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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza” |
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5 febbraio 2008 #TOP
Blitz
di un commando armato nell'ambasciata di Israele
( da "Quotidiano.net"
del 02-02-2008)
Abstract: ambasciata di
Israele Gli assalitori, che indossavano turbanti e lunghe vesti, hanno aperto
il fuoco contro i soldati mauritani di guardia che hanno risposto al fuoco
facendoli fuggire. Almeno 5 feriti, tra cui una "donna straniera"
Home Esteri prec succ Contenuti correlati Famiglia francese massacrata Fuoco
contro una famiglia francese Quattro morti e un ferito Un infermiere confessa:
La
fatwa di Ramadan "Boicottate la Fiera"
( da "Stampa,
La" del 02-02-2008)
Abstract: Il caso Cresce la
polemica su Israele ospite d'onore L'AMICO ITALIANO La fatwa di Ramadan
"Boicottate la Fiera" L'intellettuale musulmano contro il Salone di
Torino MARIO BAUDINO Cardini: "Tariq è un grande scrittore, ma questa
volta non sono d'accordo" TORINO Se siamo coerenti con noi stessi e
rispettiamo la dignità dell'essere umano,
Il
14 marzo invitati scrittori di lingua ebraica, iniziano le prime defezioni
( da "Stampa,
La" del 02-02-2008)
Abstract: Questo manifesta
semmai un sostegno a Israele e forse anche alla Francia che appoggia
l'occupazione. Per parte mia io non voglio partecipare". La firma: Aharon
Shabtai. È il più grande poeta israeliano contemporaneo e il più apprezzato
traduttore dei drammi greci in ebraico. Era una delle quaranta firme di
prestigio su cui contava il comitato organizzatore salone del libro di Parigi,
Spari
sull'ambasciata israeliana Feriti tre cittadini francesi
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del 02-02-2008) + 2 altre fonti
Abstract: Israele in
Mauritania, uno dei tre paesi islamici, con Egitto e Giordania, ad avere
relazioni diplomatiche con lo stato ebraico, provocando il ferimento di tre
francesi, due dei quali sono stati colpiti da pallottole vaganti. L'attacco,
definito da Israele "un atto di terrorismo", avviene quattro giorni
dopo che il presidente dell'
Assurdo
boicottare il salone del libro - tahar ben jelloun
( da "Repubblica,
La" del 02-02-2008)
Abstract: Contemporaneamente,
il pubblico israeliano dovrebbe esso pure gettar via i miei libri tradotti in
ebraico, e condannarli all'esilio. Si potrebbe continuare questo giochetto e
impedire ad esempio che i poemi del palestinese Mahmud Darwish possano entrare
nelle librerie e nelle case israeliane.
Assurdo
boicottare il salone del libro - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 02-02-2008)
Abstract: e ammettere che ci
saranno due Stati, fianco a fianco, Israele e la Palestina. Presto o tardi, questi
due popoli giungeranno a coesistere. Sono stanchi entrambi e vogliono vivere in
pace. Gli attacchi quasi quotidiani contro la gente di Gaza sono inammissibili,
perché si tratta di famiglie penalizzate a causa dei loro dirigenti.
"israele
a librolandia, nessun pentimento" - massimo novelli
( da "Repubblica,
La" del 02-02-2008)
Abstract: Israele a
Librolandia, nessun pentimento" La Fondazione ribadisce: andremo avanti
malgrado gli attacchi degli intolleranti MASSIMO NOVELLI Nessun ripensamento
sull'invito a Israele come ospite d'onore alla Fiera del libro di maggio. Lo
assicurano la Regione, la Provincia e il Comune di Torino, i maggiori soci
della Fondazione che organizza la manifestazione del Lingotto e che il
Pagina
IX - Torino LE POLEMICHE insorte sulla presenza di Israele alla prossima Fiera
del Libro amar... ( da "Repubblica, La"
del 02-02-2008)
Abstract: Israele alla prossima
Fiera del Libro amareggiano Antonio Saitta. Di ritorno dall'assemblea generale
in Spagna di "Arco latino", la rete che comprende settanta tra
province italiane, deputazioni spagnole e dipartimenti francesi), che lui guida
per il biennio 2007/2009, il presidente dell'Amministrazione provinciale di
Torino è sconfortato soprattutto da quella che definisce una
strumentalizzazione
"è
un'arena di confronto sarà così pure quest'anno"
( da "Repubblica,
La" del 02-02-2008)
Abstract: nelle loro opere
hanno analizzato in chiave critica la vicenda storica di Israele dal 1948 ad
oggi. Tutti e tre sono molto critici nei confronti della politica di Israele
nei Territori. Da sempre la coscienza critica di Israele, quella di chi ha
chiesto il dialogo con gli arabi, è nella letteratura. Trovo un paradosso che
rischi di diventare ragione di boicottaggio".
"un
feroce integralismo dietro la facciata soft"
( da "Repubblica,
La" del 02-02-2008)
Abstract: "Sapevamo
benissimo che la scelta di Israele avrebbe innescato questa querelle. Un
rischio che abbiamo deciso di assumerci". Perché? "Chi attacca la
Fiera non si rende conto che la decisione di ospitare Israele è plurale e
democratica". Le bordate arrivano anche dalla politica, sinistra compresa.
Ebrei
musso di romanato ( da "Secolo XIX, Il"
del 02-02-2008)
Abstract: ebrei che si trovavano
a La Spezia in un campo di raccolta organizzarono uno sciopero della fame,
protestando contro l'arresto di papà e chiedendone la liberazione". Poi i
ricordi vanno all'amicizia di Musso con Pertini, il viaggio in Israele ospite
del governo, i due giovani cugini di 16 e 17 anni morti a Mathausen e
"quel canto d'Israele che non dimenticherò mai". e. r. 02/02/2008.
Polemiche
/ creano inquietudine le accuse dello scrittore egiziano contro le scelte del
salone torinese - torino ( da "Repubblica, La"
del 02-02-2008)
Abstract: Israele alla
prossima Fiera del libro di Torino, in veste di ospite d'onore e dunque con i
suoi scrittori e i suoi maggiori esponenti della cultura, viene da Tariq Ramadan.
Il contestato intellettuale egiziano, nipote del fondatore della setta dei
Fratelli musulmani, ha dichiarato ieri che è necessario "affermare in modo
chiaro che non si può approvare nulla che provenga da Israele"
Assalto
alla sede diplomatica ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 02-02-2008)
Abstract: Tunisi Un commando
ha attaccato la scorsa notte con armi automatiche l'ambasciata d'Israele in
Mauritania, uno dei tre paesi islamici, con Egitto e Giordania, ad avere
relazioni diplomatiche con lo stato ebraico, provocando il ferimento di tre
francesi, due dei quali, fra cui una donna, sono stati colpiti da pallottole
vaganti.
Olmert
si dimetta, il Rapporto Winograd non è assolutorio
( da "Unita,
L'" del 02-02-2008)
Abstract: A parlare è un
mito dell'intelligence di Israele: Danny Yatom, già capo del Mossad (il
servizio segreto dello Stato ebraico), oggi parlamentare laburista. Ehud Olmert
ha accolto con un sospiro di sollievo il tanto atteso e temuto Rapporto
Winograd sulla guerra in Libano. Pericolo scampato?
La
celebrazione dell'altro Sessantotto, quello senza violenza puntualizza il
portav ( da "Stampa, La"
del 02-02-2008)
Abstract: il rabbino capo
d'Israele e personalità islamiche. Un mese e mezzo fa, poi, l'approvazione
all'Onu della risoluzione per una moratoria universale della pena capitale,
tradizionale battaglia della Comunità che deriva il suo nome dal piccolo
monastero di clausura nel cuore di Trastevere, accanto alla Basilica di Santa
Maria,
Ferraris
a Goteborg cerca altri punti iridati
( da "Stampa,
La" del 02-02-2008)
Abstract: Coppa del Mondo
proseguirà poi con le gare in Iran ed Israele, dove però la nazionale italiana
ha deciso di non partecipare, per concludersi con l'ultima prova della stagione
a Nimes, dove il giovane nazionale dovrà difendere la piazza d'onore
conquistata lo scorso anno. La prossima settimana saranno impegnate in Coppa
del Mondo anche le altre casalesi Sara Carpegna e Carolina Buzzi,
Lettera-testamento
di Yossi Rakover che "si rivolge a Dio"
( da "Stampa,
La" del 02-02-2008)
Abstract: Israele anche se
ha fatto di tutto perché non credessi in Lui" - scrive Yossi - "Credo
nelle Sue leggi anche se non posso giustificare i Suoi atti" e pregando
Gli chiede di fargli capire l'incomprensibile. Il recital è proposto dal Centro
di Formazione Santos-Milani con la Comunità di Mambre e l'Istituto Storico
della Resistenza e della Società Contemporanea che curano la mostra,
Eroismo
e generosità del "Perlasca" savonese
( da "Stampa,
La" del 02-02-2008)
Abstract: clandestini di
Ebrei alla volta di Israele, eludendo la stretta sorveglianza degli Inglesi che
ostacolavano le operazioni per motivi di politica internazionale. Siamo nel
1945, ben prima che il motoveliero "Rondine" e la corvetta canadese
"Beauharnois" tra il gennaio e il giugno 1946 riuscissero a far
sbarcare ad Haifa oltre 2000 ebrei scampati ai lager nazisti e Giuseppe Musso,
Palestina,
crisi umanitaria e politica a Gaza
( da "Voce
d'Italia, La" del 02-02-2008)
Abstract: Il containment
israeliano alla Striscia è degenerato negli ultimi giorni in una morsa che ha
colpito indiscriminatamente la popolazione civile e una sparuta minoranza di i
militanti terroristi. La chiusura ermetica degli accessi al cosiddetto
“Hamastan”
L'immaginario
terrorista contro l'era del controllo
( da "Manifesto,
Il" del 02-02-2008)
Abstract: Palestina anche
Wakamatsu è stato attaccato come pericoloso fiancheggiatore del terrorismo. Il
Prigioniero però è un film tutto "interiore", che quella storia la
narra per raccontare il presente: il Giappone dove il governo di destra vuole
ripristinare l'atomica, e soprattutto l'ideologia di guerra-al-terrorismo che
ha permesso un fine azzeramento dei cervelli a livello mondiale.
Mauritania,
attacco all'ambasciata israeliana
( da "Manifesto,
Il" del 02-02-2008)
Abstract: opinione del
governo islamico in carica che mantiene ancora rapporti con Israele Geraldina
Colotti Un gruppo di sei uomini mascherati, vestiti in abiti tradizionali e
armato di kalashnikov, ha attaccato ieri verso le due e venti del mattino
l'ambasciata d'Israele a Nouakchott, in Mauritania, nel quartiere bene di
Tevragh-Zeina.
Lettere@ilmanifesto.it
( da "Manifesto,
Il" del 02-02-2008)
Abstract: Non riesco a
capire in che modo il boicottaggio di una manifestazione culturale in cui lo
stato d'Israele è ospite d'onore possa contribuire alla soluzione del problema
israelo-palestinese. Quest'anno la giornata della memoria è stata celebrata in
modo più rituale del solito. Essa è stata amputata da due tipi di rimozioni:
una di "destra", l'altra di "sinistra".
Santa
sede dibattito nel dicastero che fu di ratzinger
( da "Riformista,
Il" del 02-02-2008)
Abstract: indurimento di
Israele. Eppure Dio continua ad avere un progetto di salvezza su Israele. Lo
dice bene l'apostolo in Romani 11, 1-10 laddove spiega come Dio non abbia
affatto rifiutato il suo popolo, e, in ogni caso, non lo abbia rifiutato per
sempre. E, ancora, lo dice bene Paolo laddove svolge il paragone dell'olivo
buono e dell'olivastro per simboleggiare i "
Mauritania:
assalto all'ambasciata d'Israele. Feriti tre francesi
( da "Corriere
della Sera" del 02-02-2008)
Abstract: 5 categoria:
REDAZIONALE A Nouakchott a Mauritania: assalto all'ambasciata d'Israele. Feriti
tre francesi NOUAKCHOTT - Attacco con armi automatiche contro l'ambasciata
d'Israele ieri nella capitale della Mauritania, uno dei tre Paesi islamici (con
Egitto e Giordania) ad avere relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico.
Ramadan:
boicottiamo Torino ( da "Corriere della Sera"
del 02-02-2008)
Abstract: avanti con
Israele, non si torna indietro di VERA SCHIAVAZZI N essuna marcia indietro,
nessun "aggiustamento" in corsa nei programmi della XXI Fiera del
Libro di Torino: Israele resterà il Paese ospite, tutti potranno parlare, la
presenza di intellettuali arabi e palestinesi è già prevista, ma non ha nulla a
che fare con la scelta dell'
Churchill
filosionista in dissidio con gli Usa
( da "Corriere
della Sera" del 02-02-2008)
Abstract: REDAZIONALE
Churchill filosionista in dissidio con gli Usa S ulla nascita d'Israele ci
furono inizialmente forti contrasti tra Inghilterra e America. Lo dimostrano
Churchill e gli ebrei, l'amicizia di una vita, l'ultimo libro di Martin
Gilbert, il biografo del grande statista inglese, e alcuni documenti
desecretati dagli archivi nazionali americani.
NON
SEMPRE LO SCHERZO VALE pag.1 ( da "Giornale.it, Il"
del 02-02-2008)
Abstract: Israele), 1992
PAURA DI VOLARE "Se non mi senti entro un'ora e mezzo, guarda la tv...
sappi che ti ho sempre amata". Aveva ricevuto l'sms dal marito, in volo
sul Napoli Capodichino-Torino Caselle, e si era spaventata a morte. Pensava a
kamikaze terroristi o peggio a un tentativo estremo di suicidio del suo lui
visto che pochi ore prima avevano avuto un litigio violentissimo.
Tre
feriti nell'assalto all'ambasciata di Israele
( da "Giornale.it,
Il" del 02-02-2008)
Abstract: relazioni
diplomatiche con Israele. Anouakchott, la capitale di questo Paese africano
desertico e povero che si affaccia sull'Atlantico, un commando ha attaccato con
armi automatiche nella notte tra giovedì e ieri l'ambasciata dello Stato
ebraico. Sono rimasti feriti tre passanti francesi, tra cui una donna, ma
nessuno tra il personale della missione diplomatica e nessun mauritano.
Simone
Pieretti s.pieretti@iltempo.it La Lazio pensa già al
( da "Tempo,
Il" del 02-02-2008)
Abstract: Per il resto tutto
confermato: in difesa Behrami e il rumeno Radu - ieri convocato in nazionale
per la sfida del 6 febbraio a Tel Aviv contro Israele - agiranno sulle corsie
esterne con la coppia Siviglia-Cribari davanti a Ballotta. In attacco Rocchi e
Pandev. Vai alla homepage 02/02/2008.
Così
lotto contro la pena di morte ( da "Tempo, Il"
del 02-02-2008)
Abstract: avvocato francese
di famiglia israelita, uomo politico - nominato ministro della Giustizia in
Francia negli anni '80 - che ha fatto abolire nel suo Paese la pena di morte
nel 1981. Home Spettacoli prec succ Contenuti correlati Scontro tra il Pd e
D'Alema: "No al referendum subito" Il salotto di Maria Angiolillo
diventa la "Quarta Camera" Lupi contro il Savoia "
Microsoft
lancia un'offerta da 44,6 miliardi di dollari per l'acquisto di Yahoo che vola
in borsa ( da "Tempo, Il"
del 02-02-2008)
Abstract: antisemitismo in
Europa secondo un rapporto dello Stato di Israele Shoah, ricordo indelebile
Giornata della memoria Manifestazioni in tutta Italia Oggi a Roma convegno su
"Olocausto e negazionismo" L'analisi del dna arriva via internet
Basta inviare un campione di saliva Microsoft ha presentato un'offerta di
acquisizione sul motore di ricerca Yahoo!
Erri
De Luca presenta il romanzo di Shalev
( da "Giornale.it,
Il" del 02-02-2008)
Abstract: israeliano, che
sarà a Roma martedì 5 febbraio, per presentare il suo nuovo libro, Il ragazzo e
la colomba (libreria Menorah '85, piazza delle Cinque Scole, ore 20.30). La
scrittura gli scorreva nelle vene sin da bambino: suo padre Itzhak è stato uno
tra i maggiori esponenti della poesia israeliana.
LA
FIERA OCCUPATA ( da "Stampa, La"
del 02-02-2008)
Abstract: e così la
sgradevole polemica attorno alla partecipazione di Israele come Paese ospite
della Fiera del Libro, anziché spegnersi al vento del buonsenso, o stemperarsi
nel dibattito culturale, s'attizza sotto le folate del partito preso. E come
spesso accade quando l'ideologia scaccia le idee, si toccano i vertici del
surreale.
L'arte
della sonata al Conservatorio ( da "Voce d'Italia, La"
del 02-02-2008)
Abstract: Cina e Israele.
Roberto Vitrano è nato a Brescia e si è diplomato in pianoforte nel 1994 con il
massimo dei voti e la lode al Conservatorio di Milano. Ha poi conseguito il
diploma triennale di Alto Perfezionamento. Ha vinto numerosi Concorsi Nazionali
e Internazionali e si è esibito in numerosi concerti in Italia e all'estero.
Israele
alla Fiera del libro ancora polemiche
( da "Liberazione"
del 02-02-2008)
Abstract: Ancora polemiche
sulla decisione di invitare Israele come paese ospite alla prossima Fiera del
libro di Torino, che si svolgerà dall'8 al 12 maggio. A scagliarsi contro la
scelta degli organizzatori è stato ieri il noto intellettuale di origine
egiziana Tariq Ramadan, professore di filosofia e studi islamici all'università
di Friburgo e a Ginevra.
Mauritania
Attaccata ambasciata israeliana ( da "Liberazione"
del 02-02-2008)
Abstract: che intrattiene
normali relazioni diplomatiche con Israele. Nell'attacco sono rimasti feriti
tre francesi, due dei quali da proiettili vaganti: il proprietario di un vicino
ristorante, il "Vip"; una donna che chiacchierava in macchina con un
amico, e un cliente del ristorante, il quale si è fratturato una gamba fuggendo
in preda al panico.
Napoli
In occasione della seconda giornata mazionale delle disabilità gravi e
gravissime, l'incontro Il mondo del silenzio : alle 11.30 alla sala giunta
Palazzo San Giacomo, piazza ( da "Liberazione"
del 02-02-2008)
Abstract: riunione nazionale
della Campagna 2008 anno della Palestina ". Tutt* alla libreria Odradek,
via dei Banchi Vecchi 57: alle 18 inaugurazione della mostra 25 patchwork di
Anna Rocco; alle 18.30 Claudio Del Bello e Francesco Muzzioli presentano
L'anomalia del genio e le teorie del comico di Felice Accame.
Luisa
Morgantini ( da "Liberazione"
del 02-02-2008)
Abstract: in reciproca sicurezza
con lo stato israeliano. Ospedale Al Shifa - Gaza City Mansour Rahal stava
guidando una carretta tirata da un asino a Beit Lahiya quando questa è stata
colpita da un missile israeliano che ha ucciso sua madre e suo fratello
maggiore. Ora Mansour è ricoverato nel riparto di rianimazione dell'ospedale di
al Shifa, con una meningite e ferite gravi alla testa.
Israele,
Olmert salvato dal rapporto Winograd
( da "EUROPA.it"
del 03-02-2008)
Abstract: affermando che
Israele non può sopravvivere senza autorità politico-militari competenti".
Secondo il quotidiano israeliano spetta ora al ministro della difesa Ehud Barak
e alla ministra degli esteri Tzipi Livni prendere atto di questa conclusione e
agire di conseguenza, "non solo per il bene della nazione, ma anche per il
loro".
"È
fondamentalista chi si nega al dialogo"
( da "Stampa,
La" del 03-02-2008)
Abstract: Ma questa è per il
grande scrittore israeliano una stagione "errante", di viaggi, di
impegni da dedicare ai lettori sparsi per il mondo. Nei prossimi mesi sarà in
Francia, in Russia, in Italia. L'ultimo suo libro è appena uscito Oltralpe con
il titolo Vie et mort en quatres rimes.
I
nazionalisti serbi "Domani vinciamo"
( da "Stampa,
La" del 03-02-2008)
Abstract: Egitto per
chiudere gradualmente la frontiera tra l'Egitto e Gaza, fatta saltare dopo il
blocco della Striscia da parte di Israele, il 23 gennaio. Lo ha dichiarato
Mahmoud al-Zahar, uno dei leader più influenti del movimento integralista
islamico. "Opereremo in attesa di chiudere la frontiera tra noi e
l'Egitto, questo sarà realizzato gradualmente", ha dichiarato.
Dall'annuncio
al boicottaggio ( da "Stampa, La"
del 03-02-2008)
Abstract: che nella prossima
edizione sarà ospite d'onore Israele: avrebbe dovuto essere l'Egitto, rinviato
al 2009 anche per favorire la sinergia con una grande mostra sull'antico Egitto
a Venaria. La polemica prende avvio su Al Jazeera, ed è l'8 gennaio quando a
Torino parte la protesta dei Comunisti Italiani (nella foto Chieppa).
Insulti
a Picchioni, sale la tensione ( da "Stampa, La"
del 03-02-2008)
Abstract: invito agli
scrittori di Israele come ospiti d'onore, è a mille la polemica che ha
investito Librolandia, e si alza pure l'attenzione della polizia: domani sarà
negli uffici della Fiera Elazar Cohen, inviato dall'ambasciata israeliana,
mentre sui siti antagonisti che rilanciano gli inviti al boicottaggio è
spuntata una sigla nuova,
Le
carte del terrore dell'imam Kohaila
( da "Stampa,
La" del 03-02-2008)
Abstract: La Jihad
continuerà fino al giorno del giudizio" Angelo Conti Monica Perosino
Israele ospite d'onore tensione sempre più alta Il presidente della fiera
"Non ci spaventiamo" Giovanna Favro Un documento, di cui è venuta in
possesso La Stampa, svela il retroscena dell'espulsione dell'Imam di via
Cottolengo, Mohamed Kohaila, avvenuta il 10 gennaio scorso.
Mostra
dedicata alla Shoa e visite oggi nella Sinagoga
( da "Stampa,
La" del 03-02-2008)
Abstract: Organizzate dai
volontari della Comunità ebraica, le visite avranno la durata di quarantacinque
minuti ciascuna e l'ultima è prevista per le 16,30. Fino ad oggi, inoltre,
resterà aperta la mostra intitolata "Destinazione Auschwitz" e
promossa dall'Associazione Italia-Israele. Questi gli orari di apertura: dalle
14,30 fino alle 17,30.
Israele
alla fiera del libro rifondazione sulle barricate
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2008)
Abstract: Spunta uno stand
della Palestina Israele alla Fiera del Libro Rifondazione sulle barricate
TORINO - L'invito a Israele per la Fiera del libro divide la sinistra. Al boicottaggio
proposto dal Pdci hanno aderito anche le strutture piemontesi di Rifondazione
comunista. E mentre il sindaco di Torino Chiamparino critica gli attacchi
("è fondamentalismo politico"
L'esercito
dei nuovi kamikaze, donne e ragazzini senza speranza Reclutati a forza,
indottrinati e mandati a seminare morte. Dal Pakistan alla Cecenia, dalla
Palestina all'Iraq: sto ( da "Unita, L'"
del 03-02-2008)
Abstract: braccio armato del
Fatah palestinese, verso un check point israeliano. Gli uomini di Tsahal lo
individuano subito insospettiti dalla giacca troppo grande che il bambino
indossa per nascondere la cintura bomba. Lo bloccano e riescono a disinnescare
l'esplosivo. E a salvare Ahmed. Amer al Fahar, 16 anni, di Nablus,
Cisgiordania.
Spàrati,
Adolf Spàrati adesso ( da "Unita, L'"
del 03-02-2008)
Abstract: per molto tempo
proibita in Israele. Nel 2001 il pianista e direttore d'orchestra Daniel
Barenboim ruppe il tabù e le reazioni furono violente, si discusse a lungo, si
riaprì il dibattito su "Wagner precursore del Terzo Reich".
Intervennero intellettuali prestigiosi, Edward Said difese la scelta di
Barenboim e scrisse che la musica di Wagner ("ricca e straordinariamente
complessa"
La
kefiyah di chieppa - ettore boffano
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2008)
Abstract: invito di Israele
alla Fiera del libro, sull'assurda querelle che da una settimana sta montando
contro la prossima edizione della kermesse culturale del Lingotto, nulla ci
sarebbe da aggiungere dopo ciò che ha scritto, su Repubblica, uno dei più
grandi intellettuali musulmani viventi, Tahar Ben Jelloun: "Bisogna
distinguere in modo netto:
"la
lite su israele a librolandia? una vicenda stupida e rischiosa" - massimo
novelli a pagina vii ( da "Repubblica, La"
del 03-02-2008)
Abstract: Pagina VII -
Torino La polemica Parla il saggista Vertone "La lite su Israele a
Librolandia? Una vicenda stupida e rischiosa" MASSIMO NOVELLI A PAGINA VII
SEGUE A PAGINA VII.
"il
caso israele? stupido e pericoloso" - massimo novelli
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2008)
Abstract: Torino "Il
caso Israele? Stupido e pericoloso" Vertone e la polemica su Librolandia:
vedo tanti muri da abbattere "Si inviti pure la Palestina, perché no?
Forse così si eviteranno atti di fanatismo" MASSIMO NOVELLI "Mi
sembra una vicenda connotata soprattutto da grandi stupidità, che potrebbe
tuttavia sfociare nel tragico".
La
comunità araba si divide ma tutti bocciano quella dedica - angela lano
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2008)
Abstract: celebrare la
nascita di Israele". Dello stesso avviso è Fouad Shibli, presidente
dell'Unione degli Arabi di Torino: "Invitiamo pure gli intellettuali
israeliani e discutiamo con loro della situazione in Palestina e delle scelte
del governo israeliano, ma senza festeggiare il 60° anniversario di Israele,
Paese occupante di un altro popolo.
La
kefiyah di chieppa e il livore dei comunisti - ettore boffano
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2008)
Abstract: Israele. Nel suo
ultimo comunicato di ieri pomeriggio, Chieppa ribadisce l'accusa di un
clamoroso "errore" e chiede, come se ci trovasse davanti a un tavolo
di pace organizzato a Camp David, di rimediare in corsa prevedendo "due
ospiti d'onore: Israele e la Palestina, con pari dignità e facendo di questo
importantissimo appuntamento culturale un momento di dialogo e di confronto
Subito
in salita la Federation Cup la Spagna conduce 2-0 con l'Italia
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
03-02-2008)
Abstract: dopo che la
compagna Dinara Safina era stata sconfitta dalla numero 1 di Israele, Shaar
Peer, per 0-6, 6-2, 6-2. Semifinali a portata di mano, infine, per la Cina, 2-0
sulla Francia con le vittorie di Na Li e Shuai Peng rispettivamente su Alize
Cornet (6-3, 6-1) e su Virginie Razzano (4-6, 6-3, 6-4).
"io
scrittore ebreo tra rabbia e paura" - giampiero martinotti
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2008)
Abstract: visto che l'invito
coincide con il sessantesimo anniversario della creazione di Israele e che i
palestinesi aspettano ancora di avere il loro Stato? "Guardi, io sono
stato il primo ebreo ad incontrare Arafat dopo la strage di Monaco di Baviera.
Due mesi fa sono andato da Assad, malgrado tutti abbiano messo al bando la
Siria.
Il
dibattito infuria sul "manifesto" parlato: i libri vanno rispettati -
alessandra longo ( da "Repubblica, La"
del 03-02-2008)
Abstract: Equazione secca: o
stai con i palestinesi o stai con lo stato d'Israele. E se stai con i
palestinesi, ridotti alla fame e chiusi nella prigione di Gaza, allora contesti
tutto, anche i criteri d'invito usati alla Fiera del Libro di Torino. Il
malumore è partito dal Pdci torinese ma di questo, a Roma, non ne vogliono
parlare.
Israele
alla fiera del libro sinistra divisa sul boicottaggio - massimo novelli
( da "Repubblica,
La" del 03-02-2008)
Abstract: Israele alla Fiera
del Libro sinistra divisa sul boicottaggio Mediazione a Torino, nasce uno stand
palestinese La critica di Chiamparino: "Questo è fondamentalismo
politico" MASSIMO NOVELLI TORINO - Non si placano le polemiche e il centro
sinistra si spacca sulla presenza di Israele alla Fiera internazionale del
libro di Torino,
Il
Pd chiede lumi sulla scuola elementare
( da "Tempo,
Il" del 03-02-2008)
Abstract: Home Latina prec
succ Contenuti correlati Alitalia, il Nord chiede 1,25 miliardi Air France va
avanti L'attuale vertice di Acqualatina è pronto a chiedere la ...
"Fuorilegge" i pannelli luminosi "La Asl va a scuola" per
prevenire gli incidenti domestici Israele chiede scusa ai Beatles Cotugno
chiederà la nomina popolare Vai alla homepage 03/02/2008.
Fantasia
chiede la rimozione di due dirigenti comunali
( da "Tempo,
Il" del 03-02-2008)
Abstract: denunciati Israele
chiede scusa ai Beatles Cotugno chiederà la nomina popolare Giacinto
Montazzoli, quale responsabile del settore demografico, ed il loro contestuale
trasferimento presso altri dipartimenti. Nel caso di impossibilità di
collocamento nell'Ente, viene richiesta "l'immediata risoluzione del
rapporto di lavoro,
In
difesa dell'ospedale ( da "Tempo, Il"
del 03-02-2008)
Abstract: morto in ospedale
TEL AVIV Il ministro israeliano della difesa Ehud Barak ha ... FINLANDIA Orrore
in ospedale testa di topo nel piatto Il ... Muore a due anni in ospedale dopo
una crisi convulsiva "Ho voluto l'incontro con i massimi esponenti del
polo ospedaliero - ha dichiarato il sindaco - per colmare alcune mie lacune e
ascoltare nel dettaglio i dati tecnici e gli attuali disagi,
Giuliano
Ferrara relatore al convegno sull'aborto
( da "Tempo,
Il" del 03-02-2008)
Abstract: Israele Shoah,
ricordo indelebile Giornata della memoria Manifestazioni in tutta Italia Oggi a
Roma convegno su "Olocausto e negazionismo" Rugby, con il Cus Ferrara
Arieti in lotta per la salvezza Negazionismo, un convegno Tra i relatori ci
sarà Giuliano Ferrara, che proprio nei giorni scorsi si è fatto promotore della
richiesta di una moratoria europea sulla distruzione di embrioni
N
o, ( da "Corriere della Sera"
del 03-02-2008)
Abstract: Stavolta bisogna
chiedere ad Abraham Yehoshua, Amos Oz e David Grossman di vincere la loro
ritrosia e di sfidare il boicottaggio anti-israeliano alla Fiera del libro di
Torino. E alle autorità italiane, ovviamente, di tutelare il loro diritto di
parola. CONTINUA A PAGINA 30.
Barenboim,
palestinese ( da "Corriere della Sera"
del 03-02-2008)
Abstract: Un vero cittadino
di Israele deve andare incontro ai palestinesi con la mente aperta, o almeno
sforzandosi di capire che cosa la creazione dello Stato di Israele ha
significato per loro". "Un vero cittadino di Israele deve chiedersi
cosa gli ebrei hanno fatto, con tutta la loro reputazione di intelligenza e di
sapienza, per condividere con i palestinesi tale patrimonio culturale"
Questo
boicottaggio va sfidato ( da "Corriere della Sera"
del 03-02-2008)
Abstract: sfidato ISRAELE E
LA FIERA DEL LIBRO SEGUE DALLA PRIMA Si comprende lo spirito che ha indotto
Giorgio Israel sul Foglio a consigliare a Israele il boicottaggio dei
boicottatori, un gesto ascetico e pedagogico di rinuncia che, ricalcando la
scelta di Benedetto XVI di non recarsi alla Sapienza, rendesse ancora più
evidente il volto intollerante degli imbavagliatori di professione.
Gaza,
chiuso il confine con l'Egitto ( da "Giornale.it, Il"
del 03-02-2008)
Abstract: Nel frattempo
resta molto elevata la tensione nel sud di Israele, lungo il confine con
l'Egitto, nel timore di infiltrazioni di terroristi palestinesi che potrebbero
essere in procinto di lanciare attentati. Nei giorni scorsi le autorità
egiziane hanno reso noto di aver catturato una dozzina di miliziani armati
originari di Gaza.
Gaza,
chiuso il passaggio per Rafah ( da "Giornale.it, Il"
del 03-02-2008)
Abstract: Nel frattempo
resta molto elevata la tensione nel sud di Israele, lungo il confine con
l'Egitto, nel timore di infiltrazioni di terroristi palestinesi che potrebbero
essere in procinto di lanciare attentati. Nei giorni scorsi le autorità
egiziane hanno reso noto di aver catturato una dozzina di miliziani armati
originari di Gaza.
Tuttitalia
Un ponte per organizza dal 22 marzo al 1 aprile un viaggio di di conoscenza e
solidarietà in Giordania con un gruppo di 10 persone. Presto maggiori
informazioni e costo ( da "Liberazione"
del 03-02-2008)
Abstract: al Bioagriturismo
Tirtha in via Tremolè 18 per Esperimento Cineforum Palestina Terra Promessa .
Vicenza Primolunedìdelmese ti invita all'incontro La nonviolenza come levatrice
della storia lunedì alle 20.30 ai Carmini in corso Fogazzaro 250, una
riflessione su una nuova società glo-cale, vincendo l'assuefazione di cuori e
menti all'ingiustizia, producendo concreti segni di pace.
Scritto&parlato
( da "Manifesto,
Il" del 04-02-2008)
Abstract: contro la
designazione di Israele come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro di
Torino. Si afferma che invitare un paese che sta ponendo l'assedio alla
Striscia di Gaza sarebbe una provocazione inaccettabile da parte degli
intellettuali e del popolo arabo. Concordo senz'altro con Valentino Parlato,
che sulle pagine del manifesto ha preso posizione contro questo boicottaggio (
Rafah
chiude, accordo Hamas-Egitto ( da "Manifesto, Il"
del 04-02-2008)
Abstract: Israele e separata
completamente dalla Cisgiordania? Probabilmente no, anche perché ciò non farebbe
altro che favorire il disimpegno israeliano dai Territori palestinesi che ha
occupato nel 1967. Allo stesso tempo Hamas lancia un messaggio all'Anp di Abu
Mazen, ovvero che la soluzione per il valico di Rafah deve necessariamente
prevedere il coinvolgimento del movimento islamico.
Boicottare?
Ma il bavaglio è sempre un boomerang
( da "Manifesto,
Il" del 04-02-2008)
Abstract: Torino che si
terrà a maggio perché intende avere come ospite d'onore Israele (nel 60.mo
anniversario della sua fondazione) e chiama a parlare scrittori come David
Grossman, Amos Oz e Abraham Yehoshua. Anche il Salone del Libro di Parigi di
marzo ha Israele come ospite d'onore e rischia anch'esso un boicottaggio patrocinato,
tra gli altri, dalla scrittrice palestinese Suad Amiry,
UN
ATTO CONTRO LA PACE ( da "Stampa, La"
del 04-02-2008)
Abstract: organizzazioni
italiane di sinistra aderiscono alla protesta pretendendo che l'invito a
Israele venga ritirato. In veste di scrittore israeliano sostenitore della
sinistra e da anni propugnatore della pace, mi sia permesso di intromettermi in
questo dibattito per sostenere che il boicottaggio non solo è ingiusto ma anche
dannoso al processo di pace nel quale tutti riponiamo speranze.
PERCHÉ
BOICOTTO ISRAELE ( da "Stampa, La"
del 04-02-2008)
Abstract: Gianni Vattimo
PERCHÉ BOICOTTO ISRAELE Confesso: sono uno dei pochissimi che finora hanno
firmato un appello per il boicottaggio dell'invito di Israele come ospite
d'onore alla prossima Fiera del Libro di Torino. Se tutti i grandi giornali
italiani fanno a gara nel deprecare questo boicottaggio, vuol dire che la
minaccia dell'antisemitismo non è poi così incombente.
Roma
1972 ( da "Manifesto, Il"
del 04-02-2008)
Abstract: apice del sadismo
israeliano, del capo del governo Shamir e del ministro della difesa Sharon, ma
già in Libano seminavano morte e distruzione. Gli armati palestinesi che
avevano difeso la città per 3 mesi, se ne erano andati, l'esercito israeliano
assediava i due campi profughi e dava il via libera alle squadre di mercenari mandati
a "vendicare"
Salone
del libro ( da "Manifesto, Il"
del 04-02-2008)
Abstract: cosiddetto
boicottaggio alla decisione della Fiera del libro di indicare Israele come
paese ospite. In particolare sono stati i capigruppo in regione, comune e
provincia, cui si sono aggiunti il responsabile per la cultura di torino e vari
consiglieri. Gli esponenti piemontesi del partito precisano che "non è in
questione naturalmente né il diritto alla libera espressione di chiunque,
Caro
Stefano, la Palestina ti ricorda ( da "Manifesto, Il"
del 04-02-2008)
Abstract: Anp ha una
direzione unitaria ed è premier Marwan Barghuti che Israele ha finalmente
liberato con gli altri undicimila palestinesi rinchiusi nelle galere. È stato
fatto saltare con la dinamite il muro del confine con l'Egitto e adesso,
insieme ai soldati refusnik israeliani, stanno minando il Muro di Sharon che
taglia in due la Cisgiordania.
"Noi
non faremo il bis del Papa alla Sapienza"
( da "Stampa,
La" del 04-02-2008)
Abstract: CUORE FERITO
POLEMICA SENZA FINE SU ISRAELE AL SALONE DEL LIBRO IL SINDACO ATTACCA I CONTESTATORI
SAUZE D'OULX CARNEVALE DI IVREA, IN CINQUEMILA PER LA BATTAGLIA DELLE ARANCE
FINANZIARIA SCELTA LA VENTIDUENNE ELISA REVIGLIO All'interno A 68 anni vuole
uccidersi "Noi non faremo il bis del Papa alla Sapienza" Di notte
sulle piste con un materassino si schianta e muore "
No
al boicottaggio ma se Israele resta
( da "Stampa,
La" del 04-02-2008)
Abstract: Hanno detto No al
boicottaggio ma se Israele resta Nessuno vuole mai che si parli delle terribili
condizioni dei palestinesi L'ostruzionismo di Israele alla Fiera può ingenerare
pericolosi effetti incontrollabili ospite d'onore ribadiamo il nostro grande
dissenso L. Cassano V. Chieppa G.
Ivrea
meglio di Rio "Questa è adrenalina pura"
( da "Stampa,
La" del 04-02-2008)
Abstract: I turisti texani
passati dall'ufficio informazioni del carnevale adesso scolano vin brûlé sul
lungo fiume. Israel Lechman, che invece arriva da Israele ("Un paese a
"Su
Israele non dobbiamo chiedere scusa a nessuno"
( da "Stampa,
La" del 04-02-2008)
Abstract: Mi chiedono le
comunicazioni su Israele alla Fiera del Libro? Ci divertiremo" è stato il
commento di ieri del sindaco Chiamparino. Le dure reazioni dei Comunisti
Italiani prima, e di Rifondazione poi, al tema 2008 scelto da Picchioni &
C. lo hanno irritato non poco. Allora sindaco, che dirà oggi in Sala Rossa su
Israele alla Fiera?
Italia,
saltano i nervi Fuori dalla Fed Cup ora rischia la B
( da "Stampa,
La" del 04-02-2008)
Abstract: sorteggio di
domani potrebbe affidarci avversarie toste come Israele, Giappone, Repubblica
ceca (o gli Usa se perderanno con la Germania). "Non è la fine di un
ciclo", sostiene la Schiavone, e probabilmente ha ragione. L'importante è
non fare come la miope Eugenia, uno dei personaggi della Ortese, che, una volta
inforcati gli occhiali e scoperto che la realtà, vista con chiarezza,
Incontri
su storia e prospettive di Israele
( da "Stampa,
La" del 04-02-2008)
Abstract: SAVIGLIANO
Incontri su storia e prospettive di Israele Sedici edizioni, trenta studenti
degli istituti superiori della "Granda" inviati per un soggiorno
nello Stato ebraico: sono i risultati dell'iniziativa "Conoscere
Israele" di cui l'associazione Italia-Israele della provincia di Cuneo
vara il nuovo programma che prenderà il via il 21 febbraio.
Chi
nega la Shoah sfregia la Storia ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)"
del 04-02-2008) + 1 altra fonte
Abstract: che postula
nientemeno la sparizione di Israele, il solo Paese con una democrazia
parlamentare tra quelli che vorrebbero abbatterlo. Non rimane che evitare
scontri di civiltà, di culture e di religioni per tenere lontani scenari di cui
la Storia si è già tragicamente occupata. Ci salveremo da un futuro pervaso di
integralismo a patto di secolarizzare,
Chi
ha paura del dialogo ( da "Unita, L'"
del 04-02-2008)
Abstract: Giustamente
conosciuti per i loro romanzi ma anche per il coraggio intellettuale con cui,
spesso, levano critiche, anche aspre, alle decisioni dei governanti israeliani.
Le loro voci raccontano della necessità del dialogo con i palestinesi, i loro
scritti rivelano una dialettica interna a Israele che fa di quel Paese la più
grande democrazia in Medio Oriente. segue a pagina 24.
Contro
il boicottaggio ( da "Unita, L'"
del 04-02-2008)
Abstract: anni dalla
fondazione dello Stato di Israele. È paradossale che da certa sinistra estrema
si invochi il boicottaggio della cultura; ma è purtroppo anche una tradizione
che non tramonta in alcune parti di quella sinistra. Si colpiscono così le voci
più limpidamente critiche della società israeliana, come quel David Grossman
che ha rifiutato di stringere la mano ad Olmert,
L'esercito
israeliano spara al confine: ucciso un libanese ferito un altro
( da "Unita,
L'" del 04-02-2008)
Abstract: Stai consultando
l'edizione del L'esercito israeliano spara al confine: ucciso un libanese
ferito un altro.
Barak:
resto ministro della Difesa nonostante gli errori fatti nella guerra in Libano
Fronda nel partito laburista israeliano: gli elettori ci faranno pagare cara
questa scelta. Do ( da "Unita, L'"
del 04-02-2008)
Abstract: rimasto gravemente
ferito quando soldati di Tsahal hanno aperto il fuoco dal nord di Israele,
vicino al paese di Ghajar, sulla frontiera orientale del Libano con le alture
del Golan sotto controllo israeliano. Secondo un portavoce di Tsahal, l'uomo
ucciso, come quello ferito erano dei trafficanti di droga. Lo stesso portavoce
ha escluso che i due uomini fossero miliziani di Hezbollah,
L'Egitto
richiude il valico di Rafah ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 04-02-2008)
Abstract: Qualora il valico
ufficiale non fosse riaperto alle condizioni poste da Hamas (cioè senza potere
di interdizione da parte di Israele), i miliziani sembrano pronti a demolire di
nuovo la barriera, anche se l'Egitto ha detto che questo "non dovrà
accadere mai più".
L'appello
Lanciata una campagna ignobile ( da "Unita, L'"
del 04-02-2008)
Abstract: Israele e degli
israeliani come quello di un popolo persecutore, e non come quello di un Paese
e un popolo in cerca di una strada verso la pace". "Fondata
sull'ingratitudine - aggiungono- perché? gran parte del popolo israeliano, con
in testa i suoi uomini e donne di cultura, scrittori e poeti, si batte da
sempre non solo per la difesa dei propri diritti ma anche per quella dei propri
Russo
Spena: Il diritto all'esistenza dello Stato di Israele non si discute
( da "Unita,
L'" del 04-02-2008)
Abstract: Stai consultando
l'edizione del Russo Spena: "Il diritto all'esistenza dello Stato di
Israele non si discute".
Ora
l'Italia spera nei playout Prima semifinale per la Cina
( da "Unita,
L'" del 04-02-2008)
Abstract: avversaria fra le
altre squadre battute al 1° turno d'èlite (Israele, Francia e una tra Usa e
Germania) e le vincenti del gruppo mondiale 2 (Ucraina, Giappone, Repubblica
Ceca e Argentina). Il sorteggio è in programma domani a Londra. Da registrare
la storica qualificazione in semifinale della Cina che ha battuto a Pechino la
Francia per 3-2.
Sarebbe
bene che gli arabi leggessero la Arendt
( da "Unita,
L'" del 04-02-2008)
Abstract: Mi riferisco alla
relazione particolare che esiste tra l'Europa e lo Stato d'Israele. Una
relazione che il mondo arabo fa fatica a comprendere perché fatica a
comprendere la portata della Shoah. Perché nasce proprio da qui, da questo
orrore, il legame particolare tra l'Europa e lo Stato d'Israele, inteso come
focolaio nazionale del popolo ebraico.
Contro
il boicottaggio di Israele ( da "Unita, L'"
del 04-02-2008)
Abstract: Per questo ci
schieriamo contro il boicottaggio della Fiera del Libro: non solo perché
progressisti e amici di Israele, ma anche perché vogliamo una sinistra laica e
aperta alla ragione. Ancora e sempre, l'amicizia con Israele è sinonimo di
amore per la libertà e per il progresso. Sinistra per Israele.
Chi
ha paura del dialogo ( da "Unita, L'"
del 04-02-2008)
Abstract: in Israele. Non
c'è niente di più sbagliato, niente di più pericoloso del boicottaggio, specie
quando a invocarlo è parte della sinistra. Perché i valori fondanti di Israele
appartengono al mondo e ai valori della sinistra. Quell'Israele che si
riflette, e si riconosce, nel discorso pronunciato in una piazza affollata di
Tel Aviv dal boicottabile David Grossman il 4 novembre 2006,
Iran
e Francia ai ferri corti ( da "Giornale.it, Il"
del 04-02-2008)
Abstract: a Israele e
all'intenzione di Parigi di aprire una base militare negli Emirati Arabi Uniti.
Quest'ultima iniziativa, "metterebbe a rischio la pace nella
regione". Per quanto riguarda Israele, Teheran non gradisce le critiche al
presidente Ahmadinejad, che era tornato a minacciare l'esistenza dello Stato
ebraico.
Chiuse
le brecce al valico di Rafah ( da "Giornale.it, Il"
del 04-02-2008)
Abstract: Attraverso questi
passaggi migliaia di abitanti della Striscia erano entrati in Egitto per
procurarsi generi di prima necessità che non potevano più essere reperiti in
Israele a causa dell'embargo imposto dallo Stato ebraico, che aveva così
reagito ai lanci di razzi. Ora resta aperto un solo valico per permettere a
palestinesi ed egiziani di tornare a casa.
Israele,
la shoah e l'ideologia cieca - khaled fouad allam
( da "Repubblica,
La" del 04-02-2008)
Abstract: Il caso Israele,
la Shoah e l'ideologia cieca KHALED FOUAD ALLAM Platone afferma nella
"Repubblica" che le cose andranno sempre male in politica finché i
filosofi non diventeranno re nella città o i re non diventeranno seri filosofi.
Ma quando il filosofo gioca a fare il re contraddicendo ogni spirito filosofico,
Crisi,
marini oggi decide bertinotti: dopo di lui il voto
( da "Repubblica,
La" del 04-02-2008)
Abstract: Intanto il vertice
nazionale di Rifondazione sconfessa i dirigenti piemontesi del partito, che
ieri avevano appoggiato il boicottaggio della Fiera del Libro di Torino
dedicata a Israele. CAPORALE, DE MARCHIS, LOPAPA E LUZI ALLE PAGINE 6, 7 E 8.
Boicottaggio
ad israele, stop di bertinotti - massimo novelli
( da "Repubblica,
La" del 04-02-2008)
Abstract: bisogna
distinguere lo Stato di Israele dal suo governo" e che "Israele non è
solo uno Stato, ma il luogo dell'anima di tutti gli ebrei del mondo". Il
secondo ha sostenuto che "il boicottaggio contro Israele è
sbagliato". Così, ieri pomeriggio, il Prc di Torino ha fatto dietrofront,
dichiarando di "ritenere inopportuno e sbagliato il boicottaggio",
Englander:
inaccettabile la sinistra che censura - antonio monda
( da "Repubblica,
La" del 04-02-2008)
Abstract: Una delle accuse
che viene fatte è che Israele è un paese fascista, e che la sua politica è di
fatto una forma di apartheid. "Ci sono molti aspetti su cui sono critico
rispetto ad Israele, ma francamente sarei molto più cauto ad usare il termine
fascista. Anche sulla questione apartheid il discorso è decisamente complesso
ed eviterei le semplificazioni o gli slogan.
Chiamparino:
sono reazionari questa è la città di primo levi - paolo griseri
( da "Repubblica,
La" del 04-02-2008)
Abstract: altezza di un
grattacielo e il diritto di Israele a esistere come stato e entità
culturale". Sergio Chiamparino attacca così i consiglieri torinesi dei
Comunisti Italiani e di Rifondazione che polemizzano per la scelta di nominare
Israele ospite d'onore della Fiera del Libro 2008. Chiamparino, quei reazionari
sono nella sua maggioranza.
L'ideologia
cieca - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 04-02-2008)
Abstract: di qui il debito
di riconoscimento che si è creato fra Europa e Israele. Tutti sappiamo che la
presenza dello stato di Israele non cancella il conflitto attualmente in corso;
ma la Fiera è un laboratorio di libertà per gli uomini per le culture; se viene
meno questo, è l'umanità stessa che perde. Con ciò non si deve assolutamente
occultare la questione del dramma palestinese,
"perché
apriamo lo stand in fiera per i libri della palestina" - massimo novelli
( da "Repubblica,
La" del 04-02-2008)
Abstract: di mettere fine
alle polemiche sull'invito a Israele, che hanno investito la manifestazione del
Lingotto, attraverso una presenza dei palestinesi di "pari dignità".
A qualcuno, però, l'idea di Picchioni potrebbe sembrare una sorta di resa. Il
sindaco Sergio Chiamparino, per esempio, pare essere uno di questi.
Per
entrarebasta una bugia ( da "Secolo XIX, Il"
del 04-02-2008)
Abstract: le microspie
sarebbero debellate facilmente: "Negli Stati Uniti o in Israele ogni
riunione è tenuta sotto controllo con speciali rilevatori di cimici. Spesso
vengono individuate e disattivate elettronicamente senza che le stesse spie se
ne possano accorgere. Diciamo che talvolta per "educazione" non
glielo si dice neanche.
Picchioni:
"stand per la palestina perché finisca il gioco dei veti" - massimo
novelli ( da "Repubblica, La"
del 04-02-2008)
Abstract: Il tema della
Fiera del libro del 2008 è sull'interrogativo se la bellezza ci salverà, non su
Israele. D'altronde non abbiamo mai dedicato un'edizione della fiera, in tanti
anni, a una singola nazione. Invece si vuole a ogni costo far passare la
ventunesima edizione della fiera come la fiera di Israele, come se questo paese
rappresentasse tutto il nostro salone".
Il
botta e risposta dei fanatici - piero colaprico
( da "Repubblica,
La" del 04-02-2008)
Abstract: che tanto spazio
si sta conquistano in Italia e nel mondo, ai sessanta anni della nascita di Israele
e, soprattutto, alle parole di autori come David Grossman, Amos Oz, Abraham
Yehoshua ed Etgar Keret. Un'interferenza davvero indigesta e fuori luogo,
bisogna dirlo. Ma un conto è replicare con le parole, un conto è questa
"replica" alla polvere pirica.
A
gaza tornano i sigilli israele: "nuova barriera"
( da "Repubblica,
La" del 04-02-2008)
Abstract: A Gaza tornano i
sigilli Israele: "Nuova barriera" RAFAH - La Striscia di Gaza è di
nuovo tagliata fuori dal mondo. La polizia egiziana ieri ha sigillato l'ultimo
varco della frontiera di Rafah, mentre le forze di sicurezza di Hamas
mantenevano l'ordine sul lato palestinese.
Gaza,
armi in quantita' attraverso il confine
( da "Voce
d'Italia, La" del 04-02-2008)
Abstract: Il direttore ha
avvertito il Consiglio dei Ministri israeliano che i palestinesi hanno
sfruttato il caos seguìto alla disordinata apertura del confine fra la Striscia
di Gaza ed Egitto per introdurre in Israele grandi quantità di razzi a lunga
gittata, razzi anti carro, antiaerei ed esplosivi per le testate dei missili.
TEL
AVIV - Con l'assenso di Hamas, le forze di sicurezza egiziane sono tornate a
richiudere ieri il ( da "Messaggero, Il"
del 04-02-2008)
Abstract: Egitto così da
sfuggire alla morsa economica imposta da Israele", ma certamente senza
rinunciare alla propria contiguità territoriale con la Cisgiordania. Tensione
al confine tra Israele e Libano: un trafficante di droga è morto e un altro è
in ospedale in gravi condizioni per le ferite provocate ieri sera dal fuoco
aperto della guardie di frontiera israeliane.
LA
comunità ebraica romana rivolge un appello alle case editrici italiane e
( da "Messaggero,
Il" del 04-02-2008)
Abstract: essa come tema
centrale Israele e la sua letteratura. "Dovrebbero farlo tutti coloro che
hanno una coscienza viva, a prescindere dal loro credo, perchè non si può
approvare nulla che provenga da Israele. Il silenzio che produce violenza: non
si tratta di una questione islamica o araba, ma di un problema di coscienza
mondiale".
Il
caso/La Comunità ebraica romana annuncia iniziative di solidarietà con la Fiera
del Libro che ha invitato Israele come ospite d'onore. Il Forum Palestina
appoggia gli scrittori ( da "Messaggero, Il"
del 04-02-2008)
Abstract:
DI
COSA parliamo quando parliamo di Israele? Secondo gli intellettuali, non solo
italiani, è ( da "Messaggero, Il"
del 04-02-2008)
Abstract: Ogni volta che si
parla di Israele bisogna concedere lo stesso spazio alla Palestina, certo.
Tuttavia, mi sono trovato a seguire un Focus sul cinema israeliano al festival
di Palm Springs. Non c'erano film palestinesi, ma era appassionante".
Anche perché la cultura israeliana combatte quasi sempre la politica
israeliana.
L'Egitto
richiude Gaza con l'appoggio di Hamas
( da "Corriere
della Sera" del 04-02-2008)
Abstract: embargo totale
messo in atto da Israele il 17 gennaio (in reazione ai lanci di Qassam) e
spinto al limite della catastrofe umanitaria, con i rifornimenti di latte e
farina bloccati ai valichi e le macchine della dialisi in tilt negli ospedali
per l'assenza di corrente. Ma anche successo diplomatico, se il Cairo ha dovuto
ricevere Mahmoud Al Zahar,
Il
poliziotto e Israele ( da "Corriere della Sera"
del 04-02-2008)
Abstract: Corriere della
Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-04 num: - pag: 21 categoria:
BREVI Il poliziotto e Israele Nel 2006 un poliziotto di Scotland Yard non volle
montare di guardia di fronte all'ambasciata di Israele, spiegando che la sua
coscienza si ribellava all'invasione del Libano. Fu spostato ad altra sede.
<Gli
ospiti siamo noi>. Israele chiede garanzie
( da "Corriere
della Sera" del 04-02-2008)
Abstract: tra lo Stato di
Israele e il suo governo. Israele non è solo un Paese, ma il luogo dell'anima
di tutti gli ebrei del mondo". Durissima e radicale la posizione di
Ronchi: "Una minoranza culturale razzista e oscurantista, ma soprattutto
già sconfitta dalla storia, sta tentando di prendersi la rivincita: prima il
divieto di parlare al Papa,
Il
boicottaggio è un atto rozzo e irresponsabile
( da "Corriere
della Sera" del 04-02-2008)
Abstract: Non si può mai
dimenticare che in Medio Oriente il conflitto non è tra un torto (la pretesa di
Israele a esistere) e una ragione (l'aspirazione palestinese ad avere una
patria), ma tra due ragioni. Sì, perché il conflitto in quella terra è tra due
diritti: Israele ha diritto a vivere senza paura dei propri vicini, sicuro
definitivamente del proprio futuro;
Sbagliano
anche gli equidistanti ( da "Corriere della Sera"
del 04-02-2008)
Abstract: Israele. Così come
è indubbio che avrebbero inalberato il veto a Israele anche in assenza della
contingenza del dramma che colpisce la popolazione di Gaza, vittima della
dittatura e del terrorismo di Hamas. Sbaglia pertanto il direttore della Fiera
del Libro, Ernesto Ferrero, quando dice: "La Fiera non intende festeggiare
o celebrare un evento che per gli uni è felice e per gli altri
I
PROTAGONISTI ( da "Corriere della Sera"
del 04-02-2008)
Abstract: Insegna
letteratura all'Università Ben Gurion David Grossman (1954) ha perso il figlio
Uri durante il conflitto in Libano nel 2006 Abraham Yehoshua, nato nel 1936, è
oggi l'autore israeliano più conosciuto all'estero L'egiziano Ala al-Aswani è
l'autore del bestseller "Palazzo Yacoubian".
L'evento
( da "Corriere
della Sera" del 04-02-2008)
Abstract: prevede la
presenza di Israele come Paese ospite d'onore La disputa La scelta ha suscitato
polemiche da parte dei Comunisti italiani e di alcuni gruppi filoarabi. Tariq
Ramadan, ideologo dell'islamismo fondamentalista, ha chiesto di boicottare la
manifestazione I precedenti Negli anni passati hanno ricoperto il ruolo di
ospite d'onore alla Fiera diversi altri Paesi (
Cultura
( da "Corriere
della Sera" del 04-02-2008)
Abstract: Antonio Pappano,
Vladimir Jurowski, André Previn, George Pretre, Kazushi Ono, Pinchas Steinberg,
Gustavo Dudamel, Ton Koopman, e le orchestre ospiti Israel Philharmonic diretta
da Zubin Mehta, e la China Philharmonic diretta da Long Yu. Martha Argerich con
il pianista Nelson Goerner dà vita al progetto Scaramuzza.
Interventi
e Repliche ( da "Corriere della Sera"
del 04-02-2008)
Abstract: BREVI Interventi e
Repliche Israele e la fiera del libro di Torino Ho letto l'eccellente articolo
di Pierluigi Battista "Stavolta sfidiamo il boicottaggio" (di Israele
alla Fiera del Libro di Torino). Nel mio intervento sul Foglio non ho inteso
proporre atteggiamenti aventiniani, bensì dire che è irricevibile un invito a
Israele sub condicione,
I
risultati ( da "Corriere della Sera"
del 04-02-2008)
Abstract: Corriere della
Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-02-04 num: - pag: 55 categoria:
BREVI I risultati I quarti Italia 2 Spagna 3 Cina 3 Francia 2 Russia 4 Israele
1 Usa 1 Germania 1 Semifinali Cina-Spagna Russia contro vincente di
Usa-Germania (26-27 aprile).
Israele,
due kamikaze al centro commerciale di Dimona: tre morti
( da "Giornale.it,
Il" del 04-02-2008)
Abstract: Si tratta del
primo attentato kamikaze in Israele dopo oltre un anno. "Abbiamo udito una
forte esplosione e visto la gente che correva - ha raccontato un negoziante
alla radio dell'esercito -. Ho visto volare brandelli di carne umana". La
stessa emittente parla di "esplosione accidentale, dovuta a una bombola di
gas".
Casa
delle violenze , paese incredulo ( da "Tempo, Il"
del 04-02-2008)
Abstract: interrogatorio da
parte del magistrato i tre responsabili della comunità di recupero "Resto
d'Israele" (sita in località San Mariano a Rionero Sannitico), arrestati
dai carabinieri della Compagnia di Isernia perchè ritenuti responsabili di
maltrattamenti nei confronti dei giovani ospiti della struttura. Home Molise
prec succ Contenuti correlati Pizzi.
Israele,
due kamikaze al centro commerciale di Dimona: tre morti
( da "Giornale.it,
Il" del 04-02-2008)
Abstract: Si tratta del
primo attentato kamikaze in Israele dopo oltre un anno. "Abbiamo udito una
forte esplosione e visto la gente che correva - ha raccontato un negoziante
alla radio dell'esercito -. Ho visto volare brandelli di carne umana". La
stessa emittente parla di "esplosione accidentale, dovuta a una bombola di
gas".
Attentato
a Dimona, 3 morti ( da "Voce d'Italia, La"
del 04-02-2008)
Abstract: Scienze Spettacolo
Cultura Sport Focus Esteri Attentato suicida in Israele Attentato a Dimona, 3
morti Nella cittadina del deserto del Negev Dimona, 4 feb. Una tragedia
annunciata. Questa mattina, alle 10:10 ora locale, 9:10 in Italia, in un centro
commerciale della cittadina nel sud israeliano un estremista votato al suicidio
si é fatto esplodere, il secondo é stato neutralizzato.
Kamikaze
in azione a Dimona Morti al centro commerciale
( da "Quotidiano.net"
del 04-02-2008)
Abstract: Esteri prec succ
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Gaza Sventato attentato a Barcellona Arrestati 15 integralisti islamici
Attentato e strage a Kabul, Andrea Angeli: "Sono salvo" Il presidente
Bush in Israele: "Teheran è una minaccia per la pace mondiale" Bomba
contro i miltari: feriti tre soldati irlandesi Pronto il nuovo bulldozer "
Kamikaze
in azione a Dimona Morti al centro commerciale
( da "Quotidiano.net"
del 04-02-2008)
Abstract: quindicina Home
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islamici Attentato e strage a Kabul, Andrea Angeli: "Sono salvo" Il
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mondiale" Bomba contro i miltari: feriti tre soldati irlandesi Pronto il
nuovo bulldozer "
Spari
contro l'ambasciata di Israele ( da "Opinione, L'"
del 04-02-2008)
Abstract: 2008 Mauritania
Spari contro l'ambasciata di Israele di Giorgio Bastiani Brusco risveglio per
l'ambasciatore israeliano in Mauritania: alle 2,20 di ieri mattina, colpi di
arma da fuoco hanno raggiunto l'ambasciata di Israele a Nouakchott, ferendo tre
persone all'esterno dell'edificio, tra cui una donna di nazionalità francese.
"Quale
futuro per la Palestina?" Se ne discute l'1
( da "Stampa,
La" del 04-02-2008) + 1 altra fonte
Abstract: Gli organizzatori
della Fiera del Libro 2008 hanno invitato Israele come ospite d'onore della
kermesse, suscitando l'irritazione del mondo intellettuale arabo - lo scrittore
Ibrahim Nasrallah diserterà la manifestazione - e dei gruppi di solidarietà
italo-palestinesi, che promettono di boicottare il Salone.
Israele,
due kamikaze a Dimona: tre le vittime
( da "Giornale.it,
Il" del 04-02-2008)
Abstract: Si tratta del
primo attentato kamikaze in Israele dopo oltre un anno. "Abbiamo udito una
forte esplosione e visto la gente che correva - ha raccontato un negoziante
alla radio dell'esercito -. Ho visto volare brandelli di carne umana". La
stessa emittente parla di "esplosione accidentale, dovuta a una bombola di
gas".
Per
la verità, sarebbe fin troppo facile condannare il boicottaggio della Fiera del
Libro di To ( da "Stampa, La"
del 05-02-2008)
Abstract: Israele ad essere,
quest'anno, invitati come protagonisti a Torino, che mi sembra necessario
scendere in campo. Ma in difesa d'Israele, visto che è contro lo Stato
d'Israele, nel 60° anniversario della sua fondazione per scelta e volontà
dell'Onu, che si vuole manifestare quando si nega il diritto di questo Stato ad
essere accolto quest'
Su
Israele alla Fiera una polemica utile Scrivo alla redazione della Stampa, gior
( da "Stampa,
La" del 05-02-2008)
Abstract: noi europei ci
preoccupiamo solo della politica di Israele. Dovremmo vergognarci: Israele
esiste da 60 anni e credo abbia il diritto di essere considerata una nazione, a
tutti gli effetti, non dico che tutti i governi siano stati eccellenti, ma
questo è un discorso politico. Anche noi italiani non credo potremmo vantarci
di tutti i nostri governi!
Riforme
in quattro e quattr'otto Riforme in quattro e quattr'otto? E chi ne parl
( da "Stampa,
La" del 05-02-2008)
Abstract: Puntuale nel
condannare che ad Israele sia stato riservato l'invito come ospite d'onore alla
Fiera del Libro, perché non si può approvare nulla che venga da Israele,
ripetendo per l'ennesima volta una spudorata bugia sull'assedio e la
distruzione di Gaza. CARLO FERRAZZA Cade il governo e brindiamo?
Dario
Fo e Moni Ovadia suggeriscono la via di un compromesso Abbattere gli steccati
( da "Stampa,
La" del 05-02-2008)
Abstract: con gli stessi
intellettuali pacifisti di Israele che condannano il blocco di Gaza, non si
salvaguarda la pace invitando soltanto Israele". Incalza: "Soltanto
offrendo la stessa opportunità anche alla Palestina si realizza davvero un
intervento pacificatore". E ancora, riferendosi a quanto sostenuto dal sindaco
Chiamparino: "Torino sarà anche la città di Primo Levi,
Soc
Gen, il ministro accusa: I controlli non hanno funzionato
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
05-02-2008)
Abstract: alle accuse di
riciclaggio aggravato per un traffico di assegni tra Francia e Israele per cui
rischia fino a 10 anni di carcere. Intanto il Wall Street Journal on line ha
rivelato che la Sec e il ministero della giustizia americano hanno deciso di
aprire due inchieste per vedere più chiaro sullo scandalo della Soc Gen.
"Fiera
del Libro, Israele ci sarà" ? TORINO ? INDIETRO non si torna. Israele sarà
il Paese ospite de... ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)"
del 05-02-2008)
Abstract: Israele ci
sarà" ? TORINO ? INDIETRO non si torna. Israele sarà il Paese ospite della
Fiera del Libro di Torino a maggio. La conferma dopo un incontro tra il
presidente della Fiera Internazionale del Libro Rolando Picchioni, il direttore
Ernesto Ferrero e il ministro plenipotenziario presso l'Ambasciata d'Israele in
Italia,
Kamikaze
a Dimona Israele sotto attacco Uno si fa esplodere, l'altro ucciso dalla
polizia ( da "Giorno, Il (Nazionale)"
del 05-02-2008) + 1 altra fonte
Abstract: Kamikaze a Dimona
"Israele sotto attacco" Uno si fa esplodere, l'altro ucciso dalla
polizia ? GERSUSALEMME ? L'INCUBO dei kamikaze, sopito da un anno, è tornato.
In fuga dall'assedio di Gaza, due palestinesi hanno messo a segno il loro folle
piano omicida colpendo Dimona, città simbolo del potere nucleare israeliano.
In
Israele ritornano i kamikaze ( da "Secolo XIX, Il"
del 05-02-2008)
Abstract:
Israele,
tornano i kamikaze tre morti e decine di feriti - stabile a pagina 11
( da "Repubblica,
La" del 05-02-2008)
Abstract: Hamas esulta: un
atto eroico Israele, tornano i kamikaze tre morti e decine di feriti STABILE A
PAGINA 11 SEGUE A PAGINA 11.
