To) Birra e rock'n'roll al Taurus, via Doria 20, per il Rokkarolla Festival: stasera saliranno sul palco Firebird + Losfuocos + Old Machos + Evilfish . 02/02/2008.

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Luisa Morgantini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 02-02-2008)

 

Dopo la breccia che per qualche giorno ha portato aria (e cibo) ai palestinesi Un milione e 500mila persone sono tornate nella "gabbia". Ecco le loro storie Storie di prigionia e libertà Gaza, un giorno qualunque Luisa Morgantini L 'aria di libertà per migliaia di palestinesi che si sono riversati in Egitto dopo l'abbattimento di pezzi di muro sta finendo: un milione e 500mila persone sono tornate dentro la "gabbia" alla mercè dei raid dell'esercito israeliano, ma anche dei rockets sparati da estremisti palestinesi su Sderot. Molti civili palestinesi però rimangono fuori, e manifestano nel gelo di questi giorni ad Al Arish: sono studenti, malati, imprenditori, famiglie che devono recarsi all'estero ma l' Egitto ha chiuso l'entrata al Cairo. E così continua l'assedio alla Striscia: l'Alta Corte di giustizia israeliana autorizza i tagli ai rifornimenti di combustibile ed elettricità mentre il confine di Rafah torna ad essere chiuso e le forze politiche palestinesi non trovano un 'accordo subornati dalle rigidità interne e dall'incapacità della Comunità Internazionale a partire dagli Usa, all'Onu, all'Ue. Dal 28 novembre al 20 gennaio, sono 136 i palestinesi uccisi dai raid israeliani nella Striscia di Gaza e 360 i feriti (fonte Palestine Monitor); 87 pazienti palestinesi sono morti negli ultimi mesi di assedio totale israeliano per l'impossibilità di reperire cure e trattamenti medici, tra questi 16 bambini. L'assedio vuol dire incapacità di cuocere il pane, di filtrare l'acqua che a Gaza è inquinata, di tenere accesi i generatori degli ospedali, per le incubatrici e per macchinari di reparti vitali come la rianimazione. "Non è togliendo il pane o le medicine ai bambini di Gaza che si riuscirà a mettere al riparo dai razzi Qassam i bambini di Sderot": hanno ribadito movimenti di israeliani, palestinesi e internazionali in tutto il mondo lo scorso 26 gennaio, giornata internazionale per la fine dell'assedio di Gaza (www.end-gaza-siege.ps) sul filo di un ponte telefonico, anche a Roma, e in solidarietà con i manifestanti all'interno della Striscia. E dalla manifestazione di Eretz, anche una giovane ragazza di 17 anni di Sderot, Shir Shodzik, una zia e un cugino feriti dai Qassam, ha lanciato il suo appello per la fine di ogni violenza. Oggi, con una delegazione di Parlamentari europei dei diversi partiti politici, inizierò un viaggio in Palestina ed Israele che ci porterà anche a Gaza. Per dire ai palestinesi che il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione che chiede la fine dell'embargo a Gaza, così come le incursioni militari nella Cisgiordania e l'unità del territorio palestinese. Sarà un modo concreto per rompere l'embargo e verificare direttamente le condizioni di vita dei palestinesi sotto assedio e sotto occupazione. Consapevoli che la questione palestinese non è la tragedia umanitaria e il bisogno di aiuti, peraltro indispensabili, ma di libertà e di autodeterminazione e di uno stato che possa vivere in reciproca sicurezza con lo stato israeliano. Ospedale Al Shifa - Gaza City Mansour Rahal stava guidando una carretta tirata da un asino a Beit Lahiya quando questa è stata colpita da un missile israeliano che ha ucciso sua madre e suo fratello maggiore. Ora Mansour è ricoverato nel riparto di rianimazione dell'ospedale di al Shifa, con una meningite e ferite gravi alla testa. E' collegato ad un ventilatore ad energia elettrica: la sua speranza di sopravvivere dipende dal gasolio necessario per i cinque generatori, unica fonte di elettricità dell'ospedale. Per i medici se questo dovesse mancare Mansour e altri sei pazienti del reparto moriranno. Il taglio dei rifornimenti dell'energia elettrica metterebbe a rischio anche la vita di 30 bambini nati prematuri. Secondo l'appello di Oxfam, nell'ospedale di Shifa ci sono attualmente 135 malati di cancro che non possono ricevere i trattamenti necessari. Munir Mukheirz è uno dei pochi che ha ottenuto il permesso di lasciare la Striscia per farsi curare all'estero, dopo però mesi di quarantena in un ospedale di Gaza dove i medici gli hanno diagnosticato un tumore maligno. Mislih Mohammad Qalja e Fatin Majdi Al Hafnawi sono due bambini di 10 anni, morti sabato 26 gennaio a causa del divieto di lasciare la Striscia per cure mediche. Per l'attuale politica israeliana non solo le lastre per le radiografie o i filtri per l'acqua potabile, ma anche i malati sono pericolosi e vanno fermati alla frontiera. Lo stesso giorno organizzazioni israeliane, palestinesi e internazionali hanno inviato generi di prima necessità, medicine e cibo, al valico di Eretz, ma il convoglio umanitario, bloccato dall'esercito israeliano, è tuttora fermo in un Kibbutz vicino alla Striscia in attesa del permesso per l'ingresso a Gaza, mentre per i malati la speranza di vita rimane appesa ad un filo, quello dei generatori. Una madre senza luce, acqua e gas "A me non importa niente della politica, non lancio razzi Qassam e non manifesto in piazza: per questo è molto difficile spiegare ai miei quattro bambini il perché dell' embargo''. Iman Ahmed, 35 anni, è stata costretta come altre migliaia di persone nella Striscia a vivere per giorni senza luce, né acqua corrente, né gas. Con la minuscola fiammella di un fornelletto da campeggio Iman preparava la cena, mentre a stento controllava le grida dei bambini rimasti senza la distrazione di televisione o musica, ma con la fame, il freddo e la paura delle bombe fuori dalle finestre. L'embargo è anche questo. La giornata di Iman inizia con 123 scalini: l'autoclave per l'acqua del condominio è spento e così ogni mattina la donna scende dal terzo piano per riempire i secchi d'acqua gelida ma preziosa: "non se ne può sprecare nemmeno una goccia"'. Una doccia e lo sciacquone del bagno, diventano allora un lusso come le candele: "Ogni candela dura circa tre ore e non bisogna accenderne più di una perché anche quelle scarseggiano". La notte poi arriva anche il freddo, il riscaldamento è bloccato e non bastano le coperte: la gente a Gaza è costretta a lasciare le finestre socchiuse per evitare che i vetri si rompano per le esplosioni vicine. Immagino il sospiro di sollievo di Iman quando ha visto la breccia nel muro di Rafah: avrà pensato anche lei di fare scorte in Egitto. come Um Muhammed, 50 anni, che con i cinque figli ha attraversato il confine per un grande sacco di polvere da bucato: ''A Gaza prima era cara, poi introvabile''. Dalla breccia di Rafah sono passati asini carichi di cemento, tè, zucchero, formaggi, pecore, capre, mucche e cammelli: i prezzi della carne però sono ancora proibitivi. Mohamed Suleiman Mahmoud, proprietario di un supermercato a Gaza, ha ordinato una partita da 20.000 pound egiziani di formaggio, latte, frutta e verdura, ma il carico è stato trattenuto nel Sinai, mentre "I negozi nella Striscia sono vuoti e quello che è invece disponibile è troppo caro" parola di Youssef Ali, beduino di Rafah. In cerca di casa? per evitare le bombe Maher Al-Nazil ha chiesto a chiunque per trovare un appartamento in affitto nel campo profughi di Al-Maghazi. Finora Maher vive da anni con la moglie e le sue tre figlie vicino a una stazione di polizia ai confini ovest del campo. Ora però ha paura che le bombe israeliane arrivino vicino casa sua: "Le immagini della famiglia distrutta quando una bomba ha centrato il Quartier generale del Ministero dell'interno a Gaza City mi sono rimaste negli occhi e non voglio che accada la stessa cosa ai miei figli". Come Maher, gran parte delle famiglie che vivono vicino ai ministeri, alle istituzioni nella Striscia hanno pensato di cercare una nuova casa per evitare di essere le "vittime collaterali" delle bombe israeliane: la possibilità di trovarne però è molto scarsa, quasi pari a zero, visto l'impoverimento generale, la mancanza di materiali per la costruzione e la conseguente carenza di nuovi appartamenti. Gli ufficiali dell'agenzia per la sicurezza dei civili a Gaza hanno avvertito da tempo la popolazione dei pericoli: i jet israeliani, gli F 16, lanciano bombe di una tonnellata e tutti gli edifici nel raggio di 200 metri dal sito bombardato vengono inevitabilmente danneggiati. Migliaia e migliaia di abitazioni, insieme ad alberi di arancio, datteri, palme , sono state rase al suolo o sradicati dall'esercito israeliano prima del suo ritiro unilaterale da Gaza, e la stessa aggressione continua nei villaggi di Rafah, Beit Lahia, Beit Hanoun. Traffico di spose nei tunnel di sabbia Con la chiusura dei valichi e dei permessi centinaia e centinaia di famiglie sono state separate. I tunnel per i quali probabilmente passano armi e merci di contrabbando vengono usati anche per ricongiungere le famiglie. Sono mogli che tornano dai mariti o fidanzate che devono sposarsi costrette ad attraversare clandestinamente i tunnel sotterranei tra la Striscia e l'Egitto: anche loro vittime dell'isolamento di Gaza. Ed ovviamente c'è anche chi ne approfitta e fa affari. Abu Ashraf è il ''King'' del contrabbando di donne iniziato con l'ingresso clandestino nella Striscia delle mogli di amici: affidare a lui una moglie costa 3.000 dollari. Un tunnel in media arriva fino a 700 metri e l'attraversamento dura mezz'ora: un tempo infinito e non è difficile immaginare il panico, rinchiuse in un budello di buio senza ossigeno. Le donne allora vengono addormentate con uno spray, legate su barelle trascinate sul fango da un cavo, per risalire lentamente il tunnel fino a Gaza. Si tratta di ragazze di nazionalità diverse, non solo palestinesi senza documenti ma anche siriane, libanesi, egiziane, alcune russe e qualche rumena, sposate con palestinesi conosciuti all'estero: quasi sempre il marito è rientrato a casa prima dell'assedio, mentre loro sono state costrette a raggiungerlo clandestinamente. La breccia è stato un momento di respiro anche per loro e centinaia di famiglie divise si sono riunite senza dover scendere sotto terra. Come Mohammed bloccato ad el-Arish, a pochi chilometri dalla Striscia, e da cinque mesi diviso dalla sua famiglia. O come Emran Labbad, 33 anni di Gaza, alto, magro e vestito elegantemente che ha ritrovato attraverso la breccia la sua Heba, 25 anni, rifugiata palestinese in Egitto, che aveva promesso di sposare due anni prima ma che non aveva più rivisto. Queste sono storie di ordinaria occupazione e di denied entry, che riguardano non solo Gaza ma l'intero Territorio Occupato Palestinese, oggetto della Campagna per il Diritto di Ingresso e Rientro nei Territori Occupati Palestinesi (http://www.righttoenter.ps). Con il confine di nuovo sigillato le donne torneranno ad infilarsi dentro ai cunicoli neri per rinchiudersi nel gigantesco carcere a cielo aperto della Striscia: E Abu Ashraf, re del contrabbando di spose continuerà ad arricchirsi fino a quando un missile israeliano non distruggerà i tunnel, che '' in genere servono ad evadere dalle prigioni -ammette Abu Ashraf, re del contrabbando di spose- non ad entrarci. E quindi è vero amore". Noi operiamo invece perché quel traffico venga distrutto dalla libertà di movimento per tutti i palestinesi. 02/02/2008.

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Israele, Olmert salvato dal rapporto Winograd (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA.it" del 03-02-2008)

 

RESTO DEL MONDO Israele, Olmert salvato dal rapporto Winograd "Nei prossimi giorni il rapporto nale della Commissione Winograd sulla seconda guerra in Libano sarà ampiamente dissezionato. Il governo ne evidenzierà gli aspetti positivi, l'opposizione quelli negativi. Ma la verità è che, rispetto alla prima versione, il documento non aggiunge nulla di nuovo". Anzi, osserva il quotidiano The Jerusalem Post , il rapporto nale trascura un altro grave errore commesso dalle autorità politico-militari israeliane nell'estate del 2006: non aver saputo "preparare l'opinione pubblica internazionale all'eventualità della guerra, difendendo in modo coerente la scelta di attaccare il Libano". Il responsabile principale rimane comunque il premier Ehud Olmert, che avrebbe dovuto dimettersi già dopo la pubblicazione del primo rapporto: "Invece il premier ha calpestato il principio democratico di responsabilità personale come pochi altri politici prima di lui". "Da quando è diventato primo ministro nel maggio del 2006", scrive Ha'aretz, "Olmert non ha mai fatto un vero discorso pubblico sullo stato della nazione. Ci ha pensato il giudice Eliyahu Winograd il 30 gennaio, affermando che Israele non può sopravvivere senza autorità politico-militari competenti". Secondo il quotidiano israeliano spetta ora al ministro della difesa Ehud Barak e alla ministra degli esteri Tzipi Livni prendere atto di questa conclusione e agire di conseguenza, "non solo per il bene della nazione, ma anche per il loro". Se non coglieranno al volo l'occasione per presentarsi come le alternative politiche più credibili a Olmert, "rischiano inevitabilmente di affondare con lui". Ma secondo Yediot Aharonot, in questo momento sia Livni (del partito Kadima, fondato tre anni fa dall'ex primo ministro Ariel Sharon e guidato oggi da Ehud Olmert) sia il laburista Barak "non hanno nessun interesse a prendere le distanze dal premier in dif coltà e a scatenare una crisi politica".

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"È fondamentalista chi si nega al dialogo" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

 

Fiera del Libro: dopo la provocazione di Tariq Ramadan lo scrittore attacca chi usa la letteratura per dividere È appena rientrato ad Arad, la cittadina nel deserto del Neghev dove abita da molti anni. Quando scrive, Amos Oz non si sposta più in là dell'orizzonte di colline nude che accompagnano la sua passeggiata mattutina, puntualmente a ridosso dell'alba. Lui dice che il deserto gli insegna ogni volta qualcosa di importante, che qui in mezzo al niente si misura meglio che altrove il tempo che passa. Ma questa è per il grande scrittore israeliano una stagione "errante", di viaggi, di impegni da dedicare ai lettori sparsi per il mondo. Nei prossimi mesi sarà in Francia, in Russia, in Italia. L'ultimo suo libro è appena uscito Oltralpe con il titolo Vie et mort en quatres rimes. Fra qualche settimana, in tempo per essere "celebrato" alla Fiera del Libro di Torino, apparirà anche in italiano, come di consueto per l'editore Feltrinelli. La voce di Oz è pacata e solida come sempre: non si scompone di mezzo tono. A dispetto della vita relativamente movimentata di questo periodo, a dispetto degli "scottanti" argomenti di cui si chiacchiera. Non è freddo aplomb, il suo. Non è neppure indifferenza. Amos Oz non è minimamente turbato dal polverone intorno alla Fiera di Torino, per ragioni più serie e profonde. Amos Oz, che cosa pensa delle proteste di cui è bersaglio la Fiera del Libro di Torino, per il semplice fatto di avere scelto per quest'anno Israele come paese ospite? "Che cosa penso? Che esistono delle persone così. Fedeli al principio di "o tu o io". Ma credo anche che la maggior parte degli uomini abbia una mentalità diversa. È tutta solo questione di essere aperti o no al prossimo. Il discorso è più semplice di quanto non si possa immaginare, in fondo. C'è chi accetta gli altri ed è disposto a parlare con loro. E chi no. Tutto qui". Il boicottaggio di una fiera del libro è il punto di partenza, ma in fondo anche di arrivo, della negazione. Rifiutare il terreno della letteratura significa veramente non accettare il presupposto stesso della parola: la sua natura di comunicazione. Che cosa ne pensa, in quanto israeliano e scrittore? "Che non fa per me raccogliere le provocazioni. Non discuto con questo genere di mentalità, che esclude a priori di discutere con me. Come si fa? Vede, la provocazione non mi interessa per una ragione di fondo: perché abbatte la possibilità stessa di un confronto. E prima ancora, perché si pone nella condizione di non ascoltare, che è invece il presupposto fondamentale della conoscenza, della convivenza". Tariq Ramadan, l'intellettuale arabo-svizzero ospite l'anno passato della Fiera di Torino, ha appena dichiarato che questa edizione, con la presenza di Israele in veste di paese ospite, è da evitare. "Dica quel che vuole. La sua dichiarazione non riguarda né me né gli scrittori, i lettori e soprattutto i libri che verranno alla Fiera. E saranno tanti sicuramente. Il mondo è fatto di persone così tanto diverse fra loro, che non sento il bisogno di parlare con chi rifiuta a priori il dialogo con me. Questo genere di persone non mi riguarda". Amos Oz, lei ritiene che la letteratura sia un territorio privilegiato, con delle regole proprie, delle leggi specifiche? In tal caso, questi inviti alla censura di libri e scrittori solo perché vengono da un certo paese, nella fattispecie Israele, risultano secondo lei ancora più gravi proprio perché sono sul terreno delle parole? "Guardi, molto semplicemente io ritengo che l'unica regola della letteratura sia il confronto. Non mi riferisco soltanto al dibattito culturale o letterario in senso stretto, a libri e scrittori seduti a una tavola rotonda. Intendo qualcosa di più generale e basilare". Quale la sua idea di letteratura? "La letteratura è dialogo per antonomasia: dello scrittore con il mondo. Con i personaggi che crea sulla pagina. Dei lettori con lo scrittore. Dei lettori con i personaggi e le storie che essi trovano sulla pagina. È un continuo scambio di conoscenze ed emozioni fra mondi diversi. Distanti. Irraggiungibili a vicenda, se non sulla pagina scritta. E allora, come si fa a boicottare un libro o una letteratura, solo perché viene da un certo paese? Tutto ciò, secondo me, va contro l'essenza stessa di letteratura. Di ogni letteratura, non importa da dove venga. Non riesco proprio a capire cos'abbia in testa chi esclude questo dialogo: in fondo non ci provo nemmeno perché la battaglia è perduta in partenza, perché con il fondamentalismo, anche quello armato di parole, non c'è via di uscita. Il confronto è possibile solo con chi accetta l'idea stessa del dialogo. E rifiutare una letteratura, qualunque essa sia, significa rinunciare a priori al dialogo".

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I nazionalisti serbi "Domani vinciamo" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

 

TRA I NOSTALGICI Dal mondo LA FERITA DI PRISTINA Reportage Nella roccaforte dei radicali di Zemul alla vigilia del voto Sul ballottaggio l'ombra dell'indipendenza in Kosovo "Cosa ci ha dato l'Europa? Solo lezioni col dito alzato mentre morivamo di fame" L'imminente autonomia infiamma i militanti serbi "È la terra dei padri" I nazionalisti serbi "Domani vinciamo" GIUSEPPE ZACCARIA INVIATO A BELGRADO Negoziato con l'Egitto Il sì di Hamas fa chiudere la frontiera Hamas collaborerà con l'Egitto per chiudere gradualmente la frontiera tra l'Egitto e Gaza, fatta saltare dopo il blocco della Striscia da parte di Israele, il 23 gennaio. Lo ha dichiarato Mahmoud al-Zahar, uno dei leader più influenti del movimento integralista islamico. "Opereremo in attesa di chiudere la frontiera tra noi e l'Egitto, questo sarà realizzato gradualmente", ha dichiarato. Finora Hamas si era opposto alla chiusura del valico (nella foto, una manifestazione di protesta). Alla periferia di Chicago Sparatoria in un mall quattro morti Un uomo ha aperto il fuoco durante una rapina in un negozio di abbigliamento all'interno di un centro commerciale nei sobborghi di Chicago. Secondo un primo bilancio, ci sono quattro morti e un ferito. La zona è stata bloccata e le autorità hanno diffuso l'identikit di un individuo sospetto, un giovane di colore. Dopo il servizio militare Il principe William farà il giornalista Il principe William d'Inghilterra (foto) vuole fare il giornalista, e si prepara anche a uno stage in un grande giornale nazionale. Non si tratta di una stravaganza, ma di un passo necessario nell'educazione di un erede al trono. "Dope le esperienze nelle forze armate, non possono mancare quelle nella società civile", ha affermato una fonte della corte riferendosi al training del principe nella Raf e nella Marina. Alla guida dei cattolici Siria, il Papa nomina un triumvirato Un triumvirato, a tempo, alla guida della Chiesa siro-cattolica. Dopo la missione a Gerusalemme del cardinale Roger Etchegaray, il Papa, ha accolto ieri le dimissioni di Abdel-Ahad, patriarca della Chiesa di Antiochia, nominando alla guida dei Siri cattolici tre reggenti fino all'elezione del nuovo patriarca. Il triumvirato, a forte impronta nazionalistica, è composto dagli arcivescovi Kassab, Matoka e Tabè.Oggi la faccia di cuoio di Aco, che è diminutivo di Alexandar e si pronuncia "azzo", sembra esprimere perfino un'ombra di sentimento e qualcosa che si potrebbe avvicinare all'allegria. Il custode della sede centrale della "Radikalna Stranka" pare un replicante, è pelato, atletico, privo di un braccio, segnato da cicatrici di ogni sorta: un reduce di guerra, anche se non ci capisce bene di quale. Nella piazza dei Magistrati a Zemun la sede del partito radicale è deserta, però rispedendo via il visitatore "Azzo" è meno brusco del solito, la sua espressione di speranza sembra dire: "Domani si vince". Per quanto strano possa apparire, questa sera la storia dei Balcani rischia di ingranare nuovamente la retromarcia: la Serbia torna a votare nel ballottaggio per il presidente ed è possibile che le cifre sanciscano l'inutilità di tutto il cammino del dopo-Milosevic. Boris Tadic, eterno giovanotto dal fascino metropolitano, è stato mollato dall'amico-rivale Vojslav Kostunica, l'indecifrabile Amleto che da primo ministro ha dichiarato che non appoggerà nessuno dei candidati, e dunque se Tadic la spunterà sul radicale Tomislav Nikolic potrà farlo al massimo con un margine di 80-100 mila voti. Come sempre a determinare le cose saranno gli indecisi, almeno il 10%, e dunque potrebbe anche andare diversamente, potrebbe vincere il passato e dieci anni di politica e miliardi spesi andrebbero in fumo in nome dell'impossibile rinuncia al Kosovo. Qui a Zemun, un tempo estremo lembo d'Europa di fronte al Turco (l'Austria-Ungheria finiva da questa parte e sull'altra sponda del Danubio Beograd, la Città Bianca, era avamposto ottomano) il momento si vive in un'elettricità particolare. Quest'oggi il clima è mite, si respira quasi un anticipo di primavera eppure pare quasi di vedersi profilare in lontananza la nube scura del passato, di avvertire l'attesa spasmodica delle cancellerie occidentali pronte come sembra a rinchiudere le stalle mentre già da un pezzo i buoi zampettano euforici per la brughiera. "Vinciamo, vinciamo, vinciamo...", sta canticchiando un giovanotto formato armadio alla banda di facce patibolari che lo circonda, eppure sarebbe sbagliato considerare questa gente come banda di brutti sporchi e cattivi: i radicali serbi sono anzitutto esasperati, e se dovessero vincere sono pronti a cercare sponda fra i repubblicani d'America. Dinanzi al bar che normalmente accoglie i deputati in pausa il giornale del partito è affisso su tutti i muri, tanto per essere chiari si chiama "Velika Serbjia", Grande Serbia, con ciò rievocando un delirio che un po' sbrigativamente venne attribuito a Sloboban Milosevic ed è invece da sempre patrimonio e sangue di cetnici, nazionalisti tradizionalisti, revanscisti. Dei radicali di oggi. Il titolo prelettorale urla: "Nikolic con tutto il cuore - saremo garanti della sovranità e restituiremo orgoglio al Paese - non c'è mercato sulle frontiere". No, ammesso che qualcuno se ne fosse illuso, mercato non ci sarà: Kostunica si è chiamato fuori quando Tadic non ha sottoscritto l'impegno a respingere il Patto di associazione con l'Europa se noi manderemo soldati in Kosovo per sostituire le truppe Onu. E adesso chiunque vinca è assolutamente chiaro che per la Serbia il Kosovo resterà sempre un Paese virtuale, non riconosciuto, abusivo, anzi scippato. Al centro di Zemun c'è un vecchio ritrovo di canottieri, una "kafana" dove chi si è fatto le ossa remando sul Danubio incontra chi ha negli anni passati ha spezzato le ossa ai "muslimani" di Bosnia e Kosovo. "Vedrete, l'anima serba sta tornando forte", dice il proprietario mentre con fare affettuoso e amichevoli pacche che ammazzerebbero un bue ti costringe a ingurgitare impressionanti quantità di alcool. Un altro avventore è meno entusiasta, però con percorso ragionato giunge alla medesima conclusione: "Credevo alla svolta democratica per dare un futuro ai miei figli, ma cosa ci ha dato l'Europa negli ultimi otto anni? Solo ultimatum, lezioni col ditino alzato, richieste di arrestare Mladic o Karadzic che se ne stanno in un altro Paese (avete voluto una Bosnia indipendente, no?) senza un finanziamento né un aiuto. Adesso basta, siamo alla fame, non possiamo neanche emigrare perché ci negano i visti e dovremmo anche accettare l'amputazione del Kosovo? E' la terra dei nostri padri, e se dobbiamo morire per inedia sarà meglio morire per difendere l'identità dei serbi". Esistono luoghi in cui i momenti della storia vengono davvero vissuti come storici, e la cittadella austroungarica di Zemun è uno di quelli. La roccaforte dei radicali è in qualche modo sintomatica della condizione del Paese dove ormai rischia di passare la soluzione del "tanto peggio tanto meglio", e i seguaci di Toma Nikolic sanno benissimo che o vincono questa sfida o da dopodomani potranno deporre le armi poichè l'ultima occasione sarà svanita. In Europa qualcuno si sta avvedendo in extremis dei rischi che si corrono e di quanto delicata sia la posta. Ieri il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt, che in quanto ex commissario per la Bosnia conosce bene i Balcani, ha rotto gli indugi per annunciare: "Siamo pronti ad andare oltre la firma dell'accordo politico", e il commissario Oli Rehn ha aggiunto che "il trattato di associazione con la Serbia può essere firmato in tempi brevissimi". In altri tempi si sarebbe definita interferenza ma in momenti come questi non si va troppo per il sottile.

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Dall'annuncio al boicottaggio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

 

Le tappe Dall'annuncio al boicottaggio Il 18 dicembre la Fiera annuncia (in foto la conferenza stampa) che nella prossima edizione sarà ospite d'onore Israele: avrebbe dovuto essere l'Egitto, rinviato al 2009 anche per favorire la sinergia con una grande mostra sull'antico Egitto a Venaria. La polemica prende avvio su Al Jazeera, ed è l'8 gennaio quando a Torino parte la protesta dei Comunisti Italiani (nella foto Chieppa). Poco dopo prende posizione un gruppo di scrittori giordani. Lo scrittore arabo Ibrahim Nasrallah annuncia il boicottaggio il 23 gennaio. Prende posizione l'Unione degli scrittori arabi, e scende in campo da Parigi (dove pure quest'anno Israele sarà ospite del salone del libro) Tariq Ramadan (foto), che pure fu ospite della Fiera nel 2007. Si schiera invece a fianco della Fiera Tahar Ben Jelloun.

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Insulti a Picchioni, sale la tensione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

 

Dopo la fatwa di Tariq Ramadan che invita a boicottare la Fiera del Libro, "colpevole" dell'invito agli scrittori di Israele come ospiti d'onore, è a mille la polemica che ha investito Librolandia, e si alza pure l'attenzione della polizia: domani sarà negli uffici della Fiera Elazar Cohen, inviato dall'ambasciata israeliana, mentre sui siti antagonisti che rilanciano gli inviti al boicottaggio è spuntata una sigla nuova, i "NoFiera", insieme ai "NoTav" e "Nodalmolin". Denuncia intanto "il rischio di un'escalation nel livello dello scontro" lo scrittore Younis Tawfik: si dice "preoccupato del clima di questa polemica" e prepara un incontro, nei prossimi giorni, tra organizzatori e comunità araba. Nel clima sempre più arroventato, Rolando Picchioni ammette che negli uffici della Fiera sono piovuti, oltre a un fiume di messaggi solidali, pure "insulti, arroganze, fatwe, veti". Però "non ci facciamo certo intimidire, ci mancherebbe altro. Non faremo una Fiera amputata, schizofrenica, piegata alle convenienze o al manuale Cencelli degli ospiti". Ieri Rifondazione Comunista è scesa in campo per la prima volta accanto ai Comunisti italiani, dichiarando inopportuno l'invito di Libropoli nel 60° anniversario della nascita dello Stato d'Israele. E mentre Vincenzo Chieppa (Comunisti italiani) insiste nel chiedere "pari dignità per la Palestina", va nella direzione opposta la lettera che il regista Davide Ferrario ha spedito al direttore Ernesto Ferrero: detto che "nel conflitto medio-orientale non si può che stare con i palestinesi", "per la sua natura di incontro, la Fiera è l'occasione per affrontare la questione. Rispondere col muro del silenzio e del boicottaggio è cadere nella stessa logica di chi i muri li costruisce per dividere i popoli". Nel gran turbinio scatenato dalla querelle, ieri Fabrizio Cicchitto (Fi) ha definito il boicottaggio "puro antisemitismo", mentre per il sindaco Sergio Chiamparino "sta prendendo piede un fondamentalismo politico prima che religioso". E' con lui Walter Vergnano, sovrintendente del Regio: "Sarebbe aberrante non poter ospitare liberamente un gruppo di intellettuali. Chi invita una letteratura non è contro un'altra, e rivendico il diritto di leggere libri sia di israeliani che di arabi, ascoltandone gli autori". Pure a Franzo Grande Stevens pare che nelle scelte della Fiera "non ci sia alcun intento discriminatorio", e s'è detto indignato delle polemiche Paolo Bertinetti, il cattedratico che propose la laurea ad honorem ad Abraham Yehoshua: "La scelta della Fiera non può essere messa in discussione per ragioni politiche da chi confonde politica e cultura". L'Unione araba cittadina, però, è ferma nelle sue posizioni: per Franco Trad "non si può festeggiare l'anniversario di un paese che semina morte e la cui indipendenza è una ferita aperta". Se Tawfik lavora al dialogo ("La Fiera ha sempre ospitato autori arabi, è stata fraintesa"), per Ernesto Ferrero "sbaglia chi non scinde politica e cultura, e presenta per l'ennesima volta un'immagine faziosa e intollerante della Palestina". Chi protesta "non sa il significato di "ospite d'onore": non prevediamo corone fiorite e lanci di caramelle dai balconi, ma incontri con scrittori, per di più critici col governo. Cosa temono gli autori arabi? Vengano a Torino ed espongano democraticamente il loro punto di vista".

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Le carte del terrore dell'imam Kohaila (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

 

UDC SENZA PACEL'AFFONDO DI BONSIGNORE IL DOCUMENTO LA DOPPIA VITA ALL'INTERNO DELLA MOSCHEA: ECCO PERCHÉ È STATO ESPULSO LA STORIA DOPO I CAVALLI DELLA POLIZIA, GLI ELICOTTERI DEI CARABINIERI IL CASO Giuseppe Berta DOMANI SERA ESAURITO ALL'ALFIERI E AL REGIO All'interno "Intervenga Casini o sarà la rottura" Le carte del terrore dell'imam Kohaila Il baby pusher di 11 anni comprato con un paio di Nike Guerra totale a Tossic Park Caro loculi le pompe funebri sono in rivolta Librolandia insulti a Picchioni FONDAZIONI LE TENTAZIONI DELLA POLITICA Vecchioni sfida De Gregori nella notte dei cantautori "La Jihad continuerà fino al giorno del giudizio" Angelo Conti Monica Perosino Israele ospite d'onore tensione sempre più alta Il presidente della fiera "Non ci spaventiamo" Giovanna Favro Un documento, di cui è venuta in possesso La Stampa, svela il retroscena dell'espulsione dell'Imam di via Cottolengo, Mohamed Kohaila, avvenuta il 10 gennaio scorso. Gli investigatori avevano scoperto che la moschea di via Cottolengo si era trasformata in un centro di distribuzione di lettura di documenti prodotti dalla rete del terrore. Ma la violenza e la teorizzazione degli attentati suicidi, erano tenuti ben lontani dalla preghiera. Nei sermoni dell'Imam, solo versetti del Corano e interpretazioni dell'Islam moderato. Le cose, in privato, erano però diverse nel centro di preghiera che fu costituito da Bouriqi Bouchta, a sua volta espulso nel 2005, per gli stessi "atteggiamenti" contestati dalla Digos a Kohaila. Era da tempo in atto - dicono i dossier - un traffico di documenti falsi e troppi erano i contatti sospetti tra i frequentatori della moschea e alcuni soggetti, già espulsi, legati ad organizzazioni terroristiche. A sollevare pubblicamente il caso dell'Imam, già da tempo sotto controllo, fu Annozero, la trasmissione di Santoro, nel maggio scorso. Massimo Numa A PAGINA 56Che nell'agenda del nuovo prefetto il ritorno alla legalità di Parco Stura sia in cima alla lista è un fatto che diventa sempre più evidente giorno dopo giorno. Dopo i blitz a cavallo della polizia, ieri è stata la volta dell'Arma, che ha utilizzato per ripulire il parco anche un elicottero. Cinquecento le dosi di eroina sequestrate. Applicato per la prima volta il decreto che consente di ingiungere ai tossicodipendenti di non uscire di casa dopo una certa ora serale e li obbliga a non avvicinarsi alla zona del parco. Grazia Longo ALLE PAGINE 60 E 61È tutto esaurito il Teatro Alfieri per il concerto che Roberto Vecchioni tiene domani sera nella sala di piazza Solferino su invito dei promoter torinesi Toni Campa e Luciana De Biasi. Un bel colpo, anche e soprattutto se si considera che a poche centinaia di metri di distanza il Teatro Regio ospita alla stessa ora il primo dei due show di Francesco De Gregori. Torino ha voglia di canzoni importanti, il messaggio è chiaro e incoraggiante per gli organizzatori. Paolo Ferrari A PAGINA 75.

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Mostra dedicata alla Shoa e visite oggi nella Sinagoga (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 03-02-2008)

 

VIA FOA Mostra dedicata alla Shoa e visite oggi nella Sinagoga Visite guidate oggi nella Sinagoga di via Foa a Vercelli, che sarà aperta al pubblico nel pomeriggio, dalle 14,30 alle 17,30. Organizzate dai volontari della Comunità ebraica, le visite avranno la durata di quarantacinque minuti ciascuna e l'ultima è prevista per le 16,30. Fino ad oggi, inoltre, resterà aperta la mostra intitolata "Destinazione Auschwitz" e promossa dall'Associazione Italia-Israele. Questi gli orari di apertura: dalle 14,30 fino alle 17,30.

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Israele alla fiera del libro rifondazione sulle barricate (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

 

Il caso La sinistra si divide sul boicottaggio. Spunta uno stand della Palestina Israele alla Fiera del Libro Rifondazione sulle barricate TORINO - L'invito a Israele per la Fiera del libro divide la sinistra. Al boicottaggio proposto dal Pdci hanno aderito anche le strutture piemontesi di Rifondazione comunista. E mentre il sindaco di Torino Chiamparino critica gli attacchi ("è fondamentalismo politico") spuntano tentativi di mediazione come quello di ospitare alla rassegna anche un stand palestinese. Lo scrittore Marek Halter: "Prendersela con la letteratura israeliana è da idioti o da criminali". LONGO E NOVELLI ALLE PAGINE 16 E 17.

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L'esercito dei nuovi kamikaze, donne e ragazzini senza speranza Reclutati a forza, indottrinati e mandati a seminare morte. Dal Pakistan alla Cecenia, dalla Palestina all'Iraq: sto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 03-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del L'esercito dei nuovi kamikaze, donne e ragazzini senza speranza Reclutati a forza, indottrinati e mandati a seminare morte. Dal Pakistan alla Cecenia, dalla Palestina all'Iraq: storie di shahid di Umberto De Giovannangeli DALLO SRI LANKA alla Palestina. Dal Libano alle Filippine. Dall'Afghanistan all'Iraq. Dall'Algeria all'Indonesia. Dalla Cecenia al Kashmir adolescenti strap- pati alla miseria dei campi profughi, studenti modello, disperati senza futuro, ragazze acculturate. È l'esercito degli shahid. I signori del Jihad globalizzato non pongono limiti all'orrore. E al reclutamento di donne e uomini, ma anche bambini, che trasformano il loro corpo in strumento di morte. I massacri dell'altro ieri a Baghdad (cento morti) rappresentano un ulteriore salto di efferatezza nell'azione del network terrorista denominato Al Qaeda: le due giovani donne-kamikaze, probabilmente affette dalla sindrome di Down, sono parte del nuovo esercito di shahid, formato soprattutto da donne e bambini. I bambini, innanzitutto. Diversi di loro non avevano neanche sei anni quando sono stati "reclutati" dai signori del Jihad globalizzato. Un fenomeno presente in Afghanistan, Palestina, Algeria, Pakistan, Iraq. Più di 170 ragazzini nel corso del 2007 hanno indossato la bandana verde di Al Qaeda. Sono solo una parte di un esercito in crescita che ha già i suoi martiri da celebrare. Come Nabil Belkacemi: aveva 15 anni quando si è fatto esplodere nell'attentato di Dellys contro la caserma della Guardia Costiera algerina: 30 morti e 56 feriti. Il ragazzino era stato addestrato ed inviato alla morte dal gruppo di Al Qaeda nel Maghreb. La sua famiglia non trova pace, la madre lo ricorda così: "Era il più gentile di tutti i fratelli, studiava, giocava a pallone con i suoi compagni davanti a casa, non ha mai parlato di politica o di governo e non è mai stato violento. Fino a quando ha iniziato a frequentare la moschea di Apreuval, a Khouba quando andava a scuola. Non ha mai fatto tardi arrivava a casa sempre in orario fino al giorno in cui ha passato la notte alla moschea; da quel giorno è scomparso. Mi ha chiamato da un cellulare per dirmi di non preoccuparmi, che sarebbe rientrato. Mi ha richiamato ancora un paio di volte dicendomi: mamma, ho paura, non so dove sono, vorrei fuggire però ho paura che mi ammazzino. Mi hanno avvertito che se fossi scappato, si sarebbero vendicati su di voi". O come Shaukat , 14 anni. l'11 settembre 2007, il ragazzino sale su un autobus a Dera Ismail Khan, nella zona a nord ovest del Pakistan. Shaukat si fa esplodere, provocando 18 morti. O come Rafiqullah, 6 anni. Il bambino che indossa una giacca-bomba si avvicina a soldati afghani, raccontando loro che era stato mandato per esplodere contro soldati americani. I terroristi che gli avevano fatto indossare la bombaveste, avevano collocato il detonatore nella sua mano, promettendo al bambino che quando avrebbe premuto, sarebbero usciti dei fiori dalla sua giacca. Si erano raccomandati di andare verso soldati americani e di fare il gioco con loro. Rafiqullah ha capito di che cosa si trattava ed è andato diritto verso i primi soldati raccontando ciò che era successo. Bambini-kamikaze. Come Ahmed, 11 anni. Dotato di una cintura esplosiva intorno alla vita e del suo ziano pieno di esplosivi, viene inviato dagli uomini delle Brigate dei martiri di Al Aqsa, braccio armato del Fatah palestinese, verso un check point israeliano. Gli uomini di Tsahal lo individuano subito insospettiti dalla giacca troppo grande che il bambino indossa per nascondere la cintura bomba. Lo bloccano e riescono a disinnescare l'esplosivo. E a salvare Ahmed. Amer al Fahar, 16 anni, di Nablus, Cisgiordania. Amer si alza all'alba, senza fare rumore. Si lava, indossa i vestiti da shahid e prega per l'ultima volta. Poi entra nella camera dei genitori, li saluta ed esce, apparentemente per raggiungere la scuola di avviamento professionale che frequenta con profitto. Amer non tornerà più. Si è fatto esplodere ad un posto di blocco militare israeliano. Bambini. E donne. Ragazze ma anche madri di famiglia. Come lo erano Nour Ashammay e Wisas Jassim. Furono le prime donne-kamikaze a condurre un attacco suicida in Iraq: era il 4 aprile 2003. Si lanciarono insieme, a bordo di un autobomba, contro un posto di blocco americano. O come la diciassettenne Hava Baraeva, divenuta una leggenda per gli indipendentisti islamici ceceni. Hava, la prima in assoluto. Era il giugno 200. Un video la ritrae mentre dice: "Sorelle, è giunto il nostro momento. Dopo che i nemici hanno ucciso quasi tutti i nostri uomini, i nostri fratelli e mariti, solo a noi rimane il compito di vendicarli. Non ci fermeremo neanche se per questo dovremo diventare martiri...Allah Akhbar". Zelikhan Elikhadzhieva, aveva 19 anni, quando si è fatta saltare in aria assieme ad un'altra "shahid" cecena ad un raduno rock a Mosca. Madri ma anche nonne-kamikaze. Come lo era Fatima Omar Mahhmud al-Najar, 57 anni, che si è fatta saltare in aria a Jabaliya, nella Striscia di Gaza, tra un gruppo di soldati israeliani. Fatima lascia 9 figli e 41 nipoti. Rim Saleh Al-Riashi. Aveva 21 anni e due figli: una bambina di 3 anni ed uno di 18 mesi. Rimi si è fatta saltare in aria al valico di Erez, fra la Striscia e Israele, provocando la morte di 3 soldati e un civile israeliani. Storie di vite spezzate. In nome di una sporca guerra che non conosce pietà.

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Spàrati, Adolf Spàrati adesso (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 03-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del "Spàrati, Adolf Spàrati adesso" di Wu Ming 1 "N on riesco ad ascoltare Wagner tanto a lungo. Dopo un po' mi viene voglia di invadere la Polonia". È una celebre battuta di Woody Allen, densa e folgorante. L'allusione è chiara: la musica di Richard Wagner - colonna sonora prediletta dei crimini nazisti - è stata per molto tempo proibita in Israele. Nel 2001 il pianista e direttore d'orchestra Daniel Barenboim ruppe il tabù e le reazioni furono violente, si discusse a lungo, si riaprì il dibattito su "Wagner precursore del Terzo Reich". Intervennero intellettuali prestigiosi, Edward Said difese la scelta di Barenboim e scrisse che la musica di Wagner ("ricca e straordinariamente complessa") andrebbe in parte separata dal suo compositore ("personaggio oggettivamente ripugnante"). Vecchio e irrisolvibile dilemma, il rapporto tra autore e opera. Oggi possiamo apprezzare un'ouverture di Wagner senza patemi d'animo, ma nel mondo tedesco fin-de-siècle le sue opere, miscelate ad altri reagenti, ebbero un effetto politico e mitopoietico, contribuirono ad alterare la chimica della mente sociale. Lo stesso Adolf Hitler, com'è noto, era un grandissimo fan di Wagner. A conquistarlo era la titanica teatralità di Wagner. Si esaltava per la rappresentazione maestosa, andava in trance per la grande e percussiva messa in scena. Wagner calza scarpe chiodate, parte alla carica, ti assalta e frastorna finché non ti domina totalmente. Francis Ford Coppola si riferiva a questo quando, in Apocalypse Now, mostrò gli elicotteri USA calare sui villaggi vietnamiti al suono della Cavalcata delle Walkirie. Nel suo ultimo libro, intitolato Hitler (Mondadori, pp. 624, euro 20,00), Giuseppe Genna sfrutta quell'impeto per avviare la narrazione della vita del Führer. Dopo un classico inizio ab ovo (dal concepimento del protagonista) e un po' di preludio familiare, vita e carriera di Hitler partono con la scoperta di Wagner, nel mezzo di un'adolescenza vissuta "da cretino" sullo sfondo dell'intorpidita provincia austriaca. "Wagner è un genio, l'uomo più grande che la stirpe tedesca abbia mai partorito!" dice Adolf al piccolo Kubizek, suo unico amico. "Abbiamo incontrato l'opera di un eroe, di un gigante, di un uomo che ha una visione! Tutto è una visione e sta a noi realizzarla! Tutto ha inizio in questo momento!". La catastrofe europea del periodo '39-'45 fu il risultato di una lunga percolazione di sostanze tossiche nelle falde della cultura. Fior di storici, sociologi e filosofi hanno ricostruito i processi che formarono ideologia e immaginario del nazismo, risalendo le genealogie, mappando le ascendenze, ingrandendo ogni dettaglio del grande quadro. Alcune scoperte sorprendono, come l'influenza - indagata da George L. Mosse - dei film d'alpinismo durante Weimar. In quelle pellicole si distinse come attrice Leni Riefenstahl, in seguito regista e grande apologeta del regime. Eppure non ha torto Claude Lanzmann quando, in una delle frasi riportate da Genna in exergo, dice che queste sono "semplici condizioni. Se anche sono necessarie, non sono sufficienti. Un bel giorno si deve cominciare a uccidere, cominciare a sterminare in massa. Io dico che c'è uno iato tra queste spiegazioni e il massacro". In questo iato si muove Hitler. Dopo il piccolo orrore della borghesia italiana dei nostri giorni (L'anno luce, 2005), dopo lo sguardo all'indietro sulle miserie degli anni Ottanta (Dies irae, 2006), dopo l'elegia medianico-stalinista per il padre morto da poco (Medium, 2007), in questo libro Genna si confronta con il grande orrore, l'orrore per antonomasia, di quando l'Europa divenne, per usare un'immagine trovata nel libro, "un immenso occhio che serra la sua palpebra, stritolando carne ossa membrane ricordi". Carne, ossa, membrane. Leggendo Hitler mi figuravo una lezione di chirurgia in un teatro anatomico, sezionamento di cadavere di fronte a un pubblico, a scopo didattico o di ricerca. L'autore lavora di sega vibrante, scalpello, encefalotomo, e intanto commenta ogni mossa, ogni fase, illustra i risultati. È l'improba autopsia morale di Adolf Hitler, condotta dopo sei decenni su un corpo ormai ridotto a evanescenza. Oggi più che mai, Hitler sfugge alla comprensione. Sfugge, benché sia l'uomo del Novecento più discusso e analizzato. Sfugge, a dispetto di inchieste, biografie monumentali e perizie psichiatriche postume. Hitler è "non-persona", simulacro, nebulosa di immagini e parole, icona per fantasticherie d'ogni ordine e grado. A pag.133, Genna si rivolge direttamente al suo personaggio e lo invita a suicidarsi: "Spàrati, Adolf. Fallo". È l'unico romanzo il cui autore, a nemmeno un quinto del percorso, si auspica che il protagonista si tolga di mezzo, scompaia, e con lui tutto ciò che gli sta intorno. Il libro sogna l'impossibile: la propria estinzione, non essere mai nato, non essere mai stato scritto e nemmeno immaginato. Con quest'artificio retorico Genna rimarca che Hitler non è il "suo" personaggio. Non c'è alcun tentativo di immedesimazione, nemmeno una frazione di secondo di empatia. L'autore mantiene distacco e straniamento, lotta per rimanere ancorato all'adesso e al senno di poi, e per questo adotta alcune strategie: usa parole che sono platealmente di oggi ("surfing", "supermarket", "beauty farm"); esprime netti giudizi di valore senza mimetizzarli nella narrazione ("Ed è un cretino. Uno zero assoluto che crede di avere una visione"); interrompe più volte il flusso delle storie per rivolgersi ai lettori ("Abituatevi a questo destino: a ogni crisi, il corso dei giorni riporta a galla Adolf Hitler") e ricorre con frequenza alla prosopopea, interpellando enti astratti o inanimati ("Canto. Visione. Unitevi nel dolore che si annuncia, che si perpetra"). A un certo punto, Genna arriva a celebrare la propria vittoria personale (non soltanto storica e simbolica) contro Joseph Goebbels, soprannominato "la scimmia". Lo scrittore ci mostra i roghi di libri "infetti" organizzati dal ministro della propaganda, poi infligge la stoccata: "Io (descrivo Goebbels) in questo libro. Questo libro esiste, la scimmia no". Il romanzo che sognava di non esistere esiste e si dichiara vincitore. Una caratteristica di Hitler che pochi noteranno è la continuità col ciclo narrativo di un altro romanziere, Valerio Evangelisti. Il mondo di Hitler è lo stesso di Metallo urlante, Black Flag e Antracite, un mondo di licantropi e metallo senziente, che Evangelisti usa come metafore - rispettivamente - della borghesia e del capitale. Lupi mitologici e uomini-lupo affollano le pagine del libro di Genna. L'artiglieria tedesca è "metallo che chiede sangue e desidera da sé marciare sui territori che a quel metallo spettano". Hitler è "l'uomo che ha dato l'anima al metallo, che al metallo ha inoculato il desiderio: di divorare, di bere sangue". Alla firma del Patto Molotov-Ribbentropp, constata l'autore, "il lupo si è fuso con l'acciaio". Hitler, come tutte le opere di Genna, è un libro di eccessi. A tratti eccede nell'acribia documentale (avrei evitato gli stralci del diario di Rommel) e a volte indulge in riferimenti oscuri ai più, in una sorta di caccia al tesoro per iniziati. A pagina 310, l'autore camuffa nel testo versi da The Waste Land di Eliot; più avanti infila un omaggio alla canzone Stalingrado degli Stormy Six, dall'album Un biglietto del tram (1975), interamente dedicato alla Resistenza; in apparenza non c'è relazione, e invece l'omaggio retroagisce sull'utilizzo di Eliot. Tra i brani di quell'album, infatti, c'è anche La sepoltura dei morti, che fin dal titolo riprende The Waste Land e contiene i versi: "Quel corpo che tiene sepolto in giardino / di fiori ne dà o non ne dà? / Tenga lontano il suo cagnolino: / se scava lo ritroverà". Se scava lo ritroverà. Pochi capitoli dopo, un soldato tedesco in ritirata inciampa e spezza un braccio nudo che spunta dalla neve, trovando una fossa comune. Di questo libro non si può dire che sia discontinuo, anzi, è di una coerenza marziale, la prosa porta avanti un proposito granitico. La tesi - Hitler come personaggio del tutto vacuo - è svolta in modo inesorabile, e in fondo è questo il vero limite del romanzo: in nome della coerenza, Genna è costretto ad alternare capitoli formidabili ad altri di puro transito, di mera giuntura tra momenti-chiave. Poco male, se dopo i transiti ci attendono capitoli commoventi come quello dedicato a Van Der Lubbe (plagiato esecutore dell'incendio del Reichstag), squassanti come quello del bombardamento di Coventry, elettrizzanti come quello della controffensiva "siberiana" che allontana i tedeschi da Mosca. Genna, poi, è prodigo di immagini e scene memorabili: i fiori lanciati dagli abitanti della Saar in festa si seccano in volo prima di raggiungere i militi di Hitler. I paracadutisti appaiono come spermatozoi che cadono dall'alto. La Siberia è una regina di termitaio che copula con Stalin e depone le uova dei soldati che sconfiggeranno il Führer. In mezzo a un tale frastuono, inattesa, si isola e si svolge una scena-madre di quiete e silenzio. Hitler, a Parigi, tocca il sarcofago di Napoleone e non capisce, è sordo al monito della storia. Non capisce, e attaccherà la Russia. Sarà l'inizio della fine, ma quella fine dura ancora, il pericolo non è scampato, quel ventre è ancora fecondo, è sempre fecondo, e anche libri come Hitler contribuiscono a ricordarcelo. Da leggere, e da capire. BIOGRAFIE Il nuovo romanzo di Giuseppe Genna è l'unico testo in cui un autore auspica che il proprio personaggio, in questo caso Hitler, si tolga di mezzo. Un libro che sogna l'impossibile: non essere mai stato scritto, né immaginato.

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La kefiyah di chieppa - ettore boffano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

 

Pagina VII - Torino La kefiyah di Chieppa ETTORE BOFFANO "Meglio perire per mano degli stupidi che subirne gli elogi". (Anton Pavlovic Cechov, "Quaderni") Sull'invito di Israele alla Fiera del libro, sull'assurda querelle che da una settimana sta montando contro la prossima edizione della kermesse culturale del Lingotto, nulla ci sarebbe da aggiungere dopo ciò che ha scritto, su Repubblica, uno dei più grandi intellettuali musulmani viventi, Tahar Ben Jelloun: "Bisogna distinguere in modo netto: la politica di uno Stato non è assimilabile alla produzione letteraria degli scrittori di quello Stato". SEGUE A PAGINA XI.

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"la lite su israele a librolandia? una vicenda stupida e rischiosa" - massimo novelli a pagina vii (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

 

Pagina VII - Torino La polemica Parla il saggista Vertone "La lite su Israele a Librolandia? Una vicenda stupida e rischiosa" MASSIMO NOVELLI A PAGINA VII SEGUE A PAGINA VII.

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"il caso israele? stupido e pericoloso" - massimo novelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

 

Pagina XIII - Torino "Il caso Israele? Stupido e pericoloso" Vertone e la polemica su Librolandia: vedo tanti muri da abbattere "Si inviti pure la Palestina, perché no? Forse così si eviteranno atti di fanatismo" MASSIMO NOVELLI "Mi sembra una vicenda connotata soprattutto da grandi stupidità, che potrebbe tuttavia sfociare nel tragico". Saverio Vertone, saggista e opinionista di pensiero libero, mai conformista o banale, definisce in questo modo la tempesta che da qualche settimana minaccia la Fiera del libro di Torino, "colpevole" di avere invitato Israele come ospite d'onore dell'edizione del prossimo maggio. è una tempesta che, se la campagna di boicottaggio verrà messa davvero in atto, potrebbe diventare un ciclone. "Quando parlo di stupidità mi riferisco anche alle dichiarazioni fatte l'altro giorno da Tariq Ramadan contro la presenza di Israele. Sono affermazioni, le sue, che non capisco e che, ripeto, mi paiono sciocche, sebbene Ramadan sia tutt'altro che uno sprovveduto. Ho letto alcuni dei suoi libri, che sono piuttosto interessanti. Ma egualmente sciocche erano state le accuse mosse, tempo fa, nei suoi confronti. Purtroppo stupidità del genere incombono su gran parte dell'orizzonte non solo della Fiera e dell'Italia, ma di questo mondo". La cosiddetta sinistra radicale, a cominiciare da Vincenzo Chieppa, segretario provinciale torinese dei Comunisti italiani, sostiene che la Fiera del libro dovrebbe invitare ufficialmente, oltre che Israele, anche l'Autorità nazionale palestinese. Che cosa pensa di una simile proposta? "Credo che il suggerimento di Chieppa sia assecondabile. Invitino ufficialmente i palestinesi, perché Picchioni e gli altri non lo fanno? Non dico che dovevano farlo prima, ma che potevano farlo, senza per questo intaccare la loro dignità e quella di Israele. Invece si è finiti tra labirinti e muri di sciocchezze. Bisognerebbe abbatterli, questi muri, però non vedo i picconatori. Insomma, è una situazione sciocca, ma è anche un fatto grave. E non lo è solamente per le polemiche sulla Fiera del libro e sulla campagna contro Israele, ma in particolare per quanto sta succedendo in Palestina in questi giorni". Il dramma che si consuma nella striscia di Gaza è uno dei motivi all'origine del ventilato boicottaggio della Fiera. "Il vero guaio è che nessuno dice basta ai lanci dei missili Kassam, agli omicidi mirati della popolazione civile. Se si fa la conta dei morti, del resto, se si mettono le cifre a confronto, mi pare che le vittime palestinesi superino quelle israeliane, no? Comunque, finché c'è Bush, non lo potrà fare l'America. Ma l'Europa perché non si fa sentire? Perché non cerca di gettare secchiate d'acqua sul conflitto, sugli avvenimenti di Gaza? E adesso, che ho detto queste cose, spero che non mi accusino di non avere la consapevolezza della Shoah. Come lei saprà, l'accusa di antisemitsmo è micidiale. Vorrei evitarla". In sostanza, tornando alla Fiera del libro, che scenario prevede? "Se si continuerà così, si cadrà nel ridicolo, nel grottesco, con la possibilità di arrivare al tragico, dato che qualsiasi fanatico potrebbe agire. Può succedere di tutto, in definitiva".

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La comunità araba si divide ma tutti bocciano quella dedica - angela lano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

 

Pagina XIII - Torino Tacciono i dirigenti della moschea, intellettuali e scrittori discutono La comunità araba si divide ma tutti bocciano quella dedica Younis, educatore "Boicottare è atto dovuto". Lo scrittore Tawfiq "Non serve" ANGELA LANO La Fiera del Libro dedicata a "Israele ospite d'onore" continua a far discutere animatamente, come è ovvio, anche all'interno delle comunità arabe. Le posizioni sono diverse, in certi casi opposte: c'è chi si schiera nettamente per il boicottaggio del Salone e chi ritiene un'occasione importante la presenza di scrittori israeliani con cui, magari, poter trovare una via di dialogo. Quasi tutti, tuttavia, ritengono "eccessivo", inopportuno" aver dedicato una manifestazione culturale a Israele mentre è in corso l'assedio alla Striscia di Gaza. Se sull'argomento i dirigenti maghrebini delle moschee di Porta Palazzo e dintorni tengono un "basso profilo", dopo l'espulsione dell'ultimo imam, per non incorrere in polemiche su un tema "rischioso" come la Palestina, i "laici" palestinesi parlano volentieri. "Il boicottaggio del Salone è un atto dovuto - sostiene Kutayba Younis, educatore - intanto perché Israele ha imposto la propria presenza come "ospite d'onore", quando avrebbe dovuto esserlo l'Egitto, secondo gli accordi presi l'anno scorso dagli organizzatori della manifestazione torinese. Poi, perché in Palestina la popolazione civile sta soffrendo a causa delle politiche israeliane. I diritti palestinesi sono violati tutti i giorni. E che si fa, qui a Torino? Si "festeggia" la creazione dello Stato ebraico". Nizar Mansouri, presidente dell'Associazione al-Bayad, la Comunità dei palestinesi in Piemonte, la pensa diversamente: "In quanto evento intellettuale, noi non abbiamo nulla contro la presenza di scrittori israeliani alla Fiera. E' giusto promuovere la diffusione delle culture, quindi anche di quella israeliana, che ha al suo interno pensatori di sinistra critici con il governo. Le loro posizioni non sono distanti dalle nostre, perché boicottarli? E' anti-democratico. Altro è, però, celebrare la nascita di Israele". Dello stesso avviso è Fouad Shibli, presidente dell'Unione degli Arabi di Torino: "Invitiamo pure gli intellettuali israeliani e discutiamo con loro della situazione in Palestina e delle scelte del governo israeliano, ma senza festeggiare il 60° anniversario di Israele, Paese occupante di un altro popolo. Con quello che sta succedendo a Gaza, questa "dedica" dà fastidio. Gli organizzatori del Salone dovrebbero tenere conto anche della sensibilità degli arabi"."Come scrittore sono un uomo libero - aggiunge Younis Tawfiq, intellettuale italo-iracheno e presidente del Centro Dar al-Hikma - non sono a favore dei boicottaggi: non servono a nulla. In questo caso, Israele viene dipinta dai media come la vittima e noi come degli incivili. La cultura deve essere super-partes. La presenza di Israele alla Fiera del Libro può essere utile alla causa palestinese, che noi sosteniamo: ci dà modo di sederci e di interloquire con gli scrittori israeliani, di affrontarli alla pari. Facciamo diventare il Salone una "piazza" di dibattito e di sensibilizzazione sulla situazione palestinese. La scelta dell'anno, il 60° della nascita di Israele, tuttavia, è stata inopportuna". "Sono convinto che anche gli intellettuali israeliani soffrano - afferma Muin Masri, scrittore palestinese - rendendosi conto di come il retaggio etico-morale ebraico si sia ridotto grazie alle politiche dei loro governi nei confronti dei palestinesi. Censurare le persone di cultura non ha senso, meglio incoraggiare chi di loro ha posizioni critiche, per costruire la pace".

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La kefiyah di chieppa e il livore dei comunisti - ettore boffano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

 

Pagina XVII - Torino LA KEFIYAH DI CHIEPPA E IL LIVORE DEI COMUNISTI ETTORE BOFFANO In realtà, è però doverosa una breve postilla: del tutto locale e strettamente legata al modesto orizzonte della politica torinese. Essa attiene, senza alcuna ombra di dubbio, il concetto di stupidità e la disamina antropologica di coloro che della stupidità si fanno interpreti. Una questione che pare incentrarsi attorno alla dirigenza subalpina di un preciso partito politico, caratterizzato nella sua denominazione da una forte appartenenza identitaria e storica: i Comunisti Italiani. Nelle settimane scorse, dopo la caduta del governo Prodi al Senato, un dirigente di quello stesso partito, il consigliere regionale Luca Robotti, si era già distinto per una singolare esternazione che aveva come obiettivo Franco Turigliatto, il senatore transfuga di Rifondazione che aveva contribuito, assieme a Lamberto Dini e a Clemente Mastella, alla fine dell'esecutivo dell'Unione. Il caso vuole che, nella vita privata, Turigliatto sia un dipendente della Regione Piemonte, in quanto beneficiario di quella legge che determinò l'assunzione definitiva dei "portaborse" di Palazzo Lascaris: una norma scandalosa alla quale ha attinto a piene mani, senza riserve o esclusioni, tanto la "casta" politica del centrodestra come quella del centrosinistra. Nei prossimi mesi, egli dovrà tornare inevitabilmente al proprio "lavoro", ma Robotti gli ha già promesso una sicura vendetta fatta di "vessazioni quotidiane". Parole che si commentano da sole e che inducono anche a una ulteriore riflessione: il comunista Robotti non ha imparato nulla dalla storia, neppure da quella familiare e dell'ideologia sotto il cui segno continua a militare. Un suo lontano parente, infatti, il cognato di Palmiro Togliatti Paolo Robotti, ebbe la sventura di subire nella Mosca di Stalin altre e ben più feroci "vessazioni" che, nel 1957, trovò poi il coraggio di contestare addirittura al "Migliore": "Noi sapevamo tutto quello che stava accadendo... Non potevamo non sapere". Da qualche giorno, invece, un altro esponente di quello stesso partito, il segretario provinciale Vincenzo Chieppa, sta conducendo la sua battaglia politica contro l'invito rivolto dalla Fiera del Libro a Israele. Nel suo ultimo comunicato di ieri pomeriggio, Chieppa ribadisce l'accusa di un clamoroso "errore" e chiede, come se ci trovasse davanti a un tavolo di pace organizzato a Camp David, di rimediare in corsa prevedendo "due ospiti d'onore: Israele e la Palestina, con pari dignità e facendo di questo importantissimo appuntamento culturale un momento di dialogo e di confronto tra quelle due culture". Una logica senza senso, come ha spiegato bene Ben Jelloun. La dignità della letteratura e della cultura di Gerusalemme non sono forse indipendenti dallo Stato in cui vivono e si alimentano? Ed esse non hanno forse diritto di esistere al di fuori della contrapposizione politica e militare tra Israele e Palestina? E infine, che cosa direbbe Chieppa se, il giorno in cui la Fiera del Libro decidesse di invitare Cuba e i suoi scrittori, il postfascista Agostino Ghiglia pretendesse un'analoga partecipazione degli intellettuali presenti nella comunità degli anticastristi di Miami? Tra i tanti limiti della mediocre classe politica italiana di oggi, a Roma come a Torino, c'è anche la mancanza di memoria, l'incapacità di collegare le scelte e le analisi di oggi al passato anche più recente. Se Chieppa e i suoi possedessero tale memoria, allora potrebbero rievocare un'altra importante polemica culturale italiana che, alla fine degli Anni Settanta, lambì anche il Piemonte. L'organizzazione a Venezia, da parte del socialista Carlo Ripa di Meana, della "Biennale del dissenso sovietico" nonostante le pressioni e il boicottaggio del governo di Mosca e le riserve di molti intellettuali italiani progressisti. Un anno dopo, quella mostra approdò a Torino per iniziativa di un quotidiano che non esiste più, la Gazzetta del Popolo, e con l'egida della Regione Piemonte guidata dal socialista Aldo Viglione che era stato eletto presidente della prima giunta "rossa" piemontese con il voto di un partito, il Pci, al quale anche i Comunisti italiani devono un contributo di storia e di identità. Avrebbe avuto un senso, allora, pretendere di affiancare a quella Biennale una mostra che celebrasse le magnifiche e progressive sorti dei soviet? E, per un ulteriore contraltare, sarebbe stato giusto bilanciare un'ipotetica iniziativa di quel tipo chiedendo all'Ambasciata statunitense di Roma di allestire una celebrazione della cultura del Nord America? Rilegga Ben Jelloun, compagno Chieppa, e si faccia spiegare chi era l'avvocato Aldo Viglione. Subito dopo, però, rifletta sul concetto di stupidità.

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Subito in salita la Federation Cup la Spagna conduce 2-0 con l'Italia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-02-2008)

 

Sport Pagina 10077 tennis Subito in salita la Federation Cup la Spagna conduce 2-0 con l'Italia Tennis --> NAPOLI Nemmeno la pioggia salva Francesca Schiavone dalla più inattesa delle sconfitte. Quando, su un set pari e 2-1 per la Spagna nel terzo parziale, le infiltrazioni d'acqua dovute al diluvio napoletano sul Palavesuvio hanno permesso uno stop di quasi un'ora, qualcuno deve aver sperato che quel diluvio fosse una sorta di manna dal cielo. Invece la giocatrice azzurra ha continuato a sbagliare e a giocare in modo svogliato fino al definitivo ko contro la numero due iberica, Nuria Llagostera Vives, gettata in campo all'ultimo momento per l'improvviso forfait di Virginia Ruano Pascual. La spagnola tascabile non ha fatto nulla di esaltante per aggiudicarsi l'incontro facendo affidamento solo sugli errori della Schiavone. Brutto il primo set che si è chiuso al tie-break, (7-4 il parziale). Il secondo set ha fatto credere ai tifosi napoletani, giunti in 2.500 a tifare per la squadra di Corrado Barazzutti, che si potesse centrare un successo anche se sofferto: il 6-3 per l'azzurra sembrava un segnale. Poi l'interruzione per le infiltrazioni d'acqua, ma al rientro in campo il tennis della Schiavone era ancora più inguardabile. Llagostera volava sul 5-1 per chiudere sul 6-2. Era però solo l'inizio: dopo Francesca Schiavone è stata sconfitta anche Flavia Pennetta, superata da Anabel Medina Garrigues per 6-2, 6-3. La Spagna conduce a sorpresa per 2-0 dopo la prima giornata, oggi il doppio. Esordio doppiamente positivo, invece, per Maria Sharapova nella Fed Cup. La tennista russa, battendo 6-0, 6-4 l'israeliana Tzipi Obizler, ha portato il punteggio sull'1-1 nella sfida di primo turno, dopo che la compagna Dinara Safina era stata sconfitta dalla numero 1 di Israele, Shaar Peer, per 0-6, 6-2, 6-2. Semifinali a portata di mano, infine, per la Cina, 2-0 sulla Francia con le vittorie di Na Li e Shuai Peng rispettivamente su Alize Cornet (6-3, 6-1) e su Virginie Razzano (4-6, 6-3, 6-4).

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"io scrittore ebreo tra rabbia e paura" - giampiero martinotti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

 

Attaccare i libri La letteratura "Io scrittore ebreo tra rabbia e paura" Parla Marek Halter: attacco vergognoso Tutti quelli che hanno voluto attaccare gli ebrei hanno cominciato dai loro libri: per questo mi spaventa questa rabbia Prendersela con la letteratura israeliana, che è rinata dalle ceneri e conta nomi da Nobel, è da idioti o da criminali GIAMPIERO MARTINOTTI dal nostro corrispondente parigi - "Ho sempre paura quando si attaccano gli ebrei perché scrivono". Marek Halter scuote la testa, il suo tono è grave: francese, ebreo di origine polacca, da quarant'anni si batte per la pace in Medio Oriente. Oggi in arriva in Italia per presentare il suo nuovo libro, "La mia ira", pubblicato da Spirali, e la contestazione contro la presenza degli scrittori israeliani alla Fiera del libro di Torino (che in marzo saranno al Salon du Livre parigino) lo lascia allibito. A cosa ha pensato quando ha saputo delle critiche contro l'arrivo degli scrittori israeliani? "Mi è venuta subito in mente una cosa: quando si tratta degli ebrei, forse inconsciamente, Tariq Ramadan e gli altri sanno che gli ebrei sono sopravvissuti, perché erano radicati nel Libro. Chateaubriand lo ha raccontato molto meglio di come potrei farlo io, ma il popolo ebraico è sradicato da una terra e radicato nel Libro. Tutti quelli che hanno voluto massacrare gli ebrei hanno cominciato bruciando i loro libri. Mi fa veramente paura vedere gli ebrei attaccati perché scrivono. Che una nazione di sette milioni di abitanti abbia 40 scrittori da esportare è fantastico, bisogna solo rallegrarsene. E bisogna pensare che la maggior parte di loro è critica nei confronti del governo e della sua politica. Per questo mi sembra vergognoso prendersela con gli organizzatori della Fiera. Gli invitati rappresentano prima di tutto la letteratura e la letteratura non ha frontiere, non ha ideologie: non è né palestinese, né araba, né ebrea. E' letteratura". Non le sembra che ci sia almeno una cosa che dà forza a chi contesta, anche se con argomenti inaccettabili: ai saloni del libro si invitano cinesi, indiani, tedeschi, francesi, italiani, israeliani, ma mai gli scrittori palestinesi? "Ha ragione. In un prossimo salone bisognerebbe invitare i grandi scrittori di lingua araba. In tutti i paesi arabi c'è una letteratura che dovrebbe essere rapidamente onorata. E che si tratti di nazioni democratiche o no non ha nessuna importanza: è gente che crea e lo scrittore, per sua essenza, è sovversivo. Prendersela con la letteratura israeliana, che è rinata dalle sue ceneri e che conta tre o quattro nomi che possono aspirare al Nobel, può essere appannaggio solo di idioti o di criminali". Ma non è forse sbagliata la data, visto che l'invito coincide con il sessantesimo anniversario della creazione di Israele e che i palestinesi aspettano ancora di avere il loro Stato? "Guardi, io sono stato il primo ebreo ad incontrare Arafat dopo la strage di Monaco di Baviera. Due mesi fa sono andato da Assad, malgrado tutti abbiano messo al bando la Siria. Io voglio la pace in Medio Oriente e incontro la gente che fa la guerra. Virgilio ha detto, non mi ricordo esattamente dove, che in guerra ci sono tre possibilità: o uccido il mio nemico o è lui ad uccidermi oppure tratto con lui. Chi lega l'invito a quaranta scrittori e l'anniversario sbaglia: si celebrano i sessant'anni di uno Stato, non della politica di Olmert. Un tempo, nel mondo arabo c'erano delle correnti progressiste o marxiste che capivano la differenza che esiste tra i popoli e i governi". Per placare gli animi non si potrebbero invitare a Torino anche degli scrittori palestinesi? "E' un'idea sensata, ma occorre separare le due cose, non si devono far concessioni ai fanatici. La letteratura israeliana sarà onorata e merita di esserlo, come quella araba o palestinese. Se ai margini della Fiera si possono organizzare degli incontri fra scrittori israeliani e palestinesi sarebbe stupendo. Molti di loro già s'incontrano spesso". Non le sembra strano che ci siano queste critiche radicali in Italia, mentre per il salone parigino non c'è traccia di contestazione, malgrado i timori diffusi nel mondo editoriale? "Per il momento non c'è niente, ma la stampa non ne ha ancora parlato molto. Forse capiterà la stessa cosa anche da noi: la stupidità è universale".

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Il dibattito infuria sul "manifesto" parlato: i libri vanno rispettati - alessandra longo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

 

Il "padre" del quotidiano critica il boicottaggio e riceve una valanga di lettere Il dibattito infuria sul "manifesto" Parlato: i libri vanno rispettati Moni Ovadia: "Certa sinistra ha difficoltà a rapportarsi con la complessità" La pietra dello scandalo: il rifiuto del confronto "è muto, è un No senza argomenti" ALESSANDRA LONGO ROMA - "No, non cambio idea". Dalla nuova sede del manifesto a Trastevere, Valentino Parlato fa sapere che non si è pentito, anzi. Travolto da un fiume in piena di lettori incazzati, che hanno minacciato persino di non comprare più il giornale dopo il suo articolo del 24 gennaio scorso (titolo: "Un boicottaggio sbagliato"), il padre fondatore del quotidiano comunista registra serenamente l'aumentare dei toni e delle polemiche. E rimane sulle sue posizioni: "Il boicottaggio è muto, è un no senza argomenti... Non siamo in una buona situazione e, come sempre, a cattive situazioni corrispondono cattive reazioni". Equazione secca: o stai con i palestinesi o stai con lo stato d'Israele. E se stai con i palestinesi, ridotti alla fame e chiusi nella prigione di Gaza, allora contesti tutto, anche i criteri d'invito usati alla Fiera del Libro di Torino. Il malumore è partito dal Pdci torinese ma di questo, a Roma, non ne vogliono parlare. Meno che meno, fanno sapere dal quartier generale di Diliberto, in queste ore difficili per la politica italiana in cui "qualunque posizione potrebbe essere strumentalizzata". Intendiamoci, Parlato non è solo. Gli scrivono anche molti compagni che, pur vicini ai palestinesi, si rammaricano di quel "vecchio meccanismo inconscio nella storia della sinistra" per cui bisogna a tutti i costi targare gli intellettuali a seconda "della loro utilità alla causa". Non sarebbe meglio, come suggerisce Parlato, "approfittare della Fiera per discutere, criticare la politica dello Stato d'Israele, difendere i diritti dei palestinesi?". Diceva Tahar Ben Jelloun su Repubblica di ieri: "Non confondo Olmert con Oz, Grossman o Gutfreund". Già, perché è proprio questo il punto: non confondere. Moni Ovadia, un ebreo che ha molto a cuore la sorte del popolo palestinese, mette in guardia da "derive pericolosissime": "Non si può confondere un Paese con il suo governo. Altrimenti dovremmo boicottare anche le Olimpiadi cinesi perché la Cina occupa il Tibet. La politica dei governi israeliani nei confronti dei palestinesi suscita indignazione ma gli scrittori, le università israeliane, rappresentano la parte migliore di quella società. Marginalizzarla significa dare uno strumento potentissimo alla destra israeliana, e questo non aiuta certo i palestinesi". Ovadia è contrario all'ipotesi di boicottaggio torinese: "Certa sinistra purtroppo ha difficoltà a rapportarsi con la complessità del reale, continuo ad avvertire un nodo non limpido sulla questione di Israele e della sua legittimità ad esistere. Ripeto: perché nessuno lancia boicottaggi contro la Russia per la Cecenia, contro l'America per l'Iraq e contro la Cina per il Tibet?". Valentino Parlato riconduce "gli eccessi di animosità altrui" alle terribili immagini che arrivano da Gaza, ridotta alla fame. Inutile sperare in un dibattito in punta di penna. Un compagno scrive sul Forum Palestina: "Valentino, i tuoi argomenti potrebbero essere tratti di peso da un comunicato emesso dall'ambasciata d'Israele...". Lui tira dritto: "No, non cambio idea, il libro va sempre rispettato".

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Israele alla fiera del libro sinistra divisa sul boicottaggio - massimo novelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)

 

Israele alla Fiera del Libro sinistra divisa sul boicottaggio Mediazione a Torino, nasce uno stand palestinese La critica di Chiamparino: "Questo è fondamentalismo politico" MASSIMO NOVELLI TORINO - Non si placano le polemiche e il centro sinistra si spacca sulla presenza di Israele alla Fiera internazionale del libro di Torino, diventata oggetto di una campagna di boicottaggio che vede in prima fila alcune associazioni di scrittori egiziani, giordani e palestinesi, e noti intellettuali del mondo arabo come Tariq Ramadan. I soci pubblici (Regione, Comune e Provincia di Torino) e i vertici della Fondazione per il libro, che organizza la manifestazione, anche ieri hanno riaffermato che non si cambierà idea, e confermeranno domani a Elazar Cohen, addetto culturale dell'ambasciata israeliana di Roma, in visita a Torino, che Israele resta l'ospite d'onore del salone in programma dall'8 al 12 maggio. Allo scopo di mediare tra la linea della fermezza, tuttavia, e le posizioni di quei settori della sinistra, come i Comunisti italiani, che hanno chiesto di invitare ufficialmente, insieme a Israele, pure l'Autorità nazionale palestinese, si sta cercando una via d'uscita ragionevole. Ma sulla stessa linea del Pdci si è schierata ieri Rifondazione comunista: "Non è ovviamente in discussione la necessità di parlare della cultura ebraica, ma piuttosto l'opportunità di dedicare la Fiera a Israele come stato. E' opportuno che la Fiera riveda la sua decisione e che la presidente di turno Mercedes Bresso, e i suoi due co-presidenti, Sergio Chiamparino e Antonio Saitta, si adoperino in tal senso". Il sindaco da parte sua replica così: "Questo è fondamentalismo politico". Alla mediazione sta lavorando Rolando Picchioni, presidente della fondazione. Nelle sue intenzioni, in sostanza, alla Fiera del libro dovrà trovare spazio un grande stand dedicato alla cultura della Palestina, con una collocazione di "pari dignità" rispetto a quello della nazione ebraica. Non si tratterebbe di una partecipazione sancita dai crismi dell'ufficialità, ma ne avrebbe in qualche modo la parvenza. Basterà, però, questo escamotage, che potrebbe sembrare una marcia indietro parziale, per calmare gli animi ed evitare il rischio di un salone blindato, pressoché in stato d'assedio, nell'eventualità di qualche azione di stampo violento o addirittura terroristico? E i soci pubblici della fondazione saranno concordi nell'accettare l'idea di Picchioni? Difficile dirlo, almeno per ora. Rimane il fatto che, mentre il boicottaggio arabo e islamico potrebbe estendersi alla Fiera del libro di Parigi (si svolge a marzo), che a sua volta ha invitato Israele, da Torino sia il sindaco Sergio Chiamparino, sia l'avvocato Franzo Grande Stevens, presidente della Compagnia di San Paolo, il maggiore sponsor di Librolandia, hanno tagliato corto con chi vorrebbe una dietrofront rispetto alle decisioni assunte mesi fa. Il primo ha sostenuto che "sta prendendo piede un fondamentalismo politico prima ancora che religioso". E il secondo, in modo altrettanto netto, ha ricordato: "Penso che non ci sia nessuna discussione possibile su questo argomento. Vogliamo ricominciare con le discriminazioni?". Eppure, mondo arabo a parte, il partito dei Comunisti italiani, che precisa di non avere mai richiesto l'esclusione di Israele ma soltanto un'estensione dell'invito ai palestinesi, e Rifondazione comunista, non si arrendono. Nonostante le smentite della fiera torinese, si continua a ritenere che la partecipazione israeliana, nel sessantesimo anniversario della fondazione dello stato ebraico, abbia tutto il senso di una celebrazione.

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Il Pd chiede lumi sulla scuola elementare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 03-02-2008)

 

Il Pd della quinta circoscrizione chiede di affrettare la messa in sicurezza della scuola elementare di borgo Carso. "Solo la scorsa settimana, in consiglio di circoscrizione, sono state votate all'unanimità due mozioni (PD e FI) per un intervento urgente di potatura degli alberi e del rifacimento della recinzione fatiscente, nonchè la richiesta alla Provincia per l'allaccio del nuovo plesso alla rete idrica e fognaria- si legge nella notadel Pd- Ricordiamo come la struttura sia stata inaugurata da otto mesi e che ancora non sia a disposizione per le attività didattiche". Home Latina prec succ Contenuti correlati Alitalia, il Nord chiede 1,25 miliardi Air France va avanti L'attuale vertice di Acqualatina è pronto a chiedere la ... "Fuorilegge" i pannelli luminosi "La Asl va a scuola" per prevenire gli incidenti domestici Israele chiede scusa ai Beatles Cotugno chiederà la nomina popolare Vai alla homepage 03/02/2008.

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Fantasia chiede la rimozione di due dirigenti comunali (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 03-02-2008)

 

Sergio Monforte FORMIA Il capogruppo consiliare di Rifondazione Comunista al Comune di Formia, Delio Fantasia, ha chiesto al sindaco Bartolomeo, la rimozione dai propri incarichi dell'arch. Marilena Terreri, dirigente del dipartimento comunale alle opere pubbliche, e del dott. Home Latina prec succ Contenuti correlati Alitalia, il Nord chiede 1,25 miliardi Air France va avanti Infuocato post gara, amareggiati i dirigenti del Vinchiaturo L'attuale vertice di Acqualatina è pronto a chiedere la ... Operai comunali si rifiutano di abbattere un immobile abusivo, denunciati Israele chiede scusa ai Beatles Cotugno chiederà la nomina popolare Giacinto Montazzoli, quale responsabile del settore demografico, ed il loro contestuale trasferimento presso altri dipartimenti. Nel caso di impossibilità di collocamento nell'Ente, viene richiesta "l'immediata risoluzione del rapporto di lavoro, nell'interesse dell'efficienza, dell'efficacia e della economicità del Comune di Formia, anche se buon senso vorrebbe che i due dirigenti riconoscessero i propri limiti professionali ed inoltrassero le dovute dimissioni". è un duro attacco quello che Fantasia sferra contro la gestione di alcuni settori del Comune, nonostante il suo partito faccia parte integrante della maggioranza amministrativa e della giunta. "I cittadini di Formia, sostiene il capogruppo di Rifondazione, non possono continuare a sopportare le inadempienze della pubblica amministrazione e nella fattispecie, di dirigenti incompetenti ed incapaci, soprattutto quando questi ultimi vengono retribuiti lautamente dagli stessi contribuenti. I lavori di piazza della Vittoria rappresentano solo la punta dell'iceberg di un dipartimento (quello delle OO.PP.), che costituisce il punto più basso della gestione della città, con decine di milioni di euro di residui attivi inutilizzati; 89 progetti di Prusst presentati e nessuno ancora portato a termine; 8 milioni di euro per i collettori fognari che giacciono da anni nel cassetto; i ritardi e le incongruenze della rotatoria dei carabinieri e quelli per la manutenzione urbana. Insomma, un dipartimento disastroso che opera nella piena inefficacia ed inefficienza, così come al collasso è il settore dell'anagrafe comunale, che rischia di implodere da un momento all'altro e che suscita quotidiane proteste, da parte dei cittadini". Accuse pesanti quelle di Fantasia e dalle quali, mancando riscontri certi e oggettivi, ovviamente ci dissociamo, riportandole per solo dovere di cronaca. Vai alla homepage 03/02/2008.

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In difesa dell'ospedale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 03-02-2008)

 

Gaetano D'Onofrio ANAGNI Importante incontro tra il sindaco Noto e i primari dell'ospedale anagnino sulle drammatiche intenzioni del piano aziendale, in corso di "revisione", che confermano la volontà di chiusura di alcuni reparti. Home Frosinone prec Contenuti correlati Una lettera dal carcere in difesa dell'attuale animatore Britney Spears ancora in ospedale Un altro morto in ospedale TEL AVIV Il ministro israeliano della difesa Ehud Barak ha ... FINLANDIA Orrore in ospedale testa di topo nel piatto Il ... Muore a due anni in ospedale dopo una crisi convulsiva "Ho voluto l'incontro con i massimi esponenti del polo ospedaliero - ha dichiarato il sindaco - per colmare alcune mie lacune e ascoltare nel dettaglio i dati tecnici e gli attuali disagi, con particolare e attento studio su quelli che potrebbero essere i peggioramenti che si verrebbero a creare con eventuali deplezioni di reparti. Come primo cittadino e come massima autorità sanitaria locale, consapevole delle razionalizzazioni negli ospedali periferici e dell'azione in atto di riorganizzazione di tutta la sanità provinciale, devo altresì rimarcare il fatto che il presidio anagnino sta assumendo sempre di più caratteristiche di presidio emergenziale. Preso atto di alcuni criteri di scelta, da parte dei vertici Asl, dati anche dai numeri di attività, è doveroso evidenziare che il reparto di ostetricia del nostro ospedale, di cui si parla di imminente chiusura, ha raggiunto abbondantemente il numero di parti previsti dalle categorie accreditate. Stessa cosa vale per l'Utic, che ha affrontato 821 interventi solo nel 2007. A nostro avviso - ha concluso Noto - non è da ritenersi opportuno dismettere reparti di alta professionalità e specialità, con alte frequenze di lavoro. Per quanto riguarda, poi, la riconversione nella struttura di competenze di rianimazione, pur se quattro unità di rianimazione rappresenterebbero il top per un ospedale, si ritiene più opportuno il potenziamento di reparti già esistenti e funzionanti, reparti che possono già valutarsi barriere di provincia se si considerano i trasferimenti Asl. Quanto convenuto, a salvaguardia della struttura ospedaliera di Anagni e a tutela degli oltre 70.000 utenti provenienti da tutti i paesi limitrofi, verrà comunicato alla dirigenza ASL che ci attendiamo possa tenere conto di tali rilievi in sede di revisione del piano aziendale". Vai alla homepage 03/02/2008.

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Giuliano Ferrara relatore al convegno sull'aborto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 03-02-2008)

 

CASSINO "Servire la vita. Aborto: vero servizio alla vita?". E' questo il tema del convegno che si terrà questo pomeriggio all'Aula Pacis di Cassino, organizzato dall'abazia di Montecassino, nell'ambito della Giornata Nazionale per la vita dalla Conferenza Episcopale Italiana. Home Frosinone prec succ Contenuti correlati Ferrara a Cappon: "Lo rispedisca Rugby, sconfitto il Cus Ferrara Boccata d'ossigeno per gli Arieti Reinserito il Santuario di Giulianova Cala l'antisemitismo in Europa secondo un rapporto dello Stato di Israele Shoah, ricordo indelebile Giornata della memoria Manifestazioni in tutta Italia Oggi a Roma convegno su "Olocausto e negazionismo" Rugby, con il Cus Ferrara Arieti in lotta per la salvezza Negazionismo, un convegno Tra i relatori ci sarà Giuliano Ferrara, che proprio nei giorni scorsi si è fatto promotore della richiesta di una moratoria europea sulla distruzione di embrioni umani, aprendo un dibattito a vari livelli tra favorevoli e contrari. E proprio la presenza del giornalista e direttore del quotidiano Il Foglio convoglierà l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale sulla tavola rotonda di questo pomeriggio che verrà aperta da Don Pietro Vittorelli, Abate Ordinario di Montecassino e prevede gli interventi di Paola Binetti, Senatrice della Repubblica. Moderatore sarà Stefano Maria Paci, vaticanista di Sky News. "Servire la vita è considerarla un Valore assoluto, è rispettare e aiutare la vita in ogni sua fase, in ogni situazione, in ogni contesto, perché la vita umana ha in sé una dignità altissima che merita sempre e comunque rispetto, sostegno e considerazione - si legge in una nota redatta dalla Cei - Oggi il discorso si è fatto complesso e variegato: molti mettono in discussione la vita come valore, ritenendo ìdegno di vivere" solo chi è sano, accettato e non di peso per gli altri. Questo è in effetti il punto focale dell'acceso dibattito che c'è nel paese: se si nega che sia ìpersona" il piccolo embrione, o il malato terminale o l'anziano non più autosufficiente, non si ha più nessuna remora a fare ricorso all'aborto, all'eutanasia, alle varie e discutibili tecniche di fecondazione artificiale, cose spesso propagandate come ìscelte di civiltà", in realtà inaccettabili non solo per una coscienza cristiana ma per ogni coscienza, purché sgombra da pregiudizi". Proprio in questi giorni, peraltro, " in corso una massiccia raccolta di firme per chiedere la moratoria proposta da Ferrara, dopo che, grazie all'intervento dell'Italia, si è chiesta e ottenuta presso l'Onu la moratoria per la pena di morte. Se si ritiene inammissibile la condanna capitale di un essere umano - fanno osservare dalla Cei -come conseguenza logica si deve sospendere sia l'uccisione degli embrioni utilizzati a fine scientifico sia la pratica degli aborti procurati". Per il neo abate di Montecassino si tratta del primo vero appuntamento organizzativo, che arriva dopo poco più di un mese dal suo insediamento alla guida della diocesi. Le conclusioni che verranno rassegnate nei lavori di questo pomeriggio costituiranno oggetto di approfondimento del tema a livello nazionale. Vai alla homepage 03/02/2008.

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N o, (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-02-03 num: - pag: 1 autore: di PIERLUIGI BATTISTA categoria: REDAZIONALE Fiera del libro STAVOLTA SFIDIAMO IL BOICOTTAGGIO N o, stavolta bisogna fare barriera. Stavolta non è possibile non avvertire il divario morale tra le immagini ancora fresche del raccoglimento per la Giornata della memoria e l'intimazione al silenzio minacciata contro gli scrittori ebrei. Stavolta bisogna chiedere ad Abraham Yehoshua, Amos Oz e David Grossman di vincere la loro ritrosia e di sfidare il boicottaggio anti-israeliano alla Fiera del libro di Torino. E alle autorità italiane, ovviamente, di tutelare il loro diritto di parola. CONTINUA A PAGINA 30.

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Barenboim, palestinese (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-02-03 num: - pag: 33 categoria: REDAZIONALE CALENDARIO di SERGIO LUZZATTO Barenboim, palestinese "Un vero cittadino di Israele deve andare incontro ai palestinesi con la mente aperta, o almeno sforzandosi di capire che cosa la creazione dello Stato di Israele ha significato per loro". "Un vero cittadino di Israele deve chiedersi cosa gli ebrei hanno fatto, con tutta la loro reputazione di intelligenza e di sapienza, per condividere con i palestinesi tale patrimonio culturale". "Un vero cittadino di Israele deve chiedersi perché i palestinesi sono stati condannati a vivere in catapecchie, secondo standard inadeguati di igiene e di educazione, anziché essere dotati dagli occupanti di condizioni di vita decenti, un diritto proprio di tutti gli esseri umani". Sull'International Herald Tribune di mercoledì scorso, il musicista israeliano Daniel Barenboim ha spiegato con parole come queste il suo gesto di accettazione della cittadinanza palestinese. Parole semplici eppure preziose, che i bambini di Israele meriterebbero di leggere a scuola.

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Questo boicottaggio va sfidato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-02-03 num: - pag: 30 autore: di PIERLUIGI BATTISTA categoria: BREVI Questo boicottaggio va sfidato ISRAELE E LA FIERA DEL LIBRO SEGUE DALLA PRIMA Si comprende lo spirito che ha indotto Giorgio Israel sul Foglio a consigliare a Israele il boicottaggio dei boicottatori, un gesto ascetico e pedagogico di rinuncia che, ricalcando la scelta di Benedetto XVI di non recarsi alla Sapienza, rendesse ancora più evidente il volto intollerante degli imbavagliatori di professione. Stavolta è diverso. Chi protesta perché a Torino saranno presenti gli scrittori israeliani non contesta soltanto il diritto di esprimere un'opinione: contesta loro il semplice fatto di esistere. Considerando Israele come il frutto di una brutale usurpazione, ogni israeliano meriterebbe perciò di essere trattato come un usurpatore. Cancellato. Indegno di esistere. E dunque bruceranno senza pudore, come al solito, le bandiere con la stella di Davide. Accetteranno nelle loro schiere, come al solito, chi si traveste da terrorista, con la cintura esplosiva ben esposta attorno al corpo come quella usata dagli jiahdisti per deflagrare nelle strade di Tel Aviv e Gerusalemme allo scopo di uccidere quanti più "sionisti" (bambini compresi) è possibile. Qualche anno fa un corteo che si diceva solidale con gli oppressi e i perseguitati del mondo circondò con bastoni e urla raccapriccianti il Ghetto ebraico di Roma, quello dei rastrellamenti del 16 ottobre 1943, destinazione Auschwitz. Non ci fu un grande sdegno, come se quell'episodio rappresentasse qualcosa di sgradevole certo, ma normale. Come è normale bollare i figli di Israele come i "nuovi nazisti" e suggerire spaventose somiglianze iconiche tra la croce uncinata e la stella di Davide. Ecco, non può più essere normale che la semplice presenza degli ebrei di Israele a Torino sia considerata addirittura come un'offesa. Non può più essere normale che una minoranza fanatica disponga del diritto dei torinesi di ascoltare ciò che hanno da dire gli scrittori israeliani. Non può essere normale che vinca con il suo appello al boicottaggio Tariq Ramadan, ideologo dell'islamismo fondamentalista, un volgare antisemita che dopo l'11 settembre accusò gli intellettuali francesi di essere alla mercé di una "cricca" di ebrei e ciò nonostante viene calorosamente accolto come una creatura esotica nei salotti dell'intellighenzia italiana. Non è normale che il direttore della Fiera del libro torinese Ernesto Ferrero sia costretto a giustificare un atto coraggioso ma che dovrebbe essere, questo sì, considerato persino ovvio: invitare chi scrive libri a una festa del libro. Non è normale che Valentino Parlato sulle colonne del manifesto venga lasciato solo e insultato perché ha criticato la scelta dissennata di boicottare gli ebrei. Non è normale che uno scrittore come Tahar Ben Jelloun, schierandosi su Repubblica contro il boicottaggio di Torino, inviti a dissociare le responsabilità degli scrittori israeliani da quelle del governo di Israele: loro cui viene concessa la patente d'innocenza, quest'ultimo colpevole per definizione. Colpevole comunque, colpevole di esistere, colpevole di esser nato sessant'anni fa sulla base di una spartizione tracciata dall'Onu per dare una vita a uno Stato nelle cui librerie sono liberamente esposte le opere di Edward Said, l'intellettuale palestinese e anti- israeliano il cui nome è ancora oggi tassativamente proibito a Gaza, dove spadroneggiano gli squadroni di Hamas. Non è normale che si accrediti come paladino della lotta all'oppressione chi non spende una parola per protestare contro gli Stati in cui si fa scempio quotidiano di diritti umani fondamentali. E non è normale che esponenti piemontesi del Pdci e di Rifondazione aderiscano impunemente a questa campagna di intolleranza estranea, ne siamo certi, alla sensibilità di Fausto Bertinotti. Per questo è un buon segnale che gli organizzatori della Fiera tengano duro, che gli sponsor privati, come ha sostenuto Franzo Grande Stevens, non possano assistere muti a una simile campagna censoria, che le istituzioni di Torino e del Piemonte dicano che non intendono cambiare la loro linea. Per questo il bel gesto della rinuncia stavolta non funzionerebbe. Non servirebbe a rompere l'incantesimo di assuefazione che ha favorito il diffondersi della prepotenza intollerante. Stavolta a Torino gli scrittori, gli israeliani, gli ebrei devono poter parlare.

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Gaza, chiuso il confine con l'Egitto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2008)

 

Gaza, chiuso il passaggio per Rafah di Redazione - domenica 03 febbraio 2008, 09:41 Il Cairo - Il confine fra l'Egitto e la striscia di Gaza a Rafah è stato chiuso oggi, in seguito ad una operazione concordata fra la polizia egiziana e le forze di Hamas che controllano la Striscia. Dalle prime ore della mattinata la radio di Hamas avverte la popolazione di Gaza che per il momento non è più possibile raggiungere il territorio egiziano. Il confine era stato aperto due settimane fa da miliziani palestinesi che avevano fatto saltare con la dinamite lunghi tratti della barriera di confine. In seguito reparti egiziani hanno però provveduto ad impedire il transito stendendo fili spinati ed ammassando altri ostacoli. Da oggi, riferiscono testimoni oculari, il transito di mezzi viene impedito del tutto. Resta aperto un piccolo varco attraverso il quale viene consentito il transito di palestinesi che dal Sinai egiziano intendono rientrare a Gaza e, in senso contrario, di egiziani che trovandosi nella Striscia vogliono adesso rientrare in patria. Ieri un dirigente di Hamas, Mahmud a-Zahar, ha detto che questi sviluppi sono stati concordati in contatti diretti fra la sua organizzazione e i dirigenti egiziani. Nel frattempo resta molto elevata la tensione nel sud di Israele, lungo il confine con l'Egitto, nel timore di infiltrazioni di terroristi palestinesi che potrebbero essere in procinto di lanciare attentati. Nei giorni scorsi le autorità egiziane hanno reso noto di aver catturato una dozzina di miliziani armati originari di Gaza. Secondo i servizi di sicurezza israeliani molti altri potrebbero trovarsi ancora nel Sinai. Dalla settimana scorsa la zona vicina al confine con l'Egitto è stata definita "off limits" ai civili israeliani da parte delle autorità militari.

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Gaza, chiuso il passaggio per Rafah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2008)

 

Di Redazione - domenica 03 febbraio 2008, 09:41 Il Cairo - Il confine fra l'Egitto e la striscia di Gaza a Rafah è stato chiuso oggi, in seguito ad una operazione concordata fra la polizia egiziana e le forze di Hamas che controllano la Striscia. Dalle prime ore della mattinata la radio di Hamas avverte la popolazione di Gaza che per il momento non è più possibile raggiungere il territorio egiziano. Il confine era stato aperto due settimane fa da miliziani palestinesi che avevano fatto saltare con la dinamite lunghi tratti della barriera di confine. In seguito reparti egiziani hanno però provveduto ad impedire il transito stendendo fili spinati ed ammassando altri ostacoli. Da oggi, riferiscono testimoni oculari, il transito di mezzi viene impedito del tutto. Resta aperto un piccolo varco attraverso il quale viene consentito il transito di palestinesi che dal Sinai egiziano intendono rientrare a Gaza e, in senso contrario, di egiziani che trovandosi nella Striscia vogliono adesso rientrare in patria. Ieri un dirigente di Hamas, Mahmud a-Zahar, ha detto che questi sviluppi sono stati concordati in contatti diretti fra la sua organizzazione e i dirigenti egiziani. Nel frattempo resta molto elevata la tensione nel sud di Israele, lungo il confine con l'Egitto, nel timore di infiltrazioni di terroristi palestinesi che potrebbero essere in procinto di lanciare attentati. Nei giorni scorsi le autorità egiziane hanno reso noto di aver catturato una dozzina di miliziani armati originari di Gaza. Secondo i servizi di sicurezza israeliani molti altri potrebbero trovarsi ancora nel Sinai. Dalla settimana scorsa la zona vicina al confine con l'Egitto è stata definita "off limits" ai civili israeliani da parte delle autorità militari.