ISRAELETorna
il terrore kamikaze: tre morti ( da "Unita, L'"
del 05-02-2008)
Abstract: Stai consultando
l'edizione del ISRAELETorna il terrore kamikaze: tre morti L'INCUBO del
terrorismo suicida palestinese torna a scuotere Israele. L'attacco kamikaze in
un centro commerciale: tre i morti. Gli attentatori venivano da Gaza. L'Anp
condanna, Hamas plaude. De Giovannangeli a pagina 8.
Spaccio
nel circolo, vietato l'alcol - laura montanari
( da "Repubblica,
La" del 05-02-2008)
Abstract: In arresto anche
un maghrebino di 23 anni, Abu Sherif, residente in Palestina, trovato con sette
grammi di cocaina. Al piano di sopra del locale sono stati rintracciati tre
pistoiesi, una 27enne, una 32enne e un 28enne, con addosso pochi grammi di
hashish: tutti sono stati segnalati in prefettura come assuntori.
In
un mondo alla orwell bin laden ha già vinto - marek halter
( da "Repubblica,
La" del 05-02-2008)
Abstract: occupazione
britannica della terra di Israele. Le bombe messe dall'Irgun zwai leumi e dal
gruppo Stern, che uccidevano alla rinfusa ufficiali britannici e passanti
innocenti, mi rivoltavano. In compenso, ammiravo il sangue freddo dei
combattenti dell'Haganah e del Palmach che avvertivano la popolazione e anche
le famiglie dei soldati britannici dell'imminenza di un attentato,
Cultura
on so che cosa mi abbia preso di accendere così presto il mattino la
televisione. Ancora e a... ( da "Repubblica, La"
del 05-02-2008)
Abstract: in Israele? Alcuni
individui si fanno esplodere, altri muoiono a diecine: il terrorismo. Due
secoli dopo il Terrore di Robespierre e più di cento anni dopo Necaev,
personaggio centrale dei Demoni di Dostoevskji, il terrorismo uccide sempre, e
di preferenza gente che non ha niente a che vedere con la politica.
La
fermezza alla fiera di torino - torino
( da "Repubblica,
La" del 05-02-2008)
Abstract: inoltre, si
ricorda che la presenza di Israele alla fiera torinese, dal "carattere
rigorosamente culturale", "ha lo scopo di far meglio conoscere una
cultura ricca e complessa nelle sue varie articolazioni, e di avvicinare le
società civili d'Israele e d'Italia". La linea della fermezza ha dunque
prevalso.
Grossman:"incompatibili
cultura e boicotaggio" - alberto stabile gerusalemme
( da "Repubblica,
La" del 05-02-2008)
Abstract: Israele alla Fiera
di Torino, ma veda come illegittima l'esistenza stessa di Israele ALBERTO
STABILE GERUSALEMME "Cultura e boicottaggio sono due parole incompatibili
fra di loro", dice al telefono David Grossman, temporaneamente emerso
dalle fatiche del suo nuovo romanzo per cogliere l'eco delle polemiche esplose
in Italia dopo l'
Dimona,
Hamas rivendica attentato ( da "Voce d'Italia, La"
del 05-02-2008)
Abstract: - L'attentato
compiuto ieri a Dimona, nel sud di Israele, e che ha lasciato senza vita una
donna, è stato perpetrato da Hamas. A riferirlo alla Reuters Hamas stessa, la
quale ha inoltre precisato che i due palestinesi protagonisti dell'attacco
provenivano dalla città di Hebron, in Cisgiordania.
Israele
ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino non e' ne' il luogo ne' il
momento ( da "Voce d'Italia, La"
del 05-02-2008)
Abstract: Israele. La fiera
del libro non è il luogo per prendere posizione né a favore né contro lo stato
di Israele. Non è il momento! Una schiera di intellettuali Israeliani e Arabi
hanno chiamato a non premiare lo stato di Israele che, sotto la protezione dei
"Neo Cons" Americani e sicuro del silenzio dell'Europa e del mondo,
Le
motivazioni culturali possono sembrare deliranti, ma sotto c'è un freddo
disegno politi ( da "Messaggero, Il"
del 05-02-2008)
Abstract: perché non
vogliono nulla che sia israeliano. Non vogliono semplicemente Israele, come si
intuisce dalle dichiarazioni degli integralisti contro la Fiera. Per essere più
chiari e non apparire razzisti, non dicono ebrei: dicono nazisti, cioè gente
feroce con cui non ci sarà pace né ora (con Olmert) né mai.
L'attentato
a Dimona avviene a distanza di oltre un anno dall'ultimo, avvenuto a Eliat nel
( da "Messaggero,
Il" del 05-02-2008)
Abstract: Gennaio 2007.
Dall'aprile
Attentato
in israele ( da "Riformista, Il"
del 05-02-2008)
Abstract: Attentato in
israele Addio luna di miele Perché ora? Perché a Dimona? E perché a compiere il
primo attentato suicida, da un anno a questa parte, sono stati i gruppi armati
legati ai movimenti nazionalisti, e non islamisti, che operano nella Striscia
di Gaza?
MAGISTRALE
qualità stilistica cui si somma un'eccellente pluralità di voci con salde r
( da "Messaggero,
Il" del 05-02-2008)
Abstract: Israele ospite
d'onore. Si tratta, come è a quasi tutti evidente, di un appello assai miope in
primo luogo sotto il profilo intellettuale, che non tiene in alcun conto
l'innovativa ricchezza del panorama letterario israeliano degli ultimi decenni
e colpevolmente ignora l'aspra dialettica che da decenni contrappone gli
scrittori con i vertici degli esecutivi in carica sul delicato
PARIGI
- Société Générale, caos generale. Ieri la banca francese travolt
( da "Messaggero,
Il" del 05-02-2008)
Abstract: infatti sul banco
degli imputati di un maxi processo di riciclaggio di denaro tra Francia e
Israele la cui istruttoria è durata sette anni e che coinvolge 138 persone
fisiche, quattro banche (oltre a SG anche la Barclays France, la Societé
Marseillaise de Credit e la Banca Nazionale del Pakistan) per un traffico di
assegni tra il 1996 e il 2001 orchestrato da un gruppo di commercianti.
NON
si placano le polemiche sulla Fiera del Libro di Torino che invitando Israele
ha spaccato po ( da "Messaggero, Il"
del 05-02-2008)
Abstract: Si trattava di un
gruppo di egiziani decisi ad opporsi alla "normalizzazione" dei
rapporti con Israele", ricorda Yaël Lerer. Una posizione che può sembrare
bizzarra vista da qui, ma che è molto diffusa nel mondo arabo. "Questi
autori evitano sistematicamente ogni contatto con Israele e gli israeliani. Non
visitano i territori occupati, rifiutano di lavorare con i palestinesi.
STA
salendo pericolosamente la temperatura nel Mediterraneo, ma l'effetto serra
stavolta no ( da "Messaggero, Il"
del 05-02-2008)
Abstract: perché non
vogliono nulla che sia israeliano. Non vogliono semplicemente Israele, come si
intuisce dalle dichiarazioni degli integralisti contro la Fiera. Per essere più
chiari e non apparire razzisti, non dicono ebrei: dicono nazisti, cioè gente
feroce con cui non ci sarà pace né ora (con Olmert) né mai.
Esteri
( da "Corriere
della Sera" del 05-02-2008)
Abstract: Corriere della
Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-05 num: - pag: 12 categoria:
BREVI Esteri \\ Ehud Olmert premier israeliano Una guerra è in corso nel Sud di
Israele. Tale guerra continuerà. Non cederemo al terrorismo.
Israele:
tornano i kamikaze ( da "Manifesto, Il"
del 05-02-2008)
Abstract:
Delegazione
dell'Ue guidata da Morgantini ( da "Manifesto, Il"
del 05-02-2008)
Abstract: attuale situazione
in Israele e nei Territori palestinesi: questo lo scopo della missione che un
gruppo di parlamentari europei sta compiendo da sabato scorso e fino a giovedì
in Medio Oriente. La delegazione, guidata dal vicepresidente del Parlamento
europeo Luisa Morgantini, include 12 deputati appartenenti a differenti gruppi
politici,
Niente
politici alla Fiera del libro ( da "Manifesto, Il"
del 05-02-2008)
Abstract: Da parte sua
Israele chiedeva che l'eventuale presenza di intellettuali palestinesi non
significasse che i Paesi ospiti d'onore fossero due. Parlando con Picchioni e
Ferrero, Cohen ha assicurato il carattere esclusivamente culturale della
presenza di Israele, garantendo inoltre il rispetto della dialettica.
Israele,
kamikaze colpisce il Negev ( da "Manifesto, Il"
del 05-02-2008)
Abstract: Israele vuole che
l'Egitto assicuri la chiusura di Rafah, che cioè ai palestinesi sia impedito di
sfruttare l'unica porta verso il mondo esterno alternativa ad Erez, il valico
nel nord di Gaza controllato interamente da Israele. Subito dopo l'attacco di
Dimona le bandiere gialle di Fatah sventolavano sulla casa dell'attentatore
suicida,
A
largo di Haifa prove di guerra con l'Iran
( da "Manifesto,
Il" del 05-02-2008)
Abstract: quindi in grado di
raggiungere Israele e le basi americane nella regione. Scontata la reazione
negativa della Casa Bianca. "È deplorevole - ha affermato un portavoce -
che l'Iran continui a svolgere test di missili balistici". Washington e
Tel Aviv in ogni caso vanno avanti e, ha lasciato capire lo stesso George Bush,
l'attacco scatterà se la "via diplomatica"
La
cronaca del Carnevale che si conclude oggi con il
( da "Tempo,
Il" del 05-02-2008)
Abstract: La Viradouro del
"carnavalesco" (regista) Paulo Barros, ha dovuto disfare all'ultimo
momento un carro allegorico ispirato all'Olocausto degli ebrei, dominato
dall'immagine di Hitler su un monte di cadaveri, per decisione della giustizia
che ha accolto un reclamo della federazione israelita di Rio. Vai alla homepage
05/02/2008.
Si
è scatenata una bufera attorno alla (solitamente)
( da "Tempo,
Il" del 05-02-2008)
Abstract: Oggetto del
contendere la presenza all'evento di una robusta rappresentanza dello Stato di
Israele che quest'anno festeggia i sessant'anni dalla fondazione. Home
Spettacoli prec succ Contenuti correlati Bufera sulle residenze sanitarie Si
scatena la bufera sulle Zps Bufera sul centro anziani MONTEROTONDO Depuratori
chiusi, bufera in città .
Israele,
torna l'incubo kamikaze ( da "Giornale.it, Il"
del 05-02-2008)
Abstract: la città del Negev
dove Israele custodisce i segreti nucleari, siano due bombe umane. L'ultimo
attentato risale al gennaio di un anno fa. Nessuno ci pensa più. Nessuno bada
agli allarmi delle forze di sicurezza. E così i due militanti usciti da Gaza ed
entrati dall'Egitto arrivano fino ad un bar all'aperto dove la gente si gode il
tiepido sole del deserto.
Nuova
sfida di Ahmadinejad all'Occidente l'Iran lancia il primo missile per satelliti
( da "Giornale.it,
Il" del 05-02-2008)
Abstract: Occidente e una
minaccia verso Israele, inaugurando ieri un nuovo centro spaziale militare dal
quale è stato lanciato un ancor misterioso vettore, ufficialmente destinato a
mettere in orbita pacifici satelliti, ma che ha evidenti applicazioni militari.
Il centro spaziale si trova in una zona desertica nella provincia
settentrionale di Semnan e comprende,
Senza
titolo pag.1 ( da "Giornale.it, Il"
del 05-02-2008)
Abstract: Israele, torna
l'incubo kamikaze di Gian Micalessin - martedì 05 febbraio 2008, 09:13 La
rivendicazione che inneggia a Mussa Arafat e Luwa Luwani - i due kamikaze
ventenni "sacrificatisi per restituire al popolo palestinese la propria
dignità" - diventa un'altra imbarazzante prova dello scarso controllo
esercitato dal presidente palestinese Mahmoud Abbas sulle Brigate Martiri di
SocGen,
il governo accusa i controllori della banca
( da "Giornale.it,
Il" del 05-02-2008)
Abstract: Israele nel
periodo 1996-2001. Anche in quel caso SocGen e il suo presidente sono stati
trascinati in uno scandalo a causa (presumibilmente) di una vigilanza assai
insufficiente sulle operazioni compiute nell'ambito del gruppo. Forse già ben
prima di Jérôme Kerviel il management di SocGen e il presidente Daniel Bouton
avevano il vizietto di chiudere un occhio con una certa disinvoltura.
Razzo
"Speranza" Ahmadinejad lancia l'era dello spazio
( da "Stampa,
La" del 05-02-2008)
Abstract: Washington vende
armi ai Paesi del Golfo e a Israele, obbligando Teheran ad adeguarsi. Il prezzo
è alto: mancheranno le risorse per creare industrie e posti lavoro, ridurre
l'inflazione, costruire raffinerie e finanziare un ampio programma di case
popolari per ridurre la pressione - sempre più forte - sul mercato immobiliare.
"Stavamo
aspettando i kamikaze" ( da "Stampa, La"
del 05-02-2008)
Abstract: Secondo l'esercito
israeliano, i due kamikaze, entrati attraverso il Sinai, avrebbero ritirato le
cinture esplosive in Cisgiordania prima di dirigersi a Dimona, "Sof HaOlam
Smolla", la fine del mondo in fondo a destra, secondo il titolo di un film
israeliano Anni 60 ambientato alla periferia estrema dell'occidente
mediorientale.
"La
cultura è il terreno del dialogo"
( da "Stampa,
La" del 05-02-2008)
Abstract: Nessuno si
stupisce che sia Israele, e non i paesi arabi fratelli, a rifornire Gaza di
viveri. Ci si indigna per il muro che divide Gaza da Israele ma non per quello
che divide Gaza dall'Egitto, devastato qualche giorno fa". Come si spiega
tale atteggiamento verso Israele e tutto ciò che viene da questo paese?
Dall'annuncio
alla bagarre ( da "Stampa, La"
del 05-02-2008)
Abstract: 2008 Israele a
Parigi un'idea di Sarkò Quest'anno Israele sarà ospite d'onore pure al Salon du
livre di Parigi, dal 14 marzo. Pare che in questo caso la partecipazione di
Israele abbia un carattere più politico: l'avrebbe discussa non, come a Torino,
il board culturale della manifestazione, ma sarebbe stata voluta dal premier
Sarkozy.
( da "Quotidiano.net" del 02-02-2008)
Mobile email stampa MAURITANIA Blitz di un commando armato nell'ambasciata di Israele Gli assalitori, che
indossavano turbanti e lunghe vesti, hanno aperto il fuoco contro i soldati
mauritani di guardia che hanno risposto al fuoco facendoli fuggire. Almeno 5
feriti, tra cui una "donna straniera" Home Esteri prec succ Contenuti
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Quattro morti e un ferito Un infermiere confessa: "Ho abusato di
cento pazienti" Un sito di fondamentalisti: "E' morto comandante di
al Qaeda" Hillary e Obama hanno fatto pace Anzi, forse correranno insieme
Focolaio di colera, 58 morti e oltre duemila ammalati Epidemia di meningite, 52
morti in due settimane Nouakchott (Mauritania), 1 febbraio 2008 - Un commando formato
da sei individui muniti di armi automatiche ha attaccato la notte scorsa
l'ambasciata d'Israele a Nouakchott, capitale della
Mauritania, uno dei pochi Stati membri della Lega Araba che intrattenga normali
relazioni diplomatiche con quello ebraico. Secondo fonti di polizia gli
assalitori, che indossavano turbanti e lunghe vesti alla maniera locale, hanno
aperto il fuoco contro i soldati mauritani di guardia all'esterno della
legazione, che hanno risposto al fuoco mettendoli in fuga; i sei si sono
dileguati, non prima però di aver sparato anche in direzione di un ristorante
antistante. Almeno cinque i feriti, compresa a quanto sembra una "donna
straniera" d'imprecisata nazionalità. L'ambasciatore israeliano, Boaz
Bismuth, ha successivamente reso noto che nessuno è stato colpito tra i
dipendenti della sua rappresentanza. Testimoni oculari hanno raccontato di aver
visto arrivare i sei aggressori a bordo di un veicolo: sono scesi, sono entrati
nel ristorante e, poco dopo, hanno gridato "Andiamo!" in arabo, per
poi dirigersi verso l'ambasciata al grido di 'Allahu Akbar!", cioè
"Allah è grande!" e cominciare a sparare.
( da "Stampa, La" del 02-02-2008)
Il caso Cresce la polemica su Israele ospite d'onore
L'AMICO ITALIANO La fatwa di Ramadan "Boicottate la Fiera"
L'intellettuale musulmano contro il Salone di Torino MARIO BAUDINO Cardini:
"Tariq è un grande scrittore, ma questa volta non sono d'accordo"
TORINO Se siamo coerenti con noi stessi e rispettiamo la dignità dell'essere
umano, dobbiamo boicottare questa Fiera". Lo dice da Parigi Tariq
Ramadan, il celebre intellettuale islamico. La Fiera del libro è ovviamente
quella di Torino, che dall'8 al 12 maggio, avrà Israele
come Paese ospite, nel sessantesimo anniversario della sua fondazione come
Stato libero e indipendente. Ramadan si inserisce in una campagna lanciata da
una associazione di scrittori giordani, cui si sono unite voci anche autorevoli
come quella della scrittrice palestinese Suad Amiry, sulla Stampa di ieri; e
che ha provocato ferme reazioni (sempre per restare sul nostro giornale, le
voci raccolte in Medio Oriente da Francesca Paci, gli interventi di Elena
Loewenthal e Ugo Volli). La sua presa di posizione potrebbe pesare più di
altre: docente di studi islamici al Oxford, cittadino svizzero, persona non
grata negli Usa, nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani in Egitto,
religioso, ha un gran seguito tra gli islamici europei. Si è sempre definito
uno che costruisce ponti, un difensore dello stato laico e di diritto frainteso
da avversari in mala fede. E' stato di volta in volta difeso da intellettuali
di spicco come Ian Buruma, ma anche accusato di forti e irrisolte ambiguità. E'
stato anche, l'anno scorso, ospite della Fiera. Oggi il suo messaggio è
quantomeno univoco: no al Lingotto perché "non bisogna - come ha detto
all'Adn Kronos International - recarsi in un posto destinato a celebrare uno
Stato che pratica l'omicidio e la distruzione". Il ponte, questa volta lo
ha buttato giù. Il suo appello è rivolto non solo a arabi e musulmani, ma
"a tutti coloro che hanno una coscienza viva". Parole forti. Tanto
che persino il suo miglior amico italiano non è d'accordo. Franco Cardini,
medievalista, studioso delle crociate, da sempre assai sensibile al problema
palestinese e non solo, proprio mentre sta per uscire (per l'editore Jouvance)
un'intervista con Ramadan da lui prefata non si sente di seguirlo su questo
terreno. "Il risveglio delle coscienze - dice - non passa attraverso i
veti incrociati e le scomuniche reciproche. Dal '
( da "Stampa, La" del 02-02-2008)
[FIRMA]DOMENICO QUIRICO CORRISPONDENTE DA PARIGI I primi scricchiolii
al salone del libro di Parigi li hanno avvertiti quando è arrivata una lettera
da Israele, che davvero non si attendevano: "Non
penso che uno Stato che ha in atto un'occupazione, che commette quotidianamente
crimini contro civili, meriti di essere invitato a qualsiasi settimana
culturale. Questo è anticulturale: è un atto barbaro travestito da cultura in
modo cinico. Questo manifesta semmai un sostegno a Israele e forse anche alla Francia che appoggia l'occupazione. Per parte
mia io non voglio partecipare". La firma: Aharon Shabtai. È il più grande
poeta israeliano contemporaneo e il più apprezzato traduttore dei drammi greci
in ebraico. Era una delle quaranta firme di prestigio su cui contava il
comitato organizzatore salone del libro di Parigi, dedicato ai
protagonisti della cultura israeliana nei settori del romanzo della poesia del
fumetto e della letteratura per i ragazzi. La ventottesima edizione si apre il
14 marzo. Ci saranno nomi famosi come Amos Oz, Avraham Yehoshua, David
Grossman, Zeruya Shalev, Haïm Gouri, tutti chiamati a guidare alla scoperta di
una letteratura dinamica, di una immensa ricchezza, che affonda nel passato e
si afferma in un paese movimentato senza apriori, che si interroga e analizza
senza concessioni. È uno slogan, quello scelto per la mostra che alla luce delle
polemiche che rimbalzano dall'Italia potrebbe apparire quanto meno
esageratamente ottimistico e encomiastico. Gli ospiti sono rimasti dunque, in
modo un po' sghembo, 39. Gli organizzatori, aggirato questo impiccio, negano
con vigore che la scelta di Israele possa innescare
livori sul fronte arabo-palestinese. Per una consolidata tradizione francese
una polemica che non sia "interna" non esiste, la Fiera di Torino e
la sua mischia non riguardano l'Exagone, possono essere ufficialmente ignorati.
L'invito di Tariq Ramadan a boicottare entrambi le rassegne rischia però di
cambiare la situazione. Perché l'intellettuale di origine egiziana è molto noto
qui per aver invitato le generazioni di musulmani nati in Occidente a restar
avvinghiati alla loro fede. Una possibile polemica sul salone coincide anche
con un delicato momento del rapporto tra la Francia e il mondo arabo. Sarkozy è
considerato nel vicino Oriente troppo filo israeliano e filo americano e lo si
accusa di voler ribaltare la politica filoaraba della Quinta Repubblica. Che
guaio questo salone del libro!.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 02-02-2008)
Pubblicato anche in: (Nazione, La
(Nazionale)) (Resto del Carlino, Il (Nazionale))
MAURITANIA Spari sull'ambasciata israeliana Feriti tre cittadini
francesi ? NOUAKCHOTT ? UN COMMANDO ha attaccato la scorsa notte con armi
automatiche l'ambasciata d'Israele in Mauritania, uno dei tre paesi islamici, con Egitto e
Giordania, ad avere relazioni diplomatiche con lo stato ebraico, provocando il
ferimento di tre francesi, due dei quali sono stati colpiti da pallottole
vaganti. L'attacco, definito da Israele "un
atto di terrorismo", avviene quattro giorni dopo che il presidente dell'Assemblea
mauritana ha chiesto pubblicamente al governo di riconsiderare le relazioni,
definite "vergognose", con lo stato ebraico e un mese dopo l'uccisione
di quattro turisti francesi e il successivo annullamento della Dakar
( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)
La polemica Assurdo boicottare il Salone del libro TAHAR BEN JELLOUN
Sto leggendo l'ultimo romanzo di Amos Oz, Vie et mort en quatre rimes e ho
messo da parte quello di Amir Gutfreund, Les gens indispensables ne meurent
jamais, per leggerlo nelle prossime vacanze, essendo di ben 500 pagine. Se comprendo
bene la logica di coloro che lanciano una campagna per il boicottaggio del
prossimo salone del libro di Torino, dovrei gettar via questi due libri, forse
addirittura bruciarli. Perché? Perché sono scritti da israeliani. Contemporaneamente, il pubblico israeliano dovrebbe esso pure
gettar via i miei libri tradotti in ebraico, e condannarli all'esilio. Si
potrebbe continuare questo giochetto e impedire ad esempio che i poemi del
palestinese Mahmud Darwish possano entrare nelle librerie e nelle case israeliane.
Sarebbe una guerra contro la cultura, da qualsiasi parte provenga. è contrario
allo spirito della civiltà araba e non può produrre altro che catastrofi,
erigere il muro dell'incomprensione, della paura e dell'odio. Bisogna
distinguere in modo netto: la politica di uno Stato non è assimilabile alla
produzione letteraria degli scrittori di quello Stato. Io sono tra coloro che
criticano con la massima durezza la politica di occupazione, e non confondo
Olmert con Oz, Grossman o Gutfreund. Posso anche non amare una determinata
opera. Ma questo non ha niente a che vedere con il Paese di origine di chi l'ha
scritta. Boicottare il salone del libro di Torino non ha senso. Un po' ovunque
nel mondo ci sono scrittori israeliani che incontrano scrittori arabi e palestinesi.
Il dialogo tra di loro non è il dialogo tra i loro Stati. Loro discutono,
possono anche litigare, ma il boicottaggio è un'ammissione di debolezza, un
modo per generalizzare il fanatismo, e anche un modo per fornire allo Stato di Israele argomenti per presentarsi non come occupante dei
territori palestinesi, bensì come vittima. SEGUE A PAGINA 24 NOVELLI A PAGINA
37.
( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)
Commenti ASSURDO BOICOTTARE IL SALONE DEL LIBRO (SEGUE DALLA PRIMA
PAGINA) I palestinesi non hanno bisogno di questa piccola guerra che non
soddisferà le loro speranze. Il popolo palestinese ha bisogno di giustizia, ha
bisogno di uno Stato vero, all'interno di frontiere certe e riconosciute. Non
sa che farsene di questo boicottaggio nel momento in cui sono in corso dei
negoziati, anche se non portano a risultati soddisfacenti. Bisogna finirla con
questi riflessi di un'altra epoca, e ammettere che ci
saranno due Stati, fianco a fianco, Israele e la Palestina. Presto o tardi, questi due popoli giungeranno a coesistere.
Sono stanchi entrambi e vogliono vivere in pace. Gli attacchi quasi quotidiani
contro la gente di Gaza sono inammissibili, perché si tratta di famiglie
penalizzate a causa dei loro dirigenti. In ogni caso, non è il
boicottaggio del prossimo salone del libro di Torino che aprirà il cammino della
pace e della riconciliazione. Criticare la politica di uno Stato. Criticare un
romanzo sul piano letterario. Tutto questo è possibile. Mai, però, confondere
le due cose e suscitare in questo modo incomprensioni maggiori. Servirà
soltanto a fare gli interessi dei mercanti d'armi. Traduzione di Fabio
Galimberti.
( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)
Pagina IX - Torino "Israele a Librolandia, nessun
pentimento" La Fondazione ribadisce: andremo avanti malgrado gli attacchi
degli intolleranti MASSIMO NOVELLI Nessun ripensamento sull'invito a Israele come ospite d'onore alla Fiera del libro di maggio. Lo
assicurano la Regione, la Provincia e il Comune di Torino, i maggiori soci
della Fondazione che organizza la manifestazione del Lingotto e che il 5
febbraio si riuniranno appositamente per fare il punto della situazione. E Rolando
Picchioni, che presiede l'ente, a sua volta, insieme al direttore Ernesto
Ferrero, nega che "ai diversi livelli della Fondazione esistano
tentennamenti di sorta o riposizionamenti tattici o di comodo sulla
questione". Un conto, dunque, è garantire una adeguata presenza dell'altra
faccia dello stato ebraico, vale a dire la Palestina,
come è stato annunciato; un altro è quello di fare marcia indietro su Israele e cedere "alla censura", oppure a
"ogni altra forma d'intolleranza e di discriminazione". Nel
frattempo, però, la campagna di boicottaggio di Librolandia non si ferma. Anzi.
A sentire le dichiarazioni di Tariq Ramadan, il discusso intellettuale egiziano
che proprio alla fiera torinese prese parte liberamente nel 2007 (ora pare
essersene scordato), la contestazione potrebbe investire pure il Salone del
libro di Parigi, in programma a marzo. Un salone che, in sintonia con Torino,
mette in vetrina la cultura israeliana, ma che finora era rimasto fuori
dall'ondata di proteste che partono da certi settori della sinistra radicale e
comunista italiana, oltreché, naturalmente, dal mondo arabo e palestinese.
Dietro a queste proteste si nascondono certamente gli "intrighi, i
boicottaggi, i campanilismi, gli scontri ideologici" di cui parla Federico
Motta, presidente dell'Associazione italiana editori. I toni da guerra fredda,
da odio razziale, da "campagna discriminatoria", per citare Tullio
Levi, che guida la Comunità ebraica di Torino, si sprecano. Così come i
fraintendimenti voluti, le strumentalizzazioni. Sicuro è che, per dare voce
ancora a Motta, "la Fiera del libro è un appuntamento importante per
questo scambio di culture, di tutte le culture". C'è comunque chi, di
fronte a una verità del genere, preferisce restare sordo, sebbene ci senta benissimo.
La bufera su Librolandia approda, ovviamente, nei palazzi della politica. La
democrazia vuole che tutti possano dire la loro, seppure a volte non abbiano
niente da dire o che non sia già stato detto. A ogni modo Forza Italia e Lega
Nord hanno chiesto di portare la spinosissima querelle in consiglio comunale, e
il sindaco Sergio Chiamparino li ha accontentati: se ne discuterà lunedì in
Sala rossa. Parimenti l'Udc, a Palazzo Lascaris, vuole che se ne dibatta.
"Visto l'inasprimento del dibattito fatto registrare in questi
giorni", hanno sostenuto Franco Guida e Giampiero Leo, "occorre che
la questione venga affrontata dalla commissione competente e soprattutto in
Consiglio regionale". E sia. Anche se, a questo punto, le parole dei
politici sembrano poter aggiungere davvero poco a una vicenda che va ben al di
là di tutti loro. In ogni caso, rammenta Fiorenzo Alfieri, assessore alla
Cultura del Comune di Torino, "siamo in ballo, balliamo e balleremo. Si
poteva immaginare da subito che l'idea di portare la cultura israeliana alla
Fiera potesse destare problemi. Ma è stato un atto coraggioso e
intelligente". Se non altro, si può aggiungere, nessuno poteva prevedere
ragionevolmente che una tragica eco del passato, quello in cui si discriminava
una "razza", una religione, un popolo e la sua cultura, riuscisse a
risuonare ancora.
( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)
Pagina IX - Torino LE POLEMICHE insorte sulla presenza di Israele alla prossima Fiera del Libro amareggiano Antonio Saitta. Di
ritorno dall'assemblea generale in Spagna di "Arco latino", la rete
che comprende settanta tra province italiane, deputazioni spagnole e
dipartimenti francesi), che lui guida per il biennio 2007/2009, il presidente
dell'Amministrazione provinciale di Torino è sconfortato soprattutto da quella
che definisce una strumentalizzazione politica. Non è così, presidente
Saitta? "Sì, è così. Intanto devo dire che mi amareggiano le polemiche
sull'invito a Israele come paese ospite anche perché
da diversi mesi lavoro a un'iniziativa che sarà d'aiuto per svelenire il clima
e che, forse, non è ancora stata adeguatamente illustrata. Lo spazio di
"Lingua Madre" alla Fiera, infatti, sarà dedicato al 2008 come anno
europeo del dialogo interculturale. E proprio a cura di "Arco Latino"
verranno presentate le espressioni della riva sud del Mediterraneo, contenitore
e mezzo di comunicazione della nostra millenaria storia europea. Sarà un
palcoscenico a più voci in cui tutte le anime del Mediterraneo avranno il loro
spazio". Restano, però, i boicottaggi minacciati contro la Fiera del
Libro. Che cosa ne pensa? "Ritengo che sia comunque sconfortante pensare
che venga utilizzata la polemica politica strumentalizzando proprio il libro,
che da sempre è un tramite della conoscenza reciproca tra le persone".
(m.n.).
( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)
Pagina IX - Torino L'assessore Oliva: ci sono autori di ogni lingua e
nazionalità "è un'arena di confronto sarà così pure quest'anno" Da
sempre la coscienza critica di quel Paese è nella letteratura di personaggi
come Oz Grossman o Yehoshua Assessore Oliva, le polemiche sull'invito a Israele al Salone del Libro vi faranno tornare sui vostri
passi? "No, il Salone del Libro è sempre stato un'arena di confronto
culturale in cui sono stati invitati autori di ogni lingua e nazionalità. Sarà
così anche quest'anno". Palestinesi e arabi minacciano il boicottaggio
perché il loro invito sarebbe un risarcimento. Cosa replica? "Che non è
vero. In particolare nello spazio Lingua Madre, gestito dalla Regione,
quest'anno è stato previsto un calendario di appuntamenti con autori siriani,
palestinesi, libici, libanesi così come armeni o sudamericani. Insomma un
panorama a 360 gradi di scrittori che abbiano prodotto libri che parlano della
loro terra. Programma e inviti sono stati fatti ben prima che scoppiassero le
polemiche di questi giorni". L'invito a Israele è
stato fatto proprio per il 60esimo anniversario della costituzione dello Stato
Ebraico. Non è una provocazione per i palestinesi? "L'invito è rivolto a
una cultura che negli ultimi decenni ha dato autori di fama mondiale, tradotti
in tutte le lingue, come Amos Oz, David Grossman e Abraham Yehoshua, per dire
solo i tre nomi più famosi. Tutti, in particolare Yehoshua che è pacifista
convinto, nelle loro opere hanno analizzato in chiave
critica la vicenda storica di Israele dal 1948 ad oggi. Tutti e
tre sono molto critici nei confronti della politica di Israele nei Territori. Da sempre la coscienza critica di Israele, quella di chi ha chiesto il dialogo con gli arabi, è nella
letteratura. Trovo un paradosso che rischi di diventare ragione di
boicottaggio". (m.trab.).
( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)
Pagina IX - Torino Il sindaco Chiamparino: la politica dovrebbe stare
fuori "Un feroce integralismo dietro la facciata soft" Sono stati
invitati rappresentanti palestinesi: se loro si rifiutano, la colpa non è degli
organizzatori "Nessuna marcia indietro. Anzi, la posizione di quelli che
attaccano la scelta di Israele come paese ospite della
Fiera nasconde, dietro una facciata soft, un feroce integralismo". Il
sindaco Sergio Chiamparino lunedì in Sala Rossa, alla vigilia del consiglio di
amministrazione della Fondazione, ribadirà la posizione del Comune e il pieno
appoggio al presidente della Fiera del Libro, Rolando Picchioni. Signor
sindaco, non era meglio scegliere un altro Paese per evitare le polemiche? "Sapevamo benissimo che la scelta di Israele avrebbe innescato questa querelle. Un rischio che abbiamo deciso
di assumerci". Perché? "Chi attacca la Fiera non si rende conto che
la decisione di ospitare Israele è plurale e democratica". Le bordate arrivano anche dalla
politica, sinistra compresa. Come le giudica? "La politica dovrebbe
star fuori, fare un passo indietro. Si tratta di un'iniziativa culturale e
negare ad Israele la possibilità di partecipare alla
Fiera vuol dire negare che possa esistere uno Stato e una cultura ebraica.
Questo va contro ciò che sosteniamo da sempre: due stati e due culture, una
ebraica, l'altra palestinese. E poi non c'è bisogno di questa querelle per
evidenziare la distanza che c'è tra una parte del centrosinistra ed esponenti
come Chieppa". I critici lamentano che non c'è confronto. Cosa ribatte?
"Alla Fiera sono stati invitati rappresentanti palestinesi. Le occasioni
di confronto non mancano. Se gli invitati si rifiutano non è colpa degli
organizzatori". (d.lon.).
( da "Secolo XIX, Il" del 02-02-2008)
DIETRO AD OGNI grande storia ci sono grandi personaggi che spesso
restano nell'ombra. E' il caso di Giuseppe Musso, partigiano della Brigata
Garibaldi con il nome di battaglia di "Spartaco" il cui ruolo fu
fondamentale nell'imbarco di centinaia di ebrei verso la Palestina.
A parlare di Musso è la figlia Franca Carla, giovanissima staffetta all'età di
8-10 anni. La storia di Giuseppe Musso è quella di un antifascista savonese
dalla penna facile che scrive e stampa volantini antifascisti con il Professor
Calandrone, preside delle scuole commerciali, iniziata con un arresto causato
da un gesto banale. "Quando Mussolini era venuto a Savona - spiega la
signora Musso - ? mio padre era tra la folla. Ma fu arrestato per uno strano
movimento del braccio che aveva fatto: temevano che avesse una bomba e che
volesse fare un attentato. Probabilmente la polizia lo teneva d'occhio da
tempo". Dopo un anno circa passato in carcere viene mandato al confino a
Novelli, ai piedi del Gran Sasso. "Per più di un anno non abbiamo saputo
niente di lui - dice la figlia - ci dicevano solo che stava bene. Non sapevano
dove fosse, come rintracciarlo." Dopo avere ottenuto un permesso speciale
per partecipare al funerale di un parente riesce a fuggire alla distratta
sorveglianza di due poliziotti e nel '43 raggiunge i partigiani sopra Ceva. I
bombardamenti su Savona del '43 costringono la famiglia a sfollare a Priero.
"Lì vivevamo in una cascina - spiega Franca Carla Musso - e i tedeschi
stavano al piano di sopra. Io nascondevo i messaggi sotto il foulard e li
portavo ai partigiani. Avevo 8/9 anni, ma non avevo paura. Anche Bina
Carossino, allora professoressa di matematica a Savona, era una staffetta partigiana".
Nel '45 con la Liberazione, Giuseppe Musso "Spartaco" torna a Savona,
in un clima ancora difficile e confuso: "Ricordo che c'era un cecchino
appostato sull'orologio del vecchio San Paolo che sparava" dice la signora
Musso. L'attività di "Spartaco" a favore degli ebrei inizia già
quell'anno, probabilmente in contatto con Ada Sereni. "Mio papà non è mai
sceso nei dettagli - racconta - ma so che aveva aiutato centinaia di ebrei a
raggiungere La Spezia dove c'era l'imbarco più importante per la Palestina. Si trattava di barconi da trasporto tipo la
Palinuro. Erano le barche del dottore Francesco De Pirro, amico di papà.
Partivano almeno due imbarcazioni al mese, tutto avveniva di notte".
Proprio in seguito a questa attività Musso verrà arrestato dagli inglesi, che
avevano posto il blocco navale davanti alla Palestina
allora sotto mandato britannico, per impedire qualsiasi sbarco. "Fu
imprigionato nel carcere di Sant'Agostino - ricorda - ma gli ebrei che si trovavano a La Spezia in un campo di raccolta organizzarono
uno sciopero della fame, protestando contro l'arresto di papà e chiedendone la
liberazione". Poi i ricordi vanno all'amicizia di Musso con Pertini, il
viaggio in Israele ospite del governo, i due giovani cugini di 16 e 17 anni morti a
Mathausen e "quel canto d'Israele che non dimenticherò
mai". e. r. 02/02/2008.
( da "Repubblica, La" del 02-02-2008)
Cultura POLEMICHE / Creano inquietudine le accuse dello scrittore
egiziano contro le scelte del Salone torinese TORINO L'ultimo attacco contro la
presenza di Israele alla prossima Fiera del libro di Torino, in veste di ospite
d'onore e dunque con i suoi scrittori e i suoi maggiori esponenti della
cultura, viene da Tariq Ramadan. Il contestato intellettuale egiziano, nipote
del fondatore della setta dei Fratelli musulmani, ha dichiarato ieri che è
necessario "affermare in modo chiaro che non si può approvare nulla che
provenga da Israele", e che perciò il boicottaggio della manifestazione
torinese, lanciato qualche settimana fa da alcune unioni di scrittori arabi, è
sacrosanto: "Non bisogna recarsi in un posto destinato a celebrare uno
Stato che pratica l'omicidio e la distruzione". Una posizione
"quantomeno bizzarra, la sua", commenta Ernesto Ferrero, direttore
della fiera, "anche perché Ramadan, l'anno scorso, è stato da noi e ha
tenuto senza problemi e senza censure un suo intervento. Trovo inaccettabile
che la libertà di pensiero per lui vada in una sola direzione". Sono
giorni difficili, in sostanza, per la kermesse torinese che aprirà i battenti
l'8 maggio. Avviata da un'iniziativa locale del Partito dei comunisti italiani,
che ha chiesto di estendere l'invito ufficiale, oltre che a Israele,
anche alla Palestina, la campagna di contestazione
comincia a preoccupare seriamente i vertici della Fiera del libro e pure le
autorità di polizia. Non è tanto per l'eventualità che qualche sponsor,
intimorito da quanto sta accadendo, si possa ritirare. A questo proposito
Rolando Picchioni, ai vertici di Librolandia con Ferrero, è categorico sulle
voci che sono circolate: "Il rapporto con gli sponsor rimane fuori
discussione". Il vero rischio, semmai, è che qualche gruppo estremista
possa tradurre in fatti l'ostracismo allo stato di Tel Aviv, che finora è stato
limitato a un boicottaggio su giornali e siti internet italiani e del mondo
arabo. Ne sortirebbe una fiera in stadio d'assedio, con tutto ciò che ne
potrebbe conseguire. Picchioni e Ferrero hanno tentato di andare incontro alle
richieste degli artefici del boicottaggio, assicurando che nei cinque giorni
del salone "sarà garantita piena dignità" alla cultura palestinese.
Ma non sembra un'apertura sufficiente. Intanto c'è già chi ipotizza che si
possa recedere dall'idea di ospitare la nazione ebraica. Picchioni e Ferrero lo
escludono. Però se dovesse accadere, come sostiene Tullio Levi, presidente
della Comunità degli ebrei di Torino, "sarebbe un vero disastro". E
oppone "alla campagna intimidatoria" una proposta: "Perché non
invitare le tante associazioni che si occupano da tempo di integrare israeliani
e palestinesi?".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
02-02-2008)
Esteri Pagina 113 Assalto alla sede diplomatica --> Tunisi Un commando ha attaccato la scorsa notte con armi
automatiche l'ambasciata d'Israele in Mauritania, uno dei tre
paesi islamici, con Egitto e Giordania, ad avere relazioni diplomatiche con lo
stato ebraico, provocando il ferimento di tre francesi, due dei quali, fra cui
una donna, sono stati colpiti da pallottole vaganti. L'attacco, definito
da Israele "un atto di terrorismo", avviene
quattro giorni dopo che il presidente dell'Assemblea mauritana ha chiesto
pubblicamente al governo di riconsiderare le relazioni, definite
"vergognose" con lo stato ebraico e un mese dopo l'uccisione di
quattro turisti francesi e il successivo annullamento della Dakar
( da "Unita, L'" del 02-02-2008)
Stai consultando l'edizione del DANNY YATOML'ex capo del Mossad e ora
deputato laburista: il premier in Libano ha commesso molti errori anche se non
per fini personali, come osserva il dossier "Olmert si dimetta, il
Rapporto Winograd non è assolutorio" di Umberto De Giovannangeli "So
che il primo ministro ha tirato un sospiro di sollievo dopo aver letto le
conclusioni del Rapporto Winograd. Mi dispiace per lui, ma non credo che questa
lettura consolatoria sia corretta e fondata. Certo, il Rapporto sostiene che
non ci furono secondi fini personali nella scelta di entrare in guerra. Ma
questo non basta per chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità. È stato
chiamato a farlo Dan Halutz (l'ex capo di stato maggiore
"dimissionatato"), tanto più deve farlo chi ha responsabilità politiche
primarie. Per questo resto della convinzione che Ehud Olmert deve rassegnare le
sue dimissioni". A parlare è un mito dell'intelligence
di Israele: Danny Yatom, già capo del Mossad (il servizio segreto dello
Stato ebraico), oggi parlamentare laburista. Ehud Olmert ha accolto con un
sospiro di sollievo il tanto atteso e temuto Rapporto Winograd sulla guerra in
Libano. Pericolo scampato? "Non sono di questo avviso, ed è la
ragione per la quale assieme ad altri parlamentari ho chiesto e ottenuto che
Olmert si presenti davanti alla Knesset (lunedì prossimo, ndr.) per discutere
dei contenuti e delle risultanze di quel Rapporto. Per quanto mi riguarda, non
credo che l'atteggiamento liberatorio del primo ministro sia fondato. Quel
Rapporto esclude che vi siano stati fini personali, calcoli strumentali, nella
decisione di avviare il conflitto, ma restano pesantissimi e argomentati
rilievi sulla conduzione dei 34 giorni di guerra che chiamano in causa non solo
l'allora capo di stato maggiore ma gli stessi vertici di governo. Ed Olmert non
può sottrarsi alle sue responsabilità". L'attenzione è puntata anche su
Ehud Barak, leader del Labour. "A Ehud ricordo gli impegni che si era
assunto in un discorso tenuto nel kibbutz di Sdot Yam: in quella occasione Barak
disse in modo molto chiaro e netto che dopo la pubblicazione finale del
Rapporto Winograd, il partito avrebbe tratto le dovute conseguenze.". Vale
a dire? "Avremmo chiesto un cambio alla guida del governo o, in
alternativa, elezioni anticipate. Non credo che le risultanze a cui è giunta la
Commissione Winograd abbiano rimesso in discussione questi propositi".
Diversi ministri laburisti chiedono a Barak di restare al governo per senso di
responsabilità nazionale. "Evidentemente abbiamo una idea un po' diversa
di responsabilità nazionale. Penso alla responsabilità verso l'opinione
pubblica ma anche verso i nostri soldati, i quali ci chiedono conto del nostro
operato come noi chiediamo loro di sacrificarsi per la sicurezza di Israele. Questo senso di responsabilità ci impone di non
liquidare il Rapporto Winograd come uno scampato pericolo. Gli errori commessi
in quella guerra non sono incidenti di percorso". Il Rapporto mette in
luce preoccupanti limiti nella gestione delle operazioni militari. "Certo,
il Rapporto ha messo in luce errori e contraddizioni nella conduzione delle
operazioni sul terreno. E questi errori richiedono una complessa azione, non
solo di carattere strettamente militare ma anche motivazionale, di
ammodernamento del nostro esercito, un gravoso lavoro a cui si sta dedicando
con grande perizia il nuovo capo di stato maggiore Gabi Ashkenazi. Ma il limite
maggiore di quella guerra è stato di natura politica, perché se era chiara la
ragione per cui si era aperto il conflitto, l'attacco di Hezbollah, mai è stato
chiaro lo sbocco reale di esso. Questa assenza di chiarezza strategica ha
pesato enormemente sulla conduzione delle operazioni. E la responsabilità non
può essere scaricata sui vertici di Tsahal". Anche il leader del Likud,
Benyamin Netanyahu, chiede a gran voce le dimissioni di Olmert. "Non è una
buona ragione per far finta che nulla sia successo".
( da "Stampa, La" del 02-02-2008)
La celebrazione dell'altro Sessantotto, "quello senza
violenza" puntualizza il portavoce della comunità Mario Marazziti, è il
colpo d'occhio di San Giovanni in Laterano completamente gremita. Tra le grandi
navate della cattedrale di Roma (sede ecclesiastica ufficiale del Papa) ieri
sera si parlavano decine di lingue, sull'altare celebrava il Segretario di
Stato vaticano, nelle prime file di banchi siedevano il capo dello Stato e
quello del governo insieme a metà establishment politico-finanziario italiano
(Napolitano, Prodi, Gianni Letta, Fassino, Veltroni, Bonanni, Fioroni). La
sagrestia del Laterano, poi, era affollata di vesti viola e purpuree dei
vescovi e cardinali "amici". La lista di "sponsor" incrocia
trasversalmente palazzi sacri (Bertone, Ruini, Tettamanzi, Sepe, Tauran,
Poupard) e quelli laici (Rutelli, Veltroni, Letta, Merkel, Kofi Annan, Amato,
Frattini). La cerimonia per il 40° anniversario è la raffigurazione plastica
del "Sant'Egidio power", una multinazionale della solidarietà e del
dialogo interreligioso da 50 mila membri in 72 nazioni. Gli studenti che il 7
febbraio 1968 si incontrarono alla Chiesa Nuova di Roma oggi hanno i capelli bianchi
e sono quasi tutti professori universitari (come il fondatore, Andrea Riccardi
o il mediatore con la Cina, Agostino Giovagnoli), mentre la diffidenza della
Curia per la "diplomazia parallela" è talmente superata che adesso è
il capo delle feluche d'Oltretevere a festeggiare la comunità. Eppure, malgrado
i riconoscimenti dell'Ue e delle Nazioni Unite per le riuscite mediazioni in
vari conflitti e crisi in Africa, Balcani e Sud America, fino a poco tempo fa i
"santegidini" incassavano Oltretevere (inclusa nella Terza Loggia
dell'ex "premier" Angelo Sodano) più riserve che consensi, per
l'esito negativo dei negoziati in Algeria o per sovrapposizioni ai canali
ufficiali della diplomazia vaticana. E ora Riccardi, citando Benedetto XVI,
lancia la "sfida di un nuovo modello antropologico che non sia piegato
tutto alle esigenze del mercato e dell'effimero". Alla Comunità è riuscito
di trasformare la chiesa di San Bartolomeo all'Isola Tiberina nel
"Memoriale dei martiri del nostro tempo", che richiama pellegrini da
tutto il mondo con le reliquie di monsignor Romero e di Paul Schneider, di
Franz Jaegerstatter ("il contadino tedesco che ha resistito al nazismo per
fedeltà evangelica") e Alberto Hurtado, André Jarlan, del cardinale Posada
Ocampo e del monaco romeno ortodosso Sofian, dei martiri ruandesi e
melanesiani. Inoltre al "Sant'Egidio power" contribuisce il
"Meeting Uomini e Religioni" (arrivato alla 21° edizione) che
rilancia lo "spirito d'Assisi" facendo incontrare il Papa, i
patriarchi ortodossi, il primate anglicano, il rabbino capo
d'Israele e personalità islamiche. Un mese e mezzo fa, poi, l'approvazione
all'Onu della risoluzione per una moratoria universale della pena capitale,
tradizionale battaglia della Comunità che deriva il suo nome dal piccolo
monastero di clausura nel cuore di Trastevere, accanto alla Basilica di Santa
Maria, in cui pregano insieme ogni sera. In quarant'anni è passata dai
primi "doposcuola" per i bambini immigrati nelle baracche della
periferia romana ai "summit" internazionali. Accanto ai delegati
delle chiese cristiane "sorelle", ortodossi orientali e protestanti
occidentali, il centinaio di vescovi ieri arrivati a San Giovanni fotografano
l'approvazione ormai unanime per la Comunità. E la sua logica di
"sostituire gli steccati con i ponti" ha ispirato persino il
"rosso" Fausto Bertinotti che domani visiterà la parrocchia della
borgata di Tor Tre Teste per fare una donazione. "In Italia sentiamo
l'esigenza di superare i vantaggi di parte e le logiche di corto respiro per
metterci a lavorare tutti insieme. Non va umiliata la voglia di ripresa del
paese - spiega il leader Riccardi, che ha tra le mani il telegramma di auguri
del Patriarca di Mosca, Alessio II -. C'è il rischio di scaricare sulle spalle
dei più deboli l'incapacità di una parte delle classi dirigenti di pensare
secondo il bene comune. La festa dei nostri primo 40 anni non è il momento di
trionfalismi ma di scegliere come provare a cambiare il mondo in meglio, pur
con mezzi deboli". L'obiettivo indicato dal fondatore è "riannodare i
fili di una convivenza civile e sociale sia qui in Italia sia nel mondo mentre
crescono la sfida della violenza diffusa e la tentazione dello scontro tra
mondi culturali diversi".
( da "Stampa, La" del 02-02-2008)
SCHERMA. COPPA DEL MONDO UNDER 20 Ferraris a Goteborg cerca altri
punti iridati [FIRMA]ROBERTO SARACCO CASALE Bissare la finale di sette giorni
fa a Basilea e consolidare la seconda piazza della classifica mondiale in vista
dei campionati iridati di categoria che si terranno dal 6 al 13 aprile ad
Acireale, in Sicilia. E' questo l'obiettivo dello spadista casalese Luca Ferraris
che oggi sarà in pedana a Goteborg in una delle ultime prove di Coppa del Mondo
Under 20 di spada. Il campione monferrino arriva all'appuntamento galvanizzato
dalla seconda posizione colta in Svizzera, che gli ha permesso di agganciare
nella graduatoria iridata il compagno di nazionale Matteo Trager a quota 84.
"Nonostante la febbre che lo ha limitato ad inizio settimana, Ferraris ha
la possibilità di fare molto bene in Svezia" dicono fiduciosi i tecnici
del giovane spadista. Il circuito di Coppa del Mondo
proseguirà poi con le gare in Iran ed Israele, dove però
la nazionale italiana ha deciso di non partecipare, per concludersi con
l'ultima prova della stagione a Nimes, dove il giovane nazionale dovrà
difendere la piazza d'onore conquistata lo scorso anno. La prossima settimana
saranno impegnate in Coppa del Mondo anche le altre casalesi Sara Carpegna e
Carolina Buzzi, in Austria, entrambe alla ricerca di punti pesanti per
la convocazione ai mondiali di Acireale. Con l'ultimo successo in Francia,
Carolina Buzzi è balzata in sedicesima posizione, terza delle azzurre alle
spalle di Rizzi e Muroni. Le sue quotazioni sono dunque in ascesa. Per quanto
riguarda i "baby" del Club Scherma Casale i prossimi appuntamenti
saranno la prova Under 14 il 16-17 febbraio a Salerno, la 2° competizione
Giovani a Torino il 23-24 febbraio e i Campionati Italiani Cadetti il 1° e 2
marzo a Frascati.
( da "Stampa, La" del 02-02-2008)
Oggi a Cuneo. Lettera-testamento di Yossi Rakover che "si rivolge
a Dio" Il libro di Zvi Kolitz diventa un recital con Olivero e Occelli
L'attore legge, il musicista l'accompagna con il flauto e il sax. Come
scenografia le immagini della mostra "Senz'armi di fronte a Hitler".
Oggi, alle 18, nella Sala della Provincia che si affaccia su corso Nizza, Luca
Occelli e Franco Olivero sono gli autori della performance che propone brani da
"Yossi Rakover si rivolge a Dio" di Zvi Kolitz. "La lettura di
questo libro mi ha fatto una grande impressione e così è nata con Franco l'idea
di musicarne alcuni brani", racconta Luca Occelli che con Olivero e Tiziana
Ferro ha già portato in scena, per la compagnia Il Melarancio, "A Cavallo
delle Alpi" tratto da "Nella notte straniera" di Alberto
Cavaglion. "Poiché il testo è già stato proposto in forma teatrale, anche
da Moni Ovadia, non ne abbiamo tratto un monologo, ma presentiamo una lettura
recitata di alcuni passi", aggiunge. L'autore, Zvi Kolitz, immagina di
trovare la lettera-testamento tra le macerie annerite del ghetto di Varsavia.
L'ha scritta uno degli ultimi ebrei sopravvissuti che fa un resoconto degli
avvenimenti, prima di morire. "La sua famiglia è stata sterminata -
riprende Occelli - e Yossi Rakover, dopo aver descritto quello che è capitato
ai suoi figli, compone una lunga preghiera di cui noi abbiamo preso alcune
parti. "Credo nel Dio di Israele anche se ha fatto di tutto perché non credessi in Lui" -
scrive Yossi - "Credo nelle Sue leggi anche se non posso giustificare i
Suoi atti" e pregando Gli chiede di fargli capire l'incomprensibile. Il
recital è proposto dal Centro di Formazione Santos-Milani con la Comunità di
Mambre e l'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea che
curano la mostra, allestita fino al 5 febbraio. \.
( da "Stampa, La" del 02-02-2008)
La storia Giuseppe Musso nel ricordo della figlia Franca SILVANO
GODANI Eroismo e generosità del "Perlasca" savonese SAVONA Anche
Savona ha avuto il suo Perlasca. In realtà il paragone non è calzante perché il
nostro "Perlasca" è Giuseppe Musso, agente marittimo di professione,
partigiano nella Divisione "Gin Bevilacqua" per scelta, solo alla
fine della Seconda Guerra Mondiale organizzatore di trasporti clandestini di Ebrei alla volta di Israele, eludendo
la stretta sorveglianza degli Inglesi che ostacolavano le operazioni per motivi
di politica internazionale. Siamo nel 1945, ben prima che il motoveliero
"Rondine" e la corvetta canadese "Beauharnois" tra il
gennaio e il giugno 1946 riuscissero a far sbarcare ad Haifa oltre 2000 ebrei
scampati ai lager nazisti e Giuseppe Musso, ritornato a Savona e al suo
lavoro dopo la Liberazione, si butta a capofitto nell'impresa anche a costo
della libertà personale. Viene arrestato, infatti, dagli Inglesi fra il '46 e
il '47 e internato nel carcere di Sant'Agostino "grazie a una spiata,
perché purtroppo le spie ci sono sempre" ricorda commossa la figlia Franca
Carla Musso, una dolce e ancora giovane signora dai capelli mossi biondo-cenere,
i tratti del volto decisi, custode riservata della memoria del papà, perso nel
1966 quando aveva solo 62 anni, probabilmente anche in seguito alle botte
subite dai fascisti durante la prigionia fra il '39 e il '43 e alle traversie
della guerra partigiana. "Per poter vedere papà durante l'ora d'aria nel
cortile -dice la signora Carla, soprannome di battaglia- montavo sul water al
6° piano del grattacielo Pancaldo di fronte al porto, dove eravamo ospitati, e
lo osservavo dalla finestrella che dava sul retro. Ben presto, però, gli
Inglesi furono costretti a rilasciarlo perché gli Ebrei ammassati a La Spezia
nel campo profughi fecero lo sciopero della fame in suo favore". Gli
imbarchi avvenivano nottetempo su tre velieri della stazza, più o meno, della
motonave Palinuro -ricorda ancora la figlia di Musso- che portavano i nomi dei
figli del proprietario, il dottor Francesco De Pirro (anch'egli ex-partigiano),
tra la rada di Vado Ligure e Capo Noli, ma tutti i portuali collaboravano come
potevano con imbarcazioni che non dessero troppo nell'occhio, tra le quali
"un bellissimo motoscafo azzurro che faceva la spola tra Savona e
Vado". Proprio per questa sua attività Israele
conferisce a Giuseppe Musso nel 1964 una medaglia d'argento, che su una faccia
reca inciso il percorso delle navi-traghetto in tutto il Mediterraneo e
sull'altra una nave che spezza il reticolato spinato dei lager, e un
lasciapassare per tutti i territori della "terra promessa". Questa è
la storia del repubblicano "mazziniano" Giuseppe Musso, arrestato nel
'39 per sospetto attentato al Duce in visita a Savona in seguito a un suo gesto
mal interpretato, denunciato per i volantini sovversivi stampati nella sede del
Lavoro, sfuggito alla fucilazione in Valloria dove cadde Cristoforo Astengo, e
della sua decisa figlioletta Franca, che in 3^ elementare dalle Suore della
Neve si rifiuta di indossare la mantelletta nera da Piccola Italiana e sfolla
dalla nonna a Priero, vicino a Ceva, dove fa la staffetta tra gli 8 e i 10 anni
in mezzo alla neve con gli sci e lo slittino, nascondendo i dispacci arrotolati
fra i capelli protetti da un fazzoletto, degna figlia di "Spartaco"
(il papà in montagna), aspettando il messaggio di Radio Londra "Enrica non
fare i capricci" che segnalava un prossimo lancio di aiuti nella notte
sulle colline. Che ricordo ha della Savona del tempo? "Era una Savona
molto cattiva, fascistizzata, dove non ti potevi fidare neanche di quelli che
sembravano amici: e qualcuno circola ancora oggi". Per la precisione, ma
senza astio.
( da "Voce d'Italia, La" del 02-02-2008)
La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.138 del 02/02/2008 Home
Cronaca Politica Esteri Economia Scienze Spettacolo Cultura Sport Focus Esteri Palestina, crisi umanitaria e politica a Gaza Gaza City, 2
feb.- Alla fine è successo: la crisi istituzionale, politica e militare in
corso a Gaza si è trasformata dolorosamente in un dramma umanitario dalle
proporzioni ancora indecifrabili. Il containment israeliano
alla Striscia è degenerato negli ultimi giorni in una morsa che ha colpito
indiscriminatamente la popolazione civile e una sparuta minoranza di i militanti
terroristi. La chiusura ermetica degli accessi al cosiddetto “Hamastan”,
complici gli stenti e il risentimento delle persone comuni, ha spinto il
milione e mezzo di cittadini palestinesi sempre più tra le braccia del
movimento estremista palestinese, sortendo l'effetto contrario rispetto alle
intenzioni palesate da Israele e aprendo un nuovo
fronte nello scenario già critico in atto in Palestina.
Il partito in armi fondato dallo sceicco Yassin ha sfruttato la marea montante
alla frontiera con l'Egitto per aprire una nuova breccia nel muro divisorio,
dalla quale sono transitati in poche ore 350 mila palestinesi per andarsi a
sfamare oltre confine, ma soprattutto per rinsaldare una comune progettualità
con i Fratelli Mussulmani egiziani, di cui Hamas si è sempre proclamato una
costola. Il movimento islamista de Il Cairo ha forzato la mano al presidente
Mubarak che, alla fine, ha optato per il non intervento dell'esercito egiziano.
Riportare l'ordine con la forza lungo il valico di Rafah sarebbe stata un'azione
indigesta all'opinione pubblica musulmana, molto più partecipe alla causa
palestinese rispetto a tutti i governi arabi. Sono rimaste inascoltate le grida
interessate di esperti internazionali che hanno denunciato il rischio di un
atteggiamento così duro di Tsahal, a seguito della decisione di chiudere Gaza
in una morsa in risposta ai ripetuti lanci di razzi Qassam verso le cittadine
israeliane di confine. Il primo è stato John Dugard, il responsabile delle
Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi, che avvertiva del
disastro umanitario imminente e ammoniva Israele per
"la violazione dello stretto divieto di punizione collettiva contenuto
nella quarta Convenzione di Ginevra". Ma le voci di protesta si sono
levate anche da parte israeliana, tanto che uno scrittore illuminato come
Abraham Yehoshua chiedeva ripetutamente con lucido vigore "l'ora della
tregua". Purtroppo però, sintomo di un collasso generalizzato, non doveva
suggerirla certo un insigne letterato l'unica via d'uscita a questa crisi. Il
cessate il fuoco è la sola arma di pace nelle mani di israeliani e palestinesi
per cercare di rimettere insieme i pezzi, se ancora ci sono, di un vaso di
pandora andato ormai in frantumi. Il quadro che si sta delineando è abbastanza
controverso, perché numerosi sono gli attori in grado di fare la loro mossa a
Gaza. A partire da Hamas per finire ad Israele,
passando per i clan armati che gestiscono familisticamente il potere in Palestina, ognuno ha interesse a rafforzare la propria
posizione. Sullo sfondo Abu Mazen (nella foto insieme ad Arafat, in un
manifesto politico affisso a Ramallah), screditato ed inerme, assomiglia sempre
più ad un presidente moribondo nonostante il tentativo fallito di rianimarlo
operato dell'amministrazione statunitense. Dopo il putsch dei miliziani di
Hamas, che per prevenire l'aggressione dei soldati di Mohammed Dahlan, ex
responsabile della sicurezza di Fatah nella Striscia, hanno finito per prendere
il controllo di tutto il territorio, si è deteriorato il rapporto con il
partito del presidente, sempre più schiacciato su posizioni filo-occidentali e
solleticato, più di una volta, dall'idea di lanciare con aiuto americano la
reconquista di Gaza. Di traverso si sono messi gli interessi sempre più ingenti
della mafia palestinese, armata e influente, che nella Striscia sta cercando di
imporre la propria legge. La variabile impazzita, grazie al fiorente traffico
di armi, si è arricchita con la frammentazione istituzionale palestinese, tanto
da portare una delle emergenti dinastie di Rafah, il clan Dugmus, a mettersi in
proprio, rifiutando di rispondere ai comandi del vertice di Hamas per
noleggiare le proprie prestazioni delittuose al miglior offerente, fosse anche
al-Qaeda. Da questo quadro si desume quanto sia controproducente
l'atteggiamento di sostanziale indifferenza della comunità internazionale che
alimenta la divisione tra le forze politiche palestinesi – nonostante la
telefonata di condoglianze di Abu Mazen a Mahmud al-Zahar, leader di Hamas
nella Striscia di Gaza, che ha perso il figlio negli ultimi giorni – invece di
lavorare per una liaison in grado di stemperare gli estremismi. è insensato
perché produce effetti opposti a quelli che, almeno a parole, sembrano essere
gli obiettivi ampiamente condivisi: la costruzione di uno stato palestinese
indipendente e moderato, la garanzia per Israele di
vivere in pace e in sicurezza. Oggi più di ieri sembra impossibile raggiungere
questi fini senza coinvolgere in modo serio le due anime più rappresentative
del popolo palestinese, Hamas e Fatah. Dal loro dialogo dipende la capacità
dell'Anp di rinnovarsi e di proporsi ad Israele come
un interlocutore credibile. Roberto Coramusi geopolitica.info.
( da "Manifesto, Il" del 02-02-2008)
L'immaginario "terrorista" contro l'era del controllo Masao
Adachi torna al cinema dopo trent'anni con "The Prisoner", la storia
dell'Armata rossa giapponese nella prigionia di un militante. Un'immagine tra
finzione e realtà, che è stata il segno del festival Cristina Piccino Rotterdam
Uno in Olanda, l'altro alla Berlinale, Masao Adachi e Koji Wakamatsu i vecchi
amici e complici di cinema, autori esplosivi e assai scomodi nel Giappone degli
anni Sessanta come in quello di oggi, hanno sentito nello stesso momento
l'urgenza di confrontarsi con un pezzo di Storia del proprio paese. Che li ha
visti protagonisti, specie Masao Adachi "esiliato" in Libano per
vent'anni dove nel 2000 insieme a altri attivisti dell'Armata rossa giapponese
viene arrestato e espulso per una storia di passaporti falsi, estradato in
Giappone e messo in galera con l'accusa di terrorismo. La storia dell'Armata
rossa giapponese si chiude in questi anni, nel 2000 viene arrestata a Osaka
Fusaku Shigenobu che tutti credevano vivesse anche lei in Libano, una delle
figure più importanti del gruppo, condannata a vent'anni. Nessuno dei due film
- Cronache dell'Armata Rossa di Wakamatsu sarà al Forum - è arrivato in Italia,
Wakamatsu pensava di andare a Torino ma a Nanni Moretti il virus di quel cinema
non addomesticabile non poteva piacere. Meno che mai il film di Masao Adachi
The Prisoners /Terrorist che non è la "biopic" di un terrorista e
nemmeno del movimento cresciuto in Giappone negli anni settanta contro il
sistema interno di monarchia e saturazione sociale e con la rivendicazione (in
questo più vicini ai tedeschi della Rote Armee Fraktion che alle Brigate Rosse)
di una dimensione internazionalista, soprattutto la lotta accanto al fronte di
liberazione palestinese. Lo stesso Adachi ha combattuto a lungo con l'Olp
convincendo Wakamatsu a girare un film sulla realtà dei palestinesi quando il
regista, che pure amava moltissimo JL Godard non sapeva neanche dell'esistenza
di Ici et ailleurs. Come Godard con quel film sulla Palestina anche
Wakamatsu è stato attaccato come pericoloso fiancheggiatore del terrorismo. Il
Prigioniero però è un film tutto "interiore", che quella storia la
narra per raccontare il presente: il Giappone dove il governo di destra vuole
ripristinare l'atomica, e soprattutto l'ideologia di guerra-al-terrorismo che
ha permesso un fine azzeramento dei cervelli a livello mondiale. A parte
alcune sequenze iniziali tipo flashback, col protagonista che si dice ispirato
a un altro leader del gruppo, Kozo Okamoto (ma anche al regista), kefiah sulla
testa e mitra tra le braccia mentre insieme agli altri decidono un
dirottamento, le azioni del gruppo restano nel fuoricampo. Infatti il ragazzo è
già nelle mani dei militari giapponesi, ha raccontato tutto con la promessa del
suicidio ai due graduati che gli ridono in faccia: l'arma è scarica, per lui ci
sono i corpi speciali e un carcere di massima sicurezza. Quelli insomma tipo
Guantanamo, dove si sperimentano le torture più atroci disumanizzando la gente
nel rito umiliante della violenza quotidiana. Ma l'ellissi, e la scelta di
concentrare la narrazione nelle sevizie della polizia e nel dialogo muto del
personaggio, spiega più di qualsiasi messinscena. Ci dice con chiarezza come è
facile impazzire perdendo lucidità anche politica se si vive in un paese che
usa la repressione come fondamento sociale, il Giappone ha prodotto una
disperata resistenza negli anni sessanta-settanta di movimenti studenteschi che
rifiutavano le imposizioni internazionali degli americani ma anche il controllo
dell'individualità messo in atto dai suoi governanti come antidoto alla
sconfitta della guerra. La società ordinata, dai piccoli gesti misurati, coi
padri divinizzati come l'imperatore e il disagio del protagonista quando è
adolescente e sotto gli occhi paterni un poco di riso dalle bacchette gli cade
sulla tavola obbliga a esplodere, altrimenti appunto si impazzisce ... Come gli
"angeli violati" che popoleranno più tardi i film del 68 di Wakamatsu
sceneggiati da Masao Adachi, pezzi di erotismo estremista e rivoluzione
mondiale ... Il cinema di Masao Adachi riparte da qui e dunque è ancora più
spiazzante. Nella cella il ragazzo è preso a calci, drogato, trasformato in
cane, costretto a mangiare dalla mano di un altro prigioniero stessa tuta
arancio delle prigioni americane. E stessa motivazione, sono terroristi, vanno
distrutti poco a poco, non hanno diritti perché minacciano il mondo, i militari
giapponesi somigliano nel loro essere senza volto ai soldati americani in Iraq
che portano i prigionieri al guinzaglio e a tutta quella retorica del
terrorismo e della conseguente sicurezza con cui mandare fuori di testa
resistenti, antagonisti, studenti, no global, cittadini senza che nessuno più
si scandalizzi, anche a sinistra, perché la posta in gioco è il
mondo/occidente. Adachi che è stato sceneggiatore di pink movie, i soft porno
giapponesi, e regista di serie "b", non girava film vista la sua
situazione politica da trent'anni, e in questo suo ritorno il fare cinema del
passato c'è tutto ma con potenza sovversiva al presente, nel corpo a corpo tra
immaginario e una realtà quasi "documentaria". Fantasmi giapponesi
che diventano il fantasma della rivoluzione, la sua impossibile sfida a un
sistema che isolandolo lo ha reso debole e sconfitto. Osservato da telecamere
come in un "grande fratello", manovrato nelle sue reazioni e persino
nell'idea di essere ancora "libero", il Prigioniero/terrorista incarna
una condizione contemporanea a cominciare dal cinema, la replica delle
telecamere di sorveglianza nel reality o in YouTube e il suo contrario, ovvero
il controllo senza limiti e ormai fuori dal genere, sul confine sempre più
ambiguo di realtà/finzione. Un film inquietante e una sfida attuale. L'immagine
fuori dallo schermo, come "reality" non alla Loft però, piuttosto a
una versione di iperrealismo "povero" quotidiano, il settantentenne
regista giapponese la condivide coi giovanissimi filippini, quasi un
cortocircuito di generazioni che anche senza guardarsi reciprocamente (o forse
sì, è la genialità della circolazione in rete) lavorano su forme che declinano
la visione presente. Ci spiega Khavn de la Cruz, poliedrico regista della nuova
generazione filippina che Philippine Bliss nasce da una serie di sei piccoli
film, tutti diversi tra loro, girati lo scorso anno. L'attività di Khavn è
frenetica come degli altri giovani filippini che anche senza finanziamenti
pubblici girano e reinventano il mercato, fa rabbia pensando alle lamentele dei
registi italiani... Philippine Bliss è girato in una delle case costruite dal
regime di Marcos, una forma architettonica che facilitava il controllo dei
cittadini visto che in quel momento era stato dichiarato lo stato d'emergenza.
Tra quelle scale, pensate perché non ci si incontri e per meglio inviare
soldati e praticare repressione, si incrociano i giovani personaggi: un
poliziotto che suona la chitarra e ricorda che sin da piccolo, quando il
migliore amico lo abbandona mezzo morto in un deserto, lui era considerato
quello più coraggioso. La bella dello stabile che legge appunti e pensa di
essere attrice. Una ragazzina che ruba ma non sopporta quando rubano a lei. Un
ragazzo che fa il meccanico... E situazioni assurde, esasperate, ripetute
serialmente con i personaggi che parlano tra loro e rivolgendosi alla
telecamera dell'invisibile interlocutore. L'universo di paradossi in cui si
muovono è messo in scena e "spiato", quasi come una registrazione a
distanza ravvicinata che documenta le loro vite nella realtà di ogni giorno.
Anche qui il confine è sottile se non invisibile. Ma la realtà è molto più
forte, e così il conflitto, in questa apparente confusione.
( da "Manifesto, Il" del 02-02-2008)
Sei individui armati di kalashnikov hanno sparato ieri notte contro
l'ambasciata israeliana a Nouakchott, ferendo cinque persone al grido di
"Allah è grande". Al Qaeda ha messo radici nel Maghreb? E' l'opinione del governo islamico in carica che mantiene ancora
rapporti con Israele Geraldina Colotti Un gruppo di sei uomini mascherati, vestiti in
abiti tradizionali e armato di kalashnikov, ha attaccato ieri verso le due e
venti del mattino l'ambasciata d'Israele a
Nouakchott, in Mauritania, nel quartiere bene di Tevragh-Zeina. Secondo
i testimoni, i sei - che parlavano Hassanya, la lingua araba locale - sono scesi
da una Mercedes davanti a un locale di fronte l'ambasciata, e hanno sparato al
grido di "Allah è grande". Dopo quaranta minuti di conflitto a fuoco
con gli agenti di guardia, sono riusciti a dileguarsi senza perdite, lasciando
sul terreno cinque feriti: nessuno, però, appartenente al personale
dell'ambasciata. Lo ha confermato all'agenzia France Presse l'ambasciatore
israeliano in Mauritania Boaz Bismuth, che ha attribuito l'attacco al crescente
clima di ostilità determinatosi nel paese verso lo stato di Israele.
Bismuth ha accusato la stampa locale di aver dato conto "in modo
esagerato" delle imponenti manifestazioni di protesta contro il blocco
della Striscia di Gaza imposto da Israele. I
manifestanti chiedevano al governo della Repubblica islamica mauritana di
interrompere le relazioni con Tel Aviv, istituite nel 1999 dal regime del
presidente Maaouiya Ould Taya, deposto da un golpe militare nel 2005. Una
richiesta ripetuta domenica dal presidente dell'assemblea nazionale di
Mauritania, che aveva invitato il governo a "riconsiderare" le
relazioni "vergognose" con Israele. Il
presidente dell'Assemblea, Messaoud Ould Boulkheir è la terza carica del paese
dopo il capo di stato e il presidente del senato. Ed è la prima volta che un
responsabile mauritano domanda ufficialmente e a questo livello del potere, di
"riconsiderare" le relazioni con Tel Aviv. Ieri, a Gerusalemme, il
portavoce del ministero israeliano degli Affari esteri Aryeh Mekel ha definito
l'attacco: "un evidente atto di terrorismo che si inscrive nella lunga
serie di attentati contro le nostre rappresentanze diplomatiche
all'estero". Ha poi ribadito, però, l'"importanza che hanno per Israele i legami con la Mauritania", uno dei tre paesi
arabi, insieme all'Egitto e alla Giordania, con cui il suo paese intrattiene
piene relazioni diplomatiche. Relazioni che Israele
intende mantenere, ha detto ancora Mekel, e per questo ha annunciato di aver
assunto "specialisti della sicurezza" per proteggere l'ambasciata
israeliana. Questo attacco si aggiunge a quelli del dicembre 2007, che
causarono la morte di quattro turisti francesi e di alcuni soldati mauritani e
spinsero il governo ad annullare - per la prima volta nei suoi trent'anni di
storia - il rally Lisbona-Dakar, che avrebbe attraversato la Mauritania tra
l'11 e il 19 gennaio 2008. Dopo l'arresto di tre magrebini e di un mauritano,
legati ad ambienti del radicalismo islamico di tendenza salafita, il governo
locale aveva attribuito la responsabilità dell'accaduto all'"al Qaeda del
Maghreb", che starebbe mettendo radici in Mauritania. E diversi analisti
politici come Isselmou Ould Moustapha, direttore del settimanale Tahalil,
avevano anche messo in rilievo il legame tra elementi del radicalismo islamico
algerino legati all'ex Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento
(Gspc) e "una nuova generazione dei Sahraoui in rotta con l'ideologia del
Polisario e della Repubblica araba democratica sahraoui". Ieri, mentre
l'esercito continuava a mantenere isolata la zona, il portavoce del governo,
Aziz Ould Dahi, ha condannato l'attacco all'ambasciata, e ha promesso alla
stampa che i colpevoli sarebbero stati assicurati alla giustizia. Appresa la
notizia dell'attacco, anche il ministro degli esteri Massimo D'Alema ha
espresso solidarietà al governo israeliano, e ha definito preoccupante
l'offensiva terroristica in atto nel Maghreb, "che deve essere respinta e
contrastata con gli strumenti del dialogo e della cooperazione
internazionale".
( da "Manifesto, Il" del 02-02-2008)
Lettere@ilmanifesto.it Solo utili alla causa? La cosa che più mi
stupisce nella polemica sull'invito a Israele per la
prossima Fiera del Libro di Torino è il modo in cui veniamo considerati noi.
Intendo noi intellettuali, scrittori, cineasti, artisti. Sembra che la nostra
presenza non corrisponda a altro che a una specie di arruolamento da parte del
potere, che non siamo altro che pedine manovrate da un qualche funzionario di
governo. Che non sia importante quello che diciamo o pensiamo, ma semplicemente
quello che rappresentiamo da un punto di vista anagrafico. E' come se, negli
anni del governo Berlusconi (e in quelli a venire, ahimé), ogni volta che
andavamo a un festival o a una manifestazione internazionale, io e i miei
colleghi non rappresentassimo (spesso in modo critico) gli italiani e la
società a cui apparteniamo, ma solo il governo in carica. Pensare al ruolo
degli intellettuali in modo così riduttivo genera una tristezza infinita,
perché rivela un vecchio meccanismo inconscio nella storia della sinistra:
considerare buoni solo gli intellettuali che sono "utili alla causa".
Io sono convinto che nel conflitto mediorientale non si possa fare a meno di
stare con i palestinesi. Ma proprio per la sua natura di incontro tra scrittori
e pubblico, la Fiera è l'occasione per parlare e dire cose non scontate sulla
questione. Rispondere col muro del silenzio e del boicottaggio è cadere nella
stessa logica di chi i muri veri li costruisce per dividere i popoli e gli
individui. Davide Ferrario regista e scrittore Voglio scegliere Caro Parlato,
ho letto con molto interesse la pagina del manifesto domenica. Mi permetta di
dare la mia lettura del messaggio che annunciava il boicottaggio, così come mi
si è coscientemente imposta quando ho ricevuto l'appello per il boicottaggio.
Stabilito che ospite d'onore alla Fiera del libro del prossimo maggio sarà lo
stato di Israele, l'appello da me ricevuto proponeva
un impegno che andava: "Dalle pressioni sul marketing al boicottaggio
delle case editrici che accetteranno di esporre alla Fiera senza prendere una
posizione decente sull'inopportunità di dedicarla a Israele,
dall'allestimento di un contro-salone del libro alternativo a quello
ufficiale". Nulla però si diceva sui fatti che avrebbero supportato
"censure", decise dal Cda della Fiera nei confronti di libri che non
fossero "allineati" su un sostegno alle scelte politiche del governo
di Israele nei confronti dei palestinesi, e, quel che
mi ha turbato, si chiedeva una dichiarazione "ideologica" preventiva
alle case editrici in merito alla scelta dell'ospite privilegiato della Fiera
del libro, cui dovrebbe seguire un boicottaggio delle case editrici inadempienti.
Sono consapevole della gravità e dell'inaccettabilità della ormai quarantennale
occupazione militare, delle violenze perpetrate, della devastazione che
l'esistenza del muro comporta, ma non capisco perché rifiutare l'ascolto (e
possibilmente il colloquio: ne è stata preventivamente negata la possibilità?)
a persone (come molti degli scrittori israeliani che leggo e apprezzo) che
aiutano a porre dubbi e domande (più importanti e stimolanti, a mio parere, di
precostituite univoche affermazioni). Davvero è utile per il popolo palestinese
(cui è impedito incontrarsi con israeliani, specularmente impediti nell'accesso
ai Territori Occupati) mantenere, anche lontano dalla loro terra, questo ferreo
principio di inimicizia imposta?). Maggiori informazioni aiuterebbero me - e
non solo me - a capire di più e potrebbero (lo spero) alleviare il peso di
quella proposta di "boicottaggio delle case editrici che accetteranno di
esporre alla Fiera senza prendere una posizione decente sull'inopportunità di
dedicarla a Israele". Se aderissi all'invito come
proposto lascerei a altri il diritto di scegliere le mie letture, il che mi
ricorda il clima immaginato per 1984 da Orwell, e dovrei sostituire l'impegno a
rendermi conto con l'acquiescenza a opinioni altrui fondate su un divieto.
Augusta De Piero Con un po' di buona volontà Sono d'accordo con Valentino
Parlato: la Fiera del libro 2008 non deve essere boicottata. Non riesco a capire in che modo il boicottaggio di una
manifestazione culturale in cui lo stato d'Israele è ospite
d'onore possa contribuire alla soluzione del problema israelo-palestinese.
Quest'anno la giornata della memoria è stata celebrata in modo più rituale del
solito. Essa è stata amputata da due tipi di rimozioni: una di
"destra", l'altra di "sinistra". La rimozione di
destra riguarda le cause storico-sociali e ideologico-religiose dello sterminio
degli ebrei. La rimozione di sinistra riguarda la specificità dello stato d'Israele. E' inutile che io cerchi di sviluppare questi due
aspetti il cui approfondimento richiede solo un po' di buona volontà. Sembra
oramai che in Italia non si riesca a affrontare con serena razionalità e senso
storico nessun problema, nemmeno i problemi più tragici e quelli a noi più
vicini nello spazio (questione israelo-palestinese) e nel tempo (l'olocausto).
Purtroppo la sinistra si discosta sempre meno dalla media nazionale. Cordiali
saluti. Sergio Vessella Mi è piaciuto Voglio esprimere il mio più profondo
ringraziamento a Valentino Parlato, per il suo bellissimo articolo contro il
boicottaggio alla Fiera del libro pubblicato sul il manifesto del 24 gennaio
scorso. Con un cordiale e amichevole saluto. Stefano Cattaneo Viola le
risoluzioni Onu Caro Valentino, mi dispiace ma la tua risposta di domenica, 27
gennaio, non mi ha affatto convinta: Israele è uno
stato razzista che giustifica la propria infamia ammantandosi dell'Olocausto,
del quale tra l'altro gli ebrei non sono state le uniche vittime. Condannare lo
stato di Israele non significa condannare gli ebrei in
quanto tali, mentre tollerare la politica di questo stato razzista significa
avallare i suoi soprusi sulla popolazione palestinese, in esplicita violazione
degli accordi di Ginevra a tutela delle popolazioni occupate, e le sue
punizioni collettive che sono crimini contro l'umanità. Israele
non ha mai rispettato le decine di risoluzioni delle Nazioni unite nella più
totale impunità e quindi non ha ragione alcuna di essere difesa e accolta come
se niente fosse: le persone civili che hanno patito offese e persecuzioni non
le infliggono a altri. E noi ci vantiamo per la moratoria sulla pena di morte
mentre lasciamo bombardare e bombardiamo noi stessi. Paola Ferroni, Sala
Bolognese Invitata... Le polemiche di questi giorni sulla Fiera del Libro di
Torino mi inducono a intervenire, dal momento che sono stata invitata anch'io a
presentare il mio libro appena uscito dall'editore Carocci, proprio sulla
cultura palestinese. Inizialmente avevo accolto l'invito con molto piacere, ma
aver saputo che l'ospite d'onore non era più l'Egitto, così com'era stato
annunciato, ma Israele, mi ha lasciato perplessa.
Quindi ho scritto a Ernesto Ferrero una prima lettera il 17 dicembre 2007,
chiedendogli se per par condicio ci sarebbe stato anche "uno spazio
sostanzioso dedicato alla Palestina, visto che Israele e Palestina sono due realtà
sullo stesso territorio". Avevo anche suggerito i nomi di alcuni scrittori
e poeti arabi da invitare, nella speranza che prevalesse la linea della
mediazione tra le persone che stavano chiedendo un ripensamento e i dirigenti
della Fiera. Ma visto che queste richieste non sono state accolte, e intanto
scrittori invitati come Ibrahim Nasrallah facevano sapere che non ritenevano di
poter partecipare in quelle condizioni, il 19 gennaio 2008 ho espresso la mia
chiara posizione in merito, e cioè che anche se ritenevo "più utile per la
Palestina essere presente, sempre che ci fosse stato
uno spazio più che dignitoso per i palestinesi", se avesse prevalso la
linea della non partecipazione, avrei assunto la stessa posizione dei palestinesi.
Non può sfuggire il significato politico più che culturale della
manifestazione. Mi domando: c'è ancora lo spazio per una mediazione? Forse la
Fiera potrebbe avere un ripensamento e invitare come ospiti d'onore entrambe le
culture, la palestinese e l'israeliana, e non farne una questione di stati,
tanto più che quello palestinese è inesistente. Si potrebbe così dialogare e
confrontarsi civilmente, com'è giusto che si faccia in un salone storico e
prestigioso come quello di Torino. Isabella Camera d'Afflitto Facoltà di Studi
orientali La Sapienza università di Roma.
( da "Riformista, Il" del 02-02-2008)
Santa sede dibattito nel dicastero che fu di ratzinger Il mistero di Israele resiste ancora in Vaticano La presenza del cardinale
Schönborn e di Garrigues Il motivo della presenza in questi giorni a Roma del
cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, non risiede
esclusivamente nella necessità (manifestata l'altro ieri) di presentare nella
sala stampa della Santa Sede il primo congresso mondiale della Misericordia che
si svolgerà dal 2 al 6 aprile in Vaticano, a tre anni esatti dalla morte di
Giovanni Paolo II avvenuta - appunto - alla vigilia della Festa della Divina
Misericordia: "Penso - ha detto due giorni fa il cardinale austriaco - che
quello della misericordia sia oggi un kairos", ovvero "un momento giusto,
per evangelizzazione e missione". Come accade di routine una volta ogni
due anni (ma, a seconda delle esigenze, anche più spesso) Schönborn è arrivato
da Roma a Vienna anche per partecipare alla sessione plenaria della
congregazione per la dottrina della fede. Si tratta, in sostanza, di un
appuntamento cui sono invitati i dipendenti del "ministero" della
Santa Sede che si occupa di promuovere e di tutelare la dottrina della fede e i
costumi in tutto l'orbe cattolico, i 23 suoi membri tra cardinali, arcivescovi
e vescovi provenienti da 14 diverse nazioni e un'équipe di esperti nelle varie
discipline ecclesiastiche provenienti da tutto il mondo. Sul tavolo della
plenaria andata in scena questa settimana c'erano vari argomenti. Li ha
sintetizzati Benedetto XVI l'altro ieri mattina: chiarezza nel dialogo
ecumenico e in quello con le culture e religioni, rilancio dell'azione
missionaria ed evangelizzatrice, difesa della dignità dell'uomo di fronte ai
problemi posti dal progresso delle scienze biomediche. E per quanto riguarda il
rapporto tra cristianesimo e altre religioni - il Papa non ha fatto accenno
alla cosa - è toccato al teologo domenicano francese Jean-Miguel Garrigues
esporre una relazione su un aspetto del tema tanto affascinate quanto difficile:
la riflessione paolina, espletata nella Lettera ai Romani, sul mistero del
popolo ebraico e sulla sua non accoglienza del messaggio del Vangelo. È,
infatti, all'interno della Lettera ai Romani che Paolo insiste sull'idea che la
salvezza (la giustizia, nel linguaggio paolino) non possa venire dalla legge
mosaica, ma solo dalla fede in Cristo. Sta qui, per Paolo, la radice dell'indurimento di Israele. Eppure Dio continua ad
avere un progetto di salvezza su Israele. Lo dice
bene l'apostolo in Romani 11, 1-10 laddove spiega come Dio non abbia affatto
rifiutato il suo popolo, e, in ogni caso, non lo abbia rifiutato per sempre. E,
ancora, lo dice bene Paolo laddove svolge il paragone dell'olivo buono e
dell'olivastro per simboleggiare i "buoni" e i
"cattivi", paragone che evidenzia la vittoria della misericordia di
Dio e insieme il suo progetto positivo anche nei confronti dell'Israele incredulo: "Allora tutto Israele
sarà salvato", recita Romani 11,26. Il significato del popolo ebraico
all'interno del disegno salvifico portato da Cristo resta comunque un argomento
difficile e sul quale nei secoli illustri teologi ed esperti non hanno mancato
di dire la loro. Ma, forse, la più completa sintesi l'hanno data, nella
pratica, le esistenze di quegli ebrei convertiti al cristianesimo che mai hanno
rinnegato l'alleanza, il patto, che Dio, secondo la Sacra Scrittura, ha sancito
con il popolo eletto. Tra questi, senz'altro, spicca la figura del cardinale
Jean-Marie Lustiger. Fu lui, nel libro La promesse (Parole et Silence, 2002), a
offrire una delle riflessioni più complete sui rapporti tra cristianesimo e
giudaismo. Lui che, convertito dall'ebraismo all'età di 14 anni, poi prete
cattolico, è dovuto passare attraverso la terribile esperienza della morte
della madre in quel di Auschwitz. Per Lustiger le promesse del Signore fatte
nell'elezione santa del popolo ebraico sono irrevocabili, nonostante le umane
infedeltà e cadute compiute nel corso della storia. E la loro irrevocabilità
giustificherebbe in qualche modo anche la nascita dello Stato d'Israele: la costituzione dello Stato d'Israele,
scrisse Lustiger, è "legittima e necessaria". Proprio da ieri, sul
tema, in concomitanza con la plenaria della congregazione per la dottrina della
fede, è stato indetto a Ostuni anche un seminario promosso da Biblia,
un'associazione laica di cultura biblica, e che s'intitola: "Alle origini
di una separazione: ebrei e cristiani tra il I e il II secolo". Un
seminario che parte dalla domanda di sempre, quella esposta novant'anni fa da
Joseph Klausner, il pioniere degli studi ebraici su Gesù: "Come avvenne
che Gesù vivesse totalmente all'interno del giudaismo e tuttavia fu all'origine
di un movimento che si separò dal giudaismo?". Forse, anche il silenzio in
merito da parte di Benedetto XVI nel discorso di due giorni fa ai partecipanti
alla plenaria della dottrina della fede, sta a significare come una riposta
completa sia lontana dall'essere stata trovata. Insomma, per tutti vale ancora
quanto espletato dal Concilio vaticano II nella dichiarazione del 28 ottobre
1965 circa le relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane: la Nostra
aetate . 02/02/2008.
( da "Corriere della Sera" del 02-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data:
2008-02-02 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE A
Nouakchott a Mauritania: assalto all'ambasciata d'Israele. Feriti
tre francesi NOUAKCHOTT - Attacco con armi automatiche contro l'ambasciata d'Israele ieri nella capitale della Mauritania, uno dei tre Paesi islamici
(con Egitto e Giordania) ad avere relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico.
Nell'assalto sono rimasti feriti tre francesi, due dei quali (fra cui una
donna) colpiti da pallottole vaganti. L'attacco, definito da Israele
"un atto di terrorismo", è avvenuto quattro giorni dopo che il
presidente dell'Assemblea mauritana aveva chiesto pubblicamente al governo di
riconsiderare le relazioni (definite "vergognose") con lo Stato
ebraico e un mese dopo l'uccisione di quattro turisti francesi e il successivo
annullamento della corsa Dakar
( da "Corriere della Sera" del 02-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data:
2008-02-02 num: - pag: 45 categoria: REDAZIONALE La Fiera Appello dell'ideologo
dell'islamismo. Chiamparino: opportuno il richiamo di Grande Stevens Ramadan:
boicottiamo Torino Ma Regione e Comune ribadiscono: avanti
con Israele, non si torna indietro di VERA SCHIAVAZZI N essuna marcia
indietro, nessun "aggiustamento" in corsa nei programmi della XXI
Fiera del Libro di Torino: Israele resterà il Paese ospite,
tutti potranno parlare, la presenza di intellettuali arabi e palestinesi è già
prevista, ma non ha nulla a che fare con la scelta dell'invitato
d'onore, ruolo che in passato è già toccato, tra gli altri, a Lituania,
Brasile, Portogallo, Francia, Canada. I vertici della manifestazione torinese -
che quest'anno si terrà dall'8 al 12 maggio e avrà come tema la bellezza -
rispondono così al richiamo arrivato con estrema nettezza da Franzo Grande
Stevens, presidente della Compagnia di San Paolo, che sostiene la Fiera con un
contributo di oltre 500 mila euro. Ma le polemiche non si placano, anzi
sembrano estendersi: ieri il controverso intellettuale islamico Tariq Ramadan
ha lanciato un appello per boicottare sia la Fiera del Libro di Parigi (15-19
marzo), sia quella di Torino. "Dovrebbero farlo - ha affermato - tutti
coloro che hanno una coscienza viva, a prescindere dal loro credo, perché non
si può approvare nulla che provenga da Israele. Stiamo
assistendo alla distruzione di Gaza a causa dell'assedio israeliano, siamo
obbligati a uscire dal nostro silenzio. è proprio il silenzio che produce
violenza: non si tratta di una questione islamica o araba, ma di un problema di
coscienza mondiale". Le parole di Grande Stevens sembrano aver dato un
contributo decisivo alla "linea della fermezza", e pare difficile che
il mondo politico che sostiene la manifestazione possa tornare indietro. Il
primo a ribadire che Israele non ha bisogno di
"accompagnatori" per poter raccontare la propria cultura è stato il
sindaco Sergio Chiamparino, che già nei giorni scorsi aveva fatto sentire la
sua voce: "La sinistra sostiene ormai da tempo la linea dei "due
popoli in due Stati". Se si afferma che il popolo israeliano non ha
diritto di parola se non è affiancato da altri, si nega questa linea… Si tratta
di una deriva integralista che purtroppo sta invadendo l'Europa e contagiando
molti, proprio a sinistra. In questo senso, condivido fin dall'inizio il
richiamo di Grande Stevens, che risulta ora quanto mai opportuno". Al
sindaco fa eco lo storico e assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva (la
Regione, con circa 800 mila euro, è l'ente pubblico che dà il maggior
contributo alla Fiera), che però aggiunge: "Abbiamo comunicato male,
consentendo che chi voleva farlo potesse polemizzare sulla coincidenza tra
presenza di Israele a Torino e sessantesimo
anniversario della fondazione dello Stato ebraico, quasi che la dizione
"ospite d'onore" implicasse una celebrazione della politica
israeliana e non della cultura di un Paese e di un popolo che hanno molto da
dire in questo campo e che perciò sono presenti nelle manifestazioni di molta
parte del mondo. Indietro non si torna, occorre semmai un'"offensiva
diplomatico- culturale" che sappia indurre i più aperti tra gli
intellettuali del mondo arabo e palestinese a desistere dal boicottaggio
". La conferma delle scelte già compiute arriva anche dal presidente della
Provincia, Antonio Saitta. D'altra parte, si apprende da fonti della stessa
Compagnia di San Paolo, la Fiera ha presentato, come ogni anno, una richiesta
di contributi basata su un progetto che prevede Israele
come Paese ospite: il comitato della fondazione si pronuncerà in merito in una
delle tre sedute utili prima di maggio, ma se qualcosa cambiasse il mutamento
andrebbe comunicato allo sponsor, che dovrebbe prenderne atto e valutare nel
merito ogni novità. "Quella contro Israele a
Torino è forse la più feroce serie di attacchi degli ultimi tempi", ha
detto ieri Federico Motta, presidente dell'Aie, l'Associazione italiana
editori. Ma le diplomazie invocate da Oliva paiono già al lavoro: lunedì, a
Torino, potrebbe arrivare Elazar Cohen, ministro plenipotenziario israeliano
all'ambasciata di Roma, per sciogliere gli ultimi nodi insieme ai vertici della
kermesse libraria. Oltre ai grandi nomi della letteratura israeliana, molti
ospiti verranno scelti nella generazione più giovane: scrittori che non solo
non hanno vissuto la Shoah, ma non hanno neppure partecipato - se non
attraverso i racconti degli anziani - all'epica della fondazione dello Stato.
Sono loro, oggi, a produrre spesso i testi più affascinanti e a poter forse
costruire nuovi ponti con altre culture. Tariq Ramadan, intellettuale islamico
nato a Ginevra, oggi insegna a Oxford (foto Benvegnù).
( da "Corriere della Sera" del 02-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data:
2008-02-02 num: - pag: 45 categoria: REDAZIONALE Churchill
filosionista in dissidio con gli Usa S ulla nascita d'Israele ci furono
inizialmente forti contrasti tra Inghilterra e America. Lo dimostrano Churchill
e gli ebrei, l'amicizia di una vita, l'ultimo libro di Martin Gilbert, il
biografo del grande statista inglese, e alcuni documenti desecretati dagli
archivi nazionali americani. In una citazione riportata nel libro,
Churchill dice di guardare agli ebrei in Palestina
"come ai portatori naturali del lievito occidentale tanto necessario al
Vicino Oriente". Ma nel dossier degli archivi Usa i servizi segreti
americani, sul finire della Seconda guerra mondiale, sono diffidati
dall'appoggiare i sionisti, "perché potrebbero destabilizzare la
regione". Gilbert ricorda che dal 1917 Churchill si adoperò per uno Stato
ebraico. Nel '
( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2008)
NON SEMPRE LO SCHERZO VALE di Redazione - sabato 02 febbraio 2008,
07:00 Tel Aviv (Israele), 1992 PAURA DI VOLARE "Se non mi senti entro un'ora e
mezzo, guarda la tv... sappi che ti ho sempre amata". Aveva ricevuto l'sms
dal marito, in volo sul Napoli Capodichino-Torino Caselle, e si era spaventata
a morte. Pensava a kamikaze terroristi o peggio a un tentativo estremo di
suicidio del suo lui visto che pochi ore prima avevano avuto un litigio
violentissimo. Così lei ha avvisato la polizia e la polizia e ha fatto
scattare l'allarme antiterrorismo. L'aereo, fatto parcheggiare in un'area
laterale, è stato subito circondato da blindati, tiratori scelti e agenti
armati di mitra e giubbotto antiproiettile. Lui, Claudio Urciuolo, 42 anni,
funzionario di un'azienda torinese, non si aspettava certo che il suo scherzo
avesse un simile effetto. È caduto letteralmente dalle nuvole. Torino (Italia)
2006 LA VENDETTA DELL'EX Quel necrologio sul Times sembrava il messaggio in
codice di una spia. Annunciava addolorato l'improvvisa morte in Cornovaglia di
Mark, Timoth e James, figli prediletti della contessa tedesca Marguarita Von
Hessen. A mettere l'annuncio un magistrato londinese, Rita Colman, per conto,
diceva, della nobildonna. Poi la scoperta: il marito di Rita Colman altri non è
che l'ex coniuge della contessa medesima; Mark, Timoth e James in realtà stanno
benissimo. È stata invece la contessa a finire quasi sottoterra per lo choc.
Per il macabro scherzo il magistrato è stato denunciato. Perché più che
imbrogliare bara. Londra (Inghilterra) 1985 FUOCO, FUOCHINO, ACQUA...
Sull'ultimo numero della Rabociaia Tribuna era uscito un articolo sensazionale:
"Gli scienziati russi sono riusciti dopo anni di ricerche a creare una
piantagione di fiammiferi". Coltivando funghi particolari dal gambo
lunghissimo gli scienziati dell'Istituto di botanica erano riusciti, non si sa
come, a far crescere fosforo sulla cima. Spiegando: "I funghi fiammiferi
crescono in cinque giorni e sono facilmente coltivabili sui balconi".
Sembrava la scoperta del secolo. E invece era un fuoco di paglia. Mosca
(Russia) 1994.
( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2008)
Di Redazione - sabato 02 febbraio 2008, 07:00 Nouakchott. Clima sempre
più pesante in Mauritania, uno dei pochissimi Paesi islamici che intrattiene
normali relazioni diplomatiche con Israele. Anouakchott, la capitale di questo Paese africano desertico e
povero che si affaccia sull'Atlantico, un commando ha attaccato con armi
automatiche nella notte tra giovedì e ieri l'ambasciata dello Stato ebraico.
Sono rimasti feriti tre passanti francesi, tra cui una donna, ma nessuno tra il
personale della missione diplomatica e nessun mauritano. Gli aggressori
erano vestiti con lunga veste bianca e turbante e sono stati visti da testimoni
dirigersi verso l'ambasciata dopo una sosta a un caffè e sparare gridando
"Allah è grande". Gli uomini della sicurezza mauritana di guardia
hanno risposto al fuoco mettendoli in fuga. I sospetti degli israeliani
ricadono sul ramo maghrebino di Al Qaida, ma anche su gruppi integralisti
locali. Questi ultimi sono responsabili dell'assassinio di quattro turisti
francesi, tra cui due bambini, in pieno deserto lo scorso 24 dicembre. In
conseguenza di quel tragico fatto di sangue e a causa di ulteriori minacce, il
4 gennaio è stata annullata l'edizione 2008 del rally sahariano Parigi-Dakar.
( da "Tempo, Il" del 02-02-2008)
Simone Pieretti s.pieretti@iltempo.it La Lazio pensa già al mercato
estivo e ha in mente un solo colpo: Giuseppe Rossi. Il club biancoceleste già
nell'estate scorsa aveva seguito - invano - il giovane attaccante, poi finito
al Villarreal. Home Sport prec succ Contenuti correlati Sea chiede 125 miliardi
ad Alitalia per i tagli a Malpensa Simone Pieretti s.pieretti@iltempo.it Appesi
a un fax, ... Simone Vitta PARIGI Il figliol prodigo Fernando ... Il ruggito di
Leonessa: via dal Lazio Roma ko con lo Shaktar Oggi la Lazio Mojoli guarda
avanti e pensa al riscatto Ma nei giorni scorsi il presidente biancoceleste e
il procuratore Federico Pastorello sono tornati a parlare della possibilità di
riportare l'attaccante in Italia. I dirigenti della Lazio, in attesa del
rinnovo contrattuale di Goran Pandev, stanno prendendo in seria considerazione
l'ipotesi di acquistare l'ex talento cresciuto nel Manchester United.
L'eventuale partenza di Pandev è la "conditio sine qua non" affinchè
il colpo possa andare in porto: qualora ci fossero problemi per il
prolungamento contrattuale, la Lazio cederebbe il macedone al miglior offerente
per poi investire sul cartellino di Giuseppe Rossi. Il giovane gioiello dei submarinos
fa gola anche alla Juve di Ranieri: l'allenatore romano ha avuto modo di
apprezzare le qualità del giocatore nella passata stagione, a Parma, e avrebbe
già inserito il suo nome nella lista consegnata ai propri dirigenti. Ma la
Lazio di Lotito parte in vantaggio, potendo offrire al ragazzo un posto da
titolare e un ruolo primario all'interno dell'organico. Nei prossimi mesi
Pandev dovrà decidere il proprio futuro: il suo contratto scade nel 2010, ma
già dal 2009 il giocatore potrebbe avvalersi dell'articolo 17 della Fifa. La
Lazio vuol scongiurare quest'ipotesi, anche perchè le offerte per il cartellino
del fantasista macedone sono all'ordine del giorno: tutti i club più importanti
d'Europa - con il Bayern Monaco in pole position - seguono l'attaccante con
estremo interesse. Intanto, a Formello, Delio Rossi prepara la sfida di domani
contro la Sampdoria. Il tecnico dovrà rinunciare a Kolarov e Bianchi -
squalificati - e alla lunga lista dei calciatori indisponibili: Zauri, Meghni,
De Silvestri, Firmani e Manfredini. Gli ultimi due potrebbero tornare a
disposizione nel giro di poco tempo: il centrocampista di origini ivoriane
continua ad avere qualche problema al ginocchio e sta portando avanti un lavoro
di potenziamento muscolare, il mediano ha un risentimento alla schiena. Lo
staff sanitario spera di poter recuperare in extremis Mutarelli che ha un
sovraccarico muscolare all'anca. Oggi il giocatore proverà a forzare i ritmi di
lavoro, le possibilità di vederlo in campo contro la Samp sono legate al test di
oggi. Sulla mediana i maggiori dubbi di Rossi. Qualora Mutarelli non dovesse
farcela, ballottaggio tra Vignaroli - favorito - e Dabo: dipenderà dal modulo
con cui l'allenatore schiererà la propria formazione. Ledesma sarà in cabina di
regia con Mudingayi in interdizione e Mauri, che potrebbe agire come esterno di
sinistra in un centrocampo a quattro schierato in linea. Per
il resto tutto confermato: in difesa Behrami e il rumeno Radu - ieri convocato
in nazionale per la sfida del 6 febbraio a Tel Aviv contro Israele - agiranno sulle corsie esterne con la coppia Siviglia-Cribari
davanti a Ballotta. In attacco Rocchi e Pandev. Vai alla homepage 02/02/2008.
( da "Tempo, Il" del 02-02-2008)
"Così lotto contro la pena di morte" Fabio Perugia
f.perugia@iltempo.it "La pena di morte è il segno speciale e eterno della
barbarie", scriveva Victor Hugo. Una frase che ha illuminato da sempre la
vita di Robert Badinter, avvocato francese di famiglia
israelita, uomo politico - nominato ministro della Giustizia in Francia negli
anni '80 - che ha fatto abolire nel suo Paese la pena di morte nel 1981. Home
Spettacoli prec succ Contenuti correlati Scontro tra il Pd e D'Alema: "No
al referendum subito" Il salotto di Maria Angiolillo diventa la
"Quarta Camera" Lupi contro il Savoia "Siamo come
l'Inter, contro di noi vogliono giocare la sfida della vita" La
Lottomatica cede al Roanne: finisce 67-
( da "Tempo, Il" del 02-02-2008)
L'offerta: 31 dollari ad azione; il titolo del motore di ricerca vola
in borsa +49% in apertura a Wall Street. Home prec succ Contenuti correlati
"Una buona propaganda è più importante che risolvere i ... Borse, la Fed
non convince ma l'Europa tiene Intesa prepara l'opa sulla Carifirenze Borse,
debole la Cina. L'Europa tiene Cala l'antisemitismo in
Europa secondo un rapporto dello Stato di Israele Shoah,
ricordo indelebile Giornata della memoria Manifestazioni in tutta Italia Oggi a
Roma convegno su "Olocausto e negazionismo" L'analisi del dna arriva
via internet Basta inviare un campione di saliva Microsoft ha presentato
un'offerta di acquisizione sul motore di ricerca Yahoo! a 31 dollari per
azione per un controvalore complessivo di 44,6 miliardi di dollari. L'offerta
incorpora un premio del 62% rispetto al prezzo di chiusura di ieri sera della
compagnia californiana. "L'offerta non è soggetta a nessuna condizione
finanziaria - ha reso noto Microsoft - riteniamo che essa possa sviluppare un
valore superiore per gli azionisti". Microsoft ha ribadito di aver
intavolato trattative con Yahoo! alla fine del 2006 e gli inizi del 2007, senza
però arrivare a buon fine. Il colosso informatico ha poi evidenziato come Yahoo!
abbia respinto l'ipotesi di una partnership commerciale e di una fusione.
"La combinazione delle due compagnie offrirà una scelta competitiva,
svilupperà benefici di scala e calmiererà i costi per gli inserzionisti".
Grazie all'acquisizione Microsoft vede 4 aree di business che genererebbero
sinergie per almeno 1 miliardo di dollari l'anno. "Siamo pronti a iniziare
le trattative immediatamente - rende noto Microsoft - ci aspettiamo che il cda
di Yahoo esamini la proposta". L'accordo con Yahoo rappresenta "una
pietra miliare nel processo di trasformazione di Microsoft verso il settore dei
servizi on line", ha detto l'amministratore delegato di Microsoft Steve
Ballmer nel corso della 'conference call' con gli analisti. "Siamo molto,
molto fiduciosi che questa sia la giusta strada per Microsoft e Yahoo", ha
evidenziato il top manager. Dal canto suo il cda di Yahoo valuterà
"attentamente e tempestivamente tenendo conto dei piani strategici di
Yahoo" l'offerta ostile, ovvero non gradita dai vertici della società
oggetto dell'offerta, presentata da Microsoft. Lo rende noto il motore di
ricerca californiano senza dare una scadenza precisa. Intanto nelle
contrattazioni elettroniche pre-mercato Yahoo vola del 56% a 29,95 dollari dopo
aver ricevuto l'offerta ostile da parte di Microsoft. Offerta che ha messo di
buon umore in borsa. I future sui principali indici azionari sono infatti
letteralmente balzati alla notizia dell'annunciata 'take over'. Anche se, dopo
i guadagni iniziali, i listini europei hanno invertito la rotta riducendo i
guadagni dopo il deludente dato sull'occupazione Usa. Vai alla homepage
01/02/2008 VIDEO - Microsoft, offerta d'acquisto per Yahoo!.
( da "Giornale.it, Il" del 02-02-2008)
Di Redazione - sabato 02 febbraio 2008, 07:00 La memoria è la materia
prima dello scrittore. È lo strumento che serve per scavare, trovare e scoprire.
Così nascono i romanzi di Meir Shalev, israeliano, che sarà
a Roma martedì 5 febbraio, per presentare il suo nuovo libro, Il ragazzo e la
colomba (libreria Menorah '85, piazza delle Cinque Scole, ore 20.30). La
scrittura gli scorreva nelle vene sin da bambino: suo padre Itzhak è stato uno
tra i maggiori esponenti della poesia israeliana. Eppure, dopo una lunga
gestazione (e una brillante carriera da giornalista), Shalev pubblica il suo
primo romanzo a 38 anni. Da allora non si è più fermato, ha continuato. Con
Yehoshua, Oz e Grossman, è considerato tra i più grandi scrittori israeliani
viventi. Il ragazzo e la colomba (che negli Stati Uniti ha vinto recentemente
il National Jewish Book Award), racconta la storia di Yair, un ragazzo che
segue il consiglio della madre morente, quello di cercarsi una casa in un
vecchio villaggio, perché "in un villaggio di antica data la gente si è
già vendicata". Alla costruzione di questa casa, si uniscono racconti
paralleli, quello di due giovani quattordicenni innamorati, e della storia
dell'Israele di oggi. Alla presentazione sarà presente
Erri De Luca che da autodidatta ha studiato la lingua ebraica.
( da "Stampa, La" del 02-02-2008)
DI la settimana GABRIELE FERRARIS LA FIERA OCCUPATA L'italiano,
potendo scegliere fra il male e il peggio, sceglie regolarmente il pessimo: e così la sgradevole polemica attorno alla partecipazione di Israele come Paese ospite della Fiera del Libro, anziché spegnersi al
vento del buonsenso, o stemperarsi nel dibattito culturale, s'attizza sotto le
folate del partito preso. E come spesso accade quando l'ideologia scaccia le
idee, si toccano i vertici del surreale. La sera del 1º febbraio
nell'Aula Magna dell'Avogadro ci sarà un incontro sulla questione palestinese.
E' annunciata la presenza, tra gli altri, del filosofo Gianni Vattimo e del
sociologo Jamil Hilal. E poi, si legge nell'invito, ci sarà anche il signor
Alfredo Tradardi che intratterrà i presenti sul tema "Contro l'occupazione
israeliana della Fiera del Libro di Torino". Ora. Molti - anche non
estremisti - convengono che quella israeliana in Palestina
- o in certi territori di quell'area - è un'"occupazione". Di sicuro,
ci sono soldati e carri armati, scontri e azioni terroristiche, lutti da una
parte e dall'altra. E c'è un popolo che vive un dramma umanitario gravissimo.
Questo, in Palestina. Ma a Torino, di recente, carri
israeliani non se ne sono visti. A ben pensarci, neppure in passato. Non
risulta che gli uffici della Fiera siano circondati da un muro guardato a vista
da militari in assetto di guerra. Né che il presidente Picchioni sia barricato
nel suo studio senza possibilità di uscire, o di ordinare un tramezzino al bar.
Ma un signore, certo motivato da nobili e condivisibili sentimenti di
solidarietà verso il popolo palestinese, se ne arriva bel bello a parlare di
"occupazione israeliana della Fiera". E va in tournée, con questo concetto:
ci saranno incontri analoghi a Milano, Varese e Roma. Ci sia concesso di
rassicurare almeno in parte il signor Tradardi: è vero, tentativi d'occupazione
la Fiera ne ha subìti. E altri ne subirà. Ma non da Israele.
Dai politici e dai loro reggicoda. Da costoro dovremo sempre difenderla. Non
certo dagli scrittori: neppure se israeliani.
( da "Voce d'Italia, La" del 02-02-2008)
La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.138 del 02/02/2008 Home
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Spettacolo Bruno Tripoli e Roberto Vitrano per la Societa' dei Concerti L'arte
della sonata al Conservatorio Musiche di Johannes Brahms e Cesar Franck Nel
secolo XIX, mentre in Italia la sonata veniva offuscata dal melodramma, in
Germania continuò ad essere coltivata dai maggiori esponenti del romanticismo
musicale, da Schubert a Schumann, da Mendelssohn a Brahms, da Chopin a Brahms,
i quali adottarono la forma canonica della tradizione classica alle proprie
esigenze linguistiche ed espressive. In Francia ebbe diffusione una forma
particolare di sonata, detta “ciclica”, praticata da Berlioz, Franck,
Saint-SaËns e altri, nella quale un medesimo materiale tematico ricorreva
attraverso tutti i movimenti della composizione. Bruno Tripoli ha svolto gli
studi musicali al Conservatorio di Milano. Successivamente ha seguito corsi di
perfezionamento. Nel
( da "Liberazione" del 02-02-2008)
Ancora polemiche sulla decisione di invitare Israele come paese ospite
alla prossima Fiera del libro di Torino, che si svolgerà dall'8 al 12 maggio. A
scagliarsi contro la scelta degli organizzatori è stato ieri il noto
intellettuale di origine egiziana Tariq Ramadan, professore di filosofia e
studi islamici all'università di Friburgo e a Ginevra. Per lo studioso,
che ha ricordato che lo Stato ebraico sarà ospite anche della Fiera del libro
di Parigi, "non bisogna recarsi in un posto destinato a celebrare uno
stato che pratica l'omicidio e la distruzione", sottolineando come il
silenzio della comunità internazionale permetta il proseguimento della violenza
nei Territori palestinesi. Sulla delicata vicenda è intervenuto ieri il
presidente della comunità ebraica torinese Tullio Levi, il quale ha auspicato
da un lato che "la Fiera del libro non torni sui suoi passi", ma
nello stesso tempo ha chiesto agli organizzatori di invitare associazioni
ebraiche che da sempre lavorano da ponte tra le due culture, come Parent's
circle, che si occupa delle vittime sia ebraiche che palestinesi, o anche la
Scuola di Pace di Torino che promuove il dialogo interreligioso. Come ha
ricordato Federico Motta, presidente dell'Aie (Associazione italiana editori)
non è la prima volta che iniziative sul libro sono oggetto di polemiche, come
successe a Francoforte, quando la fiera era dedicata alla cultura catalana è fu
attaccata perchè avrebbe penalizzato gli autori catalani di lingua spagnola. Per
Motta "intrighi, boicottaggi, campanilismi e scontri ideologici non
appartengono a un evento così che dovrebbe invece essere un veicolo di
conoscenza e di apertura." 02/02/2008.
( da "Liberazione" del 02-02-2008)
Uomini armati non identificati hanno sparato diversi colpi contro
l'ambasciata israeliana a Nouakchott, capitale della Mauritania, uno dei tre
Stati membri della Lega Araba -insieme con Giordania ed Egitto- che intrattiene normali relazioni diplomatiche con Israele. Nell'attacco sono rimasti feriti tre francesi, due dei quali da
proiettili vaganti: il proprietario di un vicino ristorante, il
"Vip"; una donna che chiacchierava in macchina con un amico, e un
cliente del ristorante, il quale si è fratturato una gamba fuggendo in preda al
panico. Sempre francesi erano i quattro escursionisti uccisi lo scorso
dicembre in Mauritania da presunti terroristi di al Qaeda. Nel condannare
l'attacco, l'ambasciatore israeliano in Mauritania, Boaz Bismuth, ha
raccontato: "Contro la nostra ambasciata sono stati sparati diversi colpi
dalla strada". Il diplomatico ha precisato che non vi sono state vittime
nè feriti tra il personale dell'ambasciata. Alcuni militari mauritani, di
guardia all'ingresso della sede diplomatica israeliana, hanno aperto il fuoco e
messo in fuga gli assalitori. 02/02/2008.
( da "Liberazione" del 02-02-2008)
Napoli In occasione della seconda giornata mazionale delle disabilità
gravi e gravissime, l'incontro Il mondo del silenzio : alle 11 Napoli In
occasione della seconda giornata mazionale delle disabilità gravi e gravissime,
l'incontro Il mondo del silenzio : alle 11.30 alla sala giunta Palazzo San
Giacomo, piazza Municipio 1. Pagani (Sa) Lo spettacolo Kitèmmùrt di Gaetano
Ventriglia alle 21 al Teatro Centro Sociale, via de Gasperi 16: Kitèmmurt è
ispirato a un Amleto da basso Adriatico. Baronissi (Sa) Prosegue il viaggio
nella poesia italiana contemporanea che vedrà nel corso dell'anno la
partecipazione di alcune delle voci più importanti del panorama nazionale. Alle
19.30 nella sede di Casa della poesia , inaugurazione delle attività del 2008.
Alle 19.30 presentazione del libro Quadreria dell'Accademia e altre poesie di
Giancarlo Cavallo; assieme all'autore, intervengono Francesco Napoli, storico
della poesia, e Stefania Zuliani, critico d'arte. Inoltre, l'autore leggerà
alcuni brani. Frosinone A Cantina Mediterraneo, alle 22 Jacinto Canek in
concerto. Roma Lily Latuheru and Jazz Trio in concerto alle
( da "Liberazione" del 02-02-2008)
Dopo la breccia che per qualche giorno ha portato aria (e cibo) ai
palestinesi Un milione e 500mila persone sono tornate nella "gabbia".
Ecco le loro storie Storie di prigionia e libertà Gaza, un giorno qualunque
Luisa Morgantini L 'aria di libertà per migliaia di palestinesi che si sono
riversati in Egitto dopo l'abbattimento di pezzi di muro sta finendo: un
milione e 500mila persone sono tornate dentro la "gabbia" alla mercè
dei raid dell'esercito israeliano, ma anche dei rockets sparati da estremisti
palestinesi su Sderot. Molti civili palestinesi però rimangono fuori, e
manifestano nel gelo di questi giorni ad Al Arish: sono studenti, malati,
imprenditori, famiglie che devono recarsi all'estero ma l' Egitto ha chiuso
l'entrata al Cairo. E così continua l'assedio alla Striscia: l'Alta Corte di giustizia
israeliana autorizza i tagli ai rifornimenti di combustibile ed elettricità
mentre il confine di Rafah torna ad essere chiuso e le forze politiche
palestinesi non trovano un 'accordo subornati dalle rigidità interne e
dall'incapacità della Comunità Internazionale a partire dagli Usa, all'Onu,
all'Ue. Dal 28 novembre al 20 gennaio, sono 136 i palestinesi uccisi dai raid
israeliani nella Striscia di Gaza e 360 i feriti (fonte Palestine Monitor); 87
pazienti palestinesi sono morti negli ultimi mesi di assedio totale israeliano
per l'impossibilità di reperire cure e trattamenti medici, tra questi 16
bambini. L'assedio vuol dire incapacità di cuocere il pane, di filtrare l'acqua
che a Gaza è inquinata, di tenere accesi i generatori degli ospedali, per le incubatrici
e per macchinari di reparti vitali come la rianimazione. "Non è togliendo
il pane o le medicine ai bambini di Gaza che si riuscirà a mettere al riparo
dai razzi Qassam i bambini di Sderot": hanno ribadito movimenti di
israeliani, palestinesi e internazionali in tutto il mondo lo scorso 26
gennaio, giornata internazionale per la fine dell'assedio di Gaza
(www.end-gaza-siege.ps) sul filo di un ponte telefonico, anche a Roma, e in
solidarietà con i manifestanti all'interno della Striscia. E dalla manifestazione
di Eretz, anche una giovane ragazza di 17 anni di Sderot, Shir Shodzik, una zia
e un cugino feriti dai Qassam, ha lanciato il suo appello per la fine di ogni
violenza. Oggi, con una delegazione di Parlamentari europei dei diversi partiti
politici, inizierò un viaggio in Palestina ed Israele che ci porterà anche a Gaza. Per dire ai palestinesi
che il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione che chiede la fine
dell'embargo a Gaza, così come le incursioni militari nella Cisgiordania e
l'unità del territorio palestinese. Sarà un modo concreto per rompere l'embargo
e verificare direttamente le condizioni di vita dei palestinesi sotto assedio e
sotto occupazione. Consapevoli che la questione palestinese non è la tragedia
umanitaria e il bisogno di aiuti, peraltro indispensabili, ma di libertà e di
autodeterminazione e di uno stato che possa vivere in
reciproca sicurezza con lo stato israeliano. Ospedale Al Shifa - Gaza City
Mansour Rahal stava guidando una carretta tirata da un asino a Beit Lahiya quando
questa è stata colpita da un missile israeliano che ha ucciso sua madre e suo
fratello maggiore. Ora Mansour è ricoverato nel riparto di rianimazione
dell'ospedale di al Shifa, con una meningite e ferite gravi alla testa.
E' collegato ad un ventilatore ad energia elettrica: la sua speranza di
sopravvivere dipende dal gasolio necessario per i cinque generatori, unica
fonte di elettricità dell'ospedale. Per i medici se questo dovesse mancare
Mansour e altri sei pazienti del reparto moriranno. Il taglio dei rifornimenti
dell'energia elettrica metterebbe a rischio anche la vita di 30 bambini nati
prematuri. Secondo l'appello di Oxfam, nell'ospedale di Shifa ci sono
attualmente 135 malati di cancro che non possono ricevere i trattamenti
necessari. Munir Mukheirz è uno dei pochi che ha ottenuto il permesso di
lasciare la Striscia per farsi curare all'estero, dopo però mesi di quarantena
in un ospedale di Gaza dove i medici gli hanno diagnosticato un tumore maligno.
Mislih Mohammad Qalja e Fatin Majdi Al Hafnawi sono due bambini di 10 anni,
morti sabato 26 gennaio a causa del divieto di lasciare la Striscia per cure
mediche. Per l'attuale politica israeliana non solo le lastre per le
radiografie o i filtri per l'acqua potabile, ma anche i malati sono pericolosi
e vanno fermati alla frontiera. Lo stesso giorno organizzazioni israeliane,
palestinesi e internazionali hanno inviato generi di prima necessità, medicine
e cibo, al valico di Eretz, ma il convoglio umanitario, bloccato dall'esercito
israeliano, è tuttora fermo in un Kibbutz vicino alla Striscia in attesa del
permesso per l'ingresso a Gaza, mentre per i malati la speranza di vita rimane
appesa ad un filo, quello dei generatori. Una madre senza luce, acqua e gas
"A me non importa niente della politica, non lancio razzi Qassam e non
manifesto in piazza: per questo è molto difficile spiegare ai miei quattro
bambini il perché dell' embargo''. Iman Ahmed, 35 anni, è stata costretta come
altre migliaia di persone nella Striscia a vivere per giorni senza luce, né
acqua corrente, né gas. Con la minuscola fiammella di un fornelletto da
campeggio Iman preparava la cena, mentre a stento controllava le grida dei
bambini rimasti senza la distrazione di televisione o musica, ma con la fame,
il freddo e la paura delle bombe fuori dalle finestre. L'embargo è anche
questo. La giornata di Iman inizia con 123 scalini: l'autoclave per l'acqua del
condominio è spento e così ogni mattina la donna scende dal terzo piano per
riempire i secchi d'acqua gelida ma preziosa: "non se ne può sprecare
nemmeno una goccia"'. Una doccia e lo sciacquone del bagno, diventano
allora un lusso come le candele: "Ogni candela dura circa tre ore e non
bisogna accenderne più di una perché anche quelle scarseggiano". La notte
poi arriva anche il freddo, il riscaldamento è bloccato e non bastano le
coperte: la gente a Gaza è costretta a lasciare le finestre socchiuse per
evitare che i vetri si rompano per le esplosioni vicine. Immagino il sospiro di
sollievo di Iman quando ha visto la breccia nel muro di Rafah: avrà pensato
anche lei di fare scorte in Egitto. come Um Muhammed, 50 anni, che con i cinque
figli ha attraversato il confine per un grande sacco di polvere da bucato: ''A
Gaza prima era cara, poi introvabile''. Dalla breccia di Rafah sono passati asini
carichi di cemento, tè, zucchero, formaggi, pecore, capre, mucche e cammelli: i
prezzi della carne però sono ancora proibitivi. Mohamed Suleiman Mahmoud,
proprietario di un supermercato a Gaza, ha ordinato una partita da
( da "EUROPA.it" del 03-02-2008)
RESTO DEL MONDO Israele, Olmert salvato dal
rapporto Winograd "Nei prossimi giorni il rapporto nale della Commissione
Winograd sulla seconda guerra in Libano sarà ampiamente dissezionato. Il
governo ne evidenzierà gli aspetti positivi, l'opposizione quelli negativi. Ma
la verità è che, rispetto alla prima versione, il documento non aggiunge nulla
di nuovo". Anzi, osserva il quotidiano The Jerusalem Post , il rapporto
nale trascura un altro grave errore commesso dalle autorità politico-militari
israeliane nell'estate del 2006: non aver saputo "preparare l'opinione
pubblica internazionale all'eventualità della guerra, difendendo in modo
coerente la scelta di attaccare il Libano". Il responsabile principale
rimane comunque il premier Ehud Olmert, che avrebbe dovuto dimettersi già dopo
la pubblicazione del primo rapporto: "Invece il premier ha calpestato il
principio democratico di responsabilità personale come pochi altri politici
prima di lui". "Da quando è diventato primo ministro nel maggio del
2006", scrive Ha'aretz, "Olmert non ha mai fatto un vero discorso
pubblico sullo stato della nazione. Ci ha pensato il giudice Eliyahu Winograd
il 30 gennaio, affermando che Israele non può
sopravvivere senza autorità politico-militari competenti". Secondo il
quotidiano israeliano spetta ora al ministro della difesa Ehud Barak e alla
ministra degli esteri Tzipi Livni prendere atto di questa conclusione e agire
di conseguenza, "non solo per il bene della nazione, ma anche per il
loro". Se non coglieranno al volo l'occasione per presentarsi come
le alternative politiche più credibili a Olmert, "rischiano
inevitabilmente di affondare con lui". Ma secondo Yediot Aharonot, in
questo momento sia Livni (del partito Kadima, fondato tre anni fa dall'ex primo
ministro Ariel Sharon e guidato oggi da Ehud Olmert) sia il laburista Barak
"non hanno nessun interesse a prendere le distanze dal premier in dif
coltà e a scatenare una crisi politica".
( da "Stampa, La" del 03-02-2008)
Fiera del Libro: dopo la provocazione di Tariq Ramadan lo scrittore
attacca chi usa la letteratura per dividere È appena rientrato ad Arad, la
cittadina nel deserto del Neghev dove abita da molti anni. Quando scrive, Amos
Oz non si sposta più in là dell'orizzonte di colline nude che accompagnano la
sua passeggiata mattutina, puntualmente a ridosso dell'alba. Lui dice che il
deserto gli insegna ogni volta qualcosa di importante, che qui in mezzo al
niente si misura meglio che altrove il tempo che passa. Ma
questa è per il grande scrittore israeliano una stagione "errante",
di viaggi, di impegni da dedicare ai lettori sparsi per il mondo. Nei prossimi
mesi sarà in Francia, in Russia, in Italia. L'ultimo suo libro è appena uscito
Oltralpe con il titolo Vie et mort en quatres rimes. Fra qualche
settimana, in tempo per essere "celebrato" alla Fiera del Libro di
Torino, apparirà anche in italiano, come di consueto per l'editore Feltrinelli.
La voce di Oz è pacata e solida come sempre: non si scompone di mezzo tono. A
dispetto della vita relativamente movimentata di questo periodo, a dispetto
degli "scottanti" argomenti di cui si chiacchiera. Non è freddo
aplomb, il suo. Non è neppure indifferenza. Amos Oz non è minimamente turbato
dal polverone intorno alla Fiera di Torino, per ragioni più serie e profonde.
Amos Oz, che cosa pensa delle proteste di cui è bersaglio la Fiera del Libro di
Torino, per il semplice fatto di avere scelto per quest'anno Israele
come paese ospite? "Che cosa penso? Che esistono delle persone così.
Fedeli al principio di "o tu o io". Ma credo anche che la maggior
parte degli uomini abbia una mentalità diversa. È tutta solo questione di
essere aperti o no al prossimo. Il discorso è più semplice di quanto non si
possa immaginare, in fondo. C'è chi accetta gli altri ed è disposto a parlare
con loro. E chi no. Tutto qui". Il boicottaggio di una fiera del libro è
il punto di partenza, ma in fondo anche di arrivo, della negazione. Rifiutare
il terreno della letteratura significa veramente non accettare il presupposto
stesso della parola: la sua natura di comunicazione. Che cosa ne pensa, in
quanto israeliano e scrittore? "Che non fa per me raccogliere le provocazioni.
Non discuto con questo genere di mentalità, che esclude a priori di discutere
con me. Come si fa? Vede, la provocazione non mi interessa per una ragione di
fondo: perché abbatte la possibilità stessa di un confronto. E prima ancora,
perché si pone nella condizione di non ascoltare, che è invece il presupposto
fondamentale della conoscenza, della convivenza". Tariq Ramadan,
l'intellettuale arabo-svizzero ospite l'anno passato della Fiera di Torino, ha
appena dichiarato che questa edizione, con la presenza di Israele
in veste di paese ospite, è da evitare. "Dica quel che vuole. La sua
dichiarazione non riguarda né me né gli scrittori, i lettori e soprattutto i
libri che verranno alla Fiera. E saranno tanti sicuramente. Il mondo è fatto di
persone così tanto diverse fra loro, che non sento il bisogno di parlare con
chi rifiuta a priori il dialogo con me. Questo genere di persone non mi
riguarda". Amos Oz, lei ritiene che la letteratura sia un territorio
privilegiato, con delle regole proprie, delle leggi specifiche? In tal caso,
questi inviti alla censura di libri e scrittori solo perché vengono da un certo
paese, nella fattispecie Israele, risultano secondo
lei ancora più gravi proprio perché sono sul terreno delle parole?
"Guardi, molto semplicemente io ritengo che l'unica regola della
letteratura sia il confronto. Non mi riferisco soltanto al dibattito culturale
o letterario in senso stretto, a libri e scrittori seduti a una tavola rotonda.
Intendo qualcosa di più generale e basilare". Quale la sua idea di letteratura?
"La letteratura è dialogo per antonomasia: dello scrittore con il mondo.
Con i personaggi che crea sulla pagina. Dei lettori con lo scrittore. Dei
lettori con i personaggi e le storie che essi trovano sulla pagina. È un
continuo scambio di conoscenze ed emozioni fra mondi diversi. Distanti.
Irraggiungibili a vicenda, se non sulla pagina scritta. E allora, come si fa a
boicottare un libro o una letteratura, solo perché viene da un certo paese?
Tutto ciò, secondo me, va contro l'essenza stessa di letteratura. Di ogni
letteratura, non importa da dove venga. Non riesco proprio a capire cos'abbia
in testa chi esclude questo dialogo: in fondo non ci provo nemmeno perché la
battaglia è perduta in partenza, perché con il fondamentalismo, anche quello
armato di parole, non c'è via di uscita. Il confronto è possibile solo con chi
accetta l'idea stessa del dialogo. E rifiutare una letteratura, qualunque essa
sia, significa rinunciare a priori al dialogo".
( da "Stampa, La" del 03-02-2008)
TRA I NOSTALGICI Dal mondo LA FERITA DI PRISTINA Reportage Nella
roccaforte dei radicali di Zemul alla vigilia del voto Sul ballottaggio l'ombra
dell'indipendenza in Kosovo "Cosa ci ha dato l'Europa? Solo lezioni col
dito alzato mentre morivamo di fame" L'imminente autonomia infiamma i
militanti serbi "È la terra dei padri" I nazionalisti serbi
"Domani vinciamo" GIUSEPPE ZACCARIA INVIATO A BELGRADO Negoziato con
l'Egitto Il sì di Hamas fa chiudere la frontiera Hamas collaborerà con l'Egitto per chiudere gradualmente la frontiera tra l'Egitto e
Gaza, fatta saltare dopo il blocco della Striscia da parte di Israele, il 23 gennaio. Lo ha dichiarato Mahmoud al-Zahar, uno dei
leader più influenti del movimento integralista islamico. "Opereremo in
attesa di chiudere la frontiera tra noi e l'Egitto, questo sarà realizzato
gradualmente", ha dichiarato. Finora Hamas si era opposto alla
chiusura del valico (nella foto, una manifestazione di protesta). Alla
periferia di Chicago Sparatoria in un mall quattro morti Un uomo ha aperto il
fuoco durante una rapina in un negozio di abbigliamento all'interno di un
centro commerciale nei sobborghi di Chicago. Secondo un primo bilancio, ci sono
quattro morti e un ferito. La zona è stata bloccata e le autorità hanno diffuso
l'identikit di un individuo sospetto, un giovane di colore. Dopo il servizio
militare Il principe William farà il giornalista Il principe William
d'Inghilterra (foto) vuole fare il giornalista, e si prepara anche a uno stage
in un grande giornale nazionale. Non si tratta di una stravaganza, ma di un
passo necessario nell'educazione di un erede al trono. "Dope le esperienze
nelle forze armate, non possono mancare quelle nella società civile", ha
affermato una fonte della corte riferendosi al training del principe nella Raf
e nella Marina. Alla guida dei cattolici Siria, il Papa nomina un triumvirato
Un triumvirato, a tempo, alla guida della Chiesa siro-cattolica. Dopo la
missione a Gerusalemme del cardinale Roger Etchegaray, il Papa, ha accolto ieri
le dimissioni di Abdel-Ahad, patriarca della Chiesa di Antiochia, nominando
alla guida dei Siri cattolici tre reggenti fino all'elezione del nuovo
patriarca. Il triumvirato, a forte impronta nazionalistica, è composto dagli
arcivescovi Kassab, Matoka e Tabè.Oggi la faccia di cuoio di Aco, che è
diminutivo di Alexandar e si pronuncia "azzo", sembra esprimere
perfino un'ombra di sentimento e qualcosa che si potrebbe avvicinare
all'allegria. Il custode della sede centrale della "Radikalna
Stranka" pare un replicante, è pelato, atletico, privo di un braccio,
segnato da cicatrici di ogni sorta: un reduce di guerra, anche se non ci capisce
bene di quale. Nella piazza dei Magistrati a Zemun la sede del partito radicale
è deserta, però rispedendo via il visitatore "Azzo" è meno brusco del
solito, la sua espressione di speranza sembra dire: "Domani si
vince". Per quanto strano possa apparire, questa sera la storia dei
Balcani rischia di ingranare nuovamente la retromarcia: la Serbia torna a
votare nel ballottaggio per il presidente ed è possibile che le cifre
sanciscano l'inutilità di tutto il cammino del dopo-Milosevic. Boris Tadic, eterno
giovanotto dal fascino metropolitano, è stato mollato dall'amico-rivale Vojslav
Kostunica, l'indecifrabile Amleto che da primo ministro ha dichiarato che non
appoggerà nessuno dei candidati, e dunque se Tadic la spunterà sul radicale
Tomislav Nikolic potrà farlo al massimo con un margine di 80-100 mila voti.