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Tuttitalia Un ponte per organizza dal 22 marzo al 1 aprile un viaggio di di conoscenza e solidarietà in Giordania con un gruppo di 10 persone. Presto maggiori informazioni e costo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 03-02-2008)

 

Tuttitalia Un ponte per? organizza dal 22 marzo al 1 aprile un viaggio di di conoscenza e solidarietà in Giordania con un gruppo di 10 persone Tuttitalia Un ponte per? organizza dal 22 marzo al 1 aprile un viaggio di di conoscenza e solidarietà in Giordania con un gruppo di 10 persone. Presto maggiori informazioni e costo del viaggio definitivo sul sito dell'associazione. Nel frattempo chi è interessat* lo segnali sin d'ora all'e-mail viaggi@unponteper.it. Putignano (Ba) Infopoint Emergency dalle 9 alle 13 al Carnevale. Napoli Con Paul Connet, fondatore della rivista Rifiuti Zero e docente di Chimica ambientale e tossicologica alla Saint Lawrence University di Canton, New York, discutiamo di Rifiuti: la scelta dell'incenerimento è pericoloso . Alle 10.30 scuola media Falcone di Pianura e lunedì alle 10.30 nell'Aula Pessina della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Federico II. Frosinone Dalla Puglia, rock e emozioni con Vegetable G in concerto Cantina Mediterraneo in via A. Fabi 341. Roma Andrea Bajani presenta il suo libro Se consideri le colpe alle 19.30 libreria Giufà in via degli Aurunci 38; con Goffredo Fofi e Christian Raimo. Sabato 26 gennaio quindici scrittori nati nel profondo nord est si sono dati appuntamento a Treviso per dire basta ai sindaci sceriffi e ai loro provvedimenti di stampo razzista. Mauro Covacich racconta l'esito dell'iniziativa e il suo senso più autentico: un duplice atto di protesta contro gli stereotipi che dipingono il nord est come un'indistinta plaga razzista e contro quegli intellettuali che, davanti allo scandalo degli sceriffi catodici, si accontentano di rispondere con l'indifferenza. Hic sunt leones : alle 18.30 al Griot di via Santa Cecilia 1. Da primo pomeriggio fino a tardi, una giornata speciale dedicata a tutt* in via Fanfulla da Lodi 68: Carnevale al Necci . I e le piccol* possono divertirsi con il laboratorio per Piccoli Pizzaioli , il teatro dei burattini, le merendine e le maschere; i e le grandi trovano una piacevole degustazione di vini e formaggi, aperitivo con un dj set 100% vinile. L' AltroCarnevale del Pigneto - Prenestino è gemellato con il Carnevale del Gridas di Scampia (Na): alle 15 corteo musicale in maschera con Ciclofficina, Titubanda, Malamurga e Circofficina dall'isola pedonale del Pigneto e alle 16.30 all'Ex Snia di via Prenestina 173 gran finale in festa con circo, balli in costume, il grande gioco ripuliamo il mondo, viaggio nella lavatrice, fuochi d'artificio, dolci dal mondo e... le frappe di fra frappista. Una critica feroce alle istituzioni religiose , delineando un ampio panorama di nefandezze e orrori perpetrati dall'Inquisizione e dalle guerre di fede, che, arrivando fino ai giorni nostri, alterna i toni lividi di un elenco dei caduti alle tinte grottesche di precetti e comandamenti che sfiorano il ridicolo nella loro incapacità di adattarsi alle evoluzioni sociali: Progetto Zoran in Vox in Rama, l'Angelo di Tiàtira alle 21.30 al Teatro Betti viale delle Mura Aurelie 19. Penelope aspetta e tesse un mantello di storie; tesse, inventa e racconta le storie che allontanano Ulisse, per trattenere il tempo, per allontanare la morte e poi sfila tutto; ma Ulisse torna e l'attesa che era sogno diventa il dolore muto della guerra. E lei racconta ancora, fino a che il racconto scioglie quello che non si può dire e rompe la solitudine e ritrova il coraggio e l'orrore e la meraviglia: I fili di Penelope di e con Tiziana Scrocca lunedì alle 21 Teatro L'Orangerie in via Alessandro Vola 41. Europa Levante e Biblioteche di Roma presentano Parole di pace per il Kudistan . Lunedì alle 19 alla Biblioteca Rispoli di piazza Grazioli 4, Giorgio d'Amato ci parla del suo libro "Sonata per i porci" (Michele di Salvo) mentre Antonio Olivieri della situazione in Kurdistan turco, performance di butoh di Chiara Burgio, foto, video e buffet tipico a sostegno del progetto Biblioteche solidali. Raccolta firme per la legge di iniziativa popolare sui trattati internazionali, le basi e le servitù militari: Ferma la guerra, firma la legge . Lunedì alle 19 al Mads di via dei Sabelli 2 presentazione dello spettacolo Marx a Roma di Marx in Soho di H. Zinn e assemblea con Nella Ginatempo della Rete sempre contro la Guerra, Gigi Malabarba e Nando Simeone di Sinistra Critica e Alberto Valleriani del coordinamento contro la guerra Valle del Sacco. Alle 21 la proiezione delle inchieste di Rai News 24 Terra esplosiva di Marincola e Masella e Base Usa di Sigonella, pericolo annunciato di Torrealta, Saso e Masella. Concerto della Short's Monday Night Orchestra condotta dal maestro M. Omicini per finire alla grande. Proiezione di imperdibili e serie-tv al Forte Prenestino con Siate Serial : alle 18.30 Happiritivo, goloso aperitivo vegetariano e alle 21 Lost in intergalattica anteprima europea. Serata a sostegno dell'associazione Don't forget Africa al Mads di via dei Sabelli 2: alle 19 rock e indie con Il Furto del Fuoco + Mug + Ilenia Volpe. Un viaggio senza tempo nella musica folk americana con Listing Ship live + Mosquitos al Villaggio globale; ma non dimenticate alle 13 la cucina africana di Lisette! Arte del Territorio - Territorio dell'Arte propone Me ne fotto di e con Rocco Barbaro al Circolo degli Artisti. Un grande: Tony Cerqua Gang live Big Mama. Come ogni prima domenica del mese al csa La Torre, dalle 10 al tramonto c'è MercaTorre Contadino, il mercato del biologico autocertificato : frutta, verdura, miele, conserve, prodotti artigianali, salumi,pane, formaggi, vini e tanto altro "autocertificato" e a *prezzo sorgente* con la possibilità di conoscere direttamente chi produce il cibo che mangiamo; alle 13.30 bio pranzo, simultanea di scacchi e laboratorio di preparazione del formaggio di pecora. Firenze La prima domenica di ogni mese fino a maggio, visita guidata e attività a sorpresa per Domeniche matematiche : alle 16 Giardino di Archimede in via San Bartolo a Cintola 19a visita guidata; alle 17 le tabelline in musica incontro spettacolo a cura di SphinX e Gorgò. Prenotarsi allo 0557879594. Discutiamo dell'esperienza comunitaria di educazione religiosa, laica e non convenzionale: Incontro della Comunità Isolotto alle 10.30 baracche di via degli Aceri 1. Per il nuovo ciclo di incontri filosofici di Quinto Alto, secondo percorso di lettura di Marino Rosso: L 'avvenire di un'illusione di Sigmund Freud. Psicoanalisi della fede religiosa. Lunedì alle 17.15 nella Sala Ferri di Palazzo Strozzi. Fino all'11 febbraio Bunueliana , la restrospettiva completa dei film realizzati dal maestro del cinema Luis Bunuel, con qualche curiosità in più, come i film a lui ispirati o che lui ha ispirato. Lunedì alle 20 alla Cineteca di via Reginaldo Giuliani 374 La selva dei dannati dal romanzo di Lecour; alle 21.30 Bella di giorno di Bunuel. Si apre il IX seminario di Geopolitica di Vie Nuove: India, una Grande tra i Grandi per scoprirne i vari aspetti della politica, dell'economia e del bagaglio culturale. Lunedì alle 21 Vie Nuove in viale Giannotti 13. Sesto F. (Fi) Un monologo tra affabulazione e ironia per riflettere su religione e i vari tipi di "diversità" , un inno a vivere ognuno la propria identità aldilà di una moralità imposta che sempre più si allontana dalle reali necessità delle persone. Alessandro Baldinotti in La nuova tonaca di Dio alle 21 Teatro della Limonaia. Agliana (Pt) Teatro per ragazz* con La tigre con le scarpe da ginnastica di Emanuela Nava per la regia di Andrea Mancini alle 16 polispazio Hellana in via Mazzini. Forlì Infopoint Emergency in piazza Saffi. Bologna Davanti a una buona pizza, ascoltiamo la radio, scambiamo pareri e notizie: incontri di appassionati del radioascolto alle 13 Trattoria del Rosso in via Augusto Righi 30. Grande festa di Carnevale per bambin* di tutte le età con giochi e musica alle 17 Scuola popolare di musica Ivan Illich di via Giuriolo 7. Parte lunedì, a cura di Ya Basta, il corso di lingua italiana per donne migranti ad accesso libero e gratuito, in via Casarini 17/4. Il lunedì e mercoledì dalle 9.30 alle 11.30. Info: 0516493234. Letizia Bianchi legge da Jane Austen Persuasione lunedì alle 21 circolo Pavese in via del Pratello 53. Barend Middelhoff & Teo Ciavarella Trio Tribute to Stan Getz lunedì alle 22 La Scuderia di piazza Verdi 2. Casalecchio (Bo) A cura degli Amici di Beppe Grillo, il seminario gratuito Risparmio energico negli edifici lunedì alle 21 Casa per la Pace in via Canonici Renani 8 con Claudio Zini ricercatore del Cnr, l'architetto Nicola Rimondi e Giorgio Gualandi del Progetto Energiamo. S. Lazzaro (Bo) Infopoint Emergency Festa degli Aquiloni. Calderara (Bo) Una storia che parla della voglia di libertà, del senso di responsabilità e del filo che lega il mondo ideale che si desidera realizzare: Storia di un palloncino di e con Silvano Antonelli alle 17 Teatro Spazio Reno in via Roma 12. Imola (Bo) Canzoni di Fabrizio de André, Francesco Guccini, Francesco de Gregori, Ivano Fossati interpretati da Vittorio Bonetti, Andrea Morelli, Roberto Bartoli. Letture di Carlo Lucarelli. E' lo spettacolo pro Emergency alle 21 al teatro comunale di Mordano. Verona Incontro pubblico di autoformazione sull'Economia solidale: Finanza etica ed economia solidale lunedì alle 17 Corte Molon in via della Diga 17. Con l'economista Cristina de Simoi e con Luca Salvi e Andrea Taddei di Banca Etica. Il suo film più sottovalutato, un'idea crepuscolare per salutare i suoi attori mito: Kvinnors Väntan (Donne in attesa) di Igmar Bergman del 1952, lunedì alle 21 Biblioteca teatrale della Fondazione Aida, all'interno della Caserma Passalacqua in via L. Bonomi. Per "Regina Coeli - Quando gli Uomini raccontano le Donne", la cinerassegna sulla violenza sulle donne. Pieve di C. (Vr) A sedici anni dalla morte Memoria di padre David Maria Turoldo . Alle 18 nella Chiesa romanica con Luigi Adami, Alessandro Anderloni, M. Benedetti, S, Bressan, Marco Campedelli, O. Castagna, L. Ferrari, E. Lerco, Elisabetta Zampini. E i cori Le Falie e Corale parrocchiale. Pescantina (Vr) Sahid e Khaled sono cresciuti in una comunità di rifugiati palestinesi a Nablus: si offrono volontari come kamikaze e le loro vite senza speranza vengono sconvolte quando vengono scelti per un attentato da compiere a Tel Aviv. Comincia un estenuante viaggio che segue le convinzioni e le certezze dei due nelle 24 ore che precedono il loro attentato. Paradise Now il film di Hany Abu-Assad alle 16.30 al Bioagriturismo Tirtha in via Tremolè 18 per Esperimento Cineforum Palestina Terra Promessa . Vicenza Primolunedìdelmese ti invita all'incontro La nonviolenza come levatrice della storia lunedì alle 20.30 ai Carmini in corso Fogazzaro 250, una riflessione su una nuova società glo-cale, vincendo l'assuefazione di cuori e menti all'ingiustizia, producendo concreti segni di pace. Con il teologo Armido Rizzi già animatore della Scuola della Pace di Fiesole. Brendola (Vi) Un mondo parallelo che ha per protagonisti spiriti, streghe e misteriose entità. La proiezione del film La Bussola d'Oro alle 15 e alle 17.30 nella Sala della Comunità di via Carbonara 30. Trieste Ci piaccia o no, il nostro destino, nel bene e nel male, è legato a quello della natura... Storie di alberi, storie di uomini , dai racconti di Mauro Corona una lettura con musica dal vivo, da lunedì a mercoledì 6 alle 21 al Teatro Miela. Trento Parliamo di quanto sta avvenendo in Kenya e in altre zone del Corno d'Africa, come il Gibuti e l'Eritrea. L'Africa di questi giorni: missioni e conflitti : lunedì alle 20.30 Centro missionario diocesiano in via San Giovanni Bosco 7 con don Ivan Maffei, Fabio Pipinato e frà Fiorenzo Losa. Rovereto (Tn) Testimonianze di viaggio con Giuseppe Villarusso di Emergency, video e il Coro Disordine Sparso per Voci dall'Africa. Emergency in Sierra Leone . Lunedì alle 20.30 Centro civico Brione in via Silvio Pellico 16. Lodi Serata di Musica per Emergency con cucina e birreria al M'Interessi di Quartiano (vicino alla chiesa). Appuntamento alle 19. Varese From London il jazz di A to Z in concerto Cantine di El Quixote @ "Sancho Panza" in via de Cristoforis 5. Como I Lunedì del Cinema propongono 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni di Cristian Mungiu lunedì alle 20.15 e 22.15 cinema Gloria di via Varesina 72. Lentate (Co) Canto, poesia, riflessione. L'Ensemble Nemasté in La pace verrà alle 17 Teatro Sant'Angelo. Alzate B. (Co) Per "Oltre lo sguardo cinema", alle 21 Sala civica via IV Novembre 23 il film Machuca e dibattito a cura della sociologa Francesca di Mari. Milano Il comune sfratta i superstiti dei Lager dalla sede di via Bagutta. Manifestazione spettacolo a fianco dell'Aned alle 10.45 al Teatro San Fedele: Memoria viva con anche l'ex magistrato Gherardo Colombo, le attrici Lella Costa e Marina Senesi, l'attore Flavio Oreglio, il musicista Fabrizio Canciani, il regista Renato Sarti, Massimo Cirri conduttore della trasmissione di RaiRadio 2 Caterpillar, il gruppo bresciano Klezmorin, il trio Mirkovich, la pianista Monica Catarossi, il violinista Francesco Comisso, la flautista Valeria Perretti, l'ex associazione intitolata all'ex deportato Roberto Camerani e Angelo Zaninello sindaco di Cinisello Balsamo. Le donne della Libera Università e le Donne in Nero incontrano Stasa Zajovic fondatrice delle Donne in Nero di Belgrado e attivista di Women's solidarity against war" e Marieme Lucas algerina fondatrice della rete internazionale Wluml e di Siawi. Giustizia di transizione: l'impegno delle donne per la pace e la realizzazione dei diritti umani contro tutti i fondamentalismi : lunedì alle 18 Libera università delle donne in corso Porta Nuova 32. Associazione A77 e Casa della Cultura in occasione della presentazione del saggio Modi di morir (Bollati Boringhieri) di Iona Heath, propongono l'incontro con l'autrice lunedì alle 21 in via Borgogna 3. Con anche Gemma Martino e Maria Nadotti. La cinerassegna "Dalla Cina con amore" propone Lanterne rosse di Zhang Yimou lunedì alle 21 al Circolo familiare di Unità proletaria in viale Monza 140. Mezzago (Mi) Raccolta fondi per il centro cardiochirurgico di Khartoum di Emergency al Bloom via Curiel 39. Alle 16 teatro per bambin* con "Rosa dei Venti", equomerenda solidale. presentazione decentro cardiochirurgico di Khartoum da parte di Claudio Gatti, logista e amministratore; alle 19 aperitivo con buffet. E poi Lashiva live + Osvaldo Ardenghi e i Rusties. Carate (Mi) Uno di quei cantautori che non ha bisogno di presentazioni: Jono Manson in concerto Arci Gandhi piazza Risorgimento 1. Oglianico (To) Entro martedì prenotati a A Tavola con Emergency , la cena a base di polenta sabato prossimo alla Proloco. Prima della cena, diapositive sull'Afghanistan illustrate da Loris Salina infermiere che ha prestato servizio nell'ospedale di Kabul. Info: 3388499627. 03/02/2008.

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Scritto&parlato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)

 

Scritto&parlato Un abbonamento in regalo Cari amici del manifesto, sono Maria la pensionata che aveva scritto una lettera, pubblicata sul manifesto del 29 dicembre scorso protestando perché toglievate le figurine dalle edicole. Ho ricevuto un grande aiuto da tanti compagni per l'album ma soprattutto ho ricevuto in regalo da un gruppo di compagni romagnoli, capitanati da Daniele di Rimini, un abbonamento al manifesto, che al mio paese non arriva. Sono molto contenta e voglio ringraziare tutti quelli che hanno contribuito a fare in modo che mi capitasse questa bella cosa. Non avrei mai pensato che la lettera che vi ho scritto perché prolungaste l'uscita delle figurine mi avrebbe portata a tanto! Sono amareggiata e preoccupata per quanto sta succedendo ma spero che il buon senso e la serietà di tante persone abbia il sopravvento sulla stupidità di purtroppo molti. Ho fatto una piccola donazione al giornale per essere anche io una vostra sostenitrice. Saluti. Maria Laretto Più coraggio Non se ne può più di vedere i "leader" (lo metto tra virgolette perché per me alcuni non lo sono più) della sinistra andare a Ballarò e altre trasmissioni a autocelebrarsi con posizioni autolesioniste come quella del Partito dei comunisti italiani di andare subito alle elezioni. Capisco che Diliberto abbia paura di scomparire a causa di un'ipotetica legge elettorale alla francese. Forse non ha ancora capito che la sinistra si deve unire in una unica forza (partito se proprio bisogna dirla in modo che sia chiaro) e deve essere socialista e ambientalista al tempo stesso. Solo così la sinistra italiana può pensare di sopravvivere e forse contare qualcosina. Cosa che penso in casa del Partito della rifondazione comunista abbiano ampiamente capito (spero)! Detto questo, vista la grande risposta avuta nell'autunno scorso dalla manifestazione organizzata dal manifesto, perché questo piccolo grande giornale non si fa promotore di un'iniziativa analoga ma al fine di creare un nuovo grande soggetto politico della sinistra unita (parole grosse forse?) Chiedete un po' in giro e vedrete che il momento è propizio, aspettare oltre può essere fatale. Paolo Comastri Ma la sinistra che vuole? Berlusconi sta mettendo insieme una destra dai 17 partiti (da Forza Nuova al Ccd), 14 dei quali sotto il 2 per cento. In questo modo può blindare le Camere insieme ai suoi scudieri approfittando del fatto che l'attuale legge elettorale in vigore impone le liste bloccate e gli schieramenti, e cioè permette la scelta da parte del boss dei candidati di schieramento realmente "papabili" uno per uno. Perché Berlusconi (Berlusconi, ragàss!) - con questo congegno fra le mani e con i media in pugno - dovrebbe mostrare senso dello stato? Ha ragione Ilvo Diamanti: lì ci sono le fondamenta per la nascita di una monarchia costituzionale (dopo Silvio, Piersilvio) e a chi - di grazia - il Berlusca dovrebbe dimostrare questa magnanimità? A chi, sinistra ufficiale compresa, ha avuto due anni di tempo e non ha fatto nulla sul piano della legge elettorale, nulla per risolvere il conflitto di interessi, nulla per superare il precariato, nulla per ostacolare l'assalto clericale allo stato, etc. Cioè a chi è in rotta di collisione con la propria base elettorale? Mah! Parafrasando la Dominijanni, prendiamo atto che oggi fra sinistra ufficiale e sinistra sorgiva c'è uno scollamento così grande che solo da una palingenesi può nascere, letteralmente, una nuova generazione di sinistra capace di descrivere una nuova rotta per la sinistra nel paese. Leonardo Angelini, Reggio Emilia Libertà d'espressione La notizia rappresenta, certo, un colpo basso. L'Unione degli scrittori arabi ha inviato una lettera per protestare contro la designazione di Israele come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro di Torino. Si afferma che invitare un paese che sta ponendo l'assedio alla Striscia di Gaza sarebbe una provocazione inaccettabile da parte degli intellettuali e del popolo arabo. Concordo senz'altro con Valentino Parlato, che sulle pagine del manifesto ha preso posizione contro questo boicottaggio (il 24 gennaio con l'articolo "Un boicottaggio sbagliato" e domenica scorsa con la rubrica scritto& parlato, ndr), riconoscendo la malafede di un certo antisemitismo sempre in agguato nello "zoccolo duro" della sinistra italiana. Ma forse il problema non è solo "politico". E' l'idea stessa di democrazia a subire in questo caso un contraccolpo pericoloso, come testimonia anche il recente episodio che ha coinvolto papa Benedetto XVI e l'Università La Sapienza di Roma. Io non posso che difendere la libertà di espressione, e in modo radicale, essendo italiana e quindi permeata di quei valori di tolleranza che risalgono agli albori della civiltà moderna occidentale, dal Rinascimento in poi. Probabilmente, non vi è bisogno di alimentare la polemica. Basta dire, insieme allo scrittore italo-iracheno Younis Tawfik, che così andando le cose "la Fiera del Libro diventerà un'arena politica, un luogo di scontro. E addio alla letteratura". Spero che ciò non accada, naturalmente, ma continuo a pensare che le derive fondamentaliste interne alla democrazia siano il sintomo di un malessere globale, planetario, che si deve avere il coraggio di affrontare. Per il bene della cultura, innanzi tutto, che è operatrice di pace per definizione. Come ha anche detto Davide Ferrario, in un suo intervento, "rispondere col muro del silenzio e del boicottaggio è cadere nella stessa logica di chi i muri veri li costruisce per dividere i popoli e gli individui". Elisabetta Sgarbi direttore editoriale Bompiani.

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Rafah chiude, accordo Hamas-Egitto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)

 

Gaza, gli islamisti puntano ora a controllare il confine con lo stato vicino, Israele permettendo Rafah chiude, accordo Hamas-Egitto Michele Giorgio Gerusalemme Per dieci giorni il canale di Suez è stato, di fatto, il confine tra la Striscia di Gaza e l'Egitto e il Sinai si è trasformato in un'enorme "free zone". Da oggi si torna indietro. Il Cairo ha annunciato che entro questa sera il valico di Rafah tornerà ad essere chiuso, con il pieno accordo di Hamas. A confermarlo è stato l'ex ministro degli esteri del movimento islamico Mahmud Zahar, che per tre giorni ha discusso con gli egiziani il futuro della frontiera. Qualcosa di grosso bolle in pentola perché il "sì" di Hamas alla chiusura del valico, poche ore dopo aver escluso questa soluzione, conferma che il Cairo e il movimento islamico hanno effettivamente raggiunto intese importanti anche se non scritte. Non è un caso che, proprio ieri, con due interviste, i dirigenti di Hamas abbiano ribadito di voler vedere Gaza libera dalla dipendenza da Israele e ricevere beni di prima necessità, carburante ed elettricità dall'Egitto. "Vogliamo indirizzarci verso il disimpegno economico dall'occupazione israeliana", ha detto il primo ministro deposto Ismail Haniyeh al quotidiano Filastin. "L'Egitto ha una capacità migliore di soddisfare le esigenze di Gaza", ha proseguito. Haniyeh ha aggiunto che gli osservatori dell'Ue potranno tornare ad operare a Rafah a condizione però che risiedano a Gaza. Hamas pensa ora alla creazione di un'entità sganciata da Israele e separata completamente dalla Cisgiordania? Probabilmente no, anche perché ciò non farebbe altro che favorire il disimpegno israeliano dai Territori palestinesi che ha occupato nel 1967. Allo stesso tempo Hamas lancia un messaggio all'Anp di Abu Mazen, ovvero che la soluzione per il valico di Rafah deve necessariamente prevedere il coinvolgimento del movimento islamico. Il consigliere di Haniyeh, Ahmed Yusef, in una intervista al quotidiano saudita al Sharq al Awsat, ha spiegato che Hamas, abbattendo il 23 gennaio la barriera sul confine tra Gaza e l'Egitto, ha dimostrato di avere idee, capacità di manovra e la determinazione giusta per sottrarsi all'assedio israeliano. "Abbiamo presentato nei giorni scorsi progetti di collaborazione ai partner egiziani - ha detto Yusef - in particolare abbiamo proposto che sia il Cairo a rifornire Gaza di carburante ed elettricità". Yusef ha aggiunto che diversi paesi arabi hanno mostrato interesse verso queste soluzioni che renderebbero vano l'embargo economico israeliano in atto da quando Hamas, lo scorso giugno, ha preso con la forza il potere a Gaza, escludendo l'Anp di Abu Mazen. Il consigliere di Haniyeh ha persino ipotizzato l'utilizzo nella Striscia di dinari giordani o delle lire egiziane al posto degli shekel israeliani. L'Egitto non ha risposto e difficilmente accetterà le soluzioni proposte da Hamas, poiché è vincolato al rispetto di accordi con l'Anp e Israele. Sono in molti però a pensare che i tempi della chiusura ermetica a tempo indeterminato del valico di Rafah siano finiti. L'Egitto ha probabilmente promesso ad Hamas la riapertura della frontiera di fronte ad un nuovo acuirsi della crisi umanitaria a Gaza a causa dell'embargo israeliano. Il quadro della situazione nella Striscia comunque resta precario. Dieci giorni di apertura del confine con l'Egitto non hanno certo risolto i problemi più gravi, a cominciare dalle forniture di carburante. A Gaza ora sono reperibili gran parte dei generi alimentari di base ed è più facile fare il pieno, grazie agli ambulanti che vendono agli angoli delle strade la benzina (conservata in taniche) comprata in Egitto. Ma le stazioni di rifornimento sono a secco e scarseggia come sempre il gasolio, necessario per il funzionamento della centrale elettrica e per gli impianti di riscaldamento degli edifici pubblici. Ieri sono tornati a scuola - dopo la pausa invernale - 250 mila studenti che hanno trovato aule fredde e, in molti casi, senza elettricità. La possibilità che possano avere in futuro scuole riscaldate è minima visto che l'Alta Corte di Giustizia israeliana qualche giorno fa ha sentenziato la "legittimità" delle limitazioni decise dal governo Olmert alle forniture di carburante a Gaza.

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Boicottare? Ma il bavaglio è sempre un boomerang (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)

 

L'intervento Boicottare? Ma il bavaglio è sempre un boomerang È incredibile come due Feste del libro possano diventare terreno di aspro scontro tra esponenti di due religioni del Libro. Eppure è quel che sta succedendo sull'opportunità o meno di boicottare la Fiera del Libro di Torino che si terrà a maggio perché intende avere come ospite d'onore Israele (nel 60.mo anniversario della sua fondazione) e chiama a parlare scrittori come David Grossman, Amos Oz e Abraham Yehoshua. Anche il Salone del Libro di Parigi di marzo ha Israele come ospite d'onore e rischia anch'esso un boicottaggio patrocinato, tra gli altri, dalla scrittrice palestinese Suad Amiry, dall'egiziano Tariq Ramadan, e sulle nostre pagine da Omar Barghouti. Ma non tutti gli intellettuali di origine islamica sono a favore del boicottaggio: contrario è lo scrittore iracheno Younis Tawfik, come il marocchino Tahar Ben Jalloun. Né tutti gli intellettuali ebraici sono contrari: il poeta israeliano Aaron Shabtai rifiuta infatti di partecipare al Salone di Parigi. Frattura anche nella sinistra italiana: il Partito dei comunisti italiani ha promosso il boicottaggio, mentre le ragioni contrarie sono state espresse da Valentino Parlato (pur preso a male parole da parecchi nostri lettori). Nella forma più drastica, per i boicottatori non può essere posto al centro di un evento culturale l'anniversario di uno stato occupante come Israele (Shabtai): ma nessuno può negare che quell'evento del 1948 ha segnato tutta la storia del secondo dopoguerra. Allora perché rimuoverlo dalla discussione? Nella forma più mite invece, le ragioni possono essere così riassunte: "noi siamo disposti a parlare con gli israeliani, purché siano "buoni" israeliani (cioè filo-palestinesi)" (Barghouti). Tale tesi è straordinariamente simmetrica a quella degli israeliani che rifiutano il dialogo con Hamas perché "non sono "buoni" palestinesi (cioè pronti al compromesso con Israele)". Non si può infatti negare che agli occhi di un ebreo israeliano, Hamas è un interlocutore assai più improponibile di quanto siano agli occhi palestinesi alcuni degni intellettuali come David Grossman o Amos Oz. Che spiriti aperti! "A riprova del mio accettare il dialogo, parlerò con la parte avversa, ma solo con quei suoi esponenti che sono già d'accordo con me!" Come sanno tutti i diplomatici della terra, "è con i nemici che si deve dialogare, con gli amici non ce n'è quasi alcun bisogno". Si dirà che "Hamas sono i buoni", mentre "gli israeliani sono i cattivi", e che il boicottaggio dell'oppressore non è uguale al boicottaggio dell'oppresso. E si cita il regime dell'apartheid sudafricano. Non c'è dubbio che Israele sta riproducendo i bantustan e che la striscia Gaza è un lager a cielo aperto. Ma le sanzioni contro le squadre della morte di Piet Botha implicavano forse che si impedisse a Nadine Gordimer di esprimersi? Si può mettere sullo stesso piano il blocco delle vendite di armi a un esercito invasore come Tzahal con il rifiuto di far parlare alcuni intellettuali? E, se anche le due azioni fossero considerate simili (ma ce ne passa), pur tuttavia, se si vuole trattare, se come diceva Carl Schmitt, "la politica è l'invenzione del terzo", cioè l'uscita dalla contrapposizione insanabile noi/voi, allora non si può mettere il silenziatore al "nemico". Sotto l'apparenza di una virtuosa coltre di censura morale, la logica del boicottaggio nasconde in realtà la logica dello sterminio reciproco, cioè il contrario del dialogo. Ogni boicottatore punta in realtà a "buttare a mare" l'altro: come quei membri dell'African national congress che volevano "buttare a mare la tribù bianca". Immaginate se Nelson Mandela avesse praticato questa politica! Per fortuna ha fatto tutto il contrario: ha discusso con i suoi aguzzini e carcerieri, e ha vinto. Perché la tragica ironia di questa posizione è che con i rapporti di forza dati (sia in loco, sia su scala globale), sono i palestinesi a non avere la benché minima probabilità di buttare a mare gli israeliani, almeno in tempi medi. I tempi lunghi sono un'altra faccenda: è possibile che Israele subisca la sorte dei regni cristiani d'Oriente, stabiliti dai Franchi e dissoltisi al massimo un paio di secoli dopo. Ma "nei tempi lunghi saremo tutti morti", diceva John Maynard Keynes, e prima di allora la logica dell'annientamento parla solo di una Masada versione palestinese. Che qualcuno possa aspirare al martirio sulla propria pelle, può essere comprensibile, anche se non condivisibile. Ma la pasciuta sinistra europea? Soprattutto m'insospettisce che la prima forma di solidarietà con un popolo oppresso e angariato sia quella di mettere il bavaglio a qualcuno. C'è come un richiamo ancestrale del settarismo: l'idea che essere sempre e comunque faziosi produca esiti positivi, idea che si è dimostrata suicida mille volte negli ultimi 150 anni, e che però continuiamo a riproporre. Quanto a settarismo, il vero rischio che corre il campo di chi si oppone al boicottaggio è di fare come il cretese Epimenide quando dice che tutti i cretesi mentono. In certe sue espressioni, questo (mio) campo sembra voler anch'esso boicottare tutti i boicottatori (quindi anche se stesso). Invece di disquisire su boicottaggi (per altro senza effetti), non sarebbe più utile premere perché questi eventi diventino occasione di uno vero confronto su quel che ha comportato la nascita dello stato d'Israele, per gli israeliani, gli ebrei della diaspora, i palestinesi, i gentili responsabili dell'Olocausto, il mondo intero? Chi dice che d'Israele possano parlare solo gli ebrei? Gunnar Myrdal diceva che non c'è niente di più desolante di un cantante nero che deve cantare sempre e solo musica soul e di uno storico ebreo che può scrivere solo e soltanto sulla diaspora. Smettiamola con l'acrimonia oscillante tra vittimismo e rancore: sarebbe fantastico se a Torino e a Parigi, sulle conseguenze di quel fatidico 1948 potessero confrontarsi tutti. E Yehoshua parlasse con Amiry, Daniel Baremboim con Tariq Ramadan e Tahar ben Jalloun con Aaron Shabtai.

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UN ATTO CONTRO LA PACE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

 

Avraham B. Yehoshua UN ATTO CONTRO LA PACE Alcuni amici italiani mi hanno informato che l'invito a Israele di presenziare in qualità di ospite d'onore della fiera del Libro di Torino ha scatenato un vero e proprio parapiglia. Che alcune associazioni di scrittori arabi di nazionalità giordana e siriana, e naturalmente anche associazioni di scrittori palestinesi, minacciano di boicottare la fiera e che organizzazioni italiane di sinistra aderiscono alla protesta pretendendo che l'invito a Israele venga ritirato. In veste di scrittore israeliano sostenitore della sinistra e da anni propugnatore della pace, mi sia permesso di intromettermi in questo dibattito per sostenere che il boicottaggio non solo è ingiusto ma anche dannoso al processo di pace nel quale tutti riponiamo speranze. E'ingiusto da un punto di vista morale perché Israele è stato fondato sessant'anni fa in seguito a una decisione delle Nazioni Unite supportata sia dagli Stati occidentali sia da quelli del blocco comunista che deliberarono la divisione dell'allora Palestina in due Stati: uno ebraico e uno palestinese. E se uno Stato palestinese non fu creato nel 1948 la colpa è da imputare ai palestinesi stessi e soprattutto alle nazioni arabe, che respinsero categoricamente la decisione dell'Onu proclamando l'intenzione di distruggere con le armi lo Stato ebraico. La "Nakba" (catastrofe) come i palestinesi definiscono la creazione di Israele nel 1948, fu principalmente il risultato della guerra da loro dichiarata contro lo Stato ebraico, nato nel sangue e a prezzo di ingenti perdite, e del quale si rifiutarono per anni di riconoscere la legittimità. Ancora oggi le posizioni di Hamas, di Hezbollah e dell'Iran, che invocano la distruzione di Israele, riecheggiano direttamente la presa di posizione del mondo arabo nei confronti di Israele agli esordi della sua esistenza. Ma anche dopo la sconfitta del 1948 la maggior parte del territorio che in base alla decisione delle Nazioni Unite era destinato alla creazione di uno Stato palestinese rimase in mano ai palestinesi. Se questi avessero accettato la presenza di uno Stato ebraico al loro fianco, avrebbero potuto crearne uno loro ancor prima della Guerra dei Sei Giorni, nel 1967. La Cisgiordania era allora interamente sotto il controllo del regno Hashemita che aveva accolto numerosissimi profughi palestinesi e inserito molti di loro fra i suoi ranghi istituzionali. La Striscia di Gaza era invece stretta nel pugno di ferro dell'Egitto. Se i palestinesi, con l'avallo del mondo arabo, avessero voluto creare un loro Stato già a quell'epoca, la cosa sarebbe dipesa esclusivamente da loro. Ma il sogno di distruggere Israele li tratteneva dall'accontentarsi di una sola parte del territorio palestinese. Ovviamente gli errori storici degli arabi e dei palestinesi non negano a questi ultimi il diritto di possedere un loro Stato. E oggi ci troviamo in una situazione in cui l'Autorità palestinese, liberamente eletta, riconosce il diritto di Israele di esistere entro i confini anteriori alla guerra del 1967 in cambio, naturalmente, del suo riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente, e sta conducendo con il governo israeliano un dialogo e un serio negoziato di pace. La Giordania e l'Egitto mantengono rapporti di pace con Israele, la Siria proclama il desiderio di pace in cambio della restituzione delle alture del Golan. Perché allora scrittori e intellettuali contribuiscono a fomentare un clima di estremismo e a tornare ai giorni del boicottaggio e delle ostilità? Nell'annosa lotta a favore della pace all'interno della società israeliana e di un riconoscimento reciproco tra il popolo palestinese e Israele, noi, scrittori e intellettuali su ambo i fronti, ci siamo avvalsi di incontri per preparare il terreno e i cuori in vista dell'atteso disgelo e di una rappacificazione. Non sempre è stato facile aprire una breccia nel muro di ostilità, di alienazione e di pregiudizio. Eppure già negli Anni Ottanta del secolo scorso un gruppo di poeti e intellettuali appartenenti a entrambi i popoli di cui io facevo parte è riuscito a pubblicare una dichiarazione congiunta a favore del diritto di due Stati per i due popoli. Una dichiarazione che dopo gli accordi di Oslo nel 1993 è divenuta una pietra angolare della politica israeliana e palestinese. Sui giornali e sulle riviste letterarie israeliane vengono sovente pubblicati racconti e poesie di scrittori e poeti palestinesi, o di altri Stati arabi. Antologie di letteratura araba sono tradotte e pubblicate in ebraico. Scopo della cultura e della letteratura non è di creare barriere di separazione tra gli uomini bensì di aprirsi al prossimo, all'altro. Gli esponenti della sinistra italiana sono invitati a fare tutto ciò che è in loro potere per ravvicinare i cuori e non a imbarcarsi in boicottaggi culturali nei confronti di altri popoli e nazioni, soprattutto non di quei popoli che saranno costretti a vivere in eterno gli uni al fianco degli altri. Mi appello quindi agli scrittori palestinesi e arabi affinché rinuncino al loro boicottaggio proprio nei giorni in cui è in corso un negoziato significativo tra Israele e l'Autorità palestinese. Quest'anno, in occasione del sessantesimo anniversario della sua fondazione, sarà Israele l'ospite d'onore al Salone del Libro di Torino. L'augurio è che l'anno prossimo lo sia la Palestina, in occasione del primo anniversario della sua nascita. Noi, scrittori e poeti israeliani, parteciperemo a quell'evento con gioia e con convinzione.

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PERCHÉ BOICOTTO ISRAELE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

 

Gianni Vattimo PERCHÉ BOICOTTO ISRAELE Confesso: sono uno dei pochissimi che finora hanno firmato un appello per il boicottaggio dell'invito di Israele come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro di Torino. Se tutti i grandi giornali italiani fanno a gara nel deprecare questo boicottaggio, vuol dire che la minaccia dell'antisemitismo non è poi così incombente. Ma non di questo credo si debba discutere. L'invito a Israele - che, a quanto ne so ma forse sbaglio, ha sostituito improvvisamente quello che era già stato avviato per avere ospite quest'anno l'Egitto - è oggetto di un boicottaggio politico, perché politica è l'iniziativa della Fiera. Chi ci accusa, noi boicottatori, di voler "imbavagliare" gli scrittori israeliani, o è in mala fede o non sa quel che si dice. Sono argomenti terribilmente simili a quelli usati nella recente polemica sull'invito al Papa a tenere la lezione magistrale alla Sapienza di Roma: anche qui sarebbe in gioco la libertà di parola, il valore supremo della cultura, il dovere del dialogo. Dialogo? Nel caso della Sapienza, si sa che razza di dialogo era previsto. Il Papa sarebbe stato ricevuto come il grande capo di uno Stato e di una confessione religiosa, in pompa magna, così magna che persino la semplice possibilità di una manifestazione di pochi studenti contestatori a molte centinaia di metri di distanza lo ha fatto desistere dal proposito. Questo caso di Israele alla Fiera è lo stesso. Chi boicotta non vuole affatto impedire agli scrittori israeliani di parlare ed essere ascoltati. Non vuole che essi vengano come rappresentanti ufficiali di uno Stato che celebra i suoi sessant'anni di vita festeggiando l'anniversario con il blocco di Gaza, la riduzione dei palestinesi in una miriade di zone isolate le une dalle altre (per le quali si è giustamente adoperato il termine di bantustan nel triste ricordo dell'apartheid sudafricana), una politica di continua espansione delle colonie che può solo comprendersi come un vero e proprio processo di pulizia etnica. E' questo Stato, non la grande cultura ebraica di ieri e di oggi (Picchioni e Ferrero hanno forse pensato di invitare alla Fiera Noam Chomsky o Edgar Morin?) che la Fiera si propone di presentare solennemente ai suoi visitatori, offrendogli un palcoscenico chiaramente propagandistico, certamente concordato con il governo Olmert (che del resto sta offrendo lo stesso "pacchetto" anche alla Fiera del libro di Parigi, due mesi prima che a Torino). Nei tanti articoli che ci sommergono con deprecazioni e lezioni moralistiche sul dialogo (andate a parlarne a Gaza e nei territori occupati!) e la libertà della cultura, non manca mai, e questo è forse l'aspetto più vergognoso e francamente scandaloso, il richiamo all'Olocausto. Vergogna a chi (magari anche essendo ebreo, come quelli che si riuniscono nell'associazione "Ebrei contro l'occupazione") rifiuta di accettare la politica aggressiva e razzista dei governi di Israele. Chi boicotta la Fiera di Torino boicotta "gli ebrei" (PG Battista) e dimentica (idem) i rastrellamenti nazisti e lo sterminio nei campi. Uno studioso ebreo americano, Norman G. Finkelstein, ha scritto su questo vergognoso sfruttamento della Shoah un libro intitolato significativamente L'industria dell'Olocausto (in italiano nella Bur). Proprio il rispetto per le vittime di quello sterminio dovrebbe vietare di utilizzarne la memoria per giustificare l'attuale politica israeliana di liquidazione dei palestinesi. Nessuno dei "boicottatori" nega il diritto di Israele all'esistenza. Un diritto sancito dalla comunità internazionale nel 1948; proprio da quell'Onu di cui Israele, negli anni, non ha fatto che disattendere con arroganza i richiami e le delibere.

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Roma 1972 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)

 

Quella sera gli spari colpirono anche lui Wasim Dahmash "Tu sei dentro di noi, nella pelle,/ dentro il polso che vibra d'orgoglio,/ o mite volto lontano,/o mite volto vicino/ che dormi nel seno del monte". Sono della poetessa palestinese Fadwa Tuqan questi versi che riecheggiavano nella chiesa di Nostra Signora di Coromoto quando davamo l'ultimo saluto a Stefano Chiarini, un anno fa. In questi versi è racchiusa la storia del legame di Stefano con la Palestina: il "mite volto" della poesia, è quello di Wael Zuaiter ucciso da agenti del Mossad israeliano nell'ottobre 1972, a piazza Annibaliano, a Roma. È stata grande l'emozione nel sentire quei versi associati a Stefano e alla sua, di morte. La passione per la Palestina nata in lui fin dalla più tenera età, riceveva un impulso nuovo quella sera del 16 ottobre, mentre si trovava a casa sua, lì vicino. Aveva sentito il rumore degli spari e le sirene delle macchine della polizia. Me lo raccontò il giorno in cui ci siamo conosciuti, nel 1982. Erano passate poche settimane dall'inizio dell'invasione israeliana del Libano. A Roma, alcuni giorno prima, il 16 e il 17 giugno, agenti israeliani avevano ucciso altri due palestinesi: Kamal Yussef e Nasih Matar. Non era stata ancora commessa la strage di Sabra e Shatila, l'apice del sadismo israeliano, del capo del governo Shamir e del ministro della difesa Sharon, ma già in Libano seminavano morte e distruzione. Gli armati palestinesi che avevano difeso la città per 3 mesi, se ne erano andati, l'esercito israeliano assediava i due campi profughi e dava il via libera alle squadre di mercenari mandati a "vendicare" l'assassinio del loro capo, ucciso, chissà da chi, nella città controllata dall'esercito del generale Sharon. Tutto era stato previsto e preparato con cura: dai bengala che illuminavano la scena del massacro, alle buste di plastica e ai bulldozer pronti a scavare le fosse per metterci le migliaia di corpi trucidati. Denunciare gli assassini, scoprire le connessioni e smascherare le politiche criminali era per Stefano un imperativo. "Per non dimenticare Sabra e Shatila" e tutte le altre Sabra e Shatila del mondo, Stefano lavorava, si informava e informava. Il filo conduttore della sua azione è sempre stata la difesa dei diritti dei popoli, portata avanti non solo con gli articoli per il manifesto e con la partecipazione attiva alle iniziative di solidarietà con le vittime della politica americano-israeliana, ma anche attraverso le opere pubblicate dalla casa editrice da lui fondata, "Gamberetti", fondamentali per capire l'accanimento coloniale, e imperiale, contro i popoli arabi. Il contributo di Stefano Chiarini alla lotta per la pace e contro i fautori delle guerre mosse al mondo arabo non è stato solo di denuncia. Ancora più utili sono lo studio e la ricerca delle cause non immediate o palesi delle scelte politiche ed economiche che spingono i responsabili a sovrastare e controllare la vita di tanti, milioni, di arabi. La denuncia semmai è tesa a evidenziare gli effetti delle scelte politiche sulle vittime, ossia sui popoli che per Stefano erano i soli degni di essere protagonisti. Sceglieva le cose importanti: negli articoli sul problema israeliano, o palestinese che dir si voglia, - e sono centinaia -, riportava fedelmente gli eventi e le storie. I discorsi dei politici israeliani o palestinesi invece, li sceglieva ed è grazie a questa scelta che il lettore ancora oggi riceve un contributo d'analisi, e non parole organizzate in modo da deviare l'attenzione dai problemi reali. Ed è perciò che è stato possibile per Stefano non cadere e non farci cadere nelle trappole che presentavano come azioni di pace e che invece miravano a creare le condizioni della prossima guerra, o a preparare il terreno per una più rigida segregazione dei palestinesi in vista della prossima pulizia etnica. Insieme al suo sorriso e la calma rassicurante, per tutto questo ci manca il suo contributo, teso com'era alla comprensione delle scelte politiche e culturali dei gruppi di potere legati all'establishment israeliano, quelli che impongono nuovi modelli nei comportamenti, creano i "nemici", scavano fossati, costruiscono muri, preparano nuove guerre e confondono carnefici e vittime. Ci mancano il suo coraggio e la sua onestà intellettuale ancor di più oggi mentre in questa parte del mondo in cui viviamo fervono i preparativi per festeggiare i sessant'anni dello scempio della Terra santa, della distruzione di millenarie città, dell'annientamento di lingue sacre, della cancellazione di antiche tradizioni e della prima civiltà umana.

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Salone del libro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)

 

Prc Torino: sì al boicottaggio Il gruppo dirigente di Rifondazione di Torino appoggia la scelta dei comunisti italiani del Pdici a proposito del cosiddetto boicottaggio alla decisione della Fiera del libro di indicare Israele come paese ospite. In particolare sono stati i capigruppo in regione, comune e provincia, cui si sono aggiunti il responsabile per la cultura di torino e vari consiglieri. Gli esponenti piemontesi del partito precisano che "non è in questione naturalmente né il diritto alla libera espressione di chiunque, né tanto meno un giudizio di merito sugli scrittori israeliani invitati", ma la questione è di opportunità politica. Si aggiunge che il problema in discussione è l'opportunità di dedicare la Fiera a Israele come stato. Inoltre si sottolinea che la presidente di turno della Fiera, Mercedes Bresso e i due copresidenti, Sergio Chiamparino e Antonio Saitta, potrebbero adoperarsi per ottenere un simile risultato.