Come sempre a determinare le cose saranno gli indecisi, almeno il 10%, e dunque
potrebbe anche andare diversamente, potrebbe vincere il passato e dieci anni di
politica e miliardi spesi andrebbero in fumo in nome dell'impossibile rinuncia
al Kosovo. Qui a Zemun, un tempo estremo lembo d'Europa di fronte al Turco
(l'Austria-Ungheria finiva da questa parte e sull'altra sponda del Danubio
Beograd, la Città Bianca, era avamposto ottomano) il momento si vive in
un'elettricità particolare. Quest'oggi il clima è mite, si respira quasi un
anticipo di primavera eppure pare quasi di vedersi profilare in lontananza la
nube scura del passato, di avvertire l'attesa spasmodica delle cancellerie
occidentali pronte come sembra a rinchiudere le stalle mentre già da un pezzo i
buoi zampettano euforici per la brughiera. "Vinciamo, vinciamo,
vinciamo...", sta canticchiando un giovanotto formato armadio alla banda
di facce patibolari che lo circonda, eppure sarebbe sbagliato considerare
questa gente come banda di brutti sporchi e cattivi: i radicali serbi sono
anzitutto esasperati, e se dovessero vincere sono pronti a cercare sponda fra i
repubblicani d'America. Dinanzi al bar che normalmente accoglie i deputati in
pausa il giornale del partito è affisso su tutti i muri, tanto per essere
chiari si chiama "Velika Serbjia", Grande Serbia, con ciò rievocando
un delirio che un po' sbrigativamente venne attribuito a Sloboban Milosevic ed
è invece da sempre patrimonio e sangue di cetnici, nazionalisti
tradizionalisti, revanscisti. Dei radicali di oggi. Il titolo prelettorale
urla: "Nikolic con tutto il cuore - saremo garanti della sovranità e
restituiremo orgoglio al Paese - non c'è mercato sulle frontiere". No,
ammesso che qualcuno se ne fosse illuso, mercato non ci sarà: Kostunica si è
chiamato fuori quando Tadic non ha sottoscritto l'impegno a respingere il Patto
di associazione con l'Europa se noi manderemo soldati in Kosovo per sostituire
le truppe Onu. E adesso chiunque vinca è assolutamente chiaro che per la Serbia
il Kosovo resterà sempre un Paese virtuale, non riconosciuto, abusivo, anzi
scippato. Al centro di Zemun c'è un vecchio ritrovo di canottieri, una
"kafana" dove chi si è fatto le ossa remando sul Danubio incontra chi
ha negli anni passati ha spezzato le ossa ai "muslimani" di Bosnia e
Kosovo. "Vedrete, l'anima serba sta tornando forte", dice il
proprietario mentre con fare affettuoso e amichevoli pacche che ammazzerebbero
un bue ti costringe a ingurgitare impressionanti quantità di alcool. Un altro
avventore è meno entusiasta, però con percorso ragionato giunge alla medesima
conclusione: "Credevo alla svolta democratica per dare un futuro ai miei
figli, ma cosa ci ha dato l'Europa negli ultimi otto anni? Solo ultimatum,
lezioni col ditino alzato, richieste di arrestare Mladic o Karadzic che se ne
stanno in un altro Paese (avete voluto una Bosnia indipendente, no?) senza un
finanziamento né un aiuto. Adesso basta, siamo alla fame, non possiamo neanche
emigrare perché ci negano i visti e dovremmo anche accettare l'amputazione del
Kosovo? E' la terra dei nostri padri, e se dobbiamo morire per inedia sarà
meglio morire per difendere l'identità dei serbi". Esistono luoghi in cui
i momenti della storia vengono davvero vissuti come storici, e la cittadella
austroungarica di Zemun è uno di quelli. La roccaforte dei radicali è in
qualche modo sintomatica della condizione del Paese dove ormai rischia di
passare la soluzione del "tanto peggio tanto meglio", e i seguaci di
Toma Nikolic sanno benissimo che o vincono questa sfida o da dopodomani
potranno deporre le armi poichè l'ultima occasione sarà svanita. In Europa
qualcuno si sta avvedendo in extremis dei rischi che si corrono e di quanto
delicata sia la posta. Ieri il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt, che in
quanto ex commissario per la Bosnia conosce bene i Balcani, ha rotto gli indugi
per annunciare: "Siamo pronti ad andare oltre la firma dell'accordo
politico", e il commissario Oli Rehn ha aggiunto che "il trattato di
associazione con la Serbia può essere firmato in tempi brevissimi". In
altri tempi si sarebbe definita interferenza ma in momenti come questi non si
va troppo per il sottile.
( da "Stampa, La" del 03-02-2008)
Le tappe Dall'annuncio al boicottaggio Il 18 dicembre la Fiera
annuncia (in foto la conferenza stampa) che nella prossima
edizione sarà ospite d'onore Israele: avrebbe dovuto essere
l'Egitto, rinviato al 2009 anche per favorire la sinergia con una grande mostra
sull'antico Egitto a Venaria. La polemica prende avvio su Al Jazeera, ed è l'8
gennaio quando a Torino parte la protesta dei Comunisti Italiani (nella foto
Chieppa). Poco dopo prende posizione un gruppo di scrittori giordani. Lo
scrittore arabo Ibrahim Nasrallah annuncia il boicottaggio il 23 gennaio.
Prende posizione l'Unione degli scrittori arabi, e scende in campo da Parigi
(dove pure quest'anno Israele sarà ospite del salone
del libro) Tariq Ramadan (foto), che pure fu ospite della Fiera nel 2007. Si
schiera invece a fianco della Fiera Tahar Ben Jelloun.
( da "Stampa, La" del 03-02-2008)
Dopo la fatwa di Tariq Ramadan che invita a boicottare la Fiera del
Libro, "colpevole" dell'invito agli scrittori di Israele come ospiti d'onore, è a mille la polemica che ha investito
Librolandia, e si alza pure l'attenzione della polizia: domani sarà negli
uffici della Fiera Elazar Cohen, inviato dall'ambasciata israeliana, mentre sui
siti antagonisti che rilanciano gli inviti al boicottaggio è spuntata una sigla
nuova, i "NoFiera", insieme ai "NoTav" e
"Nodalmolin". Denuncia intanto "il rischio di un'escalation nel
livello dello scontro" lo scrittore Younis Tawfik: si dice
"preoccupato del clima di questa polemica" e prepara un incontro, nei
prossimi giorni, tra organizzatori e comunità araba. Nel clima sempre più
arroventato, Rolando Picchioni ammette che negli uffici della Fiera sono
piovuti, oltre a un fiume di messaggi solidali, pure "insulti, arroganze,
fatwe, veti". Però "non ci facciamo certo intimidire, ci mancherebbe
altro. Non faremo una Fiera amputata, schizofrenica, piegata alle convenienze o
al manuale Cencelli degli ospiti". Ieri Rifondazione Comunista è scesa in
campo per la prima volta accanto ai Comunisti italiani, dichiarando inopportuno
l'invito di Libropoli nel 60° anniversario della nascita dello Stato d'Israele. E mentre Vincenzo Chieppa (Comunisti italiani)
insiste nel chiedere "pari dignità per la Palestina",
va nella direzione opposta la lettera che il regista Davide Ferrario ha spedito
al direttore Ernesto Ferrero: detto che "nel conflitto medio-orientale non
si può che stare con i palestinesi", "per la sua natura di incontro,
la Fiera è l'occasione per affrontare la questione. Rispondere col muro del
silenzio e del boicottaggio è cadere nella stessa logica di chi i muri li
costruisce per dividere i popoli". Nel gran turbinio scatenato dalla
querelle, ieri Fabrizio Cicchitto (Fi) ha definito il boicottaggio "puro
antisemitismo", mentre per il sindaco Sergio Chiamparino "sta
prendendo piede un fondamentalismo politico prima che religioso". E' con
lui Walter Vergnano, sovrintendente del Regio: "Sarebbe aberrante non
poter ospitare liberamente un gruppo di intellettuali. Chi invita una
letteratura non è contro un'altra, e rivendico il diritto di leggere libri sia
di israeliani che di arabi, ascoltandone gli autori". Pure a Franzo Grande
Stevens pare che nelle scelte della Fiera "non ci sia alcun intento
discriminatorio", e s'è detto indignato delle polemiche Paolo Bertinetti,
il cattedratico che propose la laurea ad honorem ad Abraham Yehoshua: "La
scelta della Fiera non può essere messa in discussione per ragioni politiche da
chi confonde politica e cultura". L'Unione araba cittadina, però, è ferma
nelle sue posizioni: per Franco Trad "non si può festeggiare
l'anniversario di un paese che semina morte e la cui indipendenza è una ferita
aperta". Se Tawfik lavora al dialogo ("La Fiera ha sempre ospitato
autori arabi, è stata fraintesa"), per Ernesto Ferrero "sbaglia chi
non scinde politica e cultura, e presenta per l'ennesima volta un'immagine
faziosa e intollerante della Palestina". Chi
protesta "non sa il significato di "ospite d'onore": non
prevediamo corone fiorite e lanci di caramelle dai balconi, ma incontri con
scrittori, per di più critici col governo. Cosa temono gli autori arabi?
Vengano a Torino ed espongano democraticamente il loro punto di vista".
( da "Stampa, La" del 03-02-2008)
UDC SENZA PACEL'AFFONDO DI BONSIGNORE IL DOCUMENTO LA DOPPIA VITA
ALL'INTERNO DELLA MOSCHEA: ECCO PERCHÉ È STATO ESPULSO LA STORIA DOPO I CAVALLI
DELLA POLIZIA, GLI ELICOTTERI DEI CARABINIERI IL CASO Giuseppe Berta DOMANI
SERA ESAURITO ALL'ALFIERI E AL REGIO All'interno "Intervenga Casini o sarà
la rottura" Le carte del terrore dell'imam Kohaila Il baby pusher di 11
anni comprato con un paio di Nike Guerra totale a Tossic Park Caro loculi le
pompe funebri sono in rivolta Librolandia insulti a Picchioni FONDAZIONI LE
TENTAZIONI DELLA POLITICA Vecchioni sfida De Gregori nella notte dei cantautori
"La Jihad continuerà fino al giorno del giudizio"
Angelo Conti Monica Perosino Israele ospite d'onore tensione
sempre più alta Il presidente della fiera "Non ci spaventiamo"
Giovanna Favro Un documento, di cui è venuta in possesso La Stampa, svela il
retroscena dell'espulsione dell'Imam di via Cottolengo, Mohamed Kohaila, avvenuta
il 10 gennaio scorso. Gli investigatori avevano scoperto che la moschea
di via Cottolengo si era trasformata in un centro di distribuzione di lettura
di documenti prodotti dalla rete del terrore. Ma la violenza e la teorizzazione
degli attentati suicidi, erano tenuti ben lontani dalla preghiera. Nei sermoni
dell'Imam, solo versetti del Corano e interpretazioni dell'Islam moderato. Le
cose, in privato, erano però diverse nel centro di preghiera che fu costituito
da Bouriqi Bouchta, a sua volta espulso nel 2005, per gli stessi
"atteggiamenti" contestati dalla Digos a Kohaila. Era da tempo in
atto - dicono i dossier - un traffico di documenti falsi e troppi erano i
contatti sospetti tra i frequentatori della moschea e alcuni soggetti, già
espulsi, legati ad organizzazioni terroristiche. A sollevare pubblicamente il
caso dell'Imam, già da tempo sotto controllo, fu Annozero, la trasmissione di
Santoro, nel maggio scorso. Massimo Numa A PAGINA 56Che nell'agenda del nuovo
prefetto il ritorno alla legalità di Parco Stura sia in cima alla lista è un
fatto che diventa sempre più evidente giorno dopo giorno. Dopo i blitz a
cavallo della polizia, ieri è stata la volta dell'Arma, che ha utilizzato per
ripulire il parco anche un elicottero. Cinquecento le dosi di eroina sequestrate.
Applicato per la prima volta il decreto che consente di ingiungere ai
tossicodipendenti di non uscire di casa dopo una certa ora serale e li obbliga
a non avvicinarsi alla zona del parco. Grazia Longo ALLE PAGINE 60 E 61È tutto
esaurito il Teatro Alfieri per il concerto che Roberto Vecchioni tiene domani
sera nella sala di piazza Solferino su invito dei promoter torinesi Toni Campa
e Luciana De Biasi. Un bel colpo, anche e soprattutto se si considera che a
poche centinaia di metri di distanza il Teatro Regio ospita alla stessa ora il
primo dei due show di Francesco De Gregori. Torino ha voglia di canzoni
importanti, il messaggio è chiaro e incoraggiante per gli organizzatori. Paolo
Ferrari A PAGINA 75.
( da "Stampa, La" del 03-02-2008)
VIA FOA Mostra dedicata alla Shoa e visite oggi nella Sinagoga Visite
guidate oggi nella Sinagoga di via Foa a Vercelli, che sarà aperta al pubblico
nel pomeriggio, dalle 14,30 alle 17,30. Organizzate dai
volontari della Comunità ebraica, le visite avranno la durata di quarantacinque
minuti ciascuna e l'ultima è prevista per le 16,30. Fino ad oggi, inoltre,
resterà aperta la mostra intitolata "Destinazione Auschwitz" e
promossa dall'Associazione Italia-Israele. Questi
gli orari di apertura: dalle 14,30 fino alle 17,30.
( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)
Il caso La sinistra si divide sul boicottaggio. Spunta
uno stand della Palestina Israele alla Fiera del Libro Rifondazione sulle barricate TORINO -
L'invito a Israele per la Fiera del libro divide la sinistra. Al boicottaggio
proposto dal Pdci hanno aderito anche le strutture piemontesi di Rifondazione
comunista. E mentre il sindaco di Torino Chiamparino critica gli attacchi
("è fondamentalismo politico") spuntano tentativi di
mediazione come quello di ospitare alla rassegna anche un stand palestinese. Lo
scrittore Marek Halter: "Prendersela con la letteratura israeliana è da
idioti o da criminali". LONGO E NOVELLI ALLE PAGINE 16 E 17.
( da "Unita, L'" del 03-02-2008)
Stai consultando l'edizione del L'esercito dei nuovi kamikaze, donne e
ragazzini senza speranza Reclutati a forza, indottrinati e mandati a seminare
morte. Dal Pakistan alla Cecenia, dalla Palestina
all'Iraq: storie di shahid di Umberto De Giovannangeli DALLO SRI LANKA alla Palestina. Dal Libano alle Filippine. Dall'Afghanistan
all'Iraq. Dall'Algeria all'Indonesia. Dalla Cecenia al Kashmir adolescenti
strap- pati alla miseria dei campi profughi, studenti modello, disperati senza
futuro, ragazze acculturate. È l'esercito degli shahid. I signori del Jihad
globalizzato non pongono limiti all'orrore. E al reclutamento di donne e
uomini, ma anche bambini, che trasformano il loro corpo in strumento di morte.
I massacri dell'altro ieri a Baghdad (cento morti) rappresentano un ulteriore
salto di efferatezza nell'azione del network terrorista denominato Al Qaeda: le
due giovani donne-kamikaze, probabilmente affette dalla sindrome di Down, sono
parte del nuovo esercito di shahid, formato soprattutto da donne e bambini. I
bambini, innanzitutto. Diversi di loro non avevano neanche sei anni quando sono
stati "reclutati" dai signori del Jihad globalizzato. Un fenomeno
presente in Afghanistan, Palestina, Algeria, Pakistan,
Iraq. Più di 170 ragazzini nel corso del 2007 hanno indossato la bandana verde
di Al Qaeda. Sono solo una parte di un esercito in crescita che ha già i suoi
martiri da celebrare. Come Nabil Belkacemi: aveva 15 anni quando si è fatto
esplodere nell'attentato di Dellys contro la caserma della Guardia Costiera
algerina: 30 morti e 56 feriti. Il ragazzino era stato addestrato ed inviato
alla morte dal gruppo di Al Qaeda nel Maghreb. La sua famiglia non trova pace,
la madre lo ricorda così: "Era il più gentile di tutti i fratelli,
studiava, giocava a pallone con i suoi compagni davanti a casa, non ha mai
parlato di politica o di governo e non è mai stato violento. Fino a quando ha
iniziato a frequentare la moschea di Apreuval, a Khouba quando andava a scuola.
Non ha mai fatto tardi arrivava a casa sempre in orario fino al giorno in cui
ha passato la notte alla moschea; da quel giorno è scomparso. Mi ha chiamato da
un cellulare per dirmi di non preoccuparmi, che sarebbe rientrato. Mi ha
richiamato ancora un paio di volte dicendomi: mamma, ho paura, non so dove
sono, vorrei fuggire però ho paura che mi ammazzino. Mi hanno avvertito che se
fossi scappato, si sarebbero vendicati su di voi". O come Shaukat , 14
anni. l'11 settembre 2007, il ragazzino sale su un autobus a Dera Ismail Khan,
nella zona a nord ovest del Pakistan. Shaukat si fa esplodere, provocando 18
morti. O come Rafiqullah, 6 anni. Il bambino che indossa una giacca-bomba si
avvicina a soldati afghani, raccontando loro che era stato mandato per
esplodere contro soldati americani. I terroristi che gli avevano fatto
indossare la bombaveste, avevano collocato il detonatore nella sua mano,
promettendo al bambino che quando avrebbe premuto, sarebbero usciti dei fiori
dalla sua giacca. Si erano raccomandati di andare verso soldati americani e di
fare il gioco con loro. Rafiqullah ha capito di che cosa si trattava ed è
andato diritto verso i primi soldati raccontando ciò che era successo. Bambini-kamikaze.
Come Ahmed, 11 anni. Dotato di una cintura esplosiva intorno alla vita e del
suo ziano pieno di esplosivi, viene inviato dagli uomini delle Brigate dei
martiri di Al Aqsa, braccio armato del Fatah palestinese,
verso un check point israeliano. Gli uomini di Tsahal lo individuano subito
insospettiti dalla giacca troppo grande che il bambino indossa per nascondere
la cintura bomba. Lo bloccano e riescono a disinnescare l'esplosivo. E a
salvare Ahmed. Amer al Fahar, 16 anni, di Nablus, Cisgiordania. Amer si
alza all'alba, senza fare rumore. Si lava, indossa i vestiti da shahid e prega
per l'ultima volta. Poi entra nella camera dei genitori, li saluta ed esce,
apparentemente per raggiungere la scuola di avviamento professionale che
frequenta con profitto. Amer non tornerà più. Si è fatto esplodere ad un posto
di blocco militare israeliano. Bambini. E donne. Ragazze ma anche madri di
famiglia. Come lo erano Nour Ashammay e Wisas Jassim. Furono le prime
donne-kamikaze a condurre un attacco suicida in Iraq: era il 4 aprile 2003. Si
lanciarono insieme, a bordo di un autobomba, contro un posto di blocco
americano. O come la diciassettenne Hava Baraeva, divenuta una leggenda per gli
indipendentisti islamici ceceni. Hava, la prima in assoluto. Era il giugno 200.
Un video la ritrae mentre dice: "Sorelle, è giunto il nostro momento. Dopo
che i nemici hanno ucciso quasi tutti i nostri uomini, i nostri fratelli e
mariti, solo a noi rimane il compito di vendicarli. Non ci fermeremo neanche se
per questo dovremo diventare martiri...Allah Akhbar". Zelikhan
Elikhadzhieva, aveva 19 anni, quando si è fatta saltare in aria assieme ad
un'altra "shahid" cecena ad un raduno rock a Mosca. Madri ma anche
nonne-kamikaze. Come lo era Fatima Omar Mahhmud al-Najar, 57 anni, che si è
fatta saltare in aria a Jabaliya, nella Striscia di Gaza, tra un gruppo di
soldati israeliani. Fatima lascia 9 figli e 41 nipoti. Rim Saleh Al-Riashi.
Aveva 21 anni e due figli: una bambina di 3 anni ed uno di 18 mesi. Rimi si è
fatta saltare in aria al valico di Erez, fra la Striscia e Israele,
provocando la morte di 3 soldati e un civile israeliani. Storie di vite
spezzate. In nome di una sporca guerra che non conosce pietà.
( da "Unita, L'" del 03-02-2008)
Stai consultando l'edizione del "Spàrati, Adolf Spàrati
adesso" di Wu Ming 1 "N on riesco ad ascoltare Wagner tanto a lungo.
Dopo un po' mi viene voglia di invadere la Polonia". È una celebre battuta
di Woody Allen, densa e folgorante. L'allusione è chiara: la musica di Richard
Wagner - colonna sonora prediletta dei crimini nazisti - è stata per molto tempo proibita in Israele. Nel 2001
il pianista e direttore d'orchestra Daniel Barenboim ruppe il tabù e le
reazioni furono violente, si discusse a lungo, si riaprì il dibattito su
"Wagner precursore del Terzo Reich". Intervennero intellettuali
prestigiosi, Edward Said difese la scelta di Barenboim e scrisse che la musica
di Wagner ("ricca e straordinariamente complessa") andrebbe in
parte separata dal suo compositore ("personaggio oggettivamente
ripugnante"). Vecchio e irrisolvibile dilemma, il rapporto tra autore e
opera. Oggi possiamo apprezzare un'ouverture di Wagner senza patemi d'animo, ma
nel mondo tedesco fin-de-siècle le sue opere, miscelate ad altri reagenti,
ebbero un effetto politico e mitopoietico, contribuirono ad alterare la chimica
della mente sociale. Lo stesso Adolf Hitler, com'è noto, era un grandissimo fan
di Wagner. A conquistarlo era la titanica teatralità di Wagner. Si esaltava per
la rappresentazione maestosa, andava in trance per la grande e percussiva messa
in scena. Wagner calza scarpe chiodate, parte alla carica, ti assalta e
frastorna finché non ti domina totalmente. Francis Ford Coppola si riferiva a
questo quando, in Apocalypse Now, mostrò gli elicotteri USA calare sui villaggi
vietnamiti al suono della Cavalcata delle Walkirie. Nel suo ultimo libro,
intitolato Hitler (Mondadori, pp. 624, euro 20,00), Giuseppe Genna sfrutta
quell'impeto per avviare la narrazione della vita del Führer. Dopo un classico
inizio ab ovo (dal concepimento del protagonista) e un po' di preludio
familiare, vita e carriera di Hitler partono con la scoperta di Wagner, nel
mezzo di un'adolescenza vissuta "da cretino" sullo sfondo
dell'intorpidita provincia austriaca. "Wagner è un genio, l'uomo più
grande che la stirpe tedesca abbia mai partorito!" dice Adolf al piccolo
Kubizek, suo unico amico. "Abbiamo incontrato l'opera di un eroe, di un
gigante, di un uomo che ha una visione! Tutto è una visione e sta a noi
realizzarla! Tutto ha inizio in questo momento!". La catastrofe europea
del periodo '39-'45 fu il risultato di una lunga percolazione di sostanze
tossiche nelle falde della cultura. Fior di storici, sociologi e filosofi hanno
ricostruito i processi che formarono ideologia e immaginario del nazismo,
risalendo le genealogie, mappando le ascendenze, ingrandendo ogni dettaglio del
grande quadro. Alcune scoperte sorprendono, come l'influenza - indagata da
George L. Mosse - dei film d'alpinismo durante Weimar. In quelle pellicole si
distinse come attrice Leni Riefenstahl, in seguito regista e grande apologeta
del regime. Eppure non ha torto Claude Lanzmann quando, in una delle frasi
riportate da Genna in exergo, dice che queste sono "semplici condizioni.
Se anche sono necessarie, non sono sufficienti. Un bel giorno si deve
cominciare a uccidere, cominciare a sterminare in massa. Io dico che c'è uno
iato tra queste spiegazioni e il massacro". In questo iato si muove
Hitler. Dopo il piccolo orrore della borghesia italiana dei nostri giorni
(L'anno luce, 2005), dopo lo sguardo all'indietro sulle miserie degli anni
Ottanta (Dies irae, 2006), dopo l'elegia medianico-stalinista per il padre
morto da poco (Medium, 2007), in questo libro Genna si confronta con il grande
orrore, l'orrore per antonomasia, di quando l'Europa divenne, per usare
un'immagine trovata nel libro, "un immenso occhio che serra la sua palpebra,
stritolando carne ossa membrane ricordi". Carne, ossa, membrane. Leggendo
Hitler mi figuravo una lezione di chirurgia in un teatro anatomico,
sezionamento di cadavere di fronte a un pubblico, a scopo didattico o di
ricerca. L'autore lavora di sega vibrante, scalpello, encefalotomo, e intanto
commenta ogni mossa, ogni fase, illustra i risultati. È l'improba autopsia
morale di Adolf Hitler, condotta dopo sei decenni su un corpo ormai ridotto a
evanescenza. Oggi più che mai, Hitler sfugge alla comprensione. Sfugge, benché
sia l'uomo del Novecento più discusso e analizzato. Sfugge, a dispetto di
inchieste, biografie monumentali e perizie psichiatriche postume. Hitler è
"non-persona", simulacro, nebulosa di immagini e parole, icona per
fantasticherie d'ogni ordine e grado. A pag.133, Genna si rivolge direttamente
al suo personaggio e lo invita a suicidarsi: "Spàrati, Adolf. Fallo".
È l'unico romanzo il cui autore, a nemmeno un quinto del percorso, si auspica
che il protagonista si tolga di mezzo, scompaia, e con lui tutto ciò che gli
sta intorno. Il libro sogna l'impossibile: la propria estinzione, non essere
mai nato, non essere mai stato scritto e nemmeno immaginato. Con
quest'artificio retorico Genna rimarca che Hitler non è il "suo"
personaggio. Non c'è alcun tentativo di immedesimazione, nemmeno una frazione
di secondo di empatia. L'autore mantiene distacco e straniamento, lotta per
rimanere ancorato all'adesso e al senno di poi, e per questo adotta alcune
strategie: usa parole che sono platealmente di oggi ("surfing",
"supermarket", "beauty farm"); esprime netti giudizi di
valore senza mimetizzarli nella narrazione ("Ed è un cretino. Uno zero
assoluto che crede di avere una visione"); interrompe più volte il flusso delle
storie per rivolgersi ai lettori ("Abituatevi a questo destino: a ogni
crisi, il corso dei giorni riporta a galla Adolf Hitler") e ricorre con
frequenza alla prosopopea, interpellando enti astratti o inanimati
("Canto. Visione. Unitevi nel dolore che si annuncia, che si perpetra").
A un certo punto, Genna arriva a celebrare la propria vittoria personale (non
soltanto storica e simbolica) contro Joseph Goebbels, soprannominato "la
scimmia". Lo scrittore ci mostra i roghi di libri "infetti"
organizzati dal ministro della propaganda, poi infligge la stoccata: "Io
(descrivo Goebbels) in questo libro. Questo libro esiste, la scimmia no".
Il romanzo che sognava di non esistere esiste e si dichiara vincitore. Una
caratteristica di Hitler che pochi noteranno è la continuità col ciclo narrativo
di un altro romanziere, Valerio Evangelisti. Il mondo di Hitler è lo stesso di
Metallo urlante, Black Flag e Antracite, un mondo di licantropi e metallo
senziente, che Evangelisti usa come metafore - rispettivamente - della
borghesia e del capitale. Lupi mitologici e uomini-lupo affollano le pagine del
libro di Genna. L'artiglieria tedesca è "metallo che chiede sangue e
desidera da sé marciare sui territori che a quel metallo spettano". Hitler
è "l'uomo che ha dato l'anima al metallo, che al metallo ha inoculato il
desiderio: di divorare, di bere sangue". Alla firma del Patto
Molotov-Ribbentropp, constata l'autore, "il lupo si è fuso con
l'acciaio". Hitler, come tutte le opere di Genna, è un libro di eccessi. A
tratti eccede nell'acribia documentale (avrei evitato gli stralci del diario di
Rommel) e a volte indulge in riferimenti oscuri ai più, in una sorta di caccia
al tesoro per iniziati. A pagina
( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)
Pagina VII - Torino La kefiyah di Chieppa ETTORE BOFFANO "Meglio
perire per mano degli stupidi che subirne gli elogi". (Anton Pavlovic
Cechov, "Quaderni") Sull'invito di Israele alla Fiera del libro, sull'assurda querelle che da una settimana
sta montando contro la prossima edizione della kermesse culturale del Lingotto,
nulla ci sarebbe da aggiungere dopo ciò che ha scritto, su Repubblica, uno dei
più grandi intellettuali musulmani viventi, Tahar Ben Jelloun: "Bisogna
distinguere in modo netto: la politica di uno Stato non è assimilabile
alla produzione letteraria degli scrittori di quello Stato". SEGUE A
PAGINA XI.
( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)
Pagina VII - Torino La polemica Parla il saggista
Vertone "La lite su Israele
a Librolandia? Una vicenda stupida e rischiosa" MASSIMO NOVELLI A PAGINA
VII SEGUE A PAGINA VII.
( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)
Pagina XIII - Torino "Il caso Israele? Stupido e pericoloso" Vertone e la polemica su
Librolandia: vedo tanti muri da abbattere "Si inviti pure la Palestina, perché no? Forse così si eviteranno atti di fanatismo"
MASSIMO NOVELLI "Mi sembra una vicenda connotata soprattutto da grandi
stupidità, che potrebbe tuttavia sfociare nel tragico". Saverio
Vertone, saggista e opinionista di pensiero libero, mai conformista o banale,
definisce in questo modo la tempesta che da qualche settimana minaccia la Fiera
del libro di Torino, "colpevole" di avere invitato Israele
come ospite d'onore dell'edizione del prossimo maggio. è una tempesta che, se
la campagna di boicottaggio verrà messa davvero in atto, potrebbe diventare un
ciclone. "Quando parlo di stupidità mi riferisco anche alle dichiarazioni
fatte l'altro giorno da Tariq Ramadan contro la presenza di Israele.
Sono affermazioni, le sue, che non capisco e che, ripeto, mi paiono sciocche,
sebbene Ramadan sia tutt'altro che uno sprovveduto. Ho letto alcuni dei suoi
libri, che sono piuttosto interessanti. Ma egualmente sciocche erano state le
accuse mosse, tempo fa, nei suoi confronti. Purtroppo stupidità del genere
incombono su gran parte dell'orizzonte non solo della Fiera e dell'Italia, ma
di questo mondo". La cosiddetta sinistra radicale, a cominiciare da
Vincenzo Chieppa, segretario provinciale torinese dei Comunisti italiani,
sostiene che la Fiera del libro dovrebbe invitare ufficialmente, oltre che Israele, anche l'Autorità nazionale palestinese. Che cosa
pensa di una simile proposta? "Credo che il suggerimento di Chieppa sia
assecondabile. Invitino ufficialmente i palestinesi, perché Picchioni e gli
altri non lo fanno? Non dico che dovevano farlo prima, ma che potevano farlo,
senza per questo intaccare la loro dignità e quella di Israele.
Invece si è finiti tra labirinti e muri di sciocchezze. Bisognerebbe
abbatterli, questi muri, però non vedo i picconatori. Insomma, è una situazione
sciocca, ma è anche un fatto grave. E non lo è solamente per le polemiche sulla
Fiera del libro e sulla campagna contro Israele, ma in
particolare per quanto sta succedendo in Palestina in
questi giorni". Il dramma che si consuma nella striscia di Gaza è uno dei
motivi all'origine del ventilato boicottaggio della Fiera. "Il vero guaio
è che nessuno dice basta ai lanci dei missili Kassam, agli omicidi mirati della
popolazione civile. Se si fa la conta dei morti, del resto, se si mettono le
cifre a confronto, mi pare che le vittime palestinesi superino quelle
israeliane, no? Comunque, finché c'è Bush, non lo potrà fare l'America. Ma
l'Europa perché non si fa sentire? Perché non cerca di gettare secchiate
d'acqua sul conflitto, sugli avvenimenti di Gaza? E adesso, che ho detto queste
cose, spero che non mi accusino di non avere la consapevolezza della Shoah.
Come lei saprà, l'accusa di antisemitsmo è micidiale. Vorrei evitarla". In
sostanza, tornando alla Fiera del libro, che scenario prevede? "Se si
continuerà così, si cadrà nel ridicolo, nel grottesco, con la possibilità di
arrivare al tragico, dato che qualsiasi fanatico potrebbe agire. Può succedere
di tutto, in definitiva".
( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)
Pagina XIII - Torino Tacciono i dirigenti della moschea, intellettuali
e scrittori discutono La comunità araba si divide ma tutti bocciano quella
dedica Younis, educatore "Boicottare è atto dovuto". Lo scrittore
Tawfiq "Non serve" ANGELA LANO La Fiera del Libro dedicata a "Israele ospite d'onore" continua a far discutere
animatamente, come è ovvio, anche all'interno delle comunità arabe. Le
posizioni sono diverse, in certi casi opposte: c'è chi si schiera nettamente
per il boicottaggio del Salone e chi ritiene un'occasione importante la
presenza di scrittori israeliani con cui, magari, poter trovare una via di
dialogo. Quasi tutti, tuttavia, ritengono "eccessivo", inopportuno"
aver dedicato una manifestazione culturale a Israele
mentre è in corso l'assedio alla Striscia di Gaza. Se sull'argomento i
dirigenti maghrebini delle moschee di Porta Palazzo e dintorni tengono un
"basso profilo", dopo l'espulsione dell'ultimo imam, per non
incorrere in polemiche su un tema "rischioso" come la Palestina, i "laici" palestinesi parlano
volentieri. "Il boicottaggio del Salone è un atto dovuto - sostiene
Kutayba Younis, educatore - intanto perché Israele ha
imposto la propria presenza come "ospite d'onore", quando avrebbe
dovuto esserlo l'Egitto, secondo gli accordi presi l'anno scorso dagli
organizzatori della manifestazione torinese. Poi, perché in Palestina
la popolazione civile sta soffrendo a causa delle politiche israeliane. I
diritti palestinesi sono violati tutti i giorni. E che si fa, qui a Torino? Si
"festeggia" la creazione dello Stato ebraico". Nizar Mansouri,
presidente dell'Associazione al-Bayad, la Comunità dei palestinesi in Piemonte,
la pensa diversamente: "In quanto evento intellettuale, noi non abbiamo
nulla contro la presenza di scrittori israeliani alla Fiera. E' giusto
promuovere la diffusione delle culture, quindi anche di quella israeliana, che
ha al suo interno pensatori di sinistra critici con il governo. Le loro posizioni
non sono distanti dalle nostre, perché boicottarli? E' anti-democratico. Altro
è, però, celebrare la nascita di Israele".
Dello stesso avviso è Fouad Shibli, presidente dell'Unione degli Arabi di
Torino: "Invitiamo pure gli intellettuali israeliani e discutiamo con loro
della situazione in Palestina e delle scelte del governo israeliano, ma senza festeggiare il
60° anniversario di Israele, Paese occupante di un altro popolo. Con quello che sta
succedendo a Gaza, questa "dedica" dà fastidio. Gli organizzatori del
Salone dovrebbero tenere conto anche della sensibilità degli
arabi"."Come scrittore sono un uomo libero - aggiunge Younis Tawfiq,
intellettuale italo-iracheno e presidente del Centro Dar al-Hikma - non sono a
favore dei boicottaggi: non servono a nulla. In questo caso, Israele
viene dipinta dai media come la vittima e noi come degli incivili. La cultura
deve essere super-partes. La presenza di Israele alla
Fiera del Libro può essere utile alla causa palestinese, che noi sosteniamo: ci
dà modo di sederci e di interloquire con gli scrittori israeliani, di
affrontarli alla pari. Facciamo diventare il Salone una "piazza" di
dibattito e di sensibilizzazione sulla situazione palestinese. La scelta
dell'anno, il 60° della nascita di Israele, tuttavia,
è stata inopportuna". "Sono convinto che anche gli intellettuali
israeliani soffrano - afferma Muin Masri, scrittore palestinese - rendendosi
conto di come il retaggio etico-morale ebraico si sia ridotto grazie alle
politiche dei loro governi nei confronti dei palestinesi. Censurare le persone
di cultura non ha senso, meglio incoraggiare chi di loro ha posizioni critiche,
per costruire la pace".
( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)
Pagina XVII - Torino LA KEFIYAH DI CHIEPPA E IL LIVORE DEI COMUNISTI
ETTORE BOFFANO In realtà, è però doverosa una breve postilla: del tutto locale
e strettamente legata al modesto orizzonte della politica torinese. Essa
attiene, senza alcuna ombra di dubbio, il concetto di stupidità e la disamina
antropologica di coloro che della stupidità si fanno interpreti. Una questione
che pare incentrarsi attorno alla dirigenza subalpina di un preciso partito
politico, caratterizzato nella sua denominazione da una forte appartenenza
identitaria e storica: i Comunisti Italiani. Nelle settimane scorse, dopo la
caduta del governo Prodi al Senato, un dirigente di quello stesso partito, il
consigliere regionale Luca Robotti, si era già distinto per una singolare
esternazione che aveva come obiettivo Franco Turigliatto, il senatore transfuga
di Rifondazione che aveva contribuito, assieme a Lamberto Dini e a Clemente
Mastella, alla fine dell'esecutivo dell'Unione. Il caso vuole che, nella vita
privata, Turigliatto sia un dipendente della Regione Piemonte, in quanto
beneficiario di quella legge che determinò l'assunzione definitiva dei
"portaborse" di Palazzo Lascaris: una norma scandalosa alla quale ha
attinto a piene mani, senza riserve o esclusioni, tanto la "casta"
politica del centrodestra come quella del centrosinistra. Nei prossimi mesi,
egli dovrà tornare inevitabilmente al proprio "lavoro", ma Robotti gli
ha già promesso una sicura vendetta fatta di "vessazioni quotidiane".
Parole che si commentano da sole e che inducono anche a una ulteriore
riflessione: il comunista Robotti non ha imparato nulla dalla storia, neppure
da quella familiare e dell'ideologia sotto il cui segno continua a militare. Un
suo lontano parente, infatti, il cognato di Palmiro Togliatti Paolo Robotti,
ebbe la sventura di subire nella Mosca di Stalin altre e ben più feroci
"vessazioni" che, nel 1957, trovò poi il coraggio di contestare
addirittura al "Migliore": "Noi sapevamo tutto quello che stava
accadendo... Non potevamo non sapere". Da qualche giorno, invece, un altro
esponente di quello stesso partito, il segretario provinciale Vincenzo Chieppa,
sta conducendo la sua battaglia politica contro l'invito rivolto dalla Fiera
del Libro a Israele. Nel suo ultimo comunicato di ieri pomeriggio, Chieppa ribadisce
l'accusa di un clamoroso "errore" e chiede, come se ci trovasse
davanti a un tavolo di pace organizzato a Camp David, di rimediare in corsa
prevedendo "due ospiti d'onore: Israele e la Palestina, con pari dignità e facendo di questo importantissimo
appuntamento culturale un momento di dialogo e di confronto tra quelle
due culture". Una logica senza senso, come ha spiegato bene Ben Jelloun.
La dignità della letteratura e della cultura di Gerusalemme non sono forse
indipendenti dallo Stato in cui vivono e si alimentano? Ed esse non hanno forse
diritto di esistere al di fuori della contrapposizione politica e militare tra Israele e Palestina? E infine, che
cosa direbbe Chieppa se, il giorno in cui la Fiera del Libro decidesse di
invitare Cuba e i suoi scrittori, il postfascista Agostino Ghiglia pretendesse
un'analoga partecipazione degli intellettuali presenti nella comunità degli
anticastristi di Miami? Tra i tanti limiti della mediocre classe politica
italiana di oggi, a Roma come a Torino, c'è anche la mancanza di memoria,
l'incapacità di collegare le scelte e le analisi di oggi al passato anche più
recente. Se Chieppa e i suoi possedessero tale memoria, allora potrebbero
rievocare un'altra importante polemica culturale italiana che, alla fine degli
Anni Settanta, lambì anche il Piemonte. L'organizzazione a Venezia, da parte
del socialista Carlo Ripa di Meana, della "Biennale del dissenso
sovietico" nonostante le pressioni e il boicottaggio del governo di Mosca
e le riserve di molti intellettuali italiani progressisti. Un anno dopo, quella
mostra approdò a Torino per iniziativa di un quotidiano che non esiste più, la
Gazzetta del Popolo, e con l'egida della Regione Piemonte guidata dal
socialista Aldo Viglione che era stato eletto presidente della prima giunta
"rossa" piemontese con il voto di un partito, il Pci, al quale anche
i Comunisti italiani devono un contributo di storia e di identità. Avrebbe
avuto un senso, allora, pretendere di affiancare a quella Biennale una mostra
che celebrasse le magnifiche e progressive sorti dei soviet? E, per un
ulteriore contraltare, sarebbe stato giusto bilanciare un'ipotetica iniziativa
di quel tipo chiedendo all'Ambasciata statunitense di Roma di allestire una
celebrazione della cultura del Nord America? Rilegga Ben Jelloun, compagno
Chieppa, e si faccia spiegare chi era l'avvocato Aldo Viglione. Subito dopo,
però, rifletta sul concetto di stupidità.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
03-02-2008)
Sport Pagina 10077 tennis Subito in salita la Federation Cup la Spagna
conduce 2-0 con l'Italia Tennis --> NAPOLI Nemmeno la pioggia salva
Francesca Schiavone dalla più inattesa delle sconfitte. Quando, su un set pari
e 2-1 per la Spagna nel terzo parziale, le infiltrazioni d'acqua dovute al
diluvio napoletano sul Palavesuvio hanno permesso uno stop di quasi un'ora,
qualcuno deve aver sperato che quel diluvio fosse una sorta di manna dal cielo.
Invece la giocatrice azzurra ha continuato a sbagliare e a giocare in modo
svogliato fino al definitivo ko contro la numero due iberica, Nuria Llagostera
Vives, gettata in campo all'ultimo momento per l'improvviso forfait di Virginia
Ruano Pascual. La spagnola tascabile non ha fatto nulla di esaltante per
aggiudicarsi l'incontro facendo affidamento solo sugli errori della Schiavone.
Brutto il primo set che si è chiuso al tie-break, (7-4 il parziale). Il secondo
set ha fatto credere ai tifosi napoletani, giunti in
( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)
Attaccare i libri La letteratura "Io scrittore ebreo tra rabbia e
paura" Parla Marek Halter: attacco vergognoso Tutti quelli che hanno
voluto attaccare gli ebrei hanno cominciato dai loro libri: per questo mi
spaventa questa rabbia Prendersela con la letteratura israeliana, che è rinata
dalle ceneri e conta nomi da Nobel, è da idioti o da criminali GIAMPIERO
MARTINOTTI dal nostro corrispondente parigi - "Ho sempre paura quando si
attaccano gli ebrei perché scrivono". Marek Halter scuote la testa, il suo
tono è grave: francese, ebreo di origine polacca, da quarant'anni si batte per
la pace in Medio Oriente. Oggi in arriva in Italia per presentare il suo nuovo
libro, "La mia ira", pubblicato da Spirali, e la contestazione contro
la presenza degli scrittori israeliani alla Fiera del libro di Torino (che in
marzo saranno al Salon du Livre parigino) lo lascia allibito. A cosa ha pensato
quando ha saputo delle critiche contro l'arrivo degli scrittori israeliani?
"Mi è venuta subito in mente una cosa: quando si tratta degli ebrei, forse
inconsciamente, Tariq Ramadan e gli altri sanno che gli ebrei sono
sopravvissuti, perché erano radicati nel Libro. Chateaubriand lo ha raccontato
molto meglio di come potrei farlo io, ma il popolo ebraico è sradicato da una
terra e radicato nel Libro. Tutti quelli che hanno voluto massacrare gli ebrei
hanno cominciato bruciando i loro libri. Mi fa veramente paura vedere gli ebrei
attaccati perché scrivono. Che una nazione di sette milioni di abitanti abbia
40 scrittori da esportare è fantastico, bisogna solo rallegrarsene. E bisogna
pensare che la maggior parte di loro è critica nei confronti del governo e
della sua politica. Per questo mi sembra vergognoso prendersela con gli
organizzatori della Fiera. Gli invitati rappresentano prima di tutto la
letteratura e la letteratura non ha frontiere, non ha ideologie: non è né
palestinese, né araba, né ebrea. E' letteratura". Non le sembra che ci sia
almeno una cosa che dà forza a chi contesta, anche se con argomenti
inaccettabili: ai saloni del libro si invitano cinesi, indiani, tedeschi,
francesi, italiani, israeliani, ma mai gli scrittori palestinesi? "Ha
ragione. In un prossimo salone bisognerebbe invitare i grandi scrittori di
lingua araba. In tutti i paesi arabi c'è una letteratura che dovrebbe essere
rapidamente onorata. E che si tratti di nazioni democratiche o no non ha
nessuna importanza: è gente che crea e lo scrittore, per sua essenza, è
sovversivo. Prendersela con la letteratura israeliana, che è rinata dalle sue
ceneri e che conta tre o quattro nomi che possono aspirare al Nobel, può essere
appannaggio solo di idioti o di criminali". Ma non è forse sbagliata la
data, visto che l'invito coincide con il sessantesimo
anniversario della creazione di Israele e che i
palestinesi aspettano ancora di avere il loro Stato? "Guardi, io sono
stato il primo ebreo ad incontrare Arafat dopo la strage di Monaco di Baviera.
Due mesi fa sono andato da Assad, malgrado tutti abbiano messo al bando la
Siria. Io voglio la pace in Medio Oriente e incontro la gente che fa la
guerra. Virgilio ha detto, non mi ricordo esattamente dove, che in guerra ci
sono tre possibilità: o uccido il mio nemico o è lui ad uccidermi oppure tratto
con lui. Chi lega l'invito a quaranta scrittori e l'anniversario sbaglia: si
celebrano i sessant'anni di uno Stato, non della politica di Olmert. Un tempo,
nel mondo arabo c'erano delle correnti progressiste o marxiste che capivano la
differenza che esiste tra i popoli e i governi". Per placare gli animi non
si potrebbero invitare a Torino anche degli scrittori palestinesi? "E'
un'idea sensata, ma occorre separare le due cose, non si devono far concessioni
ai fanatici. La letteratura israeliana sarà onorata e merita di esserlo, come
quella araba o palestinese. Se ai margini della Fiera si possono organizzare
degli incontri fra scrittori israeliani e palestinesi sarebbe stupendo. Molti
di loro già s'incontrano spesso". Non le sembra strano che ci siano queste
critiche radicali in Italia, mentre per il salone parigino non c'è traccia di
contestazione, malgrado i timori diffusi nel mondo editoriale? "Per il
momento non c'è niente, ma la stampa non ne ha ancora parlato molto. Forse
capiterà la stessa cosa anche da noi: la stupidità è universale".
( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)
Il "padre" del quotidiano critica il boicottaggio e riceve
una valanga di lettere Il dibattito infuria sul "manifesto" Parlato:
i libri vanno rispettati Moni Ovadia: "Certa sinistra ha difficoltà a
rapportarsi con la complessità" La pietra dello scandalo: il rifiuto del
confronto "è muto, è un No senza argomenti" ALESSANDRA LONGO ROMA -
"No, non cambio idea". Dalla nuova sede del manifesto a Trastevere,
Valentino Parlato fa sapere che non si è pentito, anzi. Travolto da un fiume in
piena di lettori incazzati, che hanno minacciato persino di non comprare più il
giornale dopo il suo articolo del 24 gennaio scorso (titolo: "Un
boicottaggio sbagliato"), il padre fondatore del quotidiano comunista
registra serenamente l'aumentare dei toni e delle polemiche. E rimane sulle sue
posizioni: "Il boicottaggio è muto, è un no senza argomenti... Non siamo in
una buona situazione e, come sempre, a cattive situazioni corrispondono cattive
reazioni". Equazione secca: o stai con i palestinesi o
stai con lo stato d'Israele. E se stai con i palestinesi, ridotti alla fame e chiusi nella
prigione di Gaza, allora contesti tutto, anche i criteri d'invito usati alla
Fiera del Libro di Torino. Il malumore è partito dal Pdci torinese ma di
questo, a Roma, non ne vogliono parlare. Meno che meno, fanno sapere dal
quartier generale di Diliberto, in queste ore difficili per la politica italiana
in cui "qualunque posizione potrebbe essere strumentalizzata".
Intendiamoci, Parlato non è solo. Gli scrivono anche molti compagni che, pur
vicini ai palestinesi, si rammaricano di quel "vecchio meccanismo
inconscio nella storia della sinistra" per cui bisogna a tutti i costi
targare gli intellettuali a seconda "della loro utilità alla causa".
Non sarebbe meglio, come suggerisce Parlato, "approfittare della Fiera per
discutere, criticare la politica dello Stato d'Israele,
difendere i diritti dei palestinesi?". Diceva Tahar Ben Jelloun su
Repubblica di ieri: "Non confondo Olmert con Oz, Grossman o
Gutfreund". Già, perché è proprio questo il punto: non confondere. Moni
Ovadia, un ebreo che ha molto a cuore la sorte del popolo palestinese, mette in
guardia da "derive pericolosissime": "Non si può confondere un
Paese con il suo governo. Altrimenti dovremmo boicottare anche le Olimpiadi
cinesi perché la Cina occupa il Tibet. La politica dei governi israeliani nei
confronti dei palestinesi suscita indignazione ma gli scrittori, le università
israeliane, rappresentano la parte migliore di quella società. Marginalizzarla
significa dare uno strumento potentissimo alla destra israeliana, e questo non
aiuta certo i palestinesi". Ovadia è contrario all'ipotesi di boicottaggio
torinese: "Certa sinistra purtroppo ha difficoltà a rapportarsi con la
complessità del reale, continuo ad avvertire un nodo non limpido sulla
questione di Israele e della sua legittimità ad
esistere. Ripeto: perché nessuno lancia boicottaggi contro la Russia per la
Cecenia, contro l'America per l'Iraq e contro la Cina per il Tibet?".
Valentino Parlato riconduce "gli eccessi di animosità altrui" alle
terribili immagini che arrivano da Gaza, ridotta alla fame. Inutile sperare in
un dibattito in punta di penna. Un compagno scrive sul Forum Palestina:
"Valentino, i tuoi argomenti potrebbero essere tratti di peso da un
comunicato emesso dall'ambasciata d'Israele...".
Lui tira dritto: "No, non cambio idea, il libro va sempre
rispettato".
( da "Repubblica, La" del 03-02-2008)
Israele
alla Fiera del Libro sinistra divisa sul boicottaggio Mediazione a Torino,
nasce uno stand palestinese La critica di Chiamparino: "Questo è
fondamentalismo politico" MASSIMO NOVELLI TORINO - Non si placano le
polemiche e il centro sinistra si spacca sulla presenza di Israele alla Fiera
internazionale del libro di Torino, diventata oggetto di una campagna di
boicottaggio che vede in prima fila alcune associazioni di scrittori egiziani,
giordani e palestinesi, e noti intellettuali del mondo arabo come Tariq
Ramadan. I soci pubblici (Regione, Comune e Provincia di Torino) e i vertici
della Fondazione per il libro, che organizza la manifestazione, anche ieri
hanno riaffermato che non si cambierà idea, e confermeranno domani a Elazar
Cohen, addetto culturale dell'ambasciata israeliana di Roma, in visita a
Torino, che Israele resta l'ospite d'onore del salone
in programma dall'8 al 12 maggio. Allo scopo di mediare tra la linea della
fermezza, tuttavia, e le posizioni di quei settori della sinistra, come i
Comunisti italiani, che hanno chiesto di invitare ufficialmente, insieme a Israele, pure l'Autorità nazionale palestinese, si sta
cercando una via d'uscita ragionevole. Ma sulla stessa linea del Pdci si è
schierata ieri Rifondazione comunista: "Non è ovviamente in discussione la
necessità di parlare della cultura ebraica, ma piuttosto l'opportunità di
dedicare la Fiera a Israele come stato. E' opportuno
che la Fiera riveda la sua decisione e che la presidente di turno Mercedes
Bresso, e i suoi due co-presidenti, Sergio Chiamparino e Antonio Saitta, si
adoperino in tal senso". Il sindaco da parte sua replica così:
"Questo è fondamentalismo politico". Alla mediazione sta lavorando
Rolando Picchioni, presidente della fondazione. Nelle sue intenzioni, in
sostanza, alla Fiera del libro dovrà trovare spazio un grande stand dedicato
alla cultura della Palestina, con una collocazione di
"pari dignità" rispetto a quello della nazione ebraica. Non si
tratterebbe di una partecipazione sancita dai crismi dell'ufficialità, ma ne
avrebbe in qualche modo la parvenza. Basterà, però, questo escamotage, che
potrebbe sembrare una marcia indietro parziale, per calmare gli animi ed
evitare il rischio di un salone blindato, pressoché in stato d'assedio,
nell'eventualità di qualche azione di stampo violento o addirittura
terroristico? E i soci pubblici della fondazione saranno concordi
nell'accettare l'idea di Picchioni? Difficile dirlo, almeno per ora. Rimane il
fatto che, mentre il boicottaggio arabo e islamico potrebbe estendersi alla
Fiera del libro di Parigi (si svolge a marzo), che a sua volta ha invitato Israele, da Torino sia il sindaco Sergio Chiamparino, sia
l'avvocato Franzo Grande Stevens, presidente della Compagnia di San Paolo, il
maggiore sponsor di Librolandia, hanno tagliato corto con chi vorrebbe una
dietrofront rispetto alle decisioni assunte mesi fa. Il primo ha sostenuto che
"sta prendendo piede un fondamentalismo politico prima ancora che
religioso". E il secondo, in modo altrettanto netto, ha ricordato:
"Penso che non ci sia nessuna discussione possibile su questo argomento.
Vogliamo ricominciare con le discriminazioni?". Eppure, mondo arabo a
parte, il partito dei Comunisti italiani, che precisa di non avere mai
richiesto l'esclusione di Israele ma soltanto
un'estensione dell'invito ai palestinesi, e Rifondazione comunista, non si
arrendono. Nonostante le smentite della fiera torinese, si continua a ritenere
che la partecipazione israeliana, nel sessantesimo anniversario della
fondazione dello stato ebraico, abbia tutto il senso di una celebrazione.
( da "Tempo, Il" del 03-02-2008)
Il Pd della quinta circoscrizione chiede di affrettare la messa in
sicurezza della scuola elementare di borgo Carso. "Solo la scorsa
settimana, in consiglio di circoscrizione, sono state votate all'unanimità due
mozioni (PD e FI) per un intervento urgente di potatura degli alberi e del
rifacimento della recinzione fatiscente, nonchè la richiesta alla Provincia per
l'allaccio del nuovo plesso alla rete idrica e fognaria- si legge nella notadel
Pd- Ricordiamo come la struttura sia stata inaugurata da otto mesi e che ancora
non sia a disposizione per le attività didattiche". Home
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03/02/2008.
( da "Tempo, Il" del 03-02-2008)
Sergio Monforte FORMIA Il capogruppo consiliare di Rifondazione
Comunista al Comune di Formia, Delio Fantasia, ha chiesto al sindaco
Bartolomeo, la rimozione dai propri incarichi dell'arch. Marilena Terreri,
dirigente del dipartimento comunale alle opere pubbliche, e del dott. Home
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rifiutano di abbattere un immobile abusivo, denunciati Israele chiede scusa ai Beatles Cotugno chiederà la nomina popolare
Giacinto Montazzoli, quale responsabile del settore demografico, ed il loro
contestuale trasferimento presso altri dipartimenti. Nel caso di impossibilità
di collocamento nell'Ente, viene richiesta "l'immediata risoluzione del
rapporto di lavoro, nell'interesse dell'efficienza, dell'efficacia e
della economicità del Comune di Formia, anche se buon senso vorrebbe che i due
dirigenti riconoscessero i propri limiti professionali ed inoltrassero le
dovute dimissioni". è un duro attacco quello che Fantasia sferra contro la
gestione di alcuni settori del Comune, nonostante il suo partito faccia parte
integrante della maggioranza amministrativa e della giunta. "I cittadini
di Formia, sostiene il capogruppo di Rifondazione, non possono continuare a
sopportare le inadempienze della pubblica amministrazione e nella fattispecie,
di dirigenti incompetenti ed incapaci, soprattutto quando questi ultimi vengono
retribuiti lautamente dagli stessi contribuenti. I lavori di piazza della
Vittoria rappresentano solo la punta dell'iceberg di un dipartimento (quello
delle OO.PP.), che costituisce il punto più basso della gestione della città,
con decine di milioni di euro di residui attivi inutilizzati; 89 progetti di
Prusst presentati e nessuno ancora portato a termine; 8 milioni di euro per i
collettori fognari che giacciono da anni nel cassetto; i ritardi e le
incongruenze della rotatoria dei carabinieri e quelli per la manutenzione
urbana. Insomma, un dipartimento disastroso che opera nella piena inefficacia
ed inefficienza, così come al collasso è il settore dell'anagrafe comunale, che
rischia di implodere da un momento all'altro e che suscita quotidiane proteste,
da parte dei cittadini". Accuse pesanti quelle di Fantasia e dalle quali,
mancando riscontri certi e oggettivi, ovviamente ci dissociamo, riportandole per
solo dovere di cronaca. Vai alla homepage 03/02/2008.
( da "Tempo, Il" del 03-02-2008)
Gaetano D'Onofrio ANAGNI Importante incontro tra il sindaco Noto e i
primari dell'ospedale anagnino sulle drammatiche intenzioni del piano
aziendale, in corso di "revisione", che confermano la volontà di
chiusura di alcuni reparti. Home Frosinone prec Contenuti correlati Una lettera
dal carcere in difesa dell'attuale animatore Britney Spears ancora in ospedale
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della difesa Ehud Barak ha ... FINLANDIA Orrore in ospedale testa di topo nel
piatto Il ... Muore a due anni in ospedale dopo una crisi convulsiva "Ho
voluto l'incontro con i massimi esponenti del polo ospedaliero - ha dichiarato
il sindaco - per colmare alcune mie lacune e ascoltare nel dettaglio i dati
tecnici e gli attuali disagi, con particolare e attento studio su quelli
che potrebbero essere i peggioramenti che si verrebbero a creare con eventuali
deplezioni di reparti. Come primo cittadino e come massima autorità sanitaria
locale, consapevole delle razionalizzazioni negli ospedali periferici e dell'azione
in atto di riorganizzazione di tutta la sanità provinciale, devo altresì
rimarcare il fatto che il presidio anagnino sta assumendo sempre di più
caratteristiche di presidio emergenziale. Preso atto di alcuni criteri di
scelta, da parte dei vertici Asl, dati anche dai numeri di attività, è doveroso
evidenziare che il reparto di ostetricia del nostro ospedale, di cui si parla
di imminente chiusura, ha raggiunto abbondantemente il numero di parti previsti
dalle categorie accreditate. Stessa cosa vale per l'Utic, che ha affrontato 821
interventi solo nel
( da "Tempo, Il" del 03-02-2008)
CASSINO "Servire la vita. Aborto: vero servizio alla vita?".
E' questo il tema del convegno che si terrà questo pomeriggio all'Aula Pacis di
Cassino, organizzato dall'abazia di Montecassino, nell'ambito della Giornata
Nazionale per la vita dalla Conferenza Episcopale Italiana. Home Frosinone prec
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il Cus Ferrara Boccata d'ossigeno per gli Arieti Reinserito il Santuario di Giulianova
Cala l'antisemitismo in Europa secondo un rapporto dello Stato di Israele Shoah, ricordo indelebile Giornata della memoria Manifestazioni
in tutta Italia Oggi a Roma convegno su "Olocausto e negazionismo"
Rugby, con il Cus Ferrara Arieti in lotta per la salvezza Negazionismo, un
convegno Tra i relatori ci sarà Giuliano Ferrara, che proprio nei giorni scorsi
si è fatto promotore della richiesta di una moratoria europea sulla distruzione
di embrioni umani, aprendo un dibattito a vari livelli tra favorevoli e
contrari. E proprio la presenza del giornalista e direttore del quotidiano Il
Foglio convoglierà l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale sulla tavola
rotonda di questo pomeriggio che verrà aperta da Don Pietro Vittorelli, Abate
Ordinario di Montecassino e prevede gli interventi di Paola Binetti, Senatrice
della Repubblica. Moderatore sarà Stefano Maria Paci, vaticanista di Sky News.
"Servire la vita è considerarla un Valore assoluto, è rispettare e aiutare
la vita in ogni sua fase, in ogni situazione, in ogni contesto, perché la vita
umana ha in sé una dignità altissima che merita sempre e comunque rispetto,
sostegno e considerazione - si legge in una nota redatta dalla Cei - Oggi il
discorso si è fatto complesso e variegato: molti mettono in discussione la vita
come valore, ritenendo ìdegno di vivere" solo chi è sano, accettato e non
di peso per gli altri. Questo è in effetti il punto focale dell'acceso
dibattito che c'è nel paese: se si nega che sia ìpersona" il piccolo
embrione, o il malato terminale o l'anziano non più autosufficiente, non si ha
più nessuna remora a fare ricorso all'aborto, all'eutanasia, alle varie e
discutibili tecniche di fecondazione artificiale, cose spesso propagandate come
ìscelte di civiltà", in realtà inaccettabili non solo per una coscienza
cristiana ma per ogni coscienza, purché sgombra da pregiudizi". Proprio in
questi giorni, peraltro, " in corso una massiccia raccolta di firme per
chiedere la moratoria proposta da Ferrara, dopo che, grazie all'intervento
dell'Italia, si è chiesta e ottenuta presso l'Onu la moratoria per la pena di
morte. Se si ritiene inammissibile la condanna capitale di un essere umano -
fanno osservare dalla Cei -come conseguenza logica si deve sospendere sia
l'uccisione degli embrioni utilizzati a fine scientifico sia la pratica degli
aborti procurati". Per il neo abate di Montecassino si tratta del primo
vero appuntamento organizzativo, che arriva dopo poco più di un mese dal suo
insediamento alla guida della diocesi. Le conclusioni che verranno rassegnate
nei lavori di questo pomeriggio costituiranno oggetto di approfondimento del
tema a livello nazionale. Vai alla homepage 03/02/2008.
( da "Corriere della Sera" del 03-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data:
2008-02-03 num: - pag: 1 autore: di PIERLUIGI BATTISTA categoria: REDAZIONALE
Fiera del libro STAVOLTA SFIDIAMO IL BOICOTTAGGIO N o, stavolta bisogna fare
barriera. Stavolta non è possibile non avvertire il divario morale tra le
immagini ancora fresche del raccoglimento per la Giornata della memoria e
l'intimazione al silenzio minacciata contro gli scrittori ebrei. Stavolta bisogna chiedere ad Abraham Yehoshua, Amos Oz e David
Grossman di vincere la loro ritrosia e di sfidare il boicottaggio
anti-israeliano alla Fiera del libro di Torino. E alle autorità italiane,
ovviamente, di tutelare il loro diritto di parola. CONTINUA A PAGINA 30.
( da "Corriere della Sera" del 03-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-02-03
num: - pag: 33 categoria: REDAZIONALE CALENDARIO di SERGIO LUZZATTO Barenboim,
palestinese "Un vero cittadino di Israele deve andare incontro ai palestinesi con la mente aperta, o
almeno sforzandosi di capire che cosa la creazione dello Stato di Israele ha significato per loro". "Un vero cittadino di Israele deve chiedersi cosa gli ebrei hanno fatto, con tutta la loro
reputazione di intelligenza e di sapienza, per condividere con i palestinesi
tale patrimonio culturale". "Un vero cittadino di Israele deve chiedersi perché i palestinesi sono stati
condannati a vivere in catapecchie, secondo standard inadeguati di igiene e di
educazione, anziché essere dotati dagli occupanti di condizioni di vita
decenti, un diritto proprio di tutti gli esseri umani". Sull'International
Herald Tribune di mercoledì scorso, il musicista israeliano Daniel Barenboim ha
spiegato con parole come queste il suo gesto di accettazione della cittadinanza
palestinese. Parole semplici eppure preziose, che i bambini di Israele meriterebbero di leggere a scuola.
( da "Corriere della Sera" del 03-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-02-03
num: - pag: 30 autore: di PIERLUIGI BATTISTA categoria: BREVI Questo
boicottaggio va sfidato ISRAELE E LA FIERA DEL LIBRO SEGUE
DALLA PRIMA Si comprende lo spirito che ha indotto Giorgio Israel sul Foglio a
consigliare a Israele il boicottaggio dei boicottatori, un gesto ascetico e pedagogico
di rinuncia che, ricalcando la scelta di Benedetto XVI di non recarsi alla
Sapienza, rendesse ancora più evidente il volto intollerante degli imbavagliatori
di professione. Stavolta è diverso. Chi protesta perché a Torino saranno
presenti gli scrittori israeliani non contesta soltanto il diritto di esprimere
un'opinione: contesta loro il semplice fatto di esistere. Considerando Israele come il frutto di una brutale usurpazione, ogni
israeliano meriterebbe perciò di essere trattato come un usurpatore.
Cancellato. Indegno di esistere. E dunque bruceranno senza pudore, come al
solito, le bandiere con la stella di Davide. Accetteranno nelle loro schiere,
come al solito, chi si traveste da terrorista, con la cintura esplosiva ben
esposta attorno al corpo come quella usata dagli jiahdisti per deflagrare nelle
strade di Tel Aviv e Gerusalemme allo scopo di uccidere quanti più
"sionisti" (bambini compresi) è possibile. Qualche anno fa un corteo
che si diceva solidale con gli oppressi e i perseguitati del mondo circondò con
bastoni e urla raccapriccianti il Ghetto ebraico di Roma, quello dei
rastrellamenti del 16 ottobre 1943, destinazione Auschwitz. Non ci fu un grande
sdegno, come se quell'episodio rappresentasse qualcosa di sgradevole certo, ma
normale. Come è normale bollare i figli di Israele
come i "nuovi nazisti" e suggerire spaventose somiglianze iconiche
tra la croce uncinata e la stella di Davide. Ecco, non può più essere normale
che la semplice presenza degli ebrei di Israele a
Torino sia considerata addirittura come un'offesa. Non può più essere normale
che una minoranza fanatica disponga del diritto dei torinesi di ascoltare ciò
che hanno da dire gli scrittori israeliani. Non può essere normale che vinca
con il suo appello al boicottaggio Tariq Ramadan, ideologo dell'islamismo
fondamentalista, un volgare antisemita che dopo l'11 settembre accusò gli
intellettuali francesi di essere alla mercé di una "cricca" di ebrei
e ciò nonostante viene calorosamente accolto come una creatura esotica nei
salotti dell'intellighenzia italiana. Non è normale che il direttore della
Fiera del libro torinese Ernesto Ferrero sia costretto a giustificare un atto
coraggioso ma che dovrebbe essere, questo sì, considerato persino ovvio:
invitare chi scrive libri a una festa del libro. Non è normale che Valentino
Parlato sulle colonne del manifesto venga lasciato solo e insultato perché ha
criticato la scelta dissennata di boicottare gli ebrei. Non è normale che uno
scrittore come Tahar Ben Jelloun, schierandosi su Repubblica contro il
boicottaggio di Torino, inviti a dissociare le responsabilità degli scrittori
israeliani da quelle del governo di Israele: loro cui
viene concessa la patente d'innocenza, quest'ultimo colpevole per definizione.
Colpevole comunque, colpevole di esistere, colpevole di esser nato sessant'anni
fa sulla base di una spartizione tracciata dall'Onu per dare una vita a uno
Stato nelle cui librerie sono liberamente esposte le opere di Edward Said,
l'intellettuale palestinese e anti- israeliano il cui nome è ancora oggi
tassativamente proibito a Gaza, dove spadroneggiano gli squadroni di Hamas. Non
è normale che si accrediti come paladino della lotta all'oppressione chi non
spende una parola per protestare contro gli Stati in cui si fa scempio
quotidiano di diritti umani fondamentali. E non è normale che esponenti
piemontesi del Pdci e di Rifondazione aderiscano impunemente a questa campagna
di intolleranza estranea, ne siamo certi, alla sensibilità di Fausto
Bertinotti. Per questo è un buon segnale che gli organizzatori della Fiera
tengano duro, che gli sponsor privati, come ha sostenuto Franzo Grande Stevens,
non possano assistere muti a una simile campagna censoria, che le istituzioni
di Torino e del Piemonte dicano che non intendono cambiare la loro linea. Per
questo il bel gesto della rinuncia stavolta non funzionerebbe. Non servirebbe a
rompere l'incantesimo di assuefazione che ha favorito il diffondersi della prepotenza
intollerante. Stavolta a Torino gli scrittori, gli israeliani, gli ebrei devono
poter parlare.
( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2008)
Gaza, chiuso il passaggio per Rafah di Redazione - domenica 03
febbraio 2008, 09:41 Il Cairo - Il confine fra l'Egitto e la striscia di Gaza a
Rafah è stato chiuso oggi, in seguito ad una operazione concordata fra la
polizia egiziana e le forze di Hamas che controllano la Striscia. Dalle prime
ore della mattinata la radio di Hamas avverte la popolazione di Gaza che per il
momento non è più possibile raggiungere il territorio egiziano. Il confine era
stato aperto due settimane fa da miliziani palestinesi che avevano fatto
saltare con la dinamite lunghi tratti della barriera di confine. In seguito
reparti egiziani hanno però provveduto ad impedire il transito stendendo fili
spinati ed ammassando altri ostacoli. Da oggi, riferiscono testimoni oculari,
il transito di mezzi viene impedito del tutto. Resta aperto un piccolo varco
attraverso il quale viene consentito il transito di palestinesi che dal Sinai
egiziano intendono rientrare a Gaza e, in senso contrario, di egiziani che
trovandosi nella Striscia vogliono adesso rientrare in patria. Ieri un
dirigente di Hamas, Mahmud a-Zahar, ha detto che questi sviluppi sono stati
concordati in contatti diretti fra la sua organizzazione e i dirigenti
egiziani. Nel frattempo resta molto elevata la tensione nel
sud di Israele, lungo il confine con l'Egitto, nel timore di infiltrazioni di
terroristi palestinesi che potrebbero essere in procinto di lanciare attentati.
Nei giorni scorsi le autorità egiziane hanno reso noto di aver catturato una
dozzina di miliziani armati originari di Gaza. Secondo i servizi di
sicurezza israeliani molti altri potrebbero trovarsi ancora nel Sinai. Dalla
settimana scorsa la zona vicina al confine con l'Egitto è stata definita
"off limits" ai civili israeliani da parte delle autorità militari.
( da "Giornale.it, Il" del 03-02-2008)
Di Redazione - domenica 03 febbraio 2008, 09:41 Il Cairo - Il confine
fra l'Egitto e la striscia di Gaza a Rafah è stato chiuso oggi, in seguito ad
una operazione concordata fra la polizia egiziana e le forze di Hamas che
controllano la Striscia. Dalle prime ore della mattinata la radio di Hamas
avverte la popolazione di Gaza che per il momento non è più possibile
raggiungere il territorio egiziano. Il confine era stato aperto due settimane
fa da miliziani palestinesi che avevano fatto saltare con la dinamite lunghi
tratti della barriera di confine. In seguito reparti egiziani hanno però
provveduto ad impedire il transito stendendo fili spinati ed ammassando altri
ostacoli. Da oggi, riferiscono testimoni oculari, il transito di mezzi viene
impedito del tutto. Resta aperto un piccolo varco attraverso il quale viene
consentito il transito di palestinesi che dal Sinai egiziano intendono
rientrare a Gaza e, in senso contrario, di egiziani che trovandosi nella
Striscia vogliono adesso rientrare in patria. Ieri un dirigente di Hamas,
Mahmud a-Zahar, ha detto che questi sviluppi sono stati concordati in contatti
diretti fra la sua organizzazione e i dirigenti egiziani. Nel
frattempo resta molto elevata la tensione nel sud di Israele, lungo il
confine con l'Egitto, nel timore di infiltrazioni di terroristi palestinesi che
potrebbero essere in procinto di lanciare attentati. Nei giorni scorsi le
autorità egiziane hanno reso noto di aver catturato una dozzina di miliziani
armati originari di Gaza. Secondo i servizi di sicurezza israeliani
molti altri potrebbero trovarsi ancora nel Sinai. Dalla settimana scorsa la
zona vicina al confine con l'Egitto è stata definita "off limits" ai
civili israeliani da parte delle autorità militari.
( da "Liberazione" del 03-02-2008)
Tuttitalia Un ponte per? organizza dal 22 marzo al 1 aprile un viaggio
di di conoscenza e solidarietà in Giordania con un gruppo di 10 persone
Tuttitalia Un ponte per? organizza dal 22 marzo al 1 aprile un viaggio di di
conoscenza e solidarietà in Giordania con un gruppo di 10 persone. Presto
maggiori informazioni e costo del viaggio definitivo sul sito
dell'associazione. Nel frattempo chi è interessat* lo segnali sin d'ora
all'e-mail viaggi@unponteper.it. Putignano (Ba) Infopoint Emergency dalle 9
alle 13 al Carnevale. Napoli Con Paul Connet, fondatore della rivista Rifiuti
Zero e docente di Chimica ambientale e tossicologica alla Saint Lawrence
University di Canton, New York, discutiamo di Rifiuti: la scelta
dell'incenerimento è pericoloso . Alle 10.30 scuola media Falcone di Pianura e
lunedì alle 10.30 nell'Aula Pessina della Facoltà di Giurisprudenza
dell'Università Federico II. Frosinone Dalla Puglia, rock e emozioni con
Vegetable G in concerto Cantina Mediterraneo in via A. Fabi 341. Roma Andrea
Bajani presenta il suo libro Se consideri le colpe alle 19.30 libreria Giufà in
via degli Aurunci 38; con Goffredo Fofi e Christian Raimo. Sabato 26 gennaio
quindici scrittori nati nel profondo nord est si sono dati appuntamento a
Treviso per dire basta ai sindaci sceriffi e ai loro provvedimenti di stampo
razzista. Mauro Covacich racconta l'esito dell'iniziativa e il suo senso più
autentico: un duplice atto di protesta contro gli stereotipi che dipingono il nord
est come un'indistinta plaga razzista e contro quegli intellettuali che,
davanti allo scandalo degli sceriffi catodici, si accontentano di rispondere
con l'indifferenza. Hic sunt leones : alle 18.30 al Griot di via Santa Cecilia
1. Da primo pomeriggio fino a tardi, una giornata speciale dedicata a tutt* in
via Fanfulla da Lodi 68: Carnevale al Necci . I e le piccol* possono divertirsi
con il laboratorio per Piccoli Pizzaioli , il teatro dei burattini, le
merendine e le maschere; i e le grandi trovano una piacevole degustazione di
vini e formaggi, aperitivo con un dj set 100% vinile. L' AltroCarnevale del
Pigneto - Prenestino è gemellato con il Carnevale del Gridas di Scampia (Na):
alle 15 corteo musicale in maschera con Ciclofficina, Titubanda, Malamurga e
Circofficina dall'isola pedonale del Pigneto e alle 16.30 all'Ex Snia di via
Prenestina 173 gran finale in festa con circo, balli in costume, il grande
gioco ripuliamo il mondo, viaggio nella lavatrice, fuochi d'artificio, dolci
dal mondo e... le frappe di fra frappista. Una critica feroce alle istituzioni
religiose , delineando un ampio panorama di nefandezze e orrori perpetrati
dall'Inquisizione e dalle guerre di fede, che, arrivando fino ai giorni nostri,
alterna i toni lividi di un elenco dei caduti alle tinte grottesche di precetti
e comandamenti che sfiorano il ridicolo nella loro incapacità di adattarsi alle
evoluzioni sociali: Progetto Zoran in Vox in Rama, l'Angelo di Tiàtira alle
21.30 al Teatro Betti viale delle Mura Aurelie 19. Penelope aspetta e tesse un
mantello di storie; tesse, inventa e racconta le storie che allontanano Ulisse,
per trattenere il tempo, per allontanare la morte e poi sfila tutto; ma Ulisse
torna e l'attesa che era sogno diventa il dolore muto della guerra. E lei
racconta ancora, fino a che il racconto scioglie quello che non si può dire e
rompe la solitudine e ritrova il coraggio e l'orrore e la meraviglia: I fili di
Penelope di e con Tiziana Scrocca lunedì alle 21 Teatro L'Orangerie in via
Alessandro Vola 41. Europa Levante e Biblioteche di Roma presentano Parole di
pace per il Kudistan . Lunedì alle 19 alla Biblioteca Rispoli di piazza
Grazioli 4, Giorgio d'Amato ci parla del suo libro "Sonata per i
porci" (Michele di Salvo) mentre Antonio Olivieri della situazione in
Kurdistan turco, performance di butoh di Chiara Burgio, foto, video e buffet
tipico a sostegno del progetto Biblioteche solidali. Raccolta firme per la
legge di iniziativa popolare sui trattati internazionali, le basi e le servitù
militari: Ferma la guerra, firma la legge . Lunedì alle 19 al Mads di via dei
Sabelli 2 presentazione dello spettacolo Marx a Roma di Marx in Soho di H. Zinn
e assemblea con Nella Ginatempo della Rete sempre contro la Guerra, Gigi
Malabarba e Nando Simeone di Sinistra Critica e Alberto Valleriani del
coordinamento contro la guerra Valle del Sacco. Alle 21 la proiezione delle
inchieste di Rai News 24 Terra esplosiva di Marincola e Masella e Base Usa di
Sigonella, pericolo annunciato di Torrealta, Saso e Masella. Concerto della
Short's Monday Night Orchestra condotta dal maestro M. Omicini per finire alla
grande. Proiezione di imperdibili e serie-tv al Forte Prenestino con Siate
Serial : alle 18.30 Happiritivo, goloso aperitivo vegetariano e alle 21 Lost in
intergalattica anteprima europea. Serata a sostegno dell'associazione Don't
forget Africa al Mads di via dei Sabelli 2: alle 19 rock e indie con Il Furto
del Fuoco + Mug + Ilenia Volpe. Un viaggio senza tempo nella musica folk
americana con Listing Ship live + Mosquitos al Villaggio globale; ma non
dimenticate alle 13 la cucina africana di Lisette! Arte del Territorio -
Territorio dell'Arte propone Me ne fotto di e con Rocco Barbaro al Circolo
degli Artisti. Un grande: Tony Cerqua Gang live Big Mama. Come ogni prima
domenica del mese al csa La Torre, dalle 10 al tramonto c'è MercaTorre
Contadino, il mercato del biologico autocertificato : frutta, verdura, miele,
conserve, prodotti artigianali, salumi,pane, formaggi, vini e tanto altro
"autocertificato" e a *prezzo sorgente* con la possibilità di
conoscere direttamente chi produce il cibo che mangiamo; alle 13.30 bio pranzo,
simultanea di scacchi e laboratorio di preparazione del formaggio di pecora.
Firenze La prima domenica di ogni mese fino a maggio, visita guidata e attività
a sorpresa per Domeniche matematiche : alle 16 Giardino di Archimede in via San
Bartolo a Cintola 19a visita guidata; alle 17 le tabelline in musica incontro
spettacolo a cura di SphinX e Gorgò. Prenotarsi allo 0557879594. Discutiamo
dell'esperienza comunitaria di educazione religiosa, laica e non convenzionale:
Incontro della Comunità Isolotto alle 10.30 baracche di via degli Aceri 1. Per
il nuovo ciclo di incontri filosofici di Quinto Alto, secondo percorso di
lettura di Marino Rosso: L 'avvenire di un'illusione di Sigmund Freud.
Psicoanalisi della fede religiosa. Lunedì alle 17.15 nella Sala Ferri di
Palazzo Strozzi. Fino all'11 febbraio Bunueliana , la restrospettiva completa
dei film realizzati dal maestro del cinema Luis Bunuel, con qualche curiosità
in più, come i film a lui ispirati o che lui ha ispirato. Lunedì alle 20 alla
Cineteca di via Reginaldo Giuliani 374 La selva dei dannati dal romanzo di
Lecour; alle 21.30 Bella di giorno di Bunuel. Si apre il IX seminario di
Geopolitica di Vie Nuove: India, una Grande tra i Grandi per scoprirne i vari
aspetti della politica, dell'economia e del bagaglio culturale. Lunedì alle 21
Vie Nuove in viale Giannotti 13. Sesto F. (Fi) Un monologo tra affabulazione e
ironia per riflettere su religione e i vari tipi di "diversità" , un
inno a vivere ognuno la propria identità aldilà di una moralità imposta che
sempre più si allontana dalle reali necessità delle persone. Alessandro
Baldinotti in La nuova tonaca di Dio alle 21 Teatro della Limonaia. Agliana
(Pt) Teatro per ragazz* con La tigre con le scarpe da ginnastica di Emanuela
Nava per la regia di Andrea Mancini alle 16 polispazio Hellana in via Mazzini.
Forlì Infopoint Emergency in piazza Saffi. Bologna Davanti a una buona pizza,
ascoltiamo la radio, scambiamo pareri e notizie: incontri di appassionati del
radioascolto alle 13 Trattoria del Rosso in via Augusto Righi 30. Grande festa
di Carnevale per bambin* di tutte le età con giochi e musica alle 17 Scuola
popolare di musica Ivan Illich di via Giuriolo 7. Parte lunedì, a cura di Ya
Basta, il corso di lingua italiana per donne migranti ad accesso libero e
gratuito, in via Casarini 17/4. Il lunedì e mercoledì dalle 9.30 alle 11.30.
Info: 0516493234. Letizia Bianchi legge da Jane Austen Persuasione lunedì alle
21 circolo Pavese in via del Pratello 53. Barend Middelhoff & Teo
Ciavarella Trio Tribute to Stan Getz lunedì alle 22 La Scuderia di piazza Verdi
2. Casalecchio (Bo) A cura degli Amici di Beppe Grillo, il seminario gratuito
Risparmio energico negli edifici lunedì alle 21 Casa per la Pace in via
Canonici Renani 8 con Claudio Zini ricercatore del Cnr, l'architetto Nicola
Rimondi e Giorgio Gualandi del Progetto Energiamo. S. Lazzaro (Bo) Infopoint
Emergency Festa degli Aquiloni. Calderara (Bo) Una storia che parla della
voglia di libertà, del senso di responsabilità e del filo che lega il mondo
ideale che si desidera realizzare: Storia di un palloncino di e con Silvano
Antonelli alle 17 Teatro Spazio Reno in via Roma 12. Imola (Bo) Canzoni di
Fabrizio de André, Francesco Guccini, Francesco de Gregori, Ivano Fossati
interpretati da Vittorio Bonetti, Andrea Morelli, Roberto Bartoli. Letture di
Carlo Lucarelli. E' lo spettacolo pro Emergency alle 21 al teatro comunale di
Mordano. Verona Incontro pubblico di autoformazione sull'Economia solidale:
Finanza etica ed economia solidale lunedì alle 17 Corte Molon in via della Diga
17. Con l'economista Cristina de Simoi e con Luca Salvi e Andrea Taddei di
Banca Etica. Il suo film più sottovalutato, un'idea crepuscolare per salutare i
suoi attori mito: Kvinnors Väntan (Donne in attesa) di Igmar Bergman del 1952,
lunedì alle 21 Biblioteca teatrale della Fondazione Aida, all'interno della
Caserma Passalacqua in via L. Bonomi. Per "Regina Coeli - Quando gli
Uomini raccontano le Donne", la cinerassegna sulla violenza sulle donne.
Pieve di C. (Vr) A sedici anni dalla morte Memoria di padre David Maria Turoldo
. Alle 18 nella Chiesa romanica con Luigi Adami, Alessandro Anderloni, M.
Benedetti, S, Bressan, Marco Campedelli, O. Castagna, L. Ferrari, E. Lerco,
Elisabetta Zampini. E i cori Le Falie e Corale parrocchiale. Pescantina (Vr)
Sahid e Khaled sono cresciuti in una comunità di rifugiati palestinesi a
Nablus: si offrono volontari come kamikaze e le loro vite senza speranza
vengono sconvolte quando vengono scelti per un attentato da compiere a Tel
Aviv. Comincia un estenuante viaggio che segue le convinzioni e le certezze dei
due nelle 24 ore che precedono il loro attentato. Paradise Now il film di Hany
Abu-Assad alle 16.30 al Bioagriturismo Tirtha in via
Tremolè 18 per Esperimento Cineforum Palestina Terra
Promessa . Vicenza Primolunedìdelmese ti invita all'incontro La nonviolenza
come levatrice della storia lunedì alle 20.30 ai Carmini in corso Fogazzaro
250, una riflessione su una nuova società glo-cale, vincendo l'assuefazione di
cuori e menti all'ingiustizia, producendo concreti segni di pace. Con il
teologo Armido Rizzi già animatore della Scuola della Pace di Fiesole. Brendola
(Vi) Un mondo parallelo che ha per protagonisti spiriti, streghe e misteriose
entità. La proiezione del film La Bussola d'Oro alle 15 e alle 17.30 nella Sala
della Comunità di via Carbonara 30. Trieste Ci piaccia o no, il nostro destino,
nel bene e nel male, è legato a quello della natura... Storie di alberi, storie
di uomini , dai racconti di Mauro Corona una lettura con musica dal vivo, da
lunedì a mercoledì 6 alle 21 al Teatro Miela. Trento Parliamo di quanto sta
avvenendo in Kenya e in altre zone del Corno d'Africa, come il Gibuti e
l'Eritrea. L'Africa di questi giorni: missioni e conflitti : lunedì alle 20.30
Centro missionario diocesiano in via San Giovanni Bosco 7 con don Ivan Maffei,
Fabio Pipinato e frà Fiorenzo Losa. Rovereto (Tn) Testimonianze di viaggio con
Giuseppe Villarusso di Emergency, video e il Coro Disordine Sparso per Voci
dall'Africa. Emergency in Sierra Leone . Lunedì alle 20.30 Centro civico Brione
in via Silvio Pellico 16. Lodi Serata di Musica per Emergency con cucina e
birreria al M'Interessi di Quartiano (vicino alla chiesa). Appuntamento alle
19. Varese From London il jazz di A to Z in concerto Cantine di El Quixote @
"Sancho Panza" in via de Cristoforis 5. Como I Lunedì del Cinema
propongono 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni di Cristian Mungiu lunedì alle 20.15
e 22.15 cinema Gloria di via Varesina 72. Lentate (Co) Canto, poesia,
riflessione. L'Ensemble Nemasté in La pace verrà alle 17 Teatro Sant'Angelo.
Alzate B. (Co) Per "Oltre lo sguardo cinema", alle 21 Sala civica via
IV Novembre 23 il film Machuca e dibattito a cura della sociologa Francesca di
Mari. Milano Il comune sfratta i superstiti dei Lager dalla sede di via
Bagutta. Manifestazione spettacolo a fianco dell'Aned alle 10.45 al Teatro San
Fedele: Memoria viva con anche l'ex magistrato Gherardo Colombo, le attrici
Lella Costa e Marina Senesi, l'attore Flavio Oreglio, il musicista Fabrizio
Canciani, il regista Renato Sarti, Massimo Cirri conduttore della trasmissione
di RaiRadio 2 Caterpillar, il gruppo bresciano Klezmorin, il trio Mirkovich, la
pianista Monica Catarossi, il violinista Francesco Comisso, la flautista
Valeria Perretti, l'ex associazione intitolata all'ex deportato Roberto
Camerani e Angelo Zaninello sindaco di Cinisello Balsamo. Le donne della Libera
Università e le Donne in Nero incontrano Stasa Zajovic fondatrice delle Donne
in Nero di Belgrado e attivista di Women's solidarity against war" e
Marieme Lucas algerina fondatrice della rete internazionale Wluml e di Siawi.
Giustizia di transizione: l'impegno delle donne per la pace e la realizzazione
dei diritti umani contro tutti i fondamentalismi : lunedì alle 18 Libera
università delle donne in corso Porta Nuova 32. Associazione A77 e Casa della
Cultura in occasione della presentazione del saggio Modi di morir (Bollati
Boringhieri) di Iona Heath, propongono l'incontro con l'autrice lunedì alle
( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)
Scritto&parlato Un abbonamento in regalo Cari amici del manifesto,
sono Maria la pensionata che aveva scritto una lettera, pubblicata sul
manifesto del 29 dicembre scorso protestando perché toglievate le figurine
dalle edicole. Ho ricevuto un grande aiuto da tanti compagni per l'album ma
soprattutto ho ricevuto in regalo da un gruppo di compagni romagnoli,
capitanati da Daniele di Rimini, un abbonamento al manifesto, che al mio paese
non arriva. Sono molto contenta e voglio ringraziare tutti quelli che hanno
contribuito a fare in modo che mi capitasse questa bella cosa. Non avrei mai
pensato che la lettera che vi ho scritto perché prolungaste l'uscita delle
figurine mi avrebbe portata a tanto! Sono amareggiata e preoccupata per quanto
sta succedendo ma spero che il buon senso e la serietà di tante persone abbia
il sopravvento sulla stupidità di purtroppo molti. Ho fatto una piccola
donazione al giornale per essere anche io una vostra sostenitrice. Saluti.
Maria Laretto Più coraggio Non se ne può più di vedere i "leader" (lo
metto tra virgolette perché per me alcuni non lo sono più) della sinistra
andare a Ballarò e altre trasmissioni a autocelebrarsi con posizioni
autolesioniste come quella del Partito dei comunisti italiani di andare subito
alle elezioni. Capisco che Diliberto abbia paura di scomparire a causa di
un'ipotetica legge elettorale alla francese. Forse non ha ancora capito che la
sinistra si deve unire in una unica forza (partito se proprio bisogna dirla in
modo che sia chiaro) e deve essere socialista e ambientalista al tempo stesso.
Solo così la sinistra italiana può pensare di sopravvivere e forse contare
qualcosina. Cosa che penso in casa del Partito della rifondazione comunista
abbiano ampiamente capito (spero)! Detto questo, vista la grande risposta avuta
nell'autunno scorso dalla manifestazione organizzata dal manifesto, perché questo
piccolo grande giornale non si fa promotore di un'iniziativa analoga ma al fine
di creare un nuovo grande soggetto politico della sinistra unita (parole grosse
forse?) Chiedete un po' in giro e vedrete che il momento è propizio, aspettare
oltre può essere fatale. Paolo Comastri Ma la sinistra che vuole? Berlusconi
sta mettendo insieme una destra dai 17 partiti (da Forza Nuova al Ccd), 14 dei
quali sotto il 2 per cento. In questo modo può blindare le Camere insieme ai
suoi scudieri approfittando del fatto che l'attuale legge elettorale in vigore
impone le liste bloccate e gli schieramenti, e cioè permette la scelta da parte
del boss dei candidati di schieramento realmente "papabili" uno per
uno. Perché Berlusconi (Berlusconi, ragàss!) - con questo congegno fra le mani
e con i media in pugno - dovrebbe mostrare senso dello stato? Ha ragione Ilvo
Diamanti: lì ci sono le fondamenta per la nascita di una monarchia
costituzionale (dopo Silvio, Piersilvio) e a chi - di grazia - il Berlusca
dovrebbe dimostrare questa magnanimità? A chi, sinistra ufficiale compresa, ha
avuto due anni di tempo e non ha fatto nulla sul piano della legge elettorale,
nulla per risolvere il conflitto di interessi, nulla per superare il
precariato, nulla per ostacolare l'assalto clericale allo stato, etc. Cioè a
chi è in rotta di collisione con la propria base elettorale? Mah! Parafrasando
la Dominijanni, prendiamo atto che oggi fra sinistra ufficiale e sinistra
sorgiva c'è uno scollamento così grande che solo da una palingenesi può nascere,
letteralmente, una nuova generazione di sinistra capace di descrivere una nuova
rotta per la sinistra nel paese. Leonardo Angelini, Reggio Emilia Libertà
d'espressione La notizia rappresenta, certo, un colpo basso. L'Unione degli
scrittori arabi ha inviato una lettera per protestare contro
la designazione di Israele come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro di Torino. Si
afferma che invitare un paese che sta ponendo l'assedio alla Striscia di Gaza
sarebbe una provocazione inaccettabile da parte degli intellettuali e del
popolo arabo. Concordo senz'altro con Valentino Parlato, che sulle pagine del
manifesto ha preso posizione contro questo boicottaggio (il 24 gennaio
con l'articolo "Un boicottaggio sbagliato" e domenica scorsa con la
rubrica scritto& parlato, ndr), riconoscendo la malafede di un certo
antisemitismo sempre in agguato nello "zoccolo duro" della sinistra
italiana. Ma forse il problema non è solo "politico". E' l'idea
stessa di democrazia a subire in questo caso un contraccolpo pericoloso, come
testimonia anche il recente episodio che ha coinvolto papa Benedetto XVI e
l'Università La Sapienza di Roma. Io non posso che difendere la libertà di
espressione, e in modo radicale, essendo italiana e quindi permeata di quei
valori di tolleranza che risalgono agli albori della civiltà moderna
occidentale, dal Rinascimento in poi. Probabilmente, non vi è bisogno di
alimentare la polemica. Basta dire, insieme allo scrittore italo-iracheno
Younis Tawfik, che così andando le cose "la Fiera del Libro diventerà
un'arena politica, un luogo di scontro. E addio alla letteratura". Spero
che ciò non accada, naturalmente, ma continuo a pensare che le derive
fondamentaliste interne alla democrazia siano il sintomo di un malessere
globale, planetario, che si deve avere il coraggio di affrontare. Per il bene
della cultura, innanzi tutto, che è operatrice di pace per definizione. Come ha
anche detto Davide Ferrario, in un suo intervento, "rispondere col muro
del silenzio e del boicottaggio è cadere nella stessa logica di chi i muri veri
li costruisce per dividere i popoli e gli individui". Elisabetta Sgarbi
direttore editoriale Bompiani.
( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)
Gaza, gli islamisti puntano ora a controllare il confine con lo stato
vicino, Israele permettendo Rafah chiude, accordo
Hamas-Egitto Michele Giorgio Gerusalemme Per dieci giorni il canale di Suez è
stato, di fatto, il confine tra la Striscia di Gaza e l'Egitto e il Sinai si è
trasformato in un'enorme "free zone". Da oggi si torna indietro. Il
Cairo ha annunciato che entro questa sera il valico di Rafah tornerà ad essere
chiuso, con il pieno accordo di Hamas. A confermarlo è stato l'ex ministro
degli esteri del movimento islamico Mahmud Zahar, che per tre giorni ha
discusso con gli egiziani il futuro della frontiera. Qualcosa di grosso bolle
in pentola perché il "sì" di Hamas alla chiusura del valico, poche
ore dopo aver escluso questa soluzione, conferma che il Cairo e il movimento
islamico hanno effettivamente raggiunto intese importanti anche se non scritte.
Non è un caso che, proprio ieri, con due interviste, i dirigenti di Hamas
abbiano ribadito di voler vedere Gaza libera dalla dipendenza da Israele e ricevere beni di prima necessità, carburante ed
elettricità dall'Egitto. "Vogliamo indirizzarci verso il disimpegno
economico dall'occupazione israeliana", ha detto il primo ministro deposto
Ismail Haniyeh al quotidiano Filastin. "L'Egitto ha una capacità migliore
di soddisfare le esigenze di Gaza", ha proseguito. Haniyeh ha aggiunto che
gli osservatori dell'Ue potranno tornare ad operare a Rafah a condizione però
che risiedano a Gaza. Hamas pensa ora alla creazione di un'entità sganciata da Israele e separata completamente dalla Cisgiordania? Probabilmente no,
anche perché ciò non farebbe altro che favorire il disimpegno israeliano dai
Territori palestinesi che ha occupato nel 1967. Allo stesso tempo Hamas lancia
un messaggio all'Anp di Abu Mazen, ovvero che la soluzione per il valico di
Rafah deve necessariamente prevedere il coinvolgimento del movimento islamico.
Il consigliere di Haniyeh, Ahmed Yusef, in una intervista al quotidiano saudita
al Sharq al Awsat, ha spiegato che Hamas, abbattendo il 23 gennaio la barriera
sul confine tra Gaza e l'Egitto, ha dimostrato di avere idee, capacità di
manovra e la determinazione giusta per sottrarsi all'assedio israeliano.
"Abbiamo presentato nei giorni scorsi progetti di collaborazione ai
partner egiziani - ha detto Yusef - in particolare abbiamo proposto che sia il
Cairo a rifornire Gaza di carburante ed elettricità". Yusef ha aggiunto
che diversi paesi arabi hanno mostrato interesse verso queste soluzioni che
renderebbero vano l'embargo economico israeliano in atto da quando Hamas, lo
scorso giugno, ha preso con la forza il potere a Gaza, escludendo l'Anp di Abu
Mazen. Il consigliere di Haniyeh ha persino ipotizzato l'utilizzo nella Striscia
di dinari giordani o delle lire egiziane al posto degli shekel israeliani.
L'Egitto non ha risposto e difficilmente accetterà le soluzioni proposte da
Hamas, poiché è vincolato al rispetto di accordi con l'Anp e Israele.
Sono in molti però a pensare che i tempi della chiusura ermetica a tempo
indeterminato del valico di Rafah siano finiti. L'Egitto ha probabilmente
promesso ad Hamas la riapertura della frontiera di fronte ad un nuovo acuirsi
della crisi umanitaria a Gaza a causa dell'embargo israeliano. Il quadro della
situazione nella Striscia comunque resta precario. Dieci giorni di apertura del
confine con l'Egitto non hanno certo risolto i problemi più gravi, a cominciare
dalle forniture di carburante. A Gaza ora sono reperibili gran parte dei generi
alimentari di base ed è più facile fare il pieno, grazie agli ambulanti che
vendono agli angoli delle strade la benzina (conservata in taniche) comprata in
Egitto. Ma le stazioni di rifornimento sono a secco e scarseggia come sempre il
gasolio, necessario per il funzionamento della centrale elettrica e per gli
impianti di riscaldamento degli edifici pubblici. Ieri sono tornati a scuola -
dopo la pausa invernale - 250 mila studenti che hanno trovato aule fredde e, in
molti casi, senza elettricità. La possibilità che possano avere in futuro
scuole riscaldate è minima visto che l'Alta Corte di Giustizia israeliana
qualche giorno fa ha sentenziato la "legittimità" delle limitazioni
decise dal governo Olmert alle forniture di carburante a Gaza.
( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)
L'intervento Boicottare? Ma il bavaglio è sempre un boomerang È
incredibile come due Feste del libro possano diventare terreno di aspro scontro
tra esponenti di due religioni del Libro. Eppure è quel che sta succedendo
sull'opportunità o meno di boicottare la Fiera del Libro di Torino che si terrà a maggio perché intende avere come ospite
d'onore Israele (nel 60.mo anniversario della sua fondazione) e chiama a parlare
scrittori come David Grossman, Amos Oz e Abraham Yehoshua. Anche il Salone del
Libro di Parigi di marzo ha Israele come ospite d'onore e
rischia anch'esso un boicottaggio patrocinato, tra gli altri, dalla scrittrice
palestinese Suad Amiry, dall'egiziano Tariq Ramadan, e sulle nostre
pagine da Omar Barghouti. Ma non tutti gli intellettuali di origine islamica
sono a favore del boicottaggio: contrario è lo scrittore iracheno Younis
Tawfik, come il marocchino Tahar Ben Jalloun. Né tutti gli intellettuali
ebraici sono contrari: il poeta israeliano Aaron Shabtai rifiuta infatti di
partecipare al Salone di Parigi. Frattura anche nella sinistra italiana: il Partito
dei comunisti italiani ha promosso il boicottaggio, mentre le ragioni contrarie
sono state espresse da Valentino Parlato (pur preso a male parole da parecchi
nostri lettori). Nella forma più drastica, per i boicottatori non può essere
posto al centro di un evento culturale l'anniversario di uno stato occupante
come Israele (Shabtai): ma nessuno può negare che
quell'evento del
( da "Stampa, La" del 04-02-2008)
Avraham B. Yehoshua UN ATTO CONTRO LA PACE Alcuni amici italiani mi
hanno informato che l'invito a Israele di presenziare
in qualità di ospite d'onore della fiera del Libro di Torino ha scatenato un
vero e proprio parapiglia. Che alcune associazioni di scrittori arabi di
nazionalità giordana e siriana, e naturalmente anche associazioni di scrittori
palestinesi, minacciano di boicottare la fiera e che organizzazioni
italiane di sinistra aderiscono alla protesta pretendendo che l'invito a Israele venga ritirato. In veste di scrittore israeliano sostenitore
della sinistra e da anni propugnatore della pace, mi sia permesso di
intromettermi in questo dibattito per sostenere che il boicottaggio non solo è
ingiusto ma anche dannoso al processo di pace nel quale tutti riponiamo
speranze. E'ingiusto da un punto di vista morale perché Israele è stato fondato sessant'anni fa in seguito a una
decisione delle Nazioni Unite supportata sia dagli Stati occidentali sia da
quelli del blocco comunista che deliberarono la divisione dell'allora Palestina in due Stati: uno ebraico e uno palestinese. E se
uno Stato palestinese non fu creato nel 1948 la colpa è da imputare ai
palestinesi stessi e soprattutto alle nazioni arabe, che respinsero categoricamente
la decisione dell'Onu proclamando l'intenzione di distruggere con le armi lo
Stato ebraico. La "Nakba" (catastrofe) come i palestinesi definiscono
la creazione di Israele nel 1948, fu principalmente il
risultato della guerra da loro dichiarata contro lo Stato ebraico, nato nel
sangue e a prezzo di ingenti perdite, e del quale si rifiutarono per anni di
riconoscere la legittimità. Ancora oggi le posizioni di Hamas, di Hezbollah e
dell'Iran, che invocano la distruzione di Israele,
riecheggiano direttamente la presa di posizione del mondo arabo nei confronti
di Israele agli esordi della sua esistenza. Ma anche
dopo la sconfitta del 1948 la maggior parte del territorio che in base alla
decisione delle Nazioni Unite era destinato alla creazione di uno Stato
palestinese rimase in mano ai palestinesi. Se questi avessero accettato la
presenza di uno Stato ebraico al loro fianco, avrebbero potuto crearne uno loro
ancor prima della Guerra dei Sei Giorni, nel 1967. La Cisgiordania era allora
interamente sotto il controllo del regno Hashemita che aveva accolto
numerosissimi profughi palestinesi e inserito molti di loro fra i suoi ranghi
istituzionali. La Striscia di Gaza era invece stretta nel pugno di ferro
dell'Egitto. Se i palestinesi, con l'avallo del mondo arabo, avessero voluto
creare un loro Stato già a quell'epoca, la cosa sarebbe dipesa esclusivamente
da loro. Ma il sogno di distruggere Israele li
tratteneva dall'accontentarsi di una sola parte del territorio palestinese.
Ovviamente gli errori storici degli arabi e dei palestinesi non negano a questi
ultimi il diritto di possedere un loro Stato. E oggi ci troviamo in una
situazione in cui l'Autorità palestinese, liberamente eletta, riconosce il
diritto di Israele di esistere entro i confini
anteriori alla guerra del
( da "Stampa, La" del 04-02-2008)
Gianni Vattimo PERCHÉ BOICOTTO ISRAELE Confesso: sono
uno dei pochissimi che finora hanno firmato un appello per il boicottaggio
dell'invito di Israele
come ospite d'onore alla prossima Fiera del Libro di Torino. Se tutti i grandi
giornali italiani fanno a gara nel deprecare questo boicottaggio, vuol dire che
la minaccia dell'antisemitismo non è poi così incombente. Ma non di questo
credo si debba discutere. L'invito a Israele - che, a
quanto ne so ma forse sbaglio, ha sostituito improvvisamente quello che era già
stato avviato per avere ospite quest'anno l'Egitto - è oggetto di un
boicottaggio politico, perché politica è l'iniziativa della Fiera. Chi ci
accusa, noi boicottatori, di voler "imbavagliare" gli scrittori
israeliani, o è in mala fede o non sa quel che si dice. Sono argomenti
terribilmente simili a quelli usati nella recente polemica sull'invito al Papa
a tenere la lezione magistrale alla Sapienza di Roma: anche qui sarebbe in
gioco la libertà di parola, il valore supremo della cultura, il dovere del
dialogo. Dialogo? Nel caso della Sapienza, si sa che razza di dialogo era
previsto. Il Papa sarebbe stato ricevuto come il grande capo di uno Stato e di
una confessione religiosa, in pompa magna, così magna che persino la semplice
possibilità di una manifestazione di pochi studenti contestatori a molte
centinaia di metri di distanza lo ha fatto desistere dal proposito. Questo caso
di Israele alla Fiera è lo stesso. Chi boicotta non
vuole affatto impedire agli scrittori israeliani di parlare ed essere
ascoltati. Non vuole che essi vengano come rappresentanti ufficiali di uno
Stato che celebra i suoi sessant'anni di vita festeggiando l'anniversario con
il blocco di Gaza, la riduzione dei palestinesi in una miriade di zone isolate
le une dalle altre (per le quali si è giustamente adoperato il termine di
bantustan nel triste ricordo dell'apartheid sudafricana), una politica di
continua espansione delle colonie che può solo comprendersi come un vero e
proprio processo di pulizia etnica. E' questo Stato, non la grande cultura
ebraica di ieri e di oggi (Picchioni e Ferrero hanno forse pensato di invitare
alla Fiera Noam Chomsky o Edgar Morin?) che la Fiera si propone di presentare
solennemente ai suoi visitatori, offrendogli un palcoscenico chiaramente
propagandistico, certamente concordato con il governo Olmert (che del resto sta
offrendo lo stesso "pacchetto" anche alla Fiera del libro di Parigi,
due mesi prima che a Torino). Nei tanti articoli che ci sommergono con
deprecazioni e lezioni moralistiche sul dialogo (andate a parlarne a Gaza e nei
territori occupati!) e la libertà della cultura, non manca mai, e questo è
forse l'aspetto più vergognoso e francamente scandaloso, il richiamo
all'Olocausto. Vergogna a chi (magari anche essendo ebreo, come quelli che si
riuniscono nell'associazione "Ebrei contro l'occupazione") rifiuta di
accettare la politica aggressiva e razzista dei governi di Israele.
Chi boicotta la Fiera di Torino boicotta "gli ebrei" (PG Battista) e
dimentica (idem) i rastrellamenti nazisti e lo sterminio nei campi. Uno
studioso ebreo americano, Norman G. Finkelstein, ha scritto su questo
vergognoso sfruttamento della Shoah un libro intitolato significativamente
L'industria dell'Olocausto (in italiano nella Bur). Proprio il rispetto per le
vittime di quello sterminio dovrebbe vietare di utilizzarne la memoria per
giustificare l'attuale politica israeliana di liquidazione dei palestinesi.
Nessuno dei "boicottatori" nega il diritto di Israele
all'esistenza. Un diritto sancito dalla comunità internazionale nel 1948;
proprio da quell'Onu di cui Israele, negli anni, non
ha fatto che disattendere con arroganza i richiami e le delibere.
( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)
Quella sera gli spari colpirono anche lui Wasim Dahmash "Tu sei
dentro di noi, nella pelle,/ dentro il polso che vibra d'orgoglio,/ o mite
volto lontano,/o mite volto vicino/ che dormi nel seno del monte". Sono
della poetessa palestinese Fadwa Tuqan questi versi che riecheggiavano nella
chiesa di Nostra Signora di Coromoto quando davamo l'ultimo saluto a Stefano
Chiarini, un anno fa. In questi versi è racchiusa la storia del legame di
Stefano con la Palestina: il "mite volto"
della poesia, è quello di Wael Zuaiter ucciso da agenti del Mossad israeliano
nell'ottobre
( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)
Prc Torino: sì al boicottaggio Il gruppo dirigente di Rifondazione di
Torino appoggia la scelta dei comunisti italiani del Pdici a proposito del cosiddetto boicottaggio alla decisione della Fiera del libro di
indicare Israele come paese ospite. In particolare sono stati i capigruppo in
regione, comune e provincia, cui si sono aggiunti il responsabile per la
cultura di torino e vari consiglieri. Gli esponenti piemontesi del partito precisano
che "non è in questione naturalmente né il diritto alla libera
espressione di chiunque, né tanto meno un giudizio di merito sugli
scrittori israeliani invitati", ma la questione è di opportunitÃ
politica. Si aggiunge che il problema in discussione è l'opportunità di
dedicare la Fiera a Israele come stato. Inoltre si
sottolinea che la presidente di turno della Fiera, Mercedes Bresso e i due
copresidenti, Sergio Chiamparino e Antonio Saitta, potrebbero adoperarsi per
ottenere un simile risultato.
( da "Manifesto, Il" del 04-02-2008)
Diceva sempre: andiamo avanti Un anno fa ci lasciava improvvisamente
Stefano Chiarini Caro Stefano, la Palestina ti ricorda
Tommaso Di Francesco Scrivo, Stefano, per la parte irresoluta della tua vita.
Per quello sforzo malcelato di affermare la verità e di non raggiungere
l'ascolto. Un ascolto più volte negato, fino alla maschera dell'equivoco. Per
quella emozione che ti esplodeva dentro e che soli pochi sapevano leggere. I
tuoi figli ed Elena sicuramente ne erano capaci. Quando il volto s'illuminava
di rabbia e consapevolezza e allora la solitudine accendeva gli occhi tra il
pianto e il sorriso. Era ed è la dolorosa lungimiranza, quella tua. Di chi
arriva prima, disarmato, sul luogo del delitto e subito s'attrezza a
raccontarlo. E sempre non viene creduto perché il potere e la violenza hanno
già trasformato al peggio la scena del crimine. E perché la parte che in vita è
assegnata a questo tipo speciale di testimone è quella del torto. È, insomma,
la storia di questo giornale, del quale sei stato e sei ancora parte
costitutiva. Per quasi un anno intero la tua scrivania è rimasta tutt'altro che
sgombra, piena di fili spinati e libri: il tuo amato Edward Said che avevi
pubblicato per primo in Italia e le illuminazioni di Jean Genet arrivato tra i
superstiti palestinesi di Sabra e Shatila facevano capolino dalle sponde del
tavolo, tra il computer e il telefono, dando ancora suggerimenti, consigli,
mandando interventi dai quattro angoli del mondo. Sei stato sempre lì. Poi è
arrivato il trasloco e ognuno ha fatto scatoloni della sua presenza
nell'avamposto de il manifesto. Io ho caricato nel mio una parte ancora rimasta
del tuo lavoro. Ho trovato una scatola vuota di datteri iracheni, un breve
biglietto misterioso "a Tommaso", la copia che ti avevo dedicato
dell'ultima edizione delle poesie palestinesi della "Terra più
amata", una foto di te con Vauro al tuo matrimonio, eleganti e
sorridenti.Quanta memoria ci legava e ci lega tuttora. Siamo stati insieme
responsabili di una sede del gruppo del Manifesto nella zona operaia della
Tiburtina, nella Roma dei primi anni Settanta; insieme abbiamo organizzato
durissime proteste contro il settembre nero, il massacro dei palestinesi ad
Amman ad opera dell'esercito giordano. Ma soprattutto sei il figlio
dell'insegnante d'inglese di mio padre nel campo di concentramento indiano di
Yol negli anni Quaranta, lì dove erano finiti tanti prigionieri di guerra
italiani del disastro coloniale e fascista in Africa. Ma è del misterioso
biglietto che voglio parlare. Mi scrivevi nel 2000, sulla carta intestata del
giornale: "Ciao, Tommaso, non te la prendere. Immagina di non avere visto
i risultati dei bombardamenti umanitari, i corpi straziati, le guerre etniche.
Pensa a quei popoli come se ancora fossero in vita e uniti, come se fosse
possibile ancora salvarli. E nonostante tutto, nessuno ha capito bene ancora
come stanno le cose. C'è tanto da lavorare ancora....Stefano". Anch'io, a
un anno dalla tua morte, vorrei poterti inviare questo biglietto: "Stai
tranquillo Stefano, il Medio Oriente ha preso il verso giusto della pace. La commissione
israeliana Winograd sulla guerra del Libano del
( da "Stampa, La" del 04-02-2008)
CUORE FERITO POLEMICA SENZA FINE SU ISRAELE AL SALONE
DEL LIBRO IL SINDACO ATTACCA I CONTESTATORI SAUZE D'OULX CARNEVALE DI IVREA, IN
CINQUEMILA PER LA BATTAGLIA DELLE ARANCE FINANZIARIA SCELTA LA VENTIDUENNE
ELISA REVIGLIO All'interno A 68 anni vuole uccidersi "Noi non faremo il
bis del Papa alla Sapienza" Di notte sulle piste con un materassino si schianta
e muore "Divertimento allo stato puro" Non ci sono soldi
impossibile fare altri due autovelox La bella ragioniera diventa Miss Padania
Piemonte per una donna di 27 Angelo Conti Chiamparino: "Non dobbiamo
chiedere scusa a nessuno" Francesco Falcone Servizio La protesta non si
placa. La rete di associazioni impegnate nella campagna "2008 anno della Palestina" organizzerà il prossimo 29 marzo,qui a
Torino, una manifestazione contro "la decisione del Consiglio direttivo
della Fiera del Libro di assegnare proprio nel 2008 (sessantesimo anniversario
della nascita dello stato) a Israele il ruolo di
ospite d'onore". Una decisione definita "inopportuna e
vergognosa". Non solo. "Dopo la protesta passeremo alle
manifestazioni". Con le manifestazioni di dissenso cresce anche la
polemica politica, internazionale e interna, tanto che anche il sindaco, Sergio
Chiamparino, sente il bisogno di scendere in campo. "Non dobbiamo chiedere
scusa a nessuno. E tanto meno vogliamo fare il bis di quello che è successo a
Roma con il Papa che avrebbe dovuto parlare alla Sapienza. Andiamo avanti.
Dovrebbe vergognarsi piuttosto chi mostra certi segni di intolleranza. Al
salone del libro ci sarà un dibattito aperto e di sicuro gli scrittori
israeliani non possono essere accusati di omologazione a posizioni
filogovernative". Emanuela Minucci A PAGINA 57Alla battaglia delle arance
3600 quintali di proiettili. Benvenuti a Ivrea, la terra dove da ieri, e per
altri due giorni, cinquemila persone, sorridendo, si massacrano a colpi di
arance. E Jaba, 23 anni, studente brasiliano, commenta invidioso. "Altro
che Rio. Il nostro carnevale è solo spettacolo, questo è divertimento
puro". E mentre Jaba si complimenta, nove squadre di
"gladiatori" a piedi sparano contro altri uomini in costume,
imbottiti come guerrieri, che attraversano la città a bordo di carri trainati
da quadriglie di cavalli. Lodovico Poletto A PAGINA 63Oggi Elisa Reviglio, 22
anni, di Carmagnola, tornerà al suo lavoro da ragioniera in uno studio di
consulente del lavoro ma sabato ha vissuto la sua serata di gloria. Al
ristorante "Mago" di Caluso è stata eletta Miss Padania Piemonte. E
ha ricevuto la fascia non da un esponente della Lega Nord, ma da Edoardo
Raspelli. "Sono emozionata - ha detto Elisa Reviglio - e felicissima, non
avrei mai pensato di vincere. Se dovessero aprirsi le porte dello spettacolo
vorrei lavorare in una redazione televisiva". \.
( da "Stampa, La" del 04-02-2008)
Hanno detto No al boicottaggio ma se Israele resta Nessuno
vuole mai che si parli delle terribili condizioni dei palestinesi
L'ostruzionismo di Israele
alla Fiera può ingenerare pericolosi effetti incontrollabili ospite d'onore
ribadiamo il nostro grande dissenso L. Cassano V. Chieppa G.Merlo.
( da "Stampa, La" del 04-02-2008)
Reportage Il Carnevale più pazzo del mondo Ivrea meglio di Rio
"Questa è adrenalina pura" LODOVICO POLETTO IVREA Può sembrare strano
sentire certe frasi pronunciate da chi di follia di carnevale se ne intende.
Strano sì, perché agli occhi di questo ragazzo brasiliano di San Paolo, quello
delle arance è "il carnevale più pazzo del mondo". E Rio, allora?
Jaba scrolla le spalle: "E' spettacolo. Questo è divertimento allo stato
puro". E allora siate i benvenuti a Ivrea, la terra dove da ieri, e per
altri due giorni, cinquemila persone, sorridendo, si massacrano a colpi di
arance. E Jaba, 23 anni, studente di Erasmus a Firenze, in trasferta in questa
città ai confini del Piemonte, in una domenica di pioggia e di freddo si
diverte come un pazzo. Lui come i suoi amici, tutti brasiliani, tutti ebbri
della follia contagiosa di questa manifestazione. Dove le arance diventano
proiettili che nove squadre di "gladiatori" a piedi sparano contro
altri uomini in costume, imbottiti come guerrieri, che attraversano la città a
bordo di carri trainati da quadriglie di cavalli. "Che vengano da Valencia
o da Madrid, da Londra o dal Texas, restano tutti affascinati dalla nostra
tradizione" ammicca Elvio Gambone, segretario del Consorzio che organizza
il carnevale. Affascinati sì, ma anche feriti. In 114 si presentano, nelle tre
ore di battaglia, alle tende che la Croce Rossa ha montato in giro per la
città. Hanno occhi viola, spalle doloranti, ginocchia sbucciate. Succede. A chi
lancia da terra, ma anche a chi viene alla battaglia da spettatore. Protetto,
si fa per dire, dal berretto rosso: 5 euro l'uno, nei banchetti all'ingresso
della città. La vittima più illustre di ieri? "Un'ex Mugnaia" dicono
davanti alle tende della Croce Rossa. E pronunciare la parola Mugnaia,
quest'oggi, significa sfiorare il sacro. Quella di quest'anno, Paola Sacerdote,
sorride invece dal suo trono montato su cocchio che fende, iperprotetto, una
folla di aranceri, turisti e curiosi. E intanto dispensa mimose e baci a tutti
quanti, come una vera eroina. Niente la disturba, neanche la pioggia che cade
per tutto il pomeriggio sulla folla che si accalca nelle piazze della
battaglia, che pesta
( da "Stampa, La" del 04-02-2008)
Chi lo conosce bene sa che oggi pomeriggio in Consiglio comunale, alla
cosiddetta sinistra radicale, non le manderà a dire. "Mi
chiedono le comunicazioni su Israele alla Fiera del Libro? Ci
divertiremo" è stato il commento di ieri del sindaco Chiamparino. Le dure
reazioni dei Comunisti Italiani prima, e di Rifondazione poi, al tema 2008
scelto da Picchioni & C. lo hanno irritato non poco. Allora sindaco, che
dirà oggi in Sala Rossa su Israele alla Fiera?
"Primo che la cultura è il terreno principe del dialogo e quindi polemiche
come queste in un'occasione simile sono a dir poco fuori luogo. Poi inviterò
tutti a leggersi i grandi scrittori israeliani, perché basterebbe questo per
tacitare tutto. Non ce n'è uno sdraiato su posizioni filogovernative. Se invece
la vogliamo buttare in politica, se questi signori negano a uno Stato il
diritto di autorappresentarsi, allora la vedo dura...". Due popoli due
stati. "Sono d'accordo. Quindi Israele ha tutto
il diritto di venire. Diversamente si nega il principio. Non trova?". La
polemica è diversa e parte da questa idea di fondo: c'è uno Stato oppressore e
uno oppresso. "Due popoli, due Stati, ma che c'entra? Quando si è parlato
del tema da scegliere per la Fiera lo abbiamo fatto con la convinzione che la
cultura e la letteratura hanno la forza di fare crescere un clima di
dialogo". E allora perché non invitare anche la Palestina?
"É stato scelto Israele non solo perché compie 60
anni, ma soprattuto perché ha alcuni dei più importanti e intelligenti
scrittori al mondo". E non la preoccupa che Ramadan dica boicottiamo la
Fiera, Al Jazeera soffi sul fuoco, insomma che il livello della tensione, a
Torino, salga? "Non lo sottovaluto, ma per ora sono segnali contenuti.
Confido nel fatto che personaggi della politica e della cultura diano un segnale
chiaro in merito". Bertinotti è dalla sua parte: sbagliato boicottare la
Fiera. Parole del presidente della Camera. "Mi fa piacere, è un
personaggio che sul piano internazionale ha già dimostrato di voler
innovare". Parte della sua maggioranza, invece, continua a dissentire.
"Bah. L'ho già detto una volta: certe frasi sono lo specchio di un
preoccupante fondamentalismo politico. E lo ripeterò in Sala Rossa: abbiano il
coraggio di dire che negano allo Stato di Israele il
diritto di esistere. Mi vergogno per loro: sotto le bandiere della sinistra si
contrabbandano concetti imbarazzanti. A meno che uno non abbia poi il coraggio
di essere coerente e di andare in piazza a bruciare le bandiere". Come
direbbe Guccini: se avesse previsto tutto questo? "Certo farei lo stesso.
Mica è una sfilata militare, stiamo parlando di una fiera culturale. Non vorrei
che ci fosse qualcuno interessato a far circolare all'estero un'immagine
deteriore dell'Italia". Scusi? "Prima il Papa che non può parlare a
Roma, adesso questa storia. C'è aria di elezioni. Magari qualcuno ne
approfitta". Qualcuno chi? "Lo sapessi. Io noto solo. Sa come diceva
Andreotti: a pensar male si fa peccato, però....". Insomma, il Lingotto
come la Sapienza? "Figuriamoci, noi andiamo avanti, ci mancherebbe. Anzi,
esorto il mondo politico e quello arabo ad avere un sussulto". Secondo lei
la comunità araba di Torino potrebbe spegnere la miccia? "Mi auguro che
sia così". Li inviterà a prendere un tè con lei? "Se servisse lo
farei. Non so bene con chi, in ogni caso. La comunità araba da noi è
decisamente integrata. Se vogliono pronunciarsi li invito a usare i media. Così
come hanno già fatto Tawfik e Ben Jelloun". Morale? "Noi non abbiamo
da chiedere scusa a nessuno".
( da "Stampa, La" del 04-02-2008)
Il caso Dopo due finali ko per 3-2 con la Spagna Italia, saltano i
nervi Fuori dalla Fed Cup ora rischia la B STEFANO SEMERARO Il mare forse non
bagna Napoli, come scriveva Anna Maria Ortese, l'amaro sicuramente tocca
Ponticelli. Siamo fuori al primo turno dalla Fed Cup, la Davis femminile che le
nostre ragazze hanno vinto nel 2006 e sfiorato in finale l'anno scorso.
Delusione inattesa, che purtroppo incupisce il momentaccio del nostro tennis.
Francesca Schiavone e Flavia Pennetta sono crollate in modo inspiegabile sul
sintetico del Palavesuvio contro la Spagna di Nuria Lagostera Vives (176 Wta) e
Anabel Medina Garrigues (30). Già sotto due a zero sabato, il giorno della
"pioggia indoor" che ha scatenato una polemica fra gli organizzatori
e il Coni e il Comune, responsabili dell'impianto, le azzurre ieri hanno ceduto
subito il terzo punto e l'incontro (3-2 per la Spagna il finale). La Schiavone,
la nostra n.1, si è fatta mettere sotto 6-4 6-1 dalla Medina Garrigues,
perdendo anche i nervi per un paio di chiamate a suo sfavore nel terzo game del
secondo set. Sonori insulti al linesman "colpevole", che è stato
frettolosamente e un po' servilmente sostituito, senza peraltro che cambiasse
l'andamento dell'incontro. "Un match cominciato male e finito
peggio", ha commentato il Presidente della Fit Binaghi. Un match strano.
Segnato dalla vigilia. A cominciare dalla superficie, imposta dalla stessa
Schiavone (che ha criticato le palle), ma che l'ex campionessa spagnola Arantxa
Sanchez in tv ha definito "più adatta alle nostre giocatrici".
Scelta, pare, non condivisa dalle altre azzurre. Per proseguire con le strane
"sensazioni" e le inquietanti dichiarazioni di Francesca ("Cosa
scrivereste se perdessimo?"), e con la forma imbarazzante delle nostre due
migliori, che hanno giocato male facendo apparire due furie le spagnole.
"Ho giocato al 20 per cento delle mie possibilità", ha riconosciuto
Francesca, (apparentemente?) serena nonostante la sconfitta. "È stata una
settimana difficile, ho avuto difficoltà a gestire le mie emozioni, forse
abbiamo accusato la tensione di essere favorite". Crollo nervoso?
Possibile, credibile, anche se la Leonessa aveva sempre dimostrato di esaltarsi
in nazionale. Altre soluzioni all'enigma: tensioni "economiche" con
la Fit? Logoramento del gruppo? Scarsa voglia di affrontare una prevedibile
seconda trasferta a Pechino (nei quarti avremmo incontrato la Cina, che ha
battuto la Francia) nell'anno dei Giochi? Meglio lasciare perdere le
dietrologie e pensare ad un offuscamento, ad un temporaneo ridimensionamento
del settore femminile, che negli ultimi anni aveva saputo tenerci a galla. Ad
aprile ci attende lo spareggio per evitare la caduta in B, il sorteggio di domani potrebbe affidarci avversarie toste come Israele, Giappone, Repubblica ceca (o gli Usa se perderanno con la
Germania). "Non è la fine di un ciclo", sostiene la Schiavone, e
probabilmente ha ragione. L'importante è non fare come la miope Eugenia, uno
dei personaggi della Ortese, che, una volta inforcati gli occhiali e scoperto
che la realtà, vista con chiarezza, non è così bella, preferisce
togliersi le lenti e rifugiarsi nei sogni del passato.
( da "Stampa, La" del 04-02-2008)
SAVIGLIANO Incontri su storia e prospettive di Israele Sedici edizioni,
trenta studenti degli istituti superiori della "Granda" inviati per
un soggiorno nello Stato ebraico: sono i risultati dell'iniziativa
"Conoscere Israele"
di cui l'associazione Italia-Israele
della provincia di Cuneo vara il nuovo programma che prenderà il via il 21
febbraio. Questa edizione avrà come sede l'istituto superiore
"Eula" di Savigliano: quattro incontri, aperti a tutti. Tra gli
allievi partecipanti saranno messi in palio due viaggi di due settimane in Israele, durante le vacanze di Natale. La selezione avverrà
tramite prova scritta e colloquio. Le lezioni avranno cadenza settimanale e
saranno tenute da Marco Paganoni, docente all'Università di Trieste di
"Storie e istituzioni dello stato di Israele",
autore di volumi e fondatore del centro Nes-Notizie e Stampa di Milano, di cui
è anche direttore. Paganoni è nato in Israele, nel
1959, da genitori italiani non ebrei e vive in Italia dal 1967. I temi che
saranno sviluppati negli incontri (tutti con inizio alle 15) affrontano sotto
diversi aspetti la situazione israeliana, con riferimenti alla storia
(quest'anno si celebra il sessantesimo anniversario della fondazione dello
Stato ebraico), all'attualità e alle prospettive future. Nella prima lezione,
Paganoni parlerà di "Israele ieri e oggi: una
società in evoluzione"; nel secondo, il 28 febbraio, "La spartizione
mancata: la dimensione territoriale del conflitto"; il 6 marzo
"Nazionalismi e religione: la dimensione regionale del conflitto" e
il 13 marzo "I nodi irrisolti del negoziato: confini, sicurezza, profughi,
insediamenti, Gerusalemme". \.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
04-02-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il
(Nazionale))
UN GRANDE e irrevocabile salto generazionale sta via via cancellando
vita e morte di chi visse l'onta immane del secolo, la Shoah. Nei giorni appena
trascorsi molti giovani si sono stupiti per lo sdegno di chi, ancora con quel
fondale cupo negli occhi, ha visto nella negazione della tragedia il persistere
di un'inciviltà che tenta di far passare quella barbarie per una diceria da combattere
sfregiando le tombe nei cimiteri ebraici, coprendo la 'stella di David' con la
'croce uncinata', disseminando le insegne naziste, il volto di Hitler e gli
slogan più atroci, negli stadi, sui muri, addosso ai monumenti che ricordano
l'Olocausto. E' il segno tetro di una identità sciagurata, insorgente da un
vuoto di sapere pari soltanto all'incapacità di capire; dove però
l'imbecillità, appassionandosi, può dare l'illusione di interpretare
addirittura qualche ideale. In realtà, i negatori del genocidio ne bruciano la
memoria, disperdendone la cenere, ispirati da una brutale ottusità. Altri
giovani, alle prese con le immagini della Seconda guerra mondiale, stentano a
credere nella documentazione inoppugnabile di una follia che tentò di occultare
la barbarie dei sei milioni di ebrei "passati per il camino", ma non
poté nascondere cinquantadue milioni di croci che il conflitto ha piantato nel
suo bilancio. A questo proposito ricordo un ragazzo, Simone Lussu, che scrisse
a Indro Montanelli dicendosi straziato alla vista del massacro di migliaia e
migliaia di giovani nel film di Steven Spielberg Salvate il soldato Ryan
chiedendo allo storico, oltre che al giornalista, quale fondamento avesse
quella sorta di apocalisse. Giancarlo Mazzuca, che allora lavorava con Indro,
fu testimone di quella risposta: "Caro Simone, quanti anni hai? Penso che
siano pochi, se ti stupisci che la Seconda guerra mondiale sia costata la vita
a tanti giovani come te, o di poco più adulti. Chi vuoi che le facciano le
guerre, se non i giovani? In quella cui ti riferisci ne sono morti non a
migliaia, ma a milioni. E tu hai dovuto aspettare un film per rendertene conto?
Non avevi mai letto un libro sul secondo conflitto mondiale? Il mio è soltanto
stupore per l'ignoranza - che rilevo dalle lettere dei miei più giovani
corrispondenti - di fatti (e che fatti!) accaduti non nel Medio Evo, ma pochi
decenni orsono, ragazzo mio". C'era una punta di amara tenerezza nelle
parole di Montanelli, che si aggiungeva allo sconcerto per un altro disastro: quello
che l'incultura, il pregiudizio e la faziosità hanno prodotto dando i frutti
che sappiamo, contro i quali può agire solo la lezione della memoria,
individuale e collettiva. Montanelli, che non faceva sconti, risparmiò al suo
lettore la notizia che Steven Spielberg era l'autore anche di Schindler's list,
e verosimilmente il giovane Lussu non sapeva neppure che quello sterminio si
chiamava Shoah. Ma con chi prendersela? Solo con questi ragazzi? E non,
soprattutto, con una scuola che, scontate le sue encomiabili distinzioni, ha
sfornato giovani cittadini sprovveduti e immaturi, lasciandoli senza idee e
senza giudizi, o privilegiando più l'ideologia della Storia? Non dovrà venir
meno una costante e laboriosa disposizione a trarre da quelle pagine strappate
ai libri, o sfigurate da chi le ha riscritte con la calce, una riflessione
pacata e ferma anziché nutrita di proteste o pulsioni punitive. Alla scuola, al
Parlamento, ai mass media, alla società e alla politica spetterà di essere
custodi e animatori di quel complesso laboratorio che è il patrimonio etico
della memoria; non per ribadire l'edificante, ma inerte saggezza che assegna
alla dimenticanza la colpa di lasciare senza la sua storica verità quanto si
era ripudiato, ma per vivere, nella consapevolezza civile e spirituale di
quanto è avvenuto, il vitale, ragionato, mai dimesso ottimismo della
democrazia. Con la persuasione di doverla continuamente difendere e
fortificare. Eppure ci viene detto che non è più tempo di memoria, perché
attarda il presente e allontana il futuro. Credo si possa e si debba opporre
che toglierci il passato significherebbe non soltanto privarci di una gran
parte dell'identità, ma anche offrire alla Storia l'alibi di un'innocenza che
non ha mai avuto, non ha, ed è bene non abbia neppure domani. Essere nuovi deve
pur costare qualcosa, compresi i ricordi. Sarebbe enfatico dirlo se non ci
allarmasse il doloroso, provocatorio paradosso di Saul Bellow, lo scrittore
ebreo americano, Premio Nobel per la letteratura, cui l'insopportabilità
dell'Olocausto, cioè la sua ferocia, ha fatto dire queste parole: "Bisogna
dimenticarsi di ricordare". Fino a ieri si è detto che l'uomo cambia nei
millenni, non nei secoli, e men che meno nei decenni. Ma se dovessimo davvero
stabilire che il Novecento, per far posto al futuro, va liquidato con la
cancellazione dei suoi orrori, per ciò stesso vivremmo come tanti sacchi vuoti
risucchiati dal dopo; e se fossimo disposti a convenire sulla fatale esigenza
dell'oblio decideremmo di vivere in un mondo cresciuto senza di noi,
nell'impossibilità di lasciare ai figli un segno che li ammonisca e li guidi.