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Caro Stefano, la Palestina ti ricorda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)

 

Diceva sempre: andiamo avanti Un anno fa ci lasciava improvvisamente Stefano Chiarini Caro Stefano, la Palestina ti ricorda Tommaso Di Francesco Scrivo, Stefano, per la parte irresoluta della tua vita. Per quello sforzo malcelato di affermare la verità e di non raggiungere l'ascolto. Un ascolto più volte negato, fino alla maschera dell'equivoco. Per quella emozione che ti esplodeva dentro e che soli pochi sapevano leggere. I tuoi figli ed Elena sicuramente ne erano capaci. Quando il volto s'illuminava di rabbia e consapevolezza e allora la solitudine accendeva gli occhi tra il pianto e il sorriso. Era ed è la dolorosa lungimiranza, quella tua. Di chi arriva prima, disarmato, sul luogo del delitto e subito s'attrezza a raccontarlo. E sempre non viene creduto perché il potere e la violenza hanno già trasformato al peggio la scena del crimine. E perché la parte che in vita è assegnata a questo tipo speciale di testimone è quella del torto. È, insomma, la storia di questo giornale, del quale sei stato e sei ancora parte costitutiva. Per quasi un anno intero la tua scrivania è rimasta tutt'altro che sgombra, piena di fili spinati e libri: il tuo amato Edward Said che avevi pubblicato per primo in Italia e le illuminazioni di Jean Genet arrivato tra i superstiti palestinesi di Sabra e Shatila facevano capolino dalle sponde del tavolo, tra il computer e il telefono, dando ancora suggerimenti, consigli, mandando interventi dai quattro angoli del mondo. Sei stato sempre lì. Poi è arrivato il trasloco e ognuno ha fatto scatoloni della sua presenza nell'avamposto de il manifesto. Io ho caricato nel mio una parte ancora rimasta del tuo lavoro. Ho trovato una scatola vuota di datteri iracheni, un breve biglietto misterioso "a Tommaso", la copia che ti avevo dedicato dell'ultima edizione delle poesie palestinesi della "Terra più amata", una foto di te con Vauro al tuo matrimonio, eleganti e sorridenti.Quanta memoria ci legava e ci lega tuttora. Siamo stati insieme responsabili di una sede del gruppo del Manifesto nella zona operaia della Tiburtina, nella Roma dei primi anni Settanta; insieme abbiamo organizzato durissime proteste contro il settembre nero, il massacro dei palestinesi ad Amman ad opera dell'esercito giordano. Ma soprattutto sei il figlio dell'insegnante d'inglese di mio padre nel campo di concentramento indiano di Yol negli anni Quaranta, lì dove erano finiti tanti prigionieri di guerra italiani del disastro coloniale e fascista in Africa. Ma è del misterioso biglietto che voglio parlare. Mi scrivevi nel 2000, sulla carta intestata del giornale: "Ciao, Tommaso, non te la prendere. Immagina di non avere visto i risultati dei bombardamenti umanitari, i corpi straziati, le guerre etniche. Pensa a quei popoli come se ancora fossero in vita e uniti, come se fosse possibile ancora salvarli. E nonostante tutto, nessuno ha capito bene ancora come stanno le cose. C'è tanto da lavorare ancora....Stefano". Anch'io, a un anno dalla tua morte, vorrei poterti inviare questo biglietto: "Stai tranquillo Stefano, il Medio Oriente ha preso il verso giusto della pace. La commissione israeliana Winograd sulla guerra del Libano del 2006 ha denunciato i crimini di guerra contro civili libanesi inermi, come accusa Human Right Watch; a Gaza la gente ride e scherza rifornita di ogni bene e Hamas ha ripensato al tragico errore del colpo di stato, l'Anp ha una direzione unitaria ed è premier Marwan Barghuti che Israele ha finalmente liberato con gli altri undicimila palestinesi rinchiusi nelle galere. È stato fatto saltare con la dinamite il muro del confine con l'Egitto e adesso, insieme ai soldati refusnik israeliani, stanno minando il Muro di Sharon che taglia in due la Cisgiordania. È festa, tornano i profughi dai campi dispersi, stanno pensando di unificare i carnevali. Gli scrittori israeliani hanno respinto l'arruolamento a forza nelle fila del governo e chiamano a raccolta la poesia e la letteratura palestinese. E ora il governo di sinistra israeliano ha deciso l'interruzione degli insediamenti e il ritiro di quelli esistenti. Già vengono piantati altri ulivi al posto di quelli sradicati dai bulldozer. Gerusalemme est è finalmente la capitale della Palestina, laica e democratica. Ed è tutto un fervore di movimenti dei giovani in Libano, Siria, Iran. In Afghanistan c'è stata una rivolta delle donne, che mandano a dire che l'unico velo che accettano è quello delle calze; e anche una ribellione degli operai e dei precari contro i vecchi e i nuovi padroni. Negli Stati uniti i candidati democratici si dichiarano nettamente contro la guerra "preventiva" e "costituente" e annunciano un new deal pacifista promettendo di smantellare il bilancio militare americano, mentre le truppe statunitensi si ritirano finalmente dall'Iraq e chiudono le basi militari in Arabia saudita e negli Emirati arabi. Al Qaeda, se mai è esistita, non trova più ascolto e comincia a chiuder bottega. Stefano, "adorabile, inamovibile, irritante, inflessibile mulo", ha scritto Maurizio Matteuzzi. Se una sola una di queste immagini fosse la realtà, il nostro lavoro sarebbe finalmente concluso. Invece ci resta ancora tutta la "descrizione della battaglia" e soprattutto l'amore generale da trasmettere. Del resto, questo articolo tu lo scrivi con noi ogni giorno. Il ricordo Anche a Shatila Corona di fiori Le donne palestinesi di Shatila hanno deposto ieri pomeriggio una corona di fiori per ricordare Stefano Chiarini nel campo profughi alla periferia di Beirut. Commemorazione Nella Comunità di base di San Paolo in Roma, ieri pomeriggio i compagni di Stefano assieme alla comunità palestinese hanno ricordato il giornalista del manifesto durante un incontro indetto dal Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila. Una pagina su Rinascita Sul numero in edicola del settimanale Rinascita una pagina dedicata a Stefano Chiarini.

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"Noi non faremo il bis del Papa alla Sapienza" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

 

CUORE FERITO POLEMICA SENZA FINE SU ISRAELE AL SALONE DEL LIBRO IL SINDACO ATTACCA I CONTESTATORI SAUZE D'OULX CARNEVALE DI IVREA, IN CINQUEMILA PER LA BATTAGLIA DELLE ARANCE FINANZIARIA SCELTA LA VENTIDUENNE ELISA REVIGLIO All'interno A 68 anni vuole uccidersi "Noi non faremo il bis del Papa alla Sapienza" Di notte sulle piste con un materassino si schianta e muore "Divertimento allo stato puro" Non ci sono soldi impossibile fare altri due autovelox La bella ragioniera diventa Miss Padania Piemonte per una donna di 27 Angelo Conti Chiamparino: "Non dobbiamo chiedere scusa a nessuno" Francesco Falcone Servizio La protesta non si placa. La rete di associazioni impegnate nella campagna "2008 anno della Palestina" organizzerà il prossimo 29 marzo,qui a Torino, una manifestazione contro "la decisione del Consiglio direttivo della Fiera del Libro di assegnare proprio nel 2008 (sessantesimo anniversario della nascita dello stato) a Israele il ruolo di ospite d'onore". Una decisione definita "inopportuna e vergognosa". Non solo. "Dopo la protesta passeremo alle manifestazioni". Con le manifestazioni di dissenso cresce anche la polemica politica, internazionale e interna, tanto che anche il sindaco, Sergio Chiamparino, sente il bisogno di scendere in campo. "Non dobbiamo chiedere scusa a nessuno. E tanto meno vogliamo fare il bis di quello che è successo a Roma con il Papa che avrebbe dovuto parlare alla Sapienza. Andiamo avanti. Dovrebbe vergognarsi piuttosto chi mostra certi segni di intolleranza. Al salone del libro ci sarà un dibattito aperto e di sicuro gli scrittori israeliani non possono essere accusati di omologazione a posizioni filogovernative". Emanuela Minucci A PAGINA 57Alla battaglia delle arance 3600 quintali di proiettili. Benvenuti a Ivrea, la terra dove da ieri, e per altri due giorni, cinquemila persone, sorridendo, si massacrano a colpi di arance. E Jaba, 23 anni, studente brasiliano, commenta invidioso. "Altro che Rio. Il nostro carnevale è solo spettacolo, questo è divertimento puro". E mentre Jaba si complimenta, nove squadre di "gladiatori" a piedi sparano contro altri uomini in costume, imbottiti come guerrieri, che attraversano la città a bordo di carri trainati da quadriglie di cavalli. Lodovico Poletto A PAGINA 63Oggi Elisa Reviglio, 22 anni, di Carmagnola, tornerà al suo lavoro da ragioniera in uno studio di consulente del lavoro ma sabato ha vissuto la sua serata di gloria. Al ristorante "Mago" di Caluso è stata eletta Miss Padania Piemonte. E ha ricevuto la fascia non da un esponente della Lega Nord, ma da Edoardo Raspelli. "Sono emozionata - ha detto Elisa Reviglio - e felicissima, non avrei mai pensato di vincere. Se dovessero aprirsi le porte dello spettacolo vorrei lavorare in una redazione televisiva". \.

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No al boicottaggio ma se Israele resta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

 

Hanno detto No al boicottaggio ma se Israele resta Nessuno vuole mai che si parli delle terribili condizioni dei palestinesi L'ostruzionismo di Israele alla Fiera può ingenerare pericolosi effetti incontrollabili ospite d'onore ribadiamo il nostro grande dissenso L. Cassano V. Chieppa G.Merlo.

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Ivrea meglio di Rio "Questa è adrenalina pura" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

 

Reportage Il Carnevale più pazzo del mondo Ivrea meglio di Rio "Questa è adrenalina pura" LODOVICO POLETTO IVREA Può sembrare strano sentire certe frasi pronunciate da chi di follia di carnevale se ne intende. Strano sì, perché agli occhi di questo ragazzo brasiliano di San Paolo, quello delle arance è "il carnevale più pazzo del mondo". E Rio, allora? Jaba scrolla le spalle: "E' spettacolo. Questo è divertimento allo stato puro". E allora siate i benvenuti a Ivrea, la terra dove da ieri, e per altri due giorni, cinquemila persone, sorridendo, si massacrano a colpi di arance. E Jaba, 23 anni, studente di Erasmus a Firenze, in trasferta in questa città ai confini del Piemonte, in una domenica di pioggia e di freddo si diverte come un pazzo. Lui come i suoi amici, tutti brasiliani, tutti ebbri della follia contagiosa di questa manifestazione. Dove le arance diventano proiettili che nove squadre di "gladiatori" a piedi sparano contro altri uomini in costume, imbottiti come guerrieri, che attraversano la città a bordo di carri trainati da quadriglie di cavalli. "Che vengano da Valencia o da Madrid, da Londra o dal Texas, restano tutti affascinati dalla nostra tradizione" ammicca Elvio Gambone, segretario del Consorzio che organizza il carnevale. Affascinati sì, ma anche feriti. In 114 si presentano, nelle tre ore di battaglia, alle tende che la Croce Rossa ha montato in giro per la città. Hanno occhi viola, spalle doloranti, ginocchia sbucciate. Succede. A chi lancia da terra, ma anche a chi viene alla battaglia da spettatore. Protetto, si fa per dire, dal berretto rosso: 5 euro l'uno, nei banchetti all'ingresso della città. La vittima più illustre di ieri? "Un'ex Mugnaia" dicono davanti alle tende della Croce Rossa. E pronunciare la parola Mugnaia, quest'oggi, significa sfiorare il sacro. Quella di quest'anno, Paola Sacerdote, sorride invece dal suo trono montato su cocchio che fende, iperprotetto, una folla di aranceri, turisti e curiosi. E intanto dispensa mimose e baci a tutti quanti, come una vera eroina. Niente la disturba, neanche la pioggia che cade per tutto il pomeriggio sulla folla che si accalca nelle piazze della battaglia, che pesta 15 centimetri di poltiglia di arancia spalmata sul pavé e sull'asfalto degli agoni della lotta. "Chiariamo subito: questi sono agrumi destinati al macero. Non finirebbero sulle tavole degli italiani", puntualizza l'aranciere della squadra della Morte. Insomma ve le hanno regalate? "Ma scherzi? Ci sono costate sudore e sangue. Noi abbiamo speso circa 30 centesimi di euro al chilo per comprarle. E sai quante ne usiamo in questi giorni? Ben 330 quintali; e fa più o meno 13 mila euro". Ma c'è anche chi, come gli Scacchi, in tre giorni usa una tonnellata di agrumi. E spende una mezza fortuna. Nelle tre battaglie si "sparano" 3600 quintali di agrumi. Alle cinque della sera, quando viene dato lo stop, la battaglia si blocca. Abbracci tra i contendenti sui carri e quelli a piedi. Applausi reciproci e appuntamento alle 14 di oggi. Nella sede del Consorzio si traccia il bilancio della giornata. Rispetto allo scorso anno - colpa della pioggia - ci sono stati 10 mila visitatori in meno. Ovvero un mancato introito di 60 mila euro. Negli uffici della polizia e dei carabinieri si fa il punto dei guai: "Niente di rilevante". A parte un bancomat smarrito, due anziani che si sono persi, un gruppetto di ragazzi in kilt bloccati dai poliziotti mentre mostravano le loro nudità ai passanti. Ridendosela della grossa. I turisti texani passati dall'ufficio informazioni del carnevale adesso scolano vin brûlé sul lungo fiume. Israel Lechman, che invece arriva da Israele ("Un paese a 20 chilometri da Haifa") consulta un dépliant: "Certo che mi fermo anche oggi. E martedì. Questa è davvero la festa più incredibile del mondo".

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"Su Israele non dobbiamo chiedere scusa a nessuno" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

 

Chi lo conosce bene sa che oggi pomeriggio in Consiglio comunale, alla cosiddetta sinistra radicale, non le manderà a dire. "Mi chiedono le comunicazioni su Israele alla Fiera del Libro? Ci divertiremo" è stato il commento di ieri del sindaco Chiamparino. Le dure reazioni dei Comunisti Italiani prima, e di Rifondazione poi, al tema 2008 scelto da Picchioni & C. lo hanno irritato non poco. Allora sindaco, che dirà oggi in Sala Rossa su Israele alla Fiera? "Primo che la cultura è il terreno principe del dialogo e quindi polemiche come queste in un'occasione simile sono a dir poco fuori luogo. Poi inviterò tutti a leggersi i grandi scrittori israeliani, perché basterebbe questo per tacitare tutto. Non ce n'è uno sdraiato su posizioni filogovernative. Se invece la vogliamo buttare in politica, se questi signori negano a uno Stato il diritto di autorappresentarsi, allora la vedo dura...". Due popoli due stati. "Sono d'accordo. Quindi Israele ha tutto il diritto di venire. Diversamente si nega il principio. Non trova?". La polemica è diversa e parte da questa idea di fondo: c'è uno Stato oppressore e uno oppresso. "Due popoli, due Stati, ma che c'entra? Quando si è parlato del tema da scegliere per la Fiera lo abbiamo fatto con la convinzione che la cultura e la letteratura hanno la forza di fare crescere un clima di dialogo". E allora perché non invitare anche la Palestina? "É stato scelto Israele non solo perché compie 60 anni, ma soprattuto perché ha alcuni dei più importanti e intelligenti scrittori al mondo". E non la preoccupa che Ramadan dica boicottiamo la Fiera, Al Jazeera soffi sul fuoco, insomma che il livello della tensione, a Torino, salga? "Non lo sottovaluto, ma per ora sono segnali contenuti. Confido nel fatto che personaggi della politica e della cultura diano un segnale chiaro in merito". Bertinotti è dalla sua parte: sbagliato boicottare la Fiera. Parole del presidente della Camera. "Mi fa piacere, è un personaggio che sul piano internazionale ha già dimostrato di voler innovare". Parte della sua maggioranza, invece, continua a dissentire. "Bah. L'ho già detto una volta: certe frasi sono lo specchio di un preoccupante fondamentalismo politico. E lo ripeterò in Sala Rossa: abbiano il coraggio di dire che negano allo Stato di Israele il diritto di esistere. Mi vergogno per loro: sotto le bandiere della sinistra si contrabbandano concetti imbarazzanti. A meno che uno non abbia poi il coraggio di essere coerente e di andare in piazza a bruciare le bandiere". Come direbbe Guccini: se avesse previsto tutto questo? "Certo farei lo stesso. Mica è una sfilata militare, stiamo parlando di una fiera culturale. Non vorrei che ci fosse qualcuno interessato a far circolare all'estero un'immagine deteriore dell'Italia". Scusi? "Prima il Papa che non può parlare a Roma, adesso questa storia. C'è aria di elezioni. Magari qualcuno ne approfitta". Qualcuno chi? "Lo sapessi. Io noto solo. Sa come diceva Andreotti: a pensar male si fa peccato, però....". Insomma, il Lingotto come la Sapienza? "Figuriamoci, noi andiamo avanti, ci mancherebbe. Anzi, esorto il mondo politico e quello arabo ad avere un sussulto". Secondo lei la comunità araba di Torino potrebbe spegnere la miccia? "Mi auguro che sia così". Li inviterà a prendere un tè con lei? "Se servisse lo farei. Non so bene con chi, in ogni caso. La comunità araba da noi è decisamente integrata. Se vogliono pronunciarsi li invito a usare i media. Così come hanno già fatto Tawfik e Ben Jelloun". Morale? "Noi non abbiamo da chiedere scusa a nessuno".

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Italia, saltano i nervi Fuori dalla Fed Cup ora rischia la B (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

 

Il caso Dopo due finali ko per 3-2 con la Spagna Italia, saltano i nervi Fuori dalla Fed Cup ora rischia la B STEFANO SEMERARO Il mare forse non bagna Napoli, come scriveva Anna Maria Ortese, l'amaro sicuramente tocca Ponticelli. Siamo fuori al primo turno dalla Fed Cup, la Davis femminile che le nostre ragazze hanno vinto nel 2006 e sfiorato in finale l'anno scorso. Delusione inattesa, che purtroppo incupisce il momentaccio del nostro tennis. Francesca Schiavone e Flavia Pennetta sono crollate in modo inspiegabile sul sintetico del Palavesuvio contro la Spagna di Nuria Lagostera Vives (176 Wta) e Anabel Medina Garrigues (30). Già sotto due a zero sabato, il giorno della "pioggia indoor" che ha scatenato una polemica fra gli organizzatori e il Coni e il Comune, responsabili dell'impianto, le azzurre ieri hanno ceduto subito il terzo punto e l'incontro (3-2 per la Spagna il finale). La Schiavone, la nostra n.1, si è fatta mettere sotto 6-4 6-1 dalla Medina Garrigues, perdendo anche i nervi per un paio di chiamate a suo sfavore nel terzo game del secondo set. Sonori insulti al linesman "colpevole", che è stato frettolosamente e un po' servilmente sostituito, senza peraltro che cambiasse l'andamento dell'incontro. "Un match cominciato male e finito peggio", ha commentato il Presidente della Fit Binaghi. Un match strano. Segnato dalla vigilia. A cominciare dalla superficie, imposta dalla stessa Schiavone (che ha criticato le palle), ma che l'ex campionessa spagnola Arantxa Sanchez in tv ha definito "più adatta alle nostre giocatrici". Scelta, pare, non condivisa dalle altre azzurre. Per proseguire con le strane "sensazioni" e le inquietanti dichiarazioni di Francesca ("Cosa scrivereste se perdessimo?"), e con la forma imbarazzante delle nostre due migliori, che hanno giocato male facendo apparire due furie le spagnole. "Ho giocato al 20 per cento delle mie possibilità", ha riconosciuto Francesca, (apparentemente?) serena nonostante la sconfitta. "È stata una settimana difficile, ho avuto difficoltà a gestire le mie emozioni, forse abbiamo accusato la tensione di essere favorite". Crollo nervoso? Possibile, credibile, anche se la Leonessa aveva sempre dimostrato di esaltarsi in nazionale. Altre soluzioni all'enigma: tensioni "economiche" con la Fit? Logoramento del gruppo? Scarsa voglia di affrontare una prevedibile seconda trasferta a Pechino (nei quarti avremmo incontrato la Cina, che ha battuto la Francia) nell'anno dei Giochi? Meglio lasciare perdere le dietrologie e pensare ad un offuscamento, ad un temporaneo ridimensionamento del settore femminile, che negli ultimi anni aveva saputo tenerci a galla. Ad aprile ci attende lo spareggio per evitare la caduta in B, il sorteggio di domani potrebbe affidarci avversarie toste come Israele, Giappone, Repubblica ceca (o gli Usa se perderanno con la Germania). "Non è la fine di un ciclo", sostiene la Schiavone, e probabilmente ha ragione. L'importante è non fare come la miope Eugenia, uno dei personaggi della Ortese, che, una volta inforcati gli occhiali e scoperto che la realtà, vista con chiarezza, non è così bella, preferisce togliersi le lenti e rifugiarsi nei sogni del passato.

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Incontri su storia e prospettive di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 04-02-2008)

 

SAVIGLIANO Incontri su storia e prospettive di Israele Sedici edizioni, trenta studenti degli istituti superiori della "Granda" inviati per un soggiorno nello Stato ebraico: sono i risultati dell'iniziativa "Conoscere Israele" di cui l'associazione Italia-Israele della provincia di Cuneo vara il nuovo programma che prenderà il via il 21 febbraio. Questa edizione avrà come sede l'istituto superiore "Eula" di Savigliano: quattro incontri, aperti a tutti. Tra gli allievi partecipanti saranno messi in palio due viaggi di due settimane in Israele, durante le vacanze di Natale. La selezione avverrà tramite prova scritta e colloquio. Le lezioni avranno cadenza settimanale e saranno tenute da Marco Paganoni, docente all'Università di Trieste di "Storie e istituzioni dello stato di Israele", autore di volumi e fondatore del centro Nes-Notizie e Stampa di Milano, di cui è anche direttore. Paganoni è nato in Israele, nel 1959, da genitori italiani non ebrei e vive in Italia dal 1967. I temi che saranno sviluppati negli incontri (tutti con inizio alle 15) affrontano sotto diversi aspetti la situazione israeliana, con riferimenti alla storia (quest'anno si celebra il sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato ebraico), all'attualità e alle prospettive future. Nella prima lezione, Paganoni parlerà di "Israele ieri e oggi: una società in evoluzione"; nel secondo, il 28 febbraio, "La spartizione mancata: la dimensione territoriale del conflitto"; il 6 marzo "Nazionalismi e religione: la dimensione regionale del conflitto" e il 13 marzo "I nodi irrisolti del negoziato: confini, sicurezza, profughi, insediamenti, Gerusalemme". \.

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Chi nega la Shoah sfregia la Storia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 04-02-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))

 

UN GRANDE e irrevocabile salto generazionale sta via via cancellando vita e morte di chi visse l'onta immane del secolo, la Shoah. Nei giorni appena trascorsi molti giovani si sono stupiti per lo sdegno di chi, ancora con quel fondale cupo negli occhi, ha visto nella negazione della tragedia il persistere di un'inciviltà che tenta di far passare quella barbarie per una diceria da combattere sfregiando le tombe nei cimiteri ebraici, coprendo la 'stella di David' con la 'croce uncinata', disseminando le insegne naziste, il volto di Hitler e gli slogan più atroci, negli stadi, sui muri, addosso ai monumenti che ricordano l'Olocausto. E' il segno tetro di una identità sciagurata, insorgente da un vuoto di sapere pari soltanto all'incapacità di capire; dove però l'imbecillità, appassionandosi, può dare l'illusione di interpretare addirittura qualche ideale. In realtà, i negatori del genocidio ne bruciano la memoria, disperdendone la cenere, ispirati da una brutale ottusità. Altri giovani, alle prese con le immagini della Seconda guerra mondiale, stentano a credere nella documentazione inoppugnabile di una follia che tentò di occultare la barbarie dei sei milioni di ebrei "passati per il camino", ma non poté nascondere cinquantadue milioni di croci che il conflitto ha piantato nel suo bilancio. A questo proposito ricordo un ragazzo, Simone Lussu, che scrisse a Indro Montanelli dicendosi straziato alla vista del massacro di migliaia e migliaia di giovani nel film di Steven Spielberg Salvate il soldato Ryan chiedendo allo storico, oltre che al giornalista, quale fondamento avesse quella sorta di apocalisse. Giancarlo Mazzuca, che allora lavorava con Indro, fu testimone di quella risposta: "Caro Simone, quanti anni hai? Penso che siano pochi, se ti stupisci che la Seconda guerra mondiale sia costata la vita a tanti giovani come te, o di poco più adulti. Chi vuoi che le facciano le guerre, se non i giovani? In quella cui ti riferisci ne sono morti non a migliaia, ma a milioni. E tu hai dovuto aspettare un film per rendertene conto? Non avevi mai letto un libro sul secondo conflitto mondiale? Il mio è soltanto stupore per l'ignoranza - che rilevo dalle lettere dei miei più giovani corrispondenti - di fatti (e che fatti!) accaduti non nel Medio Evo, ma pochi decenni orsono, ragazzo mio". C'era una punta di amara tenerezza nelle parole di Montanelli, che si aggiungeva allo sconcerto per un altro disastro: quello che l'incultura, il pregiudizio e la faziosità hanno prodotto dando i frutti che sappiamo, contro i quali può agire solo la lezione della memoria, individuale e collettiva. Montanelli, che non faceva sconti, risparmiò al suo lettore la notizia che Steven Spielberg era l'autore anche di Schindler's list, e verosimilmente il giovane Lussu non sapeva neppure che quello sterminio si chiamava Shoah. Ma con chi prendersela? Solo con questi ragazzi? E non, soprattutto, con una scuola che, scontate le sue encomiabili distinzioni, ha sfornato giovani cittadini sprovveduti e immaturi, lasciandoli senza idee e senza giudizi, o privilegiando più l'ideologia della Storia? Non dovrà venir meno una costante e laboriosa disposizione a trarre da quelle pagine strappate ai libri, o sfigurate da chi le ha riscritte con la calce, una riflessione pacata e ferma anziché nutrita di proteste o pulsioni punitive. Alla scuola, al Parlamento, ai mass media, alla società e alla politica spetterà di essere custodi e animatori di quel complesso laboratorio che è il patrimonio etico della memoria; non per ribadire l'edificante, ma inerte saggezza che assegna alla dimenticanza la colpa di lasciare senza la sua storica verità quanto si era ripudiato, ma per vivere, nella consapevolezza civile e spirituale di quanto è avvenuto, il vitale, ragionato, mai dimesso ottimismo della democrazia. Con la persuasione di doverla continuamente difendere e fortificare. Eppure ci viene detto che non è più tempo di memoria, perché attarda il presente e allontana il futuro. Credo si possa e si debba opporre che toglierci il passato significherebbe non soltanto privarci di una gran parte dell'identità, ma anche offrire alla Storia l'alibi di un'innocenza che non ha mai avuto, non ha, ed è bene non abbia neppure domani. Essere nuovi deve pur costare qualcosa, compresi i ricordi. Sarebbe enfatico dirlo se non ci allarmasse il doloroso, provocatorio paradosso di Saul Bellow, lo scrittore ebreo americano, Premio Nobel per la letteratura, cui l'insopportabilità dell'Olocausto, cioè la sua ferocia, ha fatto dire queste parole: "Bisogna dimenticarsi di ricordare". Fino a ieri si è detto che l'uomo cambia nei millenni, non nei secoli, e men che meno nei decenni. Ma se dovessimo davvero stabilire che il Novecento, per far posto al futuro, va liquidato con la cancellazione dei suoi orrori, per ciò stesso vivremmo come tanti sacchi vuoti risucchiati dal dopo; e se fossimo disposti a convenire sulla fatale esigenza dell'oblio decideremmo di vivere in un mondo cresciuto senza di noi, nell'impossibilità di lasciare ai figli un segno che li ammonisca e li guidi. Purtroppo, c'è chi si consegna alla sconsolatezza, limitandosi a dire che tutto, oggi, è un po' più possibile. E quindi più lecito. Anche negare la Shoah! Abbiamo a tal punto banalizzato la vita e la morte che, allo stesso titolo, può accadere di ignorare la Storia, la quale ci parla sempre più da lontano, incontrando l'interesse di chi vorrebbe farne solo un compendio, persino un almanacco, di cose semplicemente accadute. Dalle stesse grandi agenzie del 'significato' - cui spettava di tenere in vita le lezioni del secolo non solo breve, ma anche feroce - arriva alle nuove generazioni una voce sempre più flebile. Ecco perché il nostro Parlamento votò, all'unanimità, l'istituzione del 'giorno della memoria' e il guardasigilli propose di sanzionare penalmente, come in Austria e in Germania, quanti avessero vilipeso e negato quel tragico dramma. Siamo ingrigiti nel troppo tempo concesso all'approssimazione, all'ambiguità, alla menzogna, bisognerebbe invece costringere la Storia a restare sotto i nostri occhi, se del caso criticandola ed emendandola; non per far durare il rancore - dal momento che ci è impossibile zittire una voce anche cristiana della protesta e del rifiuto - ma perché non muoia la certezza della colpa e la lezione del dolore. Il bulgaro Tzvetan Todorov, filosofo, studioso di letteratura e storico della cultura, in Memoria del male, tentazioni del bene, ammonisce: "La via tra sacralizzazione e banalizzazione del passato può essere stretta, e tuttavia esiste. Rendere vivo il passato perché ci aiuti a capire e a vivere il presente; questa è la regola". Ogni dimenticanza finisce col fornire, indirettamente, insidiosi aloni di ineluttabilità a 'soluzioni finali' non più affidabili ai forni di Auschwitz, cioè alla 'purezza della razza ariana' di Adolf Hitler, ma, poniamo, al "puliremo l'anima del mondo" di Bin Laden: un proposito ispirato anche dal fondamentalismo antisemita, che postula nientemeno la sparizione di Israele, il solo Paese con una democrazia parlamentare tra quelli che vorrebbero abbatterlo. Non rimane che evitare scontri di civiltà, di culture e di religioni per tenere lontani scenari di cui la Storia si è già tragicamente occupata. Ci salveremo da un futuro pervaso di integralismo a patto di secolarizzare, da subito, giudizi, scelte e decisioni; ma occorre saper conciliare i diritti conferiti dalla violenza subita con i doveri cui tenersi nel momento di reagirvi: perché se non venissero rispettati i doveri verrebbe meno la stessa legittimità dei diritti. Eccedere nelle risposte, nonostante le proteste anche di tanta parte di Israele, come sta accadendo in queste ore nella striscia di Gaza, significa screditare il concetto stesso di equità, perché una vittima che ne produce un'altra non tiene in equilibrio la giustizia: mette sullo stesso piano due ingiustizie. Né difenderemmo il diritto negato agli altri, quando lo rivendicassimo in modo da perderlo a nostra volta. - -->.

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Chi ha paura del dialogo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del Chi ha paura del dialogo di Umberto De Giovannangeli Salone del Libro / 2 I lettori de l'Unità hanno incontrato molte volte sulle pagine del nostro giornale Amos Oz, Abraham Bet Yehoshua, David Grossman, Meir Shalev. Sono tra i più autorevoli, affermati, e impegnati, scrittori israeliani. Giustamente conosciuti per i loro romanzi ma anche per il coraggio intellettuale con cui, spesso, levano critiche, anche aspre, alle decisioni dei governanti israeliani. Le loro voci raccontano della necessità del dialogo con i palestinesi, i loro scritti rivelano una dialettica interna a Israele che fa di quel Paese la più grande democrazia in Medio Oriente. segue a pagina 24.

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Contro il boicottaggio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del Contro il boicottaggio Piero Fassino Furio Colombo Emanuele Fiano Salone del Libro / 1 C'è qualcosa di estremamente paradossale, tradizionale e violento, nell'idea di boicottare la Fiera del libro di Torino, a motivo della centralità tematica dei sessant'anni dalla fondazione dello Stato di Israele. È paradossale che da certa sinistra estrema si invochi il boicottaggio della cultura; ma è purtroppo anche una tradizione che non tramonta in alcune parti di quella sinistra. Si colpiscono così le voci più limpidamente critiche della società israeliana, come quel David Grossman che ha rifiutato di stringere la mano ad Olmert, denunciando con forza quelli che erano per lui i tragici errori nella conduzione della guerra in Libano. segue a pagina 24.

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L'esercito israeliano spara al confine: ucciso un libanese ferito un altro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del L'esercito israeliano spara al confine: ucciso un libanese ferito un altro.

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Barak: resto ministro della Difesa nonostante gli errori fatti nella guerra in Libano Fronda nel partito laburista israeliano: gli elettori ci faranno pagare cara questa scelta. Do (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del Barak: resto ministro della Difesa nonostante gli errori fatti nella guerra in Libano Fronda nel partito laburista israeliano: gli elettori ci faranno pagare cara questa scelta. Dopo due settimane richiuso il confine fra Gaza e l'Egitto con l'accordo di Hamas di Umberto De Giovannangeli "HO DECISO di restare nella mia carica di ministro della Difesa poiché vedo le sfide che si stagliano di fronte a noi: Gaza, il Libano, gli Hezbollah, la ricostruzione delle forze armate e della classe politica". Alla vigilia di un infuocato dibattito in parlamento, Barak rompe gli indugi e annuncia di voler restare al suo posto nel governo guidato da Olmert, che potrà quindi continuare a contare sul sostegno dei laburisti. Il "ciclone Winograd", il rapporto sulla conduzione della guerra in Libano nel 2006, non ha travolto il governo israeliano. Ma di certo ha lasciato dietro di sé macerie politiche che non sarà facile rimuovere. Nel Labour è bufera: la decisione di Barak è apertamente contestata dal segretario generale del partito, Cabel: "Le conclusioni del Rapporto Winograd sono dure e dobbiamo continuare ad assumere una posizione etica, malgrado le buone ragioni che abbiamo per voler rimanere al governo - dichiara - Era un'opportunità per il partito, per correggere la situazione agli occhi del pubblico, che si aspetta leadership e moralità. Temo che saremo chiamati a pagare un prezzo molto alto per la sua decisione". È' l'avvisaglia di uno scontro tutt'altro che risolto. A esserne consapevole è lo stesso Barak. "Si tratta di un Rapporto grave. Intendo tornare a misurarmi con le sue conclusioni al momento opportuno e fissare la data di nuove elezioni", puntualizza il leader laburista. Secondo molti osservatori, le elezioni potrebbero avere luogo nel 2009, con un anno di anticipo rispetto alla fine legislatura. Se dovessero svolgersi oggi, concordano analisti e sondaggi, a uscire vincitore sarebbe il Likud (destra) di Netanyahu. "Mi rendo conto che rischio adesso di pagare un prezzo politico, ma sono pronto", dice ancora il ministro della Difesa ribadendo che in questa fase è suo dovere primario seguire l'evolversi della situazione "a Gaza, con gli Hezbollah, in Siria ed in Iran". Tra gli scenari più caldi evocati da Barak c'è Gaza. Il confine tra la Striscia e l'Egitto, è stato chiuso ieri, in seguito ad una operazione concordata fra la polizia egiziana e le forze di Hamas. Il confine era stato aperto due settimane fa da miliziani palestinesi che avevano fatto saltare con la dinamite lunghi tratti della barriera di confine. In seguito reparti egiziani hanno però provveduto ad impedire il transito stendendo filo spinato. Da ieri, riferiscono testimoni oculari, il transito di mezzi viene impedito del tutto. Resta aperto un piccolo varco attraverso il quale viene consentito il transito di palestinesi che dal Sinai egiziano intendono rientrare a Gaza e, in senso contrario, di egiziani che trovandosi nella Striscia vogliono adesso rientrare in patria. L'altro ieri uno dei leader di Hamas, Mahmud al-Zahar, aveva affermato che questi sviluppi sono stati concordati in contatti diretti fra la sua organizzazione e i dirigenti egiziani. Ma a infiammarsi nella notte è il fronte nord. Un cittadino libanese è rimasto ucciso ed un altro è rimasto gravemente ferito quando soldati di Tsahal hanno aperto il fuoco dal nord di Israele, vicino al paese di Ghajar, sulla frontiera orientale del Libano con le alture del Golan sotto controllo israeliano. Secondo un portavoce di Tsahal, l'uomo ucciso, come quello ferito erano dei trafficanti di droga. Lo stesso portavoce ha escluso che i due uomini fossero miliziani di Hezbollah, confermando invece che si trattava di contrabbandieri.

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L'Egitto richiude il valico di Rafah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-02-2008)

 

Esteri Pagina 113 L'Egitto richiude il valico di Rafah --> Tel Aviv Con l'assenso di Hamas, le forze di sicurezza egiziane sono tornate a richiudere ieri il proprio confine con la Striscia di Gaza, restituendo un milione e mezzo di palestinesi al loro isolamento. L'ultima breccia nel muro di Rafah è stata sigillata di primo mattino, con blocchi di cemento e filo spinato, lasciando appena uno spazio di un metro presidiato da un cordone di agenti egiziani ma che servirà solo come porta di rientro per i circa 10.000 palestinesi che si trovano ancora in territorio egiziano, e per le poche centinaia di egiziani che si sono invece attardati all'interno della Striscia. Qualora il valico ufficiale non fosse riaperto alle condizioni poste da Hamas (cioè senza potere di interdizione da parte di Israele), i miliziani sembrano pronti a demolire di nuovo la barriera, anche se l'Egitto ha detto che questo "non dovrà accadere mai più".

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L'appello Lanciata una campagna ignobile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del L'appello "Lanciata una campagna ignobile" ROMA "È stata lanciata un'ignobile campagna che, nei fatti, è una minaccia alla libertà di espressione e che ha assunto la forma vergognosa della discriminazione nei confronti di un intero popolo, della sua cultura e del suo Stato". Così intervengono, in una dichiarazione congiunta, il consigliere dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Victor Magiar, scrittore e giornalista, e il deputato del Pd, anche lui giornalista e scrittore, Khaled Fouad Allam. "È - dicono - una campagna ignobile anche perché fondata sulla faziosità, sul pregiudizio, sull'ingratitudine. Faziosa perché? mai abbiamo assistito ad iniziative simili contro quei Paesi (e i loro intellettuali) che violano o negano i basilari diritti umani, o governati da feroci dittature, o responsabili di atrocità e violenze contro i popoli propri o altrui. Fondata sul pregiudizio perché? si propone un'immagine di Israele e degli israeliani come quello di un popolo persecutore, e non come quello di un Paese e un popolo in cerca di una strada verso la pace". "Fondata sull'ingratitudine - aggiungono- perché? gran parte del popolo israeliano, con in testa i suoi uomini e donne di cultura, scrittori e poeti, si batte da sempre non solo per la difesa dei propri diritti ma anche per quella dei propri nemici. Oggi, il pregiudizio contro Israele, la patria degli ebrei, è la nuova forma di pregiudizio contro gli ebrei intesi come Nazione".

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Russo Spena: Il diritto all'esistenza dello Stato di Israele non si discute (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del Russo Spena: "Il diritto all'esistenza dello Stato di Israele non si discute".

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Ora l'Italia spera nei playout Prima semifinale per la Cina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del Ora l'Italia spera nei playout Prima semifinale per la Cina Questi i risultati dell'ultima giornata. Singolari: Medina Garrigues b. Schiavone 6-4 6-1; Errani b. Dominguez Lino 5-7 6-4 6-0; Doppio: Errani/Garbin b. Llagostera Vives/Suarez Navarro 6-4 6-3. Le azzurre, per restare nel gruppo mondiale, disputeranno i playout del 26-27 aprile contro un'avversaria fra le altre squadre battute al 1° turno d'èlite (Israele, Francia e una tra Usa e Germania) e le vincenti del gruppo mondiale 2 (Ucraina, Giappone, Repubblica Ceca e Argentina). Il sorteggio è in programma domani a Londra. Da registrare la storica qualificazione in semifinale della Cina che ha battuto a Pechino la Francia per 3-2. Affronterà la Spagna.

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Sarebbe bene che gli arabi leggessero la Arendt (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del KHALED FOUAD ALLAM"Per l'Europa, l'Olocausto ha significato l'esperienza del Male assoluto" "Sarebbe bene che gli arabi leggessero la Arendt" di Umberto De Giovannangeli/ Roma "Altro che boicottaggio. Per rafforzare il dialogo e la comprensione reciproca sarebbe bene che nel mondo arabo fossero tradotti i libri di Hannah Arendt. Il fatto è che nel mondo arabo non c'è comprensione per ciò che ha significato la tragedia della Shoah". A parlare è uno dei più autorevoli studiosi del mondo arabo e musulmano: Khaled Fouad Allam. Professor Allam, c'è chi invoca il boicottaggio della XXI edizione della Fiera internazionale del Libro di Torino perché ha come ospite d'onore Israele e i suoi scrittori. Come valuta questa richiesta? "Da difensore della libertà di espressione, che è il sale della democrazia, sono decisamente contrario a questo boicottaggio. E lo sono tanto più perché vedo questo problema specifico da un altro punto di vista...". Quale? "Mi riferisco alla relazione particolare che esiste tra l'Europa e lo Stato d'Israele. Una relazione che il mondo arabo fa fatica a comprendere perché fatica a comprendere la portata della Shoah. Perché nasce proprio da qui, da questo orrore, il legame particolare tra l'Europa e lo Stato d'Israele, inteso come focolaio nazionale del popolo ebraico. Per l'Europa, l'Olocausto ha significato l'esperienza del Male assoluto. Una esperienza impossibile da trasmettere. Questo è un punto essenziale, perché investe il passato e si proietta in un presente che è già futuro. La portata della Shoah e il suo impatto sull'Europa del secondo dopoguerra: è ciò che gli arabi non comprendono. Non comprendono che per la prima volta nella storia dell'umanità, si era inteso sterminare scientificamente un popolo, una cultura, una religione. Su questo l'Europa ha costruito una filosofia nel dopoguerra. E questa filosofia è totalmente sconosciuta al mondo arabo. Altro che boicottaggio di preziose occasioni di confronto come quella fornita dalla Fiera del Libro di Torino: ciò che ci vorrebbe è che nel mondo arabo si traducessero i libri di Hannah Arendt. C'è poi un'altra questione altrettanto importante e inquietante: mi riferisco al tentativo in atto di riformulare un antisemitismo sulla base dello Stato d'Israele. Assistiamo allo spostamento dell'antisemitismo su base razziale ad un antisemitismo che punta a delegittimare lo Stato d'Israele. Sono le nuove forme di antisemitismo che si manifestano un po' in tutto il mondo e che ritroviamo nel fondamentalismo islamico, come anche in alcune frange della sinistra estrema o della destra radicale. Questo è estremamente pericoloso...". Perché lo è? "Per due ordini di motivi: perché può alimentare certi consensi politici e perché "accerchia" le giovani generazioni musulmane in Europa, che l'opinione pubblica continuerà a considerare come antisemite. Tutto ciò non aiuta assolutamente il dialogo tra i popoli e le culture. Abbiamo bisogno di altro". Chi propone di boicottare la Fiera internazionale del Libro, porta come motivazione la solidarietà con il popolo palestinese, in particolare con la gente di Gaza sottoposta all'assedio dell'esercito israeliano. "Non è di questa solidarietà che divide, che crea altri "muri" di diffidenza e di odio, che il popolo palestinese ha bisogno. Il popolo palestinese ha bisogno di trovare la forza di dialogare e di convincere anche l'altro interlocutore. Di certo, il boicottaggio non aiuta il dialogo; il boicottaggio rimane un'arma ideologica che frena totalmente la conoscenza e la comprensione reciproche, che sono alla base di un fruttuoso dialogo, e al tempo stesso, è un'arma puntato contro ogni tentativo di costruire un lessico della pace fra i due popoli. Lasciamo parlare gli scrittori e i poeti, perché i sogni aiutano a trovare la forza per cercare di immaginare, e se è possibile realizzare, ciò che nella nostra vita fatichiamo a costruire". Posizioni quale quella che reclama il boicottaggio della prossima Fiera internazionale del Libro di Torino, come incidono nel confronto aperto all'interno del composito mondo arabo e musulmano? "Queste posizioni estreme favoriscono gli elementi più oltranzisti e fondamentalisti, mentre mettono in difficoltà le forze democratiche".

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Contro il boicottaggio di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del Contro il boicottaggio di Israele Piero Fassino Furio Colombo Emanuele Fiano Segue dalla Prima Ma sarebbe paradossale anche se si volessero colpire scrittori schierati a favore della politica del governo Olmert. Sarebbe estraneo all'idea di libertà nella quale noi crediamo; perché il boicottaggio contro la cultura di un intero Stato, è violenza politica. Il vero dramma è che parte della sinistra radicale italiana, nonostante importanti evoluzioni in senso diverso, come la ferma contrarietà al boicottaggio espressa da Fausto Bertinotti, continui a ritenere Israele "cosa" distante dalla sfera dei valori progressisti, dalla storia del movimento socialista, dall'etica politica che ha contrassegnato il Risorgimento, da cui il sionismo discende e soprattutto dalla Liberazione dal nazifascismo. Torniamo qui, perché è qui che continua a esserci un nervo scoperto: la festa dei sessant'anni della fondazione di Israele dovrebbe essere festa per tutti i progressisti, di tutto il mondo. Perché un popolo perseguitato ha trovato la sua legittima casa, perché uomini e donne in fuga dall'Europa hanno avuto una patria in cui riconoscersi e rifugiarsi, perché il Medio Oriente ha conosciuto in questo modo un'isola di democrazia e sviluppo, in un panorama di Stati non democratici, compresi quell'Egitto e quella Giordania sotto cui erano un tempo Gaza e la West Bank. Qui non sono in discussione gli errori politici commessi da una governo o dall'altro, come non sono in discussione i diritti dei due popoli coinvolti, qui è in discussione il diritto ad esistere dello Stato di Israele, che dovrebbe essere patrimonio e impegno di difesa per tutti coloro che si riconoscono nella lotta al nazifascismo e alle leggi razziali e non è in discussione il diritto all'esistenza di uno stato palestinese che era stato proclamato insieme alla nascita dello stato di Israele e che sarà come hanno detto gli scrittori israeliani che ci apprestiamo a onorare a Torino, il destino e il futuro dei due popoli. Stupisce che vi sia ancora chi non capisce a sinistra che boicottare Israele vuol dire boicottare ogni speranza di pace anche per i palestinesi; il boicottaggio sarebbe un atto di guerra in più in un aerea del mondo in cui mille voci da una parte e dall'altra implorano diritti, pace e dialogo. Per questo ci schieriamo contro il boicottaggio della Fiera del Libro: non solo perché progressisti e amici di Israele, ma anche perché vogliamo una sinistra laica e aperta alla ragione. Ancora e sempre, l'amicizia con Israele è sinonimo di amore per la libertà e per il progresso. Sinistra per Israele.

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Chi ha paura del dialogo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del Chi ha paura del dialogo Umberto De Giovannangeli Segue dalla Prima G rande perché contiene queste voci critiche, perché non chiude gli occhi, ma anzi li spalanca per bene, davanti ai patimenti inflitti alla popolazione civile di Gaza dalla morsa imposta dall'esercito israeliano. Queste voci saranno al centro della ventunesima edizione della Fiera internazionale del Libro di Torino. Un evento importante, una scelta impegnativa, che cade nel sessantesimo anniversario della nascita dello Stato d'Israele. Scelta contestata da una parte delle forze politiche della sinistra radicale piemontese, e non solo. Dalle sue fila si alza una richiesta forte, estrema: boicottaggio. Boicottare per essere a fianco della gente di Gaza. Boicottare per denunciare il "regime dell'apartheid" istaurato da Israele in Cisgiordania. Niente di più sbagliato. E pericoloso. Per chi s'intenderebbe boicottare ma anche per coloro, i palestinesi, che in questo modo si vorrebbe sostenere. Di letterario in questa vicenda c'è poco o niente. Ma c'è tanto di politica, di storia, di idealità. E di una seria riflessione sui nodi non sciolti del rapporto tra una parte della sinistra e Israele. Non si tratta solo di argomentare che questo boicottaggio andrebbe contro scrittori che criticano, a volte aspramente, il governo del loro Paese. L'arma del boicottaggio è stata in passato evocata, e in parte praticata, contro regimi ferocemente autoritari, contro dittature sanguinarie. Israele è anni luce distante da questi estremi. Il che non significa nascondere, e gli scrittori "boicottabili" sono i primi a non farlo, i guasti prodotti dalle politiche unilateraliste, dalla colonizzazione spinta nei territori occupati, dall'eccesso, non giustificato neanche dal sacrosanto diritto di difesa, nell'uso della forza militare, che hanno contraddistinto l'azione di governi israeliani. Ma il boicottaggio criminalizza non una politica, ma uno Stato. Mette alla gogna non un governo, ma un Paese intero. Ne cancella la dialettica interna. Disconosce la tragedia di chi ha dovuto fare i conti con un terrorismo che ha trasformato autobus, discoteche, ristoranti in luoghi da devastare e civili inermi in nemici da massacrare. Il boicottaggio finisce inevitabilmente per affermare una condanna senza appello per ciò che Israele è e non per ciò che i suoi governi fanno. Il boicottaggio nega il diritto di parola a chi fa della parola strumento di dialogo, e non per questo la si restituisce, con dignità e orgoglio, al popolo (palestinese) a cui si riconosce il diritto ad uno Stato indipendente. E bene ha fatto a ricordarlo lo scrittore arabo Tahar Ben Jelloun: "Dobbiamo distinguere. La politica di uno Stato non è assimilabile alla produzione letteraria degli scrittori di quello Stato". Boicottare gli scrittori israeliani significa disconoscere l'essenza che rendo unico il conflitto israeliano-palestinese, dove a scontrarsi non sono il Bene contro il Male, la Ragione contro il Torto, ma due diritti ugualmente fondati. Boicottare significa anche che la sinistra, o parte di essa, abbandona Israele per consegnarlo di fatto alla destra e a un destino di guerra: si tratterebbe di un gravissimo passo indietro rispetto alle importanti considerazioni, intelligentemente critiche e autocritiche, svolte da Fausto Bertinotti in un suo recente viaggio ufficiale in Israele. Non c'è niente di più sbagliato, niente di più pericoloso del boicottaggio, specie quando a invocarlo è parte della sinistra. Perché i valori fondanti di Israele appartengono al mondo e ai valori della sinistra. Quell'Israele che si riflette, e si riconosce, nel discorso pronunciato in una piazza affollata di Tel Aviv dal boicottabile David Grossman il 4 novembre 2006, data dell'anniversario dell'uccisione di Yitzhak Rabin. A parlare non è "solo" lo scrittore ma è anche un padre che da poco ha perso un figlio ventenne nella guerra in Libano. "La morte dei giovani è uno spreco terribile, lancinante. Ma non meno terribile è che Israele sprechi non solo le vite dei suoi figli, ma anche il miracolo di cui è stato protagonista, l'opportunità rara offertagli dalla storia: quella di creare uno Stato illuminato, civile, democratico, uno Stato governato da valori ebraici universali. Uno Stato che sia dimora nazionale, rifugio e nuovo senso dell'esistenza ebraica. Uno Stato in cui parte essenziale dell'identità ebraica sia la completa uguaglianza con i suoi cittadini non ebrei". Così David Grossman, che non è "Israele" ma che di Israele non è voce isolata o inascoltata. Boicottare significa indebolire queste voci di libertà. Boicottare significa privarsi delle motivazioni e dell'impegno di tanti che intendono respingere la guerra come soluzione da una parte (israeliana) e dall'altra (palestinese). Boicottare significa isolare un popolo, prim'ancora che un governo. Boicottare significa chiudersi alla comprensione ed ergersi a "giustiziere" di verità. Boicottare è altra cosa da un legittimo, doveroso esercizio di critica. Boicottare è alimentare l'immagine, deviata e deviante, di un Paese, Israele, che avrebbe portato solo e sempre guerra ed evitato, e disprezzato, ogni iniziativa di pace. Così non è stato, così non è. E l'appuntamento di Torino è una preziosa occasione per ricordarlo. Un'occasione da non perdere.