Purtroppo, c'è chi si consegna alla sconsolatezza, limitandosi a dire che
tutto, oggi, è un po' più possibile. E quindi più lecito. Anche negare la
Shoah! Abbiamo a tal punto banalizzato la vita e la morte che, allo stesso
titolo, può accadere di ignorare la Storia, la quale ci parla sempre più da
lontano, incontrando l'interesse di chi vorrebbe farne solo un compendio,
persino un almanacco, di cose semplicemente accadute. Dalle stesse grandi
agenzie del 'significato' - cui spettava di tenere in vita le lezioni del
secolo non solo breve, ma anche feroce - arriva alle nuove generazioni una voce
sempre più flebile. Ecco perché il nostro Parlamento votò, all'unanimità, l'istituzione
del 'giorno della memoria' e il guardasigilli propose di sanzionare penalmente,
come in Austria e in Germania, quanti avessero vilipeso e negato quel tragico
dramma. Siamo ingrigiti nel troppo tempo concesso all'approssimazione,
all'ambiguità, alla menzogna, bisognerebbe invece costringere la Storia a
restare sotto i nostri occhi, se del caso criticandola ed emendandola; non per
far durare il rancore - dal momento che ci è impossibile zittire una voce anche
cristiana della protesta e del rifiuto - ma perché non muoia la certezza della
colpa e la lezione del dolore. Il bulgaro Tzvetan Todorov, filosofo, studioso
di letteratura e storico della cultura, in Memoria del male, tentazioni del
bene, ammonisce: "La via tra sacralizzazione e banalizzazione del passato
può essere stretta, e tuttavia esiste. Rendere vivo il passato perché ci aiuti
a capire e a vivere il presente; questa è la regola". Ogni dimenticanza
finisce col fornire, indirettamente, insidiosi aloni di ineluttabilità a
'soluzioni finali' non più affidabili ai forni di Auschwitz, cioè alla 'purezza
della razza ariana' di Adolf Hitler, ma, poniamo, al "puliremo l'anima del
mondo" di Bin Laden: un proposito ispirato anche dal fondamentalismo
antisemita, che postula nientemeno la sparizione di Israele, il solo Paese con una democrazia parlamentare tra quelli che
vorrebbero abbatterlo. Non rimane che evitare scontri di civiltà, di culture e
di religioni per tenere lontani scenari di cui la Storia si è già tragicamente
occupata. Ci salveremo da un futuro pervaso di integralismo a patto di
secolarizzare, da subito, giudizi, scelte e decisioni; ma occorre saper
conciliare i diritti conferiti dalla violenza subita con i doveri cui tenersi
nel momento di reagirvi: perché se non venissero rispettati i doveri verrebbe
meno la stessa legittimità dei diritti. Eccedere nelle risposte, nonostante le
proteste anche di tanta parte di Israele, come sta
accadendo in queste ore nella striscia di Gaza, significa screditare il
concetto stesso di equità, perché una vittima che ne produce un'altra non tiene
in equilibrio la giustizia: mette sullo stesso piano due ingiustizie. Né
difenderemmo il diritto negato agli altri, quando lo rivendicassimo in modo da
perderlo a nostra volta. - -->.
( da "Unita, L'" del 04-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Chi ha paura del dialogo di Umberto De
Giovannangeli Salone del Libro / 2 I lettori de l'Unità hanno incontrato molte
volte sulle pagine del nostro giornale Amos Oz, Abraham Bet Yehoshua, David
Grossman, Meir Shalev. Sono tra i più autorevoli, affermati, e impegnati,
scrittori israeliani. Giustamente conosciuti per i loro
romanzi ma anche per il coraggio intellettuale con cui, spesso, levano
critiche, anche aspre, alle decisioni dei governanti israeliani. Le loro voci
raccontano della necessità del dialogo con i palestinesi, i loro scritti
rivelano una dialettica interna a Israele che fa di
quel Paese la più grande democrazia in Medio Oriente. segue a pagina 24.
( da "Unita, L'" del 04-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Contro il boicottaggio Piero Fassino
Furio Colombo Emanuele Fiano Salone del Libro /
( da "Unita, L'" del 04-02-2008)
Stai consultando l'edizione del L'esercito israeliano
spara al confine: ucciso un libanese ferito un altro.
( da "Unita, L'" del 04-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Barak: resto ministro della Difesa
nonostante gli errori fatti nella guerra in Libano Fronda nel partito laburista
israeliano: gli elettori ci faranno pagare cara questa scelta. Dopo due
settimane richiuso il confine fra Gaza e l'Egitto con l'accordo di Hamas di
Umberto De Giovannangeli "HO DECISO di restare nella mia carica di
ministro della Difesa poiché vedo le sfide che si stagliano di fronte a noi:
Gaza, il Libano, gli Hezbollah, la ricostruzione delle forze armate e della
classe politica". Alla vigilia di un infuocato dibattito in parlamento,
Barak rompe gli indugi e annuncia di voler restare al suo posto nel governo
guidato da Olmert, che potrà quindi continuare a contare sul sostegno dei
laburisti. Il "ciclone Winograd", il rapporto sulla conduzione della
guerra in Libano nel 2006, non ha travolto il governo israeliano. Ma di certo
ha lasciato dietro di sé macerie politiche che non sarà facile rimuovere. Nel
Labour è bufera: la decisione di Barak è apertamente contestata dal segretario
generale del partito, Cabel: "Le conclusioni del Rapporto Winograd sono
dure e dobbiamo continuare ad assumere una posizione etica, malgrado le buone
ragioni che abbiamo per voler rimanere al governo - dichiara - Era
un'opportunità per il partito, per correggere la situazione agli occhi del
pubblico, che si aspetta leadership e moralità. Temo che saremo chiamati a
pagare un prezzo molto alto per la sua decisione". È' l'avvisaglia di uno
scontro tutt'altro che risolto. A esserne consapevole è lo stesso Barak. "Si
tratta di un Rapporto grave. Intendo tornare a misurarmi con le sue conclusioni
al momento opportuno e fissare la data di nuove elezioni", puntualizza il
leader laburista. Secondo molti osservatori, le elezioni potrebbero avere luogo
nel 2009, con un anno di anticipo rispetto alla fine legislatura. Se dovessero
svolgersi oggi, concordano analisti e sondaggi, a uscire vincitore sarebbe il
Likud (destra) di Netanyahu. "Mi rendo conto che rischio adesso di pagare
un prezzo politico, ma sono pronto", dice ancora il ministro della Difesa
ribadendo che in questa fase è suo dovere primario seguire l'evolversi della
situazione "a Gaza, con gli Hezbollah, in Siria ed in Iran". Tra gli
scenari più caldi evocati da Barak c'è Gaza. Il confine tra la Striscia e l'Egitto,
è stato chiuso ieri, in seguito ad una operazione concordata fra la polizia
egiziana e le forze di Hamas. Il confine era stato aperto due settimane fa da
miliziani palestinesi che avevano fatto saltare con la dinamite lunghi tratti
della barriera di confine. In seguito reparti egiziani hanno però provveduto ad
impedire il transito stendendo filo spinato. Da ieri, riferiscono testimoni
oculari, il transito di mezzi viene impedito del tutto. Resta aperto un piccolo
varco attraverso il quale viene consentito il transito di palestinesi che dal
Sinai egiziano intendono rientrare a Gaza e, in senso contrario, di egiziani
che trovandosi nella Striscia vogliono adesso rientrare in patria. L'altro ieri
uno dei leader di Hamas, Mahmud al-Zahar, aveva affermato che questi sviluppi
sono stati concordati in contatti diretti fra la sua organizzazione e i
dirigenti egiziani. Ma a infiammarsi nella notte è il fronte nord. Un cittadino
libanese è rimasto ucciso ed un altro è rimasto gravemente
ferito quando soldati di Tsahal hanno aperto il fuoco dal nord di Israele, vicino al paese di Ghajar, sulla frontiera orientale del Libano
con le alture del Golan sotto controllo israeliano. Secondo un portavoce di
Tsahal, l'uomo ucciso, come quello ferito erano dei trafficanti di droga. Lo stesso
portavoce ha escluso che i due uomini fossero miliziani di Hezbollah,
confermando invece che si trattava di contrabbandieri.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
04-02-2008)
Esteri Pagina
( da "Unita, L'" del 04-02-2008)
Stai consultando l'edizione del L'appello "Lanciata una campagna
ignobile" ROMA "È stata lanciata un'ignobile campagna che, nei fatti,
è una minaccia alla libertà di espressione e che ha assunto la forma vergognosa
della discriminazione nei confronti di un intero popolo, della sua cultura e
del suo Stato". Così intervengono, in una dichiarazione congiunta, il
consigliere dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Victor Magiar,
scrittore e giornalista, e il deputato del Pd, anche lui giornalista e
scrittore, Khaled Fouad Allam. "È - dicono - una campagna ignobile anche
perché fondata sulla faziosità, sul pregiudizio, sull'ingratitudine. Faziosa
perché? mai abbiamo assistito ad iniziative simili contro quei Paesi (e i loro
intellettuali) che violano o negano i basilari diritti umani, o governati da
feroci dittature, o responsabili di atrocità e violenze contro i popoli propri
o altrui. Fondata sul pregiudizio perché? si propone un'immagine di Israele e degli israeliani come quello di un popolo persecutore, e non
come quello di un Paese e un popolo in cerca di una strada verso la pace".
"Fondata sull'ingratitudine - aggiungono- perché? gran parte del popolo
israeliano, con in testa i suoi uomini e donne di cultura, scrittori e poeti,
si batte da sempre non solo per la difesa dei propri diritti ma anche per
quella dei propri nemici. Oggi, il pregiudizio contro Israele,
la patria degli ebrei, è la nuova forma di pregiudizio contro gli ebrei intesi
come Nazione".
( da "Unita, L'" del 04-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Russo Spena: "Il
diritto all'esistenza dello Stato di Israele
non si discute".
( da "Unita, L'" del 04-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Ora l'Italia spera nei playout Prima
semifinale per la Cina Questi i risultati dell'ultima giornata. Singolari:
Medina Garrigues b. Schiavone 6-4 6-1; Errani b. Dominguez Lino 5-7 6-4 6-0;
Doppio: Errani/Garbin b. Llagostera Vives/Suarez Navarro 6-4 6-3. Le azzurre,
per restare nel gruppo mondiale, disputeranno i playout del 26-27 aprile contro
un'avversaria fra le altre squadre battute al 1° turno
d'èlite (Israele, Francia e una tra Usa e Germania) e le vincenti del gruppo
mondiale 2 (Ucraina, Giappone, Repubblica Ceca e Argentina). Il sorteggio è in
programma domani a Londra. Da registrare la storica qualificazione in
semifinale della Cina che ha battuto a Pechino la Francia per 3-2.
Affronterà la Spagna.
( da "Unita, L'" del 04-02-2008)
Stai consultando l'edizione del KHALED FOUAD ALLAM"Per l'Europa,
l'Olocausto ha significato l'esperienza del Male assoluto" "Sarebbe
bene che gli arabi leggessero la Arendt" di Umberto De Giovannangeli/ Roma
"Altro che boicottaggio. Per rafforzare il dialogo e la comprensione
reciproca sarebbe bene che nel mondo arabo fossero tradotti i libri di Hannah
Arendt. Il fatto è che nel mondo arabo non c'è comprensione per ciò che ha
significato la tragedia della Shoah". A parlare è uno dei più autorevoli
studiosi del mondo arabo e musulmano: Khaled Fouad Allam. Professor Allam, c'è
chi invoca il boicottaggio della XXI edizione della Fiera internazionale del
Libro di Torino perché ha come ospite d'onore Israele
e i suoi scrittori. Come valuta questa richiesta? "Da difensore della
libertà di espressione, che è il sale della democrazia, sono decisamente
contrario a questo boicottaggio. E lo sono tanto più perché vedo questo
problema specifico da un altro punto di vista...". Quale? "Mi riferisco alla relazione particolare che esiste tra l'Europa e
lo Stato d'Israele. Una relazione che il mondo arabo fa fatica a comprendere perché
fatica a comprendere la portata della Shoah. Perché nasce proprio da qui, da
questo orrore, il legame particolare tra l'Europa e lo Stato d'Israele, inteso come focolaio nazionale del popolo ebraico. Per
l'Europa, l'Olocausto ha significato l'esperienza del Male assoluto. Una
esperienza impossibile da trasmettere. Questo è un punto essenziale, perché
investe il passato e si proietta in un presente che è già futuro. La portata
della Shoah e il suo impatto sull'Europa del secondo dopoguerra: è ciò che gli
arabi non comprendono. Non comprendono che per la prima volta nella storia
dell'umanità, si era inteso sterminare scientificamente un popolo, una cultura,
una religione. Su questo l'Europa ha costruito una filosofia nel dopoguerra. E
questa filosofia è totalmente sconosciuta al mondo arabo. Altro che
boicottaggio di preziose occasioni di confronto come quella fornita dalla Fiera
del Libro di Torino: ciò che ci vorrebbe è che nel mondo arabo si traducessero
i libri di Hannah Arendt. C'è poi un'altra questione altrettanto importante e
inquietante: mi riferisco al tentativo in atto di riformulare un antisemitismo
sulla base dello Stato d'Israele. Assistiamo allo
spostamento dell'antisemitismo su base razziale ad un antisemitismo che punta a
delegittimare lo Stato d'Israele. Sono le nuove forme
di antisemitismo che si manifestano un po' in tutto il mondo e che ritroviamo
nel fondamentalismo islamico, come anche in alcune frange della sinistra
estrema o della destra radicale. Questo è estremamente pericoloso...".
Perché lo è? "Per due ordini di motivi: perché può alimentare certi
consensi politici e perché "accerchia" le giovani generazioni
musulmane in Europa, che l'opinione pubblica continuerà a considerare come antisemite.
Tutto ciò non aiuta assolutamente il dialogo tra i popoli e le culture. Abbiamo
bisogno di altro". Chi propone di boicottare la Fiera internazionale del
Libro, porta come motivazione la solidarietà con il popolo palestinese, in
particolare con la gente di Gaza sottoposta all'assedio dell'esercito
israeliano. "Non è di questa solidarietà che divide, che crea altri
"muri" di diffidenza e di odio, che il popolo palestinese ha bisogno.
Il popolo palestinese ha bisogno di trovare la forza di dialogare e di convincere
anche l'altro interlocutore. Di certo, il boicottaggio non aiuta il dialogo; il
boicottaggio rimane un'arma ideologica che frena totalmente la conoscenza e la
comprensione reciproche, che sono alla base di un fruttuoso dialogo, e al tempo
stesso, è un'arma puntato contro ogni tentativo di costruire un lessico della
pace fra i due popoli. Lasciamo parlare gli scrittori e i poeti, perché i sogni
aiutano a trovare la forza per cercare di immaginare, e se è possibile
realizzare, ciò che nella nostra vita fatichiamo a costruire". Posizioni
quale quella che reclama il boicottaggio della prossima Fiera internazionale
del Libro di Torino, come incidono nel confronto aperto all'interno del
composito mondo arabo e musulmano? "Queste posizioni estreme favoriscono gli
elementi più oltranzisti e fondamentalisti, mentre mettono in difficoltà le
forze democratiche".
( da "Unita, L'" del 04-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Contro il boicottaggio di Israele Piero Fassino Furio Colombo Emanuele Fiano Segue
dalla Prima Ma sarebbe paradossale anche se si volessero colpire scrittori
schierati a favore della politica del governo Olmert. Sarebbe estraneo all'idea
di libertà nella quale noi crediamo; perché il boicottaggio contro la cultura
di un intero Stato, è violenza politica. Il vero dramma è che parte della
sinistra radicale italiana, nonostante importanti evoluzioni in senso diverso,
come la ferma contrarietà al boicottaggio espressa da Fausto Bertinotti,
continui a ritenere Israele "cosa" distante
dalla sfera dei valori progressisti, dalla storia del movimento socialista,
dall'etica politica che ha contrassegnato il Risorgimento, da cui il sionismo
discende e soprattutto dalla Liberazione dal nazifascismo. Torniamo qui, perché
è qui che continua a esserci un nervo scoperto: la festa dei sessant'anni della
fondazione di Israele dovrebbe essere festa per tutti
i progressisti, di tutto il mondo. Perché un popolo perseguitato ha trovato la
sua legittima casa, perché uomini e donne in fuga dall'Europa hanno avuto una
patria in cui riconoscersi e rifugiarsi, perché il Medio Oriente ha conosciuto
in questo modo un'isola di democrazia e sviluppo, in un panorama di Stati non
democratici, compresi quell'Egitto e quella Giordania sotto cui erano un tempo
Gaza e la West Bank. Qui non sono in discussione gli errori politici commessi
da una governo o dall'altro, come non sono in discussione i diritti dei due
popoli coinvolti, qui è in discussione il diritto ad esistere dello Stato di Israele, che dovrebbe essere patrimonio e impegno di difesa
per tutti coloro che si riconoscono nella lotta al nazifascismo e alle leggi
razziali e non è in discussione il diritto all'esistenza di uno stato
palestinese che era stato proclamato insieme alla nascita dello stato di Israele e che sarà come hanno detto gli scrittori israeliani
che ci apprestiamo a onorare a Torino, il destino e il futuro dei due popoli.
Stupisce che vi sia ancora chi non capisce a sinistra che boicottare Israele vuol dire boicottare ogni speranza di pace anche per
i palestinesi; il boicottaggio sarebbe un atto di guerra in più in un aerea del
mondo in cui mille voci da una parte e dall'altra implorano diritti, pace e
dialogo. Per questo ci schieriamo contro il boicottaggio
della Fiera del Libro: non solo perché progressisti e amici di Israele, ma anche perché vogliamo una sinistra laica e aperta alla
ragione. Ancora e sempre, l'amicizia con Israele è sinonimo
di amore per la libertà e per il progresso. Sinistra per Israele.
( da "Unita, L'" del 04-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Chi ha paura del dialogo Umberto De
Giovannangeli Segue dalla Prima G rande perché contiene queste voci critiche,
perché non chiude gli occhi, ma anzi li spalanca per bene, davanti ai patimenti
inflitti alla popolazione civile di Gaza dalla morsa imposta dall'esercito
israeliano. Queste voci saranno al centro della ventunesima edizione della
Fiera internazionale del Libro di Torino. Un evento importante, una scelta
impegnativa, che cade nel sessantesimo anniversario della nascita dello Stato
d'Israele. Scelta contestata da una parte delle forze
politiche della sinistra radicale piemontese, e non solo. Dalle sue fila si
alza una richiesta forte, estrema: boicottaggio. Boicottare per essere a fianco
della gente di Gaza. Boicottare per denunciare il "regime
dell'apartheid" istaurato da Israele in
Cisgiordania. Niente di più sbagliato. E pericoloso. Per chi s'intenderebbe
boicottare ma anche per coloro, i palestinesi, che in questo modo si vorrebbe
sostenere. Di letterario in questa vicenda c'è poco o niente. Ma c'è tanto di
politica, di storia, di idealità. E di una seria riflessione sui nodi non
sciolti del rapporto tra una parte della sinistra e Israele.
Non si tratta solo di argomentare che questo boicottaggio andrebbe contro
scrittori che criticano, a volte aspramente, il governo del loro Paese. L'arma
del boicottaggio è stata in passato evocata, e in parte praticata, contro
regimi ferocemente autoritari, contro dittature sanguinarie. Israele
è anni luce distante da questi estremi. Il che non significa nascondere, e gli
scrittori "boicottabili" sono i primi a non farlo, i guasti prodotti
dalle politiche unilateraliste, dalla colonizzazione spinta nei territori
occupati, dall'eccesso, non giustificato neanche dal sacrosanto diritto di
difesa, nell'uso della forza militare, che hanno contraddistinto l'azione di
governi israeliani. Ma il boicottaggio criminalizza non una politica, ma uno
Stato. Mette alla gogna non un governo, ma un Paese intero. Ne cancella la
dialettica interna. Disconosce la tragedia di chi ha dovuto fare i conti con un
terrorismo che ha trasformato autobus, discoteche, ristoranti in luoghi da
devastare e civili inermi in nemici da massacrare. Il boicottaggio finisce
inevitabilmente per affermare una condanna senza appello per ciò che Israele è e non per ciò che i suoi governi fanno. Il
boicottaggio nega il diritto di parola a chi fa della parola strumento di
dialogo, e non per questo la si restituisce, con dignità e orgoglio, al popolo
(palestinese) a cui si riconosce il diritto ad uno Stato indipendente. E bene
ha fatto a ricordarlo lo scrittore arabo Tahar Ben Jelloun: "Dobbiamo
distinguere. La politica di uno Stato non è assimilabile alla produzione
letteraria degli scrittori di quello Stato". Boicottare gli scrittori
israeliani significa disconoscere l'essenza che rendo unico il conflitto
israeliano-palestinese, dove a scontrarsi non sono il Bene contro il Male, la
Ragione contro il Torto, ma due diritti ugualmente fondati. Boicottare
significa anche che la sinistra, o parte di essa, abbandona Israele
per consegnarlo di fatto alla destra e a un destino di guerra: si tratterebbe
di un gravissimo passo indietro rispetto alle importanti considerazioni,
intelligentemente critiche e autocritiche, svolte da Fausto Bertinotti in un
suo recente viaggio ufficiale in Israele. Non c'è
niente di più sbagliato, niente di più pericoloso del boicottaggio, specie
quando a invocarlo è parte della sinistra. Perché i valori fondanti di Israele appartengono al mondo e ai valori della sinistra. Quell'Israele che si riflette, e si riconosce, nel discorso pronunciato in una
piazza affollata di Tel Aviv dal boicottabile David Grossman il 4 novembre
2006, data dell'anniversario dell'uccisione di Yitzhak Rabin. A parlare
non è "solo" lo scrittore ma è anche un padre che da poco ha perso un
figlio ventenne nella guerra in Libano. "La morte dei giovani è uno spreco
terribile, lancinante. Ma non meno terribile è che Israele
sprechi non solo le vite dei suoi figli, ma anche il miracolo di cui è stato
protagonista, l'opportunità rara offertagli dalla storia: quella di creare uno
Stato illuminato, civile, democratico, uno Stato governato da valori ebraici
universali. Uno Stato che sia dimora nazionale, rifugio e nuovo senso
dell'esistenza ebraica. Uno Stato in cui parte essenziale dell'identità ebraica
sia la completa uguaglianza con i suoi cittadini non ebrei". Così David
Grossman, che non è "Israele" ma che di Israele non è voce isolata o inascoltata. Boicottare significa
indebolire queste voci di libertà. Boicottare significa privarsi delle
motivazioni e dell'impegno di tanti che intendono respingere la guerra come
soluzione da una parte (israeliana) e dall'altra (palestinese). Boicottare
significa isolare un popolo, prim'ancora che un governo. Boicottare significa
chiudersi alla comprensione ed ergersi a "giustiziere" di verità.
Boicottare è altra cosa da un legittimo, doveroso esercizio di critica.
Boicottare è alimentare l'immagine, deviata e deviante, di un Paese, Israele, che avrebbe portato solo e sempre guerra ed
evitato, e disprezzato, ogni iniziativa di pace. Così non è stato, così non è.
E l'appuntamento di Torino è una preziosa occasione per ricordarlo.
Un'occasione da non perdere.
( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)
Di Redazione - lunedì 04 febbraio 2008, 07:00 Teheran. L'Iran ha
accusato ieri la Francia di praticare nei suoi confronti una "politica
ostile". Teheran si riferisce in particolare alla questione nucleare, a Israele e all'intenzione di Parigi di aprire una base militare negli
Emirati Arabi Uniti. Quest'ultima iniziativa, "metterebbe a rischio la
pace nella regione". Per quanto riguarda Israele, Teheran
non gradisce le critiche al presidente Ahmadinejad, che era tornato a
minacciare l'esistenza dello Stato ebraico. All'ambasciatore francese
nella capitale iraniana, Bernard Poletti, è stata consegnata una nota di
protesta.
( da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)
Di Redazione - lunedì 04 febbraio 2008, 07:00 Il Cairo. Militari
egiziani e uomini di Hamas hanno chiuso ieri a Rafah le brecce che il 23
gennaio scorso erano state aperte con la forza dai palestinesi nella barriera
al confine tra Egitto e Striscia di Gaza. Attraverso questi
passaggi migliaia di abitanti della Striscia erano entrati in Egitto per
procurarsi generi di prima necessità che non potevano più essere reperiti in Israele a causa dell'embargo imposto dallo Stato ebraico, che aveva così
reagito ai lanci di razzi. Ora resta aperto un solo valico per permettere a
palestinesi ed egiziani di tornare a casa.
( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)
Il caso Israele,
la Shoah e l'ideologia cieca KHALED FOUAD ALLAM Platone afferma nella
"Repubblica" che le cose andranno sempre male in politica finché i
filosofi non diventeranno re nella città o i re non diventeranno seri filosofi.
Ma quando il filosofo gioca a fare il re contraddicendo ogni spirito
filosofico, è la saggezza che viene meno perdendosi nei meandri
dell'ideologia. SEGUE A PAGINA 23.
( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)
Fiera del Libro, i vertici del partito sconfessano Rc di Torino per il
boicottaggio Crisi, Marini oggi decide Bertinotti: dopo di lui il voto ROMA -
Il presidente della Camera Fausto Bertinotti esclude la possibilità di un altro
incarico per la formazione del governo nel caso fallisse quello in corso di
Franco Marini. Oggi giornata conclusiva per le consultazioni del presidente del
Senato, che deciderà se procedere o meno nel suo tentativo dopo aver incontrato
i leader dei tre partiti maggiori: Berlusconi, Fini e Veltroni. Intanto il vertice nazionale di Rifondazione sconfessa i
dirigenti piemontesi del partito, che ieri avevano appoggiato il boicottaggio
della Fiera del Libro di Torino dedicata a Israele. CAPORALE,
DE MARCHIS, LOPAPA E LUZI ALLE PAGINE 6, 7 E 8.
( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)
Boicottaggio ad Israele, stop di Bertinotti
Il Prc di Torino si allinea: sì alla Fiera del Libro. Gli ebrei: andiamo a
manifestare Appello di Fouad Allam e Victor Magiar agli intellettuali italiani
MASSIMO NOVELLI TORINO - Ha un po' il sapore del "contrordine
compagni" caro a Giovannino Guareschi. è bastato infatti un intervento di
Fausto Bertinotti, che si è detto "assolutamente contrario" al
boicottaggio della Fiera del libro di Torino per l'invito a Israele
come ospite d'onore, per ricomporre in qualche modo le fratture a sinistra, che
però, adesso, paiono aprirsi fra le istituzioni pubbliche torinesi a proposito
dell'idea di dare uno spazio, all'interno dell'evento, anche all'Autorità
nazionale palestinese. In ogni caso, si è ricomposta parzialmente la
lacerazione a gauche. Questo l'antefatto: alcuni esponenti cittadini di
Rifondazione comunista sabato avevano chiesto alla Fondazione per il libro, i
cui principali soci sono la Regione, la Provincia e il Comune, di fare marcia
indietro rispetto alla presenza dello Stato ebraico. Una mossa che non è
piaciuta a Bertinotti e nemmeno a Giovanni Russo Spena, capogruppo del Prc al
Senato. Il primo ha affermato che "bisogna distinguere
lo Stato di Israele dal suo governo" e che "Israele non è solo
uno Stato, ma il luogo dell'anima di tutti gli ebrei del mondo". Il
secondo ha sostenuto che "il boicottaggio contro Israele è
sbagliato". Così, ieri pomeriggio, il Prc di Torino ha fatto dietrofront,
dichiarando di "ritenere inopportuno e sbagliato il boicottaggio",
fermo restando il "nostro dissenso nel caso in cui la Fiera del libro
dovesse ribadire la propria scelta di indicare Israele
come ospite d'onore". A fronte delle contestazioni al Salone di Torino,
che provengono da alcuni intellettuali arabi e da settori della sinistra
radicale, si infittiscono tuttavia le prese di posizione contro l'ostracismo a Israele. Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica
di Roma, ha lanciato un appello ai rappresentanti degli ebrei italiani ed
europei, chiedendo loro che vadano alla Fiera del libro, a maggio, "in
segno di testimonianza e di solidarietà". Il sociologo algerino Khaled
Fouad Allam e lo scrittore ebreo libico Victor Magiar, con una lettera,
invitano gli intellettuali a stigmatizzare una campagna ritenuta
"ignobile, fondata su faziosità, pregiudizio e ingratitudine". Pure
il romanziere egiziano Gamal Ghitani si è espresso contro il boicottaggio, così
come Ala al Aswani, anch'egli narratore egiziano, sebbene abbia detto che
occorre "spiegare che Israele occupa dei
territori, uccide bambini e malati, e riduce il popolo palestinese alla
fame". C'è comunque chi continua a lavorare perché alla manifestazione di
maggio vi sia, oltre a quella dello stato di Tel Aviv, una presenza della Palestina. Rolando Picchioni, presidente della Fondazione
per il libro, porta avanti questo progetto che sembra trovare un'accoglienza
negativa presso il sindaco Sergio Chiamparino, mentre pare favorevole Mercedes
Bresso. Per la presidente della Regione, "quando si parla di Israele si parla anche di Palestina,
per cui invitare gli scrittori israeliani vuole dire invitare quelli palestinesi,
e proporre un confronto intellettuale".
( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)
Turbamento "Chi contesta rischia la complicità con i nemici dei
libri" Englander: inaccettabile la sinistra che censura Mi turba che le
proteste provengano dalla sinistra. Cosa c'entra la cultura israeliana con la
politica del suo governo? Invitare la Palestina è
pretestuoso ANTONIO MONDA NEW YORK - Nathan Englander è sconcertato per le
proteste che hanno accolto la decisione da parte del Salone del Libro di Torino
di avere Israele come Stato ospite. La giovane
rivelazione della letteratura ebraica e americana, l'autore di Per alleviare
insopportabili impulsi e Il ministero dei casi speciali, parla di "censura
inaccettabile" e di "atto di grande stupidità. "Non riesco a
credere che si possa reagire in maniera così miope, ignorante e censoria",
racconta trattenendo a stento l'emozione. "E francamente mi turba che le
proteste provengano dalla sinistra. è legittimo avere una posizione anche
durissima nei confronti della politica dello Stato d'Israele,
ma cosa c'entrano gli scrittori? Cosa c'entra la cultura? C'è chi sostiene che
si sarebbe dovuto invitare anche la Palestina. è un
discorso che mi sembra pretestuoso e non mi convince affatto. Certo che bisogna
rispettare e celebrare gli scrittori palestinesi, ma cosa c'entra ora con il
fatto che un'istituzione culturale ha deciso di omaggiare gli scrittori
israeliani, molti dei quali hanno peraltro posizioni molto critiche anche con
il loro governo?" Una delle accuse che viene fatte è
che Israele è un paese fascista, e che la sua politica è di fatto una forma
di apartheid. "Ci sono molti aspetti su cui sono critico rispetto ad Israele, ma francamente sarei molto più cauto ad usare il termine
fascista. Anche sulla questione apartheid il discorso è decisamente complesso
ed eviterei le semplificazioni o gli slogan. Aggiungo che Israele è un paese dove la gente vota ed elegge
democraticamente il proprio governo ed i propri rappresentati. Ma non vorrei
cambiare discorso: il problema è culturale, ed il tema è quello delle libertà.
Posso farle io una domanda?" Prego. "Cosa avrebbero detto coloro che
oggi protestano se Torino avesse scelto l'Iran? Io penso che avrebbero
sbagliato anche nel caso in cui avessero deciso di protestare. E mi spiego con
un esempio: amo enormemente i film di Abbas Kiarostami e credo sia un bene e un
arricchimento che possano essere visti in tutto il mondo. Un conto è la cultura
e l'arte, un conto è il governo dell'artista in questione. Io rispetto
profondamente il diritto di protestare, ma credo che se si arriva a posizioni
di questo tipo si prende una strada pericolosissima e, magari senza volerlo, si
offre il fianco o addirittura si diventa complici di chi ha paura dei libri.
Questo è un principio generale, che vale a prescindere da ogni idea: io sono
rimasto egualmente sconcertato quando ho letto di discriminazioni britanniche
nei confronti di accademici palestinesi. Quello di cui ha bisogno il mondo è
proprio la cultura: non si deve mai averne paura. Ma c'è un altro elemento
controproducente in questo atteggiamento, che voglio chiarire con un altro
esempio. Io ho vissuto cinque anni in Israele, ma sono
americano. Non ho davvero nulla in comune con questa amministrazione, ma non
avrei alcun imbarazzo a partecipare ad una manifestazione in cui gli Stati
Uniti sono il paese ospite. Anzi: spero di poter essere invitato proprio per
dimostrare e testimoniare la mia differenza con Bush".
( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)
"Israele è stato scelto come ospite, non
bisogna arretrare" Chiamparino: sono reazionari questa è la città di Primo
Levi PAOLO GRISERI TORINO - Sventolano vessilli di sinistra ma sostengono
posizioni di destra. Anzi, di più: sono "reazionari, gente che cavalca il
fondamentalismo politico per un pugno di voti, personaggi che maneggiano a fini
elettorali con la stessa disinvoltura una piccola polemica locale sull'altezza di un grattacielo e il diritto di Israele a esistere come stato e entità culturale". Sergio
Chiamparino attacca così i consiglieri torinesi dei Comunisti Italiani e di
Rifondazione che polemizzano per la scelta di nominare Israele ospite d'onore della Fiera del Libro 2008. Chiamparino, quei
reazionari sono nella sua maggioranza. Come la mettiamo? "Provo
imbarazzo per loro. Come si fa a dirsi di sinistra e identificare uno stato con
il governo di quello stato, un popolo e una cultura con le scelte dei primi
ministri? Questo è quel che pensa la destra più reazionaria". Ora la
polemica è innescata. Come evitare guai peggiori? "Primo, non arretrare di
un millimetro. Israele è stato scelto come stato
ospite e deve rimanere tale. Senza ipocriti aggiustamenti dell'ultima
ora". C'è questo rischio? "Non so se c'è ma è meglio mettere le mani
avanti. Non credo che farebbe bene a nessuna causa inventarsi ospiti d'onore
bis o cose di questo genere". Non teme una guerra di religione in città?
"A Torino c'è una tradizione di tolleranza, non di guerre religiose.
Questa è la città di Primo Levi, la città in cui la comunità ebraica ha una
storia di apertura e tolleranza, la città in cui le associazioni islamiche
hanno partecipato alle manifestazioni dopo l'11 settembre". Vi aspettavate
questa reazione alla scelta di Israele? "Ricordo
la giornata della primavera scorsa in cui abbiamo preso quella decisione.
Eravamo a Bose, il monastero sulla collina del canavese che ospita il centro
ecumenico retto da Enzo Bianchi. Sapevamo che qualcuno avrebbe potuto sollevare
problemi ma abbiamo confidato nel senso di tolleranza. E poi non possiamo farci
fermare da quattro fanatici". Chi solleva il problema da sinistra ricorda
i comportamenti, anche recenti, del governo di Tel Aviv. Non state avallando
quei comportamenti? "Ma quando mai? Chi dice questo dice una grandissima
sciocchezza. Celebrare l'anniversario dell'indipendenza americana significa
avallare la politica di Bush? La cultura di Israele è
la cultura dei Grossman, degli Oz, degli Yoshua. Vuole che le dica quel che
penso di quelle critiche da una parte della sinistra?". Che cosa pensa?
"Che vengono da persone che non vogliono due popoli e due stati in Palestina ma lavorano semplicemente perché venga abolito lo
stato d'Israele. Se questo è il retropensiero di certa
sinistra è bene che venga fuori in modo chiaro. Bene ha fatto nelle ultime ore
Bertinotti a prendere le distanze da questi ragionamenti. Sarebbe utile che la
politica nazionale, soprattutto quella di sinistra, si schierasse su questa
vicenda".
( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)
Commenti L'IDEOLOGIA CIECA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) è ciò che lo
scrittore Jean Paulhan ribadiva nel suo saggio "Il terrore nelle
lettere". Ed è ciò che sta succedendo nella grave questione del
boicottaggio alla presenza di Israele a Torino per la
fiera del Libro. Molti scrittori arabi e un famoso teologo dell'islam europeo,
Tariq Ramadan, si oppongono a quella presenza. Io considero molto pericolosa
questa presa di posizione. Non solo perché non distingue ciò che è uno stato
nella sua formulazione politica da ciò che è uno stato in quanto comunità di
culture, luogo in cui si scrive, si dipinge, si compone musica, nella gioia
come nella sofferenza. Vi è un altro elemento che considero fondamentale
proprio per la riuscita di un dialogo fra i popoli e le culture, la questione
della peculiarità dello stato di Israele: sono
trascorsi sessant'anni dalla sua nascita, e se per molti della parte araba
questo suona come una ferita, io ritengo che per noi arabi, anche arabi della
diaspora, sia oggi necessario guardare a quell'evento da un'altra angolazione:
vale a dire come la questione europea che si è delineata nel XX secolo con il
dramma della Shoah. Cioè l'esperienza, impossibile da trasmettere, del male
assoluto, della distruzione scientifica, "industriale", di un popolo,
di una cultura, di una civiltà, che pone per l'Europa la questione della
memoria. Israele è anche una bandiera, un esercito, un
governo, una democrazia, ma per me rappresenta essenzialmente quell'esperienza
dei limiti, che ha interrogato e continua a interrogare l'Europa intera.
Ogniqualvolta rifletto su tutto ciò trovandomi nell'emiciclo del Parlamento
italiano, mi vengono i brividi a pensare che in quello stesso luogo sono state
votate le leggi razziali. Bisogna che noi arabi cominciamo a capire che per la
coscienza europea quella è stata l'esperienza del male assoluto; di qui il debito di riconoscimento che si è creato fra Europa e Israele. Tutti sappiamo che la presenza dello stato di Israele non cancella il conflitto attualmente in corso; ma la Fiera è un
laboratorio di libertà per gli uomini per le culture; se viene meno questo, è
l'umanità stessa che perde. Con ciò non si deve assolutamente occultare la
questione del dramma palestinese, l'urgenza di uno stato palestinese
capace di vivere democraticamente accanto allo stato di Israele.
Ma noi arabi, se vogliamo fare progressi, dobbiamo capire come sia fondamentale
la questione dell'oblio e della memoria, del sangue e delle lacrime di un
popolo martoriato che voleva anch'esso vivere pacificamente accanto agli altri
popoli e che all'indomani di quella tragedia presentò al mondo un volto
resuscitato. Per noi arabi è troppo grande il rischio di lasciarsi guidare da
ideologie cieche, che rischiano di sconfinare in un nuovo antisemitismo; è
tempo ormai nel mondo musulmano di pensare ad una teologia che sia capace di
accogliere la questione della memoria della Shoah, è tempo di una teologia
liberata, coraggiosa, ponte fra le storie e i mondi, per le generazioni future,
per spezzare il monopolio di un fondamentalismo che è per me un'altra nakba
(disastro), una nakba del pensiero.
( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)
Pagina I - Torino L'intervista Picchioni, presidente della Fondazione
"Perché apriamo lo stand in Fiera per i libri della Palestina"
MASSIMO NOVELLI "Abbiamo già offerto, formalmente e informalmente, la
possibilità che la Palestina abbia un proprio spazio
alla Fiera del libro, peraltro al pari ogni altro stato che lo richiede. Ora
aspettiamo che ci diano una risposta". Rolando Picchioni, presidente della
Fondazione per il libro, la musica e le attività culturali, rilancia la
proposta, anticipata da Repubblica, di mettere fine alle
polemiche sull'invito a Israele, che hanno investito la manifestazione del Lingotto, attraverso
una presenza dei palestinesi di "pari dignità". A qualcuno, però, l'idea
di Picchioni potrebbe sembrare una sorta di resa. Il sindaco Sergio
Chiamparino, per esempio, pare essere uno di questi. "Io ho il
dovere come presidente della fiera di ricomporre le cose, di superare le
situazioni di impasse. Non credo che si possa contrabbandare tutto ciò alla
stregua di un'abdicazione. Non si tratta di questo, per niente". SEGUE A
PAGINA III.
( da "Secolo XIX, Il" del 04-02-2008)
Allarme sicurezza È SUFFICIENTE una bugia e una modesta dose di sangue
freddo per violare le difese dei nostri enti. È uno degli investigatori privati
attivi in città (e non solo) a rivelarlo, commentando l'episodio delle due
cimici scovate negli uffici della Filse. "Una volta io e un tecnico siamo
entrati nei locali di una importantissima e apparentemente blindatissima
azienda ligure, senza alcun controllo - spiega Roberto Favali ,New Europe investigations
-. Ci siamo presentati come Altafini e Altobelli, abbiamo detto che dovevamo
fare una riparazione e siamo passati. In pochi minuti abbiamo fatto il lavoro e
poi siamo usciti indisturbati". Favali non può fare il nome della società
violata ma l'episodio è recente e documentabile. "Il problema è che in
Italia e in Liguria in particolare manca la cultura della sicurezza. Non
servono tante microspie, a volte basta mettere le mani sulla spazzatura per
avere tutto quello di cui l'azienda che ti ha assunto ha bisogno. Spesso non è
il segreto industriale su un prodotto a interessare, ma per esempio il modo con
il quale sarà lanciato sul mercato, il tipo di catalogo". Le agenzie di
investigazioni private lavorano su questo, ma anche sull'infedeltà dei dipendenti,
sull'assenteismo, sulle malattie inventate: "Si lavora sul limite ma non
si utilizzano mai in giudizio, sia penale che civile, le registrazioni raccolte
con microspie. Quelle servono come uno strumento di lavoro che ci consente di
sapere le cose in tempo e ditrovarci al momento giusto nel posto giusto".
Se ci fosse una vera cultura della sicurezza, però, le
microspie sarebbero debellate facilmente: "Negli Stati Uniti o in Israele ogni riunione è tenuta sotto controllo con speciali rilevatori
di cimici. Spesso vengono individuate e disattivate elettronicamente senza che
le stesse spie se ne possano accorgere. Diciamo che talvolta per
"educazione" non glielo si dice neanche. Le si rende
inoffensive e la prossima volta si sa chi merita fiducia o no. Enti seri
dovrebbero avviare bonifiche periodiche anti spionaggio. Chi usa le microspie
ha fantasia da vendere ma è possibile individuare agevolmente i posti dove
vengono messe. Quelle vere". 04/02/2008.
( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)
Pagina III - Torino Il presidente della Fiera del libro spiega il
motivo della parziale retromarcia dopo le polemiche Picchioni: "Stand per
la Palestina perché finisca il gioco dei veti"
MASSIMO NOVELLI (segue dalla prima di cronaca) Ha già contattato l'Autorità
nazionale palestinese? "No. Non ho contattato nessuno. Molto semplicemente
ho formulato il mio suggerimento nella lettera che ho inviato a Vincenzo
Chieppa, il segretario provinciale dei Comunisti italiani che aveva chiesto
alla Fiera di invitare, insieme a Israele, anche la Palestina. è chiaro che adesso si devono pronunciare coloro
i quali hanno potestà di rispondere, non Chieppa o altri esponenti politici.
Intendo dire i diretti interessati: i palestinesi. Se dovesse concretizzarsi la
proposta di avere uno stand palestinese, per noi sarebbe una grande occasione
per promuovere un dialogo, direi fisico, tra loro e gli israeliani". Resta
il fatto che il boicottaggio minacciato contro la Fiera ha il suo baricentro
nell'invito a Israele come ospite d'onore. Si contesta
la decisione di avere dedicato il prossimo salone allo stato ebraico. Se ne
rende conto, no? "Ma non è così. Si continua a fraintendere, a dire cose
non vere. Il tema della Fiera del libro del 2008 è
sull'interrogativo se la bellezza ci salverà, non su Israele.
D'altronde non abbiamo mai dedicato un'edizione della fiera, in tanti anni, a
una singola nazione. Invece si vuole a ogni costo far passare la ventunesima
edizione della fiera come la fiera di Israele, come se
questo paese rappresentasse tutto il nostro salone". Lei pensa che
la Palestina possa avere davvero un suo stand alla
fiera di maggio? "Io ritengo che, se cadranno tutti i veti e se finiranno
tutti i boicottaggi, si possa lavorare a una ricomposizione civile di quanto è
accaduto, per creare le basi per un terreno di confronto, anche serrato ma
civile, tra la Palestina e lo stato di Israele, tra i loro popoli, le loro culture". Quando
avete deciso di invitare lo stato di Tel Aviv, avevate messo in conto polemiche
e contestazioni? "Sì, lo avevamo messo in conto, naturalmente. Sapevamo
insomma che non sarebbe stata una passeggiata in Arcadia. Ma ritenevamo che,
alla fine, parlando e confrontandoci, tutto si ricomponesse. Non è andata così,
almeno finora. E c'è sempre qualcuno che vuole dimostrare di essere più a
sinistra degli altri. A questo punto occorre trovare delle soluzioni,
individuare un compromesso onorevole per tutti". Oggi vi incontrate con
Elazar Cohen, ministro plenipotenziario dell'ambasciata israeliana di Roma e
addetto culturale. Nei giorni scorsi, allorché si è scatenata la bufera su
Librolandia, non vi siete sentiti? Gli israeliani non vi hanno contattato per
fare un po' il punto della situazione, alla luce della campagna di boicottaggio
e di tutto il resto? "No, non ci sono stati contatti né richieste di
chiarimenti. Hanno rispetto della nostra posizione".
( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)
Pagina XI - Milano IL BOTTA E RISPOSTA DEI FANATICI PIERO COLAPRICO
Ma, accanto all'attentato sanguinario, a far salire la temperatura può essere
stata - così assicurano gli analisti del Viminale - una polemica culturale. E
cioè l'attacco di Tariq Ramadan, e non solo, contro la libera e meditata scelta
della Fiera del Libro di Torino di dedicare la rassegna, che
tanto spazio si sta conquistano in Italia e nel mondo, ai sessanta anni della
nascita di Israele e, soprattutto, alle parole di autori come David Grossman, Amos
Oz, Abraham Yehoshua ed Etgar Keret. Un'interferenza davvero indigesta e fuori
luogo, bisogna dirlo. Ma un conto è replicare con le parole, un conto è questa
"replica" alla polvere pirica. Perché il concetto di fondo dei
bombaroli milanesi è: che ogni volta che "loro" si muovono,
"noi" rispondiamo. Ora, è chiaro che non esiste alcuna connessione
realistica tra "Al Qaeda" e la moschea di via Quaranta. Come non c'è
equazione tra religione e violenza. E poi, in via Quaranta, c'era Abu Omar,
l'imam che venne rapito dalla Cia e che è spuntato al Cairo, conciato non
benissimo. Ma a chi piazza le pipe-bomb interessa poco sottilizzare. Anzi, non
è mai molto informato, stando a carabinieri e polizia Il primo attacco risale
infatti al Ferragosto di due anni fa. Venne piazzato un tubo esplosivo in via
Solferino 33, dove c'era Il Fondaco dei Mori: "c'era", appunto,
perché quel centro culturale e ristorante islamico aveva cambiato indirizzo.
Gli attacchi sono continuati. A Milano, Segrate (volevo colpire l'auto
dell'imam, bruciarono quella di un poveraccio), Abbiategrasso, Rimini, Brescia
e, ieri, ancora Milano. Obiettivi - come si vede - tutti al Nord. Obiettivi
selezionati tra quelli più citati dai mass media. Una catena per ora innocua.
Ma sino a quando?.
( da "Repubblica, La" del 04-02-2008)
A Gaza tornano i sigilli Israele: "Nuova
barriera" RAFAH - La Striscia di Gaza è di nuovo tagliata fuori dal mondo.
La polizia egiziana ieri ha sigillato l'ultimo varco della frontiera di Rafah,
mentre le forze di sicurezza di Hamas mantenevano l'ordine sul lato
palestinese. Quasi un milione e mezzo di abitanti sono isolati in
( da "Voce d'Italia, La" del 04-02-2008)
La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.140 del 04/02/2008 Home
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Il direttore dello Shin Bet Gaza, armi in quantita' attraverso il confine
Lanciarazzi ed esplosivi Gerusalemme, 4 feb. I nostri reporter hanno avuto la
possibilità di ricevere un comunicato dal direttore dei servizi segreti
israeliani, Yuval Diskin, comandante dello Shin Bet, organo che si occupa di
controterrorismo. Il direttore ha avvertito il Consiglio
dei Ministri israeliano che i palestinesi hanno sfruttato il caos seguìto alla
disordinata apertura del confine fra la Striscia di Gaza ed Egitto per
introdurre in Israele grandi quantità di razzi a lunga gittata, razzi anti carro,
antiaerei ed esplosivi per le testate dei missili. Secondo le fonti di
intelligence occidentale, tali materiali bellici sono ora distribuiti lungo i
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)
Proprio confine con la Striscia di Gaza, restituendo un milione e
mezzo di palestinesi al loro isolamento. L'ultima breccia nel muro di Rafah è
stata sigillata di primo mattino, con blocchi di cemento e filo spinato,
lasciando appena uno spazio di un metro presidiato da un cordone di agenti
egiziani ma che servirà solo come porta di rientro per i circa 10.000
palestinesi che si trovano ancora in territorio egiziano, e per le poche
centinaia di egiziani che si sono invece attardati all'interno della Striscia.
Gli agenti della polizia di Hamas hanno partecipato alle operazioni di chiusura
del confine. "Per ora noi abbiamo rispettato gli accordi con gli egiziani,
poi si vedrà" dice un dirigente di Hamas, che ricorda che sono ancora in
corso i negoziati per la riapertura e la gestione del valico ufficiale di
Rafah. Il movimento integralista islamico ha più volte ribadito di non essere
disposto a richiudere Gaza nel suo isolamento. Qualora il valico ufficiale non
fosse riaperto alle condizioni poste da Hamas (cioè senza potere di
interdizione da parte di Israele), i miliziani
sembrano pronti a demolire di nuovo la barriera, anche se l'Egitto ha detto che
questo "non dovrà accadere mai più". Ahmed Yousef, portavoce di
Hamas, ha precisato all'Ansa che la Striscia "intende avviare scambi
commerciali con l'Egitto così da sfuggire alla morsa
economica imposta da Israele", ma certamente senza rinunciare alla propria contiguità
territoriale con la Cisgiordania. Tensione al confine tra Israele e Libano: un trafficante di droga è morto e un altro è in
ospedale in gravi condizioni per le ferite provocate ieri sera dal fuoco aperto
della guardie di frontiera israeliane. Tel Aviv hanno escluso che i due
uomini fossero miliziani hezbollah, confermando invece che si trattava di
contrabbandieri.
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)
Di RENATO MINORE LA comunità ebraica romana rivolge un appello alle
case editrici italiane e ai librai affichè, nella settimana della Fiera
Internazionale del Libro, in tutta Italia siano esposte le opere degli
scrittori israeliani. In più la dirigenza degli ebrei italiani e europei decide
di andare a Torino "per testimonianza e solidarietà" con gli
organizzatori. Il Forum Palestina annunzia sei giorni
di mobilitazione a fine marzo "contro la decisione inopportuna e
vergognosa". E dalla denunzia, se non avrà esito, "si passerà alla
contestazione". Un paradossale no al boicottaggio arriva da Ala al Aswani
il quale considera l'invito a Israele "una vergogna
della cultura italiana". Per lo scrittore egiziano, però, bisogna andare a
Torino "facendo stampare migliaia di manifesti che denunziano i crimini
israeliani, vedremo se la coscenza italiana è davvero tranquilla". Come si
vede, non si attenuano le polemiche sulla Fiera torinese. Riusciranno gli
scrittori israeliani a essere presenti alla manifestazione, a presentare la
propria letteratura, senza essere boicottati dall'assenza dei colleghi
palestinesi o dalle contestazioni politiche che possono arrivare da più parti e
in forma diversa? I fatti sono noti: per il sessantesimo anno della fondazione
dello stato, la Fiera ha scelto come ospite d'onore Israele,
così come in altri anni la Lituania, il Brasile, il Portogallo, la Francia, il
Canada. Sono stati invitati i maggiori scrittori, Grossman, Yehoshua, Oz,
conosciuti per le loro posizioni aperte al dialogo, i quali spesso hanno fatto
del confronto con l'altro - nella fattispecie il "nemico palestinese"
- la spinta per la propria ricerca. Ma è nata subito polemica con le prime
proteste da parte del Pdci torinese che ha chiesto anche di invitare gli
scrittori palestinesi e con la protesta violentissima di varie associazioni di
scrittori in Giordania, Tunisia ed Egitto che hanno chiesto il boicotaggio
della kermesse. Non vogliono venire a Torino, non vogliono parlare con gli
scrittori israeliani nè intendono collaborare per una manifestazione che ha al
centro la loro cultura nell'occasione dell'anniversario della fondazione dello
stato."Non dialogo con i rappresentanti delle forze di occupazione che
massacrano a Gaza", ha dichiarato Ibrahim Nasrallah, il romanziere nato in
un campo di profughi giordano. E il presidente dell'Associazione degli
scrittori arabi, Mohamed Salmawy ha considerato la scelta di Israele
quale ospite d'onore "una provocazione alla quale è necessario reagire in
qualche modo". E il tanto controverso intellettuale islamico Tariq Ramadan
ha lanciato un appello per un doppio boicottaggio: non solo di quella di
Torino, ma anche della Fiera di Parigi in programma dal 15 al 19 marzo che ha
anch'essa come tema centrale Israele e la sua
letteratura. "Dovrebbero farlo tutti coloro che hanno una coscienza viva,
a prescindere dal loro credo, perchè non si può approvare nulla che provenga da
Israele. Il silenzio che produce violenza: non si tratta di una
questione islamica o araba, ma di un problema di coscienza mondiale".
Il rischio appunto, è quello che la manifestazione torinese diventi
"un'arena politica, un luogo di scontro". E magari blindato, in stato
d'assedio, per paura di qualche atto estremo. E, allora, addio letteratura. Un
rischio concreto, ha sostenuto Younis Tawfik, che può alimentare intorno ad
un'occasione di dibattito e di riflessione una atmosfera di tensione e di
paura. Secondo lo scrittore iracheno che vive Torino "gli arabi sono
sempre pronti a bruciare bandiere, a fare grandi manifestazioni di protesta che
hanno esattamente l'effetto contrario di quello che vogliamo". Per lui, se
non si va a Torino, l'unico effetto sarà la solidarietà allo stato d'Israele, cioè più controlli di sicurezza, discussioni
infinite. Bisogna fare il contrario, "parlare con gli israeliani, cercare
il dialogo". Sempre contro il boicotaggio e per il dialogo Tahar Ben
Jelloun che però ha invitato i colleghi israeliani a dissociarsi dalle
responsabilità del loro governo. Ma gli invitati rappresentano prima di tutto
la letteratura, la letteratura non ha frontiere, non ha ideologia, non è nè
palestinese, nè araba, nè ebrea, è letteratura. E tutta la letteratura israeliana
contemporanea è guidata dall'esigenza profonda di capire il proprio mondo
attraverso la scritttura e malgrardo il conflitto, varcando almeno sulla pagina
il confine che la guerra stabilisce, ha detto Marek Halter, lo scrittore
francese, ebreo di origine polacca che da quaranta anni si batte per la pace in
Oriente. E ha aggiunto:"Bisogna pensare che la maggior parte degli
scrittori di Torino è critica nei confronti del governo e della sua
politica". Ma la Fiera non fa nessuna marcia indietro, Israele
resta il paese ospite, la presenza di intellettuali arabi e palestinesi era già
prevista. "Il Lingotto è sempre stato un libero spazio di confronto di
opinioni diverse, le idee non hanno passaporto, l'anno scorso qui a Torino ha
parlato Ramadan e l'abbiamo ascoltato con molto interesse. Perchè ora non
possono parlare gli altri?" dice il direttore Ernesto Ferrero. L'idea del
Presidente della Fondazione Rolando Picchioni è di allestire un grande stand
dedicato alla cultura della Palestina, con una
collocazione di pari dignità rispetto dedicato ad Israele.
Oltre ai grandi nomi della letteratura israeliana molti ospiti dovrebbero
appartenere alla generazione più giovane, che non ha vissuto la Shoah, ma non
hanno neppure partecipato - se non attraverso i racconti degli anziani,
all'epica della fondazione dello Stato. A questo proposito arriva oggi a Torino
l'inviato dell'ambasciata israeliana Elazan Cohen che discuterà concretamente
sulle modalità di allestimento dello stand e sulle presenze degli scrittori più
giovani.
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)
Arabi che vogliono disertare la rassegna. Gli organizzatori non
recedono: "Siamo per il dialogo". E lo scontro continua.
( da "Messaggero, Il" del 04-02-2008)
Di FABIO FERZETTI DI COSA parliamo quando parliamo di Israele? Secondo gli intellettuali, non solo italiani, è
questo il centro del problema. È vero, non bisogna identificare gli scrittori
israeliani con il loro governo. Ma siamo sicuri che in un'occasione ufficiale
come la Fiera del Libro anche i più accesi oppositori non finiscano per
legittimare, senza volere, la politica del loro paese? Saverio Costanzo,
regista-rivelazione di Private, il film sull'impossibile convivenza di una
famiglia palestinese con i soldati israeliani, azzarda un cauto ottimismo.
"Il tema è scivoloso, vorrei notizie più approfondite, ma il boicottaggio
non mi piace. Ogni volta che si parla di Israele bisogna concedere lo stesso spazio alla Palestina, certo. Tuttavia, mi sono trovato a seguire un Focus sul cinema israeliano
al festival di Palm Springs. Non c'erano film palestinesi, ma era
appassionante". Anche perché la cultura israeliana combatte quasi sempre
la politica israeliana. "Assolutamente. Autori come Etgar Keret, lo
scrittore-regista di Meduse e di Pizzeria Kamikaze, o Sayed Qashua, arabo che
ha deciso di scrivere in ebraico, esprimono questa tensione in ogni loro opera
e gesto, in modo quasi fisico". Più scettica la regista Simone Bitton,
autrice di Il muro, documentario-choc sul muro d'Israele,
uscito anche in Italia tre anni fa. Nata in Marocco, cresciuta in Israele, dove ha fatto il servizio militare, ora a Parigi
con doppia nazionalità, israeliana e francese, la Bitton parla da esule.
"Neanche a me piace il boicottaggio, ma il problema non sono gli scrittori,
sono i Ministeri che faranno di tutto per usarli come foglia di fico destinata
a coprire le vergogne israeliane. Non sono abbastanza informata su Torino, ma
non credo sia il momento giusto per offrire una tribuna simile a Israele. Non si deve boicottare la cultura, certo, ma non
bisogna nemmeno incoraggiare l'occupazione. Ed è questa l'attuale politica
israeliana". Anche sugli scrittori "contro", massima cautela:
"Yehoshua e Amos Oz hanno chiesto di bombardare il Libano! E poi alla fine
c'è sempre qualche funzionario governativo che rigira abilmente le carte per
dire: vedete? Da noi ogni opinione è permessa. Non ci sto. Non giudico nessuno,
per carità. Ma personalmente non accetterei mai di figurare in una
manifestazione ufficiale di Israele".
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-04
num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Il muro 12 giorni dopo l'apertura di
brecce nella barriera L'Egitto richiude Gaza con l'appoggio di Hamas DAL NOSTRO
INVIATO GERUSALEMME - Barriere metalliche e filo spinato, il muro scucito di
Rafah è stato rattoppato. Con la benedizione del "governo" islamico
di Gaza. Hamas ha aperto il valico, Hamas lo richiude. Miliziani armati di
bastone bloccano i palestinesi che riprovano ad attraversare la frontiera con
l'Egitto, dopo dodici giorni in cui andare avanti e indietro era diventato
stranamente normale. Autorizzato a uscire dalla Striscia solo chi è in possesso
di documenti egiziani: parenti, amici, fidanzati promessi che avevano
approfittato dell'improvviso canale per rimettersi in contatto. Dall'altra
parte del confine, i militari del Cairo, dopo decine di tentativi andati a
vuoto, riescono a sigillare le falle, lasciando un unico varco per i
palestinesi (ancora migliaia) attardatisi in Egitto. Ora che Hamas ha deciso,
l'operazione riesce, al prezzo di qualche sasso e pochi spari in aria.
Capolavoro di immagine in patria, con la popolazione che riconosce al gruppo
islamico il merito di aver trovato una via d'uscita all'embargo
totale messo in atto da Israele il 17 gennaio (in reazione ai lanci di Qassam) e spinto al
limite della catastrofe umanitaria, con i rifornimenti di latte e farina
bloccati ai valichi e le macchine della dialisi in tilt negli ospedali per
l'assenza di corrente. Ma anche successo diplomatico, se il Cairo ha dovuto ricevere
Mahmoud Al Zahar, influente leader di Hamas - e riconoscere di fatto il
governo islamico nella Striscia - per arrivare a un accordo sulla chiusura di
Rafah. Definitiva? Hamas sostiene di aver avuto assicurazioni che il valico
sarà riaperto per fornire ai palestinesi "quello di cui hanno
bisogno": "I camion di cibo e medicine arriveranno a Gaza dall'Egitto
", indica Zahar, ribadendo l'intenzione di "affrancare " la
Striscia dalla dipendenza dallo Stato ebraico, spostando il peso sul Cairo. Il
governo egiziano, in difficoltà, s'appella "alla cooperazione delle altre
parti, Israele e Unione europea"; la Lega araba
ritiene necessari ulteriori colloqui con Hamas, ma anche con l'Autorità
nazionale palestinese, grande esclusa, che da tempo chiede senza successo di
partecipare alla gestione dei valichi. Il più inquieto resta lo Stato ebraico.
Lo Shin Bet segnala l'ingresso "massiccio" a Gaza di armi,
addirittura missili terra-aria, e di miliziani addestrati in Iran. Per fermare
eventuali attacchi dal Sinai il ministro della Difesa Ehud Barak (che ieri ha
sciolto le riserve: non si dimette) pensa a un nuovo muro di
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri -
data: 2008-02-04 num: - pag: 21 categoria: BREVI Il poliziotto e Israele Nel 2006 un
poliziotto di Scotland Yard non volle montare di guardia di fronte
all'ambasciata di Israele,
spiegando che la sua coscienza si ribellava all'invasione del Libano. Fu
spostato ad altra sede.
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data:
2008-02-04 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE Fiera del Libro Oggi in città
l'inviato del governo incontra i responsabili della manifestazione: nessun
"secondo invito" ai palestinesi "Gli ospiti siamo noi". Israele chiede garanzie Fausto Bertinotti bacchetta il Prc
piemontese. An: banche e Comuni rossi finanziano l'Ucoii di VERA SCHIAVAZZI G
li israeliani non hanno alcuna intenzione di fare retromarcia, ma chiedono
condizioni precise per confermare la loro presenza come Paese ospite d'onore
alla XXI Fiera del Libro di Torino. Una in particolare, e cioè che la presenza
di scrittori e intellettuali palestinesi non assuma la forma di un doppio
invito, come se le nazioni ospiti per il 2008 fossero due invece di una. La
"road map" è pronta e verrà discussa stamattina, con il diplomatico
israeliano Elazar Cohen, numero due dell'ambasciata, da una parte del tavolo e
i vertici della manifestazione libraria, Rolando Picchioni ed Ernesto Ferrero,
dall'altra. "Sono fiducioso, abbiamo a che fare con persone intelligenti e
sicuramente si giungerà a una conclusione positiva", dice Ferrero. La
giornata di ieri ha registrato una netta prevalenza di dichiarazioni favorevoli
alla presenza di Israele, dal presidente della Camera
Fausto Bertinotti a quello dell'Unione delle comunità ebraiche italiane Renzo
Gattegna, fino a numerosi intellettuali anche del mondo arabo. Ma la ferita che
si è aperta a Torino ne riapre altre, a cominciare da quella della presenza
islamica in Italia e della negazione dello stesso diritto ad esistere di Israele, un problema sollevato dal portavoce di An, Andrea
Ronchi. Bertinotti ha bocciato senza appello ogni ipotesi di boicottaggio della
Fiera, prendendo così le distanze dai Comunisti italiani piemontesi, che per
primi hanno avviato le proteste contro la scelta del Paese ospite, ai quali
l'altro ieri si era aggiunta anche Rifondazione: "Bisogna distinguere - ha
detto il presidente della Camera - tra lo Stato di Israele e il suo governo. Israele non è solo
un Paese, ma il luogo dell'anima di tutti gli ebrei del mondo". Durissima
e radicale la posizione di Ronchi: "Una minoranza culturale razzista e
oscurantista, ma soprattutto già sconfitta dalla storia, sta tentando di
prendersi la rivincita: prima il divieto di parlare al Papa, ora quello
a Israele e ai suoi libri. A questo punto chiediamo
una moratoria contro ogni iniziativa politica, economica e culturale con chi
nega il diritto di Israele ad esistere. In
particolare, mi domando perché grandi Comuni come Bologna e Genova e banche
come il Monte dei Paschi di Siena finanzino la costruzione di moschee legate
all'Ucoii, cioè all'Islam fondamentalista in Italia, che fiancheggia il
terrorismo culturale. è ora di finirla - conclude Ronchi - con lo sdegno a
scoppio ritardato e con un mondo liberale ancora troppo codardo. C'è un filo
logico che lega chi impedisce al Papa di parlare a chi brucia le bandiere
americane e israeliane o insulta i caduti di Nassiriya. è ora di scendere in
campo contro questa cultura". Per Gattegna, la protesta contro Israele alla Fiera di Torino è "un'inaccettabile
negazione del dialogo e in definitiva della libertà di pensiero". E il
presidente delle Comunità annuncia che sarà insieme a molti altri ebrei
italiani all'inaugurazione della Fiera del Libro, per partecipare a "una
nuova sfida che non sarà né breve né facile, ma non può essere perduta".
Una posizione non scontata, nel quadro dei rapporti non sempre facili tra
ebraismo italiano e Stato d'Israele.
"Stupefatto" dall'idea del boicottaggio anche il presidente della
commissione Cultura della Camera, Pietro Folena (Prc): "Un'iniziativa che
nega la libertà e arriva da chi dovrebbe invece averla nel suo Dna". Per
la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso (alla quale toccherà,
domani, guidare la seduta del consiglio di amministrazione della Fiera),
"queste polemiche sono ridicole e se ne andranno come sono venute ".
Ala al-Aswani, lo scrittore egiziano autore di Palazzo Yacoubian (Feltrinelli),
e il suo connazionale Gamal Gitani (autore per Giunti di Zayni Barakat)
bocciano l'idea del boicottaggio, pur condannando le posizioni di Israele. Dure proteste sono annunciate invece dalle associazioni
del Forum per la Palestina, che organizzerà una
manifestazione contro la decisione della Fiera di invitare Israele
come ospite d'onore il 29 marzo e "passerà dalla fase della denuncia a
quella della contestazione" durante la Fiera stessa, con una manifestazione
nazionale il 10 maggio e sei giorni di presidi, mostre e incontri "dentro
e fuori l'evento del Lingotto ". E mentre via web arrivano mail di
minaccia ai vertici della Fiera, si discute del programma che dovrebbe far
conoscere la cultura israeliana al pubblico: Amos Oz, Aharon Appelfeld e una
giovane autrice per la serata inaugurale con cena israeliana, cantanti come
Nurit Hirsch e Yehuda Poliker, un festival promosso dal Museo nazionale del
cinema, un'intera orchestra klezmer in trasferta. Con l'ottimismo della
ragione, e col problema di trovare sponsor sufficienti. Le comunità ebraiche
"è inaccettabile la negazione del dialogo. Invitiamo tutti ad andare a
Torino per manifestare solidarietà: una sfida che non può essere persa"
Presidi e minacce La rete di associazioni del Forum per la Palestina
ha annunciato sei giorni di presidi, mostre e contestazioni. Insulti via mail
sono arrivati ieri ai vertici della Fiera Gerusalemme, due ebrei ortodossi in
preghiera davanti al Muro del Pianto (foto Peter Dejong/Ap).
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data:
2008-02-04 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE L'intervento Il boicottaggio è
un atto rozzo e irresponsabile di PIERO FASSINO SEGUE DALLA PRIMA Deve
respingere nel modo più netto ed esplicito il boicottaggio nei confronti del
Salone del Libro di Torino, "reo" di aver dedicato l'edizione 2008-
nel 60Ë? anniversario della nascita dello Stato ebraico - a Israele
e alla sua letteratura. Si deve dire no perché quel boicottaggio contesta lo
strumento insostituibile e primario di qualsiasi convivenza civile: è
attraverso i libri che il pensiero trasmette conoscenze, sapere, idee, cultura.
I libri sono lo strumento con cui ogni civiltà e ogni popolo ha costruito la
propria identità e ha conosciuto e riconosciuto le identità diverse da sé.
Negare il libro significa negare ogni possibilità di dialogo, di
socializzazione, di scambio, di relazione. è negare tutto ciò che è diverso da
sé, proponendo così un mondo oppresso da integralismi, intolleranze, fanatismi
e discriminazioni. Non a caso ogni volta che si è voluto reprimere un popolo o
una cultura o una religione, se ne sono bruciati i libri. E non a caso
quell'odioso boicottaggio oggi è rivolto contro Israele,
simbolo di un'identità che - proprio attraverso il Libro - è riuscita a
sopravvivere a secolari discriminazioni, persecuzioni e pogrom e perfino
all'immane tragedia dell'olocausto. Un boicottaggio che - inaccettabile in ogni
caso contro chiunque, quale che sia la sua opinione e la sua identità - risulta
ancora più stolido e assurdo rivolto contro scrittori come Amos Oz, David
Grossman, Abraham Yehoshua, Meir Shalev e tanti altri i cui libri
contribuiscono ogni giorno ad affermare nel mondo libertà, tolleranza,
solidarietà, multiculturalità, apertura all'altro e al diverso. Ed è proprio
questa la dimostrazione che quel boicottaggio ha l'esplicito significato di
negare l'identità di Israele e il suo diritto a
esistere. Il che deve rendere il boicottaggio tanto più inaccettabile proprio
per chi - a sinistra - si dichiara in favore di una pace per due popoli e si
batte perché anche i diritti dei palestinesi siano riconosciuti. Non si può mai dimenticare che in Medio Oriente il conflitto non
è tra un torto (la pretesa di Israele a esistere) e una ragione
(l'aspirazione palestinese ad avere una patria), ma tra due ragioni. Sì, perché
il conflitto in quella terra è tra due diritti: Israele ha diritto
a vivere senza paura dei propri vicini, sicuro definitivamente del proprio
futuro; e i palestinesi hanno diritto a vivere in un loro Stato
indipendente. Sono due diritti ugualmente legittimi e soltanto riconoscendoli
entrambi, entrambi potranno avere soddisfazione. Tant'è che ogni soluzione di
pace ruota intorno al principio "due popoli, due Stati". Chi invece
per affermare il diritto dell'uno nega il diritto dell'altro, non lavora per la
pace ma per tenere irrisolto all'infinito un conflitto che ogni giorno è fonte
di nuove sofferenze. Per queste ragioni al boicottaggio bisogna dire no. E
quanto sarà più forte e corale, tanto più sarà possibile liberarsi di
manicheismi culturalmente rozzi e politicamente irresponsabili.
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data:
2008-02-04 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE L'appello Reagire alla
barbarie, le Nazioni Unite dovrebbero sanzionare chi nega il diritto di Tel
Aviv a esistere Sbagliano anche gli equidistanti di MAGDI ALLAM SEGUE DALLA
PRIMA L'appello a tutti gli enti culturali e accademici italiani di aderire con
dignità e orgoglio al boicottaggio degli scrittori e intellettuali che negano
il diritto di Israele all'esistenza. Perché oggi più
che mai questo diritto coincide con il valore della sacralità della vita che è
il cardine della nostra civiltà occidentale. Non è sufficiente resistere alle
intimidazioni per la legittima scelta di riservare a Israele
lo status di ospite d'onore. E guai se si cedesse al ricatto, accordando in
extremis uno stand di "pari dignità" ai palestinesi, riesumando il
vizio italico di dare "un colpo alla botte e uno al cerchio ", per
"accontentare tutti e non inimicarci nessuno". Perché è del tutto
evidente che questa avanguardia ideologica dei neonazisti islamici e
panarabisti mette in discussione il diritto stesso alla vita dello Stato
ebraico. A loro non interessa che gli scrittori israeliani invitati siano di
fatto strenui difensori del diritto dei palestinesi a uno Stato indipendente
che conviva pacificamente al fianco di Israele. Così come
è indubbio che avrebbero inalberato il veto a Israele anche in
assenza della contingenza del dramma che colpisce la popolazione di Gaza,
vittima della dittatura e del terrorismo di Hamas. Sbaglia pertanto il
direttore della Fiera del Libro, Ernesto Ferrero, quando dice: "La Fiera
non intende festeggiare o celebrare un evento che per gli uni è felice e per
gli altri è luttuoso ". Il riferimento è alla ricorrenza del
sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele.
Ebbene, stiamo parlando di uno Stato pienamente legittimato dalla risoluzione
181 delle Nazioni Unite. Anche se, guarda caso, è l'unico Stato al mondo di cui
a tutt'oggi si mette in discussione il diritto all'esistenza e, da parte di
alcuni paesi burattinai del terrorismo islamico globa-lizzato, si predica e
persegue l'obiettivo di distruggerlo. Ebbene, possiamo noi dichiararci
equidistanti o equivicini tra chi difende e chi viola il diritto alla vita? No.
Perché se lo facessimo rinnegheremmo noi stessi. Noi non possiamo che essere
schierati, in modo esplicito e fermo, dalla parte del diritto all'esistenza di Israele. E quindi dobbiamo dire con grande chiarezza che
siamo ben felici di festeggiare il sessantesimo della nascita dello Stato
ebraico e condanniamo tutti coloro che immaginano che possa trattarsi di un
"evento luttuoso". Quanta ipocrisia da parte dei negazionisti di Israele, specie quelli in doppiopetto alla Tariq Ramadan e i
nostrani dell'Ucoii, che sono riusciti a plagiare un Occidente debole e
relativista, rivelandosi di fatto ancor più insidiosi di quanto non lo siano i
terroristi islamici. Ebbene, se oggi vogliamo recuperare il valore della
sacralità della vita e riscattare la nostra civiltà, non abbiamo altra scelta
che affermare e difendere il diritto all'esistenza di Israele.
Questo diritto deve diventare il parametro valutativo per accreditare e
legittimare i nostri interlocutori. Sarebbe bello, ma mi rendo conto che è solo
un sogno con l'attuale classe politica in cui ci sono delle frange addirittura
colluse con i neonazisti islamici e panarabisti, che fosse proprio l'Italia,
investita del caso della Fiera del Libro di Torino, a farsi promotrice in seno
all'Onu di una risoluzione che consideri la negazione del diritto di Israele all'esistenza come un crimine contro l'umanità. O
forse è un sogno in assoluto in un Occidente che ha perso i propri valori e ha
tradito la propria identità. www.corriere.it/allam www.magdiallam.it Il
direttore "Non convince la posizione di Ernesto Ferrero, secondo il quale
la Fiera non intende festeggiare o celebrare un evento che per gli uni è felice
e per gli altri è luttuoso" Tariq Ramadan.
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data:
2008-02-04 num: - pag: 37 categoria: BREVI I PROTAGONISTI Lo scrittore Amos Oz
è nato nel 1939. Insegna letteratura all'Università Ben
Gurion David Grossman (1954) ha perso il figlio Uri durante il conflitto in
Libano nel 2006 Abraham Yehoshua, nato nel 1936, è oggi l'autore israeliano più
conosciuto all'estero L'egiziano Ala al-Aswani è l'autore del bestseller
"Palazzo Yacoubian".
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data:
2008-02-04 num: - pag: 37 categoria: BREVI L'evento L'incontro La XXI edizione
della Fiera del Libro di Torino, in programma dall'8 al 12 maggio, prevede la presenza di Israele come Paese
ospite d'onore La disputa La scelta ha suscitato polemiche da parte dei
Comunisti italiani e di alcuni gruppi filoarabi. Tariq Ramadan, ideologo
dell'islamismo fondamentalista, ha chiesto di boicottare la manifestazione I
precedenti Negli anni passati hanno ricoperto il ruolo di ospite d'onore alla
Fiera diversi altri Paesi (tra i quali la Turchia, la Lituania, il
Brasile, il Portogallo, la Francia, il Canada), senza che venisse mai sollevata
alcuna obiezione.
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)
Corriere della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-02-04
num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Cultura &Tempo libero PARCO DELLA
MUSICA Si vendono i biglietti per Santa Cecilia Sono in vendita i biglietti per
i concerti dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia (tel. 06.8082058) in
calendario dal 22 febbraio a fine stagione. Il primo concerto è con la grande pianista
Martha Argerich che insieme al pianista Nelson Goerner dà vita al progetto
Scaramuzza. Nella stagione da Camera sarà possibile ascoltare altri celebri del
pianoforte: da Grigory Sokolov, Mitsuko Uchida, Ramin Bahrami, Leif Ove
Andsnes, a Krystian Zimerman, Radu Lupu, Alfred Brendel. Da non perdere anche
il ritorno dei violinisti Sergej Krylov e Leonidas Kavakos, il recital di Edita
Gruberova, lo spettacolo di Mario Brunello "Pensavo fosse Bach".
Nella Stagione Sinfonica è in arrivo il primo marzo Yuri Temirkanov, con la
Argerich al piano; sul podio dell'Orchestra e del Coro dell'Accademia si
alterneranno, fra gli altri, Antonio Pappano, Vladimir
Jurowski, André Previn, George Pretre, Kazushi Ono, Pinchas Steinberg, Gustavo
Dudamel, Ton Koopman, e le orchestre ospiti Israel Philharmonic diretta da
Zubin Mehta, e la China Philharmonic diretta da Long Yu. Martha Argerich con il
pianista Nelson Goerner dà vita al progetto Scaramuzza.
( da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data:
2008-02-04 num: - pag: 33 categoria: BREVI Interventi e
Repliche Israele e la fiera del libro di Torino Ho letto l'eccellente articolo di
Pierluigi Battista "Stavolta sfidiamo il boicottaggio" (di Israele alla Fiera del Libro di Torino). Nel mio intervento sul Foglio
non ho inteso proporre atteggiamenti aventiniani, bensì dire che è irricevibile
un invito a Israele sub condicione, menomato da bilanciamenti volti a calmare
i contestatori: i ricatti dei violenti non possono essere premiati, soprattutto
nella cornice della fatwa emessa da Tariq Ramadan ("non si può approvare
nulla che provenga da Israele"). La risposta di
Battista "No, stavolta bisogna fare barriera" è quella giusta.
Speriamo che diventi la risposta ufficiale. Giorgio Israel Lo sviluppo
dell'Islam italiano Dopo la vicenda della mancata visita dell'imam della
moschea di Roma alla sinagoga per ragioni organizzative che preferisco non
commentare, non posso esimermi dall'esprimere il dissenso nei confronti di chi,
come presunto intellettuale musulmano europeo, invita la Fiera Internazionale
del Libro di Torino a rinunciare a ospitare lo Stato d'Israele.
Il congelamento della Consulta per l'Islam italiano a seguito delle reiterate
esternazioni dell'Ucoii contro Israele ci spinge
insieme ad altri più qualificati e affidabili consiglieri musulmani del
ministro dell'Interno a costruire un'iniziativa condivisa che sappia orientare
ben diversamente lo sviluppo dell'Islam italiano. La Carta dei Valori della
cittadinanza e dell'integrazione che la Co.Re.Is. italiana presenterà a Torino
l'11 febbraio in collaborazione con l'Umi, l'Unione dei musulmani in Italia di
Abd al-Aziz Khunati, insieme alle istituzioni locali, a intellettuali come
Younis Tawfiq e con il sostegno di parlamentari come Khaled Fouad Allam, apre a
un confronto tra laici e religiosi, immigrati e autoctoni, chiaramente distinti
da radicalismi e dalla politica estera. Sulla base di questa piattaforma, sarà
ancora più chiaro che la visita a una sinagoga da parte di una delegazione
musulmana non è una condizione al dialogo ma la sua naturale conseguenza, come
abbiamo dimostrato a Milano incontrando i fratelli ebrei presso la loro
sinagoga, visita che ci è stata ricambiata presso la nostra moschea al-Wahid,
avviando così una collaborazione con l'Assemblea rabbinica d'Italia per un
ciclo di incontri intitolato "Imam e Rabbini" in diverse città
italiane, previsti in febbraio proprio a Torino e anche a Genova. Un confronto
tra persone di fedi e culture diverse, ma di vera fede e di vera cultura. Abd
al-Sabur Turrini Direttore Generale Co.Re.Is. (Comunità religiosa islamica)
Italiana Lotterie come ultima speranza Al lettore che sul Corriere di ieri
parlava di sicurezza nelle città dove invece purtroppo avvengono quasi
quotidianamente stupri e rapine vorrei dire che siamo proprio in Italia, non
più culla del diritto, bensì paradiso per i delinquenti. Inoltre, in
riferimento alla lettera che poneva l'attenzione sul sempre crescente amore per
le lotterie e la spinta quasi irrefrenabile a giocare (Corriere del 3 febbraio)
vorrei far notare che in un Paese in declino, allo sfacelo, senza prospettive
l'unica via d'uscita è tentare la fortuna. I dati sono molto espliciti.
Costanza Colombo costanza.1960@hotmail.it La fotografia del professor
Ferro-Luzzi Nel servizio uscito sul Corriere di ieri a pagina 29 è stata
pubblicata la foto del professor Paolo Ferro-Luzzi, indicandola erroneamente
come foto del professor Giuseppe Portale. Ci scusiamo con gli interessati e con
i lettori.
(
da "Corriere della Sera" del 04-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport -
data: 2008-02-04 num: - pag: 55 categoria: BREVI I risultati I quarti Italia 2
Spagna 3 Cina 3 Francia 2 Russia 4 Israele
1 Usa 1 Germania 1 Semifinali Cina-Spagna Russia contro vincente di
Usa-Germania (26-27 aprile).
(
da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)
Di Redazione - lunedì 04 febbraio 2008, 10:26 Gerusalemme - Esplosione
nel centro commerciale di Dimona, nel Neghev. Secondo le prime informazioni si
tratterebbe di un attacco suicida. Al momento i morti sarebbero tre. Il mall
center era molto affollato al momento della deflagrazione. Si
tratta del primo attentato kamikaze in Israele dopo oltre
un anno. "Abbiamo udito una forte esplosione e visto la gente che correva
- ha raccontato un negoziante alla radio dell'esercito -. Ho visto volare
brandelli di carne umana". La stessa emittente parla di "esplosione
accidentale, dovuta a una bombola di gas". Due kamikaze Sarebbero
due i kamikaze che si sono fatti esplodere questa mattina all'interno del
centro commerciale di Dimona, in Israele. Lo rivelano
fonti della sicurezza israeliana alla Tv satellitare al Arabiya. Gli
attentatori si sarebbero fatti esplodere usando bombole di gas all'interno del
centro commerciale in un momento di intenso afflusso di clienti. Il bilancio
provvisorio delle vittime è di tre morti e una decina di feriti. Tra le tre
persone decedute ci sarebbero anche i due attentatori ed un poliziotto che -
dopo l'esplosione del primo ordigno - avrebbe aperto il fuoco contro il secondo
terrorista, mentre tra i feriti ci sarebbero anche degli arabi israeliani.
Infiltrazioni dall'Egitto Le autorità israeliane legano questo attentati
all'apertura del confine tra Gaza e l'Egitto, considerando che la polizia del
Cairo ha fermato nei giorni scorsi diversi palestinesi che da lì intendevano
entrare in Israele per compiere attentati.
(
da "Tempo, Il" del 04-02-2008)
"Casa delle violenze", paese incredulo Rionero Tanto il
clamore all'indomani dell'arresto dei responsabili del Centro Deborah Di
Vincenzo RIONERO Restano in carcere in attesa dell'interrogatorio
da parte del magistrato i tre responsabili della comunità di recupero
"Resto d'Israele" (sita in località San Mariano a Rionero Sannitico),
arrestati dai carabinieri della Compagnia di Isernia perchè ritenuti
responsabili di maltrattamenti nei confronti dei giovani ospiti della
struttura. Home Molise prec succ Contenuti correlati Pizzi...cati al
Senato Pirelli, l'arte nel viaggio. Fotografia, grafica e design in mostra a
Milano Storace: 'Ampio consenso? In tipografia per i manifesti' USA, aspettando
il "Super Tuesday" Il Governo supererà lo scoglio della fiducia? Il
mondo politico si stringe al leader di Forza Italia Una storia che ha
"spiazzato", e non poco, i cittadini del piccolo centro dell'Alto
Volturno. Per le strade, nei bar la frase più ricorrente è stata "Non è
possibile!", accanto ad affermazioni del tipo: "Lo sapevo che c'era
qualcosa di strano!". La comunità di recupero aveva trovato
"casa" nel 2004 nella vecchia scuola di San Mariano, una piccola
frazione a pochi chilometri dal centro, in cui risiedono una decina di
famiglie. Da allora il "Resto d'Israele"
ospita ragazzi con problemi di droga provenienti da altre regioni soprattutto.
Un posto lontano dal caos, in aperta campagna, dove i ragazzi allevano animali,
lavorano la terra, vivono a stretto contatto con la natura. Solo di domenica li
si vede in paese, dove prendono posto tra i banchi della Chiesa Madre per
assistere alla celebrazione della Santa Messa. Poi questa brutta storia.
Saltata fuori l'altra sera, con l'arrivo di una decina di auto dei carabinieri.
E gli arresti. Con accuse pesantissime. I dettagli dell'operazione dell'Arma,
denominata "Arcobaleno" sono stati illustrati nel corso di una
conferenza stampa. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, tutto ha avuto
inizio un paio di mesi fa dopo la denuncia dei familiari di alcuni giovani
ospitati nella struttura. Hanno raccontato ai militari dei maltrattamenti a cui
sarebbero stati sottoposti i ragazzi e che in alcuni casi sarebbe stata vietata
loro la visita alla struttura. è scattata così l'indagine, fatta di
accertamenti ed appostamenti, che hanno consentito ai militari della Compagnia
di Isernia di trarre in arresto i responsabili del centro di recupero, tutti
incensurati. Secondo quanto riferito, i carabinieri hanno raccolto anche le
testimonianze di alcuni cittadini del posto che hanno raccontato di aver udito
delle grida provenire dalla comunità. "L'operazione è stata denominata
"Arcobaleno" perchè - ha affermato il capitano dei carabinieri di
Isernia, Nino De Luca - ha i colori della speranza e sia di auspicio affinchè
tali episodi non accadano più in una provincia definita tranquilla, dove,
comunque, avvengono cose spiacevoli dai pesanti risvolti non solo penali ma
anche etici". La struttura, almeno per il momento, non è stata chiusa. E
sono diversi i ragazzi che hanno deciso di rimanere in comunità. Vai alla
homepage 04/02/2008.
(
da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)
Di Redazione - lunedì 04 febbraio 2008, 12:46 Gerusalemme - Esplosione
nel centro commerciale di Dimona, nel Neghev. Secondo le prime informazioni si
tratterebbe di un attacco suicida. Al momento i morti sarebbero tre. Il mall
center era molto affollato al momento della deflagrazione. Si
tratta del primo attentato kamikaze in Israele dopo oltre
un anno. "Abbiamo udito una forte esplosione e visto la gente che correva
- ha raccontato un negoziante alla radio dell'esercito -. Ho visto volare
brandelli di carne umana". La stessa emittente parla di "esplosione
accidentale, dovuta a una bombola di gas". Due kamikaze Sarebbero
due i kamikaze che si sono fatti esplodere questa mattina all'interno del
centro commerciale di Dimona, in Israele. Lo rivelano
fonti della sicurezza israeliana alla Tv satellitare al Arabiya. Gli
attentatori si sarebbero fatti esplodere usando bombole di gas all'interno del
centro commerciale in un momento di intenso afflusso di clienti. Il bilancio
provvisorio delle vittime è di tre morti e una decina di feriti. Tra le tre
persone decedute ci sarebbero anche i due attentatori ed un poliziotto che -
dopo l'esplosione del primo ordigno - avrebbe aperto il fuoco contro il secondo
terrorista, mentre tra i feriti ci sarebbero anche degli arabi israeliani.
Erano di Gaza i due kamikaze. Uno di essi è originario di Rafah, l'altro di
Khan Yunes, secondo le fonti. Uno degli uccisi sarebbe un militante delle
Brigate dei martiri di al-Aqsa (al Fatah) e l'altro della Jihad islamica. I
loro nomi, per il momento, non vengono resi noti. Rivendicazione Le Brigate dei
Martiri di al Aqsa, braccio armato del movimento palestinese al Fatah, ha
rivendicato l'attentato. In una mail inviata all'Associated Press, al Aqsa ha
spiegato di avere condotto "un'operazione di martirio a Dimona".
Secondo quanto si è appreso da altre fonti, il gruppo avrebbe condotto
l'attentato insieme ad altre due organizzazioni, il Fronte Popolare di Liberazione
della Palestina e le Brigate Unite per la Resistenza.
Infiltrazioni dall'Egitto Le autorità israeliane legano questo attentati
all'apertura del confine tra Gaza e l'Egitto, considerando che la polizia del
Cairo ha fermato nei giorni scorsi diversi palestinesi che da lì intendevano
entrare in Israele per compiere attentati. E spari di
gioia sono stati esplosi a Rafah, nel Sud della Striscia di Gaza, quando
miliziani palestinesi hanno appreso dell'attentato di Dimona. La paternità
dell'attentato non è stata ancora rivendicata. Secondo alcuni osservatori è
possibile che sia stato condotto dalla Jihad islamica. Il movimento di
resistenza islamico Hamas, che da giugno ha assunto il controllo della Striscia
di Gaza e ha costretto il presidente palestinese Abu Mazen a riparare nella
Cisgiordania occupata, ha commentato l'attentato dicendo che si è trattato di
"un atto eroico" e "la naturale risposta ai crimini commessi
dall'occupazione".
(
da "Voce d'Italia, La" del 04-02-2008)
La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.140 del 04/02/2008 Home
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a Dimona, 3 morti Nella cittadina del deserto del Negev Dimona, 4 feb. Una
tragedia annunciata. Questa mattina, alle 10:10 ora locale, 9:10 in Italia, in
un centro commerciale della cittadina nel sud israeliano un estremista votato
al suicidio si é fatto esplodere, il secondo é stato neutralizzato. Le
nostre fonti di intelligence da Israele comunicano che
il primo terrorista indossava un gilet imbottito con 5-
(
da "Quotidiano.net" del 04-02-2008)
Mobile email stampa ATTENTATO IN ISRAELE Kamikaze in azione a Dimona
Morti al centro commerciale Un palestinese si è fatto esplodere all'interno di
un centro commerciale, il complice invece è stato ucciso prima che potesse
attivare il detonatore del giubbotto-bomba. I feriti sono una quindicina Home Esteri prec succ Contenuti correlati Attentato a Beirut Israele vuole isolarsi dalla striscia di Gaza Sventato attentato a
Barcellona Arrestati 15 integralisti islamici Attentato e strage a Kabul,
Andrea Angeli: "Sono salvo" Il presidente Bush in Israele: "Teheran è una minaccia per la pace mondiale" Bomba
contro i miltari: feriti tre soldati irlandesi Pronto il nuovo bulldozer "da
guerra" Gerusalemme, 4 febbraio 2008 - L'incubo del terrorismo suicida
palestinese è tornato oggi in Israele alle 10.30 di
mattina (un'ora prima in Italia) quando un attentato ha fatto tremare le mura
del centro commerciale di Dimona, a dieci chilometri di distanza dalla centrale
nucleare israeliana nel Neghev. Si è trattato di un duplice attentato,
realizzato solo in parte. In base ai piani, il primo kamikaze si è fatto
esplodere di fronte a un caffé, mentre aveva attorno centinaia di persone. Sono
seguiti momenti drammatici, perché mentre si prestavano i primi soccorsi è
stato notato che uno dei feriti indossava un corpetto esplosivo. Un ufficiale
della polizia è' intervenuto e ha sparato alla testa dell'uomo-bomba. Ma con le
ultime forze residue questi ha cercato di tirare la cordicella del proprio
corpetto, con
(
da "Quotidiano.net" del 04-02-2008)
Mobile email stampa ATTENTATO IN ISRAELE Kamikaze in azione a Dimona
Morti al centro commerciale Un palestinese si è fatto esplodere all'interno di
un centro commerciale, il complice invece è stato ucciso prima che potesse
attivare il detonatore del giubbotto-bomba. I feriti sono una quindicina Home prec succ Contenuti correlati Attentato a Beirut Israele vuole isolarsi dalla striscia di Gaza Sventato attentato a Barcellona
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feriti tre soldati irlandesi Pronto il nuovo bulldozer "da
guerra" Gerusalemme, 4 febbraio 2008 - L'incubo del terrorismo suicida
palestinese è tornato oggi in Israele alle 10.30 di
mattina (un'ora prima in Italia) quando un attentato ha fatto tremare le mura
del centro commerciale di Dimona, a dieci chilometri di distanza dalla centrale
nucleare israeliana nel Neghev. Si è trattato di un duplice attentato,
realizzato solo in parte. In base ai piani, il primo kamikaze si è fatto
esplodere di fronte a un caffé, mentre aveva attorno centinaia di persone. Sono
seguiti momenti drammatici, perché mentre si prestavano i primi soccorsi è
stato notato che uno dei feriti indossava un corpetto esplosivo. Un ufficiale
della polizia è' intervenuto e ha sparato alla testa dell'uomo-bomba. Ma con le
ultime forze residue questi ha cercato di tirare la cordicella del proprio
corpetto, con
(
da "Opinione, L'" del 04-02-2008)
Oggi è Lun, 04 Feb 2008 Edizione 23 del 02-02-2008
Mauritania Spari contro l'ambasciata di Israele di Giorgio
Bastiani Brusco risveglio per l'ambasciatore israeliano in Mauritania: alle
2,20 di ieri mattina, colpi di arma da fuoco hanno raggiunto l'ambasciata di Israele a Nouakchott, ferendo tre persone all'esterno dell'edificio, tra
cui una donna di nazionalità francese. L'attacco terroristico, condotto
al grido di "Allah u Akhbar" non giunge del tutto inaspettato. Si
tratta infatti dell'ultimo di una serie di atti di ostilità da parte degli
integralisti islamici locali contro l'Occidente e Israele.
Il 24 dicembre erano stati uccisi quattro cittadini francesi. Ed è di poche
settimane fa l'annullamento della storica gara Parigi-Dakar (è la prima volta
che viene cancellata dal 1979) proprio a causa delle minacce terroristiche in
territorio mauritano. Il governo aveva attribuito tutta la colpa ad Al Qaeda
nel Maghreb. E c'è da dire che il gruppo terroristico è sempre più forte e
consolidato nel Sahara occidentale, dall'Algeria alla costa atlantica, sia a
causa dell'impossibilità di controllare confini così vasti e inabitati, sia
perché manca una forte presenza militare occidentale nella regione, nonostante
gli sforzi compiuti dagli Usa nell'ambito della missione Trans-Sahara Counter
Terrorism Initiative. Ma l'atto di terrorismo contro l'ambasciata israeliana
potrebbe provenire anche da formazioni non direttamente legate ad Al Qaeda. La
Mauritania è uno dei primi governi musulmani (assieme a Giordania ed Egitto) ad
aver stabilito normali relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico. Ma, stando
alla testimonianza dell'ambasciatore Boaz Bismut, i media locali avevano
seguito il blocco della striscia di Gaza "in modo persino esagerato".
E prima degli spari contro l'ambasciata, erano state organizzate imponenti
manifestazioni di protesta contro Israele.
(
da "Stampa, La" del 04-02-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
ALL'AVOGADRO "Quale futuro per la Palestina?"
Se ne discute l'1 Jamil Hilal da Ramallah è un apprezzato sociologo
palestinese. Ha coordinato e diretto ricerche su povertà, sottosviluppo e stato
sociale in Palestina, pubblicando tra l'altro numerosi
articoli e svariati libri sulla questione mediorientale. Ora è in Italia per
presentare il volume da lui curato "Palestina
quale futuro? La fine della soluzione dei due stati" (Jaca Book 2007). Il
primo appuntamento sarà venerdì 1 febbraio alle 20,15 nell'Aula Magna
dell'Istituto Avogadro, via Rossini 18. Ne seguiranno altri a Milano, Varese e
Roma. L'incontro torinese, che vedrà anche la partecipazione di Gianni Vattimo,
si annuncia particolarmente "caldo" perché cade in un momento delicato.
Gli organizzatori della Fiera del Libro 2008 hanno invitato
Israele come ospite d'onore della kermesse, suscitando l'irritazione del
mondo intellettuale arabo - lo scrittore Ibrahim Nasrallah diserterà la
manifestazione - e dei gruppi di solidarietà italo-palestinesi, che promettono
di boicottare il Salone. Alfredo Tradardi farà il punto della situazione
nel suo intervento "Contro l'occupazione israeliana della Fiera del Libro
di Torino". L'incontro sarà presentato da Giorgio S. Frankel, moderatrice
Diana Carminati. Ingresso libero, info@ism-italia.it.
(
da "Giornale.it, Il" del 04-02-2008)
Di Redazione - lunedì 04 febbraio 2008, 15:19 Gerusalemme - Esplosione
nel centro commerciale di Dimona, nel Neghev. Secondo le prime informazioni si
tratterebbe di un attacco suicida. Al momento i morti sarebbero tre. Il mall
center era molto affollato al momento della deflagrazione. Si
tratta del primo attentato kamikaze in Israele dopo oltre
un anno. "Abbiamo udito una forte esplosione e visto la gente che correva
- ha raccontato un negoziante alla radio dell'esercito -. Ho visto volare
brandelli di carne umana". La stessa emittente parla di "esplosione
accidentale, dovuta a una bombola di gas". Due kamikaze Sarebbero
due i kamikaze che si sono fatti esplodere questa mattina all'interno del
centro commerciale di Dimona, in Israele. Lo rivelano
fonti della sicurezza israeliana alla Tv satellitare al Arabiya. Gli
attentatori si sarebbero fatti esplodere usando bombole di gas all'interno del
centro commerciale in un momento di intenso afflusso di clienti. Il bilancio
provvisorio delle vittime è di tre morti e una decina di feriti. Tra le tre
persone decedute ci sarebbero anche i due attentatori ed un poliziotto che -
dopo l'esplosione del primo ordigno - avrebbe aperto il fuoco contro il secondo
terrorista, mentre tra i feriti ci sarebbero anche degli arabi israeliani.
Erano di Gaza i due kamikaze. Uno di essi è originario di Rafah, l'altro di
Khan Yunes, secondo le fonti. Uno degli uccisi sarebbe un militante delle
Brigate dei martiri di al-Aqsa (al Fatah) e l'altro della Jihad islamica. I
loro nomi, per il momento, non vengono resi noti. Rivendicazione Le Brigate dei
Martiri di al Aqsa, braccio armato del movimento palestinese al Fatah, ha
rivendicato l'attentato. In una mail inviata all'Associated Press, al Aqsa ha
spiegato di avere condotto "un'operazione di martirio a Dimona".
Secondo quanto si è appreso da altre fonti, il gruppo avrebbe condotto
l'attentato insieme ad altre due organizzazioni, il Fronte Popolare di
Liberazione della Palestina e le Brigate Unite per la
Resistenza. Infiltrazioni dall'Egitto Le autorità israeliane legano questo
attentati all'apertura del confine tra Gaza e l'Egitto, considerando che la
polizia del Cairo ha fermato nei giorni scorsi diversi palestinesi che da lì
intendevano entrare in Israele per compiere attentati.
E spari di gioia sono stati esplosi a Rafah, nel Sud della Striscia di Gaza,
quando miliziani palestinesi hanno appreso dell'attentato di Dimona. La
paternità dell'attentato non è stata ancora rivendicata. Secondo alcuni
osservatori è possibile che sia stato condotto dalla Jihad islamica. Il
movimento di resistenza islamico Hamas, che da giugno ha assunto il controllo
della Striscia di Gaza e ha costretto il presidente palestinese Abu Mazen a
riparare nella Cisgiordania occupata, ha commentato l'attentato dicendo che si
è trattato di "un atto eroico" e "la naturale risposta ai
crimini commessi dall'occupazione".
(
da "Stampa, La" del 05-02-2008)
Rino (per aver invitato quest'anno Israele,
come altri Stati in passato e in futuro), da parte di uomini di cultura,
invocando contro di loro le ragioni della cultura. Perché è proprio della
politica della cultura pretendere il diritto alla libertà di espressione e alla
libertà di dialogare con uomini di culture diverse, al di sopra di tutte le
frontiere della politica. Come possa un "intellettuale" voler far
tacere altri intellettuali, senza accorgersi che sta tradendo la sua vocazione
di uomo di cultura, mi riesce difficile capire. Non faccio che rievocare le
idee di Umberto Campagnolo e di Norberto Bobbio, profeti del nostro tempo,
quando parlo della "politica della cultura" come di qualcosa di
autonomo dalla politica; o meglio, come di una componente essenziale ed
autonoma della formazione delle coscienze e delle idee politiche, in quanto
portatrice, per sua natura, di un'idea alta della politica; di una visione
della storia come storia di un'umanità che faticosamente ricerca la
composizione dei suoi conflitti nel nome di un destino comune di tutti gli
uomini, di cui gli "uomini di cultura", volgendo lo sguardo al di là
di tutte le barriere ideologiche o nazionali, debbono sentirsi portatori, nella
speranza di trascinare con sé gli uomini e la storia. La politica della cultura
come "politica del dialogo" fra diversi ("in principio" non
c'è solo il "logos", ma il dialogo), è qualcosa di così radicato
nella coscienza di chi ha cercato di scoprire un qualche lume di speranza nella
storia crudele del nostro tempo, da rendere inaccettabile, e quasi
incomprensibile, ogni presa di posizione contro la libertà di parola in
qualsiasi luogo e momento, e più che mai in una "fiera del libro".
No, non è in difesa del diritto degli scrittori d'Israele ad essere,
quest'anno, invitati come protagonisti a Torino, che mi sembra necessario
scendere in campo. Ma in difesa d'Israele, visto che
è contro lo Stato d'Israele, nel 60° anniversario della sua fondazione per scelta e volontà
dell'Onu, che si vuole manifestare quando si nega il diritto di questo Stato ad
essere accolto quest'anno come "ospite d'onore" alla Fiera
torinese. E' giusto che io metta le carte in tavola, per chi già non le
conoscesse. Quando, nel 1948, tutti gli Stati arabi proclamarono la loro ferma
decisione di distruggere con i loro eserciti il nuovo Stato, "buttando a
mare tutti gli ebrei", come allora dicevano con la convinzione di chi,
sulla carta, era dieci volte più forte del piccolo, neonato Stato ebraico,
pensai che un ebreo che come me fosse scampato alla Shoah avesse il dovere di
andare a condividere la sorte di quegli altri sopravvissuti. Con nostra
sorpresa, pochi e male armati come eravamo, non fummo buttati a mare. Ricordo
molto bene la felicità dei miei compagni quando la guerra finì (era la notte
del 31 dicembre del 1948). Con somma ingenuità, brindammo alla pace che
pensavamo raggiunta. Altro non volevano, i miei compagni israeliani, che vivere
in pace con "gli arabi", come allora si diceva. E a guerra finita io
me ne ritornai al mio Paese. Ma non era finita. Il rifiuto del diritto d'Israele ad esistere, nonostante i trattati di pace conclusi
molti anni dopo con i due principali vicini, Egitto e Giordania, ha ancora i
suoi convinti sostenitori; non tanto fra i Palestinesi (che sono in maggioranza
pronti ad accettare una pace fra due Stati indipendenti, Israele
e Palestina), quanto in una minoranza fondamentalista
presente nel mondo arabo e islamico, che continua ad annunciare come imminente
e certa la fine d'Israele, e che a tal fine si oppone
con tutte le forze al negoziato di pace. Perché ad altro non mirano i missili
lanciati da Hamas ogni notte contro città israeliane dalla Striscia di Gaza
(che un governo guidato dal "falco" Sharon evacuò usando la forza
contro i coloni), se non a sabotare, provocando inevitabili reazioni
israeliane, le trattative fra Olmert e Abu Mazen. Il cammino della pace è già
abbastanza ricco di ostacoli, senza che si aggiunga l'incoraggiamento che viene
dato ai nemici della pace da chi dichiara giusto "boicottare" Israele, chiudendo la bocca a quegli scrittori israeliani
che, detto sia fra parentesi, sono fra i più convinti sostenitori delle ragioni
dei palestinesi e della causa della pace. Mi unisco all'auspicio di A. B.
Yehoshua: che ospite della Fiera del Libro possa essere, l'anno prossimo, una Palestina indipendente (poteva diventare realtà già all'alba
del '49, se solo gli Stati arabi l'avessero voluto!). La nascita di uno Stato
palestinese (lo sapeva bene Rabin, oggi lo ha compreso perfino Olmert!) è la
sola definitiva garanzia della sopravvivenza nei secoli dello Stato d'Israele; mentre il conflitto ancora aperto è una miccia
accesa in una polveriera che minaccia tutti noi. E' follia contribuire a
tenerla accesa.
(
da "Stampa, La" del 05-02-2008)
Nale che leggo da una vita, in quanto desidero esprimere il mio parere
da cittadina qualunque sulla polemica nata riguardo all'invito di Israele alla Fiera del libro di Torino. Premetto che io non
sono ebrea, e pertanto non sono di parte anche se ritengo sia gli israeliani
che gli ebrei in genere persone intelligenti e capaci, quindi non di parte
sulle loro questioni. Scrivo per dire Basta!!! Sì basta inveire sempre e
comunque su Israele, sulla sua politica, sul suo modo
di vivere, questo lo dico a tutti, alla sinistra soprattutto, e alla destra. Ma
dove si è mai visto cercare sempre e comunque di analizzare la politica di uno
stato, e poi sempre lo stesso. Siamo mai andati a vedere il Kenya e la sua
pulizia etnica in atto? E la guerra infinita del Darfur? No, noi europei ci preoccupiamo solo della politica di Israele. Dovremmo vergognarci: Israele esiste da
60 anni e credo abbia il diritto di essere considerata una nazione, a tutti gli
effetti, non dico che tutti i governi siano stati eccellenti, ma questo è un
discorso politico. Anche noi italiani non credo potremmo vantarci di tutti i
nostri governi! Alla scrittrice Suad Amiry che venerdì 1 febbraio,
scriveva che non voleva festeggiare con Israele, dico
che sono molto dispiaciuta come sua lettrice che una persona che ho sempre
stimato, possa essere così di parte e in malafede. Ma lo sa la cara signora
cosa significa vivere a Sderot, dove i razzi lanciati dai suoi concittadini
sulla testa di donne, bambini e uomini che hanno come unica colpa quella di
vivere in una nazione che è la loro a tutti gli effetti? Perché la cara signora
e come lei tutti questi scrittori che chiedono il boicottaggio della fiera del
libro di Torino, non si attivano con altrettanta solerzia e chiedono al governo
di Hamas, di smettere davvero con la violenza, e con l'acquisto di armi che va
a discapito di una popolazione civile che vorrebbe scuole che non ha, fognature
che non ha, case che non ha. Mentre la sua classe dirigente gode di privilegi e
conti all'estero ben documentati. Chiedo con forza agli organizzatori di questo
splendida fiera del libro di non lasciarsi intimorire, da persone che colte e
buone non sono. La cultura è dialogo e chi non vuole il dialogo è una persona
in malafede. DIANA ZINGARO La polemica intorno alla Fiera del Libro di Torino
mi pare sia alla fine molto utile: nella sua incredibile pretesa, la richiesta
di boicottare Israele, è servita a svelare tutti i
molti retropensieri che ci sono sulla questione israeliana. Il fatto che
persino il mondo della cultura, che è appunto simbolo di libertà, abbia
discusso con durezza e sincerità in merito, è stato utile. Per quel che mi
riguarda, sono d'accordo con la signora Zingaro. Ma noto anche gli integralismi
culturali sono stati, del resto, cancellati con parole pacate dagli stessi
dirigenti di quell'aria politica. Vedi Bertinotti e Russo Spena.
(
da "Stampa, La" del 05-02-2008)
A almeno dal Sessantotto? ALBERTO ARBASINO Partito democratico e
faccia tosta Illustri esponenti del Partito Democratico hanno affermato che è
meglio cambiare l'attuale legge elettorale perché può essere giudicata
anticostituzionale facendo annullare il risultato delle prossime elezioni. Che
faccia tosta avete! Prodi è stato eletto con la stessa legge e per voi tutto
era regolare, ora che sapete di perdere le elezioni ogni espediente è buono per
allontanarle. Se non siete stati in grado di governare la colpa è solo vostra
ed è giusto che si voti al più presto. SALVATORE BENATI, TORINO Quanta fretta
Monsieur Sarkozy Non vorrei essere nei panni di Sarkozy, ossia di un uomo che
deve aver sofferto moltissimo per la separazione da Cécilia e che ora gestisce
secondo me con troppa fretta il suo amore per Carla Bruni. Non vorrei essere
nei panni dello statista perché quando vivi troppo intensamente una situazione del
genere il rischio che i sentimenti cambino dall'oggi al domani è forte. In
altre parole che uno dei due un giorno si svegli e si senta improvvisamente
stanco del ménage in corso. MATTEO COGORNO, RIVA TRIGOSO (GE) Monnezza a Napoli
e varia illegalità La questione rifiuti a Napoli è servita a chiarire la realtà
di fatti e comportamenti. Caduta la presunzione assurda dell'onestà della
sinistra, è emerso che la sinistra non è neppure in grado di risolvere i
problemi dei rifiuti. La camorra è usata spesso come comodo alibi. Abbiamo
visto cittadini mobilitarsi con azioni al limite della guerriglia urbana.
Purtroppo non avviene nulla di simile per contrastare gl'infiniti fenomeni
negativi che inquinano la città ben più dell'immondizia. GIORGIO CORSI Quando
muore una "grande donna" Molto bello e coinvolgente l'articolo di
Carlo Rossella a ricordo della mamma dell'on. Silvio Berlusconi. Ora però mi
aspetto un uguale "trattamento" per la morte di ogni "grande
donna - o figura simile - che sia dietro ad un grande uomo (italiano)",
altrimenti potrebbe sembrare la solita... sviolinata! GIUSEPPE DEVECCHI
Autoriduzione dei partiti Sono uno dei tanti delusi che difficilmente
esprimeranno il proprio voto alle prossime elezioni. Le recenti esperienze
hanno dimostrato che non basta l'adesione dei partiti ad uno stesso programma
per garantire la governabilità. Pertanto se è vero che il maggiore ostacolo è
l'ammucchiata di partiti e partitini, perché questi non si danno spontaneamente
una moratoria per limitare a 4 o 5 il numero di componenti di una coalizione?
CLAUDIO DE ROSA, PAVONE C.SE Fiera del Libro / 1 Gli appelli assurdi Non sono
mai stato alla Fiera del libro di Torino ma, dopo l'appello al boicottaggio di
un intellettuale palestinese, ci andrò se possibile tutti i giorni, in nome
della pace e della tolleranza. Bisogna dire basta a tutti gli integralismi e a
chi, come certa sinistra alla quale mi vergogno di appartenere, al lancio dei
missili kassam o ai libri scolastici di Gaza (pagati con i nostri soldi) che
inneggiano alla distruzione di Israele, eccepiscono e
distinguono, sdoganando di fatto terrorismo e odio. PROSPERO FONDA Fiera del
Libro / 2 Bugie di Ramadan Questo è il Tariq Ramadan, l'intellettuale che
invita a boicottare la Fiera del Libro di Torino, il moderato che piace tanto
agli estremisti italiani tanto da essere stato invitato a suo tempo in una
università a declamare le sue coraniche menzogne. Puntuale
nel condannare che ad Israele sia stato riservato l'invito come ospite d'onore alla Fiera del
Libro, perché non si può approvare nulla che venga da Israele, ripetendo
per l'ennesima volta una spudorata bugia sull'assedio e la distruzione di Gaza.
CARLO FERRAZZA Cade il governo e brindiamo? Sono ancora assai
amareggiata per la caduta del governo e ancor di più per il modo in cui questa
caduta si è realizzata. So bene che molti, a differenza di me, hanno gioito. Il
giorno dopo le ho sentite io le voci, piuttosto scomposte, della fornaia e di
altri commercianti della via in cui abito a Vicenza che, spiritosa (tale si
riteneva), chiedeva se avevano brindato a spumante o champagne. Ma è proprio
questo il punto: si può sghignazzare sulla caduta del governo, a un terzo di
legislatura, nel momento in cui, fatto ritenuto eccezionale da autorevoli
osservatori stranieri, già il governo Prodi poteva vantare concretissimi
successi in campo economico? Si ripetono ossessivamente, come nella pubblicità,
slogan falsi o quantomeno non giustificati ("Il governo Prodi il peggiore
della storia repubblicana") senza che nei salotti televisivi e nelle
interviste nessuno chieda conto delle affermazioni fatte. CARLA PONCINA,
VICENZA Se la madre rifiuta il neonato Domenica sera il professor Flamigni,
noto ginecologo, commentava la dichiarazione dei suoi colleghi universitari
romani sulla obbligatorietà della rianimazione per i neonati prematuri. Il
ginecologo ha sostenuto che anche in questi casi esiste il diritto del
"paziente" a "rifiutare la cura" che può essere esercitato
dai genitori. In questi casi il bambino si è separato dal corpo della madre ed
esiste il diritto di rifiutare il frutto della gravidanza lasciandolo alle cure
dell'ospedale. Mi domando che significato debba assumere per lo Stato il
"rifiuto delle cure" e la conseguente morte del neonato. GIUSEPPE
ROMITI.
(
da "Stampa, La" del 05-02-2008)
Dario Fo e Moni Ovadia suggeriscono la via di un compromesso
"Abbattere gli steccati" [FIRMA]EMANUELA MINUCCI TORINO Una
telefonata di un quarto d'ora ieri mattina. A prendere l'iniziativa è stato il
premio Nobel per la letteratura Dario Fo, subito dopo aver letto i giornali sulle
polemiche scatenate dalla presenza di Israele come
ospite d'onore alla Fiera del libro. "Io ho già un'idea precisa in merito,
ma ora voglio sentire che ne pensa il mio amico Moni Ovadia". E si sono
trovati a pensare all'unisono: "Respingere con forza il boicottaggio, ma
invitare con pari dignità i due ospiti: Israele e Palestina". Poi hanno spiegato, con parole diverse gli
stessi concetti pacificatori: "La gaffe politica - ha detto il premio
Nobel - è stata commessa perché in un momento grave come questo, con gli stessi intellettuali pacifisti di Israele che condannano il blocco di Gaza, non si salvaguarda la pace
invitando soltanto Israele". Incalza: "Soltanto offrendo la stessa opportunità
anche alla Palestina si realizza davvero un intervento pacificatore". E ancora,
riferendosi a quanto sostenuto dal sindaco Chiamparino: "Torino sarà anche
la città di Primo Levi, ma è anche popolata di gente che viene
dall'Africa e in particolare dalla Palestina: insomma
bisognava saper approfittare di un momento come questo per creare una
situazione positiva, allargare la visione dei problemi, anziché
restringerla". Anche Moni Ovadia, ebreo, attore e autore di teatro,
ritiene - come ha confidato all'amico Dario Fo - che l'unica soluzione a questo
impasse sia abbattere il più possibile gli steccati: "Che cosa c'è di
meglio della cultura per affrontare in modo alto questi problemi? C'è una
fiera? E allora ci saranno due temi, e avranno lo stesso diritto di
cittadinanza. Perché se è vero che gli scrittori di Israele
sono fra i più importanti e fecondi del mondo intero è altresì vero che è
davvero difficile parlare di questo Stato facendo finta che non esista un
problema Palestina".
(
da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)"
del 05-02-2008)
Soc Gen, il ministro accusa: "I controlli non hanno
funzionato" ? PARIGI ? LA SETTIMANA è iniziata per la Societé Generale con
un lunedì nero. Il fronte giudiziario, legato allo scandalo provocato da
maxiperdite per oltre 7 miliardi di euro, si è infatti allargato, raggiungendo
anche l'altra sponda dell'Atlantico, mentre a Parigi il governo ha severamente
criticato il suo sistema di controllo interno che, ha detto il ministro
dell'economia Christine Lagardé, "non ha funzionato". I mercati hanno
anche accolto negativamente la rivelazione del quotidiano Le Monde secondo cui
le perdite subite con la liquidazione delle posizioni di 50 miliardi prese a
sua insaputa dal trader Jerome Kerviel non erano di 4,9 miliardi ma di 6,3
miliardi. Ne hanno patito le azioni, che ieri hanno ceduto il 4,77%. Ieri il
presidente esecutivo Daniel Bouton ha anche dovuto presentarsi in tribunale per
rispondere, assieme ad altri 140 imputati, alle accuse di
riciclaggio aggravato per un traffico di assegni tra Francia e Israele per cui rischia fino a 10 anni di carcere. Intanto il Wall
Street Journal on line ha rivelato che la Sec e il ministero della giustizia
americano hanno deciso di aprire due inchieste per vedere più chiaro sullo
scandalo della Soc Gen. - -->.
(
da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)"
del 05-02-2008)
"Fiera del Libro, Israele ci sarà" ? TORINO ? INDIETRO non si torna. Israele sarà il Paese ospite della Fiera del Libro di Torino a maggio.
La conferma dopo un incontro tra il presidente della Fiera Internazionale del
Libro Rolando Picchioni, il direttore Ernesto Ferrero e il ministro
plenipotenziario presso l'Ambasciata d'Israele in Italia,
Elazar Cohen. E' stato "ribadito il carattere rigorosamente
culturaledellamanifestazione". La Fiera "ha rinnovato la
disponibilità ad accogliere quanti intendono promuovere e favorire un libero
scambio culturale". - -->.
(
da "Giorno, Il (Nazionale)" del
05-02-2008)
Pubblicato anche in: (Resto del Carlino, Il (Nazionale))
Kamikaze a Dimona "Israele sotto
attacco" Uno si fa esplodere, l'altro ucciso dalla polizia ? GERSUSALEMME
? L'INCUBO dei kamikaze, sopito da un anno, è tornato. In fuga dall'assedio di
Gaza, due palestinesi hanno messo a segno il loro folle piano omicida colpendo
Dimona, città simbolo del potere nucleare israeliano. A dieci
chilometri dalla centrale atomica che fa invidia e terrore all'intero Medio
Oriente, un kamikaze palestinese si è fatto esplodere ieri mattina sulla porta
di un centro commerciale. Una donna israeliana è rimasta uccisa, altri dieci
passanti feriti. Oltre al kamikaze, disintegrato dall'esplosione, è morto anche
un secondo attentatore palestinese: prima investito dalla stessa deflagrazione
del suo compagno, poi quando era a terra, colpito a morte da un ufficiale della
polizia che lo ha freddato prima che potesse premere il pulsante della sua
cintura esplosiva. I due attentatori sono stati identificati con i nomi di Luai
al-Aghwani, 23 anni di Gaza, e Mussa Arafat, 24 anni di Khan Yunes. Louai ha
lasciato un video-testamento nel quale prega Allah affinché il suo gesto
''possa restituire dignità al nostro popolo''. IL RISCATTO del popolo
palestinese si è però spento su un marciapiede della città di Dimona, tra
schizzi di sangue e carne maciullata, all'ingresso di un centro commerciale
modestissimo e affollato di povera gente. Molti israeliani qui campano come
possono, grattando sale sotto il sole infuocato del vicino Mar morto. Dimona è
un simbolo soltanto per il nome della centrale atomica, ma il lusso del
modernissimo impianto, visto da Dimona paese, sembra un altro mondo. Nel centro
commerciale di Dimona i due attentatori sono arrivati a piedi. "Uno di
loro era stanco, sporco, con la barba lunga" racconta un testimone. Il
confine desertico con l'Egitto dista
(
da "Secolo XIX, Il" del 05-02-2008)
L'attentato Due palestinesi entrano in un grande magazzino a Dimona:
il primo si fa esplodere, l'altro viene colpito prima di riuscirci 05/02/2008.
(
da "Repubblica, La" del 05-02-2008)
Hamas esulta: un atto eroico Israele, tornano i
kamikaze tre morti e decine di feriti STABILE A PAGINA 11 SEGUE A PAGINA 11.
(
da "Unita, L'" del 05-02-2008)
Stai consultando l'edizione del ISRAELETorna il
terrore kamikaze: tre morti L'INCUBO del terrorismo suicida palestinese torna a
scuotere Israele.
L'attacco kamikaze in un centro commerciale: tre i morti. Gli attentatori
venivano da Gaza. L'Anp condanna, Hamas plaude. De Giovannangeli a pagina 8.
(
da "Repubblica, La" del 05-02-2008)
Pagina X - Firenze Perquisizione nel locale. Secondo la polizia
irregolarità anche nel rilascio delle tessere Spaccio nel circolo, vietato
l'alcol Due arresti al Montecarla, scatta il provvedimento del questore Un
cittadino ucraino sorpreso in uno dei bagni mentre vendeva cocaina LAURA
MONTANARI Quindici giorni col divieto di vendere alcolici e superalcolici. Di
fatto per un locale notturno equivale a tirare giù il bandone e chiudere. Il
provvedimento firmato dal questore Francesco Tagliente, è stato consegnato due
giorni fa ai gestori del circolo Montecarla in via de' Bardi, un celebre punto
di ritrovo giovanile nel centro storico. Tra i motivi che hanno portato alla
decisione, è stato spiegato ieri in questura, la presenza di consumatori e
spacciatori di sostanze stupefacenti all'interno del locale e la mancata
osservanza delle normative sul rilascio delle tessere agli avventori. Gli
agenti hanno anche arrestato due persone. Le indagini sono partite il 12
gennaio scorso quando i poliziotti di una volante erano intervenuti in un bed
and breakfast nella zona di via Aretina per una presunta violenza sessuale. Una
donna di 29 anni aveva raccontato di aver conosciuto un uomo, un rumeno, poche
ore prima dentro un locale di via dei Bardi e di aver bevuto alcol e consumato
cocaina insieme all'interno del circolo e di aver fatto tappa poi anche in
altri locali. Quindi, sempre stando alla giovane, i due avevano dormito insieme
e al risveglio il rumeno avrebbe preteso un rapporto sessuale. Nella notte tra
venerdì e sabato gli agenti della sezione narcotici della squadra mobile,
insieme agli investigatori della polizia amministrativa, hanno fatto scattare
un controllo al Montecarla. Hanno effettuato anche una perquisizione
all'interno del locale, in esecuzione di un decreto del pubblico ministero
Giuseppina Mione che ha portato a due arresti per detenzione ai fini di spaccio
e a quattro segnalazioni. In uno dei bagni del circolo, gli agenti hanno
sorpreso un cittadino ucraino di 30 anni, Alexander Nicolaye, che cedeva
cocaina a un giovane, un fiorentino di 22 anni. Lo spacciatore è stato
arrestato, il cliente segnalato. In arresto anche un
maghrebino di 23 anni, Abu Sherif, residente in Palestina, trovato
con sette grammi di cocaina. Al piano di sopra del locale sono stati
rintracciati tre pistoiesi, una 27enne, una 32enne e un 28enne, con addosso
pochi grammi di hashish: tutti sono stati segnalati in prefettura come
assuntori.
(
da "Repubblica, La" del 05-02-2008)
Cultura IN UN MONDO ALLA ORWELL BIN LADEN HA GIà VINTO MAREK HALTER A
ciò si aggiunge la detestabile tendenza dei nostri intellettuali e dei nostri
giornalisti che, prima di condannare, cercano delle spiegazioni, persino delle
scusanti. Niente mi fa adirare quanto la parola "disperazione" usata
dopo ciascun cieco attentato, a Baghdad, a Nuova Delhi o a Gerusalemme. Niente
m'indigna quanto la frase "Bisogna essere disperati per arrivare a
questo" che in televisione accompagna spesso le immagini dei corpi
devastati, compresi quelli dei kamikaze. Era un disperato, Robespierre, quando
scriveva: "Il terrore non è altro che la giustizia pronta, severa,
inflessibile"? Non ho mai potuto ammettere che in nome di un ideale, quale
che sia, ci si arroghi il diritto di togliere una vita o di asservire
un'esistenza. Pensavo e continuo a pensare che nessuna ideologia, nessun sogno,
fosse pure universale, valga una vita umana. Tra i molteplici autori che ho
visitato, soltanto Chateaubriand pare condividere così completamente e senza
restrizioni la mia ira. In Memorie d'oltretomba scrive: "Mai l'assassinio
sarà ai miei occhi un oggetto di ammirazione e un argomento di libertà; non
conosco niente di più servile, di più disprezzabile, di più vile, di più ottuso
di un terrorista". Il terrorismo moderno vide la luce nel 1869 con Necaev
e il suo Catechismo del rivoluzionario, Kropotkin e i nichilisti russi. Il
terrorismo contemporaneo invece è nato negli anni Sessanta del novecento tra i
rivoluzionari anticolonialisti del Nordafrica. Molto prima della
mondializzazione sia degli attentati sia dell'economia: all'epoca, ciascun paese
affrontava il proprio terrorismo. In Spagna, l'Eta, pur facendo la guerra
contro il fascismo, con i suoi atti terroristici persegui va un obiettivo
nazionale. Il terrorismo gauchista o fascista che colpì l'Europa degli anni
Settanta segnò un cambiamento di generazione: nato nel dopoguerra, i suoi
autori sognavano rivoluzioni o controrivoluzioni sociali. Nella scia degli
anarchici dell'ottocento, le organizzazioni quali la Raf in Germania, le
Brigate rosse in Italia o Action directe in Francia partivano dal principio che
ogni Stato è uno Stato terrorista. Si arrogavano allora il diritto di opporre
il terrore al terrore al fine di costringere le democrazie borghesi a rivelare
il loro vero volto e lanciare una repressione che, per contraccolpo, avrebbe
provocato finalmente quella presa di coscienza popolare così a lungo sperata.
Era per loro il primo passo verso la rivoluzione. Non riuscirono tuttavia a
sconvolgere i loro Stati né a trascinarsi dietro una frazione rilevante della
classe operaia. Soltanto alcuni intellettuali, fra cui Jean-Paul Sartre,
mostrarono una compiacente attenzione ai loro discorsi. Il filosofo arrivò fino
a fare visita a Andreas Baader, nel dicembre 1974, nella prigione di Stammheim,
in compagnia dell'avvocato Klaus Croissant e di Daniel Cohn-Bendit. Il
terrorismo usa l'assassinio come mezzo politico o ideologico. Non ho mai
gustato queste gioie, nemmeno quando gli ebrei vi fecero direttamente ricorso
contro l'occupazione britannica della terra di Israele. Le bombe messe dall'Irgun zwai leumi e dal gruppo Stern, che
uccidevano alla rinfusa ufficiali britannici e passanti innocenti, mi
rivoltavano. In compenso, ammiravo il sangue freddo dei combattenti
dell'Haganah e del Palmach che avvertivano la popolazione e anche le famiglie
dei soldati britannici dell'imminenza di un attentato, così come
ammiravo i racconti dei nostri resistenti che non hanno mai attaccato le
famiglie degli ufficiali della Wehrmacht, peraltro numerose sotto
l'Occupazione. Sarebbe la differenza fra il terrorismo e la Resistenza?
Questione di morale? Era, ricordo, il parere di Lucie Aubrac. Il terrorismo
contemporaneo ha trovato alcuni riferimenti nel Piccolo manuale del
guerrigliero urbano del brasiliano Carlos Marighela, forse il primo ad avere
capito a che punto il terrorismo potesse servirsi dei media. Régis Debray ha
ripreso questa idea in Rivoluzione nella rivoluzione. Quante volte ho visto la
sua teoria confermarsi in occasione della prima e della seconda Intifada in Palestina? Ricordo gruppi di giovani armati di pietre che
attendevano l 'arrivo dei reporter televisivi, allertati per telefono, per
incominciare a molestare i militari israeliani. Si può rimproverare ai
giornalisti di fare il loro lavoro? Potrebbero astenersi dal filmare un evento
con il pretesto che le loro immagini rischiano di amplificare e di incoraggiare
le azioni terroristiche? Vedendoli fare, ho capito perché il terrorismo era
impossibile nei paesi totalitari. Non perché i terroristi siano mancati
all'appello, ma perché la stampa era controllata. A farmi adirare ancora oggi è
il vocabolario di certi giornalisti sulle sconvolgenti immagini delle madri che
si graffiano il volto davanti ai corpi dilaniati dei figli. "Risultato di
un attacco di ribelli", dicono taluni. Sì, usano spesso la parola
"ribelle" e talora anche "combattente" o
"resistente". In che cosa gli iracheni che massacrano centinaia di
iracheni sono dei ribelli? è uccidendo i loro fratelli che resistono
all'esercito americano? Ho sempre detto e ripetuto che la violenza incomincia
dove termina la parola, ma le parole non devono mai giustificare la violenza.
Con la mondializzazione e la delocalizzazione, il terrorismo ha cambiato ancora
volto. è diventato transnazionale. La lotta palestinese per esempio interessa i
suoi alleati e i suoi seguaci solo perché serve loro a mobilitare per altre
cause. Niente di più. La questione dello Stato palestinese, in compenso, non li
mobilita gran che. Il terrorismo moderno non mira a Israele
in particolare, ma al mondo. Non si riferisce a tale o talaltra rivendicazione
nazionale, ma al Corano. Al Qaeda ha rimpiazzato il Komintern, e Maometto Karl
Marx. Gli ex comunisti che ho conosciuto al Cairo o a Alessandria pregano oggi
per i Fratelli musulmani, con il rosario in mano. Francis Fukuyama scrive:
"Il conflitto attuale è sintomatico di una battaglia di retroguardia
condotta da quelli che si sentono minacciati dalla modernizzazione e quindi
dalla sua componente morale, il rispetto dei diritti dell'uomo". Osserva
inoltre che, per i terroristi islamici, il nemico assoluto è "il carattere
laico della concezione occidentale dei diritti". Sono sul punto di
vincere? Dipende da noi, non da loro. Infatti, curiosamente, incominciano ad
arrivare a quello che gli anarchici e poi i gauchisti non hanno mai ottenuto:
"Trasformare la crisi politica in un conflitto armato tramite una serie di
azioni violente che forzeranno il potere a trasformare la democrazia in
situazione militare", scrive Marighela. Basta prendere l'aereo per
accorgersene. Incominciamo dai nostri aeroporti. Il numero di soldati e di
poliziotti armati che li pattugliano ci dà già l'impressione di vivere in un
paese in stato di guerra. I controlli, le perquisizioni, la tensione che vi
regna, la dipendenza dei viaggiatori soggetti all'umore dei servizi di sicurezza
privati ci fanno dimenticare i benefici della libera circolazione degli uomini
stabilita dalle democrazie occidentali. E, se si aggiungono, sempre per il
nostro bene e la nostra sicurezza, i controlli sulle strade, nei negozi,
all'ingresso delle discoteche, dei ristoranti e la videosorveglianza, si deve
concludere che Bin Laden e i suoi amici, che forse hanno letto Orwell, se la
stiano davvero ridendo, in fondo alle loro grotte afgane. Hanno già vinto? Sono
furibondo.
(
da "Repubblica, La" del 05-02-2008)
Cultura on so che cosa mi abbia preso di accendere così presto il
mattino la televisione. Ancora e ancora morti in Iraq, in India, in Israele? Alcuni individui si fanno esplodere, altri muoiono a diecine:
il terrorismo. Due secoli dopo il Terrore di Robespierre e più di cento anni
dopo Necaev, personaggio centrale dei Demoni di Dostoevskji, il terrorismo
uccide sempre, e di preferenza gente che non ha niente a che vedere con la
politica. L 'odio che ho verso quelli che seminano la morte scoppia quel
mattino davanti al mio interlocutore con maggiore veemenza del solito.
(
da "Repubblica, La" del 05-02-2008)
Cultura La direzione e l'ambasciata di Israele
emettono un sofferto comunicato "per il libero scambio culturale" LA
FERMEZZA ALLA FIERA DI TORINO Sembra che in una delle prime stesure si facesse
un esplicito riferimento a un'accoglienza di scrittori del mondo arabo e
palestinese TORINO sraele sarà la nazione ospite della Fiera internazionale del
libro di Torino. Proteste e minacciati boicottaggi, insomma, non hanno vinto. A
confermarlo, una volta per tutte, sono stati Rolando Picchioni ed Ernesto Ferrero,
rispettivamente presidente e direttore della fondazione che organizza la
manifestazione. Lo hanno fatto nel corso di un incontro con Elazar Cohen,
ministro plenipotenziario presso l'ambasciata in Italia dello stato ebraico. Al
termine del colloquio è stato preparato e diffuso un breve comunicato
congiunto, ma dall'elaborazione piuttosto lunga e sofferta. Sembrerebbe che in
una delle prime stesure si facesse un esplicito riferimento a un'accoglienza,
negli stand del salone, a scrittori e intellettuali del "mondo arabo e
palestinese". Successivamente, però, pare per intervento della legazione
diplomatica israeliana di Roma, quell'accenno diretto è stato cambiato in una
più sfumata "disponibilità ad accogliere negli spazi del Lingotto - com'è
nella sua tradizione - quanti di diverse lingue e aree geografiche intendono
promuovere e favorire un libero scambio culturale". Nel testo, inoltre, si ricorda che la presenza di Israele alla fiera
torinese, dal "carattere rigorosamente culturale", "ha lo scopo
di far meglio conoscere una cultura ricca e complessa nelle sue varie
articolazioni, e di avvicinare le società civili d'Israele e
d'Italia". La linea della fermezza ha dunque prevalso. E la stessa
ventilata possibilità di accontentare in qualche modo chi chiedeva di invitare
pure la Palestina, insieme a Israele,
ha dovuto fare i conti con gli equilibrismi diplomatici. Sull'ostracismo allo
Stato ebraico, in ogni caso, anche ieri si sono succedute le prese di
posizione. Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha inviato una lettera al suo
collega Sergio Chiamparino, sottolineando di condividere "le parole che
hai adoperato e la posizione che hai preso in merito alla proposta di
boicottare la Fiera del libro per l'invito ad Israele
di esserne ospite d'onore. Si tratta di una proposta, per fortuna in qualche
modo rientrata, figlia di intolleranza e pregiudizio". Anche Giorgio Bocca
è su questa posizione: "Il Salone - ha detto - è dedicato alla
letteratura, non alla politica. Non capisco le ragioni di chi vuole il
boicottaggio, né di chi non vuole Israele alla
Fiera". Dario Fo, dal canto suo, ha affermato di "non essere per
niente d'accordo con il boicottaggio. Quello che avrei preferito, è che fossero
stati invitati anche gli scrittori palestinesi". In realtà, come si è
visto, sono stati invitati. Ma non si deve dirlo.