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Iran e Francia ai ferri corti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)

 

Di Redazione - lunedì 04 febbraio 2008, 07:00 Teheran. L'Iran ha accusato ieri la Francia di praticare nei suoi confronti una "politica ostile". Teheran si riferisce in particolare alla questione nucleare, a Israele e all'intenzione di Parigi di aprire una base militare negli Emirati Arabi Uniti. Quest'ultima iniziativa, "metterebbe a rischio la pace nella regione". Per quanto riguarda Israele, Teheran non gradisce le critiche al presidente Ahmadinejad, che era tornato a minacciare l'esistenza dello Stato ebraico. All'ambasciatore francese nella capitale iraniana, Bernard Poletti, è stata consegnata una nota di protesta.

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Chiuse le brecce al valico di Rafah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)

 

Di Redazione - lunedì 04 febbraio 2008, 07:00 Il Cairo. Militari egiziani e uomini di Hamas hanno chiuso ieri a Rafah le brecce che il 23 gennaio scorso erano state aperte con la forza dai palestinesi nella barriera al confine tra Egitto e Striscia di Gaza. Attraverso questi passaggi migliaia di abitanti della Striscia erano entrati in Egitto per procurarsi generi di prima necessità che non potevano più essere reperiti in Israele a causa dell'embargo imposto dallo Stato ebraico, che aveva così reagito ai lanci di razzi. Ora resta aperto un solo valico per permettere a palestinesi ed egiziani di tornare a casa.

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Israele, la shoah e l'ideologia cieca - khaled fouad allam (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

 

Il caso Israele, la Shoah e l'ideologia cieca KHALED FOUAD ALLAM Platone afferma nella "Repubblica" che le cose andranno sempre male in politica finché i filosofi non diventeranno re nella città o i re non diventeranno seri filosofi. Ma quando il filosofo gioca a fare il re contraddicendo ogni spirito filosofico, è la saggezza che viene meno perdendosi nei meandri dell'ideologia. SEGUE A PAGINA 23.

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Crisi, marini oggi decide bertinotti: dopo di lui il voto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

 

Fiera del Libro, i vertici del partito sconfessano Rc di Torino per il boicottaggio Crisi, Marini oggi decide Bertinotti: dopo di lui il voto ROMA - Il presidente della Camera Fausto Bertinotti esclude la possibilità di un altro incarico per la formazione del governo nel caso fallisse quello in corso di Franco Marini. Oggi giornata conclusiva per le consultazioni del presidente del Senato, che deciderà se procedere o meno nel suo tentativo dopo aver incontrato i leader dei tre partiti maggiori: Berlusconi, Fini e Veltroni. Intanto il vertice nazionale di Rifondazione sconfessa i dirigenti piemontesi del partito, che ieri avevano appoggiato il boicottaggio della Fiera del Libro di Torino dedicata a Israele. CAPORALE, DE MARCHIS, LOPAPA E LUZI ALLE PAGINE 6, 7 E 8.

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Boicottaggio ad israele, stop di bertinotti - massimo novelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

 

Boicottaggio ad Israele, stop di Bertinotti Il Prc di Torino si allinea: sì alla Fiera del Libro. Gli ebrei: andiamo a manifestare Appello di Fouad Allam e Victor Magiar agli intellettuali italiani MASSIMO NOVELLI TORINO - Ha un po' il sapore del "contrordine compagni" caro a Giovannino Guareschi. è bastato infatti un intervento di Fausto Bertinotti, che si è detto "assolutamente contrario" al boicottaggio della Fiera del libro di Torino per l'invito a Israele come ospite d'onore, per ricomporre in qualche modo le fratture a sinistra, che però, adesso, paiono aprirsi fra le istituzioni pubbliche torinesi a proposito dell'idea di dare uno spazio, all'interno dell'evento, anche all'Autorità nazionale palestinese. In ogni caso, si è ricomposta parzialmente la lacerazione a gauche. Questo l'antefatto: alcuni esponenti cittadini di Rifondazione comunista sabato avevano chiesto alla Fondazione per il libro, i cui principali soci sono la Regione, la Provincia e il Comune, di fare marcia indietro rispetto alla presenza dello Stato ebraico. Una mossa che non è piaciuta a Bertinotti e nemmeno a Giovanni Russo Spena, capogruppo del Prc al Senato. Il primo ha affermato che "bisogna distinguere lo Stato di Israele dal suo governo" e che "Israele non è solo uno Stato, ma il luogo dell'anima di tutti gli ebrei del mondo". Il secondo ha sostenuto che "il boicottaggio contro Israele è sbagliato". Così, ieri pomeriggio, il Prc di Torino ha fatto dietrofront, dichiarando di "ritenere inopportuno e sbagliato il boicottaggio", fermo restando il "nostro dissenso nel caso in cui la Fiera del libro dovesse ribadire la propria scelta di indicare Israele come ospite d'onore". A fronte delle contestazioni al Salone di Torino, che provengono da alcuni intellettuali arabi e da settori della sinistra radicale, si infittiscono tuttavia le prese di posizione contro l'ostracismo a Israele. Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica di Roma, ha lanciato un appello ai rappresentanti degli ebrei italiani ed europei, chiedendo loro che vadano alla Fiera del libro, a maggio, "in segno di testimonianza e di solidarietà". Il sociologo algerino Khaled Fouad Allam e lo scrittore ebreo libico Victor Magiar, con una lettera, invitano gli intellettuali a stigmatizzare una campagna ritenuta "ignobile, fondata su faziosità, pregiudizio e ingratitudine". Pure il romanziere egiziano Gamal Ghitani si è espresso contro il boicottaggio, così come Ala al Aswani, anch'egli narratore egiziano, sebbene abbia detto che occorre "spiegare che Israele occupa dei territori, uccide bambini e malati, e riduce il popolo palestinese alla fame". C'è comunque chi continua a lavorare perché alla manifestazione di maggio vi sia, oltre a quella dello stato di Tel Aviv, una presenza della Palestina. Rolando Picchioni, presidente della Fondazione per il libro, porta avanti questo progetto che sembra trovare un'accoglienza negativa presso il sindaco Sergio Chiamparino, mentre pare favorevole Mercedes Bresso. Per la presidente della Regione, "quando si parla di Israele si parla anche di Palestina, per cui invitare gli scrittori israeliani vuole dire invitare quelli palestinesi, e proporre un confronto intellettuale".

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Englander: inaccettabile la sinistra che censura - antonio monda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

 

Turbamento "Chi contesta rischia la complicità con i nemici dei libri" Englander: inaccettabile la sinistra che censura Mi turba che le proteste provengano dalla sinistra. Cosa c'entra la cultura israeliana con la politica del suo governo? Invitare la Palestina è pretestuoso ANTONIO MONDA NEW YORK - Nathan Englander è sconcertato per le proteste che hanno accolto la decisione da parte del Salone del Libro di Torino di avere Israele come Stato ospite. La giovane rivelazione della letteratura ebraica e americana, l'autore di Per alleviare insopportabili impulsi e Il ministero dei casi speciali, parla di "censura inaccettabile" e di "atto di grande stupidità. "Non riesco a credere che si possa reagire in maniera così miope, ignorante e censoria", racconta trattenendo a stento l'emozione. "E francamente mi turba che le proteste provengano dalla sinistra. è legittimo avere una posizione anche durissima nei confronti della politica dello Stato d'Israele, ma cosa c'entrano gli scrittori? Cosa c'entra la cultura? C'è chi sostiene che si sarebbe dovuto invitare anche la Palestina. è un discorso che mi sembra pretestuoso e non mi convince affatto. Certo che bisogna rispettare e celebrare gli scrittori palestinesi, ma cosa c'entra ora con il fatto che un'istituzione culturale ha deciso di omaggiare gli scrittori israeliani, molti dei quali hanno peraltro posizioni molto critiche anche con il loro governo?" Una delle accuse che viene fatte è che Israele è un paese fascista, e che la sua politica è di fatto una forma di apartheid. "Ci sono molti aspetti su cui sono critico rispetto ad Israele, ma francamente sarei molto più cauto ad usare il termine fascista. Anche sulla questione apartheid il discorso è decisamente complesso ed eviterei le semplificazioni o gli slogan. Aggiungo che Israele è un paese dove la gente vota ed elegge democraticamente il proprio governo ed i propri rappresentati. Ma non vorrei cambiare discorso: il problema è culturale, ed il tema è quello delle libertà. Posso farle io una domanda?" Prego. "Cosa avrebbero detto coloro che oggi protestano se Torino avesse scelto l'Iran? Io penso che avrebbero sbagliato anche nel caso in cui avessero deciso di protestare. E mi spiego con un esempio: amo enormemente i film di Abbas Kiarostami e credo sia un bene e un arricchimento che possano essere visti in tutto il mondo. Un conto è la cultura e l'arte, un conto è il governo dell'artista in questione. Io rispetto profondamente il diritto di protestare, ma credo che se si arriva a posizioni di questo tipo si prende una strada pericolosissima e, magari senza volerlo, si offre il fianco o addirittura si diventa complici di chi ha paura dei libri. Questo è un principio generale, che vale a prescindere da ogni idea: io sono rimasto egualmente sconcertato quando ho letto di discriminazioni britanniche nei confronti di accademici palestinesi. Quello di cui ha bisogno il mondo è proprio la cultura: non si deve mai averne paura. Ma c'è un altro elemento controproducente in questo atteggiamento, che voglio chiarire con un altro esempio. Io ho vissuto cinque anni in Israele, ma sono americano. Non ho davvero nulla in comune con questa amministrazione, ma non avrei alcun imbarazzo a partecipare ad una manifestazione in cui gli Stati Uniti sono il paese ospite. Anzi: spero di poter essere invitato proprio per dimostrare e testimoniare la mia differenza con Bush".

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Chiamparino: sono reazionari questa è la città di primo levi - paolo griseri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

 

"Israele è stato scelto come ospite, non bisogna arretrare" Chiamparino: sono reazionari questa è la città di Primo Levi PAOLO GRISERI TORINO - Sventolano vessilli di sinistra ma sostengono posizioni di destra. Anzi, di più: sono "reazionari, gente che cavalca il fondamentalismo politico per un pugno di voti, personaggi che maneggiano a fini elettorali con la stessa disinvoltura una piccola polemica locale sull'altezza di un grattacielo e il diritto di Israele a esistere come stato e entità culturale". Sergio Chiamparino attacca così i consiglieri torinesi dei Comunisti Italiani e di Rifondazione che polemizzano per la scelta di nominare Israele ospite d'onore della Fiera del Libro 2008. Chiamparino, quei reazionari sono nella sua maggioranza. Come la mettiamo? "Provo imbarazzo per loro. Come si fa a dirsi di sinistra e identificare uno stato con il governo di quello stato, un popolo e una cultura con le scelte dei primi ministri? Questo è quel che pensa la destra più reazionaria". Ora la polemica è innescata. Come evitare guai peggiori? "Primo, non arretrare di un millimetro. Israele è stato scelto come stato ospite e deve rimanere tale. Senza ipocriti aggiustamenti dell'ultima ora". C'è questo rischio? "Non so se c'è ma è meglio mettere le mani avanti. Non credo che farebbe bene a nessuna causa inventarsi ospiti d'onore bis o cose di questo genere". Non teme una guerra di religione in città? "A Torino c'è una tradizione di tolleranza, non di guerre religiose. Questa è la città di Primo Levi, la città in cui la comunità ebraica ha una storia di apertura e tolleranza, la città in cui le associazioni islamiche hanno partecipato alle manifestazioni dopo l'11 settembre". Vi aspettavate questa reazione alla scelta di Israele? "Ricordo la giornata della primavera scorsa in cui abbiamo preso quella decisione. Eravamo a Bose, il monastero sulla collina del canavese che ospita il centro ecumenico retto da Enzo Bianchi. Sapevamo che qualcuno avrebbe potuto sollevare problemi ma abbiamo confidato nel senso di tolleranza. E poi non possiamo farci fermare da quattro fanatici". Chi solleva il problema da sinistra ricorda i comportamenti, anche recenti, del governo di Tel Aviv. Non state avallando quei comportamenti? "Ma quando mai? Chi dice questo dice una grandissima sciocchezza. Celebrare l'anniversario dell'indipendenza americana significa avallare la politica di Bush? La cultura di Israele è la cultura dei Grossman, degli Oz, degli Yoshua. Vuole che le dica quel che penso di quelle critiche da una parte della sinistra?". Che cosa pensa? "Che vengono da persone che non vogliono due popoli e due stati in Palestina ma lavorano semplicemente perché venga abolito lo stato d'Israele. Se questo è il retropensiero di certa sinistra è bene che venga fuori in modo chiaro. Bene ha fatto nelle ultime ore Bertinotti a prendere le distanze da questi ragionamenti. Sarebbe utile che la politica nazionale, soprattutto quella di sinistra, si schierasse su questa vicenda".

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L'ideologia cieca - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

 

Commenti L'IDEOLOGIA CIECA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) è ciò che lo scrittore Jean Paulhan ribadiva nel suo saggio "Il terrore nelle lettere". Ed è ciò che sta succedendo nella grave questione del boicottaggio alla presenza di Israele a Torino per la fiera del Libro. Molti scrittori arabi e un famoso teologo dell'islam europeo, Tariq Ramadan, si oppongono a quella presenza. Io considero molto pericolosa questa presa di posizione. Non solo perché non distingue ciò che è uno stato nella sua formulazione politica da ciò che è uno stato in quanto comunità di culture, luogo in cui si scrive, si dipinge, si compone musica, nella gioia come nella sofferenza. Vi è un altro elemento che considero fondamentale proprio per la riuscita di un dialogo fra i popoli e le culture, la questione della peculiarità dello stato di Israele: sono trascorsi sessant'anni dalla sua nascita, e se per molti della parte araba questo suona come una ferita, io ritengo che per noi arabi, anche arabi della diaspora, sia oggi necessario guardare a quell'evento da un'altra angolazione: vale a dire come la questione europea che si è delineata nel XX secolo con il dramma della Shoah. Cioè l'esperienza, impossibile da trasmettere, del male assoluto, della distruzione scientifica, "industriale", di un popolo, di una cultura, di una civiltà, che pone per l'Europa la questione della memoria. Israele è anche una bandiera, un esercito, un governo, una democrazia, ma per me rappresenta essenzialmente quell'esperienza dei limiti, che ha interrogato e continua a interrogare l'Europa intera. Ogniqualvolta rifletto su tutto ciò trovandomi nell'emiciclo del Parlamento italiano, mi vengono i brividi a pensare che in quello stesso luogo sono state votate le leggi razziali. Bisogna che noi arabi cominciamo a capire che per la coscienza europea quella è stata l'esperienza del male assoluto; di qui il debito di riconoscimento che si è creato fra Europa e Israele. Tutti sappiamo che la presenza dello stato di Israele non cancella il conflitto attualmente in corso; ma la Fiera è un laboratorio di libertà per gli uomini per le culture; se viene meno questo, è l'umanità stessa che perde. Con ciò non si deve assolutamente occultare la questione del dramma palestinese, l'urgenza di uno stato palestinese capace di vivere democraticamente accanto allo stato di Israele. Ma noi arabi, se vogliamo fare progressi, dobbiamo capire come sia fondamentale la questione dell'oblio e della memoria, del sangue e delle lacrime di un popolo martoriato che voleva anch'esso vivere pacificamente accanto agli altri popoli e che all'indomani di quella tragedia presentò al mondo un volto resuscitato. Per noi arabi è troppo grande il rischio di lasciarsi guidare da ideologie cieche, che rischiano di sconfinare in un nuovo antisemitismo; è tempo ormai nel mondo musulmano di pensare ad una teologia che sia capace di accogliere la questione della memoria della Shoah, è tempo di una teologia liberata, coraggiosa, ponte fra le storie e i mondi, per le generazioni future, per spezzare il monopolio di un fondamentalismo che è per me un'altra nakba (disastro), una nakba del pensiero.

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"perché apriamo lo stand in fiera per i libri della palestina" - massimo novelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

 

Pagina I - Torino L'intervista Picchioni, presidente della Fondazione "Perché apriamo lo stand in Fiera per i libri della Palestina" MASSIMO NOVELLI "Abbiamo già offerto, formalmente e informalmente, la possibilità che la Palestina abbia un proprio spazio alla Fiera del libro, peraltro al pari ogni altro stato che lo richiede. Ora aspettiamo che ci diano una risposta". Rolando Picchioni, presidente della Fondazione per il libro, la musica e le attività culturali, rilancia la proposta, anticipata da Repubblica, di mettere fine alle polemiche sull'invito a Israele, che hanno investito la manifestazione del Lingotto, attraverso una presenza dei palestinesi di "pari dignità". A qualcuno, però, l'idea di Picchioni potrebbe sembrare una sorta di resa. Il sindaco Sergio Chiamparino, per esempio, pare essere uno di questi. "Io ho il dovere come presidente della fiera di ricomporre le cose, di superare le situazioni di impasse. Non credo che si possa contrabbandare tutto ciò alla stregua di un'abdicazione. Non si tratta di questo, per niente". SEGUE A PAGINA III.

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Per entrarebasta una bugia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-02-2008)

 

Allarme sicurezza È SUFFICIENTE una bugia e una modesta dose di sangue freddo per violare le difese dei nostri enti. È uno degli investigatori privati attivi in città (e non solo) a rivelarlo, commentando l'episodio delle due cimici scovate negli uffici della Filse. "Una volta io e un tecnico siamo entrati nei locali di una importantissima e apparentemente blindatissima azienda ligure, senza alcun controllo - spiega Roberto Favali ,New Europe investigations -. Ci siamo presentati come Altafini e Altobelli, abbiamo detto che dovevamo fare una riparazione e siamo passati. In pochi minuti abbiamo fatto il lavoro e poi siamo usciti indisturbati". Favali non può fare il nome della società violata ma l'episodio è recente e documentabile. "Il problema è che in Italia e in Liguria in particolare manca la cultura della sicurezza. Non servono tante microspie, a volte basta mettere le mani sulla spazzatura per avere tutto quello di cui l'azienda che ti ha assunto ha bisogno. Spesso non è il segreto industriale su un prodotto a interessare, ma per esempio il modo con il quale sarà lanciato sul mercato, il tipo di catalogo". Le agenzie di investigazioni private lavorano su questo, ma anche sull'infedeltà dei dipendenti, sull'assenteismo, sulle malattie inventate: "Si lavora sul limite ma non si utilizzano mai in giudizio, sia penale che civile, le registrazioni raccolte con microspie. Quelle servono come uno strumento di lavoro che ci consente di sapere le cose in tempo e ditrovarci al momento giusto nel posto giusto". Se ci fosse una vera cultura della sicurezza, però, le microspie sarebbero debellate facilmente: "Negli Stati Uniti o in Israele ogni riunione è tenuta sotto controllo con speciali rilevatori di cimici. Spesso vengono individuate e disattivate elettronicamente senza che le stesse spie se ne possano accorgere. Diciamo che talvolta per "educazione" non glielo si dice neanche. Le si rende inoffensive e la prossima volta si sa chi merita fiducia o no. Enti seri dovrebbero avviare bonifiche periodiche anti spionaggio. Chi usa le microspie ha fantasia da vendere ma è possibile individuare agevolmente i posti dove vengono messe. Quelle vere". 04/02/2008.

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Picchioni: "stand per la palestina perché finisca il gioco dei veti" - massimo novelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

 

Pagina III - Torino Il presidente della Fiera del libro spiega il motivo della parziale retromarcia dopo le polemiche Picchioni: "Stand per la Palestina perché finisca il gioco dei veti" MASSIMO NOVELLI (segue dalla prima di cronaca) Ha già contattato l'Autorità nazionale palestinese? "No. Non ho contattato nessuno. Molto semplicemente ho formulato il mio suggerimento nella lettera che ho inviato a Vincenzo Chieppa, il segretario provinciale dei Comunisti italiani che aveva chiesto alla Fiera di invitare, insieme a Israele, anche la Palestina. è chiaro che adesso si devono pronunciare coloro i quali hanno potestà di rispondere, non Chieppa o altri esponenti politici. Intendo dire i diretti interessati: i palestinesi. Se dovesse concretizzarsi la proposta di avere uno stand palestinese, per noi sarebbe una grande occasione per promuovere un dialogo, direi fisico, tra loro e gli israeliani". Resta il fatto che il boicottaggio minacciato contro la Fiera ha il suo baricentro nell'invito a Israele come ospite d'onore. Si contesta la decisione di avere dedicato il prossimo salone allo stato ebraico. Se ne rende conto, no? "Ma non è così. Si continua a fraintendere, a dire cose non vere. Il tema della Fiera del libro del 2008 è sull'interrogativo se la bellezza ci salverà, non su Israele. D'altronde non abbiamo mai dedicato un'edizione della fiera, in tanti anni, a una singola nazione. Invece si vuole a ogni costo far passare la ventunesima edizione della fiera come la fiera di Israele, come se questo paese rappresentasse tutto il nostro salone". Lei pensa che la Palestina possa avere davvero un suo stand alla fiera di maggio? "Io ritengo che, se cadranno tutti i veti e se finiranno tutti i boicottaggi, si possa lavorare a una ricomposizione civile di quanto è accaduto, per creare le basi per un terreno di confronto, anche serrato ma civile, tra la Palestina e lo stato di Israele, tra i loro popoli, le loro culture". Quando avete deciso di invitare lo stato di Tel Aviv, avevate messo in conto polemiche e contestazioni? "Sì, lo avevamo messo in conto, naturalmente. Sapevamo insomma che non sarebbe stata una passeggiata in Arcadia. Ma ritenevamo che, alla fine, parlando e confrontandoci, tutto si ricomponesse. Non è andata così, almeno finora. E c'è sempre qualcuno che vuole dimostrare di essere più a sinistra degli altri. A questo punto occorre trovare delle soluzioni, individuare un compromesso onorevole per tutti". Oggi vi incontrate con Elazar Cohen, ministro plenipotenziario dell'ambasciata israeliana di Roma e addetto culturale. Nei giorni scorsi, allorché si è scatenata la bufera su Librolandia, non vi siete sentiti? Gli israeliani non vi hanno contattato per fare un po' il punto della situazione, alla luce della campagna di boicottaggio e di tutto il resto? "No, non ci sono stati contatti né richieste di chiarimenti. Hanno rispetto della nostra posizione".

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Il botta e risposta dei fanatici - piero colaprico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

 

Pagina XI - Milano IL BOTTA E RISPOSTA DEI FANATICI PIERO COLAPRICO Ma, accanto all'attentato sanguinario, a far salire la temperatura può essere stata - così assicurano gli analisti del Viminale - una polemica culturale. E cioè l'attacco di Tariq Ramadan, e non solo, contro la libera e meditata scelta della Fiera del Libro di Torino di dedicare la rassegna, che tanto spazio si sta conquistano in Italia e nel mondo, ai sessanta anni della nascita di Israele e, soprattutto, alle parole di autori come David Grossman, Amos Oz, Abraham Yehoshua ed Etgar Keret. Un'interferenza davvero indigesta e fuori luogo, bisogna dirlo. Ma un conto è replicare con le parole, un conto è questa "replica" alla polvere pirica. Perché il concetto di fondo dei bombaroli milanesi è: che ogni volta che "loro" si muovono, "noi" rispondiamo. Ora, è chiaro che non esiste alcuna connessione realistica tra "Al Qaeda" e la moschea di via Quaranta. Come non c'è equazione tra religione e violenza. E poi, in via Quaranta, c'era Abu Omar, l'imam che venne rapito dalla Cia e che è spuntato al Cairo, conciato non benissimo. Ma a chi piazza le pipe-bomb interessa poco sottilizzare. Anzi, non è mai molto informato, stando a carabinieri e polizia Il primo attacco risale infatti al Ferragosto di due anni fa. Venne piazzato un tubo esplosivo in via Solferino 33, dove c'era Il Fondaco dei Mori: "c'era", appunto, perché quel centro culturale e ristorante islamico aveva cambiato indirizzo. Gli attacchi sono continuati. A Milano, Segrate (volevo colpire l'auto dell'imam, bruciarono quella di un poveraccio), Abbiategrasso, Rimini, Brescia e, ieri, ancora Milano. Obiettivi - come si vede - tutti al Nord. Obiettivi selezionati tra quelli più citati dai mass media. Una catena per ora innocua. Ma sino a quando?.

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A gaza tornano i sigilli israele: "nuova barriera" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)

 

A Gaza tornano i sigilli Israele: "Nuova barriera" RAFAH - La Striscia di Gaza è di nuovo tagliata fuori dal mondo. La polizia egiziana ieri ha sigillato l'ultimo varco della frontiera di Rafah, mentre le forze di sicurezza di Hamas mantenevano l'ordine sul lato palestinese. Quasi un milione e mezzo di abitanti sono isolati in 360 chilometri quadri. Nel timore che dall'Egitto possano arrivare armi ed esplosivo, Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha chiesto al governo di Hamas di erigere una barriera simile a quella che isola la Cisgiordania.

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Gaza, armi in quantita' attraverso il confine (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 04-02-2008)

 

La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.140 del 04/02/2008 Home Cronaca Politica Esteri Economia Scienze Spettacolo Cultura Sport Focus Esteri Il direttore dello Shin Bet Gaza, armi in quantita' attraverso il confine Lanciarazzi ed esplosivi Gerusalemme, 4 feb. I nostri reporter hanno avuto la possibilità di ricevere un comunicato dal direttore dei servizi segreti israeliani, Yuval Diskin, comandante dello Shin Bet, organo che si occupa di controterrorismo. Il direttore ha avvertito il Consiglio dei Ministri israeliano che i palestinesi hanno sfruttato il caos seguìto alla disordinata apertura del confine fra la Striscia di Gaza ed Egitto per introdurre in Israele grandi quantità di razzi a lunga gittata, razzi anti carro, antiaerei ed esplosivi per le testate dei missili. Secondo le fonti di intelligence occidentale, tali materiali bellici sono ora distribuiti lungo i 220 km di confine fra Israele ed Egitto che, ricordiamo ai nostri lettori, a causa della conformazione desertica del terreno, non sono difesi da alcun tipo di barriera. Le nostre fonti israeliane dell'antiterrorismo hanno svelato le cifre precise omesse dal comunicato del Consiglio dei Ministri israeliano per non allarmare il pubblico: il numero di terroristi in circolazione in Sinai é molto vicino alle mille unità. Hamas ha preparato almeno 30 percorsi per i terroristi al momento dello sfondamento del confine Gaza-Sinai, avvenuto dieci giorni or sono per mezzo di ruspe e trattori. Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha pertanto affermato al consiglio dell'urgente necessità di costruire una barriera di confine a protezione di almeno due località lungo il confine Israele-Egitto, Nitzana ed Eilat. Tale decisione, o proposta, arriva decisamente in ritardo. Le insistenti richieste da parte degli ufficiali superiori della Forza di Difesa Israeliana (IDF) di costruire barriere lungo il confine sono rimaste inascoltate per troppo tempo da parte del Governo presieduto dal Premier Ehud Olmert. Al momento attuale il confine Israele-Egitto é spalancato ai terroristi, ai quali é stato offerto un luogo sicuro in Sinai dove nascondersi in completa sicurezza dopo eventuali attacchi a sorpresa in territorio israeliano. Il direttore Diskin ha anche informato che molti terroristi palestinesi hanno sfruttato i disordini sul confine per rientrare segretamente a Gaza. Fra di loro alcuni membri di organizzazioni terroristiche di ritorno da campi militari situati in Iran e altri paesi islamici, addestrati ora alle più moderne tecniche di combattimento. Al momento dell'evidente collasso da parte della Polizia di Frontiera egiziana del tentativo di controllo della fuga da Gaza di settimana scorsa, alcuni comandanti di unità israeliane avevano chiesto l'autorizzazione di inviare almeno tre elicotteri da combattimento, ritenendo che sarebbero stati sufficienti per controllare la fuga di massa, impedire il contrabbando di razzi a lunga gittata e l'ingresso a Gaza di terroristi. Ma l'autorizzazione é stata negata al pari della decisione di trattenere l'Alto Comando dell'IDF di imbarcarsi in una efficace operazione militare per ridurre a più miti consigli Hamas e la sua organizzazione militare. Gli esperti militare ritengono che l'indecisione mostrata dal Governo Israeliano nella gestione della crisi di Gaza sia stata, se possibile, ancora più pericolosa della inqualificabile condotta della guerra con il Libano. Luca Di Grazia.

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TEL AVIV - Con l'assenso di Hamas, le forze di sicurezza egiziane sono tornate a richiudere ieri il (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)

 

Proprio confine con la Striscia di Gaza, restituendo un milione e mezzo di palestinesi al loro isolamento. L'ultima breccia nel muro di Rafah è stata sigillata di primo mattino, con blocchi di cemento e filo spinato, lasciando appena uno spazio di un metro presidiato da un cordone di agenti egiziani ma che servirà solo come porta di rientro per i circa 10.000 palestinesi che si trovano ancora in territorio egiziano, e per le poche centinaia di egiziani che si sono invece attardati all'interno della Striscia. Gli agenti della polizia di Hamas hanno partecipato alle operazioni di chiusura del confine. "Per ora noi abbiamo rispettato gli accordi con gli egiziani, poi si vedrà" dice un dirigente di Hamas, che ricorda che sono ancora in corso i negoziati per la riapertura e la gestione del valico ufficiale di Rafah. Il movimento integralista islamico ha più volte ribadito di non essere disposto a richiudere Gaza nel suo isolamento. Qualora il valico ufficiale non fosse riaperto alle condizioni poste da Hamas (cioè senza potere di interdizione da parte di Israele), i miliziani sembrano pronti a demolire di nuovo la barriera, anche se l'Egitto ha detto che questo "non dovrà accadere mai più". Ahmed Yousef, portavoce di Hamas, ha precisato all'Ansa che la Striscia "intende avviare scambi commerciali con l'Egitto così da sfuggire alla morsa economica imposta da Israele", ma certamente senza rinunciare alla propria contiguità territoriale con la Cisgiordania. Tensione al confine tra Israele e Libano: un trafficante di droga è morto e un altro è in ospedale in gravi condizioni per le ferite provocate ieri sera dal fuoco aperto della guardie di frontiera israeliane. Tel Aviv hanno escluso che i due uomini fossero miliziani hezbollah, confermando invece che si trattava di contrabbandieri.

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LA comunità ebraica romana rivolge un appello alle case editrici italiane e (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)

 

Di RENATO MINORE LA comunità ebraica romana rivolge un appello alle case editrici italiane e ai librai affichè, nella settimana della Fiera Internazionale del Libro, in tutta Italia siano esposte le opere degli scrittori israeliani. In più la dirigenza degli ebrei italiani e europei decide di andare a Torino "per testimonianza e solidarietà" con gli organizzatori. Il Forum Palestina annunzia sei giorni di mobilitazione a fine marzo "contro la decisione inopportuna e vergognosa". E dalla denunzia, se non avrà esito, "si passerà alla contestazione". Un paradossale no al boicottaggio arriva da Ala al Aswani il quale considera l'invito a Israele "una vergogna della cultura italiana". Per lo scrittore egiziano, però, bisogna andare a Torino "facendo stampare migliaia di manifesti che denunziano i crimini israeliani, vedremo se la coscenza italiana è davvero tranquilla". Come si vede, non si attenuano le polemiche sulla Fiera torinese. Riusciranno gli scrittori israeliani a essere presenti alla manifestazione, a presentare la propria letteratura, senza essere boicottati dall'assenza dei colleghi palestinesi o dalle contestazioni politiche che possono arrivare da più parti e in forma diversa? I fatti sono noti: per il sessantesimo anno della fondazione dello stato, la Fiera ha scelto come ospite d'onore Israele, così come in altri anni la Lituania, il Brasile, il Portogallo, la Francia, il Canada. Sono stati invitati i maggiori scrittori, Grossman, Yehoshua, Oz, conosciuti per le loro posizioni aperte al dialogo, i quali spesso hanno fatto del confronto con l'altro - nella fattispecie il "nemico palestinese" - la spinta per la propria ricerca. Ma è nata subito polemica con le prime proteste da parte del Pdci torinese che ha chiesto anche di invitare gli scrittori palestinesi e con la protesta violentissima di varie associazioni di scrittori in Giordania, Tunisia ed Egitto che hanno chiesto il boicotaggio della kermesse. Non vogliono venire a Torino, non vogliono parlare con gli scrittori israeliani nè intendono collaborare per una manifestazione che ha al centro la loro cultura nell'occasione dell'anniversario della fondazione dello stato."Non dialogo con i rappresentanti delle forze di occupazione che massacrano a Gaza", ha dichiarato Ibrahim Nasrallah, il romanziere nato in un campo di profughi giordano. E il presidente dell'Associazione degli scrittori arabi, Mohamed Salmawy ha considerato la scelta di Israele quale ospite d'onore "una provocazione alla quale è necessario reagire in qualche modo". E il tanto controverso intellettuale islamico Tariq Ramadan ha lanciato un appello per un doppio boicottaggio: non solo di quella di Torino, ma anche della Fiera di Parigi in programma dal 15 al 19 marzo che ha anch'essa come tema centrale Israele e la sua letteratura. "Dovrebbero farlo tutti coloro che hanno una coscienza viva, a prescindere dal loro credo, perchè non si può approvare nulla che provenga da Israele. Il silenzio che produce violenza: non si tratta di una questione islamica o araba, ma di un problema di coscienza mondiale". Il rischio appunto, è quello che la manifestazione torinese diventi "un'arena politica, un luogo di scontro". E magari blindato, in stato d'assedio, per paura di qualche atto estremo. E, allora, addio letteratura. Un rischio concreto, ha sostenuto Younis Tawfik, che può alimentare intorno ad un'occasione di dibattito e di riflessione una atmosfera di tensione e di paura. Secondo lo scrittore iracheno che vive Torino "gli arabi sono sempre pronti a bruciare bandiere, a fare grandi manifestazioni di protesta che hanno esattamente l'effetto contrario di quello che vogliamo". Per lui, se non si va a Torino, l'unico effetto sarà la solidarietà allo stato d'Israele, cioè più controlli di sicurezza, discussioni infinite. Bisogna fare il contrario, "parlare con gli israeliani, cercare il dialogo". Sempre contro il boicotaggio e per il dialogo Tahar Ben Jelloun che però ha invitato i colleghi israeliani a dissociarsi dalle responsabilità del loro governo. Ma gli invitati rappresentano prima di tutto la letteratura, la letteratura non ha frontiere, non ha ideologia, non è nè palestinese, nè araba, nè ebrea, è letteratura. E tutta la letteratura israeliana contemporanea è guidata dall'esigenza profonda di capire il proprio mondo attraverso la scritttura e malgrardo il conflitto, varcando almeno sulla pagina il confine che la guerra stabilisce, ha detto Marek Halter, lo scrittore francese, ebreo di origine polacca che da quaranta anni si batte per la pace in Oriente. E ha aggiunto:"Bisogna pensare che la maggior parte degli scrittori di Torino è critica nei confronti del governo e della sua politica". Ma la Fiera non fa nessuna marcia indietro, Israele resta il paese ospite, la presenza di intellettuali arabi e palestinesi era già prevista. "Il Lingotto è sempre stato un libero spazio di confronto di opinioni diverse, le idee non hanno passaporto, l'anno scorso qui a Torino ha parlato Ramadan e l'abbiamo ascoltato con molto interesse. Perchè ora non possono parlare gli altri?" dice il direttore Ernesto Ferrero. L'idea del Presidente della Fondazione Rolando Picchioni è di allestire un grande stand dedicato alla cultura della Palestina, con una collocazione di pari dignità rispetto dedicato ad Israele. Oltre ai grandi nomi della letteratura israeliana molti ospiti dovrebbero appartenere alla generazione più giovane, che non ha vissuto la Shoah, ma non hanno neppure partecipato - se non attraverso i racconti degli anziani, all'epica della fondazione dello Stato. A questo proposito arriva oggi a Torino l'inviato dell'ambasciata israeliana Elazan Cohen che discuterà concretamente sulle modalità di allestimento dello stand e sulle presenze degli scrittori più giovani.

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Il caso/La Comunità ebraica romana annuncia iniziative di solidarietà con la Fiera del Libro che ha invitato Israele come ospite d'onore. Il Forum Palestina appoggia gli scrittori (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)

 

Arabi che vogliono disertare la rassegna. Gli organizzatori non recedono: "Siamo per il dialogo". E lo scontro continua.

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DI COSA parliamo quando parliamo di Israele? Secondo gli intellettuali, non solo italiani, è (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)

 

Di FABIO FERZETTI DI COSA parliamo quando parliamo di Israele? Secondo gli intellettuali, non solo italiani, è questo il centro del problema. È vero, non bisogna identificare gli scrittori israeliani con il loro governo. Ma siamo sicuri che in un'occasione ufficiale come la Fiera del Libro anche i più accesi oppositori non finiscano per legittimare, senza volere, la politica del loro paese? Saverio Costanzo, regista-rivelazione di Private, il film sull'impossibile convivenza di una famiglia palestinese con i soldati israeliani, azzarda un cauto ottimismo. "Il tema è scivoloso, vorrei notizie più approfondite, ma il boicottaggio non mi piace. Ogni volta che si parla di Israele bisogna concedere lo stesso spazio alla Palestina, certo. Tuttavia, mi sono trovato a seguire un Focus sul cinema israeliano al festival di Palm Springs. Non c'erano film palestinesi, ma era appassionante". Anche perché la cultura israeliana combatte quasi sempre la politica israeliana. "Assolutamente. Autori come Etgar Keret, lo scrittore-regista di Meduse e di Pizzeria Kamikaze, o Sayed Qashua, arabo che ha deciso di scrivere in ebraico, esprimono questa tensione in ogni loro opera e gesto, in modo quasi fisico". Più scettica la regista Simone Bitton, autrice di Il muro, documentario-choc sul muro d'Israele, uscito anche in Italia tre anni fa. Nata in Marocco, cresciuta in Israele, dove ha fatto il servizio militare, ora a Parigi con doppia nazionalità, israeliana e francese, la Bitton parla da esule. "Neanche a me piace il boicottaggio, ma il problema non sono gli scrittori, sono i Ministeri che faranno di tutto per usarli come foglia di fico destinata a coprire le vergogne israeliane. Non sono abbastanza informata su Torino, ma non credo sia il momento giusto per offrire una tribuna simile a Israele. Non si deve boicottare la cultura, certo, ma non bisogna nemmeno incoraggiare l'occupazione. Ed è questa l'attuale politica israeliana". Anche sugli scrittori "contro", massima cautela: "Yehoshua e Amos Oz hanno chiesto di bombardare il Libano! E poi alla fine c'è sempre qualche funzionario governativo che rigira abilmente le carte per dire: vedete? Da noi ogni opinione è permessa. Non ci sto. Non giudico nessuno, per carità. Ma personalmente non accetterei mai di figurare in una manifestazione ufficiale di Israele".

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L'Egitto richiude Gaza con l'appoggio di Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-04 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Il muro 12 giorni dopo l'apertura di brecce nella barriera L'Egitto richiude Gaza con l'appoggio di Hamas DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Barriere metalliche e filo spinato, il muro scucito di Rafah è stato rattoppato. Con la benedizione del "governo" islamico di Gaza. Hamas ha aperto il valico, Hamas lo richiude. Miliziani armati di bastone bloccano i palestinesi che riprovano ad attraversare la frontiera con l'Egitto, dopo dodici giorni in cui andare avanti e indietro era diventato stranamente normale. Autorizzato a uscire dalla Striscia solo chi è in possesso di documenti egiziani: parenti, amici, fidanzati promessi che avevano approfittato dell'improvviso canale per rimettersi in contatto. Dall'altra parte del confine, i militari del Cairo, dopo decine di tentativi andati a vuoto, riescono a sigillare le falle, lasciando un unico varco per i palestinesi (ancora migliaia) attardatisi in Egitto. Ora che Hamas ha deciso, l'operazione riesce, al prezzo di qualche sasso e pochi spari in aria. Capolavoro di immagine in patria, con la popolazione che riconosce al gruppo islamico il merito di aver trovato una via d'uscita all'embargo totale messo in atto da Israele il 17 gennaio (in reazione ai lanci di Qassam) e spinto al limite della catastrofe umanitaria, con i rifornimenti di latte e farina bloccati ai valichi e le macchine della dialisi in tilt negli ospedali per l'assenza di corrente. Ma anche successo diplomatico, se il Cairo ha dovuto ricevere Mahmoud Al Zahar, influente leader di Hamas - e riconoscere di fatto il governo islamico nella Striscia - per arrivare a un accordo sulla chiusura di Rafah. Definitiva? Hamas sostiene di aver avuto assicurazioni che il valico sarà riaperto per fornire ai palestinesi "quello di cui hanno bisogno": "I camion di cibo e medicine arriveranno a Gaza dall'Egitto ", indica Zahar, ribadendo l'intenzione di "affrancare " la Striscia dalla dipendenza dallo Stato ebraico, spostando il peso sul Cairo. Il governo egiziano, in difficoltà, s'appella "alla cooperazione delle altre parti, Israele e Unione europea"; la Lega araba ritiene necessari ulteriori colloqui con Hamas, ma anche con l'Autorità nazionale palestinese, grande esclusa, che da tempo chiede senza successo di partecipare alla gestione dei valichi. Il più inquieto resta lo Stato ebraico. Lo Shin Bet segnala l'ingresso "massiccio" a Gaza di armi, addirittura missili terra-aria, e di miliziani addestrati in Iran. Per fermare eventuali attacchi dal Sinai il ministro della Difesa Ehud Barak (che ieri ha sciolto le riserve: non si dimette) pensa a un nuovo muro di 250 chilometri lungo il confine. Alessandra Coppola Israele Lo Shin Bet segnala l'ingresso di missili e miliziani nella Striscia Filo spinato Soldati egiziani di guardia al muro di Rafah, rattoppato con barriere metalliche e filo spinato (Ap).

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Il poliziotto e Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-04 num: - pag: 21 categoria: BREVI Il poliziotto e Israele Nel 2006 un poliziotto di Scotland Yard non volle montare di guardia di fronte all'ambasciata di Israele, spiegando che la sua coscienza si ribellava all'invasione del Libano. Fu spostato ad altra sede.

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<Gli ospiti siamo noi>. Israele chiede garanzie (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-02-04 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE Fiera del Libro Oggi in città l'inviato del governo incontra i responsabili della manifestazione: nessun "secondo invito" ai palestinesi "Gli ospiti siamo noi". Israele chiede garanzie Fausto Bertinotti bacchetta il Prc piemontese. An: banche e Comuni rossi finanziano l'Ucoii di VERA SCHIAVAZZI G li israeliani non hanno alcuna intenzione di fare retromarcia, ma chiedono condizioni precise per confermare la loro presenza come Paese ospite d'onore alla XXI Fiera del Libro di Torino. Una in particolare, e cioè che la presenza di scrittori e intellettuali palestinesi non assuma la forma di un doppio invito, come se le nazioni ospiti per il 2008 fossero due invece di una. La "road map" è pronta e verrà discussa stamattina, con il diplomatico israeliano Elazar Cohen, numero due dell'ambasciata, da una parte del tavolo e i vertici della manifestazione libraria, Rolando Picchioni ed Ernesto Ferrero, dall'altra. "Sono fiducioso, abbiamo a che fare con persone intelligenti e sicuramente si giungerà a una conclusione positiva", dice Ferrero. La giornata di ieri ha registrato una netta prevalenza di dichiarazioni favorevoli alla presenza di Israele, dal presidente della Camera Fausto Bertinotti a quello dell'Unione delle comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna, fino a numerosi intellettuali anche del mondo arabo. Ma la ferita che si è aperta a Torino ne riapre altre, a cominciare da quella della presenza islamica in Italia e della negazione dello stesso diritto ad esistere di Israele, un problema sollevato dal portavoce di An, Andrea Ronchi. Bertinotti ha bocciato senza appello ogni ipotesi di boicottaggio della Fiera, prendendo così le distanze dai Comunisti italiani piemontesi, che per primi hanno avviato le proteste contro la scelta del Paese ospite, ai quali l'altro ieri si era aggiunta anche Rifondazione: "Bisogna distinguere - ha detto il presidente della Camera - tra lo Stato di Israele e il suo governo. Israele non è solo un Paese, ma il luogo dell'anima di tutti gli ebrei del mondo". Durissima e radicale la posizione di Ronchi: "Una minoranza culturale razzista e oscurantista, ma soprattutto già sconfitta dalla storia, sta tentando di prendersi la rivincita: prima il divieto di parlare al Papa, ora quello a Israele e ai suoi libri. A questo punto chiediamo una moratoria contro ogni iniziativa politica, economica e culturale con chi nega il diritto di Israele ad esistere. In particolare, mi domando perché grandi Comuni come Bologna e Genova e banche come il Monte dei Paschi di Siena finanzino la costruzione di moschee legate all'Ucoii, cioè all'Islam fondamentalista in Italia, che fiancheggia il terrorismo culturale. è ora di finirla - conclude Ronchi - con lo sdegno a scoppio ritardato e con un mondo liberale ancora troppo codardo. C'è un filo logico che lega chi impedisce al Papa di parlare a chi brucia le bandiere americane e israeliane o insulta i caduti di Nassiriya. è ora di scendere in campo contro questa cultura". Per Gattegna, la protesta contro Israele alla Fiera di Torino è "un'inaccettabile negazione del dialogo e in definitiva della libertà di pensiero". E il presidente delle Comunità annuncia che sarà insieme a molti altri ebrei italiani all'inaugurazione della Fiera del Libro, per partecipare a "una nuova sfida che non sarà né breve né facile, ma non può essere perduta". Una posizione non scontata, nel quadro dei rapporti non sempre facili tra ebraismo italiano e Stato d'Israele. "Stupefatto" dall'idea del boicottaggio anche il presidente della commissione Cultura della Camera, Pietro Folena (Prc): "Un'iniziativa che nega la libertà e arriva da chi dovrebbe invece averla nel suo Dna". Per la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso (alla quale toccherà, domani, guidare la seduta del consiglio di amministrazione della Fiera), "queste polemiche sono ridicole e se ne andranno come sono venute ". Ala al-Aswani, lo scrittore egiziano autore di Palazzo Yacoubian (Feltrinelli), e il suo connazionale Gamal Gitani (autore per Giunti di Zayni Barakat) bocciano l'idea del boicottaggio, pur condannando le posizioni di Israele. Dure proteste sono annunciate invece dalle associazioni del Forum per la Palestina, che organizzerà una manifestazione contro la decisione della Fiera di invitare Israele come ospite d'onore il 29 marzo e "passerà dalla fase della denuncia a quella della contestazione" durante la Fiera stessa, con una manifestazione nazionale il 10 maggio e sei giorni di presidi, mostre e incontri "dentro e fuori l'evento del Lingotto ". E mentre via web arrivano mail di minaccia ai vertici della Fiera, si discute del programma che dovrebbe far conoscere la cultura israeliana al pubblico: Amos Oz, Aharon Appelfeld e una giovane autrice per la serata inaugurale con cena israeliana, cantanti come Nurit Hirsch e Yehuda Poliker, un festival promosso dal Museo nazionale del cinema, un'intera orchestra klezmer in trasferta. Con l'ottimismo della ragione, e col problema di trovare sponsor sufficienti. Le comunità ebraiche "è inaccettabile la negazione del dialogo. Invitiamo tutti ad andare a Torino per manifestare solidarietà: una sfida che non può essere persa" Presidi e minacce La rete di associazioni del Forum per la Palestina ha annunciato sei giorni di presidi, mostre e contestazioni. Insulti via mail sono arrivati ieri ai vertici della Fiera Gerusalemme, due ebrei ortodossi in preghiera davanti al Muro del Pianto (foto Peter Dejong/Ap).