(
da "Repubblica, La" del 05-02-2008)
Cultura "I palestinesi, se invitati, sarebbero i benvenuti"
Grossman:"Incompatibili cultura e boicotaggio" La mia impressione è
che certa sinistra italiana non veda come illegittima soltanto la presenza d'Israele alla Fiera di Torino, ma veda come illegittima l'esistenza
stessa di Israele ALBERTO STABILE GERUSALEMME "Cultura e boicottaggio sono
due parole incompatibili fra di loro", dice al telefono David Grossman,
temporaneamente emerso dalle fatiche del suo nuovo romanzo per cogliere l'eco
delle polemiche esplose in Italia dopo l'invito a Israele
di partecipare come ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino. Le parole
dell'autore di Vedi alla voce: Amore s'aggiungono a quelle di altri
intellettuali israeliani, come A. B. Yehoshua, che hanno messo in discussione
la fondatezza della contestazione mossa dagli esponenti torinesi dei Comunisti
Italiani e di Rifondazione Comunista. E naturalmente dissente dai teorici del
boicottaggio, come l'autore Tariq Ramadan, o come l'Unione degli scrittori
arabi, espressione della nomenklatura intellettuale cresciuta all'ombra di
alcuni regimi mediorientali. David Grossman, cosa pensa degli appelli al
boicottaggio d'Israele, come ospite d'onore della
Fiera del Libro di Torino, lanciati dai partiti italiani dell'estrema sinistra
e dall'Unione degli scrittori arabi? "In linea di principio sono contrario
alla cultura del boicottaggio, perché l'essenza della cultura è il dialogo. In
questo caso, poi, mi sembra che i promotori del boicottaggio manchino del tutto
l'obiettivo perché, in Israele, la cultura sostiene il
dialogo, il riconoscimento reciproco e il rispetto dei palestinesi, cose che la
sinistra, e non soltanto la sinistra, dovrebbe avere a cuore". Come
interpreta, allora, il fatto che una posizione del genere venga proprio da
sinistra, da partiti e uomini politici che dovrebbero capire la differenza tra
la letteratura di un paese e il governo dello stesso. "Non credo che debba
essere io a spiegare la sinistra italiana. Sono loro che dovrebbero spiegare se
stessi. La mia impressione, tuttavia, è che loro non vedano come illegittima
soltanto la presenza d'Israele alla Fiera del Libro di
Torino, ma vedano come illegittima la stessa esistenza d'Israele".
Qualcuno ha proposto d'invitare anche degli scrittori palestinesi. Pensa che
sia una buona idea? "Credo che in uno spazio culturale come la Fiera si
debbano avere delle sessioni di dialogo tra autori israeliani e palestinesi. Se
Israele viene invitato come ospite d'onore, non si può
ignorare il conflitto che fa parte della realtà israeliana. Per quanto mi
riguarda, gli scrittori palestinesi, se invitati, sarebbero i benvenuti.
Aggiungo, anzi, che, se l'anno prossimo ci sarà uno Stato palestinese, desidero
dal profondo del cuore che sia la Palestina ospite
d'onore. Sarebbe il segno di una normalità di rapporti che è mancata per troppo
tempo". Ha scritto Yehoshua che "nell'affannosa lotta a favore della
pace all'interno della società israeliana e di un riconoscimento reciproco tra
il popolo palestinese e Israele, noi scrittori e
intellettuali di entrambi i fronti ci siamo avvalsi d'incontri per preparare il
terreno e i cuori in vista dell'atteso disgelo e di una rappacificazione. Non
sempre è stato facile aprire una breccia nel muro di ostilità, di alienazione e
di pregiudizi". Lo stesso Grossman ha fatto dei suoi rapporti, non
soltanto con gli intellettuali, ma con la gente palestinese, oggetto della sua
narrazione e del suo impegno civile. E tuttavia oggi quella tensione reciproca
sembra affievolita. "Sì, il dialogo è molto limitato. E questo fa parte
della crisi generale dei rapporti tra israeliani e palestinesi. Adesso non c'è
dialogo neanche tra palestinesi della West Bank e palestinesi di Gaza".
Lei è stato invitato alla Fiera di Torino? "Sì, ma non potrò andare".
Ma, se potesse, andrebbe, anche se oggetto di contestazione?
"Assolutamente, sì".
(
da "Voce d'Italia, La" del 05-02-2008)
La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.141 del 05/02/2008 Home
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Dimona, Hamas rivendica attentato Gli attentatori provenivano dalla citta' di
Hebron Gaza City, 5 feb.- L'attentato compiuto ieri a
Dimona, nel sud di Israele, e che ha lasciato senza vita una donna, è stato perpetrato da
Hamas. A riferirlo alla Reuters Hamas stessa, la quale ha inoltre precisato che
i due palestinesi protagonisti dell'attacco provenivano dalla città di Hebron,
in Cisgiordania. L'attentato di ieri ha rotto un lungo ciclo di
abbandono della pratica suicida dall'agosto 2004, quando l'ultimo attentato
uccide 16 persone a Beerheba.
(
da "Voce d'Italia, La" del 05-02-2008)
La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n.141 del 05/02/2008 Home
Cronaca Politica Esteri Economia Scienze Spettacolo Cultura Sport Focus Focus Israele ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino: non
e' ne' il luogo ne' il momento Quando un conflitto è in atto, dimostrare segni
di solidarietà con una sola parte si chiama prendere parte. Festeggiare
l'anniversario della creazione dello stato d'Israele
invitandolo come ospite d'onore alla fiera del Libro di Torino, oggi poi, nella
situazione terribile che vive il popolo palestinese, è una presa di posizione
netta e chiara. Non è il luogo! A chi protesta, viene risposto che "La
Fiera del Libro di Torino è un appuntamento importante per lo scambio di
culture, di tutte le culture, (…)" e che "...Tutto il resto – intrighi,
boicottaggi, campanilismi, scontri ideologici ..." non è al suo posto.
Appunto! è proprio questo che si chiede alla Fiera del Libro di Torino, di
rimanere la fiera di tutto il mondo della cultura, di tutte le culture, al di
sopra degli interessi politici degli uni e degli altri. Siccome finora la fiera
non aveva mai commemorato l'indipendenza di nessun altro paese che si è
liberato dall'oppressione coloniale senza per tanto espropriare, scacciare,
massacrare e opprimere per 60 anni un altro popolo, Non ha preso nessuna
posizione su altri conflitti in corso, non si vede l'opportunità di cominciare
con lo stato d'Israele. La fiera del libro non è il luogo per prendere posizione né a
favore né contro lo stato di Israele. Non è il momento! Una
schiera di intellettuali Israeliani e Arabi hanno chiamato a non premiare lo
stato di Israele che, sotto la protezione dei "Neo Cons" Americani e
sicuro del silenzio dell'Europa e del mondo, sta portando avanti le
misure le più crudeli della storia del conflitto mediorientale. Misure di cui
l'aggressione selvaggia contro il libano e il sadico embargo stretto intorno
alla popolazione di Gaza sono solo la punta dell'iceberg. Non è proprio il
momento per farlo. Fare un passo indietro non è un disonore. Rinunciate a mettere
Israele come ospite d'onore della fiera. Non si tratta
di boicottare la cultura Israeliana. C'è sempre stata alla fiera e deve
esserci. Ma non come ospite d'onore! Benvenuti gli scrittori israeliani.
Onoriamoli individualmente, per il valore della loro opera, per i loro meriti
letterari, per il loro ampio contributo alla cultura universale, ma non lo
stato di Israele, non la sua politica, non la sua
espansione continua a danno delle popolazioni palestinesi… Non loro, se avete
un minimo di rispetto per chi in questo momento è sotto la presa della loro
mano d'acciaio. Non è un disonore fare un passo indietro quando ci si rende
conto di aver sbagliato strada. è vergognoso proseguire invece pur sapendolo.
Non mettere Israele come ospite d'onore non risolverà
il problema, non darà da mangiare ai bambini di Gaza, non ricostruirà le case
distrutte, non ridarà le terre agricole ai contadini, i villaggi ai loro
abitanti, non aprirà una finestra nel muro delle prigioni a cielo aperto, non
riporterà i morti alla vita, né cancellerà il dolore dei sopravvissuti. Non
farà niente di tutto ciò! Ma almeno non insulterà né la memoria dei primi né la
sofferenza dei secondi. Karim Metref -------------------------- Karim Metref è
giornalista e scrittore algerino che abita da anni a Torino. è un ottimo
conoscitore del Medio Oriente e dei paesi arabi. è stato in Irak all'inizio
della seconda guerra del Golfo, e di recente in Libano.
(
da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)
Di WALTER PEDULLÀ Le motivazioni culturali possono sembrare deliranti,
ma sotto c'è un freddo disegno politico, che è più minaccioso di quello che
colpisce la libertà della cultura. L'incendio, attizzato coi libri israeliani,
mira a investire l'Europa impegnata a risolvere la questione mediorientale con
la vittoria sia di Israele (che avrebbe il riconoscimento
con cui si assicurerebbe la sopravvivenza), sia dei palestinesi, che avrebbero
un loro Stato, garantito anche economicamente dalla comunità internazionale.
Proprio questo però non vogliono gli intellettuali integralisti per i quali non
conta il fatto che Yehoshua e Grossmann siano favorevoli al dialogo di pace con
i palestinesi guidati da Abu Mazen e che Amos Oz proponga di trattare
ufficialmente con Hamas. Non basta nemmeno che siano critici nei confronti
della politica del loro governo, come chiede con evidente esagerazione Ben
Jalloun, la cui prudenza è un termometro per misurare quanto brucia il
risentimento delle masse arabe, insanguinate dagli eserciti israeliani e
frustrate da governi palestinesi che, diversamente corrotti, dilapidano ricchezze
che le toglierebbero dalla miseria. I fondamentalisti islamici non vogliono i
libri degli scrittori israeliani, perché non vogliono nulla
che sia israeliano. Non vogliono semplicemente Israele, come si
intuisce dalle dichiarazioni degli integralisti contro la Fiera. Per essere più
chiari e non apparire razzisti, non dicono ebrei: dicono nazisti, cioè gente
feroce con cui non ci sarà pace né ora (con Olmert) né mai. La parola
d'ordine, non più latente, è: sloggino, tolgano il disturbo, insomma morte allo
Stato d'Israele. E con loro si arrendano e si levino
dai piedi i moderati, questi collaborazionisti. Lo scontro come si constata non
potrebbe essere più radicale, cioè non sono consentite mediazioni, né
compromessi. E ciò non è solo irragionevole, è anche impossibile, come sa bene
tutto il mondo civile. I palestinesi hanno più di un buon motivo per essere
arrabbiati, ma lo perdono se portano la guerra a Torino, a Parigi, nel cuore
dell'Europa, forse per allentare l'accerchiamento a Gaza, forse per creare un
clima arroventato in cui si vedono da una parte solo i fondamentalisti e
dall'altra quelli che ancora credono nella ragione, nella tolleranza, nella
democrazia laica. Qui insomma è in gioco la civiltà dell'Occidente che ha uno
dei suoi capisaldi nella comprensione e nel rispetto delle ragioni e delle fedi
altrui. E fa bene chi difende il diritto di invitare gli scrittori israeliani
un anno dopo avere ascoltato l'integralista arabo che ha acceso la miccia alla
Fiera di Torino. Non si teme certo la mancanza di gratitudine individuale né la
virulenza delle contraddizioni politiche. Purtroppo altro è il timore. Ci sono
i segni di un contagio in Europa, anzi in Italia, ma forse i focolai sono
autonomi. Gli animi in realtà, nell'attualità, sono sempre più accesi non solo
sulla sponda opposta del Mediterraneo, dove si va imponendo un radicalismo
religioso che è diventato coi kamikaze un modello di fede per i fanatici.
Preoccupa qualche manifestazione sopra le righe dall'altra sponda del Tevere.
Dove speriamo che non si sviluppi una reazione uguale e contraria di cui sono
sempre evidenti i sintomi nella radicalizzazione delle differenze rispetto a
quella modernità cui aveva contribuito nei decenni scorsi il cattolicesimo del
Concilio Vaticano II. È già pericolosa la guerra fra le religioni, ma più
devastante sarebbe la guerre delle religioni, che si alleassero contro lo
spirito liberale, pluralista e aperto a ogni ricerca sul quale si fonda
l'Europa, questa Europa che da secoli alimenta la più tollerante delle culture.
Torneremmo al conflitto di mezzo secolo fa tra credenti e laici, e non ci
guadagnerebbe nessuno. In questi giorni stiamo perdendo tutti, e non ci
possiamo permettere di assistere come se la cosa non riguardasse il nostro
presente e il nostro futuro.
(
da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)
Gennaio 2007. Dall'aprile
(
da "Riformista, Il" del 05-02-2008)
Attentato in israele Addio luna di miele Perché ora?
Perché a Dimona? E perché a compiere il primo attentato suicida, da un anno a
questa parte, sono stati i gruppi armati legati ai movimenti nazionalisti, e
non islamisti, che operano nella Striscia di Gaza? Le tante domande
che pone l'attacco kamikaze di ieri nella città della centrale nucleare, in cui
una donna israeliana è rimasta uccisa assieme ai due attentatori palestinesi,
hanno già scatenato la ridda delle risposte. La prima, in casa israeliana, dice
che il crollo temporaneo del muro di Rafah, tra Gaza ed Egitto, ha reso di
nuovo insicuro il paese. Israele aveva sigillato la
Striscia, e parzialmente chiuso la Cisgiordania con il Muro di separazione,
anche per evitare gli attentati: il sangue di Dimona conferma, dunque, le paure
di Tel Aviv. Ci sono anche, però, risposte e riflessioni in casa palestinese.
Sollevate, paradossalmente, da una voce che girava a Hebron, chiusa verso
l'esterno dall'esercito israeliano che stava compiendo rastrellamenti. La voce
diceva che i due attentatori non venivano da Gaza, bensì proprio da Hebron. A
caldo, è più importante riflettere sulla voce della strada, piuttosto che sulla
sua veridicità. Perché rivendicare alla gente di Hebron l'attentato? Forse
perché Cisgiordania e Gaza non sono più così lontane come si pensava, spaccate
dalla geografia ma rese più vicine dagli eventi di queste ultime settimane. I
gruppi armati di Gaza legati a Fatah e al Fronte Popolare, quelli che
partorirono i fedayyin degli anni Settanta, sembrano dire ai gruppi cisgiordani
che è ora di agire. Soprattutto dopo gli arresti e le uccisioni con cui
l'esercito israeliano ha colpito, a Nablus o a Jenin, per esempio, anche la
guerriglia nazionalista. Un messaggio che è diretto ad Abu Mazen, cui resta
poco tempo per ottenere, dagli israeliani, qualcosa di realmente tangibile per
convincere la sua gente della bontà dei negoziati in corso. In primo luogo, la
fine dei rastrellamenti di Tsahal. La luna di miele in Cisgiordania tra il
governo di Ramallah e i gruppi armati, seppure c'è stata, potrebbe altrimenti
finire del tutto. 05/02/2008.
(
da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)
Di ROBERTO BERTINETTI MAGISTRALE qualità stilistica cui si somma
un'eccellente pluralità di voci con salde radici e capacità di visione del
futuro. Gli accademici di Stoccolma avevano deciso qualche mese fa di
attribuire a un narratore israeliano il Nobel 2008 per la letteratura. Poi,
raccontano attendibili testimoni, non si accordarono tra loro se attribuire il
riconoscimento a Amos Oz, a David Grossman o a Abraham Yehoshua, artisti ben
noti anche in Italia perché da tempo figurano nei cataloghi di editori di primo
piano (Einaudi, Feltrinelli, Mondadori) e ai vertici delle classifiche. E così
il premio venne assegnato a Doris Lessing, battagliera e anziana autrice
inglese da sempre paladina di dell'anticonformismo politico. Ma è facile
profetizzare che l'appuntamento con il Nobel è solo rimandato di poco per uno
di questi tre scrittori o, magari, per un'altra voce della vitalissima cultura
di un paese ora al centro di una sciocca e provincialissima polemica dopo che
una frangia minoritaria della sinistra radicale piemontese ha chiesto con toni
isterici il boicottaggio dell'imminente edizione della Fiera del Libro di
Torino che vede Israele ospite d'onore. Si tratta, come è a quasi tutti evidente, di un
appello assai miope in primo luogo sotto il profilo intellettuale, che non
tiene in alcun conto l'innovativa ricchezza del panorama letterario israeliano
degli ultimi decenni e colpevolmente ignora l'aspra dialettica che da decenni
contrappone gli scrittori con i vertici degli esecutivi in carica sul delicato
tema dei rapporti con il variegato mondo arabo. "Il boicottaggio non
soltanto è ingiusto ma è anche dannoso al processo di pace nel quale tutti noi
riponiamo speranze", sosteneva ieri Yehoshua. E ha senza dubbio ragione,
visto che il confronto con chi è diverso per etnia o religione rappresenta uno
dei temi centrali della narrativa contemporanea di Israele.
In una realtà che andrebbe presa ad esempio sotto il profilo culturale, visto
che a dispetto del dramma di una guerra senza fine ogni anno si pubblicano
oltre trentamila volumi e le percentuali dei lettori sono tra le più alte del
mondo. Come è possibile che un popolo di pochi milioni di uomini e donne abbia
prodotto un numero esorbitante di autori di livello planetario? Ha detto Ahron
Appelfed, cui Guanda ha da poco proposto Badenheim 1939, un romanzo sul tema
dell'Olocausto. "La lingua e la storia di Israele
mi hanno insegnato a essere parco con le parole". Un principio da cui
deriva un utilizzo decisamente modesto della tragica cronaca quotidiana per
privilegiare storie di impianto universale all'insegna di un multiculturalismo
che affonda ovvie radici nelle mille provenienze degli autori e della loro
privata esperienza. Precisa Oz: "Non ce ne facciamo nulla di una
letteratura da piagnisteo e degli stereotipi dell'ebraismo vecchia maniera. Noi
abbiamo bisogno di una narrativa i cui protagonisti siano personaggi attivi e
non passivi, individui dotati di istinti forte e anche di tragiche
debolezze". E così i loro volumi, chiosa Alessandro Piperno, diventano una
attendibile e affascinante mappa della contemporaneità con valenza metaforica
planetaria, fondendo senza alcuna sbavatura l'analisi del reale e l'allegoria.
I critici hanno già da tempo chiarito che il composito universo arabo diventa
spesso per gli autori israeliani i toni di un'oggettivazione dell'inconscio, il
simbolo di paure collettive di portata più vasta rispetto a un ambito
territoriale ristretto. Sotto questo profilo le voci delle donne (meno note in
Italia) hanno indicato la direzione del dibattito. A cominciare da quelle della
poetessa Dalia Rabikowitz e della scrittrice Ruth Almong, che nonostante
seguano traiettorie intellettuali diverse mettono al centro del loro lavoro
l'aspro conflitto interiore e le paure istintive che traggono origine dalla
multietnicità postmoderna. Di cui danno conto in opere di raffinata eleganza e
di eccellente resa stilistica. Israele, insomma, sotto
il profilo letterario è un'ottima sintesi del mondo oltre che un esempio di
vitalità editoriale. Chi ne chiede il boicottaggio compie dunque un grave
peccato intellettuale prima ancora che politico. Perché ignora (o mette da
parte) l'importanza di una ricerca che a breve troverà definitiva consacrazione
in un Nobel per la letteratura.
(
da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)
Di FRANCESCA PIERANTOZZI PARIGI - Société Générale, caos generale.
Ieri la banca francese travolta dalla maxi frode ha vissuto un altro lunedì
nero : un rapporto del ministro dell'Economia evidenzia i disfunzionamenti del
sistema di controllo interno che hanno portato al disastro, il presidente
Daniel Bouton è comparso sul banco degli imputati di un maxi processo per
riciclaggio, accuse di insider trading fioccano dagli Usa mentre a Parigi il
titolo ha perso quasi il 6 per cento. A undici giorni dall'annuncio dei 5
miliardi di euro persi per i giochi proibiti del trader Jérôme Kerviel, la
ministra dell'Economia Christine Lagarde ha consegnato al premier Fillon un
rapporto che, se rifiuta di indicare colpevoli, di certo non scagiona la
direzione. "I meccanismi di controllo della Banca non hanno
funzionato" ha ribadito Lagarde. Société Générale ha risposto
immediatamente, assicurando che nuove misure di controllo "sono state
prese o lo saranno a breve termine". Il rapporto boccia la direzione anche
sulla gestione della crisi. Se è normale che le perdite non siano state annunciate
al pubblico prima della chiusura di tutte le posizioni illecite (50 miliardi
che "mettevano a rischio la sopravvivenza finanziaria della banca")
sarebbe stato invece "auspicabile che la direzione informasse subito il
governo". Il rapporto auspica "sanzioni pecuniarie" più severe
in futuro per chi violerà le regole. Scagionata invece la banca dall'accusa di
aver provocato il crollo delle borse lunedì 21 gennaio liquidando la
miliardaria massa di prodotti illeciti accumulati da Kerviel. Per concludere,
Lagarde fa appello ad una "riflessione approfondita" sul sistema
bancario che porti ad "un'evoluzione delle regole". Per il momento,
Bouton ha altri guai a cui pensare. Da ieri è infatti sul
banco degli imputati di un maxi processo di riciclaggio di denaro tra Francia e
Israele la cui istruttoria è durata sette anni e che coinvolge 138
persone fisiche, quattro banche (oltre a SG anche la Barclays France, la
Societé Marseillaise de Credit e la Banca Nazionale del Pakistan) per un
traffico di assegni tra il 1996 e il 2001 orchestrato da un gruppo di
commercianti. Bouton, rischia fino a dieci anni di carcere e 750mila
euro di multa. Non sta meglio il trader Kerviel, in libertà condizionata con
l'accusa di "abuso di fiducia e falso". Ieri la procura ha fatto
sapere che beneficia di una protezione 24 ore su 24: per proteggere l'inchiesta
ma anche lui stesso, "sottoposto ad una straordinaria pressione mediatica
e professionale".
(
da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)
Di FABIO FERZETTI NON si placano le polemiche sulla Fiera del Libro di
Torino che invitando Israele ha spaccato politici e
intellettuali. Boicottare un'iniziativa destinata a dorare il blasone di Tel
Aviv coprendo l'occupazione dei territori palestinesi, come dicono i più
radicali? O approfittare di questa tribuna culturale per far voce al dibattito
e all'opposizione interna, come sostiene invece la sinistra possibilista?
Abbiamo girato la domanda a una donna che ha una storia interessante da
raccontare al riguardo, l'israeliana Yaël Lerer. La sua voce arriva chiara nel
telefono da Parigi. Chiara, non forte, perché la Lerer è una donna abituata a
non alzare mai i toni, come fa chi cerca di favorire con ogni mezzo il dialogo.
E il dialogo che cerca la fondatrice della piccola ma battagliera casa editrice
israeliana Andalus, non è dei più facili nel suo paese. Nata alla fine del 1999
("Poco tempo prima che partisse la seconda intifada"), la Andalus
pubblica infatti esclusivamente scrittori contemporanei di lingua e cultura
araba, riuniti sotto l'insegna leggendaria della regione che vide fiorire i più
variegati intrecci fra la cultura ebraica e quella araba. Nel catalogo della
Andalus, tutt'altro che sterminato, figurano nomi come il marocchino Mohamed
Choukri, la libanese Hana El-Cheikh, l'ebreo marocchino Sami Shalom Chetrit, il
palestinese Mahmoud Darwich, e ultimo ma non certo per importanza, il libanese
Elias Khoury, forse il più famoso di tutti. Ma il paradosso è che proprio per
questo, ai suoi inizi, la Andalus si vide boicottare... da alcuni degli
scrittori arabi che intendeva pubblicare. "Si trattava
di un gruppo di egiziani decisi ad opporsi alla "normalizzazione" dei
rapporti con Israele", ricorda Yaël Lerer. Una posizione che può sembrare
bizzarra vista da qui, ma che è molto diffusa nel mondo arabo. "Questi
autori evitano sistematicamente ogni contatto con Israele e gli
israeliani. Non visitano i territori occupati, rifiutano di lavorare con i
palestinesi. Dal loro punto di vista, basta chiedere un visto o passare
la frontiera per aiutare la "normalizzazione"", spiega la
fondatrice della Andalus. Naturalmente anche qui si tratta di intendersi: mai
come a queste latitudini le parole sono pietre. "Come molti intellettuali
arabi e palestinesi, anche noi alla Andalus ci opponiamo con ogni mezzo alla
normalizzazione, ovvero al considerare normali i rapporti fra Israele e i suoi vicini, negando la realtà dell'occupazione.
Ma tradurre la letteratura araba in ebraico è l'esatto contrario della
normalizzazione. In una realtà razzista come la nostra, che vede ogni giorno
crescere muri più alti, portare la lingua e la cultura araba all'interno dello
spazio ebraico è di per sé una forma di resistenza". Il boicottaggio
infatti non durò a lungo. Dopo aver subito una serie di attacchi sulla stampa
araba, Yaël Lerer fu difesa da nomi del calibro di Edward Said, l'intellettuale
palestinese di maggior prestigio al mondo, da Azmi Bishara, il deputato e
filosofo palestinese di cui era stata portavoce, e da Mohammed Choukri, da
Elias Khoury, da Mahmoud Darwich. Molti di loro concessero gratuitamente i
diritti di traduzione. Tutti capirono che diffondere la cultura araba in Israele era un'occasione di dialogo da non perdere. Ma fu un
fuoco di paglia. "Il dibattito non ebbe nessuna eco nel mio paese",
ricorda sconsolata la fondatrice della Andalus. "Anche se l'arabo è una
lingua ufficiale dello stato d'Israele, proprio come
l'ebraico, i miei concittadini non si interessano alla cultura che li circonda.
Dopo gli accordi di Oslo ci fu un boom della musica araba. Ma la letteratura
continua a circolare pochissimo. Pochi titoli, tirature minime. Il nostro
massimo best-seller, La porta del sole di Khoury, ha venduto 5000 copie. Gli
altri oscillano fra 200 e 500. Sono segnali chiari, purtroppo. La Andalus non
andrà a Torino, ma non siano andati nemmeno alla Fiera di Francoforte. In
questo momento bisogna battersi contro l'occupazione. Accettare un invito
ufficiale significa diventare uno strumento di propaganda".
(
da "Messaggero, Il" del 05-02-2008)
Di WALTER PEDULLÀ STA salendo pericolosamente la temperatura nel
Mediterraneo, ma l'effetto serra stavolta non c'entra. Si tratta di febbre
altissima, di quelle che fanno scottare la fronte, soprattutto perché sono
infiammati i pensieri. Lo si è constatato alla Fiera del Libro di Torino, il
cui invito a Israele come Ospite d'onore è stato
duramente contrastato da intellettuali palestinesi, che, appoggiati da
rappresentanti locali della sinistra comunista, pretendono che l'iniziativa
culturale torinese, colpevole di accogliere scrittori israeliani, venga
boicottata da tutti. Il limite di guardia è stato superato con l'estensione del
boicottaggio alla Fiera di Parigi, che aprirà due mesi prima di Torino. Le
motivazioni culturali possono sembrare deliranti, ma sotto c'è un freddo
disegno politico, che è più minaccioso di quello che colpisce la libertà della
cultura. L'incendio, attizzato coi libri israeliani, mira a investire l'Europa
impegnata a risolvere la questione mediorientale con la vittoria sia di Israele (che avrebbe il riconoscimento con cui si
assicurerebbe la sopravvivenza), sia dei palestinesi, che avrebbero un loro
Stato, garantito anche economicamente dalla comunità internazionale. Proprio
questo però non vogliono gli intellettuali integralisti per i quali non conta
il fatto che Yehoshua e Grossmann siano favorevoli al dialogo di pace con i
palestinesi guidati da Abu Mazen e che Amos Oz proponga di trattare
ufficialmente con Hamas. Non basta nemmeno che siano critici nei confronti
della politica del loro governo, come chiede con evidente esagerazione Ben
Jalloun, la cui prudenza è un termometro per misurare quanto brucia il
risentimento delle masse arabe, insanguinate dagli eserciti israeliani e
frustrate da governi palestinesi che, diversamente corrotti, dilapidano
ricchezze che le toglierebbero dalla miseria. I fondamentalisti islamici non
vogliono i libri degli scrittori israeliani, perché non
vogliono nulla che sia israeliano. Non vogliono semplicemente Israele, come si intuisce dalle dichiarazioni degli integralisti contro
la Fiera. Per essere più chiari e non apparire razzisti, non dicono ebrei:
dicono nazisti, cioè gente feroce con cui non ci sarà pace né ora (con Olmert)
né mai. La parola d'ordine, non più latente, è: sloggino, tolgano il
disturbo, insomma morte allo Stato d'Israele. E con
loro si arrendano e si levino dai piedi i moderati, questi collaborazionisti.
Lo scontro come si constata non potrebbe essere più radicale, cioè non sono
consentite mediazioni, né compromessi. E ciò non è solo irragionevole, è anche
impossibile, come sa bene tutto il mondo civile. I palestinesi hanno più di un
buon motivo per essere arrabbiati, ma lo perdono se portano la guerra a Torino,
a Parigi, nel cuore dell'Europa, forse per allentare o allentare
l'accerchiamento a Gaza, forse per creare un clima arroventato in cui si vedono
da una parte solo i fondamentalisti e dall'altra quelli che ancora credono
nella ragione, nella tolleranza, nella democrazia laica. Qui insomma è in gioco
la civiltà dell'Occidente che ha uno dei suoi capisaldi nella comprensione e
nel rispetto delle ragioni e delle fedi altrui. E fa bene chi difende il
diritto di invitare gli scrittori israeliani un anno dopo avere ascoltato
l'integralista arabo che ha acceso la miccia alla Fiera di Torino. Non si teme
certo la mancanza di gratitudine individuale né la virulenza delle
contraddizioni politiche. Purtroppo altro è il timore. Ci sono i segni di un
contagio in Europa, anzi in Italia, ma forse i focolai sono autonomi. Gli animi
in realtà, nell'attualità, sono sempre più accesi non solo sulla sponda opposta
del Mediterraneo, dove si va imponendo un radicalismo religioso che è diventato
coi kamikaze un modello di fede per i fanatici. Preoccupa qualche
manifestazione sopra le righe dall'altra sponda del Tevere. Dove speriamo che
non si sviluppi una reazione uguale e contraria di cui sono sempre evidenti i
sintomi nella radicalizzazione delle differenze rispetto a quella modernità cui
aveva contribuito nei decenni scorsi il cattolicesimo del Concilio Vaticano II.
È già pericolosa la guerra fra le religioni, ma più devastante sarebbe la
guerre delle religioni, che si alleassero contro lo spirito liberale,
pluralista e aperto a ogni ricerca sul quale si fonda l'Europa, questa Europa
che da secoli alimenta la più tollerante delle culture. Torneremmo al conflitto
di mezzo secolo fa secolo fa tra credenti e laici, e non ci guadagnerebbe
nessuno. In questi giorni stiamo perdendo tutti, e non ci possiamo permettere
di assistere come se la cosa non riguardasse il nostro presente e il nostro
futuro.
(
da "Corriere della Sera" del 05-02-2008)
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri -
data: 2008-02-05 num: - pag: 12 categoria: BREVI Esteri \\ Ehud Olmert premier
israeliano Una guerra è in corso nel Sud di Israele.
Tale guerra continuerà. Non cederemo al terrorismo.
(
da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)
A un anno di distanza dall'ultimo attentato suicida, palestinese si fa
esplodere in un centro commerciale di Dimona, nel Negev: uccisa una donna.
Rivendica il braccio armato di Fatah. Abu Mazen condanna. Olmert: al sud ormai
è guerraPAGINA 8.
(
da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)
Tel Aviv-Gaza Delegazione dell'Ue guidata da Morgantini Toccare con
mano la realtà sul terreno e acquisire informazioni dirette sull'attuale situazione in Israele e nei
Territori palestinesi: questo lo scopo della missione che un gruppo di
parlamentari europei sta compiendo da sabato scorso e fino a giovedì in Medio
Oriente. La delegazione, guidata dal vicepresidente del Parlamento europeo
Luisa Morgantini, include 12 deputati appartenenti a differenti gruppi
politici, 6 ufficiali e alcuni giornalisti. Il programma della missione
prevede incontri con membri del Consiglio legislativo palestinese e delle
autorità palestinesi, con membri della Knesset, con rappresentanti degli uffici
dell'Unione Europea e dell'Unrwa, ma anche con organizzazioni per la pace e per
i diritti umani della società civile israeliana e palestinese. Tra le
principali destinazioni toccate dalla missione, figurano Gerusalemme, Tel Aviv,
Ramallah, Betlemme, Hebron ma anche Gaza city e Sderot.
(
da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)
Israele resta paese ospite d'onore del salone.
"Ma la sua sarà una presenza esclusivamente culturale" "Niente
politici alla Fiera del libro" Intesa con Tel Aviv e apertura a scrittori
e intellettuali palestinesi. Aumentano le prese di posizione contro il
boicottaggio, ma i promotori confermano tutte le iniziative di protesta Carlo
Lania Roma Alla fine ha prevalso la mediazione. Israele
resta l'ospite d'onore della Fiera del libro di Torino, ma la sua
partecipazione sarà esclusivamente culturale e non si opporrà alla presenza di
scrittori palestinesi. Inoltre all'evento non parteciperanno ministri o altre
personalità che potrebbero alimentare accuse di propaganda. Al di là del
linguaggio diplomatico utilizzato dalla nota che ieri sera ne dava conto, è
questo il risultato dell'incontro tra i vertici del salone, il presidente
Rolando Picchioni e il direttore Ernesto Ferrero, e il numero due
dell'ambasciata israeliana in Italia, Elazar Cohen. Incontro svoltosi mentre
per tutta la giornata - da Veltroni e Fassino ai Verdi, dalla segretaria
nazionale di Rifondazione a Dario Fo - sono aumentate le prese di posizione
contro la proposta di boicottaggio della Fiera avanzata da alcuni esponenti
torinesi del Pdci e del Prc, ma anche dall'ideologo dell'islamismo
fondamentalista Tariq Ramadan. E ribadita anche ieri dal Forum Palestina con la conferma di una serie di iniziative contro
il salone, compresa una manifestazione nazionale a Torino per il prossimo 10
maggio. Raccontato con le parole degli organizzatori l'incontro di ieri serviva
a chiarire alcuni degli "equivoci" sorti nei giorni scorsi. "La
Fiera non rivolge inviti - spiegano infatti dal salone - ma accetta le
candidature dei Paesi che ritengono di dover essere presenti. La partecipazione
è comunque sempre culturale. E' il Paese a essere considerato ospite d'onore,
non lo Stato o il governo". Da parte sua Israele chiedeva che l'eventuale presenza di intellettuali palestinesi
non significasse che i Paesi ospiti d'onore fossero due. Parlando con Picchioni
e Ferrero, Cohen ha assicurato il carattere esclusivamente culturale della
presenza di Israele, garantendo inoltre il rispetto della dialettica. E
proprio per questo, contrariamente a quanto accadrà a marzo al salone del libro
di Parigi, a Torino non dovrebbero essere presenti né ministri né politici
israeliani. Ma uno di punti chiave riguardava la presenza di scrittori
palestinesi. "La Fiera ha sempre avuto una vocazione al pluralismo -
spiegano gli organizzatori - e in quest'ottica Israele
ha ribadito di accettare la partecipazione di chiunque". Chiunque, vale a
dire anche i palestinesi. Per questo da parte del salone verranno avviati contatti
con editori e associazioni che si occupano di Palestina
perché suggeriscano nomi e contatti. Continuano intanto le prese di distanza
dalla proposta di boicottaggio. "E' una cosa che non ha senso", ha
detto ieri l'ex presidente dell'Unione delle comunità ebraiche Amos Luzzatto:
"Tra quegli scrittori ci sono persone che hanno criticato, con grande
libertà, la politica del loro Paese". Meglio, per Luzzatto, "fare
qualcosa di positivo: invitiamo gli scrittori arabi con i quali si può discutere
serenamente e discutiamo di temi sui quali si può costruire. Penso ad esempio a
Khaled Fouad Allam". Dopo il secco "No" al boicottaggio espresso
domenica da Fausto Bertinotti, ieri anche la segreteria del Prc ha voluto
ribadire la posizione. "Qualunque forma di boicottaggio sarebbe del tutto
sbagliata - spiega una nota -, in quanto trasformerebbe una manifestazione
culturale in un'occasione per introdurre artatamente una polemica politica del
tutto fuori contesto". Anche Piero Fassino prende le distanze."Si
deve dire no - ha spiegato l'ex leader dei Ds in una lettera al Corriere della
sera - perché quel boicottaggio contesta lo strumento insostituibile e primario
di qualsiasi convivenza civile: è attraverso i libri che il pensiero trasmette
convivenza civile, idee, cultura". "Israele
merita l'attenzione sia per la sua storia, che è tragica e di cui è
responsabile l'Europa, sia per la cultura che ha prodotto grandi narratori,
poeti e artisti", ha spiegato invece Dario Fo. "Il boicottaggio non
mi vede per niente d'accordo - ha proseguito il premio Nobel per la letteratura
- Quello che avrei preferito è che fossero stati invitati anche gli scrittori
palestinesi". Per il leader del Pd Walter Veltroni, il boicottaggio è
invece "una proposta figlia di intolleranza e pregiudizio". Tutte
accuse che i promotori del boicottaggio respingono. "Nessuno vuole
impedire agli scrittori israeliani di parlare", spiega Sergio Cararo di
Forum Palestina. "Quello che contestiamo è la
coincidenza tra la decisione di proclamare Israele
Stato ospite d'onore e la celebrazione del sessantesimo anniversario della
fondazione di Israele. Se l'invito fosse stato fatto
tra due anni non ci sarebbe stata nessuna polemica". Ma così non è stato e
per questo il Forum ha organizzato due cortei di protesta a Torino per il 29
marzo e il 10 maggio, insieme a una settimana di iniziative contro il salone
con spettacoli, mostre, presidi e incontri politico-culturali.
(
da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)
Palestinese si fa esplodere in un centro commerciale a Dimona, uccisa
una donna. L'ultimo attentato suicida un anno fa. Rivendica il braccio armato
di Fatah. Abu Mazen condanna. Il premier Olmert: al sud c'è la guerra. Ma alla
Knesset lo contestano Fausto Della Porta Avrebbe approfittato dei 12 giorni di
frontiera aperta tra Gaza ed Egitto il giovane palestinese che ieri mattina si
è fatto esplodere nella cittadina israeliana di Dimona uccidendo una donna e
ferendo 11 persone. Luay Laghwani, 22enne di Gaza, sarebbe passato prima nel
paese confinante e poi, da quest'ultimo, si sarebbe infiltrato nello Stato
ebraico assieme a un altro attentatore. È la prima volta che il centro del
deserto del Negev, nel sud del Paese, viene colpito da un attacco suicida,
l'ultimo dei quali si era verificato oltre un anno fa, quando in una panetteria
di Eilat erano stati uccisi tre civili. A portare a termine la sua missione di
morte è stato Laghwani, che si è fatto saltare in aria in un centro
commerciale. Moussa Arafat invece, subito dopo l'esplosione, è stato colpito a
morte da una guardia che gli ha impedito di azionare la sua cintura esplosiva.
Mentre le Tsahal, le forze di difesa israeliane, mettevano in atto a Gaza una
prima rappresaglia uccidendo Amer Qarmut, leader dei Comitati di resistenza
popolari (qualche ora prima altri due palestinesi erano stati uccisi in
Cisgiordania), il sindaco di Dimona, che ospita una centrale nucleare
israeliana, rilanciava l'idea di un nuovo muro, che divida Israele
dall'Egitto. Meir Cohen ha riferito che il ministro della difesa, visitando la
città colpita dall'attentato, gli ha promesso la costruzione del nuovo vallo
entro il 2010. Anche l'opposizione del Likud (destra) fa pressing sul membro
più oltranzista dell'esecutivo dominato da Kadima (centro) assieme ai
laburisti. Nel corso di una riunione del governo, svoltasi l'altro ieri, Ehud
Barak ha dichiarato: "La costruzione di una barriera al confine con
l'Egitto rappresenta un bisogno urgente". Dopo che l'altro ieri la
frontiera fatta crollare dai combattenti di Hamas è stata finalmente
ripristinata, la situazione al confine - con la Striscia alle prese con i
problemi cronici di un territorio sigillato da quattro lati e sotto embargo
internazionale - resta tesa. Un civile palestinese è rimasto ucciso, colpito
dai proiettili sparati dalle guardie di frontiera egiziane che volevano
bloccare il flusso di abitanti di Gaza che stava rientrando nella Striscia. Israele vuole che l'Egitto assicuri la chiusura di Rafah, che cioè ai
palestinesi sia impedito di sfruttare l'unica porta verso il mondo esterno
alternativa ad Erez, il valico nel nord di Gaza controllato interamente da Israele. Subito dopo l'attacco di Dimona le bandiere gialle di Fatah
sventolavano sulla casa dell'attentatore suicida, che i palestinesi di
Gaza hanno celebrato come un "martire", distribuendo caramelle e
fiori agli automobilisti informandoli dell'accaduto. Abu Mazen, ha condannato
l'attacco. "Siamo contro qualsiasi cosa che ci porti indietro a un ciclo
di violenza - ha dichiarato un suo portavoce -. Consideriamo Israele
responsabile di questa escalation, e di ciò che è accaduto". Ma
l'attentato è stato rivendicato da quelle stesse Brigate dei martiri di Al Aqsa
che il presidente dell'Anp ha annunciato più volte di aver sciolto.
Evidentemente alcune fazioni delle "Brigate" non rispondono più al
comando dell'Anp. Alle prese con il dibattito chiesto da una cinquantina di
parlamentari all'indomani della pubblicazione del rapporto Winograd, ieri il
premier Olmert ha provato a difendersi contrattaccando. "Una guerra
continua viene condotta nel sud del paese, una guerra del terrorismo contro di
noi e la nostra guerra contro il terrorismo, questa guerra continuerà, il
terrorismo sarà colpito, non ci fermeremo", ha detto il premier. Subito
dopo è entrato nel Parlamento, dove l'attendevano le contestazioni di parenti
delle vittime e dei deputati d'opposizione per il rapporto sulla condotta della
guerra in Libano nell'estate 2006. "Lei non è il mio primo ministro!
Rinuncio alla mia cittadinanza" ha gridato in aula prima di essere
cacciata Elipaz Baloha, che perse suo figlio durante la "Guerra dei 34
giorni".
(
da "Manifesto, Il" del 05-02-2008)
In acque israeliane la "San Jacinto", nave statunitense con
sofisticati sistemi anti-missile. L'Iran: test riuscito, avremo il satellite.
Gli Usa: deplorevole Michele Giorgio Gerusalemme Il 2008 sarà l'anno della
pace, proclamavano in coro lo scorso novembre i partecipanti all'incontro di
Annapolis. L'anno in corso al contrario sembra portare una nuova guerra in
Medio Oriente. Un segnale inequivocabile dei preparativi americani e israeliani
di un attacco alle centrali nucleari iraniane è stato l'arrivo ieri nel porto
di Haifa di una nave da guerra Usa, la Uss San Jacinto, equipaggiata con i più
sofisticati sistemi anti-missile, in particolare l'Aegis, che opera grazie al
radar Spy-1A, in grado di individuare un missile o un aereo da combattimento
fino a
(
da "Tempo, Il" del 05-02-2008)
La cronaca del Carnevale che si conclude oggi con il Martedì Grasso
comincia con una notizia triste gli organizzatori hanno annullato la festa di
chiusura del Carnevale rionale della Darsena di Viareggio (Lucca), in programma
ieri sera, a causa della morte di un ragazzo di 17 anni, avvenuta domenica
notte. Home Interni Esteri prec succ Contenuti correlati Carnevale, sfila solo
il maltempo Oggi seduta sul bilancio di previsione Città senza Carnevale, il gioco
delle maschere ad altre località Da Venezia a Viareggio il Carnevale torna di
moda "Scuola sicura", oggi la posa della prima pietra in piazza
Municipio Marco Fuggetta ANTRODOCO Carnevale ... Il giovane, mentre era alla
festa insieme a degli amici, si è accasciato a terra ed è deceduto per cause in
via di accertamento. Oggi, sempre a Viareggio, si svolgerà invece la
tradizionale parata dei carri sul lungomare, in occasione del Martedì Grasso.
L'evento sarà seguito, a partire dalle 14,50, su Rai Tre. Intanto è già tempo
di conti.Musica, danza, balli e, soprattutto, Sensation: chiude con un bilancio
trionfale il Carnevale di Venezia che, malgrado il maltempo, ha avuto un esito
trionfale. Oggi i festeggiamenti per il Martedì Grasso cominciano alle ore
(
da "Tempo, Il" del 05-02-2008)
Si è scatenata una bufera attorno alla (solitamente) sonnacchiosa
Fiera del Libro di Torino, in programma dall'8 al 12 maggio. Oggetto del contendere la presenza all'evento di una robusta
rappresentanza dello Stato di Israele che quest'anno festeggia i
sessant'anni dalla fondazione. Home Spettacoli prec succ Contenuti correlati
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centro anziani MONTEROTONDO Depuratori chiusi, bufera in città ... Nasce
la terza Giunta. è bufera Arbitri nella bufera: troppi errori, campionato
falsato Apriti cielo: lo scorso venerdì l'intellettuale di origine egiziana e
professore di Filosofia e Studi Islamici all'Università di Friburgo e a
Ginevra, il professor Tariq Ramadan, invitava tutti coloro che "hanno una
coscienza viva" a boicottare la Fiera del Libro di Torino. A prescindere
dal loro credo. Ramadan, semplicemente, sostiene che "non si può approvare
nulla che provenga da Israele". Tanto è bastato
per squassare, letteralmente, la sinistra italiana, già spezzettata dalla
rovinosa caduta del governo. Gli intellettuali liberali e di centro si sono
limitati a dissentire dal boicottaggio, alcuni anche in modo "sonnacchioso",
adeguandosi ai toni pacati di una fiera del libro. La tesi, nel centrodestra è:
"Andare contro Israele e la Fiera? Per carità,
una pia cosa senza capo ne coda". A sinistra riapriti cielo: Rifondazione
Comunista di Torino aderisce al boicottaggio. Bertinotti dissente dal suo
partito e dichiara apertamente di essere invece contro il boicottaggio. Per
l'occasione riappare Fassino, da qualche giorno silente: "Chiunque abbia
una coscienza democratica deve respingere nel modo più netto ed esplicito il
boicottaggio". Poi, già da ieri, i "boicottatori" cominciano a
cambiare posizione. Gianni Vattimo precisa: "Chi accusa noi boicottatori
di voler "imbavagliare" gli scrittori israeliani, o è in mala fede o
non sa quel che dice". Insomma l'attacco non è contro gli israeliani, ma
verso lo Stato israeliano che "festeggia l'anniversario con il blocco di
Gaza". Dario Fo si schiera deciso contro il boicottaggio. Ieri sera un
comunicato dei Comunisti Italiani: "Alla Fiera siano invitati come ospiti
d'onore, insieme agli israeliani anche gli intellettuali palestinesi su un
piano di pari dignità". E vengono respinte le accuse che attribuiscono
"ad esponenti della sinistra radicale la proposta di boicottare la Fiera
del Libro". E il boicottaggio sparisce. Un gioco di illusionismo. Vai alla
homepage 05/02/2008.
(
da "Giornale.it, Il" del 05-02-2008)
Di Gian Micalessin - martedì 05 febbraio 2008, 09:13 "è solo
questione di giorni". I servizi di sicurezza israeliani lo ripetevano da
quando i militanti di Hamas avevano abbattuto a colpi di esplosivo la barriera
tra il sud della Striscia di Gaza e l'Egitto. Ieri mattina il tempo dei
kamikaze è arrivato, ha messo fine alla vita di una ventenne israeliana, ha
lasciato sul terreno una quindicina di feriti, tre dei quali in gravi
condizioni. Sarebbe potuta andare anche peggio se un ispettore di polizia, eroe
del giorno, non avesse ucciso il secondo attentatore. Prima dell'esplosione,
prima dell'orrore, nessuno s'accorge di nulla, nessuno sospetta che quei due
giovani arabi all'entrata di un centro commerciale di Dimona, la città del Negev dove Israele custodisce
i segreti nucleari, siano due bombe umane. L'ultimo attentato risale al gennaio
di un anno fa. Nessuno ci pensa più. Nessuno bada agli allarmi delle forze di
sicurezza. E così i due militanti usciti da Gaza ed entrati dall'Egitto
arrivano fino ad un bar all'aperto dove la gente si gode il tiepido sole del
deserto. "Non mi sono accorta di nulla, ho solo sentito
quell'esplosione devastante – racconta Rosa Elberg - poi è stato come in
guerra, ho visto pezzi di corpi volare in aria e la gente fuggire
impazzita". Rosa Elberg non sa di essere viva per caso. Il secondo
attentatore, passato dall'altra parte del bar, non riesce ad innescare la sua
cintura, resta ferito dalla prima esplosione, crolla a terra inebetito. Si
risveglia mentre i primi soccorritori prestano soccorso ai feriti, tenta di
allungare la mano verso il detonatore. Soccorritori e forze di sicurezza vedono
il gesto e si allontanano. L'ispettore capo Kobi Mor, un ex ufficiale dei
paracadutisti passato all'antinarcotici, punta la pistola, mira al capo, tira
il grilletto, resta ad aspettare. Un minuto dopo la mano si muove ancora, tenta
nuovamente di raggiungere il detonatore. "Allora ho mirato alla testa e
gli ho sparato altri quattro colpi" racconta Kobi Mor nell'intervista
trasmessa e ritrasmessa da tutte le televisioni israeliane. Ma quell'attentato
segnala una nuova spada di Damocle sospesa sulla testa d'Israele.
"Quest'attacco terroristico ci fa dolorosamente capire che dobbiamo
restare attenti e vigili" - avverte il premier Ehud Olmert alludendo alle
altre cellule terroristiche che hanno probabilmente approfittato delle due
settimane di apertura di Gaza. L'infiltrazione da Gaza attraverso l'Egitto
viene ammessa dagli stessi portavoce del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp) e dalle Brigate dei Martiri Al Aqsa, che
rivendicano l'attentato nel corso di una conferenza stampa organizzata nella
Striscia di Gaza.
(
da "Giornale.it, Il" del 05-02-2008)
Di Andrea Nativi - martedì 05 febbraio 2008, 07:00 Il presidente
iraniano Mahmoud Ahmadinejad lancia una nuova sfida all'Occidente
e una minaccia verso Israele, inaugurando ieri un nuovo centro spaziale militare dal quale è
stato lanciato un ancor misterioso vettore, ufficialmente destinato a mettere
in orbita pacifici satelliti, ma che ha evidenti applicazioni militari. Il
centro spaziale si trova in una zona desertica nella provincia settentrionale
di Semnan e comprende, oltre al complesso di lancio e ai relativi
impianti, anche un centro di comando e controllo sotterraneo. Il razzo
sperimentale, Kavoshkar 1 (Ricercatore 1), è stato mostrato dalle tv iraniane
mentre accelerava verso il cielo, ma non è stato fornito alcun dettaglio sulle
caratteristiche del vettore. Queste informazioni sono però in possesso
dell'intelligence Usa, che ha seguito preparazione del test e traiettoria del razzo.
La Casa Bianca ha commentato negativamente il lancio di ieri. "Azioni del
genere - ha detto un portavoce - isolano sempre di più il regime e il popolo
iraniano dalla comunità internazionale". I rapporti tra Usa e Iran sono
notevolmente peggiorati negli ultimi anni, da quando il Paese degli ayatollah
ha intrapreso un programma nucleare che non sembra avere solo fini civili. Il
vettore partito ieri potrebbe essere un derivato del missile balistico Shahab
3, convertito per il ruolo spaziale. L'Iran afferma che questo lancio prelude a
una successiva missione nell'arco di un anno e che porterà in orbita il primo
satellite scientifico interamente realizzato in Iran: si chiamerà, ha detto
Ahmadinejad, che ha personalmente premuto il pulsante di lancio, Omid (speranza).
Il piano spaziale iraniano intende si prefigge di mettere in orbita entro il
2010 almeno quattro satelliti, naturalmente pacifici: per telecomunicazioni.
Posto che i satelliti per telecomunicazioni hanno anche applicazioni militari,
è chiaro che l'Iran intende mettere in orbita rudimentali satelliti da
osservazione per sorvegliare Israele e quanto accade
nella regione. Piccoli satelliti di questo tipo, dotati di fotocamere ottiche
diurne, sono alla portata dell'Iran, specie se qualche Paese, come la Russia,
fornirà tecnologie e assistenza. Nell'ottobre 2005 un razzo russo mise in
orbita il satellite scientifico Sina-1, frutto di un progetto di
collaborazione. Lo scorso febbraio invece l'Iran ha lanciato un razzo sonda
atmosferico, che avrebbe raggiunto una quota di
(
da "Giornale.it, Il" del 05-02-2008)
Israele,
torna l'incubo kamikaze di Gian Micalessin - martedì 05 febbraio 2008, 09:13 La
rivendicazione che inneggia a Mussa Arafat e Luwa Luwani - i due kamikaze
ventenni "sacrificatisi per restituire al popolo palestinese la propria
dignità" - diventa un'altra imbarazzante prova dello scarso controllo
esercitato dal presidente palestinese Mahmoud Abbas sulle Brigate Martiri di Al Aqsa,
organizzazione armata del suo stesso partito.
(
da "Giornale.it, Il" del 05-02-2008)
Di Alberto Toscano - martedì 05 febbraio 2008, 07:00 da Parigi La
Société Générale non può considerarsi esente da responsabilità a seguito del
clamoroso "buco" provocato dal suo trader Jérôme Kerviel, 31 anni,
all'origine di un deficit straordinario di 4,9 miliardi. L'accusa ai vertici di
SocGen è il punto saliente del rapporto voluto dal presidente Nicolas Sarkozy e
presentato ieri dal ministro dell'Economia e delle Finanze, Christine Lagarde,
al primo ministro François Fillon. Una frase del rapporto la dice lunga:
"Alcuni meccanismi di controlli interni alla Société Générale non hanno
funzionato", è l'opinione della titolare dei dicasteri finanziari.
Immediatamente SocGen ha diffuso un comunicato per dire che, d'ora in poi, i
controlli verranno resi più efficienti. È come ammettere (meglio tardi che mai)
l'evidenza: se un trader ha potuto rischiare decine e decine di miliardi di
euro, perdendone poi quasi cinque, vuol dire che il vertice della banca ha
chiuso gli occhi o comunque non è stato in grado di dare efficacia
all'organizzazione interna di un gruppo bancario francese che ha 135mila
dipendenti nel mondo. Sempre ieri è cominciato a Parigi il processo per
riciclaggio che vede tra gli imputati la banca SocGen e il suo presidente
Daniel Bouton. Si tratta di operazioni sospette svoltesi tra Francia e Israele nel periodo 1996-2001. Anche in quel caso SocGen e il suo
presidente sono stati trascinati in uno scandalo a causa (presumibilmente) di
una vigilanza assai insufficiente sulle operazioni compiute nell'ambito del
gruppo. Forse già ben prima di Jérôme Kerviel il management di SocGen e il
presidente Daniel Bouton avevano il vizietto di chiudere un occhio con una
certa disinvoltura. Adesso si attendono gli sviluppi di un processo che
vede oltre cento imputati, che durerà fino all'estate e che in questo momento
si sta rivelando assai imbarazzante per la banca francese SocGen (che potrebbe
essere oggetto di un'Opa ostile da parte di un concorrente francese o
straniero). Siccome i guai non vengono mai soli, dall'altra sponda
dell'Atlantico è giunta ieri a Parigi l'informazione secondo cui le competenti
autorità americane (la Securities and Exchange Commission, il procuratore
generale di New York e il dipartimento di Giustizia) hanno avviato un'indagine
sul comportamento dell'uomo d'affari statunitense Robert A. Day, membro del cda
SocGen, che ha venduto azioni di questa banca per oltre cento milioni di euro
ai primi di gennaio, quando ancora non erano note le informazioni sul deficit
causato da Kerviel con le sue demenziali speculazioni sui "futures".
Se ci saranno elementi sufficienti, Day verrà incriminato per insider trading.
(
da "Stampa, La" del 05-02-2008)
Il caso L'Iran si prepara a mandare in orbita il suo primo satellite
Razzo "Speranza" Ahmadinejad lancia l'era dello spazio FARIAN SABAHI
Il programma nucleare non basta a tenere alto il morale degli iraniani e per
questo Ahmadinejad gioca la carta della corsa allo spazio. Ieri il presidente
della Repubblica islamica ha inaugurato un centro spaziale nella zona desertica
di Semnan, a Nord del Paese, e acceso la miccia di un missile di prova. Tra
maggio e giugno sarà un vettore analogo a lanciare in orbita il primo satellite
interamente costruito in Iran: "Omid", in persiano
"speranza". È veramente un primo passo verso lo spazio, o si tratta
della solita propaganda di una leadership messa in difficoltà dalla gravissima
crisi economica? In realtà nello spazio c'è già un satellite iraniano per le
telecomunicazioni e la ricerca, ma è stato mandato in orbita da un razzo russo,
nell'ottobre 2005. Basato sul missile militare Shahab 3, e con una gittata
massima di
(
da "Stampa, La" del 05-02-2008)
I TERRORISTI VENIVANO DA GAZA, SONO ENTRATI DALL'EGITTO. I PALESTINESI
RIVENDICANO: IL CROLLO DEL CONFINE CI HA AGEVOLATI Il centro commerciale dopo
l'esplosione "Stavamo aspettando i kamikaze" [FIRMA]FRANCESCA PACI
INVIATA A DIMONA Ninette Azulai siede alla cassa della macelleria che possiede
da 43 anni insieme al marito Michel e spazzola via dai capelli sale e pepe pezzi
d'intonaco venuti giù con l'esplosione: "Non era mai successo, Dimona non
conosce attentati: è un posto dimenticato da Dio, figuriamoci dai
kamikaze". Ieri invece i terroristi si sono ricordati di questo infelice
agglomerato urbano di 34 mila anime nel deserto del Negev, che la prestigiosa
guida turistica Lonely Planet definisce un posto privo d'interesse "a meno
d'essere uno 007". Dimona significa il reattore nucleare che Israele ha sempre negato di possedere ma che, centrale
fantasma, impiega più della metà degli abitanti. Eppure non era "il potere
atomico sionista", contro cui sostiene di armarsi l'Iran, l'obiettivo di
Mussa Arafat e Luay Laghwani, i due giovanissimi di Gaza che ieri mattina si
sono fatti esplodere nell'unico centro commerciale della città, uccidendo una
donna anziana e ferendo seriamente una decina di persone, ricoverate al Soroka
Medical Center di Beersheba. Dimona era solo l'obiettivo più semplice, il meno
protetto nonostante la sofisticata base antiaerea di Nashaevi Ha Negev a una
trentina di chilometri, il più vicino al permeabile confine egiziano. Il
negozio di Ninette si trova a pochi metri da Hamapilim street, la brulla via
dell'attentato battuta palmo a palmo dalle tute bianche dello Zivi Plili, il
Ros israeliano, e dalle telecamere di mezzo mondo. Nella piccola macelleria,
come nella Mercantil Bank e nella drogheria indiana di Yakir Kenoly, la
televisione ripropone il video amatoriale dell'esplosione, il corpo del primo
kamikaze e la sua vittima; la polizia che soccorre i feriti e tra loro scopre
il secondo uomo-bomba; l'agente Kobi Mor, tiratore scelto, che gli spara alla
testa prima che azioni il detonatore. L'ultima volta era accaduto a Eilat il 29
gennaio 2007: un attentatore e tre morti in una panetteria in riva al mar
Rosso, prima d'un lungo anno di tregua, osannato, prematuramente, dal governo
israeliano come il più tranquillo dagli albori della seconda intifada
palestinese. "Sono arrivati da Gaza attraverso l'Egitto, è da due
settimane, dallo sfondamento del valico di Rafah, che aspettiamo questo
momento", commenta Hanan Greenber, columnist del quotidiano israeliano
Yedioth Ahronoth. "Era solo questione di tempo", aggiunge il collega
di Haaretz, Amos Harel, esperto militare. "Preparavamo questo attacco da
mesi ma il crollo del confine egiziano il 23 gennaio ci ha agevolato",
conferma Abu Fouad, portavoce delle Brigate Martiri al-Aqsa, una delle sigle
che insieme al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
e le Brigate Abi Ali Mustafa ha rivendicato l'azione, insieme ad Hamas. Secondo l'esercito israeliano, i due kamikaze, entrati attraverso
il Sinai, avrebbero ritirato le cinture esplosive in Cisgiordania prima di
dirigersi a Dimona, "Sof HaOlam Smolla", la fine del mondo in fondo a
destra, secondo il titolo di un film israeliano Anni 60 ambientato alla
periferia estrema dell'occidente mediorientale. In Israele
torna la paura. Non è quella onnicomprensiva del 2001, quando gli attentati
erano più frequenti delle piogge, ma un'allerta che blocca la statale numero 10
tra Israele ed Egitto e rafforza il ministro della
Difesa Barak nel proposito di costruire un muro di
(
da "Stampa, La" del 05-02-2008)
Intervista Alberto Somekh "La cultura è il terreno del
dialogo" ELENA LOEWENTHAL Gli ebrei sono il popolo del Libro. Anzi, dei
libri. Il rabbino, guida della comunità, non è tanto un sacerdote quanto un
"maestro": una persona che ha studiato, che continua a studiare e che
molto conosce. Alberto Somekh, rabbino capo di Torino, ha con i libri una
quotidiana consuetudine. Stanno sulle pareti della sua casa e dell'ufficio,
sono compagni di vita. Rabbino Somekh, che cosa pensa di questa vicenda della
Fiera del Libro? Che sentimenti desta tutto questo parlare, in lei che è
abituato alla quiete dei libri? "Questa storia porta una grande agumat
nefesh, tristezza. Anzi angoscia. E preoccupazione. L'idea di boicottare la
Fiera del Libro per il semplice fatto che ha Israele
come paese ospite è un'affermazione di pregiudizio. Nessun altro paese al mondo
sarebbe stato tartassato in questo modo. Questo ostruzionismo è privo di una
visione obiettiva dei fatti. Ad esempio, del fatto che Israele
è quotidianamente bersaglio di missili lanciati da Gaza. Siamo nel contesto di
un conflitto. Si accusa Israele di bloccare i
rifornimenti alla striscia di Gaza, trascurando l'evidenza che Gaza si
considera in guerra totale con il paese: è quasi paradossale che Israele debba sostentare quella striscia di terra da cui
partono i missili. Nessuno si stupisce che sia Israele, e non i paesi arabi fratelli, a rifornire Gaza di viveri. Ci si
indigna per il muro che divide Gaza da Israele ma non per
quello che divide Gaza dall'Egitto, devastato qualche giorno fa". Come si
spiega tale atteggiamento verso Israele e tutto
ciò che viene da questo paese? "Mi lasci dire che, a proposito
della vicenda Fiera, resto comunque ottimista. Penso che alla fine il buon
senso prevarrà. Ma io credo che oggigiorno Israele sia
il parafulmine dei sentimenti antiebraici. Non c'è altra spiegazione. Israele è attaccato non per quello che fa ma per quello che
è. Per il fatto di esistere. Non per la sua politica o i suoi comportamenti. Lo
stato ebraico è diventato il bersaglio dell'antisemitismo, magari non
dichiarato ma certamente ancora vivo. Ed è questo che mi desta particolare
angoscia". Tornando alla bagarre sulla Fiera, ha un invito, un suggerimento
da proporre? Il suo contributo intellettuale in un contesto di questo genere
risulterebbe particolarmente significativo. "Vede, chi propugna il
boicottaggio della Fiera in sostanza rifiuta il confronto. Si comporta come
Corach (Core) con Mosè, nel libro dei Numeri. Nega le tante possibilità che il
dialogo offre. Chi dichiara il bando contro la Fiera in nome del fatto che
quest'anno ospita Israele e la sua letteratura,
rifiuta a priori l'occasione di un incontro. Di fare conoscenza con questo
paese e con la sua cultura". Di fronte a questo rifiuto, che cosa propone?
Esiste secondo lei una via di "ricomposi- zione"? "Tengo a
ripetere che secondo me il buon senso finirà per avere la meglio. In fondo
siamo sul terreno della letteratura, dei libri: è qui che si misura il grado di
civiltà. La mia reazione istintiva a tutto questo è: accettiamo il confronto.
Mettiamo su un tavolo l'editoria israeliana degli ultimi anni. Sull'altro
quella palestinese. Partiamo da un riscontro puramente quantitativo, numerico.
La cultura non dovrebbe mai temere gli accostamenti. E' quasi un invito quello
che formulo ora. Poniamo questi due tavoli uno accanto all'altro, con i libri
sopra. Dovrebbe essere naturale accettare il confronto, e più che mai nel
contesto della cultura, dello scambio di idee e di libri. Ma resto della mia
idea, che alla base di tutto questo trambusto ci sia il rifiuto di dialogare
con Israele. Che è in fondo il rifiuto di riconoscere
a Israele un pieno diritto all'esistenza, tanto in
ambito politico e territoriale, quanto sul piano culturale".
(
da "Stampa, La" del 05-02-2008)
Le tappe Dall'annuncio alla bagarre 18/12/2007 La decisione sul
programma Il 18 dicembre la Fiera annuncia che la prossima edizione, a maggio,
sarà ospite d'onore Israele: l'Egitto è stato rinviato
al 2009 anche per favorire la sinergia con una grande mostra sull'antico Egitto
a Venaria. 8/1/2008 Parte la protesta dai Comunisti italiani La polemica prende
avvio su Al Jazeera, ed è l'8 gennaio quando a Torino parte la protesta dei
Comunisti Italiani (nella foto Chieppa). Poco dopo prende posizione un gruppo
di scrittori giordani. 23/1/2008 Nasce l'idea del boicottaggio E' in quella
data che si parla di boicottaggio per la prima volta. Lo annuncia lo scrittore
arabo Ibrahim Nasrallah. Prendono posizione pure l'Unione scrittori arabi e
Tariq Ramadan, che fu ospite della Fiera nel 2007. 14/3/2008
Israele a Parigi un'idea di Sarkò Quest'anno Israele sarà
ospite d'onore pure al Salon du livre di Parigi, dal 14 marzo. Pare che in
questo caso la partecipazione di Israele abbia un
carattere più politico: l'avrebbe discussa non, come a Torino, il board
culturale della manifestazione, ma sarebbe stata voluta dal premier Sarkozy.
Eppure la bufera non s'è abbattuta sulla capitale francese, ma su Torino.