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Il boicottaggio è un atto rozzo e irresponsabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-02-04 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE L'intervento Il boicottaggio è un atto rozzo e irresponsabile di PIERO FASSINO SEGUE DALLA PRIMA Deve respingere nel modo più netto ed esplicito il boicottaggio nei confronti del Salone del Libro di Torino, "reo" di aver dedicato l'edizione 2008- nel 60Ë? anniversario della nascita dello Stato ebraico - a Israele e alla sua letteratura. Si deve dire no perché quel boicottaggio contesta lo strumento insostituibile e primario di qualsiasi convivenza civile: è attraverso i libri che il pensiero trasmette conoscenze, sapere, idee, cultura. I libri sono lo strumento con cui ogni civiltà e ogni popolo ha costruito la propria identità e ha conosciuto e riconosciuto le identità diverse da sé. Negare il libro significa negare ogni possibilità di dialogo, di socializzazione, di scambio, di relazione. è negare tutto ciò che è diverso da sé, proponendo così un mondo oppresso da integralismi, intolleranze, fanatismi e discriminazioni. Non a caso ogni volta che si è voluto reprimere un popolo o una cultura o una religione, se ne sono bruciati i libri. E non a caso quell'odioso boicottaggio oggi è rivolto contro Israele, simbolo di un'identità che - proprio attraverso il Libro - è riuscita a sopravvivere a secolari discriminazioni, persecuzioni e pogrom e perfino all'immane tragedia dell'olocausto. Un boicottaggio che - inaccettabile in ogni caso contro chiunque, quale che sia la sua opinione e la sua identità - risulta ancora più stolido e assurdo rivolto contro scrittori come Amos Oz, David Grossman, Abraham Yehoshua, Meir Shalev e tanti altri i cui libri contribuiscono ogni giorno ad affermare nel mondo libertà, tolleranza, solidarietà, multiculturalità, apertura all'altro e al diverso. Ed è proprio questa la dimostrazione che quel boicottaggio ha l'esplicito significato di negare l'identità di Israele e il suo diritto a esistere. Il che deve rendere il boicottaggio tanto più inaccettabile proprio per chi - a sinistra - si dichiara in favore di una pace per due popoli e si batte perché anche i diritti dei palestinesi siano riconosciuti. Non si può mai dimenticare che in Medio Oriente il conflitto non è tra un torto (la pretesa di Israele a esistere) e una ragione (l'aspirazione palestinese ad avere una patria), ma tra due ragioni. Sì, perché il conflitto in quella terra è tra due diritti: Israele ha diritto a vivere senza paura dei propri vicini, sicuro definitivamente del proprio futuro; e i palestinesi hanno diritto a vivere in un loro Stato indipendente. Sono due diritti ugualmente legittimi e soltanto riconoscendoli entrambi, entrambi potranno avere soddisfazione. Tant'è che ogni soluzione di pace ruota intorno al principio "due popoli, due Stati". Chi invece per affermare il diritto dell'uno nega il diritto dell'altro, non lavora per la pace ma per tenere irrisolto all'infinito un conflitto che ogni giorno è fonte di nuove sofferenze. Per queste ragioni al boicottaggio bisogna dire no. E quanto sarà più forte e corale, tanto più sarà possibile liberarsi di manicheismi culturalmente rozzi e politicamente irresponsabili.

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Sbagliano anche gli equidistanti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-02-04 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE L'appello Reagire alla barbarie, le Nazioni Unite dovrebbero sanzionare chi nega il diritto di Tel Aviv a esistere Sbagliano anche gli equidistanti di MAGDI ALLAM SEGUE DALLA PRIMA L'appello a tutti gli enti culturali e accademici italiani di aderire con dignità e orgoglio al boicottaggio degli scrittori e intellettuali che negano il diritto di Israele all'esistenza. Perché oggi più che mai questo diritto coincide con il valore della sacralità della vita che è il cardine della nostra civiltà occidentale. Non è sufficiente resistere alle intimidazioni per la legittima scelta di riservare a Israele lo status di ospite d'onore. E guai se si cedesse al ricatto, accordando in extremis uno stand di "pari dignità" ai palestinesi, riesumando il vizio italico di dare "un colpo alla botte e uno al cerchio ", per "accontentare tutti e non inimicarci nessuno". Perché è del tutto evidente che questa avanguardia ideologica dei neonazisti islamici e panarabisti mette in discussione il diritto stesso alla vita dello Stato ebraico. A loro non interessa che gli scrittori israeliani invitati siano di fatto strenui difensori del diritto dei palestinesi a uno Stato indipendente che conviva pacificamente al fianco di Israele. Così come è indubbio che avrebbero inalberato il veto a Israele anche in assenza della contingenza del dramma che colpisce la popolazione di Gaza, vittima della dittatura e del terrorismo di Hamas. Sbaglia pertanto il direttore della Fiera del Libro, Ernesto Ferrero, quando dice: "La Fiera non intende festeggiare o celebrare un evento che per gli uni è felice e per gli altri è luttuoso ". Il riferimento è alla ricorrenza del sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele. Ebbene, stiamo parlando di uno Stato pienamente legittimato dalla risoluzione 181 delle Nazioni Unite. Anche se, guarda caso, è l'unico Stato al mondo di cui a tutt'oggi si mette in discussione il diritto all'esistenza e, da parte di alcuni paesi burattinai del terrorismo islamico globa-lizzato, si predica e persegue l'obiettivo di distruggerlo. Ebbene, possiamo noi dichiararci equidistanti o equivicini tra chi difende e chi viola il diritto alla vita? No. Perché se lo facessimo rinnegheremmo noi stessi. Noi non possiamo che essere schierati, in modo esplicito e fermo, dalla parte del diritto all'esistenza di Israele. E quindi dobbiamo dire con grande chiarezza che siamo ben felici di festeggiare il sessantesimo della nascita dello Stato ebraico e condanniamo tutti coloro che immaginano che possa trattarsi di un "evento luttuoso". Quanta ipocrisia da parte dei negazionisti di Israele, specie quelli in doppiopetto alla Tariq Ramadan e i nostrani dell'Ucoii, che sono riusciti a plagiare un Occidente debole e relativista, rivelandosi di fatto ancor più insidiosi di quanto non lo siano i terroristi islamici. Ebbene, se oggi vogliamo recuperare il valore della sacralità della vita e riscattare la nostra civiltà, non abbiamo altra scelta che affermare e difendere il diritto all'esistenza di Israele. Questo diritto deve diventare il parametro valutativo per accreditare e legittimare i nostri interlocutori. Sarebbe bello, ma mi rendo conto che è solo un sogno con l'attuale classe politica in cui ci sono delle frange addirittura colluse con i neonazisti islamici e panarabisti, che fosse proprio l'Italia, investita del caso della Fiera del Libro di Torino, a farsi promotrice in seno all'Onu di una risoluzione che consideri la negazione del diritto di Israele all'esistenza come un crimine contro l'umanità. O forse è un sogno in assoluto in un Occidente che ha perso i propri valori e ha tradito la propria identità. www.corriere.it/allam www.magdiallam.it Il direttore "Non convince la posizione di Ernesto Ferrero, secondo il quale la Fiera non intende festeggiare o celebrare un evento che per gli uni è felice e per gli altri è luttuoso" Tariq Ramadan.

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I PROTAGONISTI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-02-04 num: - pag: 37 categoria: BREVI I PROTAGONISTI Lo scrittore Amos Oz è nato nel 1939. Insegna letteratura all'Università Ben Gurion David Grossman (1954) ha perso il figlio Uri durante il conflitto in Libano nel 2006 Abraham Yehoshua, nato nel 1936, è oggi l'autore israeliano più conosciuto all'estero L'egiziano Ala al-Aswani è l'autore del bestseller "Palazzo Yacoubian".

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L'evento (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-02-04 num: - pag: 37 categoria: BREVI L'evento L'incontro La XXI edizione della Fiera del Libro di Torino, in programma dall'8 al 12 maggio, prevede la presenza di Israele come Paese ospite d'onore La disputa La scelta ha suscitato polemiche da parte dei Comunisti italiani e di alcuni gruppi filoarabi. Tariq Ramadan, ideologo dell'islamismo fondamentalista, ha chiesto di boicottare la manifestazione I precedenti Negli anni passati hanno ricoperto il ruolo di ospite d'onore alla Fiera diversi altri Paesi (tra i quali la Turchia, la Lituania, il Brasile, il Portogallo, la Francia, il Canada), senza che venisse mai sollevata alcuna obiezione.

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Cultura (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

 

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-02-04 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Cultura &Tempo libero PARCO DELLA MUSICA Si vendono i biglietti per Santa Cecilia Sono in vendita i biglietti per i concerti dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia (tel. 06.8082058) in calendario dal 22 febbraio a fine stagione. Il primo concerto è con la grande pianista Martha Argerich che insieme al pianista Nelson Goerner dà vita al progetto Scaramuzza. Nella stagione da Camera sarà possibile ascoltare altri celebri del pianoforte: da Grigory Sokolov, Mitsuko Uchida, Ramin Bahrami, Leif Ove Andsnes, a Krystian Zimerman, Radu Lupu, Alfred Brendel. Da non perdere anche il ritorno dei violinisti Sergej Krylov e Leonidas Kavakos, il recital di Edita Gruberova, lo spettacolo di Mario Brunello "Pensavo fosse Bach". Nella Stagione Sinfonica è in arrivo il primo marzo Yuri Temirkanov, con la Argerich al piano; sul podio dell'Orchestra e del Coro dell'Accademia si alterneranno, fra gli altri, Antonio Pappano, Vladimir Jurowski, André Previn, George Pretre, Kazushi Ono, Pinchas Steinberg, Gustavo Dudamel, Ton Koopman, e le orchestre ospiti Israel Philharmonic diretta da Zubin Mehta, e la China Philharmonic diretta da Long Yu. Martha Argerich con il pianista Nelson Goerner dà vita al progetto Scaramuzza.

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Interventi e Repliche (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-02-04 num: - pag: 33 categoria: BREVI Interventi e Repliche Israele e la fiera del libro di Torino Ho letto l'eccellente articolo di Pierluigi Battista "Stavolta sfidiamo il boicottaggio" (di Israele alla Fiera del Libro di Torino). Nel mio intervento sul Foglio non ho inteso proporre atteggiamenti aventiniani, bensì dire che è irricevibile un invito a Israele sub condicione, menomato da bilanciamenti volti a calmare i contestatori: i ricatti dei violenti non possono essere premiati, soprattutto nella cornice della fatwa emessa da Tariq Ramadan ("non si può approvare nulla che provenga da Israele"). La risposta di Battista "No, stavolta bisogna fare barriera" è quella giusta. Speriamo che diventi la risposta ufficiale. Giorgio Israel Lo sviluppo dell'Islam italiano Dopo la vicenda della mancata visita dell'imam della moschea di Roma alla sinagoga per ragioni organizzative che preferisco non commentare, non posso esimermi dall'esprimere il dissenso nei confronti di chi, come presunto intellettuale musulmano europeo, invita la Fiera Internazionale del Libro di Torino a rinunciare a ospitare lo Stato d'Israele. Il congelamento della Consulta per l'Islam italiano a seguito delle reiterate esternazioni dell'Ucoii contro Israele ci spinge insieme ad altri più qualificati e affidabili consiglieri musulmani del ministro dell'Interno a costruire un'iniziativa condivisa che sappia orientare ben diversamente lo sviluppo dell'Islam italiano. La Carta dei Valori della cittadinanza e dell'integrazione che la Co.Re.Is. italiana presenterà a Torino l'11 febbraio in collaborazione con l'Umi, l'Unione dei musulmani in Italia di Abd al-Aziz Khunati, insieme alle istituzioni locali, a intellettuali come Younis Tawfiq e con il sostegno di parlamentari come Khaled Fouad Allam, apre a un confronto tra laici e religiosi, immigrati e autoctoni, chiaramente distinti da radicalismi e dalla politica estera. Sulla base di questa piattaforma, sarà ancora più chiaro che la visita a una sinagoga da parte di una delegazione musulmana non è una condizione al dialogo ma la sua naturale conseguenza, come abbiamo dimostrato a Milano incontrando i fratelli ebrei presso la loro sinagoga, visita che ci è stata ricambiata presso la nostra moschea al-Wahid, avviando così una collaborazione con l'Assemblea rabbinica d'Italia per un ciclo di incontri intitolato "Imam e Rabbini" in diverse città italiane, previsti in febbraio proprio a Torino e anche a Genova. Un confronto tra persone di fedi e culture diverse, ma di vera fede e di vera cultura. Abd al-Sabur Turrini Direttore Generale Co.Re.Is. (Comunità religiosa islamica) Italiana Lotterie come ultima speranza Al lettore che sul Corriere di ieri parlava di sicurezza nelle città dove invece purtroppo avvengono quasi quotidianamente stupri e rapine vorrei dire che siamo proprio in Italia, non più culla del diritto, bensì paradiso per i delinquenti. Inoltre, in riferimento alla lettera che poneva l'attenzione sul sempre crescente amore per le lotterie e la spinta quasi irrefrenabile a giocare (Corriere del 3 febbraio) vorrei far notare che in un Paese in declino, allo sfacelo, senza prospettive l'unica via d'uscita è tentare la fortuna. I dati sono molto espliciti. Costanza Colombo costanza.1960@hotmail.it La fotografia del professor Ferro-Luzzi Nel servizio uscito sul Corriere di ieri a pagina 29 è stata pubblicata la foto del professor Paolo Ferro-Luzzi, indicandola erroneamente come foto del professor Giuseppe Portale. Ci scusiamo con gli interessati e con i lettori.

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I risultati (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-02-04 num: - pag: 55 categoria: BREVI I risultati I quarti Italia 2 Spagna 3 Cina 3 Francia 2 Russia 4 Israele 1 Usa 1 Germania 1 Semifinali Cina-Spagna Russia contro vincente di Usa-Germania (26-27 aprile).

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Israele, due kamikaze al centro commerciale di Dimona: tre morti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)

 

Di Redazione - lunedì 04 febbraio 2008, 10:26 Gerusalemme - Esplosione nel centro commerciale di Dimona, nel Neghev. Secondo le prime informazioni si tratterebbe di un attacco suicida. Al momento i morti sarebbero tre. Il mall center era molto affollato al momento della deflagrazione. Si tratta del primo attentato kamikaze in Israele dopo oltre un anno. "Abbiamo udito una forte esplosione e visto la gente che correva - ha raccontato un negoziante alla radio dell'esercito -. Ho visto volare brandelli di carne umana". La stessa emittente parla di "esplosione accidentale, dovuta a una bombola di gas". Due kamikaze Sarebbero due i kamikaze che si sono fatti esplodere questa mattina all'interno del centro commerciale di Dimona, in Israele. Lo rivelano fonti della sicurezza israeliana alla Tv satellitare al Arabiya. Gli attentatori si sarebbero fatti esplodere usando bombole di gas all'interno del centro commerciale in un momento di intenso afflusso di clienti. Il bilancio provvisorio delle vittime è di tre morti e una decina di feriti. Tra le tre persone decedute ci sarebbero anche i due attentatori ed un poliziotto che - dopo l'esplosione del primo ordigno - avrebbe aperto il fuoco contro il secondo terrorista, mentre tra i feriti ci sarebbero anche degli arabi israeliani. Infiltrazioni dall'Egitto Le autorità israeliane legano questo attentati all'apertura del confine tra Gaza e l'Egitto, considerando che la polizia del Cairo ha fermato nei giorni scorsi diversi palestinesi che da lì intendevano entrare in Israele per compiere attentati.

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Casa delle violenze , paese incredulo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 04-02-2008)

 

"Casa delle violenze", paese incredulo Rionero Tanto il clamore all'indomani dell'arresto dei responsabili del Centro Deborah Di Vincenzo RIONERO Restano in carcere in attesa dell'interrogatorio da parte del magistrato i tre responsabili della comunità di recupero "Resto d'Israele" (sita in località San Mariano a Rionero Sannitico), arrestati dai carabinieri della Compagnia di Isernia perchè ritenuti responsabili di maltrattamenti nei confronti dei giovani ospiti della struttura. Home Molise prec succ Contenuti correlati Pizzi...cati al Senato Pirelli, l'arte nel viaggio. Fotografia, grafica e design in mostra a Milano Storace: 'Ampio consenso? In tipografia per i manifesti' USA, aspettando il "Super Tuesday" Il Governo supererà lo scoglio della fiducia? Il mondo politico si stringe al leader di Forza Italia Una storia che ha "spiazzato", e non poco, i cittadini del piccolo centro dell'Alto Volturno. Per le strade, nei bar la frase più ricorrente è stata "Non è possibile!", accanto ad affermazioni del tipo: "Lo sapevo che c'era qualcosa di strano!". La comunità di recupero aveva trovato "casa" nel 2004 nella vecchia scuola di San Mariano, una piccola frazione a pochi chilometri dal centro, in cui risiedono una decina di famiglie. Da allora il "Resto d'Israele" ospita ragazzi con problemi di droga provenienti da altre regioni soprattutto. Un posto lontano dal caos, in aperta campagna, dove i ragazzi allevano animali, lavorano la terra, vivono a stretto contatto con la natura. Solo di domenica li si vede in paese, dove prendono posto tra i banchi della Chiesa Madre per assistere alla celebrazione della Santa Messa. Poi questa brutta storia. Saltata fuori l'altra sera, con l'arrivo di una decina di auto dei carabinieri. E gli arresti. Con accuse pesantissime. I dettagli dell'operazione dell'Arma, denominata "Arcobaleno" sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, tutto ha avuto inizio un paio di mesi fa dopo la denuncia dei familiari di alcuni giovani ospitati nella struttura. Hanno raccontato ai militari dei maltrattamenti a cui sarebbero stati sottoposti i ragazzi e che in alcuni casi sarebbe stata vietata loro la visita alla struttura. è scattata così l'indagine, fatta di accertamenti ed appostamenti, che hanno consentito ai militari della Compagnia di Isernia di trarre in arresto i responsabili del centro di recupero, tutti incensurati. Secondo quanto riferito, i carabinieri hanno raccolto anche le testimonianze di alcuni cittadini del posto che hanno raccontato di aver udito delle grida provenire dalla comunità. "L'operazione è stata denominata "Arcobaleno" perchè - ha affermato il capitano dei carabinieri di Isernia, Nino De Luca - ha i colori della speranza e sia di auspicio affinchè tali episodi non accadano più in una provincia definita tranquilla, dove, comunque, avvengono cose spiacevoli dai pesanti risvolti non solo penali ma anche etici". La struttura, almeno per il momento, non è stata chiusa. E sono diversi i ragazzi che hanno deciso di rimanere in comunità. Vai alla homepage 04/02/2008.

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Israele, due kamikaze al centro commerciale di Dimona: tre morti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)

 

Di Redazione - lunedì 04 febbraio 2008, 12:46 Gerusalemme - Esplosione nel centro commerciale di Dimona, nel Neghev. Secondo le prime informazioni si tratterebbe di un attacco suicida. Al momento i morti sarebbero tre. Il mall center era molto affollato al momento della deflagrazione. Si tratta del primo attentato kamikaze in Israele dopo oltre un anno. "Abbiamo udito una forte esplosione e visto la gente che correva - ha raccontato un negoziante alla radio dell'esercito -. Ho visto volare brandelli di carne umana". La stessa emittente parla di "esplosione accidentale, dovuta a una bombola di gas". Due kamikaze Sarebbero due i kamikaze che si sono fatti esplodere questa mattina all'interno del centro commerciale di Dimona, in Israele. Lo rivelano fonti della sicurezza israeliana alla Tv satellitare al Arabiya. Gli attentatori si sarebbero fatti esplodere usando bombole di gas all'interno del centro commerciale in un momento di intenso afflusso di clienti. Il bilancio provvisorio delle vittime è di tre morti e una decina di feriti. Tra le tre persone decedute ci sarebbero anche i due attentatori ed un poliziotto che - dopo l'esplosione del primo ordigno - avrebbe aperto il fuoco contro il secondo terrorista, mentre tra i feriti ci sarebbero anche degli arabi israeliani. Erano di Gaza i due kamikaze. Uno di essi è originario di Rafah, l'altro di Khan Yunes, secondo le fonti. Uno degli uccisi sarebbe un militante delle Brigate dei martiri di al-Aqsa (al Fatah) e l'altro della Jihad islamica. I loro nomi, per il momento, non vengono resi noti. Rivendicazione Le Brigate dei Martiri di al Aqsa, braccio armato del movimento palestinese al Fatah, ha rivendicato l'attentato. In una mail inviata all'Associated Press, al Aqsa ha spiegato di avere condotto "un'operazione di martirio a Dimona". Secondo quanto si è appreso da altre fonti, il gruppo avrebbe condotto l'attentato insieme ad altre due organizzazioni, il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina e le Brigate Unite per la Resistenza. Infiltrazioni dall'Egitto Le autorità israeliane legano questo attentati all'apertura del confine tra Gaza e l'Egitto, considerando che la polizia del Cairo ha fermato nei giorni scorsi diversi palestinesi che da lì intendevano entrare in Israele per compiere attentati. E spari di gioia sono stati esplosi a Rafah, nel Sud della Striscia di Gaza, quando miliziani palestinesi hanno appreso dell'attentato di Dimona. La paternità dell'attentato non è stata ancora rivendicata. Secondo alcuni osservatori è possibile che sia stato condotto dalla Jihad islamica. Il movimento di resistenza islamico Hamas, che da giugno ha assunto il controllo della Striscia di Gaza e ha costretto il presidente palestinese Abu Mazen a riparare nella Cisgiordania occupata, ha commentato l'attentato dicendo che si è trattato di "un atto eroico" e "la naturale risposta ai crimini commessi dall'occupazione".

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Attentato a Dimona, 3 morti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 04-02-2008)

 

La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.140 del 04/02/2008 Home Cronaca Politica Esteri Economia Scienze Spettacolo Cultura Sport Focus Esteri Attentato suicida in Israele Attentato a Dimona, 3 morti Nella cittadina del deserto del Negev Dimona, 4 feb. Una tragedia annunciata. Questa mattina, alle 10:10 ora locale, 9:10 in Italia, in un centro commerciale della cittadina nel sud israeliano un estremista votato al suicidio si é fatto esplodere, il secondo é stato neutralizzato. Le nostre fonti di intelligence da Israele comunicano che il primo terrorista indossava un gilet imbottito con 5-10 kg di esplosivo. Egli era accompagnato da un secondo attentatore che é stato abbattuto da un ufficiale di Polizia israeliano prima che potesse azionare il detonatore, con tutta probabilità il secondo terrorista si sarebbe fatto esplodere all'arrivo dei soccorritori, causando ancora più danni, e soprattutto sorprendendo più persone sul luogo dell'attentato. Sembra che i morti siano 3 e i feriti 10. Dimona é il centro operativo del programma nucleare israeliano. La penetrazione nella città da parte dei terroristi deve essere stata pianificata con grande cura e può essere stata favorita dalle locali guide beduine, padrone da millenni della conoscenza del territorio circostante. Gli attentatori potrebbero essersi infiltrati sia dal Sinai che dalla zona della West Bank nelle vicinanze di Hebron. Il sud di Israele, come riportato dalle corrispondenze dei giorni passati da Israele per La Voce, é in allerta rosso per il terrorismo da almeno dieci giorni, a seguito dell'infiltrazione di terroristi palestinesi attraverso il confine incontrollato fra Gaza e l'Egitto. L.Di G.

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Kamikaze in azione a Dimona Morti al centro commerciale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 04-02-2008)

 

Mobile email stampa ATTENTATO IN ISRAELE Kamikaze in azione a Dimona Morti al centro commerciale Un palestinese si è fatto esplodere all'interno di un centro commerciale, il complice invece è stato ucciso prima che potesse attivare il detonatore del giubbotto-bomba. I feriti sono una quindicina Home Esteri prec succ Contenuti correlati Attentato a Beirut Israele vuole isolarsi dalla striscia di Gaza Sventato attentato a Barcellona Arrestati 15 integralisti islamici Attentato e strage a Kabul, Andrea Angeli: "Sono salvo" Il presidente Bush in Israele: "Teheran è una minaccia per la pace mondiale" Bomba contro i miltari: feriti tre soldati irlandesi Pronto il nuovo bulldozer "da guerra" Gerusalemme, 4 febbraio 2008 - L'incubo del terrorismo suicida palestinese è tornato oggi in Israele alle 10.30 di mattina (un'ora prima in Italia) quando un attentato ha fatto tremare le mura del centro commerciale di Dimona, a dieci chilometri di distanza dalla centrale nucleare israeliana nel Neghev. Si è trattato di un duplice attentato, realizzato solo in parte. In base ai piani, il primo kamikaze si è fatto esplodere di fronte a un caffé, mentre aveva attorno centinaia di persone. Sono seguiti momenti drammatici, perché mentre si prestavano i primi soccorsi è stato notato che uno dei feriti indossava un corpetto esplosivo. Un ufficiale della polizia è' intervenuto e ha sparato alla testa dell'uomo-bomba. Ma con le ultime forze residue questi ha cercato di tirare la cordicella del proprio corpetto, con 15 chilogrammi di esplosivo. L'ufficiale gli ha sparato ancora, evitando così la seconda esplosione: quella che nelle intenzioni degli attentatori avrebbe dovuto mietere i soccorritori. Il bilancio dell'attentato, per il momento, è di tre morti: i due attentatori ed una donna israeliana. In un ospedale di Beer Sheva sono stati ricoverati 15 feriti: uno di essi versa in condizioni disperate. Gli artificieri della polizia israeliana stanno tentando di disinnescare il giubbotto esplosivo del secondo attentatore servendosi di un robot. Le prime rivendicazioni giunte da Gaza vedono la sigla delle Brigate dei martiri di al-Aqsa, ossia di al-Fatah. Anche la Jihad islamica, i Comitati di resistenza popolare e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina affermano di aver partecipato all'attentato. Ucciso leader dei Comitati di Resistenza Popolare da raid israeliano - IRAN Ahmadinejad lancia il primo razzo del centro spaziale.

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Kamikaze in azione a Dimona Morti al centro commerciale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 04-02-2008)

 

Mobile email stampa ATTENTATO IN ISRAELE Kamikaze in azione a Dimona Morti al centro commerciale Un palestinese si è fatto esplodere all'interno di un centro commerciale, il complice invece è stato ucciso prima che potesse attivare il detonatore del giubbotto-bomba. I feriti sono una quindicina Home prec succ Contenuti correlati Attentato a Beirut Israele vuole isolarsi dalla striscia di Gaza Sventato attentato a Barcellona Arrestati 15 integralisti islamici Attentato e strage a Kabul, Andrea Angeli: "Sono salvo" Il presidente Bush in Israele: "Teheran è una minaccia per la pace mondiale" Bomba contro i miltari: feriti tre soldati irlandesi Pronto il nuovo bulldozer "da guerra" Gerusalemme, 4 febbraio 2008 - L'incubo del terrorismo suicida palestinese è tornato oggi in Israele alle 10.30 di mattina (un'ora prima in Italia) quando un attentato ha fatto tremare le mura del centro commerciale di Dimona, a dieci chilometri di distanza dalla centrale nucleare israeliana nel Neghev. Si è trattato di un duplice attentato, realizzato solo in parte. In base ai piani, il primo kamikaze si è fatto esplodere di fronte a un caffé, mentre aveva attorno centinaia di persone. Sono seguiti momenti drammatici, perché mentre si prestavano i primi soccorsi è stato notato che uno dei feriti indossava un corpetto esplosivo. Un ufficiale della polizia è' intervenuto e ha sparato alla testa dell'uomo-bomba. Ma con le ultime forze residue questi ha cercato di tirare la cordicella del proprio corpetto, con 15 chilogrammi di esplosivo. L'ufficiale gli ha sparato ancora, evitando così la seconda esplosione: quella che nelle intenzioni degli attentatori avrebbe dovuto mietere i soccorritori. Il bilancio dell'attentato, per il momento, è di tre morti: i due attentatori ed una donna israeliana. In un ospedale di Beer Sheva sono stati ricoverati 15 feriti: uno di essi versa in condizioni disperate. Gli artificieri della polizia israeliana stanno tentando di disinnescare il giubbotto esplosivo del secondo attentatore servendosi di un robot. Le prime rivendicazioni giunte da Gaza vedono la sigla delle Brigate dei martiri di al-Aqsa, ossia di al-Fatah. Anche la Jihad islamica, i Comitati di resistenza popolare e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina affermano di aver partecipato all'attentato. Ucciso leader dei Comitati di Resistenza Popolare da raid israeliano - IRAN Ahmadinejad lancia il primo razzo del centro spaziale.

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Spari contro l'ambasciata di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 04-02-2008)

 

Oggi è Lun, 04 Feb 2008 Edizione 23 del 02-02-2008 Mauritania Spari contro l'ambasciata di Israele di Giorgio Bastiani Brusco risveglio per l'ambasciatore israeliano in Mauritania: alle 2,20 di ieri mattina, colpi di arma da fuoco hanno raggiunto l'ambasciata di Israele a Nouakchott, ferendo tre persone all'esterno dell'edificio, tra cui una donna di nazionalità francese. L'attacco terroristico, condotto al grido di "Allah u Akhbar" non giunge del tutto inaspettato. Si tratta infatti dell'ultimo di una serie di atti di ostilità da parte degli integralisti islamici locali contro l'Occidente e Israele. Il 24 dicembre erano stati uccisi quattro cittadini francesi. Ed è di poche settimane fa l'annullamento della storica gara Parigi-Dakar (è la prima volta che viene cancellata dal 1979) proprio a causa delle minacce terroristiche in territorio mauritano. Il governo aveva attribuito tutta la colpa ad Al Qaeda nel Maghreb. E c'è da dire che il gruppo terroristico è sempre più forte e consolidato nel Sahara occidentale, dall'Algeria alla costa atlantica, sia a causa dell'impossibilità di controllare confini così vasti e inabitati, sia perché manca una forte presenza militare occidentale nella regione, nonostante gli sforzi compiuti dagli Usa nell'ambito della missione Trans-Sahara Counter Terrorism Initiative. Ma l'atto di terrorismo contro l'ambasciata israeliana potrebbe provenire anche da formazioni non direttamente legate ad Al Qaeda. La Mauritania è uno dei primi governi musulmani (assieme a Giordania ed Egitto) ad aver stabilito normali relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico. Ma, stando alla testimonianza dell'ambasciatore Boaz Bismut, i media locali avevano seguito il blocco della striscia di Gaza "in modo persino esagerato". E prima degli spari contro l'ambasciata, erano state organizzate imponenti manifestazioni di protesta contro Israele.

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"Quale futuro per la Palestina?" Se ne discute l'1 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 04-02-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)

 

ALL'AVOGADRO "Quale futuro per la Palestina?" Se ne discute l'1 Jamil Hilal da Ramallah è un apprezzato sociologo palestinese. Ha coordinato e diretto ricerche su povertà, sottosviluppo e stato sociale in Palestina, pubblicando tra l'altro numerosi articoli e svariati libri sulla questione mediorientale. Ora è in Italia per presentare il volume da lui curato "Palestina quale futuro? La fine della soluzione dei due stati" (Jaca Book 2007). Il primo appuntamento sarà venerdì 1 febbraio alle 20,15 nell'Aula Magna dell'Istituto Avogadro, via Rossini 18. Ne seguiranno altri a Milano, Varese e Roma. L'incontro torinese, che vedrà anche la partecipazione di Gianni Vattimo, si annuncia particolarmente "caldo" perché cade in un momento delicato. Gli organizzatori della Fiera del Libro 2008 hanno invitato Israele come ospite d'onore della kermesse, suscitando l'irritazione del mondo intellettuale arabo - lo scrittore Ibrahim Nasrallah diserterà la manifestazione - e dei gruppi di solidarietà italo-palestinesi, che promettono di boicottare il Salone. Alfredo Tradardi farà il punto della situazione nel suo intervento "Contro l'occupazione israeliana della Fiera del Libro di Torino". L'incontro sarà presentato da Giorgio S. Frankel, moderatrice Diana Carminati. Ingresso libero, info@ism-italia.it.

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Israele, due kamikaze a Dimona: tre le vittime (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)

 

Di Redazione - lunedì 04 febbraio 2008, 15:19 Gerusalemme - Esplosione nel centro commerciale di Dimona, nel Neghev. Secondo le prime informazioni si tratterebbe di un attacco suicida. Al momento i morti sarebbero tre. Il mall center era molto affollato al momento della deflagrazione. Si tratta del primo attentato kamikaze in Israele dopo oltre un anno. "Abbiamo udito una forte esplosione e visto la gente che correva - ha raccontato un negoziante alla radio dell'esercito -. Ho visto volare brandelli di carne umana". La stessa emittente parla di "esplosione accidentale, dovuta a una bombola di gas". Due kamikaze Sarebbero due i kamikaze che si sono fatti esplodere questa mattina all'interno del centro commerciale di Dimona, in Israele. Lo rivelano fonti della sicurezza israeliana alla Tv satellitare al Arabiya. Gli attentatori si sarebbero fatti esplodere usando bombole di gas all'interno del centro commerciale in un momento di intenso afflusso di clienti. Il bilancio provvisorio delle vittime è di tre morti e una decina di feriti. Tra le tre persone decedute ci sarebbero anche i due attentatori ed un poliziotto che - dopo l'esplosione del primo ordigno - avrebbe aperto il fuoco contro il secondo terrorista, mentre tra i feriti ci sarebbero anche degli arabi israeliani. Erano di Gaza i due kamikaze. Uno di essi è originario di Rafah, l'altro di Khan Yunes, secondo le fonti. Uno degli uccisi sarebbe un militante delle Brigate dei martiri di al-Aqsa (al Fatah) e l'altro della Jihad islamica. I loro nomi, per il momento, non vengono resi noti. Rivendicazione Le Brigate dei Martiri di al Aqsa, braccio armato del movimento palestinese al Fatah, ha rivendicato l'attentato. In una mail inviata all'Associated Press, al Aqsa ha spiegato di avere condotto "un'operazione di martirio a Dimona". Secondo quanto si è appreso da altre fonti, il gruppo avrebbe condotto l'attentato insieme ad altre due organizzazioni, il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina e le Brigate Unite per la Resistenza. Infiltrazioni dall'Egitto Le autorità israeliane legano questo attentati all'apertura del confine tra Gaza e l'Egitto, considerando che la polizia del Cairo ha fermato nei giorni scorsi diversi palestinesi che da lì intendevano entrare in Israele per compiere attentati. E spari di gioia sono stati esplosi a Rafah, nel Sud della Striscia di Gaza, quando miliziani palestinesi hanno appreso dell'attentato di Dimona. La paternità dell'attentato non è stata ancora rivendicata. Secondo alcuni osservatori è possibile che sia stato condotto dalla Jihad islamica. Il movimento di resistenza islamico Hamas, che da giugno ha assunto il controllo della Striscia di Gaza e ha costretto il presidente palestinese Abu Mazen a riparare nella Cisgiordania occupata, ha commentato l'attentato dicendo che si è trattato di "un atto eroico" e "la naturale risposta ai crimini commessi dall'occupazione".

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Per la verità, sarebbe fin troppo facile condannare il boicottaggio della Fiera del Libro di To (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

 

Rino (per aver invitato quest'anno Israele, come altri Stati in passato e in futuro), da parte di uomini di cultura, invocando contro di loro le ragioni della cultura. Perché è proprio della politica della cultura pretendere il diritto alla libertà di espressione e alla libertà di dialogare con uomini di culture diverse, al di sopra di tutte le frontiere della politica. Come possa un "intellettuale" voler far tacere altri intellettuali, senza accorgersi che sta tradendo la sua vocazione di uomo di cultura, mi riesce difficile capire. Non faccio che rievocare le idee di Umberto Campagnolo e di Norberto Bobbio, profeti del nostro tempo, quando parlo della "politica della cultura" come di qualcosa di autonomo dalla politica; o meglio, come di una componente essenziale ed autonoma della formazione delle coscienze e delle idee politiche, in quanto portatrice, per sua natura, di un'idea alta della politica; di una visione della storia come storia di un'umanità che faticosamente ricerca la composizione dei suoi conflitti nel nome di un destino comune di tutti gli uomini, di cui gli "uomini di cultura", volgendo lo sguardo al di là di tutte le barriere ideologiche o nazionali, debbono sentirsi portatori, nella speranza di trascinare con sé gli uomini e la storia. La politica della cultura come "politica del dialogo" fra diversi ("in principio" non c'è solo il "logos", ma il dialogo), è qualcosa di così radicato nella coscienza di chi ha cercato di scoprire un qualche lume di speranza nella storia crudele del nostro tempo, da rendere inaccettabile, e quasi incomprensibile, ogni presa di posizione contro la libertà di parola in qualsiasi luogo e momento, e più che mai in una "fiera del libro". No, non è in difesa del diritto degli scrittori d'Israele ad essere, quest'anno, invitati come protagonisti a Torino, che mi sembra necessario scendere in campo. Ma in difesa d'Israele, visto che è contro lo Stato d'Israele, nel 60° anniversario della sua fondazione per scelta e volontà dell'Onu, che si vuole manifestare quando si nega il diritto di questo Stato ad essere accolto quest'anno come "ospite d'onore" alla Fiera torinese. E' giusto che io metta le carte in tavola, per chi già non le conoscesse. Quando, nel 1948, tutti gli Stati arabi proclamarono la loro ferma decisione di distruggere con i loro eserciti il nuovo Stato, "buttando a mare tutti gli ebrei", come allora dicevano con la convinzione di chi, sulla carta, era dieci volte più forte del piccolo, neonato Stato ebraico, pensai che un ebreo che come me fosse scampato alla Shoah avesse il dovere di andare a condividere la sorte di quegli altri sopravvissuti. Con nostra sorpresa, pochi e male armati come eravamo, non fummo buttati a mare. Ricordo molto bene la felicità dei miei compagni quando la guerra finì (era la notte del 31 dicembre del 1948). Con somma ingenuità, brindammo alla pace che pensavamo raggiunta. Altro non volevano, i miei compagni israeliani, che vivere in pace con "gli arabi", come allora si diceva. E a guerra finita io me ne ritornai al mio Paese. Ma non era finita. Il rifiuto del diritto d'Israele ad esistere, nonostante i trattati di pace conclusi molti anni dopo con i due principali vicini, Egitto e Giordania, ha ancora i suoi convinti sostenitori; non tanto fra i Palestinesi (che sono in maggioranza pronti ad accettare una pace fra due Stati indipendenti, Israele e Palestina), quanto in una minoranza fondamentalista presente nel mondo arabo e islamico, che continua ad annunciare come imminente e certa la fine d'Israele, e che a tal fine si oppone con tutte le forze al negoziato di pace. Perché ad altro non mirano i missili lanciati da Hamas ogni notte contro città israeliane dalla Striscia di Gaza (che un governo guidato dal "falco" Sharon evacuò usando la forza contro i coloni), se non a sabotare, provocando inevitabili reazioni israeliane, le trattative fra Olmert e Abu Mazen. Il cammino della pace è già abbastanza ricco di ostacoli, senza che si aggiunga l'incoraggiamento che viene dato ai nemici della pace da chi dichiara giusto "boicottare" Israele, chiudendo la bocca a quegli scrittori israeliani che, detto sia fra parentesi, sono fra i più convinti sostenitori delle ragioni dei palestinesi e della causa della pace. Mi unisco all'auspicio di A. B. Yehoshua: che ospite della Fiera del Libro possa essere, l'anno prossimo, una Palestina indipendente (poteva diventare realtà già all'alba del '49, se solo gli Stati arabi l'avessero voluto!). La nascita di uno Stato palestinese (lo sapeva bene Rabin, oggi lo ha compreso perfino Olmert!) è la sola definitiva garanzia della sopravvivenza nei secoli dello Stato d'Israele; mentre il conflitto ancora aperto è una miccia accesa in una polveriera che minaccia tutti noi. E' follia contribuire a tenerla accesa.

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Su Israele alla Fiera una polemica utile Scrivo alla redazione della Stampa, gior (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

 

Nale che leggo da una vita, in quanto desidero esprimere il mio parere da cittadina qualunque sulla polemica nata riguardo all'invito di Israele alla Fiera del libro di Torino. Premetto che io non sono ebrea, e pertanto non sono di parte anche se ritengo sia gli israeliani che gli ebrei in genere persone intelligenti e capaci, quindi non di parte sulle loro questioni. Scrivo per dire Basta!!! Sì basta inveire sempre e comunque su Israele, sulla sua politica, sul suo modo di vivere, questo lo dico a tutti, alla sinistra soprattutto, e alla destra. Ma dove si è mai visto cercare sempre e comunque di analizzare la politica di uno stato, e poi sempre lo stesso. Siamo mai andati a vedere il Kenya e la sua pulizia etnica in atto? E la guerra infinita del Darfur? No, noi europei ci preoccupiamo solo della politica di Israele. Dovremmo vergognarci: Israele esiste da 60 anni e credo abbia il diritto di essere considerata una nazione, a tutti gli effetti, non dico che tutti i governi siano stati eccellenti, ma questo è un discorso politico. Anche noi italiani non credo potremmo vantarci di tutti i nostri governi! Alla scrittrice Suad Amiry che venerdì 1 febbraio, scriveva che non voleva festeggiare con Israele, dico che sono molto dispiaciuta come sua lettrice che una persona che ho sempre stimato, possa essere così di parte e in malafede. Ma lo sa la cara signora cosa significa vivere a Sderot, dove i razzi lanciati dai suoi concittadini sulla testa di donne, bambini e uomini che hanno come unica colpa quella di vivere in una nazione che è la loro a tutti gli effetti? Perché la cara signora e come lei tutti questi scrittori che chiedono il boicottaggio della fiera del libro di Torino, non si attivano con altrettanta solerzia e chiedono al governo di Hamas, di smettere davvero con la violenza, e con l'acquisto di armi che va a discapito di una popolazione civile che vorrebbe scuole che non ha, fognature che non ha, case che non ha. Mentre la sua classe dirigente gode di privilegi e conti all'estero ben documentati. Chiedo con forza agli organizzatori di questo splendida fiera del libro di non lasciarsi intimorire, da persone che colte e buone non sono. La cultura è dialogo e chi non vuole il dialogo è una persona in malafede. DIANA ZINGARO La polemica intorno alla Fiera del Libro di Torino mi pare sia alla fine molto utile: nella sua incredibile pretesa, la richiesta di boicottare Israele, è servita a svelare tutti i molti retropensieri che ci sono sulla questione israeliana. Il fatto che persino il mondo della cultura, che è appunto simbolo di libertà, abbia discusso con durezza e sincerità in merito, è stato utile. Per quel che mi riguarda, sono d'accordo con la signora Zingaro. Ma noto anche gli integralismi culturali sono stati, del resto, cancellati con parole pacate dagli stessi dirigenti di quell'aria politica. Vedi Bertinotti e Russo Spena.

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Riforme in quattro e quattr'otto Riforme in quattro e quattr'otto? E chi ne parl (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

 

A almeno dal Sessantotto? ALBERTO ARBASINO Partito democratico e faccia tosta Illustri esponenti del Partito Democratico hanno affermato che è meglio cambiare l'attuale legge elettorale perché può essere giudicata anticostituzionale facendo annullare il risultato delle prossime elezioni. Che faccia tosta avete! Prodi è stato eletto con la stessa legge e per voi tutto era regolare, ora che sapete di perdere le elezioni ogni espediente è buono per allontanarle. Se non siete stati in grado di governare la colpa è solo vostra ed è giusto che si voti al più presto. SALVATORE BENATI, TORINO Quanta fretta Monsieur Sarkozy Non vorrei essere nei panni di Sarkozy, ossia di un uomo che deve aver sofferto moltissimo per la separazione da Cécilia e che ora gestisce secondo me con troppa fretta il suo amore per Carla Bruni. Non vorrei essere nei panni dello statista perché quando vivi troppo intensamente una situazione del genere il rischio che i sentimenti cambino dall'oggi al domani è forte. In altre parole che uno dei due un giorno si svegli e si senta improvvisamente stanco del ménage in corso. MATTEO COGORNO, RIVA TRIGOSO (GE) Monnezza a Napoli e varia illegalità La questione rifiuti a Napoli è servita a chiarire la realtà di fatti e comportamenti. Caduta la presunzione assurda dell'onestà della sinistra, è emerso che la sinistra non è neppure in grado di risolvere i problemi dei rifiuti. La camorra è usata spesso come comodo alibi. Abbiamo visto cittadini mobilitarsi con azioni al limite della guerriglia urbana. Purtroppo non avviene nulla di simile per contrastare gl'infiniti fenomeni negativi che inquinano la città ben più dell'immondizia. GIORGIO CORSI Quando muore una "grande donna" Molto bello e coinvolgente l'articolo di Carlo Rossella a ricordo della mamma dell'on. Silvio Berlusconi. Ora però mi aspetto un uguale "trattamento" per la morte di ogni "grande donna - o figura simile - che sia dietro ad un grande uomo (italiano)", altrimenti potrebbe sembrare la solita... sviolinata! GIUSEPPE DEVECCHI Autoriduzione dei partiti Sono uno dei tanti delusi che difficilmente esprimeranno il proprio voto alle prossime elezioni. Le recenti esperienze hanno dimostrato che non basta l'adesione dei partiti ad uno stesso programma per garantire la governabilità. Pertanto se è vero che il maggiore ostacolo è l'ammucchiata di partiti e partitini, perché questi non si danno spontaneamente una moratoria per limitare a 4 o 5 il numero di componenti di una coalizione? CLAUDIO DE ROSA, PAVONE C.SE Fiera del Libro / 1 Gli appelli assurdi Non sono mai stato alla Fiera del libro di Torino ma, dopo l'appello al boicottaggio di un intellettuale palestinese, ci andrò se possibile tutti i giorni, in nome della pace e della tolleranza. Bisogna dire basta a tutti gli integralismi e a chi, come certa sinistra alla quale mi vergogno di appartenere, al lancio dei missili kassam o ai libri scolastici di Gaza (pagati con i nostri soldi) che inneggiano alla distruzione di Israele, eccepiscono e distinguono, sdoganando di fatto terrorismo e odio. PROSPERO FONDA Fiera del Libro / 2 Bugie di Ramadan Questo è il Tariq Ramadan, l'intellettuale che invita a boicottare la Fiera del Libro di Torino, il moderato che piace tanto agli estremisti italiani tanto da essere stato invitato a suo tempo in una università a declamare le sue coraniche menzogne. Puntuale nel condannare che ad Israele sia stato riservato l'invito come ospite d'onore alla Fiera del Libro, perché non si può approvare nulla che venga da Israele, ripetendo per l'ennesima volta una spudorata bugia sull'assedio e la distruzione di Gaza. CARLO FERRAZZA Cade il governo e brindiamo? Sono ancora assai amareggiata per la caduta del governo e ancor di più per il modo in cui questa caduta si è realizzata. So bene che molti, a differenza di me, hanno gioito. Il giorno dopo le ho sentite io le voci, piuttosto scomposte, della fornaia e di altri commercianti della via in cui abito a Vicenza che, spiritosa (tale si riteneva), chiedeva se avevano brindato a spumante o champagne. Ma è proprio questo il punto: si può sghignazzare sulla caduta del governo, a un terzo di legislatura, nel momento in cui, fatto ritenuto eccezionale da autorevoli osservatori stranieri, già il governo Prodi poteva vantare concretissimi successi in campo economico? Si ripetono ossessivamente, come nella pubblicità, slogan falsi o quantomeno non giustificati ("Il governo Prodi il peggiore della storia repubblicana") senza che nei salotti televisivi e nelle interviste nessuno chieda conto delle affermazioni fatte. CARLA PONCINA, VICENZA Se la madre rifiuta il neonato Domenica sera il professor Flamigni, noto ginecologo, commentava la dichiarazione dei suoi colleghi universitari romani sulla obbligatorietà della rianimazione per i neonati prematuri. Il ginecologo ha sostenuto che anche in questi casi esiste il diritto del "paziente" a "rifiutare la cura" che può essere esercitato dai genitori. In questi casi il bambino si è separato dal corpo della madre ed esiste il diritto di rifiutare il frutto della gravidanza lasciandolo alle cure dell'ospedale. Mi domando che significato debba assumere per lo Stato il "rifiuto delle cure" e la conseguente morte del neonato. GIUSEPPE ROMITI.

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Dario Fo e Moni Ovadia suggeriscono la via di un compromesso Abbattere gli steccati (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

 

Dario Fo e Moni Ovadia suggeriscono la via di un compromesso "Abbattere gli steccati" [FIRMA]EMANUELA MINUCCI TORINO Una telefonata di un quarto d'ora ieri mattina. A prendere l'iniziativa è stato il premio Nobel per la letteratura Dario Fo, subito dopo aver letto i giornali sulle polemiche scatenate dalla presenza di Israele come ospite d'onore alla Fiera del libro. "Io ho già un'idea precisa in merito, ma ora voglio sentire che ne pensa il mio amico Moni Ovadia". E si sono trovati a pensare all'unisono: "Respingere con forza il boicottaggio, ma invitare con pari dignità i due ospiti: Israele e Palestina". Poi hanno spiegato, con parole diverse gli stessi concetti pacificatori: "La gaffe politica - ha detto il premio Nobel - è stata commessa perché in un momento grave come questo, con gli stessi intellettuali pacifisti di Israele che condannano il blocco di Gaza, non si salvaguarda la pace invitando soltanto Israele". Incalza: "Soltanto offrendo la stessa opportunità anche alla Palestina si realizza davvero un intervento pacificatore". E ancora, riferendosi a quanto sostenuto dal sindaco Chiamparino: "Torino sarà anche la città di Primo Levi, ma è anche popolata di gente che viene dall'Africa e in particolare dalla Palestina: insomma bisognava saper approfittare di un momento come questo per creare una situazione positiva, allargare la visione dei problemi, anziché restringerla". Anche Moni Ovadia, ebreo, attore e autore di teatro, ritiene - come ha confidato all'amico Dario Fo - che l'unica soluzione a questo impasse sia abbattere il più possibile gli steccati: "Che cosa c'è di meglio della cultura per affrontare in modo alto questi problemi? C'è una fiera? E allora ci saranno due temi, e avranno lo stesso diritto di cittadinanza. Perché se è vero che gli scrittori di Israele sono fra i più importanti e fecondi del mondo intero è altresì vero che è davvero difficile parlare di questo Stato facendo finta che non esista un problema Palestina".

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Soc Gen, il ministro accusa: I controlli non hanno funzionato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 05-02-2008)

 

Soc Gen, il ministro accusa: "I controlli non hanno funzionato" ? PARIGI ? LA SETTIMANA è iniziata per la Societé Generale con un lunedì nero. Il fronte giudiziario, legato allo scandalo provocato da maxiperdite per oltre 7 miliardi di euro, si è infatti allargato, raggiungendo anche l'altra sponda dell'Atlantico, mentre a Parigi il governo ha severamente criticato il suo sistema di controllo interno che, ha detto il ministro dell'economia Christine Lagardé, "non ha funzionato". I mercati hanno anche accolto negativamente la rivelazione del quotidiano Le Monde secondo cui le perdite subite con la liquidazione delle posizioni di 50 miliardi prese a sua insaputa dal trader Jerome Kerviel non erano di 4,9 miliardi ma di 6,3 miliardi. Ne hanno patito le azioni, che ieri hanno ceduto il 4,77%. Ieri il presidente esecutivo Daniel Bouton ha anche dovuto presentarsi in tribunale per rispondere, assieme ad altri 140 imputati, alle accuse di riciclaggio aggravato per un traffico di assegni tra Francia e Israele per cui rischia fino a 10 anni di carcere. Intanto il Wall Street Journal on line ha rivelato che la Sec e il ministero della giustizia americano hanno deciso di aprire due inchieste per vedere più chiaro sullo scandalo della Soc Gen. - -->.

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"Fiera del Libro, Israele ci sarà" ? TORINO ? INDIETRO non si torna. Israele sarà il Paese ospite de... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 05-02-2008)

 

"Fiera del Libro, Israele ci sarà" ? TORINO ? INDIETRO non si torna. Israele sarà il Paese ospite della Fiera del Libro di Torino a maggio. La conferma dopo un incontro tra il presidente della Fiera Internazionale del Libro Rolando Picchioni, il direttore Ernesto Ferrero e il ministro plenipotenziario presso l'Ambasciata d'Israele in Italia, Elazar Cohen. E' stato "ribadito il carattere rigorosamente culturaledellamanifestazione". La Fiera "ha rinnovato la disponibilità ad accogliere quanti intendono promuovere e favorire un libero scambio culturale". - -->.

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Kamikaze a Dimona Israele sotto attacco Uno si fa esplodere, l'altro ucciso dalla polizia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 05-02-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))

 

Kamikaze a Dimona "Israele sotto attacco" Uno si fa esplodere, l'altro ucciso dalla polizia ? GERSUSALEMME ? L'INCUBO dei kamikaze, sopito da un anno, è tornato. In fuga dall'assedio di Gaza, due palestinesi hanno messo a segno il loro folle piano omicida colpendo Dimona, città simbolo del potere nucleare israeliano. A dieci chilometri dalla centrale atomica che fa invidia e terrore all'intero Medio Oriente, un kamikaze palestinese si è fatto esplodere ieri mattina sulla porta di un centro commerciale. Una donna israeliana è rimasta uccisa, altri dieci passanti feriti. Oltre al kamikaze, disintegrato dall'esplosione, è morto anche un secondo attentatore palestinese: prima investito dalla stessa deflagrazione del suo compagno, poi quando era a terra, colpito a morte da un ufficiale della polizia che lo ha freddato prima che potesse premere il pulsante della sua cintura esplosiva. I due attentatori sono stati identificati con i nomi di Luai al-Aghwani, 23 anni di Gaza, e Mussa Arafat, 24 anni di Khan Yunes. Louai ha lasciato un video-testamento nel quale prega Allah affinché il suo gesto ''possa restituire dignità al nostro popolo''. IL RISCATTO del popolo palestinese si è però spento su un marciapiede della città di Dimona, tra schizzi di sangue e carne maciullata, all'ingresso di un centro commerciale modestissimo e affollato di povera gente. Molti israeliani qui campano come possono, grattando sale sotto il sole infuocato del vicino Mar morto. Dimona è un simbolo soltanto per il nome della centrale atomica, ma il lusso del modernissimo impianto, visto da Dimona paese, sembra un altro mondo. Nel centro commerciale di Dimona i due attentatori sono arrivati a piedi. "Uno di loro era stanco, sporco, con la barba lunga" racconta un testimone. Il confine desertico con l'Egitto dista 80 chilometri, ma la zona pullula di contrabbandieri beduini. A parte la centrale, munitissima e irraggiungibile, il paese non è protetto. "Qui non ci sono mai state guardie, non siamo mica la centrale nucleare noi", commenta amara una donna che nel magazzino gestisce un piccolo negozi di profumi. L'attentato è avvenuto proprio mentre la Knesset (parlamento) discuteva del rapporto della Commissione Winograd sulla fallimentare guerra in Libano dell'estate 2006, che suona come un atto d'accusa per il premier Ehud Olmert, contestato in aula dai parenti dei soldati morti in quella guerra. Ma i kamikaze di Dimona hanno permesso al primo ministro di seguire il copione più consolidato dalla politica israeliana: "Siamo in guerra, il terrorismo sarà colpito ? ha esclamato Olmert ? Israele è minacciato da un terrorismo omicida. Siamo attaccati da Sud da Hamas, da Nord dagli Hezbollah e dall'Est (allusione all'Iran, ndr) c'è chi sobilla contro la nostra stessa esistenza". Al momento del voto. il governo l'ha spuntata di misura: 59 voti a favore, 53 contro. - -->.

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In Israele ritornano i kamikaze (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-02-2008)

 

L'attentato Due palestinesi entrano in un grande magazzino a Dimona: il primo si fa esplodere, l'altro viene colpito prima di riuscirci 05/02/2008.

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Israele, tornano i kamikaze tre morti e decine di feriti - stabile a pagina 11 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 05-02-2008)

 

Hamas esulta: un atto eroico Israele, tornano i kamikaze tre morti e decine di feriti STABILE A PAGINA 11 SEGUE A PAGINA 11.

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ISRAELETorna il terrore kamikaze: tre morti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 05-02-2008)

 

Stai consultando l'edizione del ISRAELETorna il terrore kamikaze: tre morti L'INCUBO del terrorismo suicida palestinese torna a scuotere Israele. L'attacco kamikaze in un centro commerciale: tre i morti. Gli attentatori venivano da Gaza. L'Anp condanna, Hamas plaude. De Giovannangeli a pagina 8.

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Spaccio nel circolo, vietato l'alcol - laura montanari (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 05-02-2008)

 

Pagina X - Firenze Perquisizione nel locale. Secondo la polizia irregolarità anche nel rilascio delle tessere Spaccio nel circolo, vietato l'alcol Due arresti al Montecarla, scatta il provvedimento del questore Un cittadino ucraino sorpreso in uno dei bagni mentre vendeva cocaina LAURA MONTANARI Quindici giorni col divieto di vendere alcolici e superalcolici. Di fatto per un locale notturno equivale a tirare giù il bandone e chiudere. Il provvedimento firmato dal questore Francesco Tagliente, è stato consegnato due giorni fa ai gestori del circolo Montecarla in via de' Bardi, un celebre punto di ritrovo giovanile nel centro storico. Tra i motivi che hanno portato alla decisione, è stato spiegato ieri in questura, la presenza di consumatori e spacciatori di sostanze stupefacenti all'interno del locale e la mancata osservanza delle normative sul rilascio delle tessere agli avventori. Gli agenti hanno anche arrestato due persone. Le indagini sono partite il 12 gennaio scorso quando i poliziotti di una volante erano intervenuti in un bed and breakfast nella zona di via Aretina per una presunta violenza sessuale. Una donna di 29 anni aveva raccontato di aver conosciuto un uomo, un rumeno, poche ore prima dentro un locale di via dei Bardi e di aver bevuto alcol e consumato cocaina insieme all'interno del circolo e di aver fatto tappa poi anche in altri locali. Quindi, sempre stando alla giovane, i due avevano dormito insieme e al risveglio il rumeno avrebbe preteso un rapporto sessuale. Nella notte tra venerdì e sabato gli agenti della sezione narcotici della squadra mobile, insieme agli investigatori della polizia amministrativa, hanno fatto scattare un controllo al Montecarla. Hanno effettuato anche una perquisizione all'interno del locale, in esecuzione di un decreto del pubblico ministero Giuseppina Mione che ha portato a due arresti per detenzione ai fini di spaccio e a quattro segnalazioni. In uno dei bagni del circolo, gli agenti hanno sorpreso un cittadino ucraino di 30 anni, Alexander Nicolaye, che cedeva cocaina a un giovane, un fiorentino di 22 anni. Lo spacciatore è stato arrestato, il cliente segnalato. In arresto anche un maghrebino di 23 anni, Abu Sherif, residente in Palestina, trovato con sette grammi di cocaina. Al piano di sopra del locale sono stati rintracciati tre pistoiesi, una 27enne, una 32enne e un 28enne, con addosso pochi grammi di hashish: tutti sono stati segnalati in prefettura come assuntori.

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In un mondo alla orwell bin laden ha già vinto - marek halter (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 05-02-2008)

 

Cultura IN UN MONDO ALLA ORWELL BIN LADEN HA GIà VINTO MAREK HALTER A ciò si aggiunge la detestabile tendenza dei nostri intellettuali e dei nostri giornalisti che, prima di condannare, cercano delle spiegazioni, persino delle scusanti. Niente mi fa adirare quanto la parola "disperazione" usata dopo ciascun cieco attentato, a Baghdad, a Nuova Delhi o a Gerusalemme. Niente m'indigna quanto la frase "Bisogna essere disperati per arrivare a questo" che in televisione accompagna spesso le immagini dei corpi devastati, compresi quelli dei kamikaze. Era un disperato, Robespierre, quando scriveva: "Il terrore non è altro che la giustizia pronta, severa, inflessibile"? Non ho mai potuto ammettere che in nome di un ideale, quale che sia, ci si arroghi il diritto di togliere una vita o di asservire un'esistenza. Pensavo e continuo a pensare che nessuna ideologia, nessun sogno, fosse pure universale, valga una vita umana. Tra i molteplici autori che ho visitato, soltanto Chateaubriand pare condividere così completamente e senza restrizioni la mia ira. In Memorie d'oltretomba scrive: "Mai l'assassinio sarà ai miei occhi un oggetto di ammirazione e un argomento di libertà; non conosco niente di più servile, di più disprezzabile, di più vile, di più ottuso di un terrorista". Il terrorismo moderno vide la luce nel 1869 con Necaev e il suo Catechismo del rivoluzionario, Kropotkin e i nichilisti russi. Il terrorismo contemporaneo invece è nato negli anni Sessanta del novecento tra i rivoluzionari anticolonialisti del Nordafrica. Molto prima della mondializzazione sia degli attentati sia dell'economia: all'epoca, ciascun paese affrontava il proprio terrorismo. In Spagna, l'Eta, pur facendo la guerra contro il fascismo, con i suoi atti terroristici persegui va un obiettivo nazionale. Il terrorismo gauchista o fascista che colpì l'Europa degli anni Settanta segnò un cambiamento di generazione: nato nel dopoguerra, i suoi autori sognavano rivoluzioni o controrivoluzioni sociali. Nella scia degli anarchici dell'ottocento, le organizzazioni quali la Raf in Germania, le Brigate rosse in Italia o Action directe in Francia partivano dal principio che ogni Stato è uno Stato terrorista. Si arrogavano allora il diritto di opporre il terrore al terrore al fine di costringere le democrazie borghesi a rivelare il loro vero volto e lanciare una repressione che, per contraccolpo, avrebbe provocato finalmente quella presa di coscienza popolare così a lungo sperata. Era per loro il primo passo verso la rivoluzione. Non riuscirono tuttavia a sconvolgere i loro Stati né a trascinarsi dietro una frazione rilevante della classe operaia. Soltanto alcuni intellettuali, fra cui Jean-Paul Sartre, mostrarono una compiacente attenzione ai loro discorsi. Il filosofo arrivò fino a fare visita a Andreas Baader, nel dicembre 1974, nella prigione di Stammheim, in compagnia dell'avvocato Klaus Croissant e di Daniel Cohn-Bendit. Il terrorismo usa l'assassinio come mezzo politico o ideologico. Non ho mai gustato queste gioie, nemmeno quando gli ebrei vi fecero direttamente ricorso contro l'occupazione britannica della terra di Israele. Le bombe messe dall'Irgun zwai leumi e dal gruppo Stern, che uccidevano alla rinfusa ufficiali britannici e passanti innocenti, mi rivoltavano. In compenso, ammiravo il sangue freddo dei combattenti dell'Haganah e del Palmach che avvertivano la popolazione e anche le famiglie dei soldati britannici dell'imminenza di un attentato, così come ammiravo i racconti dei nostri resistenti che non hanno mai attaccato le famiglie degli ufficiali della Wehrmacht, peraltro numerose sotto l'Occupazione. Sarebbe la differenza fra il terrorismo e la Resistenza? Questione di morale? Era, ricordo, il parere di Lucie Aubrac. Il terrorismo contemporaneo ha trovato alcuni riferimenti nel Piccolo manuale del guerrigliero urbano del brasiliano Carlos Marighela, forse il primo ad avere capito a che punto il terrorismo potesse servirsi dei media. Régis Debray ha ripreso questa idea in Rivoluzione nella rivoluzione. Quante volte ho visto la sua teoria confermarsi in occasione della prima e della seconda Intifada in Palestina? Ricordo gruppi di giovani armati di pietre che attendevano l 'arrivo dei reporter televisivi, allertati per telefono, per incominciare a molestare i militari israeliani. Si può rimproverare ai giornalisti di fare il loro lavoro? Potrebbero astenersi dal filmare un evento con il pretesto che le loro immagini rischiano di amplificare e di incoraggiare le azioni terroristiche? Vedendoli fare, ho capito perché il terrorismo era impossibile nei paesi totalitari. Non perché i terroristi siano mancati all'appello, ma perché la stampa era controllata. A farmi adirare ancora oggi è il vocabolario di certi giornalisti sulle sconvolgenti immagini delle madri che si graffiano il volto davanti ai corpi dilaniati dei figli. "Risultato di un attacco di ribelli", dicono taluni. Sì, usano spesso la parola "ribelle" e talora anche "combattente" o "resistente". In che cosa gli iracheni che massacrano centinaia di iracheni sono dei ribelli? è uccidendo i loro fratelli che resistono all'esercito americano? Ho sempre detto e ripetuto che la violenza incomincia dove termina la parola, ma le parole non devono mai giustificare la violenza. Con la mondializzazione e la delocalizzazione, il terrorismo ha cambiato ancora volto. è diventato transnazionale. La lotta palestinese per esempio interessa i suoi alleati e i suoi seguaci solo perché serve loro a mobilitare per altre cause. Niente di più. La questione dello Stato palestinese, in compenso, non li mobilita gran che. Il terrorismo moderno non mira a Israele in particolare, ma al mondo. Non si riferisce a tale o talaltra rivendicazione nazionale, ma al Corano. Al Qaeda ha rimpiazzato il Komintern, e Maometto Karl Marx. Gli ex comunisti che ho conosciuto al Cairo o a Alessandria pregano oggi per i Fratelli musulmani, con il rosario in mano. Francis Fukuyama scrive: "Il conflitto attuale è sintomatico di una battaglia di retroguardia condotta da quelli che si sentono minacciati dalla modernizzazione e quindi dalla sua componente morale, il rispetto dei diritti dell'uomo". Osserva inoltre che, per i terroristi islamici, il nemico assoluto è "il carattere laico della concezione occidentale dei diritti". Sono sul punto di vincere? Dipende da noi, non da loro. Infatti, curiosamente, incominciano ad arrivare a quello che gli anarchici e poi i gauchisti non hanno mai ottenuto: "Trasformare la crisi politica in un conflitto armato tramite una serie di azioni violente che forzeranno il potere a trasformare la democrazia in situazione militare", scrive Marighela. Basta prendere l'aereo per accorgersene. Incominciamo dai nostri aeroporti. Il numero di soldati e di poliziotti armati che li pattugliano ci dà già l'impressione di vivere in un paese in stato di guerra. I controlli, le perquisizioni, la tensione che vi regna, la dipendenza dei viaggiatori soggetti all'umore dei servizi di sicurezza privati ci fanno dimenticare i benefici della libera circolazione degli uomini stabilita dalle democrazie occidentali. E, se si aggiungono, sempre per il nostro bene e la nostra sicurezza, i controlli sulle strade, nei negozi, all'ingresso delle discoteche, dei ristoranti e la videosorveglianza, si deve concludere che Bin Laden e i suoi amici, che forse hanno letto Orwell, se la stiano davvero ridendo, in fondo alle loro grotte afgane. Hanno già vinto? Sono furibondo.

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Cultura on so che cosa mi abbia preso di accendere così presto il mattino la televisione. Ancora e a... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 05-02-2008)

 

Cultura on so che cosa mi abbia preso di accendere così presto il mattino la televisione. Ancora e ancora morti in Iraq, in India, in Israele? Alcuni individui si fanno esplodere, altri muoiono a diecine: il terrorismo. Due secoli dopo il Terrore di Robespierre e più di cento anni dopo Necaev, personaggio centrale dei Demoni di Dostoevskji, il terrorismo uccide sempre, e di preferenza gente che non ha niente a che vedere con la politica. L 'odio che ho verso quelli che seminano la morte scoppia quel mattino davanti al mio interlocutore con maggiore veemenza del solito.

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La fermezza alla fiera di torino - torino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 05-02-2008)

 

Cultura La direzione e l'ambasciata di Israele emettono un sofferto comunicato "per il libero scambio culturale" LA FERMEZZA ALLA FIERA DI TORINO Sembra che in una delle prime stesure si facesse un esplicito riferimento a un'accoglienza di scrittori del mondo arabo e palestinese TORINO sraele sarà la nazione ospite della Fiera internazionale del libro di Torino. Proteste e minacciati boicottaggi, insomma, non hanno vinto. A confermarlo, una volta per tutte, sono stati Rolando Picchioni ed Ernesto Ferrero, rispettivamente presidente e direttore della fondazione che organizza la manifestazione. Lo hanno fatto nel corso di un incontro con Elazar Cohen, ministro plenipotenziario presso l'ambasciata in Italia dello stato ebraico. Al termine del colloquio è stato preparato e diffuso un breve comunicato congiunto, ma dall'elaborazione piuttosto lunga e sofferta. Sembrerebbe che in una delle prime stesure si facesse un esplicito riferimento a un'accoglienza, negli stand del salone, a scrittori e intellettuali del "mondo arabo e palestinese". Successivamente, però, pare per intervento della legazione diplomatica israeliana di Roma, quell'accenno diretto è stato cambiato in una più sfumata "disponibilità ad accogliere negli spazi del Lingotto - com'è nella sua tradizione - quanti di diverse lingue e aree geografiche intendono promuovere e favorire un libero scambio culturale". Nel testo, inoltre, si ricorda che la presenza di Israele alla fiera torinese, dal "carattere rigorosamente culturale", "ha lo scopo di far meglio conoscere una cultura ricca e complessa nelle sue varie articolazioni, e di avvicinare le società civili d'Israele e d'Italia". La linea della fermezza ha dunque prevalso. E la stessa ventilata possibilità di accontentare in qualche modo chi chiedeva di invitare pure la Palestina, insieme a Israele, ha dovuto fare i conti con gli equilibrismi diplomatici. Sull'ostracismo allo Stato ebraico, in ogni caso, anche ieri si sono succedute le prese di posizione. Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha inviato una lettera al suo collega Sergio Chiamparino, sottolineando di condividere "le parole che hai adoperato e la posizione che hai preso in merito alla proposta di boicottare la Fiera del libro per l'invito ad Israele di esserne ospite d'onore. Si tratta di una proposta, per fortuna in qualche modo rientrata, figlia di intolleranza e pregiudizio". Anche Giorgio Bocca è su questa posizione: "Il Salone - ha detto - è dedicato alla letteratura, non alla politica. Non capisco le ragioni di chi vuole il boicottaggio, né di chi non vuole Israele alla Fiera". Dario Fo, dal canto suo, ha affermato di "non essere per niente d'accordo con il boicottaggio. Quello che avrei preferito, è che fossero stati invitati anche gli scrittori palestinesi". In realtà, come si è visto, sono stati invitati. Ma non si deve dirlo.

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Grossman:"incompatibili cultura e boicotaggio" - alberto stabile gerusalemme (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 05-02-2008)

 

Cultura "I palestinesi, se invitati, sarebbero i benvenuti" Grossman:"Incompatibili cultura e boicotaggio" La mia impressione è che certa sinistra italiana non veda come illegittima soltanto la presenza d'Israele alla Fiera di Torino, ma veda come illegittima l'esistenza stessa di Israele ALBERTO STABILE GERUSALEMME "Cultura e boicottaggio sono due parole incompatibili fra di loro", dice al telefono David Grossman, temporaneamente emerso dalle fatiche del suo nuovo romanzo per cogliere l'eco delle polemiche esplose in Italia dopo l'invito a Israele di partecipare come ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino. Le parole dell'autore di Vedi alla voce: Amore s'aggiungono a quelle di altri intellettuali israeliani, come A. B. Yehoshua, che hanno messo in discussione la fondatezza della contestazione mossa dagli esponenti torinesi dei Comunisti Italiani e di Rifondazione Comunista. E naturalmente dissente dai teorici del boicottaggio, come l'autore Tariq Ramadan, o come l'Unione degli scrittori arabi, espressione della nomenklatura intellettuale cresciuta all'ombra di alcuni regimi mediorientali. David Grossman, cosa pensa degli appelli al boicottaggio d'Israele, come ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino, lanciati dai partiti italiani dell'estrema sinistra e dall'Unione degli scrittori arabi? "In linea di principio sono contrario alla cultura del boicottaggio, perché l'essenza della cultura è il dialogo. In questo caso, poi, mi sembra che i promotori del boicottaggio manchino del tutto l'obiettivo perché, in Israele, la cultura sostiene il dialogo, il riconoscimento reciproco e il rispetto dei palestinesi, cose che la sinistra, e non soltanto la sinistra, dovrebbe avere a cuore". Come interpreta, allora, il fatto che una posizione del genere venga proprio da sinistra, da partiti e uomini politici che dovrebbero capire la differenza tra la letteratura di un paese e il governo dello stesso. "Non credo che debba essere io a spiegare la sinistra italiana. Sono loro che dovrebbero spiegare se stessi. La mia impressione, tuttavia, è che loro non vedano come illegittima soltanto la presenza d'Israele alla Fiera del Libro di Torino, ma vedano come illegittima la stessa esistenza d'Israele". Qualcuno ha proposto d'invitare anche degli scrittori palestinesi. Pensa che sia una buona idea? "Credo che in uno spazio culturale come la Fiera si debbano avere delle sessioni di dialogo tra autori israeliani e palestinesi. Se Israele viene invitato come ospite d'onore, non si può ignorare il conflitto che fa parte della realtà israeliana. Per quanto mi riguarda, gli scrittori palestinesi, se invitati, sarebbero i benvenuti. Aggiungo, anzi, che, se l'anno prossimo ci sarà uno Stato palestinese, desidero dal profondo del cuore che sia la Palestina ospite d'onore. Sarebbe il segno di una normalità di rapporti che è mancata per troppo tempo". Ha scritto Yehoshua che "nell'affannosa lotta a favore della pace all'interno della società israeliana e di un riconoscimento reciproco tra il popolo palestinese e Israele, noi scrittori e intellettuali di entrambi i fronti ci siamo avvalsi d'incontri per preparare il terreno e i cuori in vista dell'atteso disgelo e di una rappacificazione. Non sempre è stato facile aprire una breccia nel muro di ostilità, di alienazione e di pregiudizi". Lo stesso Grossman ha fatto dei suoi rapporti, non soltanto con gli intellettuali, ma con la gente palestinese, oggetto della sua narrazione e del suo impegno civile. E tuttavia oggi quella tensione reciproca sembra affievolita. "Sì, il dialogo è molto limitato. E questo fa parte della crisi generale dei rapporti tra israeliani e palestinesi. Adesso non c'è dialogo neanche tra palestinesi della West Bank e palestinesi di Gaza". Lei è stato invitato alla Fiera di Torino? "Sì, ma non potrò andare". Ma, se potesse, andrebbe, anche se oggetto di contestazione? "Assolutamente, sì".

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Dimona, Hamas rivendica attentato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 05-02-2008)

 

La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.141 del 05/02/2008 Home Cronaca Politica Esteri Economia Scienze Spettacolo Cultura Sport Focus Esteri Dimona, Hamas rivendica attentato Gli attentatori provenivano dalla citta' di Hebron Gaza City, 5 feb.- L'attentato compiuto ieri a Dimona, nel sud di Israele, e che ha lasciato senza vita una donna, è stato perpetrato da Hamas. A riferirlo alla Reuters Hamas stessa, la quale ha inoltre precisato che i due palestinesi protagonisti dell'attacco provenivano dalla città di Hebron, in Cisgiordania. L'attentato di ieri ha rotto un lungo ciclo di abbandono della pratica suicida dall'agosto 2004, quando l'ultimo attentato uccide 16 persone a Beerheba.

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Israele ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino non e' ne' il luogo ne' il momento (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 05-02-2008)

 

La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.141 del 05/02/2008 Home Cronaca Politica Esteri Economia Scienze Spettacolo Cultura Sport Focus Focus Israele ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino: non e' ne' il luogo ne' il momento Quando un conflitto è in atto, dimostrare segni di solidarietà con una sola parte si chiama prendere parte. Festeggiare l'anniversario della creazione dello stato d'Israele invitandolo come ospite d'onore alla fiera del Libro di Torino, oggi poi, nella situazione terribile che vive il popolo palestinese, è una presa di posizione netta e chiara. Non è il luogo! A chi protesta, viene risposto che "La Fiera del Libro di Torino è un appuntamento importante per lo scambio di culture, di tutte le culture, (…)" e che "...Tutto il resto – intrighi, boicottaggi, campanilismi, scontri ideologici ..." non è al suo posto. Appunto! è proprio questo che si chiede alla Fiera del Libro di Torino, di rimanere la fiera di tutto il mondo della cultura, di tutte le culture, al di sopra degli interessi politici degli uni e degli altri. Siccome finora la fiera non aveva mai commemorato l'indipendenza di nessun altro paese che si è liberato dall'oppressione coloniale senza per tanto espropriare, scacciare, massacrare e opprimere per 60 anni un altro popolo, Non ha preso nessuna posizione su altri conflitti in corso, non si vede l'opportunità di cominciare con lo stato d'Israele. La fiera del libro non è il luogo per prendere posizione né a favore né contro lo stato di Israele. Non è il momento! Una schiera di intellettuali Israeliani e Arabi hanno chiamato a non premiare lo stato di Israele che, sotto la protezione dei "Neo Cons" Americani e sicuro del silenzio dell'Europa e del mondo, sta portando avanti le misure le più crudeli della storia del conflitto mediorientale. Misure di cui l'aggressione selvaggia contro il libano e il sadico embargo stretto intorno alla popolazione di Gaza sono solo la punta dell'iceberg. Non è proprio il momento per farlo. Fare un passo indietro non è un disonore. Rinunciate a mettere Israele come ospite d'onore della fiera. Non si tratta di boicottare la cultura Israeliana. C'è sempre stata alla fiera e deve esserci. Ma non come ospite d'onore! Benvenuti gli scrittori israeliani. Onoriamoli individualmente, per il valore della loro opera, per i loro meriti letterari, per il loro ampio contributo alla cultura universale, ma non lo stato di Israele, non la sua politica, non la sua espansione continua a danno delle popolazioni palestinesi… Non loro, se avete un minimo di rispetto per chi in questo momento è sotto la presa della loro mano d'acciaio. Non è un disonore fare un passo indietro quando ci si rende conto di aver sbagliato strada. è vergognoso proseguire invece pur sapendolo. Non mettere Israele come ospite d'onore non risolverà il problema, non darà da mangiare ai bambini di Gaza, non ricostruirà le case distrutte, non ridarà le terre agricole ai contadini, i villaggi ai loro abitanti, non aprirà una finestra nel muro delle prigioni a cielo aperto, non riporterà i morti alla vita, né cancellerà il dolore dei sopravvissuti. Non farà niente di tutto ciò! Ma almeno non insulterà né la memoria dei primi né la sofferenza dei secondi. Karim Metref -------------------------- Karim Metref è giornalista e scrittore algerino che abita da anni a Torino. è un ottimo conoscitore del Medio Oriente e dei paesi arabi. è stato in Irak all'inizio della seconda guerra del Golfo, e di recente in Libano.

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Le motivazioni culturali possono sembrare deliranti, ma sotto c'è un freddo disegno politi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)

 

Di WALTER PEDULLÀ Le motivazioni culturali possono sembrare deliranti, ma sotto c'è un freddo disegno politico, che è più minaccioso di quello che colpisce la libertà della cultura. L'incendio, attizzato coi libri israeliani, mira a investire l'Europa impegnata a risolvere la questione mediorientale con la vittoria sia di Israele (che avrebbe il riconoscimento con cui si assicurerebbe la sopravvivenza), sia dei palestinesi, che avrebbero un loro Stato, garantito anche economicamente dalla comunità internazionale. Proprio questo però non vogliono gli intellettuali integralisti per i quali non conta il fatto che Yehoshua e Grossmann siano favorevoli al dialogo di pace con i palestinesi guidati da Abu Mazen e che Amos Oz proponga di trattare ufficialmente con Hamas. Non basta nemmeno che siano critici nei confronti della politica del loro governo, come chiede con evidente esagerazione Ben Jalloun, la cui prudenza è un termometro per misurare quanto brucia il risentimento delle masse arabe, insanguinate dagli eserciti israeliani e frustrate da governi palestinesi che, diversamente corrotti, dilapidano ricchezze che le toglierebbero dalla miseria. I fondamentalisti islamici non vogliono i libri degli scrittori israeliani, perché non vogliono nulla che sia israeliano. Non vogliono semplicemente Israele, come si intuisce dalle dichiarazioni degli integralisti contro la Fiera. Per essere più chiari e non apparire razzisti, non dicono ebrei: dicono nazisti, cioè gente feroce con cui non ci sarà pace né ora (con Olmert) né mai. La parola d'ordine, non più latente, è: sloggino, tolgano il disturbo, insomma morte allo Stato d'Israele. E con loro si arrendano e si levino dai piedi i moderati, questi collaborazionisti. Lo scontro come si constata non potrebbe essere più radicale, cioè non sono consentite mediazioni, né compromessi. E ciò non è solo irragionevole, è anche impossibile, come sa bene tutto il mondo civile. I palestinesi hanno più di un buon motivo per essere arrabbiati, ma lo perdono se portano la guerra a Torino, a Parigi, nel cuore dell'Europa, forse per allentare l'accerchiamento a Gaza, forse per creare un clima arroventato in cui si vedono da una parte solo i fondamentalisti e dall'altra quelli che ancora credono nella ragione, nella tolleranza, nella democrazia laica. Qui insomma è in gioco la civiltà dell'Occidente che ha uno dei suoi capisaldi nella comprensione e nel rispetto delle ragioni e delle fedi altrui. E fa bene chi difende il diritto di invitare gli scrittori israeliani un anno dopo avere ascoltato l'integralista arabo che ha acceso la miccia alla Fiera di Torino. Non si teme certo la mancanza di gratitudine individuale né la virulenza delle contraddizioni politiche. Purtroppo altro è il timore. Ci sono i segni di un contagio in Europa, anzi in Italia, ma forse i focolai sono autonomi. Gli animi in realtà, nell'attualità, sono sempre più accesi non solo sulla sponda opposta del Mediterraneo, dove si va imponendo un radicalismo religioso che è diventato coi kamikaze un modello di fede per i fanatici. Preoccupa qualche manifestazione sopra le righe dall'altra sponda del Tevere. Dove speriamo che non si sviluppi una reazione uguale e contraria di cui sono sempre evidenti i sintomi nella radicalizzazione delle differenze rispetto a quella modernità cui aveva contribuito nei decenni scorsi il cattolicesimo del Concilio Vaticano II. È già pericolosa la guerra fra le religioni, ma più devastante sarebbe la guerre delle religioni, che si alleassero contro lo spirito liberale, pluralista e aperto a ogni ricerca sul quale si fonda l'Europa, questa Europa che da secoli alimenta la più tollerante delle culture. Torneremmo al conflitto di mezzo secolo fa tra credenti e laici, e non ci guadagnerebbe nessuno. In questi giorni stiamo perdendo tutti, e non ci possiamo permettere di assistere come se la cosa non riguardasse il nostro presente e il nostro futuro.

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L'attentato a Dimona avviene a distanza di oltre un anno dall'ultimo, avvenuto a Eliat nel (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)

 

Gennaio 2007. Dall'aprile 2006 a ieri sono stati solo 2 gli attentati subiti da Israele. Prima della costruzione del muro che separa Israele dalla Cisgiordania gli attentati erano oltre uno al mese.

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Attentato in israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 05-02-2008)

 

Attentato in israele Addio luna di miele Perché ora? Perché a Dimona? E perché a compiere il primo attentato suicida, da un anno a questa parte, sono stati i gruppi armati legati ai movimenti nazionalisti, e non islamisti, che operano nella Striscia di Gaza? Le tante domande che pone l'attacco kamikaze di ieri nella città della centrale nucleare, in cui una donna israeliana è rimasta uccisa assieme ai due attentatori palestinesi, hanno già scatenato la ridda delle risposte. La prima, in casa israeliana, dice che il crollo temporaneo del muro di Rafah, tra Gaza ed Egitto, ha reso di nuovo insicuro il paese. Israele aveva sigillato la Striscia, e parzialmente chiuso la Cisgiordania con il Muro di separazione, anche per evitare gli attentati: il sangue di Dimona conferma, dunque, le paure di Tel Aviv. Ci sono anche, però, risposte e riflessioni in casa palestinese. Sollevate, paradossalmente, da una voce che girava a Hebron, chiusa verso l'esterno dall'esercito israeliano che stava compiendo rastrellamenti. La voce diceva che i due attentatori non venivano da Gaza, bensì proprio da Hebron. A caldo, è più importante riflettere sulla voce della strada, piuttosto che sulla sua veridicità. Perché rivendicare alla gente di Hebron l'attentato? Forse perché Cisgiordania e Gaza non sono più così lontane come si pensava, spaccate dalla geografia ma rese più vicine dagli eventi di queste ultime settimane. I gruppi armati di Gaza legati a Fatah e al Fronte Popolare, quelli che partorirono i fedayyin degli anni Settanta, sembrano dire ai gruppi cisgiordani che è ora di agire. Soprattutto dopo gli arresti e le uccisioni con cui l'esercito israeliano ha colpito, a Nablus o a Jenin, per esempio, anche la guerriglia nazionalista. Un messaggio che è diretto ad Abu Mazen, cui resta poco tempo per ottenere, dagli israeliani, qualcosa di realmente tangibile per convincere la sua gente della bontà dei negoziati in corso. In primo luogo, la fine dei rastrellamenti di Tsahal. La luna di miele in Cisgiordania tra il governo di Ramallah e i gruppi armati, seppure c'è stata, potrebbe altrimenti finire del tutto. 05/02/2008.

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MAGISTRALE qualità stilistica cui si somma un'eccellente pluralità di voci con salde r (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)

 

Di ROBERTO BERTINETTI MAGISTRALE qualità stilistica cui si somma un'eccellente pluralità di voci con salde radici e capacità di visione del futuro. Gli accademici di Stoccolma avevano deciso qualche mese fa di attribuire a un narratore israeliano il Nobel 2008 per la letteratura. Poi, raccontano attendibili testimoni, non si accordarono tra loro se attribuire il riconoscimento a Amos Oz, a David Grossman o a Abraham Yehoshua, artisti ben noti anche in Italia perché da tempo figurano nei cataloghi di editori di primo piano (Einaudi, Feltrinelli, Mondadori) e ai vertici delle classifiche. E così il premio venne assegnato a Doris Lessing, battagliera e anziana autrice inglese da sempre paladina di dell'anticonformismo politico. Ma è facile profetizzare che l'appuntamento con il Nobel è solo rimandato di poco per uno di questi tre scrittori o, magari, per un'altra voce della vitalissima cultura di un paese ora al centro di una sciocca e provincialissima polemica dopo che una frangia minoritaria della sinistra radicale piemontese ha chiesto con toni isterici il boicottaggio dell'imminente edizione della Fiera del Libro di Torino che vede Israele ospite d'onore. Si tratta, come è a quasi tutti evidente, di un appello assai miope in primo luogo sotto il profilo intellettuale, che non tiene in alcun conto l'innovativa ricchezza del panorama letterario israeliano degli ultimi decenni e colpevolmente ignora l'aspra dialettica che da decenni contrappone gli scrittori con i vertici degli esecutivi in carica sul delicato tema dei rapporti con il variegato mondo arabo. "Il boicottaggio non soltanto è ingiusto ma è anche dannoso al processo di pace nel quale tutti noi riponiamo speranze", sosteneva ieri Yehoshua. E ha senza dubbio ragione, visto che il confronto con chi è diverso per etnia o religione rappresenta uno dei temi centrali della narrativa contemporanea di Israele. In una realtà che andrebbe presa ad esempio sotto il profilo culturale, visto che a dispetto del dramma di una guerra senza fine ogni anno si pubblicano oltre trentamila volumi e le percentuali dei lettori sono tra le più alte del mondo. Come è possibile che un popolo di pochi milioni di uomini e donne abbia prodotto un numero esorbitante di autori di livello planetario? Ha detto Ahron Appelfed, cui Guanda ha da poco proposto Badenheim 1939, un romanzo sul tema dell'Olocausto. "La lingua e la storia di Israele mi hanno insegnato a essere parco con le parole". Un principio da cui deriva un utilizzo decisamente modesto della tragica cronaca quotidiana per privilegiare storie di impianto universale all'insegna di un multiculturalismo che affonda ovvie radici nelle mille provenienze degli autori e della loro privata esperienza. Precisa Oz: "Non ce ne facciamo nulla di una letteratura da piagnisteo e degli stereotipi dell'ebraismo vecchia maniera. Noi abbiamo bisogno di una narrativa i cui protagonisti siano personaggi attivi e non passivi, individui dotati di istinti forte e anche di tragiche debolezze". E così i loro volumi, chiosa Alessandro Piperno, diventano una attendibile e affascinante mappa della contemporaneità con valenza metaforica planetaria, fondendo senza alcuna sbavatura l'analisi del reale e l'allegoria. I critici hanno già da tempo chiarito che il composito universo arabo diventa spesso per gli autori israeliani i toni di un'oggettivazione dell'inconscio, il simbolo di paure collettive di portata più vasta rispetto a un ambito territoriale ristretto. Sotto questo profilo le voci delle donne (meno note in Italia) hanno indicato la direzione del dibattito. A cominciare da quelle della poetessa Dalia Rabikowitz e della scrittrice Ruth Almong, che nonostante seguano traiettorie intellettuali diverse mettono al centro del loro lavoro l'aspro conflitto interiore e le paure istintive che traggono origine dalla multietnicità postmoderna. Di cui danno conto in opere di raffinata eleganza e di eccellente resa stilistica. Israele, insomma, sotto il profilo letterario è un'ottima sintesi del mondo oltre che un esempio di vitalità editoriale. Chi ne chiede il boicottaggio compie dunque un grave peccato intellettuale prima ancora che politico. Perché ignora (o mette da parte) l'importanza di una ricerca che a breve troverà definitiva consacrazione in un Nobel per la letteratura.

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PARIGI - Société Générale, caos generale. Ieri la banca francese travolt (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)

 

Di FRANCESCA PIERANTOZZI PARIGI - Société Générale, caos generale. Ieri la banca francese travolta dalla maxi frode ha vissuto un altro lunedì nero : un rapporto del ministro dell'Economia evidenzia i disfunzionamenti del sistema di controllo interno che hanno portato al disastro, il presidente Daniel Bouton è comparso sul banco degli imputati di un maxi processo per riciclaggio, accuse di insider trading fioccano dagli Usa mentre a Parigi il titolo ha perso quasi il 6 per cento. A undici giorni dall'annuncio dei 5 miliardi di euro persi per i giochi proibiti del trader Jérôme Kerviel, la ministra dell'Economia Christine Lagarde ha consegnato al premier Fillon un rapporto che, se rifiuta di indicare colpevoli, di certo non scagiona la direzione. "I meccanismi di controllo della Banca non hanno funzionato" ha ribadito Lagarde. Société Générale ha risposto immediatamente, assicurando che nuove misure di controllo "sono state prese o lo saranno a breve termine". Il rapporto boccia la direzione anche sulla gestione della crisi. Se è normale che le perdite non siano state annunciate al pubblico prima della chiusura di tutte le posizioni illecite (50 miliardi che "mettevano a rischio la sopravvivenza finanziaria della banca") sarebbe stato invece "auspicabile che la direzione informasse subito il governo". Il rapporto auspica "sanzioni pecuniarie" più severe in futuro per chi violerà le regole. Scagionata invece la banca dall'accusa di aver provocato il crollo delle borse lunedì 21 gennaio liquidando la miliardaria massa di prodotti illeciti accumulati da Kerviel. Per concludere, Lagarde fa appello ad una "riflessione approfondita" sul sistema bancario che porti ad "un'evoluzione delle regole". Per il momento, Bouton ha altri guai a cui pensare. Da ieri è infatti sul banco degli imputati di un maxi processo di riciclaggio di denaro tra Francia e Israele la cui istruttoria è durata sette anni e che coinvolge 138 persone fisiche, quattro banche (oltre a SG anche la Barclays France, la Societé Marseillaise de Credit e la Banca Nazionale del Pakistan) per un traffico di assegni tra il 1996 e il 2001 orchestrato da un gruppo di commercianti. Bouton, rischia fino a dieci anni di carcere e 750mila euro di multa. Non sta meglio il trader Kerviel, in libertà condizionata con l'accusa di "abuso di fiducia e falso". Ieri la procura ha fatto sapere che beneficia di una protezione 24 ore su 24: per proteggere l'inchiesta ma anche lui stesso, "sottoposto ad una straordinaria pressione mediatica e professionale".

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NON si placano le polemiche sulla Fiera del Libro di Torino che invitando Israele ha spaccato po (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)

 

Di FABIO FERZETTI NON si placano le polemiche sulla Fiera del Libro di Torino che invitando Israele ha spaccato politici e intellettuali. Boicottare un'iniziativa destinata a dorare il blasone di Tel Aviv coprendo l'occupazione dei territori palestinesi, come dicono i più radicali? O approfittare di questa tribuna culturale per far voce al dibattito e all'opposizione interna, come sostiene invece la sinistra possibilista? Abbiamo girato la domanda a una donna che ha una storia interessante da raccontare al riguardo, l'israeliana Yaël Lerer. La sua voce arriva chiara nel telefono da Parigi. Chiara, non forte, perché la Lerer è una donna abituata a non alzare mai i toni, come fa chi cerca di favorire con ogni mezzo il dialogo. E il dialogo che cerca la fondatrice della piccola ma battagliera casa editrice israeliana Andalus, non è dei più facili nel suo paese. Nata alla fine del 1999 ("Poco tempo prima che partisse la seconda intifada"), la Andalus pubblica infatti esclusivamente scrittori contemporanei di lingua e cultura araba, riuniti sotto l'insegna leggendaria della regione che vide fiorire i più variegati intrecci fra la cultura ebraica e quella araba. Nel catalogo della Andalus, tutt'altro che sterminato, figurano nomi come il marocchino Mohamed Choukri, la libanese Hana El-Cheikh, l'ebreo marocchino Sami Shalom Chetrit, il palestinese Mahmoud Darwich, e ultimo ma non certo per importanza, il libanese Elias Khoury, forse il più famoso di tutti. Ma il paradosso è che proprio per questo, ai suoi inizi, la Andalus si vide boicottare... da alcuni degli scrittori arabi che intendeva pubblicare. "Si trattava di un gruppo di egiziani decisi ad opporsi alla "normalizzazione" dei rapporti con Israele", ricorda Yaël Lerer. Una posizione che può sembrare bizzarra vista da qui, ma che è molto diffusa nel mondo arabo. "Questi autori evitano sistematicamente ogni contatto con Israele e gli israeliani. Non visitano i territori occupati, rifiutano di lavorare con i palestinesi. Dal loro punto di vista, basta chiedere un visto o passare la frontiera per aiutare la "normalizzazione"", spiega la fondatrice della Andalus. Naturalmente anche qui si tratta di intendersi: mai come a queste latitudini le parole sono pietre. "Come molti intellettuali arabi e palestinesi, anche noi alla Andalus ci opponiamo con ogni mezzo alla normalizzazione, ovvero al considerare normali i rapporti fra Israele e i suoi vicini, negando la realtà dell'occupazione. Ma tradurre la letteratura araba in ebraico è l'esatto contrario della normalizzazione. In una realtà razzista come la nostra, che vede ogni giorno crescere muri più alti, portare la lingua e la cultura araba all'interno dello spazio ebraico è di per sé una forma di resistenza". Il boicottaggio infatti non durò a lungo. Dopo aver subito una serie di attacchi sulla stampa araba, Yaël Lerer fu difesa da nomi del calibro di Edward Said, l'intellettuale palestinese di maggior prestigio al mondo, da Azmi Bishara, il deputato e filosofo palestinese di cui era stata portavoce, e da Mohammed Choukri, da Elias Khoury, da Mahmoud Darwich. Molti di loro concessero gratuitamente i diritti di traduzione. Tutti capirono che diffondere la cultura araba in Israele era un'occasione di dialogo da non perdere. Ma fu un fuoco di paglia. "Il dibattito non ebbe nessuna eco nel mio paese", ricorda sconsolata la fondatrice della Andalus. "Anche se l'arabo è una lingua ufficiale dello stato d'Israele, proprio come l'ebraico, i miei concittadini non si interessano alla cultura che li circonda. Dopo gli accordi di Oslo ci fu un boom della musica araba. Ma la letteratura continua a circolare pochissimo. Pochi titoli, tirature minime. Il nostro massimo best-seller, La porta del sole di Khoury, ha venduto 5000 copie. Gli altri oscillano fra 200 e 500. Sono segnali chiari, purtroppo. La Andalus non andrà a Torino, ma non siano andati nemmeno alla Fiera di Francoforte. In questo momento bisogna battersi contro l'occupazione. Accettare un invito ufficiale significa diventare uno strumento di propaganda".

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STA salendo pericolosamente la temperatura nel Mediterraneo, ma l'effetto serra stavolta no (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)

 

Di WALTER PEDULLÀ STA salendo pericolosamente la temperatura nel Mediterraneo, ma l'effetto serra stavolta non c'entra. Si tratta di febbre altissima, di quelle che fanno scottare la fronte, soprattutto perché sono infiammati i pensieri. Lo si è constatato alla Fiera del Libro di Torino, il cui invito a Israele come Ospite d'onore è stato duramente contrastato da intellettuali palestinesi, che, appoggiati da rappresentanti locali della sinistra comunista, pretendono che l'iniziativa culturale torinese, colpevole di accogliere scrittori israeliani, venga boicottata da tutti. Il limite di guardia è stato superato con l'estensione del boicottaggio alla Fiera di Parigi, che aprirà due mesi prima di Torino. Le motivazioni culturali possono sembrare deliranti, ma sotto c'è un freddo disegno politico, che è più minaccioso di quello che colpisce la libertà della cultura. L'incendio, attizzato coi libri israeliani, mira a investire l'Europa impegnata a risolvere la questione mediorientale con la vittoria sia di Israele (che avrebbe il riconoscimento con cui si assicurerebbe la sopravvivenza), sia dei palestinesi, che avrebbero un loro Stato, garantito anche economicamente dalla comunità internazionale. Proprio questo però non vogliono gli intellettuali integralisti per i quali non conta il fatto che Yehoshua e Grossmann siano favorevoli al dialogo di pace con i palestinesi guidati da Abu Mazen e che Amos Oz proponga di trattare ufficialmente con Hamas. Non basta nemmeno che siano critici nei confronti della politica del loro governo, come chiede con evidente esagerazione Ben Jalloun, la cui prudenza è un termometro per misurare quanto brucia il risentimento delle masse arabe, insanguinate dagli eserciti israeliani e frustrate da governi palestinesi che, diversamente corrotti, dilapidano ricchezze che le toglierebbero dalla miseria. I fondamentalisti islamici non vogliono i libri degli scrittori israeliani, perché non vogliono nulla che sia israeliano. Non vogliono semplicemente Israele, come si intuisce dalle dichiarazioni degli integralisti contro la Fiera. Per essere più chiari e non apparire razzisti, non dicono ebrei: dicono nazisti, cioè gente feroce con cui non ci sarà pace né ora (con Olmert) né mai. La parola d'ordine, non più latente, è: sloggino, tolgano il disturbo, insomma morte allo Stato d'Israele. E con loro si arrendano e si levino dai piedi i moderati, questi collaborazionisti. Lo scontro come si constata non potrebbe essere più radicale, cioè non sono consentite mediazioni, né compromessi. E ciò non è solo irragionevole, è anche impossibile, come sa bene tutto il mondo civile. I palestinesi hanno più di un buon motivo per essere arrabbiati, ma lo perdono se portano la guerra a Torino, a Parigi, nel cuore dell'Europa, forse per allentare o allentare l'accerchiamento a Gaza, forse per creare un clima arroventato in cui si vedono da una parte solo i fondamentalisti e dall'altra quelli che ancora credono nella ragione, nella tolleranza, nella democrazia laica. Qui insomma è in gioco la civiltà dell'Occidente che ha uno dei suoi capisaldi nella comprensione e nel rispetto delle ragioni e delle fedi altrui. E fa bene chi difende il diritto di invitare gli scrittori israeliani un anno dopo avere ascoltato l'integralista arabo che ha acceso la miccia alla Fiera di Torino. Non si teme certo la mancanza di gratitudine individuale né la virulenza delle contraddizioni politiche. Purtroppo altro è il timore. Ci sono i segni di un contagio in Europa, anzi in Italia, ma forse i focolai sono autonomi. Gli animi in realtà, nell'attualità, sono sempre più accesi non solo sulla sponda opposta del Mediterraneo, dove si va imponendo un radicalismo religioso che è diventato coi kamikaze un modello di fede per i fanatici. Preoccupa qualche manifestazione sopra le righe dall'altra sponda del Tevere. Dove speriamo che non si sviluppi una reazione uguale e contraria di cui sono sempre evidenti i sintomi nella radicalizzazione delle differenze rispetto a quella modernità cui aveva contribuito nei decenni scorsi il cattolicesimo del Concilio Vaticano II. È già pericolosa la guerra fra le religioni, ma più devastante sarebbe la guerre delle religioni, che si alleassero contro lo spirito liberale, pluralista e aperto a ogni ricerca sul quale si fonda l'Europa, questa Europa che da secoli alimenta la più tollerante delle culture. Torneremmo al conflitto di mezzo secolo fa secolo fa tra credenti e laici, e non ci guadagnerebbe nessuno. In questi giorni stiamo perdendo tutti, e non ci possiamo permettere di assistere come se la cosa non riguardasse il nostro presente e il nostro futuro.

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Esteri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 05-02-2008)

 

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-05 num: - pag: 12 categoria: BREVI Esteri \\ Ehud Olmert premier israeliano Una guerra è in corso nel Sud di Israele. Tale guerra continuerà. Non cederemo al terrorismo.

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Israele: tornano i kamikaze (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)

 

A un anno di distanza dall'ultimo attentato suicida, palestinese si fa esplodere in un centro commerciale di Dimona, nel Negev: uccisa una donna. Rivendica il braccio armato di Fatah. Abu Mazen condanna. Olmert: al sud ormai è guerraPAGINA 8.

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Delegazione dell'Ue guidata da Morgantini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)

 

Tel Aviv-Gaza Delegazione dell'Ue guidata da Morgantini Toccare con mano la realtà sul terreno e acquisire informazioni dirette sull'attuale situazione in Israele e nei Territori palestinesi: questo lo scopo della missione che un gruppo di parlamentari europei sta compiendo da sabato scorso e fino a giovedì in Medio Oriente. La delegazione, guidata dal vicepresidente del Parlamento europeo Luisa Morgantini, include 12 deputati appartenenti a differenti gruppi politici, 6 ufficiali e alcuni giornalisti. Il programma della missione prevede incontri con membri del Consiglio legislativo palestinese e delle autorità palestinesi, con membri della Knesset, con rappresentanti degli uffici dell'Unione Europea e dell'Unrwa, ma anche con organizzazioni per la pace e per i diritti umani della società civile israeliana e palestinese. Tra le principali destinazioni toccate dalla missione, figurano Gerusalemme, Tel Aviv, Ramallah, Betlemme, Hebron ma anche Gaza city e Sderot.

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Niente politici alla Fiera del libro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)

 

Israele resta paese ospite d'onore del salone. "Ma la sua sarà una presenza esclusivamente culturale" "Niente politici alla Fiera del libro" Intesa con Tel Aviv e apertura a scrittori e intellettuali palestinesi. Aumentano le prese di posizione contro il boicottaggio, ma i promotori confermano tutte le iniziative di protesta Carlo Lania Roma Alla fine ha prevalso la mediazione. Israele resta l'ospite d'onore della Fiera del libro di Torino, ma la sua partecipazione sarà esclusivamente culturale e non si opporrà alla presenza di scrittori palestinesi. Inoltre all'evento non parteciperanno ministri o altre personalità che potrebbero alimentare accuse di propaganda. Al di là del linguaggio diplomatico utilizzato dalla nota che ieri sera ne dava conto, è questo il risultato dell'incontro tra i vertici del salone, il presidente Rolando Picchioni e il direttore Ernesto Ferrero, e il numero due dell'ambasciata israeliana in Italia, Elazar Cohen. Incontro svoltosi mentre per tutta la giornata - da Veltroni e Fassino ai Verdi, dalla segretaria nazionale di Rifondazione a Dario Fo - sono aumentate le prese di posizione contro la proposta di boicottaggio della Fiera avanzata da alcuni esponenti torinesi del Pdci e del Prc, ma anche dall'ideologo dell'islamismo fondamentalista Tariq Ramadan. E ribadita anche ieri dal Forum Palestina con la conferma di una serie di iniziative contro il salone, compresa una manifestazione nazionale a Torino per il prossimo 10 maggio. Raccontato con le parole degli organizzatori l'incontro di ieri serviva a chiarire alcuni degli "equivoci" sorti nei giorni scorsi. "La Fiera non rivolge inviti - spiegano infatti dal salone - ma accetta le candidature dei Paesi che ritengono di dover essere presenti. La partecipazione è comunque sempre culturale. E' il Paese a essere considerato ospite d'onore, non lo Stato o il governo". Da parte sua Israele chiedeva che l'eventuale presenza di intellettuali palestinesi non significasse che i Paesi ospiti d'onore fossero due. Parlando con Picchioni e Ferrero, Cohen ha assicurato il carattere esclusivamente culturale della presenza di Israele, garantendo inoltre il rispetto della dialettica. E proprio per questo, contrariamente a quanto accadrà a marzo al salone del libro di Parigi, a Torino non dovrebbero essere presenti né ministri né politici israeliani. Ma uno di punti chiave riguardava la presenza di scrittori palestinesi. "La Fiera ha sempre avuto una vocazione al pluralismo - spiegano gli organizzatori - e in quest'ottica Israele ha ribadito di accettare la partecipazione di chiunque". Chiunque, vale a dire anche i palestinesi. Per questo da parte del salone verranno avviati contatti con editori e associazioni che si occupano di Palestina perché suggeriscano nomi e contatti. Continuano intanto le prese di distanza dalla proposta di boicottaggio. "E' una cosa che non ha senso", ha detto ieri l'ex presidente dell'Unione delle comunità ebraiche Amos Luzzatto: "Tra quegli scrittori ci sono persone che hanno criticato, con grande libertà, la politica del loro Paese". Meglio, per Luzzatto, "fare qualcosa di positivo: invitiamo gli scrittori arabi con i quali si può discutere serenamente e discutiamo di temi sui quali si può costruire. Penso ad esempio a Khaled Fouad Allam". Dopo il secco "No" al boicottaggio espresso domenica da Fausto Bertinotti, ieri anche la segreteria del Prc ha voluto ribadire la posizione. "Qualunque forma di boicottaggio sarebbe del tutto sbagliata - spiega una nota -, in quanto trasformerebbe una manifestazione culturale in un'occasione per introdurre artatamente una polemica politica del tutto fuori contesto". Anche Piero Fassino prende le distanze."Si deve dire no - ha spiegato l'ex leader dei Ds in una lettera al Corriere della sera - perché quel boicottaggio contesta lo strumento insostituibile e primario di qualsiasi convivenza civile: è attraverso i libri che il pensiero trasmette convivenza civile, idee, cultura". "Israele merita l'attenzione sia per la sua storia, che è tragica e di cui è responsabile l'Europa, sia per la cultura che ha prodotto grandi narratori, poeti e artisti", ha spiegato invece Dario Fo. "Il boicottaggio non mi vede per niente d'accordo - ha proseguito il premio Nobel per la letteratura - Quello che avrei preferito è che fossero stati invitati anche gli scrittori palestinesi". Per il leader del Pd Walter Veltroni, il boicottaggio è invece "una proposta figlia di intolleranza e pregiudizio". Tutte accuse che i promotori del boicottaggio respingono. "Nessuno vuole impedire agli scrittori israeliani di parlare", spiega Sergio Cararo di Forum Palestina. "Quello che contestiamo è la coincidenza tra la decisione di proclamare Israele Stato ospite d'onore e la celebrazione del sessantesimo anniversario della fondazione di Israele. Se l'invito fosse stato fatto tra due anni non ci sarebbe stata nessuna polemica". Ma così non è stato e per questo il Forum ha organizzato due cortei di protesta a Torino per il 29 marzo e il 10 maggio, insieme a una settimana di iniziative contro il salone con spettacoli, mostre, presidi e incontri politico-culturali.

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Israele, kamikaze colpisce il Negev (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)

 

Palestinese si fa esplodere in un centro commerciale a Dimona, uccisa una donna. L'ultimo attentato suicida un anno fa. Rivendica il braccio armato di Fatah. Abu Mazen condanna. Il premier Olmert: al sud c'è la guerra. Ma alla Knesset lo contestano Fausto Della Porta Avrebbe approfittato dei 12 giorni di frontiera aperta tra Gaza ed Egitto il giovane palestinese che ieri mattina si è fatto esplodere nella cittadina israeliana di Dimona uccidendo una donna e ferendo 11 persone. Luay Laghwani, 22enne di Gaza, sarebbe passato prima nel paese confinante e poi, da quest'ultimo, si sarebbe infiltrato nello Stato ebraico assieme a un altro attentatore. È la prima volta che il centro del deserto del Negev, nel sud del Paese, viene colpito da un attacco suicida, l'ultimo dei quali si era verificato oltre un anno fa, quando in una panetteria di Eilat erano stati uccisi tre civili. A portare a termine la sua missione di morte è stato Laghwani, che si è fatto saltare in aria in un centro commerciale. Moussa Arafat invece, subito dopo l'esplosione, è stato colpito a morte da una guardia che gli ha impedito di azionare la sua cintura esplosiva. Mentre le Tsahal, le forze di difesa israeliane, mettevano in atto a Gaza una prima rappresaglia uccidendo Amer Qarmut, leader dei Comitati di resistenza popolari (qualche ora prima altri due palestinesi erano stati uccisi in Cisgiordania), il sindaco di Dimona, che ospita una centrale nucleare israeliana, rilanciava l'idea di un nuovo muro, che divida Israele dall'Egitto. Meir Cohen ha riferito che il ministro della difesa, visitando la città colpita dall'attentato, gli ha promesso la costruzione del nuovo vallo entro il 2010. Anche l'opposizione del Likud (destra) fa pressing sul membro più oltranzista dell'esecutivo dominato da Kadima (centro) assieme ai laburisti. Nel corso di una riunione del governo, svoltasi l'altro ieri, Ehud Barak ha dichiarato: "La costruzione di una barriera al confine con l'Egitto rappresenta un bisogno urgente". Dopo che l'altro ieri la frontiera fatta crollare dai combattenti di Hamas è stata finalmente ripristinata, la situazione al confine - con la Striscia alle prese con i problemi cronici di un territorio sigillato da quattro lati e sotto embargo internazionale - resta tesa. Un civile palestinese è rimasto ucciso, colpito dai proiettili sparati dalle guardie di frontiera egiziane che volevano bloccare il flusso di abitanti di Gaza che stava rientrando nella Striscia. Israele vuole che l'Egitto assicuri la chiusura di Rafah, che cioè ai palestinesi sia impedito di sfruttare l'unica porta verso il mondo esterno alternativa ad Erez, il valico nel nord di Gaza controllato interamente da Israele. Subito dopo l'attacco di Dimona le bandiere gialle di Fatah sventolavano sulla casa dell'attentatore suicida, che i palestinesi di Gaza hanno celebrato come un "martire", distribuendo caramelle e fiori agli automobilisti informandoli dell'accaduto. Abu Mazen, ha condannato l'attacco. "Siamo contro qualsiasi cosa che ci porti indietro a un ciclo di violenza - ha dichiarato un suo portavoce -. Consideriamo Israele responsabile di questa escalation, e di ciò che è accaduto". Ma l'attentato è stato rivendicato da quelle stesse Brigate dei martiri di Al Aqsa che il presidente dell'Anp ha annunciato più volte di aver sciolto. Evidentemente alcune fazioni delle "Brigate" non rispondono più al comando dell'Anp. Alle prese con il dibattito chiesto da una cinquantina di parlamentari all'indomani della pubblicazione del rapporto Winograd, ieri il premier Olmert ha provato a difendersi contrattaccando. "Una guerra continua viene condotta nel sud del paese, una guerra del terrorismo contro di noi e la nostra guerra contro il terrorismo, questa guerra continuerà, il terrorismo sarà colpito, non ci fermeremo", ha detto il premier. Subito dopo è entrato nel Parlamento, dove l'attendevano le contestazioni di parenti delle vittime e dei deputati d'opposizione per il rapporto sulla condotta della guerra in Libano nell'estate 2006. "Lei non è il mio primo ministro! Rinuncio alla mia cittadinanza" ha gridato in aula prima di essere cacciata Elipaz Baloha, che perse suo figlio durante la "Guerra dei 34 giorni".

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A largo di Haifa prove di guerra con l'Iran (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)

 

In acque israeliane la "San Jacinto", nave statunitense con sofisticati sistemi anti-missile. L'Iran: test riuscito, avremo il satellite. Gli Usa: deplorevole Michele Giorgio Gerusalemme Il 2008 sarà l'anno della pace, proclamavano in coro lo scorso novembre i partecipanti all'incontro di Annapolis. L'anno in corso al contrario sembra portare una nuova guerra in Medio Oriente. Un segnale inequivocabile dei preparativi americani e israeliani di un attacco alle centrali nucleari iraniane è stato l'arrivo ieri nel porto di Haifa di una nave da guerra Usa, la Uss San Jacinto, equipaggiata con i più sofisticati sistemi anti-missile, in particolare l'Aegis, che opera grazie al radar Spy-1A, in grado di individuare un missile o un aereo da combattimento fino a 320 km di distanza. Cosa ci fa una nave così ben equipaggiata ad Haifa? A dare la risposta è stata una fonte israeliana ufficiale, ma anonima, citata da quotidiano Jerusalem Post. "Forse un giorno gli Usa ci invieranno queste navi per difenderci - ha spiegato la fonte - sino a quel giorno per noi è importante conoscere il sistema di difesa (americano), le sue capacità e le sue possibilità di integrazione con i nostri (sistemi)". La presenza ad Haifa di questo tipo di nave americana - già impiegata in Bosnia ed Iraq - ribadisce che la inevitabile risposta di Teheran a un attacco contro le sue centrali nucleari rimane la questione alla quale Washington e Tel Aviv non sono ancora in grado di trovare una soluzione e che, forse, ha impedito sino ad oggi il decollo dei cacciabombardieri israeliani o americani. Le capacità missilistiche iraniane sono evidenti. L'Iran che ripete di non volersi dotare di armi atomiche, ma solo di voler produrre energia, ieri ha dato una ulteriore prova delle sue potenzialità tecnologiche e scientifiche, testando - pare con successo - un vettore, il Kavoshkar-1, che in primavera porterà nello spazio un satellite di fabbricazione locale, chiamato Omid (Speranza). Un lancio che conferma indirettamente anche l'affidabilità dello Shahab-3, un missile iraniano con una gittata di 2.000 km, quindi in grado di raggiungere Israele e le basi americane nella regione. Scontata la reazione negativa della Casa Bianca. "È deplorevole - ha affermato un portavoce - che l'Iran continui a svolgere test di missili balistici". Washington e Tel Aviv in ogni caso vanno avanti e, ha lasciato capire lo stesso George Bush, l'attacco scatterà se la "via diplomatica" non darà risultati. Anche il celebre giornalista statunitense Seymour Hersh, noto per i suoi contatti stretti con i servizi segreti americani e israeliani, sembra confermare l'imminenza di un nuovo conflitto in Medio Oriente. In un lungo e particolareggiato articolo che verrà pubblicato l'11 febbraio dal suo giornale The New Yorker (già disponibile in rete), Hersh smonta la versione secondo cui sarebbe stata una centrale atomica in costruzione l'obiettivo del raid in Siria compiuto lo scorso 6 settembre dall'aviazione israeliana. Il giornalista dopo quattro mesi di inchiesta in Israele, Siria e Usa è arrivato a una conclusione: l'attacco aereo ha avuto come obiettivo principale verificare l'affidabilità del sistema siriano di sorveglianza aerea, simile a quello iraniano.

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La cronaca del Carnevale che si conclude oggi con il (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 05-02-2008)

 

La cronaca del Carnevale che si conclude oggi con il Martedì Grasso comincia con una notizia triste gli organizzatori hanno annullato la festa di chiusura del Carnevale rionale della Darsena di Viareggio (Lucca), in programma ieri sera, a causa della morte di un ragazzo di 17 anni, avvenuta domenica notte. Home Interni Esteri prec succ Contenuti correlati Carnevale, sfila solo il maltempo Oggi seduta sul bilancio di previsione Città senza Carnevale, il gioco delle maschere ad altre località Da Venezia a Viareggio il Carnevale torna di moda "Scuola sicura", oggi la posa della prima pietra in piazza Municipio Marco Fuggetta ANTRODOCO Carnevale ... Il giovane, mentre era alla festa insieme a degli amici, si è accasciato a terra ed è deceduto per cause in via di accertamento. Oggi, sempre a Viareggio, si svolgerà invece la tradizionale parata dei carri sul lungomare, in occasione del Martedì Grasso. L'evento sarà seguito, a partire dalle 14,50, su Rai Tre. Intanto è già tempo di conti.Musica, danza, balli e, soprattutto, Sensation: chiude con un bilancio trionfale il Carnevale di Venezia che, malgrado il maltempo, ha avuto un esito trionfale. Oggi i festeggiamenti per il Martedì Grasso cominciano alle ore 14 in Piazza San Marco con lo spettacolo "Il Gioco dei Calusari", una danza mistico - rituale della tradizione rumena, con maschere, movimenti acrobatici e musica etnica proposta da un gruppo di 50 elementi. Alle 16 a Campo San Giacomo dell'Orio, il Serenissimo Tribunal de l'Inquisithion e la Boca delle Denunzie ai Savi saluteranno le 12 Marie come vuole la tradizione. Da Campo San Giacomo dell'Orio partirà il Corteo Acqueo che porterà le fanciulle in Piazza San Marco (orario di arrivo previsto per le 17.00 circa) dove sfileranno sul palco e verrà premiata la Maria del Carnevale 2008. A seguire in Piazza San Marco, a partire dalle 18,30, si svolgerà l'"Happy Sensation": un'ora di Happy hour interattivo che scalderà la folla con musica, coreografie, pittura e giochi "attorcigliati". Con Doug Jack e l'orchestra Venezia Suona Big Band. Dalle 19 alle 19.40, sempre in Piazza San Marco, si esibiranno le "Amedeus Woman", una band formata da quattro giovani musiciste - Alexandra Chise (violino), Andreea Runceanu (violino), Cristina Filotti (tastiere), Patricia Cimpoiasu (violoncello) - che suonano insieme dal 2000. Seguirà il "Sensational concert" dei Pitura Freska in programma alle 21.00 in Piazza San Marco. Alle 22.30 circa, i Calusari ( danzatori del Calus) torneranno in Piazza e condurranno il pubblico in maschera fino al Padiglione Italia per continuare i festeggiamenti "romeni". Intanto, in Brasile, una quarantina di persone sono rimaste ferite per il crollo di una tribuna durante il Carnevale di Fortaleza, nel nord-est del Paese. Camion dei pompieri e ambulanze hanno fatto la spola tra gli ospedali e la tribuna che al momento del crollo ospitava 10.000 mila persone. Le sfilate allegoriche sono state interrotte nel centro della città. Tra i feriti anche numerosi bambini e anziani. A Rio de Janeiro una pista di sci di 40 metri, con neve e tutto, è stata la maggiore attrazione sensazione del Carnevale più famoso del mondo con la sfilata delle prime sei scuole di samba nel sambodromo di Oscar Niemeyer. Tra i presenti, anche l'attrice italiana Monica Bellucci, il compositore statunitense Quincy Jones e la tennista russa Anna Kournikova. La pioggia ha disturbato i cortei allegorici a cui hanno preso parte "sambando" decine di migliaia di persone. Le scuole più applaudite sono state quelle del Salgueiro, che ha presentato un'ode a Rio de Janeiro, e della Viradouro che ha svolto il tema dei "capelli dritti" per la paura e il freddo. La prima ha mandato nella Sapucay (così viene chiamata la pista del sambodromo) un carro allegorico del Maracanà, il più famoso stadio di calcio del mondo. La Viradouro del "carnavalesco" (regista) Paulo Barros, ha dovuto disfare all'ultimo momento un carro allegorico ispirato all'Olocausto degli ebrei, dominato dall'immagine di Hitler su un monte di cadaveri, per decisione della giustizia che ha accolto un reclamo della federazione israelita di Rio. Vai alla homepage 05/02/2008.

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Si è scatenata una bufera attorno alla (solitamente) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 05-02-2008)

 

Si è scatenata una bufera attorno alla (solitamente) sonnacchiosa Fiera del Libro di Torino, in programma dall'8 al 12 maggio. Oggetto del contendere la presenza all'evento di una robusta rappresentanza dello Stato di Israele che quest'anno festeggia i sessant'anni dalla fondazione. Home Spettacoli prec succ Contenuti correlati Bufera sulle residenze sanitarie Si scatena la bufera sulle Zps Bufera sul centro anziani MONTEROTONDO Depuratori chiusi, bufera in città ... Nasce la terza Giunta. è bufera Arbitri nella bufera: troppi errori, campionato falsato Apriti cielo: lo scorso venerdì l'intellettuale di origine egiziana e professore di Filosofia e Studi Islamici all'Università di Friburgo e a Ginevra, il professor Tariq Ramadan, invitava tutti coloro che "hanno una coscienza viva" a boicottare la Fiera del Libro di Torino. A prescindere dal loro credo. Ramadan, semplicemente, sostiene che "non si può approvare nulla che provenga da Israele". Tanto è bastato per squassare, letteralmente, la sinistra italiana, già spezzettata dalla rovinosa caduta del governo. Gli intellettuali liberali e di centro si sono limitati a dissentire dal boicottaggio, alcuni anche in modo "sonnacchioso", adeguandosi ai toni pacati di una fiera del libro. La tesi, nel centrodestra è: "Andare contro Israele e la Fiera? Per carità, una pia cosa senza capo ne coda". A sinistra riapriti cielo: Rifondazione Comunista di Torino aderisce al boicottaggio. Bertinotti dissente dal suo partito e dichiara apertamente di essere invece contro il boicottaggio. Per l'occasione riappare Fassino, da qualche giorno silente: "Chiunque abbia una coscienza democratica deve respingere nel modo più netto ed esplicito il boicottaggio". Poi, già da ieri, i "boicottatori" cominciano a cambiare posizione. Gianni Vattimo precisa: "Chi accusa noi boicottatori di voler "imbavagliare" gli scrittori israeliani, o è in mala fede o non sa quel che dice". Insomma l'attacco non è contro gli israeliani, ma verso lo Stato israeliano che "festeggia l'anniversario con il blocco di Gaza". Dario Fo si schiera deciso contro il boicottaggio. Ieri sera un comunicato dei Comunisti Italiani: "Alla Fiera siano invitati come ospiti d'onore, insieme agli israeliani anche gli intellettuali palestinesi su un piano di pari dignità". E vengono respinte le accuse che attribuiscono "ad esponenti della sinistra radicale la proposta di boicottare la Fiera del Libro". E il boicottaggio sparisce. Un gioco di illusionismo. Vai alla homepage 05/02/2008.

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Israele, torna l'incubo kamikaze (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2008)

 

Di Gian Micalessin - martedì 05 febbraio 2008, 09:13 "è solo questione di giorni". I servizi di sicurezza israeliani lo ripetevano da quando i militanti di Hamas avevano abbattuto a colpi di esplosivo la barriera tra il sud della Striscia di Gaza e l'Egitto. Ieri mattina il tempo dei kamikaze è arrivato, ha messo fine alla vita di una ventenne israeliana, ha lasciato sul terreno una quindicina di feriti, tre dei quali in gravi condizioni. Sarebbe potuta andare anche peggio se un ispettore di polizia, eroe del giorno, non avesse ucciso il secondo attentatore. Prima dell'esplosione, prima dell'orrore, nessuno s'accorge di nulla, nessuno sospetta che quei due giovani arabi all'entrata di un centro commerciale di Dimona, la città del Negev dove Israele custodisce i segreti nucleari, siano due bombe umane. L'ultimo attentato risale al gennaio di un anno fa. Nessuno ci pensa più. Nessuno bada agli allarmi delle forze di sicurezza. E così i due militanti usciti da Gaza ed entrati dall'Egitto arrivano fino ad un bar all'aperto dove la gente si gode il tiepido sole del deserto. "Non mi sono accorta di nulla, ho solo sentito quell'esplosione devastante – racconta Rosa Elberg - poi è stato come in guerra, ho visto pezzi di corpi volare in aria e la gente fuggire impazzita". Rosa Elberg non sa di essere viva per caso. Il secondo attentatore, passato dall'altra parte del bar, non riesce ad innescare la sua cintura, resta ferito dalla prima esplosione, crolla a terra inebetito. Si risveglia mentre i primi soccorritori prestano soccorso ai feriti, tenta di allungare la mano verso il detonatore. Soccorritori e forze di sicurezza vedono il gesto e si allontanano. L'ispettore capo Kobi Mor, un ex ufficiale dei paracadutisti passato all'antinarcotici, punta la pistola, mira al capo, tira il grilletto, resta ad aspettare. Un minuto dopo la mano si muove ancora, tenta nuovamente di raggiungere il detonatore. "Allora ho mirato alla testa e gli ho sparato altri quattro colpi" racconta Kobi Mor nell'intervista trasmessa e ritrasmessa da tutte le televisioni israeliane. Ma quell'attentato segnala una nuova spada di Damocle sospesa sulla testa d'Israele. "Quest'attacco terroristico ci fa dolorosamente capire che dobbiamo restare attenti e vigili" - avverte il premier Ehud Olmert alludendo alle altre cellule terroristiche che hanno probabilmente approfittato delle due settimane di apertura di Gaza. L'infiltrazione da Gaza attraverso l'Egitto viene ammessa dagli stessi portavoce del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp) e dalle Brigate dei Martiri Al Aqsa, che rivendicano l'attentato nel corso di una conferenza stampa organizzata nella Striscia di Gaza.

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Nuova sfida di Ahmadinejad all'Occidente l'Iran lancia il primo missile per satelliti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2008)

 

Di Andrea Nativi - martedì 05 febbraio 2008, 07:00 Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad lancia una nuova sfida all'Occidente e una minaccia verso Israele, inaugurando ieri un nuovo centro spaziale militare dal quale è stato lanciato un ancor misterioso vettore, ufficialmente destinato a mettere in orbita pacifici satelliti, ma che ha evidenti applicazioni militari. Il centro spaziale si trova in una zona desertica nella provincia settentrionale di Semnan e comprende, oltre al complesso di lancio e ai relativi impianti, anche un centro di comando e controllo sotterraneo. Il razzo sperimentale, Kavoshkar 1 (Ricercatore 1), è stato mostrato dalle tv iraniane mentre accelerava verso il cielo, ma non è stato fornito alcun dettaglio sulle caratteristiche del vettore. Queste informazioni sono però in possesso dell'intelligence Usa, che ha seguito preparazione del test e traiettoria del razzo. La Casa Bianca ha commentato negativamente il lancio di ieri. "Azioni del genere - ha detto un portavoce - isolano sempre di più il regime e il popolo iraniano dalla comunità internazionale". I rapporti tra Usa e Iran sono notevolmente peggiorati negli ultimi anni, da quando il Paese degli ayatollah ha intrapreso un programma nucleare che non sembra avere solo fini civili. Il vettore partito ieri potrebbe essere un derivato del missile balistico Shahab 3, convertito per il ruolo spaziale. L'Iran afferma che questo lancio prelude a una successiva missione nell'arco di un anno e che porterà in orbita il primo satellite scientifico interamente realizzato in Iran: si chiamerà, ha detto Ahmadinejad, che ha personalmente premuto il pulsante di lancio, Omid (speranza). Il piano spaziale iraniano intende si prefigge di mettere in orbita entro il 2010 almeno quattro satelliti, naturalmente pacifici: per telecomunicazioni. Posto che i satelliti per telecomunicazioni hanno anche applicazioni militari, è chiaro che l'Iran intende mettere in orbita rudimentali satelliti da osservazione per sorvegliare Israele e quanto accade nella regione. Piccoli satelliti di questo tipo, dotati di fotocamere ottiche diurne, sono alla portata dell'Iran, specie se qualche Paese, come la Russia, fornirà tecnologie e assistenza. Nell'ottobre 2005 un razzo russo mise in orbita il satellite scientifico Sina-1, frutto di un progetto di collaborazione. Lo scorso febbraio invece l'Iran ha lanciato un razzo sonda atmosferico, che avrebbe raggiunto una quota di 150 chilometri. Un nuovo vettore che fosse capace di mettere in orbita bassa (tra 150 e 500 km di quota) satelliti spia costituirebbe una grave minaccia per Israele, senza contare che il razzo potrebbe anche essere anche trasformato in missile balistico a lungo raggio.

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Senza titolo pag.1 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2008)

 

Israele, torna l'incubo kamikaze di Gian Micalessin - martedì 05 febbraio 2008, 09:13 La rivendicazione che inneggia a Mussa Arafat e Luwa Luwani - i due kamikaze ventenni "sacrificatisi per restituire al popolo palestinese la propria dignità" - diventa un'altra imbarazzante prova dello scarso controllo esercitato dal presidente palestinese Mahmoud Abbas sulle Brigate Martiri di Al Aqsa, organizzazione armata del suo stesso partito.

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SocGen, il governo accusa i controllori della banca (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 05-02-2008)

 

Di Alberto Toscano - martedì 05 febbraio 2008, 07:00 da Parigi La Société Générale non può considerarsi esente da responsabilità a seguito del clamoroso "buco" provocato dal suo trader Jérôme Kerviel, 31 anni, all'origine di un deficit straordinario di 4,9 miliardi. L'accusa ai vertici di SocGen è il punto saliente del rapporto voluto dal presidente Nicolas Sarkozy e presentato ieri dal ministro dell'Economia e delle Finanze, Christine Lagarde, al primo ministro François Fillon. Una frase del rapporto la dice lunga: "Alcuni meccanismi di controlli interni alla Société Générale non hanno funzionato", è l'opinione della titolare dei dicasteri finanziari. Immediatamente SocGen ha diffuso un comunicato per dire che, d'ora in poi, i controlli verranno resi più efficienti. È come ammettere (meglio tardi che mai) l'evidenza: se un trader ha potuto rischiare decine e decine di miliardi di euro, perdendone poi quasi cinque, vuol dire che il vertice della banca ha chiuso gli occhi o comunque non è stato in grado di dare efficacia all'organizzazione interna di un gruppo bancario francese che ha 135mila dipendenti nel mondo. Sempre ieri è cominciato a Parigi il processo per riciclaggio che vede tra gli imputati la banca SocGen e il suo presidente Daniel Bouton. Si tratta di operazioni sospette svoltesi tra Francia e Israele nel periodo 1996-2001. Anche in quel caso SocGen e il suo presidente sono stati trascinati in uno scandalo a causa (presumibilmente) di una vigilanza assai insufficiente sulle operazioni compiute nell'ambito del gruppo. Forse già ben prima di Jérôme Kerviel il management di SocGen e il presidente Daniel Bouton avevano il vizietto di chiudere un occhio con una certa disinvoltura. Adesso si attendono gli sviluppi di un processo che vede oltre cento imputati, che durerà fino all'estate e che in questo momento si sta rivelando assai imbarazzante per la banca francese SocGen (che potrebbe essere oggetto di un'Opa ostile da parte di un concorrente francese o straniero). Siccome i guai non vengono mai soli, dall'altra sponda dell'Atlantico è giunta ieri a Parigi l'informazione secondo cui le competenti autorità americane (la Securities and Exchange Commission, il procuratore generale di New York e il dipartimento di Giustizia) hanno avviato un'indagine sul comportamento dell'uomo d'affari statunitense Robert A. Day, membro del cda SocGen, che ha venduto azioni di questa banca per oltre cento milioni di euro ai primi di gennaio, quando ancora non erano note le informazioni sul deficit causato da Kerviel con le sue demenziali speculazioni sui "futures". Se ci saranno elementi sufficienti, Day verrà incriminato per insider trading.

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Razzo "Speranza" Ahmadinejad lancia l'era dello spazio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

 

Il caso L'Iran si prepara a mandare in orbita il suo primo satellite Razzo "Speranza" Ahmadinejad lancia l'era dello spazio FARIAN SABAHI Il programma nucleare non basta a tenere alto il morale degli iraniani e per questo Ahmadinejad gioca la carta della corsa allo spazio. Ieri il presidente della Repubblica islamica ha inaugurato un centro spaziale nella zona desertica di Semnan, a Nord del Paese, e acceso la miccia di un missile di prova. Tra maggio e giugno sarà un vettore analogo a lanciare in orbita il primo satellite interamente costruito in Iran: "Omid", in persiano "speranza". È veramente un primo passo verso lo spazio, o si tratta della solita propaganda di una leadership messa in difficoltà dalla gravissima crisi economica? In realtà nello spazio c'è già un satellite iraniano per le telecomunicazioni e la ricerca, ma è stato mandato in orbita da un razzo russo, nell'ottobre 2005. Basato sul missile militare Shahab 3, e con una gittata massima di 1.600 chilometri, Omid sarà invece il risultato dell'autarchia in cui il Paese si è chiuso in questi anni. Il lancio del razzo non cambia comunque l'immagine dell'Iran, che resta tecnologicamente arretrato. I suoi cittadini, ad esempio, sono obbligati a volare su vecchi Boeing della compagnia di bandiera Iran Air, vittima di quasi trent'anni di embargo statunitense, o, peggio ancora, su sgangherati Tupolev russi. Il ritardo tecnologico è tallone d'Achille di un Paese che, avendo il petrolio ma non le raffinerie, deve importare il 40 per cento della benzina necessaria al mercato interno. La televisione di Stato ha mandato in onda le immagini del lancio con un sottofondo di musiche patriottiche. Mancano pochi giorni all'11 febbraio, la giornata in cui si commemora la vittoria dei rivoluzionari nel 1979, e Ahmadinejad ha sottolineato il significato politico dell'annuncio: "Il più importante strumento usato dal sistema dominante (gli Usa, ndr) è l'umiliazione attraverso cui vogliono far credere ai popoli che sono incapaci. Ma noi dobbiamo credere nelle nostre capacità. Tutte le conquiste della rivoluzione derivano da questo convincimento". L'ostentazione tecnologica è diretta quindi sia al popolo iraniano sia agli Stati Uniti, che Ahmadinejad, paragonando la Repubblica islamica a un "leone messo in un angolo", ha più volte messo in guardia dal "giocare con la sua coda". La Casa Bianca ha reagito ricordando che "è spiacevole che l'Iran continui a sperimentare missili balistici, questo regime continua a compiere passi, che non fanno altro che isolarlo, e con lui il popolo iraniano, dalla comunità internazionale". A Washington non tutti saranno però dispiaciuti dei risultati di Ahmadinejad perché, spendendo in un programma spaziale anziché in welfare, fa il gioco dell'amministrazione Bush. Un po' come ai tempi della Guerra Fredda, quando il presidente Reagan riprese la corsa agli armamenti, obbligando Mosca a fare altrettanto e dando avvio al tracollo dell'Unione sovietica. Ora come allora, Washington vende armi ai Paesi del Golfo e a Israele, obbligando Teheran ad adeguarsi. Il prezzo è alto: mancheranno le risorse per creare industrie e posti lavoro, ridurre l'inflazione, costruire raffinerie e finanziare un ampio programma di case popolari per ridurre la pressione - sempre più forte - sul mercato immobiliare.

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"Stavamo aspettando i kamikaze" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

 

I TERRORISTI VENIVANO DA GAZA, SONO ENTRATI DALL'EGITTO. I PALESTINESI RIVENDICANO: IL CROLLO DEL CONFINE CI HA AGEVOLATI Il centro commerciale dopo l'esplosione "Stavamo aspettando i kamikaze" [FIRMA]FRANCESCA PACI INVIATA A DIMONA Ninette Azulai siede alla cassa della macelleria che possiede da 43 anni insieme al marito Michel e spazzola via dai capelli sale e pepe pezzi d'intonaco venuti giù con l'esplosione: "Non era mai successo, Dimona non conosce attentati: è un posto dimenticato da Dio, figuriamoci dai kamikaze". Ieri invece i terroristi si sono ricordati di questo infelice agglomerato urbano di 34 mila anime nel deserto del Negev, che la prestigiosa guida turistica Lonely Planet definisce un posto privo d'interesse "a meno d'essere uno 007". Dimona significa il reattore nucleare che Israele ha sempre negato di possedere ma che, centrale fantasma, impiega più della metà degli abitanti. Eppure non era "il potere atomico sionista", contro cui sostiene di armarsi l'Iran, l'obiettivo di Mussa Arafat e Luay Laghwani, i due giovanissimi di Gaza che ieri mattina si sono fatti esplodere nell'unico centro commerciale della città, uccidendo una donna anziana e ferendo seriamente una decina di persone, ricoverate al Soroka Medical Center di Beersheba. Dimona era solo l'obiettivo più semplice, il meno protetto nonostante la sofisticata base antiaerea di Nashaevi Ha Negev a una trentina di chilometri, il più vicino al permeabile confine egiziano. Il negozio di Ninette si trova a pochi metri da Hamapilim street, la brulla via dell'attentato battuta palmo a palmo dalle tute bianche dello Zivi Plili, il Ros israeliano, e dalle telecamere di mezzo mondo. Nella piccola macelleria, come nella Mercantil Bank e nella drogheria indiana di Yakir Kenoly, la televisione ripropone il video amatoriale dell'esplosione, il corpo del primo kamikaze e la sua vittima; la polizia che soccorre i feriti e tra loro scopre il secondo uomo-bomba; l'agente Kobi Mor, tiratore scelto, che gli spara alla testa prima che azioni il detonatore. L'ultima volta era accaduto a Eilat il 29 gennaio 2007: un attentatore e tre morti in una panetteria in riva al mar Rosso, prima d'un lungo anno di tregua, osannato, prematuramente, dal governo israeliano come il più tranquillo dagli albori della seconda intifada palestinese. "Sono arrivati da Gaza attraverso l'Egitto, è da due settimane, dallo sfondamento del valico di Rafah, che aspettiamo questo momento", commenta Hanan Greenber, columnist del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth. "Era solo questione di tempo", aggiunge il collega di Haaretz, Amos Harel, esperto militare. "Preparavamo questo attacco da mesi ma il crollo del confine egiziano il 23 gennaio ci ha agevolato", conferma Abu Fouad, portavoce delle Brigate Martiri al-Aqsa, una delle sigle che insieme al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e le Brigate Abi Ali Mustafa ha rivendicato l'azione, insieme ad Hamas. Secondo l'esercito israeliano, i due kamikaze, entrati attraverso il Sinai, avrebbero ritirato le cinture esplosive in Cisgiordania prima di dirigersi a Dimona, "Sof HaOlam Smolla", la fine del mondo in fondo a destra, secondo il titolo di un film israeliano Anni 60 ambientato alla periferia estrema dell'occidente mediorientale. In Israele torna la paura. Non è quella onnicomprensiva del 2001, quando gli attentati erano più frequenti delle piogge, ma un'allerta che blocca la statale numero 10 tra Israele ed Egitto e rafforza il ministro della Difesa Barak nel proposito di costruire un muro di 250 chilometri lungo il Sinai. Qui, negli ultimi due anni, la polizia egiziana ha fermato una decina di kamikaze carichi di esplosivo Tnt, l'ultimo il mese scorso. Il sindaco di Dimona, Meir Cohen, accoglie l'offerta di Barak, particolarmente gradita nella trincea dimenticata del deserto, e ripete le parole del premier Olmert: "Siamo in guerra". L'Autorità Nazionale Palestinese condanna l'attentato. "Un gesto vile", secondo il presidente Abu Mazen, alle prese con il recupero sempre più disperato della Road Map. Ma Gaza, l'alter ego della Palestina che non c'è, festeggia con stendardi e canti il ritorno in scena dei kamikaze: da tempo i leader di Hamas sostengono di avere una lista d'attesa di aspiranti martiri lunga quanto l'elenco delle medicine necessarie nella Striscia assediata. La palla è ora in mano al presidente egiziano Mubarak, che ieri ha ordinato alla polizia di sparare al valico di Rafah: il fronte occidentale della battaglia di Dimona. 1. Volontario dei servizi di emergenza Zaka pulisce il sangue sul luogo dell'attentato. 2. Ultraortodossi della Zaka raccolgono i resti delle vittime. 3. Un parente di Luay Laghwan, uno dei due kamikaze, mostra una sua foto da piccolo. 4. Il robot manovrato a distanza dagli artificieri per sfilare dal corpo del kamikaze il corpetto esplosivo.

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"La cultura è il terreno del dialogo" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

 

Intervista Alberto Somekh "La cultura è il terreno del dialogo" ELENA LOEWENTHAL Gli ebrei sono il popolo del Libro. Anzi, dei libri. Il rabbino, guida della comunità, non è tanto un sacerdote quanto un "maestro": una persona che ha studiato, che continua a studiare e che molto conosce. Alberto Somekh, rabbino capo di Torino, ha con i libri una quotidiana consuetudine. Stanno sulle pareti della sua casa e dell'ufficio, sono compagni di vita. Rabbino Somekh, che cosa pensa di questa vicenda della Fiera del Libro? Che sentimenti desta tutto questo parlare, in lei che è abituato alla quiete dei libri? "Questa storia porta una grande agumat nefesh, tristezza. Anzi angoscia. E preoccupazione. L'idea di boicottare la Fiera del Libro per il semplice fatto che ha Israele come paese ospite è un'affermazione di pregiudizio. Nessun altro paese al mondo sarebbe stato tartassato in questo modo. Questo ostruzionismo è privo di una visione obiettiva dei fatti. Ad esempio, del fatto che Israele è quotidianamente bersaglio di missili lanciati da Gaza. Siamo nel contesto di un conflitto. Si accusa Israele di bloccare i rifornimenti alla striscia di Gaza, trascurando l'evidenza che Gaza si considera in guerra totale con il paese: è quasi paradossale che Israele debba sostentare quella striscia di terra da cui partono i missili. Nessuno si stupisce che sia Israele, e non i paesi arabi fratelli, a rifornire Gaza di viveri. Ci si indigna per il muro che divide Gaza da Israele ma non per quello che divide Gaza dall'Egitto, devastato qualche giorno fa". Come si spiega tale atteggiamento verso Israele e tutto ciò che viene da questo paese? "Mi lasci dire che, a proposito della vicenda Fiera, resto comunque ottimista. Penso che alla fine il buon senso prevarrà. Ma io credo che oggigiorno Israele sia il parafulmine dei sentimenti antiebraici. Non c'è altra spiegazione. Israele è attaccato non per quello che fa ma per quello che è. Per il fatto di esistere. Non per la sua politica o i suoi comportamenti. Lo stato ebraico è diventato il bersaglio dell'antisemitismo, magari non dichiarato ma certamente ancora vivo. Ed è questo che mi desta particolare angoscia". Tornando alla bagarre sulla Fiera, ha un invito, un suggerimento da proporre? Il suo contributo intellettuale in un contesto di questo genere risulterebbe particolarmente significativo. "Vede, chi propugna il boicottaggio della Fiera in sostanza rifiuta il confronto. Si comporta come Corach (Core) con Mosè, nel libro dei Numeri. Nega le tante possibilità che il dialogo offre. Chi dichiara il bando contro la Fiera in nome del fatto che quest'anno ospita Israele e la sua letteratura, rifiuta a priori l'occasione di un incontro. Di fare conoscenza con questo paese e con la sua cultura". Di fronte a questo rifiuto, che cosa propone? Esiste secondo lei una via di "ricomposi- zione"? "Tengo a ripetere che secondo me il buon senso finirà per avere la meglio. In fondo siamo sul terreno della letteratura, dei libri: è qui che si misura il grado di civiltà. La mia reazione istintiva a tutto questo è: accettiamo il confronto. Mettiamo su un tavolo l'editoria israeliana degli ultimi anni. Sull'altro quella palestinese. Partiamo da un riscontro puramente quantitativo, numerico. La cultura non dovrebbe mai temere gli accostamenti. E' quasi un invito quello che formulo ora. Poniamo questi due tavoli uno accanto all'altro, con i libri sopra. Dovrebbe essere naturale accettare il confronto, e più che mai nel contesto della cultura, dello scambio di idee e di libri. Ma resto della mia idea, che alla base di tutto questo trambusto ci sia il rifiuto di dialogare con Israele. Che è in fondo il rifiuto di riconoscere a Israele un pieno diritto all'esistenza, tanto in ambito politico e territoriale, quanto sul piano culturale".

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Dall'annuncio alla bagarre (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 05-02-2008)

 

Le tappe Dall'annuncio alla bagarre 18/12/2007 La decisione sul programma Il 18 dicembre la Fiera annuncia che la prossima edizione, a maggio, sarà ospite d'onore Israele: l'Egitto è stato rinviato al 2009 anche per favorire la sinergia con una grande mostra sull'antico Egitto a Venaria. 8/1/2008 Parte la protesta dai Comunisti italiani La polemica prende avvio su Al Jazeera, ed è l'8 gennaio quando a Torino parte la protesta dei Comunisti Italiani (nella foto Chieppa). Poco dopo prende posizione un gruppo di scrittori giordani. 23/1/2008 Nasce l'idea del boicottaggio E' in quella data che si parla di boicottaggio per la prima volta. Lo annuncia lo scrittore arabo Ibrahim Nasrallah. Prendono posizione pure l'Unione scrittori arabi e Tariq Ramadan, che fu ospite della Fiera nel 2007. 14/3/2008 Israele a Parigi un'idea di Sarkò Quest'anno Israele sarà ospite d'onore pure al Salon du livre di Parigi, dal 14 marzo. Pare che in questo caso la partecipazione di Israele abbia un carattere più politico: l'avrebbe discussa non, come a Torino, il board culturale della manifestazione, ma sarebbe stata voluta dal premier Sarkozy. Eppure la bufera non s'è abbattuta sulla capitale francese, ma su Torino.

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